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3. LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE (da pag 61 a 84)

1. Cosa intendiamo per rivoluzione industriale

La Rivoluzione Industriale, che avvenne tra il 1760 e il 1830 in Gran Bretagna, ha portato ad un vero e proprio

sviluppo e cambiamento all’interno nelle nostre vite e nelle nostre conoscenze, infatti possiamo dire con

tranquillità che questa rivoluzione sta alla base dell’economia e della prosperità attuali.

Chiamiamo Rivoluzione Industriale la mutazione, l'inizio di un processo irreversibile di crescita forte e auto

sostenuta nella produzione di beni e nella produttività dei fattori, generata dalla invenzione e applicazione di

nuove macchine, nuove energie più potenti e versabili e più a buon mercato e all'introduzione di cambiamenti

nel trasporto, nei materiali di base della produzione industriale e nell'organizzazione del lavoro, che si

concentra nella fabbrica.

Fu un processo veloce, supportato dalla crescita agraria e dal potere dello Stato: caratteri distintivi sono

l'innovazione, applicazione dell'energia a vapore e un intenso uso del capitale. La sua diffusione ad altri settori

e paesi prende il nome di Industrializzazione, ovvero quando la maggior parte del valore aggiunto (la ricchezza)

e dell’occupazione di un paese non proviene dal settore primario ma culmina nella società industriale.

In definitiva tale rivoluzione fu una rivoluzione oltre che tecnica, economica con importanti effetti sociali e

politici, che rappresentano il passaggio definitivo dal feudalesimo al capitalismo. Questo significa che il fattore

capitale acquista più importanza del fattore lavoro; il ritmo della produzione non lo segna più l’uomo ma la

macchina. La rivoluzione industriale segna il confine tra la povertà e la prosperità.

2. Condizionamenti della Rivoluzione Industriale

Le domande fondamentali da porsi sono 3, tutte strettamente collegate: Perché si produsse la Rivoluzione

Industriale? Perché si verificò in Gran Bretagna? Perché avvenne negli anni a cavallo tra il XVIII e XIX secolo?

In seguito a studi soggetti a critica storica si è potuto accertare l'impossibilità di trovare cause o prerequisiti nel

fenomeno della R.I., bensì è più corretto parlare di condizionamenti, intesi non come fattori concreti, bensì

come insieme di elementi favorevoli, nessuno dei quali è imprescindibile ( di cui si deve assolutamente tenere

conto), ma che complessivamente devono essere presenti in quantità sufficienti affinché si possa iniziare e

consolidare il processo di sviluppo: la sufficienza o meno di questo insieme di fattori spiega perché alcuni paesi

si industrializzano con facilità, mentre altri no.

I condizionamenti furono

• TECNICI = perché si potesse verificare la RI era necessario che ci fossero stati miglioramenti nella

produzione agricola e industriale, nel mercato e nelle strutture politiche. Queste trasformazioni si

verificavano tutte insieme solo in Gran Bretagna.

• NATURALI = Altri vantaggi di cui disponeva la Gran Bretagna è il fatto che fosse un’isola, il che le

permetteva di assicurare la sua difesa con spese minori di quelle dei paesi continentali, nonché la

presenza di un elevato numero di fiumi navigabili che facilitavano il trasporto e infine una ricchezza

mineraria specialmente in carbone e ferro.

• ECONOMICI = Disponibilità e basso prezzo degli alimenti, possibile solamente se la produttività dei

lavoratori agricoli è abbastanza elevata da generare un surplus che permetta di alimentare una massa

crescente di popolazione non produttrice di alimenti. La Gran Bretagna fu un paese precocemente

industrializzato grazie alla diffusione dell’industria rurale. L'esistenza di un mercato ampliabile via via

che i prodotti possono essere offerti a prezzi più bassi, è un'altra condizione importante per il

consolidamento della R.I. Il forte grado di urbanizzazione della popolazione inglese e una ricchezza

maggiore dovuta alla notevole popolazione salariata, facevano sì che si recassero più frequentemente

al mercato.

• ECONOMICI - GIURIDICI = La comparsa della Rivoluzione Industriale è dovuta anche dallo Stato; la sua

organizzazione e la sua politica economica possono costituire un aiuto o un ostacolo al processo dì

industrializzazione. Nel caso della Gran Bretagna, dopo la Rivoluzione Gloriosa (1688), l’organizzazione

dello Stato era diversa e più moderna di quella dei paesi competitori; in particolare disponeva di una

migliore specificazione dei diritti di proprietà e aveva eliminato le regolamentazioni e i vincoli

all’attività economica: faceva sì che il mercato britannico fosse il più simile al libero mercato

propugnato da Adam Smith. Allo stesso tempo, le imposte, approvate e controllate dal Parlamento,

erano più basse, meno mal distribuite è più ben spese che in altri paesi.

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Il commercio è fondamentale come elemento che precede l’industrializzazione, ma una volta che quest’ultima

è innescata la relazione causa effetto va dall’industria al commercio. A proposito del commercio ci si chiede se

la Rivoluzione Industriale è maggiormente dovuta alla spinta dell’offerta o allo stimolo della domanda.

Dal punto di vista della scienza economica, la risposta è la spinta dell’offerta perché la domanda non è un

fattore indipendente che genera la crescita del reddito, in quanto può solo cambiare, ma non crescere;

l’aumento della domanda di un prodotto richiede la diminuzione di quella di uno o di altri prodotti.

Dal punto di vista tecnologico, la domanda di un prodotto spinge la ricerca di innovazioni che ne permettono

l’incremento della produzione ( si facevano più prodotti e i prezzi si abbassavano ).

Lo stimolo della domanda, pertanto, innesca il processo di produzione, ma la sia continuità e il suo

ampliamento vanno ricercato nell’offerta, nella capacità delle macchine di allargare il mercato mediante la

diminuzione di prezzi. L’equilibrio instabile domanda-offerta è quello che, di fatto, permette l’espansione del

mercato e la continuità nel processo di crescita, cioè lo sviluppo economico.

NB: Lo Stato può supplire alla deficienza del mercato e sostituire l’investimento dei privati con l’investimento

pubblico al fine di innescare un processo di industrializzazione solamente se la differenza fra il mercato

preesistente e quello necessario all’attecchimento del processo di industrializzazione non è troppo grande.

Infatti gli investimenti statali, finanziati dall’allargamento del debito pubblico o dall’innalzamento delle imposte

finiscono, sul lungo periodo, per soffocare la domanda e causare disfunzioni economiche.

3. Innovazioni tecniche e trasformazioni economiche

La R.I. fu soprattutto innovazioni tecniche. Le innovazioni si concentrano in determinati momenti e settori,

quando per esempio l'aumento di domanda spinge a migliorare le rapidità di produzione di un prodotto, e

quindi aumentare i profitti. Il progresso tecnico si produce per la comparsa di macro-invenzioni, ovvero idee

nuove che appaiono di tanto in tanto e che hanno un forte impatto sulla produzione e stimolano l’investimento

a causa dei profitti che consentono, ma hanno un rendimento economico progressivamente decrescente. A

queste seguono le micro-invenzioni: migliorie che si apportano a una macro-invenzione per ottenere aumenti

della produzione, diminuzione dei costi, comodità, sicurezza, oppure per adattarla ad un altro settore

produttivo. La combinazione di macro e micro invenzioni provoca una diminuzione del costo del prodotto e

una crescita autosostenuta del reddito pro-capite, che rendono possibile la formazione di mercati sempre più

grandi e che stimolano uno sviluppo accelerato.

L’innovazione porta anche a colli di bottiglia, generando la necessità di innovazioni complementari a monte o a

valle del sistema produttivo. Questo ha portato ad uno sviluppo/miglioramento continuo delle tecnologie e

macchine presenti all’interno dell’impresa e stavolta se qualcuno, come le imprese rivali/concorrenti, voleva

imitare/copiare il macchinario inventato da qualcun’altro, doveva pagare una certa somma di denaro.

Questo è dovuto dall’ingresso di una nuova innovazione: la creazione dei brevetti registrati; questo porta

indubbiamente le imprese a spingere di più delle altre.

Ci sono 3 forme principali di generare innovazioni (Tunzelman, 1993):

I. Learning by doing (imparare facendo): i costruttori di macchine introducono piccole invenzione,

specialmente per adattarle alle necessita o alle esigenze di ciascuna impresa. Più macchine di un

determinato tipo/genere si costruiscono, più lungo è il periodo di tempo in cui vengono costruite, più è

facile che appaiano migliorie durante la costruzione (micro-invenzioni);

II. Learning by using (imparare con l’uso): gli operai che utilizzano una macchina apportano/introducono

piccole modifiche che ne migliorano o facilitano il funzionamento. Anche in questo caso, quanto più

una macchina è utilizzata, tante più sono le possibilità di avere delle migliorie.

III. Learning by learning (imparare apprendendo): quante più macchine si disegnano e si fabbricano, tanto

più si impara a farle, a risolvere in forma sintetica i problemi tecnici che sorgono, ed adattare

meccanismi o parti di una macchina ad altre macchine, che possono avere funzioni molto diverse.

Senza abbandonare l’uso di materie prime organiche (legno, fibre, vegetali o animali) l’industrializzazione si

caratterizza per il predominio della materie prime inorganiche, le quali permettono di assicurare un flusso

molto più costante, sia di beni che di energia, e allo stesso tempo, di liberare la terra dalla necessità di produrre

tutto quello che è indispensabile per la vita umana. Il cambio nell’uso dell’energia è allo stesso tempo

quantitativo e qualitativo. Pag. 2 a 85

Prima della Rivoluzione Industriale si trattava di energia muscolare (umana o animale) cara e limitata, di

energia naturale o di energia di origine organica (legna, carbone vegetale = carbonella); con e dopo di essa

l’energia caratteristica è prodotta dall’uomo: dove vuole, quando vuole e, entro certi limiti, nella quantità e

potenza che vuole.

fonti di energia: carbone, gas, petrolio, gas naturale, fusione dell’atomo, energierinnovabili

- forme di energia: vapore, elettricità, scoppio.

- motori: macchina a vapore, motore elettrico, motore a combustione interna.

-

Questa serie di innovazioni molto spesso richiedeva la concentrazione dell’attività industriale nella fabbrica

(factory system).

I settori coinvolti in questi cambiamenti al momento della R.I furono sostanzialmente: il settore tessile, quello

siderurgico e quello energetico. Ma anche il settore minerale e chimico.

3.1 Settore tessile

Le prime innovazioni della RI riguardano il settore tessile cotoniero e più concretamente l’operazione più lenta

del processo: la filatura, cioè la produzione del filo. La fabbricazione dei tessuti richiede una lunga serie di

operazioni, le principali delle quali sono la filatura e la tessitura. Nel 1733 John Kay introdusse una piccola

innovazione nella tessitura: la spoletta volante. La spoletta volante provocò una scarsità di filo, soprattutto di

lana, che era la fibra tessile più usata all’epoca; le macchine inventate per risolvere il problema aumentandone

la produzione avevano però movimenti bruschi, per cui il filo si spezzava spesso. Per questo motivo poterono

essere applicate per molto tempo solo al cotone, che era una fibra più resistente, più flessibile e più omogenea

della lana. La prima macchina della RI fu la spinning-jenny o semplicemente jenny,(1768).

Questa era una macchina manuale, mossa dalla forza dell’operaio, che realizzava

meccanicamente i processi di torsione e tiraggio che il tessitore faceva con le dita;

alla fine del secolo la jenny arrivò a produrre molti più fusi, ad una velocità molto

più elevata rispetto anche al migliore filatore.

L’anno successivo venne inventata la water frame, mossa dall’energia idraulica.

Nel 1785 furono combinate entrambe per ottenere una macchina ibrida

conosciuta come la mule (velocità di produzione del filo

aumentata di 300 volte). Queste dovevano essere mosse da

energia esterna, idraulica o a vapore, per cui richiedevano la

concentrazione dell’attività in fabbrica. La loro caratteristica

comune è che richiedevano un operaio specializzato. Così

nel 1825 la mule fu automatizzata e sarà conosciuta come

selfactina, la quale già non necessitava di un operaio

specializzato: qualsiasi persona poteva far funzionare la

macchina. Questa serie di macchine fece aumentare

moltissimo la produzione del filo, fino al punto che non

c’erano abbastanza tessitori per lavorarlo, per cui il suo prezzo crollò. la Gran Bretagna iniziò a esportare filo,

ma evidentemente la soluzione era meccanizzare la tessitura. Il primo telaio meccanico abbastanza sicuro per

essere operativo fu inventato dallo stesso Richard Roberts, pochi anni prima di brevettare la selfactina. Va

ricordata anche un’altra macchina che fu molto importante: la sgranatrice meccanica, che consentiva di

separare i semi del cotone dal fiocco, la fibra tessile. Così l’America arrivò a dominare il mercato grazie

all’abbassamento del prezzo che essa permetteva, ma anche per la disponibilità di terre e della manodopera

schiava per la coltivazione. Allo stesso tempo che cresceva la capacità di produzione, si verificava una

diminuzione dei prezzi.

La meccanizzazione della filatura e della tessitura del cotone ebbe un importante effetto trasformatore

nell’economia inglese:

▪ Aumento costruzione macchinari

▪ Settore chimico (coloranti)

▪ Applicazione macchine in altri comparti dell’industria tessile

▪ Commercio (il cotone divenne un bene di consumo di massa)

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3.2 Siderurgia

Se i tessuti di cotone costituiscono i beni di consumo della R.I., il ferro ne rappresenta i beni di produzione.

Senza l'aumento del ferro e il conseguente abbassamento dei prezzi, non si sarebbero potuti fabbricare i

macchinari a costi competitivi e quindi non si parlerebbe di R.I. ma di introduzione di alcune macchine per

filare. Nel caso della siderurgia la rivoluzione si concretò nell'introduzione di nuovi macchinari che avevano tre

finalità:

➢ rendere più a buon mercato l’ottenimento del ferro mediante la sostituzione del carbone vegetale con

il carbone minerale;

➢ aumentare la quantità di ferro prodotta;

➢ diminuire il tempo e il carbone necessari per ogni processo.

Il ferro si utilizza in due modi principali: ferro fuso o ghisa, e ferro forgiato o dolce. La ghisa si ottiene

direttamente dall’altoforno allo stato liquido e permette di fabbricare i pezzi desiderati semplicemente

versando il metallo fuso negli stampi predisposti. Siccome contiene una percentuale relativamente alta di

carbone e di altri minerali, è molto duro, ma fragile: si utilizza per costruire forme complesse che non devono

essere sottoposte a tensioni ne torsioni, come pentole. L’innovazione fondamentale nella produzione di ghisa

fu opera di Abraham Darby, che nel 1709 cominciò a utilizzare carbone minerale come combustibile per

fondere il ferro nell’altoforno. Solo dopo molte prove, però, nel 1750 ottenne una fusione di qualità sufficiente

grazie all’uso di carbon coke (carbone depurato dallo zolfo), ricavato per aumentare la resistenza e il potere

calorifero. Il coke permetteva un risparmio importante e per lo più evitava il disboscamento. La rivoluzione

nella raffinazione del ferro fu opera di Kerry Cort, che nel 1784 introdusse un doppio procedimento: il

puddellaggio e la laminazione.

✓ nel puddellaggio il ferro fuso non si lasciava raffreddare, ma si introduceva in un lungo forno a riverbero e

veniva rimescolato da operai con delle lunghe pale col fine di far diventare il ferro maggiormente malleabile; a

causa dello sforzo che richiedeva in un ambiente molto caloroso, era il lavoro con la vita media più corta: gli

operai non superavano i 35 anni. Alla fine del forno di puddellazione il ferro fuso era una massa pastosa che

passava direttamente al processo di laminazione.

✓ La laminazione è una serie di rulli che comprimevano questa massa pastosa di ferro e ne estraevano il grosso

delle impurità residue per pressione. Questo processo aveva un grande vantaggio: se gli ultimi rulli avevano

incise determinate forme, il ferro usciva già con queste forme. I procedimenti di Darby e di Cort permisero di

soddisfare la forte domanda di ferro che accompagnò la RI e anche la domanda estera di ferro a buon

mercato. L’aumento più importante della domanda di ferro, però, sarebbe venuto dalla costruzione delle

ferrovie.

Le innovazioni successive riguardano soprattutto la produzione dell’acciaio (ferro con una determinata

proporzione di carbonio).

Il ponte "Iron Bridge", completato nel 1779 ed inaugurato nel 1781, è il primo ponte metallico nella storia delle

costruzioni, è situato sopra il fiume Severn (fiume più lungo del Regno Unito).

3.3 La macchina a vapore

La macchina a vapore di James Watt fu l'innovazione determinante in questo processo di rivoluzione. La

macchina a vapore permetteva di produrre energia a partire dal potere calorifero del carbone e della forza di

espansione dell’acqua trasformata in vapore. Questa energia prodotta era molto più potente, sicura e versatile

di quella anteriore che sfruttava le fonti naturali. James Watt introdusse nel 1769 il condensato separato (che

aumentava la velocità del processo e risparmiava carbone) ed i meccanismi per passare dal movimento lineare

a quello rotatorio.

In seguito ci fu l’introduzione delle macchine ad alta pressione, c

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kevin_rossato di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Besana Claudio.
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