Appunti di Storia Economica
Il termine storia deriva dal greco "hystoria", che significa "guardare, esser stato testimone ".
La radice della parola in sanscrito significa anche "sapere".
Il passato è importante perché è lo strumento migliore per comprendere il presente , poiché
la vi è una profonda relazione con il presente.
Conoscere il passato rappresenta uno strumento di conoscenza fantastico ed inoltre
consente di distinguere ciò che è rilevante da ciò che non lo è.
Esistono due diverse concezioni di tempo:
● Tempo soggettivo , storicamente irrilevante
● Tempo oggettivo , misurato in modo condiviso e relativo alla storia
NB! Non tutti i processi si "muovono" alla stessa velocità
Le strutture sono processi immobili , o quasi, che subiscono cambiamenti impercettibili nel
breve periodo.
I tempi della società e dell'economia , invece, sono molto più veloci .
I fatti annotati sono fatti di cui si conserva memoria e data di avvenimento.
Uno sguardo temporalmente distaccato ha una grandissima importanza, poiché non si può
far storia di ciò che è vicino a noi.
La storia economica è una storia specialistica rispetto all'oggetto studiato ed è una disciplina
relativamente giovane.
L'economia , invece, esiste a partire cca dal 1850, con la pubblicazione de "La ricchezza
delle nazioni" di Smith.
NB! Economisti e storici economici cercano di capire come funziona un sistema economico
in modi diversi.
Gli storici economici utilizzano principalmente metodologie storiche .
Gli economisti storici , invece, usano technicalities applicate al passato.
Inoltre, l'economia ha subito un processo sempre maggiore di razionalizzazione , andandola
ad allontanare da materie umanistiche.
La diversità sta infatti nel:
● diverso approccio metodologico
● diversa finalità
Lo storico cerca di comprendere, l'economista di prevedere.
La razionalità è vista in modi differenti:
● lo storico offre interpretazioni e spiegazioni ragionevoli .
● l'economista costruisce modelli plasmati su modelli scientifici razionali, formulando
leggi con valenza predittiva e universale.
NB! Per sviluppare un modello serve generalizzare e semplificare, perdendo numerosi e
significativi dettagli.
Esistono due concezioni di razionalità :
● perseguimento della coerenza interna
● perseguimento continuo del proprio interesse (utopico in quanto l'uomo agisce
sempre in regime di razionalità limitata)
Il problema principale dello storico riguarda la raccolta delle fonti e il loro esame critico
● Decifrazione (es. lineare B)
● Interpretazione contenutistica
● Autenticità
● Attendibilità
Molte opzioni e molte sfumature intermedie: fonte falsa con contenuto falso (es. donazione
di Costantino), falsa con contenuto veritiero (es. documento distrutto e riscritto), documento
genuino con contenuto falso (es. dichiarazioni redditi), documento genuino con contenuto
veritiero.
Il problema delle fonti quantitative . Impossibilità di valutare le distorsioni dei dati e
importanza di individuare gli errori (es. contraddizioni interne, confronto con altre fonti).
Passare dal mondo del pressappoco all’universo della precisione non elimina i problemi (es.
contrabbando ed emigrazione clandestina)
I problemi delle fonti elettroniche : come avviene la selezione, come è possibile sapere
l'attendibilità, l'illusione di sapere.
Come misurare PIL e ISU
Alcuni concetti-base
1. Produzione : processo finalizzato ad ottenere in termini di valore un output (beni o
servizi) superiore agli inputs (fattori naturali, lavoro, beni durevoli) utilizzati per
produrlo
2. Fattori della produzione : risorse utilizzate dall’impresa per la produzione di beni e
servizi. Secondo J.B. Say sono la terra
, il capitale e il lavoro
. Il compenso per
l’impiego di questi fattori è rispettivamente la rendita
, l’ interesse
, il salario
. Marshall
aggiunge un quarto fattore la capacità organizzativa il cui compenso è il profitto
3. Produttività : rapporto tra l’output ottenuto dal processo produttivo e i fattori impiegati.
Un suo incremento consente una crescita della produzione di tipo intensivo e non più
estensivo (es. produttività della terra)
4. Crescita : aumento del valore totale di beni e servizi prodotti da una società attraverso
un processo cumulativo, può essere reversibile
5. Sviluppo o crescita economica moderna : crescita economica con elevati tassi
accompagnata da un sostanziale cambiamento strutturale ed organizzativo non solo
dell’economia ma anche demografico e sociale. Tende a essere irreversibile
6. Il PIL (prodotto interno lordo) è il valore, a prezzi di mercato, di tutti i beni e i servizi
finali prodotti all’interno dei confini di un Paese in un certo periodo di tempo (in
genere un anno). Non vengono quindi contabilizzati nel PIL tutti quei beni o servizi
intermedi che sono stati distrutti o comunque incorporati in altri prodotti durante il
processo produttivo (questo per evitare duplicazioni)
7. Il PNL (prodotto nazionale lordo) si ottiene sommando al PIL i redditi percepiti
all’estero dai fattori produttivi nazionali, ad esempio, nel caso dell’Italia, profitti di filiali
di imprese italiane all’estero, le rimesse degli emigrati italiani, le rendite da attività
finanziarie acquistate all’estero
8. PIL pro capite e PPP . Per confrontare il PIL di più Paesi occorre convertirlo in una
valuta comune (di solito il dollaro) e poi, per isolare l’influenza della popolazione,
calcolare il PIL pro capite (PIL diviso il n° degli abitanti). Tuttavia questo valore nulla
ci dice su come la ricchezza sia effettivamente distribuita fra gli abitanti (es. dei paesi
arabi). Inoltre bisogna compiere delle ulteriori rielaborazioni per tenere conto del
reale potere d’acquisto nei diversi paesi (quello che si acquista con un dollaro negli
Stati Uniti è molto diverso da quello che si acquista in Etiopia)
I problemi del PIL pro capite e l’indice di sviluppo umano
Il PIL , nonostante sia molto utilizzato, è comunque un indicatore che presenta dei problemi.
Non prende in considerazione tutto ciò che accade al di fuori del regno degli scambi
monetari e quindi non tiene conto di
● costi sociali (es. crimine) e ambientali (es. esaurimento delle risorse naturali)
● economie non di mercato cioè tutti gli scambi che non danno luogo a flussi finanziari
(es. la cura dei bambini e degli anziani a casa oppure il volontariato)
● economia sommersa (ca. 30% del PIL italiano e 10% di quello statunitense). Ci sono
transazioni che violano la legislazione (es. lavoro in nero) e transazioni illegali (nel
2008 il fatturato della criminalità organizzata in Italia è stato stimato in 130 miliardi di
euro 59 dei quali derivanti dal traffico di droga)
Indice di sviluppo umano (ISU)
E’ un indicatore composito , elaborato dall’Onu a partire dal 1990, che fa riferimento a una
situazione dello sviluppo non solo dal punto di vista economico ma considerando anche altri
fattori:
● livello di sanità di vita alla nascita
⇒speranza
● livello di istruzione , indice di analfabetismo della pop. adulta e della media del
⇒
numero di anni di studi
● reddito PIL pro-capite a parità di potere di acquisto
⇒
LO SVILUPPO NELLA RIFLESSIONE ECONOMICA. LA DIVERGENZA
Lo sviluppo : un tema fondamentale per storici ed economisti. Teoria economica e sviluppo
1. I classici (Smith, Ricardo e Marx) prestano grande attenzione al problema
dell’espansione economica perché hanno sotto gli occhi la crescita della produzione
causata dalla rivoluzione industriale. Cercano quindi di cogliere i meccanismi di
funzionamento dei processi a cui stanno assistendo, mettendoli a confronto con i
sistemi economici precedenti (es. sistema feudale)
2. I marginalisti o neoclassici , spostano invece l’interesse dallo sviluppo all’equilibrio
statico riferendosi alla teoria dell’equilibrio economico generale .
La teoria dell'equilibrio generale afferma che in una situazione di concorrenza perfetta il
sistema economico, se libero da interferenze esterne, è in grado di assicurare, attraverso i
comportamenti massimizzanti degli imprenditori (riguardo al profitto) e dei consumatori
(riguardo all’utilità) l’equilibrio tra domanda e offerta.
A partire dal secondo dopoguerra si assiste a importanti cambiamenti in particolare dopo il
discorso pronunciato dal presidente statunitense Truman il 20 gennaio 1949 il primo in cui
viene usato in un testo a larga diffusione la definizione di " regioni sottosviluppate " al posto di
quella di "regioni economicamente arretrate".
In particolare a partire dagli anni cinquanta emergono due filoni di fatto complementari:
1. L’economia duale (Lewis, Ranis ecc.): eterogeneità strutturale, c’è un settore
arretrato che resta tale e uno dinamico e moderno che si sviluppa attraendo risorse,
soprattutto forza lavoro, da quello meno sviluppato
2. Evoluzione del modello neoclassico (Solow, Grossman ecc.) la crescita dipende dalla
capacità di risparmiare e accumulare capitale fisico e umano e poi di innovare (con
modelli che rendono endogeno il progresso tecnico) sviluppando nuovi prodotti e
processi
La popolazione: alcuni concetti base
Il movimento naturale della popolazione è determinato da:
● natalità = n° dei nati ogni mille abitanti
● mortalità = n° dei morti ogni mille abitanti. Si distingue tra mortalità ordinaria, cioè
quella che si registra in anni “normali”, e mortalità catastrofica, quella che si verifica
invece in anni caratterizzati da eventi destabilizzanti (guerre, epidemie, ecc.)
● nuzialità = n° di matrimoni ogni mille abitanti
● fecondità = n° di figli per donna in età feconda
● dinamica della popolazione
, esprime l’effettivo andamento di una popolazione ed è
determinata dal risultato del saldo tra natalità e mortalità (che può essere positivo ma
anche negativo) a cui va aggiunto, o sottratto, il risultato del saldo migratorio.
L’evoluzione della popolazione europea dal 1000 al 2000
Le componenti del movimento naturale
1. La natalità è alta , nell’ordine del 37-45‰, così come i tassi di fecondità che sono di
5-7 figli per donna
2. La mortalità ordinaria è piuttosto alta , tra il 35 e il 40‰, soprattutto per la grande
incidenza della mortalità infantile, cioè i morti entro il primo anno di vita, che è
compresa tra il 20 e il 30%. In anni “normali” la mortalità è comunque inferiore alla
natalità e quindi la popolazione riesce a crescere, seppure in modo non molto
sostenuto
3. La mortalità catastrofica è quella che impedisce una crescita consistente e continua
della popolazione e rappresenta il maggior freno repressivo. Ad avere una grande
importanza sono in particolare i “tre cavalieri dell’apocalisse”:
● Fame : in età preindustriale le carestie sono molto frequenti a causa della
vulnerabilità dell’agricoltura alle variabili climatiche, della bassa produttività
agricola e delle difficoltà nei trasporti. Le carestie, anche quando non
uccidono la popolazione, la indeboliscono e la rendono più vulnerabile
all’attacco delle malattie
● Pestilenze : sono la prima causa di mortalità catastrofica nell’Europa dell’età
moderna, in particolare per la presenza della peste, una malattia che
ciclicamente devasta il continente tra 1348 e 1720. La peste è una partita a
quattro tra bacillo (yersina pestis), pulce, topo e uomo. I tentativi di cura e
prevenzione. Le altre malattie endemiche
● Guerra : gli eserciti sono in genere piccoli e le armi ancora poco distruttive. La
guerra quindi incide sulla mortalità soprattutto con i suoi effetti indiretti: la
confisca di beni alimentari da destinare agli eserciti, che può generare
carenze dal punto di vista alimentare, e il fatto che gli eserciti sono spesso
vettori delle malattie (es. peste 1629-1631 nell’Italia settentrionale)
1. Nuzialità : è il vero cuore del sistema demografico di antico regime e rappresenta il
maggior freno preventivo. Importanza decisiva per regolare le nascite hanno la
percentuale di chi si sposa e l’età delle donne al matrimonio. Si delineano due
Europe diverse: una a bassa nuzialità (molti celibi circa 20%, alta età al matrimonio
24-27 anni) l’altra ad alta nuzialità (età bassa al matrimonio, pochi celibi)
2.
Il risultato di questa situazione demografica è
● speranza di vita alla nascita molto bassa
● piramide della popolazione molto appuntita per il prevalere delle classi di età più
giovane
● popolazione che non riesce a crescere in modo sostenuto e costante
La distribuzione della popolazione
Mondo in prevalenza rurale (l’80-90% della popolazione vive nelle campagne).
Prima di tutto sfamarsi
L’Europa dei mangiatori di pane: una persistenza di lungo periodo
I vantaggi dei cereali :
● conservabilità
● versatilità di preparazione (panificazione, polenta, farinate, minestre)
● economicità a parità di potere calorico (costano molto meno di carne, pesce, uova). Il
risvolto è una dieta, soprattutto per i poveri, monotematica (ca. l’80% del fabbisogno
calorico è soddisfatto con prodotti derivati dai grani)
I nuovi prodotti americani :
● mais : una pianta miracolosa (molto più produttiva del frumento, richiede poco lavoro).
Nuove disponibilità alimentari, soprattutto a partire dal Settecento, ma anche una
nuova malattia (pellagra)
● patate : una opportunità per i climi freddi ma anche una monocoltura rischiosa
(carestia irlandese)
Gli assetti della proprietà fondiaria (di chi è la terra)
Proprietari:
● Stato (beni della corona e demaniali)
● Chiesa
● Privati
● Terre comuni
Gli assetti contrattuali (chi coltiva la terra)
Coltivatore diretto (soluzione in cui il conduttore, cioè chi coltiva la terra, coincide con il
proprietario) è minoritario.
Nella maggior parte dei casi infatti conduttore e proprietario non sono la stessa persona e si
ricorre quindi a soluzioni contrattuali anche molto diverse che possono essere ricondotte a
due grandi tipologie:
● Affitto : soluzione contrattuale che prevede il pagamento di un canone per poter
utilizzare la terra che si coltiva. Il canone può essere in denaro o in natura, cioè
conferendo dei prodotti. All’interno dell’affitto possiamo distinguere:
● Grande affitto
● : presenza di un fittavolo-imprenditore, produzione per il mercato su grandi
terreni, ricorso a lavoratori salariati, impiego di tecniche innovative, pagamento di
un canone in denaro (tipico della bassa lombarda)
● Piccolo affitto :
● Compartecipazione : così detta perché sia il proprietario che il contadino-conduttore
contribuiscono alla vita dell’azienda dividendo poi il raccolto. La soluzione più diffusa
è la mezzadria in cui il proprietario conferisce la terra e a volte anche gli attrezzi e le
sementi, mentre il contadino eroga la forza lavoro sua e della famiglia, alla fine si
divide, almeno in linea teorica, a metà il raccolto ottenuto nel podere (tipica dell’Italia
centrale)
Il dibattito sulla mezzadria : da un contratto arretrato e poco favorevole al progresso agricolo
(perché mai il contadino dovrebbe impegnarsi?) a una nuova visione attenta invece alla
formazione del capitale umano e dello spirito imprenditoriale
Assetti colturali (come si coltiva la terra)
Il problema dell’agricoltura è quello di riuscire ad aumentare o i rendimenti o la superficie
utile sfruttabile dal punto di vista agricolo . La via obbligata per ottenere tali risultati è il
superamento del maggese cioè il periodo di riposo periodico in cui la terra viene
ripetutamente arata (per eliminare le erbacce) e concimata per consentire ai terreni di
recuperare fertilità.
Nel corso dell’età moderna in Europa, fatte salve alcune aree molto avanzate dal punto di
vista agricolo, come le la bassa pianura lombarda, predominano due sistemi di coltivazione :
● Il sistema dei 2 campi in cui il 50% della superficie viene coltivata a grani e l’altro
50% lasciato a maggese
● Il sistema dei 3 campi dove si divide il terreno tra cereali invernali (frumento), cereali
primaverili (es. l’avena) e maggese che poi vengono fatti ruotare in successione nel
campo. In questo modo si coltiva il 66% del terreno
Questi sistemi non sono molto produttivi perché, data la necessità di coltivare soprattutto i
cereali, che sono la base dell’alimentazione, si innesca un circolo vizioso. Infatti per
aumentare la produttività occorrerebbe una maggiore quantità di concime. Ma per o
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