Appunti di storia medievale
La trasformazione del mondo romano
Il secondo e terzo secolo sono i momenti in cui cominciano, non terminano, gli argomenti relativi alla trasformazione del mondo romano. È dubbia quanto sia lunga questa trasformazione e quando si possa dire che il mondo antico sia finito e sia iniziato il medioevo. Secondo alcuni è una trasformazione lentissima e inizia con Carlo Magno, secondo altri già dal V secolo una serie di fenomeni ci segnalano che nell’occidente europeo il mondo è cambiato e inizia una nuova epoca. L’arco di tempo è posto in termini problematici, questa trasformazione è lenta e discussa. Spesso viene descritta come un periodo di decadenza, uno stato di angoscia, di crisi e fine imminente. I manuali più moderni hanno cambiato queste parole e ne utilizzano di più neutre, quelle precedenti erano più connotate. Prima significava mettersi dalla parte dei romani, ma dalla parte dei barbari non è decadenza. Quella che è decadenza per qualcuno non lo è per qualcun altro. Anche il confine tra romani ed altri non è così netto. Si cambia il punto di vista da cui si narra la storia, quindi si parla di trasformazione del mondo romano. Spiegare la storia in termini generali, meno connotati e più corretti, non dalla parte dei romani, quindi di parla di trasformazione del mondo romano e non di decadenza. C’è anche il problema dell’identità, il confine tra romani e barbari non si riesce a trovare sempre, ci sono comunque differenze e un confine ma ci sono anche caratteristiche dell’uno nell’altro sempre.
L’apogeo del mondo romano indica il vertice, il momento in cui il mondo romano raggiunge quelle caratteristiche idealtipiche che sono quelle che studiamo nei manuali scolastici. Questo apogeo si raggiunge alla vigilia della fase di trasformazione, poi si ha la fase di trasformazione e si va verso il mondo che chiamano medievale. Questa immagine idealtipica è legata a una serie di fattori, sono i punti che contribuiscono a questa immagine, e che si verificano intorno al II secolo in età antonina:
- Pax - l’impero romano raggiunge il momento di massima estensione territoriale. I nemici esterni ci sono ma sono sempre gli stessi, si hanno momenti di tregua e trattati di pace, non c’è più la necessità di fare grandi campagne di conquista.
- Lex - il territorio dell’impero è amministrato con una unica legge, quindi significa un livello rarissimo di semplificazione amministrativa, rarissimo ma non esclusivo in quanto anche la Cina aveva un sistema simile. Nel 212 d.C. la cittadinanza romana viene estesa a tutti gli abitanti dell’impero con qualche limitazione, ad esempio sono esclusi gli schiavi, che nel mondo antico erano la stragrande maggioranza della forza lavoro. Estendere la cittadinanza romana anche agli abitanti degli strati medio alti delle provincie significa allargare tantissimo la base di consenso del sistema politico. Tutti si sentono appartenere a un corpo politico che fa capo a Roma, all’imperatore, anche se questo termine in questa fase storica comincia ad essere un po’ problematica. Lo strato medio alto della popolazione di tutto l’impero è unito dalla stessa cittadinanza e quindi da un’unica legge, che non porta mai alla disgregazione dal punto di vista territoriale, si cerca sempre di conquistare il centro. Anche se ci sono delle inquietudini nelle varie parti dell’impero, in quanto il III secolo è una fase di grande anarchia prodotta dagli eserciti anche in queste zone che elevano alla dignità di imperatori i propri generali, non portano alla secessione di queste aree dell’impero, ma si marcia verso il centro per imporre il proprio imperatore al senato. Quindi ci si identifica con il centro.
- Burocrazia-sistema postale - altro elemento di coesione e identità di questo idealtipo dell’impero romano. Il sistema amministrativo funziona se c’è una burocrazia, quindi un apparato di funzionari statali, che riesce a fare tutto questo. Nell’impero romano c’è questa conoscenza che si trasmette di generazione in generazione, che è efficiente nel II secolo. Questa amministrazione/burocrazia si collega a un sistema di comunicazioni per l’epoca efficientissimo, una rete stradale che non avrà eguali in Europa fino allo sviluppo della ferrovia nel XIX secolo. Questo sistema di comunicazioni è garantito anche da un convoglio di navi statali nel Mediterraneo. Il commercio non era fatto dagli imprenditori che si costruivano la propria nave, ma dalle flotte imperiali, ad esempio a Cartagine ed Ostia, che hanno una serie di rotte prestabilite in periodi prestabiliti che garantiscono la continuità territoriale, ad esempio tra l’Africa settentrionale e le coste nord del Mediterraneo. Una rete di traffici non solo terrestri ma soprattutto marittimi, che erano più economici. È un sistema anche di poste, si invia una missiva da Roma attraverso un sistema di corrieri, che era garantito dalla amministrazione dello stato, quindi non era un servizio privato ma statale.
- Aristocrazia senatoria - ultimo punto che serve a definire il modello idealtipico della romanità antica. È il livello altissimo dell’aristocrazia che garantisce le funzioni più importanti all’interno dell’impero, come quelle amministrative, militari, di comando. Famiglie ricchissime che avevano un livello di concentrazione delle ricchezze quasi paragonabile a quello di oggi. Patrimonio di poche famiglie, come quello di Severino Boezio della famiglia degli Anici che andava dall’Africa settentrionale alle coste dell’Asia minore, all’Italia, la Gallia e la Spagna. Grandissimi latifondi in cui lavoravano migliaia di schiavi. Poche famiglie senatorie ma molto ricche e potenti, sono le spine dorsali della cultura antica e condividono una serie di valori che sono quelli che studiamo oggi e che sono considerati alla base della cultura occidentale. Le lingue in cui leggeva e scriveva questa aristocrazia erano il latino e il greco, era tipico che facessero un viaggio di studio in Grecia in cui oltre alle nozioni classiche di filosofia ecc. imparavano anche il greco. Sono il nervo della cultura antica, dello stato e della romanità idealtipica. Poche famiglie che sono il punto di riferimento e il modello per qualsiasi ascesa sociale, e condiziona con la propria immagine milioni di persone.
Tutto questo funziona perché è un ciclo positivo economico che porta alla prosecuzione di sé stesso. La base dell’economia antica è il lavoro schiavile, prestato gratuitamente da persone di condizione non libera. Gli schiavi lavorano soprattutto in agricoltura con la coltivazione. Quando cresce la famiglia degli schiavi, c’è bisogno di più risorse e che gli schiavi lavorino di più, si mette a coltura più terra. Quindi si pagano più tasse, che si pagano soprattutto sulla proprietà fondiaria, la coltivazione che si allarga produce di più e genera tasse, una ricchezza che lo stato prende per sé. Le tasse servono a far funzionare sia l’apparato visto fin ora sia un altro apparato necessario affinché si mantenga questo modello, l’esercito. Se non c’è un esercito in grado di difendere tutto questo ci si espone a rischi. L’esercito non è però solo una forza di difesa ma nel ciclo produttivo di economia antica è soprattutto forza di attacco, di conquista imperialistica. L’unico sistema per allargare lo spazio coltivato dagli schiavi, che lavorano di più in quanto la famiglia si allarga, è quello della conquista. L’esercito è parte del processo economico positivo, è un’economia imperialista. L’esercito poi quando conquista fornisce anche schiavi e quindi il cerchio si conclude e riparte.
Cause della crisi del modello economico romano
Come si interrompe questo ciclo positivo, qual è l’elemento all’interno dell’idealtipo romano che mette in crisi questo modello economico? Ci sono tre spiegazioni:
- Spiegazione di tipo geopolitico. A un certo punto la pace e l'impossibilità di proseguire nelle guerre di conquista fa sì che si inceppi il meccanismo, non si procurano più schiavi, né nuova terra da coltivare, quindi non si avranno più nuove tasse, entrate dello stato, non si potrà dunque più pagare un esercito adeguato alla difesa di un territorio così vasto, e questo porterà alla crisi e alla fine dell’impero romano (secondo un punto di vista del romano). Spiegazione che mescola una considerazione di ordine geografico (il fatto che l’impero avesse assunto una configurazione stabile), a una considerazione di ordine politico (l'impero romano non espandendosi più entra in crisi).
- Spiegazione di tipo economico/strutturale. La necessità di organizzare un esercito particolarmente numeroso e forte imponeva uno sfruttamento sempre maggiore della terra a disposizione. Spiegazione collegata alla prima, se aumentano i territori si potrebbe pagare più soldati. L'esercito è una necessità, è soprattutto un esercito di difesa, sostenerlo significa sfruttare la terra disponibile. Ma sfruttarla con le tecnologie disponibili nel II secolo d.C., significa sfruttarla oltre il limite e la capacità che ha la terra di rinnovarsi. Se ci fosse stata una innovazione tecnologica, le cose sarebbero cambiate, ma questa innovazione non c’è nel II sec. d.C., quindi lo sfruttamento intensivo della terra provoca una diminuzione della produttività. Quest’ultima a sua volta innesca un meccanismo non virtuoso ma vizioso. Se la terra produce meno, posso levare meno tasse, quindi pagare meno soldati, quindi non c'è più un esercito e dunque protezione. Diventa un circolo vizioso e quindi negativo, anche cambiando un solo elemento. Spiegazione economica, legata alla prima con la differenza che la prima pone importanza ai fattori politici e geografici, la seconda a fattori economici strutturali.
- Spiegazione di tipo ideologico. Nel mondo antico la maggior parte del lavoro era costituito da manodopera schiavile. Se si inserisce una componente ideologica che mette gli schiavi in condizione di avvertire la propria condizione come sbagliata e migliorabile, si inceppa il meccanismo. Se gli schiavi fanno "sciopero" il sistema economico cade. Nel mondo antico non c'erano scioperi ma rivolte, che in particolare hanno caratterizzato una stagione, nel I secolo a.C. ad esempio con la rivolta di Spartaco. Casi in cui c'è stato uno sconvolgimento dell'ordine sociale, per cui gli schiavi si sono dati un’organizzazione e la rivolta assume i caratteri di una guerra civile. Non è il caso però del II e III secolo d.C., in cui interviene un altro fattore ideologico che va nella direzione dell'indebolimento della manodopera schiavile, ovvero la diffusione del cristianesimo. L'etica cristiana è fortemente egalitaria, non c’è distinzione nella condizione delle persone che fanno parte della medesima comunità dei fedeli. Ciò però non porta a delle ribellioni organizzate, ma porta l'aristocrazia cristiana a liberare progressivamente una quota sempre maggiore dei propri schiavi, perché avverte la condizione schiavile come qualcosa che mal si accorda alla propria etica. Quindi si assiste a una sempre maggiore quota di liberazione, che fa sì che poi anche tutti i discendenti degli schiavi liberati siano liberi. Non è un fenomeno rivoluzionario che avviene dall'oggi al domani, ma sul lungo periodo conta molto. Ci sono poi anche interventi volti a limitare l'impatto di questa liberazione sul mondo economico romano.
L’ultima spiegazione funziona soprattutto sul lungo periodo ma non sul breve, sul breve contano più le considerazioni di tipo geopolitico ed economico strutturale, è la pace a mettere in crisi l'impero e l’economia romana, un’economia di tipo predatorio e imperialistica. Nel momento in cui smette di avere un territorio di espansione entra in crisi.
L'espansione territoriale e i suoi limiti
Nell’Impero Romano dell'apogeo, nella fase di massima espansione, i territori che stanno al di là dei confini, come quelli al nord del vallo di Adriano scozzesi, o a est del limes, del confine disegnato dal corso dei fiumi Reno e Danubio, sono sempre terre produttive ma non allo stesso modo delle terre del Mediterraneo. Non lo sono per motivi climatici in qualche caso, ma ad esempio nel caso dei territori europei continentali, si tratta di territori spesso coperti da foreste secolari, non semplici da mettere a coltura stabilmente. Anche le specie coltivate sono le specie mediterranee, legate all’ambiente e clima mediterranee, che hanno una produttività e resa molto minore se coltivate altrove. Quindi non ha senso un’espansione a nord del vallo di Adriano, oltre il limes del Reno e del Danubio, non è un caso che questi confini siano stati stabiliti. Sono fatti a seguito di una valutazione costi benefici dai capi politici, e quindi una valutazione negativa dell’espansione in queste terre. Anche per quanto riguarda il confine africano, la costa africana è romanizzata con grandi e importati città, ma nell'interno non ha senso espandersi. L'interno dell'Africa non era desertico agli inizi del I millennio come oggi, ma era pur sempre una fascia molto siccitosa nella zona che si affaccia sul mare. Quindi è un’espansione che non porterebbe all’occupazione di territori produttivi. Raggiungimento dei confini non è soltanto l’aver incontrato popolazioni, organizzazioni, imperi temibili che hanno posto all’esercito romano una serie di resistenze, in qualche caso si tratta dell’assurdità nel conquistare territori stepposi come quelli del nord Africa o paludosi come la Pomerania.
Il cambiamento nell'impero romano: Diocleziano e Costantino
Quali sono i momenti che contribuiscono al cambiamento e alla trasformazione dell’impero romano? Ci sono due imperatori in particolare che appartengono al mondo romano ma che inaugurano con la loro azione questa nuova stagione, il tardo antico: Diocleziano e Costantino.
Diocleziano (fine III secolo - inizi IV secolo, 284 – 305)
Elementi, azioni politiche che contribuiscono a cambiare l’aspetto del mondo romano:
- Tetrarchia
- Organizzazione territoriale
- Esercito
- Catasto
- Colonato
- Calmiere
La tetrarchia è etimologicamente il governo dei quattro. Consiste in un tentativo fatto da Diocleziano di rendere regolare la successione all’impero. Alle spalle dell’impero di Diocleziano c’era stata la stagione dell’anarchia militare, in cui le truppe ai confini elegge un proprio generale e gli garantisce la forza per prendere il potere come imperatore. Il terzo secolo è caratterizzato dal continuo cambio dell’imperatore. Questo avviene perché l’esercito non è una cosa unitaria, ci sono truppe in ogni confine e ciascuno di questi eserciti ha un proprio leader che si fa portavoce degli interessi dell’esercito di quella zona. Quindi raggiunta una certa dose di coesione affidabilità politica si organizzano e impongono il proprio generale al senato. Innesca una spirale di crisi politica che avrebbe fatto collassare l’impero se non ci fosse stato quell’apparato di burocrazia, senso di appartenenza garantito dalla cultura dell’aristocrazia romana, affidabilità data dalla rete di strade ed economica dell’impero.
Diocleziano decide di imporre un sistema di compartecipazione al potere. Si rende conto che il problema sta proprio nei settori più periferici dell’impero, i quali pretendono a un certo punto di avere un proprio rappresentante a Roma, e non trovano altro sistema se non quello di imporre un generale. Quindi divide l’impero in 4. Individua la parte orientale e quella occidentale. L’orientale gravita intorno al mar Egeo, l’occidentale intorno al Mediterraneo occidentale, con il confine che passa per l’Illirico. A capo di ciascuno dei due settori dell’impero egli pone due figure chiamati Augusti, che hanno eguali poteri, e sono gli imperatori. Il problema però è che nell’impero romano non si è mai stabilito un criterio dinastico di successione al potere, dunque non era accettabile per il civis romanus, per l’esponente dell’aristocrazia senatoria, che a succedere a un imperatore fosse il figlio, ma non è un criterio che diventa definito. Infatti durante la fase dell’apogeo del II secolo, degli imperatori Antonini, succedeva all’imperatore non il figlio naturale ma un figlio adottivo. Quello del principato adottivo era un metodo ritenuto meritocratico. Dava a questa scelta la parvenza di una successione famigliare anche se non lo era. Diocleziano decide di istituzionalizzare il principio dell’adozione ma rendendolo subito visibile nell’organizzazione dell’impero. Ogni augusto deve scegliere un successore, chiamato Cesare, che non starà fisicamente assieme all’augusto ma governerà dei settori periferici dell’impero. Il cesare d’occidente ad esempio governerà il settore che comprende la Galla settentrionale, e le isole Britanniche. Il cesare d’oriente anche controlla non le zone che sono il cuore nevralgico dell’impero ma le zone di confine, anche quelle militarmente più minacciate.
Organizzazione territoriale
La tetrarchia quindi è un sistema di organizzare una successione organizzata all’interno. Una volta che Diocleziano si ritira dall’impero nel suo palazzo che oggi è la città di Spalato, il sistema non funzionerà più, si inceppa subito, ma di questo sistema solo una cosa verrà mantenuta per tutto il periodo a seguire fino all’età medievale, la divisione tra oriente e occidente.
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