La costruzione del mercato dall'antico regime
Il punto di partenza per la visione è un'interpretazione che si deve a Marx. Marx, vedendo paesi ricchi e poveri, dice che i ricchi occidentali mostrano ai poveri l’immagine del loro venire, qualsiasi paese vada a invocare la strada dello sviluppo economico lo farà in un modo solo: c’è solo un modo capitalistico per svilupparsi. Il modo di svilupparsi è quello.
Grandezze macroeconomiche
La storia economica si occupa del come e del perché alcune nazioni si sono sviluppate prima e altre si sono sviluppate successivamente. Quindi c’è un'evoluzione che funziona nello stesso modo. Per evoluzione faccio riferimento guardando due grandezze macroeconomiche:
- Crescita: esprime il successo o l’insuccesso di una nazione facendo riferimento ad alcuni indicatori macroeconomici precisi (es. PIL e la sua variazione annuale).
- Sviluppo: mi dà anche misure qualitative, lo sviluppo è una grandezza macroeconomica che oltre a indicatori come il PIL considera anche delle indicazioni di tipo qualitativo (es. qualità istruzione pubblica). Tra gli indicatori qualitativi c’è quello dell’impronta ecologica, ovvero se e quanto il pianeta impiega per assorbire i rifiuti prodotti.
Crescita e sviluppo dipendono anche da come meglio si usano le risorse; meglio è per l’economia. Crescita e sviluppo non sono fenomeni unidirezionali. La performance complessiva di un paese è influenzata dalla qualità della sua classe politica e imprenditoriale, e più in generale dalla qualità delle sue istituzioni, oltre che da fattori internazionali. Quindi possono cambiare in meglio o in peggio.
PIL
Il PIL è il valore aggregato (somma) dei beni e dei servizi a prezzi finali prodotti all’interno di un singolo paese al netto dell’ammortamento. Finali vuol dire che considero solo i beni pronti per il consumo. Esso è un indicatore macroeconomico. Il PIL e la sua variazione annuale ha iniziato ad essere calcolato negli anni '30 da Kuznets. Il PIL dipende da una serie di fattori tra i quali la produttività (contributo che ciascun fattore produttivo fornisce al processo di formazione dei beni materiali o dei servizi). Il PIL ha dei difetti come misura.
PIL procapite
Il PIL procapite è il rapporto tra il PIL e la popolazione. Essa è una misura migliore ma non del tutto esatta.
The hidden hand - il mercato
La cultura occidentale e le altre danno grande importanza all’economia e in particolare al mercato, visto come meccanismo impersonale, virtuoso (ottimale) per l’allocazione di risorse scarse. L’idea di economia c’è da quando c’è la mano invisibile di Adam Smith nel 1776 dalla "Ricchezza delle Nazioni". Lui ci parla del mercato, esso c’è sempre stato.
Mercato
Il mercato di Adam è un posto virtuale di incontro della domanda e dell’offerta. Domanda e offerta non sono abbastanza importanti da avere un’influenza nel prezzo. Il punto di incontro è un prezzo equo, perché remunera equamente tutti i fattori produttivi che hanno contribuito a determinarlo.
L’individuo razionale è un individuo che ha tutte le informazioni necessarie per fare una scelta, non esistono assimetrie informative. L’assimetria informativa vuol dire che uno dei soggetti che contattano ha delle informazioni che l’altro soggetto non ha. Viene elaborato l’individuo razionale ed egoista.
Il mercato non è una cosa naturale, è stata costruita dall’uomo per l’uomo. Non nasce come un posto in cui domande e offerta si incontrano, per farlo funzionare sono state introdotte regole dallo Stato. L’intersezione domanda e offerta non è immediata, diventa possibile quando la produzione di beni e servizi è meno incerta, cioè quando vi è un surplus da vendere. Avere un surplus è la base per la libertà di iniziativa che è alla base del sistema democratico liberale. Il mercato in età liberale ha determinato la democrazia.
Il mercato è un’istituzione sociale e dipende dalle relazioni tra le persone. Esso viene fatto o disfatto dall’intervento dello stato. Nell’antico regime, chi governava doveva garantire che arrivassero beni primari in maniera sufficiente e a un prezzo equo. Il governo programmava cosa arrivare e tutti i prezzi della filiera produttiva. In questo caso il prezzo non è il risultato di domanda e offerta, l’efficienza allocativa del mercato è messa da parte per tenere in piedi la coesione sociale.
Le società, dal Rinascimento, si sono pensate e costruite in modo politico. L’arretratezza della tecnologia e la difficoltà materiale nel controllare l’ambiente avevano imposto che l’efficienza allocativa del mercato (almeno con riguardo all’approvvigionamento e al commercio di beni primari) fosse sacrificata alla salvaguardia della coesione sociale.
A partire dal XVIII secolo le conquiste scientifiche e tecnologiche hanno permesso all’uomo di aumentare il suo potere sulla natura e di disporre di quote crescenti di sovrappiù: la relativa abbondanza di materie prime e di beni primari ha allontanato le carestie e ha permesso all’uomo di abbandonare l’approccio collettivista/corporativo (=l’individuo esiste solo in quanto parte di un gruppo più ampio) a favore di quello individualista. Le società hanno cominciato a pensarsi in termini di ‘progresso’ e di ‘individui’ (persone uniche e più ottimiste) e l’economia si è emancipata e separata dal sociale. La modernità ha permesso alle persone (gli individui) di prendere ‘razionalmente’ in mano il proprio destino.
Alle trasformazioni tecnologiche si sono accompagnate trasformazioni politiche. La Rivoluzione industriale e la Rivoluzione francese hanno permesso che i corpi intermedi e le masse si sgranassero in cittadini titolari di libertà e di diritti naturali (autoevidenti). Il separarsi del capitale dalla terra ha ridotto le diseguaglianze e ha permesso l’avvento della civiltà industriale e della democrazia. L’economia aveva bisogno della politica e il mercato dipendeva dallo stato che lo aveva creato e ne preservava le condizioni per l’esistenza.
Moneta e costi di transazione
La moneta rappresenta un mezzo di accelerazione degli scambi, un tramite di pagamento che permette il superamento delle inefficienze tipiche del baratto e riduce i costi transazionali. Esistono tre tipi di costi transazionali:
- Costi di ricerca: sono quelli che si sostengono per cercare una controparte che abbia il nostro stesso interesse a concludere una transazione, quindi sono i costi, ad esempio, che un venditore sostiene per cercare un acquirente.
- Costi di contrattazione: sono i costi che si sostengono a reciproca tutela dei soggetti che intervengono nella transazione.
- Costi di contenzioso: sono i costi che si sostengono quando una delle parti contraenti è risultata inadempiente.
Il baratto è un tipo di scambio adeguato solo a società/economie imperniate sull’autoconsumo.
Mercato regolato
La società e l’economia europee del basso Medioevo e della prima Età moderna erano povere e fragili. Il sovrappiù prodotto dall’agricoltura era scarso e incerto. Dato che la legittimazione delle classi dirigenti dipendeva dalla loro capacità di assicurare alla popolazione l’approvvigionamento di derrate a prezzi giudicati equi, l’autorità pubblica creò un mercato ‘trasparente’ e ‘regolato’.
La commercializzazione dei beni primari era rigidamente regolamentata dalle autorità annonarie. Le autorità annonarie erano istituzioni pubbliche che stabilivano come doveva essere: la qualità dei prodotti, i loro prezzi, quali pesi e misure utilizzare, spazi e tempi delle transazioni. L’economia dell’Antico Regime (1492-fine Settecento) era regolata dall’autorità politica che ne preservava anche l’esistenza.
Gli artigiani erano riuniti in corporazioni: associazioni di produttori che facevano tutti lo stesso mestiere. Ciascuna corporazione deteneva il monopolio di una o più specifiche attività, fissava gli standard qualitativi del prodotto, i tempi e le condizioni di apprendistato tutelando così i consumatori e i propri associati che erano anche tenuti a versare annualmente un contributo in denaro (liminaria) a favore della corporazione stessa che aveva così i mezzi anche per tutelarli e rappresentarli in giudizio. Anche queste istituzioni avevano una loro razionalità: garantire a ciascun produttore, in un contesto di domanda debole (pochi potenziali compratori), un certo livello di uguaglianza e il tradizionale living wage.
Knight
Complessivamente il contesto economico di questo periodo era costruito consapevolmente in modo sfavorevole alla libera iniziativa. Non era una scelta motivata da ragioni ideologiche. Era una conseguenza dell’incertezza ambientale, dell’opacità dell’orizzonte operativo (Knight, 1921). Knight diceva che l’orizzonte economico è così opaco da non poter determinare nessuna distribuzione probabilistica del rischio. Una situazione di rischio è una situazione in cui si possono determinare delle probabilità. L’economia dell’antico regime era così fragile che era dominata dall’incertezza definita da Knight. L’incertezza riguardava tutto ma in particolare la disponibilità di generi alimentari. L’artigiano esisteva in quanto parte di una organizzazione più ampia (corpo intermedio) e faceva le cose in un certo modo perché erano sempre state fatte così. Al ‘rischio d’impresa’ si faceva fronte meccanicamente. L’individuo non aveva alcuna rilevanza, né scopo.
Ai livelli più elevati della scala sociale si era membri di una famiglia/casato, comunque si era parte di Universitas, Collegia, o si figurava tra i salariati della Corte o tra i membri di un convento o di un monastero. Le figure commedianti, vagabondi, prostitute confluivano nei border line, nei ‘marginali’. Il singolo individuo era identificabile (e sopravviveva) solo come parte di un gruppo più ampio e coeso: non esisteva e non era concepibile ‘libertà da’ o ‘libertà di’.
Nell’antico regime c’erano alcune premesse del mercato come istituzioni più efficienti nell’allocare risorse scarse e altre no.
- Proprietà privata: è tutelata ed è una caratteristica dell’Europa occidentale.
- Certezza del diritto: è connessa al fatto che se un soggetto ha acquisito un determinato diritto, lo stato si impegna a garantirlo.
- Sicurezza materiale: è necessaria perché si verifichino gli investimenti.
- Divisione del lavoro: siccome in città si dipende da qualcun altro, si crea una forma di interdipendenza chiamata solidarietà organica. La specializzazione è alla base della ricchezza delle nazioni ma è limitata dall’ampiezza del mercato. La globalizzazione che elimina le barriere all’ampiezza del mercato è la chiave della ricchezza delle nazioni.
- Libertà di iniziativa: dà un incentivo all’economia. È fondamentale per la crescita economica.
L’autorità pubblica rimaneva responsabile della conservazione di un adeguato livello di popolamento urbano. In certi casi, come ad esempio durante le epidemie di peste, sosteneva gli elevatissimi costi necessari per affrontare l’epidemia e conservare il bene più prezioso: la popolazione cittadina allora identificato con gli artigiani e i lavoranti specializzati (cioè i produttori).
Le autorità annonarie sono organizzazioni che si preoccupano dell’approvvigionamento di beni primari e generi alimentari e determinano i prezzi. Questo serve affinché la città resti popolata e si mantenga un certo livello di pace sociale. I lavoratori resi disoccupati dalla congiuntura epidemica beneficiavano temporaneamente, di una specie di welfare in quanto cittadini.
Le curve di Engel
Se il reddito basso a disposizione è molto ci si possono permettere solo beni inferiori. Il bene normale ha una curva asintotica perché più di tanto non se ne compra. Per i beni di status la domanda cresce al crescere del reddito. In generale, la propensione a consumare è inversamente proporzionale al reddito: più è basso il reddito più è alta la propensione al consumo. Ad esempio, con il reddito di cittadinanza i soggetti che ne hanno diritto hanno una maggiore propensione al consumo, perciò quello che prendono consumano.
Il primo capitalismo
Dal X secolo il miglioramento delle vie di comunicazione e l’aumento dei traffici portarono alla nascita delle fiere. Le fiere erano espressione della modernità economica nei sistemi in cui lo scambio era una relativa ‘eccezione’. Esse mobilitavano l’economia di vaste regioni. Sovrani e principi garantivano franchigie e trasparenza delle condizioni contrattuali. Per la prima volta gli interessi della classe mercantile furono protetti collettivamente a prescindere dalla nazionalità dei partecipanti. Anch’esse sono uno strumento per ridurre i costi transazionali così come lo sono le strade e i ponti.
La crescita delle transazioni locali ed extra-locali impose sempre più il ricorso alle figure dei banchieri che, attraverso meccanismi di compensazione tra i debiti e i crediti, supportarono anche con il credito la fluidità delle transazioni in un contesto in cui il denaro fisico era scarso e la velocità di circolazione della moneta limitata. Il credito e la lettera di cambio e la moneta scritturale permisero di economizzare moneta metallica e di accelerare la velocità di circolazione della stessa allo stesso modo che fa oggi la moneta elettronica.
Tra XIV e XVI secolo la scoperta di nuove vie marittime aumentò l’importanza dei commerci a cui partecipavano operatori non specializzati merceologicamente (capitalismo commerciale) che lucravano sulle asimmetrie informative esistenti tra i mercati di acquisto e i mercati di sbocco delle merci (arbitraggio). L’importanza di un’informazione puntuale, tempestiva e di buona qualità (e della sua conservazione) furono rapidamente comprese e acquisirono rilievo primario. Grazie a queste tecniche (e a queste scritture) gli affari poterono appoggiarsi su una maglia fitta e sovranazionale di dati e informazioni che permisero ai singoli di dominare, sul piano giuridico ed economico, realtà che spaziavano dal Mediterraneo all’Oceano Indiano. La cultura mercantile europea, una pratica senza teoria, rappresentò l’elemento unificante dello spazio economico europeo e l’amplificatore delle sue potenzialità (Tenenti).
Il mercantilismo
Nel 16esimo secolo il processo di consolidamento degli stati nazionali si accompagna a un nuovo tipo di riflessione economica che è comune ai diversi stati dell’Europa occidentale. La riflessione nasce a partire dal fatto che lo sviluppo dell’economia e della finanza, che è evidente in certi paesi (come nelle province unite—>Olanda), non si può spiegare con la forza militare. La Spagna di Carlo V e di Filippo II viene sconfitta dalle provincie unite (territorio molto piccolo). La conquista militare non basta per spiegare la ricchezza delle nazioni. La riflessione mercantilista è il prodotto dell’alleanza tra la borghesia e la corona dove la prima ha ancora necessità di appoggiarsi per sostenere i propri interessi allo stato. L’economia ha bisogno della politica per portare avanti i propri interessi.
Gli autori portano avanti interessi lobbistici cosa che li espone alla critica di essere rent-seekers, ovvero operatori che promuovevano queste iniziative allo scopo di trarre vantaggi personali o di categoria. In generale l’obiettivo (diversamente da Smith) è quello di individuare meccanismi per rafforzare lo stato-nazione: facendo il suo fanno il loro. Si tratta di un capitalismo/ale ancora fragile e legato al territorio. Si partiva dal presupposto, mutuato dalla scolastica, che la ricchezza del mondo fosse fissa e che pertanto ci si potesse arricchire solo a scapito di qualcun altro (gioco a somma zero): questa riflessione si spiega col fatto che prima la ricchezza si acquisiva militarmente, sottraendola ad altri. Si ritiene che la ricchezza derivi dal commercio internazionale (e non, come più tardi reputeranno i classici) dalla produzione.
Tutti gli autori erano mercanti (mercantilismo) e cercavano un modo di arricchire se stessi e il paese che servivano. La conclusione era che la ricchezza di un paese dipendeva dalla disponibilità dei metalli preziosi (bullionismo). I metalli si potevano ottenere aumentando le esportazioni di beni pregiati e di lusso ad alto valore aggiunto e contenendo le esportazioni a meno che non fossero quelle di materie prime. Il mercantilismo costituisce una teoria che vede sacrificato il mercato interno e il mercato del lavoro a quelle che sono le esigenze della esportazione. Un paese ricco corrisponde ad abitanti poveri (i consumi e i salari dei mercati interni devono essere compressi al più possibile in modo da ridurre le importazioni).
La riflessione mercantilista partiva dal presupposto che la ricchezza del mondo fosse fissa e che fossimo in un gioco a somma zero (qualcuno perde e qualcuno guadagna). Gli autori mostrano una concezione opposta a quella smithiana e liberista perché ritenevano che lo slancio dell’economia provenisse dall’intervento dello stato.
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