Storia relazioni internazionali
Appunti di Fabrizio Maltinti
Impero britannico
Durante la 1a G.M. la Gran Bretagna intraprende un ammodernamento della Royal Navy per adeguare i mezzi navali alle esigenze della guerra in corso. Questo ammodernamento previde di mettere la propulsione a petrolio; quindi la GB dovette procurarsi questo combustibile fossile che non aveva ma che era disponibile nel Vicino Oriente.
L’allora Capitano T.H. Lawrence venne inviato nel Vicino Oriente per “creare” il nazionalismo Arabo (fino ad allora, inesistente). Lui, abile negoziatore, convinse l’Emiro Al SAUD ad unire intorno a sé le varie famiglie (tribù) attraverso l’istituto del matrimonio. Da ciò nascerà l’Arabia Saudita.
Per essere sicuro che il nazionalismo arabo non andasse oltre ad un certo limite (accettabile per la GB), egli mise la Famiglia ASHEMITA contro la Famiglia SAUDITA secondo il noto principio, divide et impera.
Il lavoro di Lawrence, che prevedeva l’unificazione dei Popoli di lingua araba, venne vanificato nel 1920, con l’Accordo di Sanremo, dove il Vicino Oriente verrà “spartito” tra FR e GB, secondo il cosiddetto Accordo Sykes-Picot del 1916.
L'accordo Sykes-Picot, ufficialmente Accordo sull’Asia Minore, è un accordo segreto tra i governi del Regno Unito e della Francia, in assenza della Russia, che definiva le rispettive sfere di influenza nel Medio Oriente in seguito alla sconfitta dell'Impero Ottomano nella Prima Guerra Mondiale. I negoziati, condotti dal francese François Georges Picot e dal britannico Mark Sykes, ebbero luogo tra novembre 1915 e marzo 1916. L'accordo venne firmato il 16 maggio 1916.
Al Regno Unito fu assegnato il controllo delle zone comprendenti approssimativamente la Giordania, l'Iraq ed una piccola area intorno ad Haifa. Alla Francia fu assegnato il controllo della zona sud-est della Turchia, la parte settentrionale dell'Iraq, la Siria ed il Libano. La zona che successivamente venne riconosciuta come Palestina doveva essere destinata ad un'amministrazione internazionale coinvolgente l'Impero russo e altre potenze.
Zone di influenza e controllo francese (blu), britannica (rosso) e russa (verde) stabilite dall'accordo Sykes-Picot. Durante l'incontro del 16 dicembre 1915 Sykes tenutosi a Downing Street dichiarò "Mi piacerebbe tracciare una linea dalla e di Acre all'ultima k di Kirkuk".
Colonizzazione/Decolonizzazione
Sebbene alcune colonie europee esistessero da alcuni secoli, la maggior parte dei territori colonizzati vennero assoggettati tra il XIX e l’inizio del XX secolo. Allo scoppio della 1a GM, pochissimi Paesi dell’Africa e dell’Asia erano sfuggiti alla conquista coloniale, ed anche i pochi che avevano mantenuto la propria indipendenza, vedevano la propria libertà di manovra limitata dagli interessi finanziari e strategici europei.
Il colonialismo può essere considerato un riflesso della convenzione diffusa nel XIX secolo che il possesso di un impero fosse un simbolo dello status di grande potenza. Inoltre, l’imperialismo derivava certamente da fattori economici, come il desiderio di conquistare nuovi mercati al commercio e l’approvvigionamento di materie prime a basso costo. Non si deve, tuttavia, ignorare che anche l’idea di una “missione civilizzatrice”, sia di matrice cattolica che protestante, fornì all’espansione imperialista una valida giustificazione ideologica.
Le colonie venivano amministrate direttamente dai governi imperiali, tramite la nomina di Viceré o Governatori. La forma più avanzata era quella dei Dominions: colonie caratterizzate da autogoverno, liberamente associata alla madrepatria (ad es.: Australia, Canada, Nuova Zelanda, Sud Africa); oppure controllate tramite i Protettorati: ai cui leaders locali veniva lasciata la possibilità di gestire faccende di politica interna, ma sempre secondo le indicazioni dei rappresentanti della potenza imperiale.
Stati Uniti d’America
Gli interessi degli USA non erano l’Europa, bensì l’America Latina ed il Pacifico. Con la guerra Ispano-Americana, gli USA conquistano Cuba e le Filippine.
La Dottrina Monroe, elaborata da John Quincy Adams e pronunciata da James Monroe al messaggio annuale al Congresso il 2 dicembre 1823, esprime l'idea della supremazia degli Stati Uniti nel continente Americano. Monroe affermò in quel discorso che gli Stati Uniti non avrebbero tollerato alcuna intromissione negli affari americani, ad eccezione delle colonie americane di proprietà europea, da parte delle potenze del vecchio continente (cfr. colonizzazione europea delle Americhe). Essa sanciva, di conseguenza, la volontà degli USA di non intromettersi nelle dispute fra le potenze europee, e fra ciascuna potenza europea e le rispettive colonie d'oltremare.
Considerata la primissima formulazione teorica dell'imperialismo statunitense, essa sarà ripresa in occasione dell'annessione del Texas a seguito della guerra messicana. La dottrina, dapprima intesa dai suoi ideatori come una proclamazione ideale degli USA contro il colonialismo, in seguito fu rivista da Theodore Roosevelt e intesa nel senso dell'affermazione da parte degli USA di praticare una propria forma di egemonia nel continente americano (cfr. corollario Roosevelt). In seguito essa sarà recuperata anche come fondamento, insieme con il Manifest Destiny, dell'idea di protettorato sull'area centroamericana e caraibica, e infine durante la Guerra Fredda per giustificare i continui, e spesso illegittimi, interventi politici e militari (cfr. golpe militari) statunitensi in America centrale e meridionale.
The Open Door Policy is a term in foreign affairs initially used to refer to the United States policy in the late 19th century and early 20th century outlined in Secretary of State John Hay's Open Door Note, dispatched in 1899 to his European counterparts. The policy proposed to keep China open to trade with all countries on an equal basis; thus, no international power would have total control of the country. The policy called upon foreign powers, within their spheres of influence, to refrain from interfering with any treaty port or any vested interest, to permit Chinese authorities to collect tariffs on an equal basis, and to show no favors to their own nationals in the matter of harbor dues or railroad charges.
The Open Door policy was rooted in desire of American businesses to trade with Chinese markets, though it also tapped the deep-seated sympathies of those who opposed imperialism, especially as the policy pledged to protect China's territorial integrity. While the policy was originally aimed to safeguard Chinese sovereignty and territorial integrity from partition, it was mainly used to mediate competing interests of the colonial powers without much meaningful input from the Chinese. Thus, the Open Door policy had little legal standing and created lingering resentment; it has since been seen as a symbol of national humiliation by many Chinese historians.
In the First Sino-Japanese War in 1895, China at the time faced imminent threat of being partitioned and colonized by imperialist powers such as Britain, France, Russia, Japan and Germany. After winning the Spanish-American War of 1898, with the newly acquired colony the Philippine Islands, the United States increased its Asian presence and was expecting to further its influence.
-
Appunti di Storia delle relazioni internazionali
-
Appunti di Storia delle Relazioni Internazionali
-
Appunti Storia delle relazioni internazionali
-
Appunti secondo parziale Storia delle relazioni Internazionali