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Appunti di storia medievale

Andamento demografico della popolazione

Si parla di stime dei livelli numerici della popolazione, utilizzando le informazioni di carattere fiscale a nostra disposizione. Dall'anno 1000 la popolazione comincia a crescere lentamente. Crescita importante ma non paragonabile con quella che si verifica subito dopo, cioè nel corso del XIII secolo, dove si passa da 61 a 73 milioni di abitanti in Europa. 73 milioni è la cifra massima raggiunta dalla popolazione europea in tutto il millennio medievale, e capita alla fine del 1200, un secolo molto importante sia dal punto di vista della crescita demografica ma anche degli effetti che ha sulla società, sull'economia e sulla politica. Si pongono delle questioni che prima non si ponevano.

Perché la popolazione cresce così tanto? Migliorano le condizioni di vita. Non si registrano delle gravi epidemie ricorrenti che si erano registrate nei secoli precedenti, nell'alto medioevo, e che si ripresenteranno nel '300. Dal punto di vista sanitario le condizioni sono favorevoli. Ciò che rende possibile attenuare il numero delle epidemie e la resistenza delle persone alle epidemie è l'alimentazione che cambia. È fatta da una maggiore varietà di cibi e maggiore quantità di cibi disponibili, che deriva a sua volta dall'introduzione di innovazioni tecniche dell'agricoltura e quindi dall'espansione dei territori coltivati, che si fa anche attraverso le bonifiche. Quindi si mangia di più e meglio e il fisico delle persone dell'epoca è più resistente alle malattie. La mortalità infantile diminuisce e la vita media si allunga, dunque il numero delle persone aumenta. Condizioni anche economiche che permettono l'espansione della popolazione.

Questa crescita della popolazione non è uguale da tutte le parti, non solo perché in alcuni luoghi si cresce di più e in altri di meno, ma abbiamo un'area che è concentrata in tutta l'area europea che è l'area urbana, in cui si cresce in percentuale di più. Nelle città la popolazione cresce in maniera più intensa che nelle campagne, questo vale in tutta Europa e in Italia con maggiore intensità. In termini assoluti le campagne sono sempre le aree più popolose, ma in percentuale la crescita interessa molto di più le città. In Italia si stima che il 20-25% della popolazione della penisola vivesse in città. Questo permette a due città in particolare di diventare delle metropoli. Le metropoli del XIII e XIV secolo sono Milano, Venezia, Firenze, Parigi, Napoli. Queste metropoli hanno 150-100 mila circa abitanti. Nell'esame scritto potrebbe capitare una domanda dove si chiede di illustrare per punti questo schema della crescita demografica, quando e quali cifre.

Decrescita nel XIV secolo

La decrescita brusca nella prima metà del '300 non è dovuta tanto a una nuova grave epidemia che è la peste nera, ma è una cosa che arriva a colpire la popolazione che era già indebolita, fa presa anche perché la popolazione ha già cambiato l'alimentazione. C'era una crisi economica in atto, poi dal '400 in poi si torna a crescere e c'è una ripresa, anche se non si arriva ai livelli che c'erano nel XIII secolo.

Perché le città crescono di più rispetto alle campagne

  • Attrazione: ascesa sociale e arricchimento
  • Politiche demografiche
  • Immigrazione forzata dell'aristocrazia

Non è tanto la crescita/moltiplicazione di chi abita in città a determinare questo aumento della popolazione ma è l'immigrazione dalle campagne a dare il maggiore contributo alla crescita demografica delle città, soprattutto nell'Italia centrosettentrionale è particolarmente evidente. Questa immigrazione è spontanea e forzata. Quelli che vivono nelle campagne, specialmente quelle non lontane dalla città, vedevano nelle città un'occasione per migliorare la propria condizione sociale. Un contadino soggetto a un potere di carattere signorile preferisce scappare da questo potere che gli impone degli obblighi di servizi e tentare la fortuna nelle città dove potrebbe lavorare come manuale, come apprendista da un artigiano, oppure se continuasse a fare il contadino lo farebbe a condizioni contrattuali migliori o quantomeno senza gli obblighi imposti dai signori delle campagne.

Non sono solo però i soggetti di condizione sociale bassa che vedono nelle città un'opportunità di migliorare la loro condizione, ma anche quelli che in campagna non sono signori ma hanno le loro terre, sono piccoli e medi proprietari, che hanno sempre vissuto in campagna senza avere mai grossi problemi ma vedono nella città una possibilità di consolidare la loro situazione se non migliorarla, fare rete con una nuova realtà economica che sta crescendo nell'ambito urbano, e quindi tentare di arricchirsi e migliorare la loro condizione.

L'altro aspetto è l'immigrazione forzata, che riguarda quelli che sono più potenti nelle campagne, le aristocrazie e i signori. I signori che erano nelle campagne intorno alla città costituivano un potere intorno a questa città. La città è interessata a ottenere il controllo su quei luoghi che sono strategici per ragioni militari. L'espansione del contado implica che la città ampli il proprio territorio su cui ha giurisdizione. Uno dei modi è quello di imporre alle aristocrazie di inurbarsi, lascia loro i castelli di loro proprietà ma lo devono mettere a disposizione della città per le sue esigenze soprattutto militari. I signori vengono in città volentieri perché possono riprodurre in un nuovo ambito sociale, che è quello urbano, la loro influenza. Per l'aristocrazia inurbarsi diventa un'occasione per esercitare il loro potere in maniera diversa, anche se non sono più i soli ad esercitarlo. Non perdono il loro prestigio ma vanno a riconfigurarlo.

Questo fa parte di una più generale politica demografica portata avanti dalla città stessa. Non è solo interessata a prendere il controllo dei castelli e controllare queste aristocrazie, ma sono interessate ad attirare persone perché forniscono forza lavoro. È una risorsa per lo sviluppo l'immigrazione, perché queste persone si mettono a lavorare per lo sviluppo economico della città. Infatti per favorire l'immigrazione vengono concesse delle esenzioni fiscali per un certo periodo a chi viene a vivere in città, perché contribuisce a creare ricchezza.

Ci sono anche fenomeni di più difficile gestione, come ad esempio l'immigrazione di persone che non trovano occupazione. Nullatenenti che non riescono a inserirsi nel sistema economico, e nei confronti di queste persone c'è una molteplicità di approcci. Siamo in una civiltà profondamente religiosa, su queste persone scattano meccanismi gestiti in ambito ecclesiastico di confraternite laiche che però fanno riferimento sempre a una chiesa o un monastero ecc. e che si prendono cura di queste persone. Il problema si pone quando questa immigrazione viene percepita come eccessiva.

Effetti della crescita demografica nelle città

  • Slancio edilizio
  • Crescita del fabbisogno
  • Trasformazioni sociali ed economiche

Come primo effetto visibile producono la moltiplicazione degli edifici. Sviluppo urbano molto forte, quelli che erano i molti spazi vuoti che c'erano nelle città all'interno delle mura vengono riempiti. Tra questi edifici spiccano le torri, erano costruiti dalle famiglie più ricche nell'ambito della competizione con altre famiglie aristocratiche e coloro che si stanno arricchendo. Modo edilizio per indicare il prestigio sociale e la forza economica. Sviluppo verso l'alto di alcune case ma anche in maniera orizzontale, è in questo periodo infatti che si cominciano a costruire seconde e terze cerchie di mura. Non c'è più spazio dentro le mura esistenti e quindi si costruisce fuori, ma così facendo si rimane senza protezione e separati dagli altri, quindi si decide di costruire la seconda cerchia, con i soldi pubblici.

Quando abbiamo più persone che abitano nello stesso luogo, queste persone hanno più bisogni, quelli primari alimentari ma anche altri bisogni che crescono. Se si ha un'esplosione edilizia la manodopera non basta, quindi c'è ulteriore immigrazione anche temporanea dalle campagne per andare a lavorare stagionalmente nell'ambito edilizio. La continuità di questo processo alla fine del '200 e nel '300 arriva a un punto di rottura dell'equilibrio tra le risorse disponibili per cibarsi e il numero di persone. A questa crescita demografica non riesce più a far fronte la disponibilità soprattutto alimentare e la varietà. Non abbiamo abbastanza prodotti della terra per sfamare tutti, quindi vanno a coltivare delle nuove terre, ma le terre veramente fertili sono finite quindi si va a coltivare terre poco adatte alla coltivazione, meno fertili e quindi più soggette a subire mutamenti climatici, meno produttive in generali. Questo innesca un pericolo costante di carestie, i terreni fertili si sfruttano troppo e quelli poco fertili rendono meno di partenza. Quindi ci sono meno prodotti e meno possibilità di variare il nutrimento delle persone, quindi l'epidemia incide moltissimo sulla popolazione europea.

Nel '300 c'è un abbassamento della popolazione europea, ma prima l'effetto più importante della crescita demografica riguarda l'ambito socio-economico.

L'espansione economica

  • Progressi tecnici
  • Aumento della produzione agricola e manifatturiera
  • Ripresa degli scambi a lungo raggio
  • Mercati e fiere internazionali

La crescita della popolazione necessariamente produce degli effetti nell'articolazione sociale, soprattutto nelle città. Dal punto di vista economico, sempre le città sono protagoniste della grande ripresa economica generale che riguarda l'Europa di questi secoli. Già a partire dall'XI secolo comincia in maniera molto netta la ripresa della produzione anche di manifatture e del commercio. Il surplus agricolo viene venduto per coprire il fabbisogno di alcuni prodotti che in alcune aree non ci sono, ad esempio Roma e Firenze non avevano intorno molte zone fertili in cui coltivare il grano e quindi veniva esportato con il commercio da altre zone.

La crescita della produzione agricola deriva in primo luogo dai progressi tecnici. La possibilità di smerciare questi maggiori prodotti deriva dalla migliore situazione della viabilità, delle vie di comunicazione, per due motivi: intanto si raggiunge tra XII e XIII secolo una maggiore stabilità politica, si definiscono i comuni con i loro territori, non ci sono più tanto i signori che costellavano il territorio, e anche con la nascita dei regni europei il sovrano può esercitare il suo potere che garantisce anche la viabilità e la sicurezza delle strade, che vengono sistemate e gestite dal potere pubblico.

La maggiore novità economica dal punto di vista della produzione, per varietà, quantità e intensità riguarda l'ambito tessile, la produzione di tessuti di lana, cotone, lino ecc. Riguarda alcune zone d'Europa in particolare, come le Fiandre, alcune aree della Francia del nord perché la lana viene dall'Inghilterra soprattutto, e l'Italia che inizialmente produce dei panni di minore qualità ma che costano di meno e quindi sono usati di più. All'interno delle città il settore che impiega il maggior numero di lavori è proprio quello tessile, quindi coloro che dalla campagna vanno in città per la maggior parte vanno a lavorare nell'ambito tessile. La produzione di panni è un processo lungo e complicato quindi lavorare in quest'ambito significa fare molte cose diverse tra loro. La loro condizione di lavoro va poi a peggiorare nel corso del '300.

Anche grazie a questa produzione crescono gli scambi e tornano a vedersi dei luoghi di concentrazione dei mercanti, cioè i mercati e le fiere internazionali. Le fiere di Champagne erano una delle fiere internazionali più importanti. Da tutta Europa i mercanti si concentrano in queste zone dove ci sono le fiere perché in alcune settimane si fanno molti scambi e accordi e in genere sono operazioni esentasse. Quindi il vantaggio del mercato settimanale nelle varie città e in genere nelle fiere è che non si pagano le tasse su quello che si scambia. Fiere della Francia del nord, intorno a Parigi, nelle Fiandre che sono sul mare e quindi c'è la possibilità di far arrivare molte merci via mare, nella Germania settentrionale dalla quale passavano le merci dai paesi scandinavi, i mercati tedeschi erano gli intermediari. Il mercato massimo dell'Europa centro-settentrionale è Colonia.

Il mediterraneo era italiano, gestito quasi monopolisticamente dai mercanti italiani. In particolare i mercati principali sono Venezia, Genova e Pisa, città che si trovano nel centro nord dell'Italia. Quindi a dominare il mediterraneo non sono città che si trovano sul mediterraneo come quelle siciliane o dell'Italia meridionale, ma quelle meglio sviluppate dal punto di vista economico, sociale e politico sono queste città comunali. Queste città sono quelle che percorrono i mari nelle loro rotte nel mediterraneo, ma anche le altre città non sono da meno, quelle che non sono sul mare fanno accordi con queste città per commerciare con l'oriente, come i mercanti di Firenze che diventeranno banchieri predominanti nello scenario europeo.

Le rotte marittime e le vie commerciali corrispondono a una rete molto intricata, danno l'idea della forte ripresa commerciale di questo periodo. Molte di queste strade e rotte non erano più battute da tempo, soprattutto quelle del mediterraneo dopo l'arrivo degli arabi. Poi le cose si stabilizzano. C'è una concentrazione maggiore in Europa ma anche al di fuori, verso est, le strade cominciano ad essere percorse in maniera più intensa. Dal punto di vista delle strade terrestri non si pongono tanti problemi perché i poteri territoriali iniziano a definirsi in maniera più precisa, le strade sono controllate, si sa a chi appartengono e chi le gestisce, i mercanti le praticano senza grossi problemi. Per mare invece è più difficile, non ci sono le acque territoriali, quindi il mediterraneo diventa terra di conflitto accesissimo tra le città italiane per controllare le aree di commercio, le rotte commerciali.

Nel corso del XIII secolo le due città più importanti che si contendono il controllo del mediterraneo sono Venezia e Genova, si contendono la supremazia del mare. Non sono in grado di coprire l'intero mediterraneo e quindi adottano strategie differenziate:

  • La prima è quella dei veneziani che decidono di concentrarsi sul mediterraneo orientale. Fanno una serie di accordi con gli imperatori bizantini e si inventano una modalità di intromissione nelle vicende politiche dell'impero bizantino che permettono loro di diventare monopolistici. Appoggiano la quarta crociata (1202-1204) per insediare a Costantinopoli un imperatore loro amico, che dà loro tutti i privilegi commerciali che volevano i veneziani ed escludono i genovesi dal commercio con l'oriente. I genovesi fanno la stessa cosa, supporteranno il ritorno in carica di una nuova dinastia nel 1261, ma non riusciranno ad escludere i veneziani.
  • In questi decenni del '200 insieme a questo sistema di politica internazionale che permette a Venezia di proiettarsi in maniera più forte in oriente, si cominciano a fondare delle colonie commerciali nei porti più importanti del mediterraneo. È un fenomeno che già esisteva, la fondazione di colonie commerciali altrove.

Tutto questo apre ulteriori scenari verso est. Marco Polo, mercante veneziano, ci ha descritto il suo viaggio nella Cina, che lui chiamava Catai. 1271-1275. Traiettoria da Venezia, arriva a Costantinopoli, da lì passa per la Persia, tutta l'Asia centrale fino ad arrivare in Mongolia, in Birmania, e per tornare passa da giù. Sono vecchie rotte che vengono riprese e rifrequentate in maniera molto più intensa di prima, che danno il senso di quanto questa espansione commerciale fosse mondiale. Su queste strade non passano solo mercanti ma anche religiosi, diplomatici e militari. Questa mondializzazione non è solo commerciale ma anche religiosa, ad esempio vanno in Mongolia per capire se sono convertibili oppure no. I mongoli erano una popolazione che era arrivata a in Europa, battendo le stesse strade ma in direzione opposta, hanno conquistato tutta l'Asia arrivando fino ai confini centro occidentali. I progressi ci sono anche nell'arte della guerra.

Questa espansione nel mediterraneo orientale dei mercanti di Venezia si va a inserire in questa più grande espansione commerciale e civile. Nel mediterraneo occidentale invece Genova, esclusa dall'oriente, combatte con Pisa per il predominio di questa parte. Sono i mercati meno numerosi e di materie meno prestigiose e di valore rispetto a quelle d'oriente. Vince Genova in questa lotta per la supremazia, nel 1284 con la battaglia navale della Meloria, e diventa monopolista del mediterraneo occidentale.

Novità in campo economico

  • Compagnie commerciali (mare/terra)
  • Ritorno delle monete d'oro
  • Servizi finanziari (cambio valute, prestiti)
  • Strumenti finanziari (lettera di cambio)

Tutto questo è sia un effetto che una causa allo stesso tempo. Si ha l’elaborazione di nuove modalità di gestione della vita economica, si fondano delle compagnie commerciali...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher .Artemis. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Terenzi Pierluigi.
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