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Storia economica dell'Italia: dall'800 all'Italia moderna

Il peso della tradizione e i cambiamenti geopolitici

Parliamo dell'Italia dalla metà del 500. Ha una storia particolare: a differenza di altri paesi, è una grande potenza economica nell'età medioevale. È un paese da primato, come si vede dalla ricchezza delle sue capitali e dalla ricchezza artistica. Tuttavia, questa grandezza si perde e riemerge con fatica. Non è una storia di industrializzazione o modernizzazione, ma avevano già raggiunto un certo livello.

Nel recupero dell'Italia c'è un peso di questa tradizione. Per alcuni aspetti è un vantaggio, ma per altri rappresenta un freno nell'aprirsi alle novità che si stanno sperimentando nel resto dell'Europa. Nel 1713-1714, finisce l'egemonia spagnola e comincia l'egemonia della corte di Vienna, che non porta un dominio significativo ma ha un controllo politico sull'Italia. Questo dura per tutto il 700, in forma diversa, perché Vienna mette una dinastia a lei legata in Toscana, controlla Milano, ma vi è ancora la Repubblica di Venezia, il Sud finisce nelle mani dei Borboni, la Sardegna è sotto ai Savoia. Quindi, il dominio di Vienna non è come quello spagnolo con un largo dominio sul territorio.

La transizione economica e sociale

Breve periodo francese con l'arrivo di Napoleone in Italia, vi sono cambiamenti importanti, soprattutto nelle regole del commercio e nel regime della terra al Nord e al Sud. Durante la restaurazione ritornano gli austriaci. Si tenta di interromperlo nella prima guerra d'indipendenza, che sarà un fallimento. Poi ci sono 10 anni dove è preparata l'Italia unita sia dal punto di vista politico che economico. Ci sono scelte politiche ed economiche che resteranno nella storia italiana.

Nel 1861, proclamazione del Regno d’Italia, si ridà unità alla penisola sotto Vittorio Emanuele II. Vi è un periodo in cui comanda la destra storica; gli eredi diretti di Cavour controllano il potere fino al 1876. In parte, le idee di Cavour sono confermate e in parte modificate. Nel frattempo, vi è la terza guerra d'indipendenza; l'unità d'Italia non fa finire le guerre.

La diversificazione economica tra nord e sud

Nel 1870, Roma diventa la capitale. L'unità non è ancora compiuta: ci sono terre irredenti (Trentino, Friuli Venezia Giulia). Cambia la classe politica al potere; la destra e sinistra fanno parte di uno schieramento liberale: più conservatori e liberisti agrari i primi, protezionisti più attenti al settore secondario i secondi. Dopo la metà degli anni 70, più che una vera dialettica politica, l’Italia comincia a sperimentare il trasformismo.

La storia economica è la storia dal centro alla periferia. Questa è la tradizione italiana ancora dopo la scoperta dell’America, per quasi tutto il 500, l’Italia moderna del 700-800. Questo perché il centro settentrionale era l’Italia più ricca mentre quella insulare meridionale era meno avanzata. L’Italia è una delle aree guida e forti dell’Europa.

Punti di forza e debolezza dell'economia italiana

  • Il centro settentrionale è un’area economica integrata in cui prevale l’attività agricola, ha inoltre una manifattura e forti attività commerciali interne e internazionali.
  • Il sud è fornitore di prodotti agricoli, di semilavorati che vengono poi trasformati dal nord (per esempio, il nord ha già sviluppato una tessitura serica; Sicilia e Calabria producono filo di seta che è spostato al nord dove viene tessuto).
  • Il centro nord è una delle zone più urbanizzate dell'Europa (500), quindi, doveva avere un’organizzazione del mercato di tipo cittadino.
  • Il centro nord produce molti manufatti di pregio (armatura, lavorazione del cuoio), tessuti di seta oro argento, ma anche tessuti di lana che vengono venduti in Italia e anche all'estero in quantità significative. Soprattutto nelle città ci sono botteghe dove si fila, si tesse, si producono manufatti destinati ai mercati internazionali.
  • L’Italia è anche un centro commerciale, c’è un florido commercio tra nord e sud, ci sono commerci regionali e internazionali. Alcune città, quali Venezia e Genova, fanno da intermediazione tra oriente e occidente. Anche se è stata scoperta l'America, alcuni prodotti dell’oriente fanno scalo nel Mediterraneo, raggiungono Venezia e da lì raggiungono il resto d’Europa. Gli italiani o i mercanti degli stati italiani si arricchiscono in questo interscambio tra la penisola e l’Europa.
  • La forza dell'attività commerciale e manifatturiera si traduce in una forza finanziaria, i centri manifatturieri hanno anche altre risorse finanziarie prodotte da questa attività. Questi soldi diventano a loro volta occasione di altre attività. Si trattano affari finanziari, si pagano, comprano e si vendono cambiali, si regolano conti, si presta denaro ad alti operatori economici o agli stati. Tutto questo rende l'Italia un punto ricco, la sua manifestazione è anche la ricchezza artistica, le chiese, i monumenti, le librerie e le biblioteche.

La crisi del Seicento e la perdita del primato

Ci sono alcuni punti di debolezza in questo primato italiano, per cui l’Italia soffre di uno squilibrio tra la popolazione cresciuta più da sfamare e le risorse. Deve comprare generi alimentari fuori dalla penisola, però lo può fare finché è vivace tutto l’insieme delle attività economiche.

Nel 500, non siamo in presenza di un’Italia forte perché ha introdotto delle novità, ma in realtà è la piena maturità di una forza che arriva già tre secoli prima, grazie alla sua posizione di collegamento tra l’Europa e l’oriente. Questa ricchezza è andata avanti pur subendo dei colpi. Questa si è sedimentata e quindi il sistema nel 500 è come arrivato a maturità; sistema forte per tradizione, non per innovazione. Dovrà fare i conti con chi introduce elementi di novità.

Gli effetti della guerra e delle crisi climatiche

Nel corso della prima metà del 600, questa penisola al centro delle dinamiche economiche europee viene cacciata dalla periferia. Il primato si perde, sono i cavalieri dell'apocalisse, ci sono una serie di fatti drammatici che colpiscono l’economia italiana e impoveriscono il territorio. Questi elementi sono:

  • I primi anni del 600, soprattutto il decennio 10-20, sono anni di una piccola glaciazione. Il clima che in secoli precedenti aveva avuto inverni miti, adesso ha annate molto fredde e piovose, quindi si riduce la disponibilità di cibo. Vi sono carestie perché le variazioni climatiche rendono meno disponibili le risorse alimentari.
  • Ci sono delle guerre (guerra dei 30 anni, 1618-1648), portate sul territorio, e vi sono drammatiche pestilenze, quella manzoniana, un’altra molto grave nella seconda metà del 600 nell'Italia meridionale. Mortalità intorno al 15-20%, questi territori non si riprendono più perché perdono abitanti ma anche competenze, ricchezze, capacità. Quindi, la guerra, la fame e la peste debilitano il paese.

Spostamento dei commerci e crisi manifatturiera

Accanto a questi fattori occasionali si aggiungono due fattori di crisi:

  • Crisi dei commerci nel 600. L'asse dei commerci si sposta definitivamente sull'Atlantico (prima con l’America e l’Asia, Lisbona, poi nel mare del Nord: Belgio, Olanda e Londra). Il commercio non passa più dal Mediterraneo; tutti quei traffici che facevano capo a Genova e Venezia sono perduti, e la ricchezza dei commerci si sposta nel mare del Nord. I nuovi porti sono Anversa, Amsterdam e Londra. Queste città diventano loro i punti di mediazione tra Europa e il resto del mondo. Venezia, quindi, perderà un primato commerciale, la sua classe dirigente si trasforma da marinai e commercianti in grandi proprietari terrieri. Quindi, altri prendono il posto degli italiani, e questo vuol dire che le flotte non sono più quelle delle città italiane ma quelle olandesi e inglesi. I cantieri navali non sono più quelli del Mediterraneo ma sono quelli del mare del Nord, e anche nel Mediterraneo le navi sono quelle inglesi, francesi e olandesi. Questi nuovi paesi eliminano gli italiani anche dai loro mari. I porti che crescono infatti sono Trieste, Livorno, non più Genova o Venezia.
  • Manifattura urbana. Le produzioni di lana (non solo) erano ubicate in Italia dentro le città. L’intermediazione del mercante, ma i produttori erano artigiani della città che producevano beni di una certa qualità ma di alto costo. Nel corso del 600, la manifattura rurale tedesca, ma soprattutto delle Fiandre e dell’Inghilterra, spiazza quella delle città italiane. I tessuti di lana che vengono venduti non sono fatti nelle campagne di altre parti d’Europa. È il trionfo del sistema del mercante-imprenditore, che mette fuori dal mercato i produttori urbani italiani. Le città italiane si spopolano di artigiani. Guardando i numeri dei telai e delle botteghe, questi si riducono drasticamente, e l'Italia, invece di essere un’esportatrice di manufatti, comincia a diventarne un importatore.

Trasformazione del sistema economico

Per quanto riguarda le lavorazioni di lusso, delle sete, o di oggetti di lusso, anche queste si spostano, anche perché nel 600 la moda, il punto di riferimento, non sono più le corti italiane ma quella di Parigi. Le grandi tessiture di seta si spostano nelle città di Lione e gli italiani, invece di fare tessuti, producono filo che esportano all’estero.

In sostanza: crisi demografica, dei commerci e della manifatturiera. Crisi generale che impoverisce in maniera drastica le economie della penisola. Passaggio da un assetto economico ad un altro. Il sistema agricolo, economico delle varie parti della penisola italiana (parti perché si sono disarticolate) si riconverte con un nuovo equilibrio agricolo-commerciale. Se prima l’Italia aveva l’agricoltura come attività prevalente e anche robusta manifattura, robusti commerci e attività finanziarie, dopo invece è l’attività agricola che diventa l’elemento dominante di tutte le economie della penisola, di quelle povere e ricche. Il settore secondario diventa un settore debole, residuale se non in alcune isole. È centrale anche il commercio, ma non più di manufatti o di denaro, il commercio diventa quello di prodotti agricoli, e quindi importano manufatti, o esportano prodotti agricoli, vino, olio, filo di seta.

Declino e rinnovamento del commercio italiano

Il 600 è una prima esplosione dell’allevamento del bacco da seta e della produzione del filo di seta. Si scelgono i segmenti iniziali, non più quelli a maggior valore aggiunto. Questo cambiamento produce un’atrofia delle città. La maglia urbana del centro nord rimane molto fitta, ma queste città smettono di crescere demograficamente, anzi perdono abitanti. Il paese rompe la sua unità economica e si divide in zone che hanno poco da scambiare tra di loro, perché non hanno più economie complementari. Quindi, quando cercano scambi, lo devono fare al di fuori della penisola italiana. Il sud comincia a vendere vino e olio verso l’Inghilterra. Nell’800, dal regno di Napoli partiranno questi prodotti verso gli Stati Uniti. La Toscana stringe rapporti sempre più stretti con l’Inghilterra, il Piemonte rapporti fortissimi con la Francia, la Lombardia con la Svizzera e con i paesi tedeschi. Quindi, gli scambi nella penisola si riducono in maniera significativa.

L'unificazione e le sfide economiche

Nel processo di unificazione del paese, non c’è una spinta economica che rimette insieme questi territori, ma vi sono ragioni politiche. Dentro quest’Italia che è diventata periferia dell’Europa ci sono punti di forza che hanno alcune caratteristiche:

  • Sono concentrati più al nord che al centro sud. Quindi, per esempio, quando cade la manifattura cittadina, un po’ di manifattura si sposta in alcune campagne (il cotone si sposta lungo alcuni fiumi lombardi o piemontesi). Se rimane manifattura, essa rimane come proto industria, manifattura fatta da contadini organizzata da mercanti-imprenditori in maniera più robusta al nord che al sud.
  • Quest’Italia che punta all’agricoltura in realtà non ha un’agricoltura particolarmente progredita, se non nelle zone irrigue della pianura padana. L'Italia che va all’agricoltura, dove i punti più avanzati dal punto di vista agricolo stanno nella parte che ha maggiore vantaggio dal punto di vista geografico (pianura padana e lombardo piemontese) perché è una pianura costruita dalla mano dell’uomo, dove ci sono stati investimenti e capacità.
  • La seta diventa un elemento di forza dell’economia italiana. Fino all’arrivo dei giapponesi a fine 800, siamo i principali produttori mondiali di filo di seta. Nella torcitura inventiamo alcune macchine che poi gli inglesi copieranno per meccanizzare la lavorazione del cotone. Questa seta ha una forza contraddittoria perché, da un lato, genera ricchezza, prevalentemente al nord (da Cuneo al Friuli, lungo tutta la fascia pedemontana), e la città che ne trae più vantaggio è Milano (commerci seta). Però, questa seta è contraddittoria, è come una maschera, come un punto di forza al quale ci si attacca. Per cui, quando gli altri cominciano a meccanizzare la lana e il cotone, gli italiani contano di andare avanti sulla seta. Quindi sono poco attenti ad altre risorse che vengono da altri paesi. La prima industrializzazione dell’Italia nord-occidentale avviene quando va in crisi la seta, perché si comincia a vedere quello che accade fuori dall’Europa.

Le riforme del Settecento e il periodo francese

Quando si parla del 700, si parla di assolutismo illuminato, riforme economiche e politiche, sono fatte anche negli stati della penisola italiana, ma vi è un problema: riforme di tipo commerciale (maggiore liberalizzazione dei commerci interni e internazionali), fiscali (costruzione di sistemi fiscali più efficienti e più funzionali all’attività economica attraverso la costruzione di catasti che garantivano la proprietà privata e l’investimento dei privati). Le riforme più efficaci e significative vengono fatte nel Gran ducato di Toscana oppure in Lombardia e in Veneto. Le riforme settecentesche costruiscono un ulteriore elemento di distanza tra nord e sud dell'Italia.

Questo avviene perché, per fare queste riforme, i governi devono scontentare le classi dirigenti, devono chiarire chi possiede e chi no, far pagare ai nobili le tasse, rompere antichi privilegi affermando l’autorità dello stato in campo economico e l’eguaglianza di tutti i sudditi davanti alla legge. Questi processi sono più facili a Milano, dove la corte è a Vienna, o in Toscana, dove il regnante è uno straniero, e non nel Regno di Napoli, dove il re è il re di Napoli e deve fare conto della sua nobiltà. Queste riforme settecentesche quindi hanno un’efficacia diversa nelle varie parti della penisola e vengono a costituire un ulteriore elemento di separazione e di creazione di livelli diversi tra le varie parti della penisola.

Effetti delle riforme e unificazione italiana

Quando queste parti si uniranno, non solo sono parti non abituate a commerciare tra di loro e con diversi livelli economici, ma sono parti che hanno esperienze costituzionali e azioni di riforma alle spalle di diversa efficacia. L’azione di riforma più efficace si è realizzata nelle forme più ricche del paese.

Il periodo francese del 1806 significa una grande novità per l’Italia meridionale, con l’abolizione del sistema feudale. Quindi, si riafferma l’autorità dello stato come esattore di imposte e amministratore della giustizia. Inoltre, vi è un enorme movimento nel possesso fondiario: i vari governi della penisola, che rispondono a Parigi, devono inviargli risorse o mettere in campo i soldati per Napoleone, quindi servono risorse. Esse si trovano confiscando e vendendo immobili e terreni che appartenevano a enti religiosi. Questi enti entrano nel libero commercio, provocando una grande rivoluzione agraria anche in Italia. Le proprietà, prima in mano agli ecclesiastici, cambiano padrone. In Inghilterra ci fu la rivoluzione agraria e agricola, in cui vi è un nuovo modo di possedere la terra ma anche un nuovo modo di coltivarla. In Italia, la terra cambia padrone, ma il modo di coltivarla, sfruttarla, ricavare denaro per il proprietario rimane quello di prima. Il cambiamento del possesso fondiario non porta a un grosso miglioramento nei modi di coltivare e nelle tecniche produttive. Abbiamo una rivoluzione agraria senza avere una rivoluzione agricola.

Nuovi codici e cambiamenti giuridici

  • Arriva il nuovo codice di commercio.
  • Tutti i figli possono ereditare.
  • Scompare il maggiorascato e il fedecommesso.
  • La legislazione commerciale è una legislazione borghese dove la distinzione non è più nobile o non nobile, ma proprietario e non.

Il periodo successivo va oltre all’unità, fino agli anni 80. L’unità d’Italia introduce dei grossi perturbamenti nell’evoluzione economica della penisola, in positivo e in negativo. Fino al 1880 rimane questo equilibrio agricolo-commerciale, l’agricoltura è al centro della vita economica della penisola, quindi la classe dirigente proviene da proprietari terrieri. Lo stato tutela gli interessi dell’agricoltura.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher scanzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Besana Claudio.
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