Storia delle istituzioni militari e dei sistemi di sicurezza
Cristina Bon: la guerra come fenomeno istituzionale
La guerra è un fenomeno istituzionale. Tuttavia, non è un concetto molto studiato da un punto di vista sociale perché con la fine della seconda guerra mondiale, fino agli anni ’90, la società civile ha rifiutato di confrontarsi con la questione della sicurezza e della guerra. Ma con il crollo dell’URSS ed il venir meno del Patto di Varsavia, viene alla luce questo problema:
- Un sistema europeo di difesa;
- Terrorismo internazionale, flussi migratori e lotta al terrorismo internazionale;
- Cyber war.
Al venir meno del ruolo dello Stato nazione nella gestione della guerra aumenta l’interesse sul tema della sicurezza. Questo fenomeno preoccupa perché finché era lo Stato a controllare la guerra, vi erano anche dei principi come il principio di reciprocità: si sapeva chi combatteva. Oggi vi sono delle nuove forme di guerra che sono più difficili da controllare.
Werner Sombart e la relazione tra guerra e capitalismo
Werner Sombart (1913) associa la guerra al capitalismo. Parte da una posizione marxista e socialista fino ad arrivare a posizioni naziste. Guerra e capitalismo potrebbero sembrare delle posizioni contrapposte, invece lui lega la guerra al capitalismo, quale può essere un fattore del capitalismo stesso. La produzione per l’equipaggiamento di un esercito è seriale e tutta l’ingegneria connessa alla guerra supporta il capitalismo. Gran parte dell’innovazione tecnologica, anche civile, proviene dalle innovazioni militari. La guerra ha indubbiamente svolto un compito di omogeneizzazione del territorio, affermazione dello status quo.
La guerra non è l’opposto della pace; è simmetrica, e bisogna giustificarla. La NATO nasce per contrapporsi al comunismo. Guerra = polemos, polis, che ha a che fare con la politica. L’organizzazione della comunità rispetto al nemico. Attraverso la guerra definiscono un popolo rispetto al nemico. “Polemos di tutte le cose è padre” cit. Eraclito. La guerra è lo strumento per eccellenza per ottenere la pace. La vera pace si acquisisce tra entità di forze uguali; ciò significa che il destino del debole è subire dal forte. Nel mondo antico, la guerra è un fattore culturale; è una categoria con la quale pensare il mondo. Sia i greci sia i romani utilizzavano la guerra come strumento per comprendere il mondo, ma anche in altri ambiti, come la definizione del genere sessuale discriminando, come strumento per accrescere il proprio status.
Sostituzione del Prof. Scazzoso: guerre e stati moderni
La guerra moderna cambia lo strumento militare. Stato di tipo moderno: il modello statuale è determinato da alcuni caratteri; ci sono Stati come i normanni per l’esercito o Venezia per la marina che già nel Medioevo potevano considerarsi moderni. La guerra diventa un ufficium, un servizio che lo Stato deve rendere alla collettività. Non si tratta più di una questione di onore come con gli ordini cavallereschi.
La nascita del concetto tipologico dello Stato comporta un cambiamento anche nella guerra, passaggio dal mecenatismo alla milizia, idea di uno Stato permanente. Lo Stato non può essere più retto da una struttura frammentata e nobiliare ma necessita di un potere centrale rappresentato dal sovrano.
Elementi portanti dello strumento militare in relazione allo stato moderno
Accentramento
Lo Stato che coincide con il sovrano: la guerra è giustificata e legittimata solo dallo Stato, al di fuori di ciò è omicidio. Nella concezione dell’accentramento statale, solo lo Stato è legittimato all’uso della violenza. Il problema della guerra non è di tipo morale ma è un problema di legittimità; è un problema pubblico. Necessità di creare una singola armata nazionale: la guerra è dello Stato, ovvero del Re. Attualmente, vi sono delle condizioni di legge ed accordi internazionali che ci dicono se la guerra è legittima o meno.
La guerra è anche un problema di tipo militare: scompare il particolarismo medievale e nasce la corte, gerarchia e accentramento del potere nella figura del Re. Solo l’accentramento ci dà l’idea del comando. Con le crociate, i nobili da un punto di vista finanziario si sono impoveriti; quindi le finanze sono presenti solo alla corte; accentramento amministrativo; impostazione di tipo gerarchico; la politica e l’economia è del Re così come l’esercito è regio e la guerra è del Re. A questo punto, bisogna spiegare per quale ragione si combatte; se non si combatte più per l’onore e per la gloria, anche la guerra deve avere una sua pubblicità (nel senso di publicum). Il sovrano accentra il potere limitando il potere del clero e della nobiltà; tutto ciò fino alla rivoluzione francese. Da sempre politica e guerra erano un fatto nobile; l’assolutismo riduce i nobili alla totale dipendenza del Re, il quale rivendica questo potere per sé.
Burocratizzazione
Lo Stato moderno è uno Stato burocratico. Lo Stato funziona attraverso una serie di unità amministrative di cui quella militare è una delle più importanti. Lo Stato è organizzato in maniera capillare a livello burocratico ed amministrativo. La burocrazia è cresciuta nel tempo a livello di autonomia rispetto alla politica. Dal potere regio devono derivare delle norme amministrative per gestire una serie di servizi (istruzione, sanità, potere militare) che diventano dei servizi da rendere alla collettività. La leva diventa un mestiere che con il tempo deve essere sempre più specializzato. Es. Napoleone ha fatto delle riforme di carattere amministrativo; l’esercito è una macchina burocratica che deve funzionare; quanti uomini sono realmente operativi e quanta artiglieria è davvero utilizzabile. L’organizzazione dello Stato deve essere di tipo razionale attraverso una serie di uffici che fanno capo al sovrano. Nel nostro caso, è strutturato per ministeri (Ministero della Difesa; in accordo con la Costituzione che concepisce la guerra solo come strumento di difesa e non di offesa).
Innovazione tecnologica e specializzazione
Nel passaggio dall’idea del modello cavalleresco alla guerra moderna vi è un concetto di furbizia: vincere attraverso una strategia. Il cambiamento sociale comporta delle innovazioni tecnologiche che dal ‘400 in poi, sono applicate anche all’arte della guerra. Oggi più che mai, la guerra è solo tecnologica; è una gara in evoluzione. Lo Stato moderno si fa carico di adeguare lo strumento della guerra all’innovazione tecnologica. Es. la prima guerra mondiale viene considerata la prima grande guerra industriale; quanto le industrie sono in grado di produrre. Bisogna chiedersi se fare la guerra con determinati strumenti sia morale ed allo stesso tempo, bisogna chiedersi se vincere sia talmente importante da considerare qualunque mezzo lecito. Nella modernità, l’evoluzione tecnologica è lo strumento principale della guerra; alcune tecnologie vengono testate proprio in tempo di guerra. Nasce lo strumento di specializzazione; si parla di corpi e di distribuzione per compiti.
Economia aperta e costi della guerra
La guerra è un fenomeno di costo; di razionalizzazione dei costi. Nel mondo medievale feudale, l’economia era di tipo chiuso; economia agricola, di sussistenza. La Chiesa condannava l’usura, quindi non vi era il concetto di prestito ed investimento. Con l’era moderna inizia a diffondersi il concetto di economia capitalistica. Le guerre necessitano di persone che comportano dei costi che non sono compatibili con le finanze ordinarie di uno Stato. Il bilancio della guerra è sempre in deficit. I paesi che fanno parte dell’ONU dovrebbero destinare il 2% del PIL per la difesa comune; ma nessuno eccetto Inghilterra, Polonia e Repubbliche Baltiche rispetta i termini. La guerra va prevenuta e le innovazioni si fanno in tempi di pace; ma non si riesce ad investire nella difesa. Questo significa che in tempi di guerra si fa ricorso a delle finanze straordinarie attraverso tasse straordinarie. In passato, il reclutamento avveniva attraverso le parrocchie. I costi iniziano proprio con il reclutamento; il soldato deve essere addestrato ed equipaggiato. Nelle cosiddette guerre di massa non c’è più l’onore del mondo cavalleresco, quindi la leva diventa obbligatoria. Guerra di massa perché la partecipazione è enorme; è richiesto un numero sempre maggiore di personale; e ciò porta ad un aumento dei costi. Il mondo moderno porta al mercantilismo e quindi, all’accumulo di ricchezze che serve anche per la guerra; lo Stato per essere forte deve essere ricco; da qui la necessità di elaborare delle dottrine economiche per aumentare la ricchezza da destinare alla guerra.
Nascono delle figure come:
- Intendenti: L’antesignano del prefetto; la massima istituzione di amministrazione delle periferie; deve occuparsi di giustizia, finanze e leva militare.
- Ispettori militari: Carica monocratica di controllo essenzialmente finanziario per controllare la corruzione che coinvolge le forze armate.
- Consigli di amministrazione della guerra: Anche la guerra deve essere amministrata correttamente.
Formazione del personale: scuole militari. Siccome la guerra è una forma di specializzazione, bisogna creare delle accademie militari. Il militare è colui che deve sapere utilizzare degli strumenti più sofisticati e deve avere delle nozioni di strategia militare; soprattutto per quanto riguarda la formazione degli ufficiali; ultima nicchia di potere feudale rivendicata dalla nobiltà.
La rivoluzione francese e l’età napoleonica
Assolutismo XVII – XVIII secolo
- Passaggio dal privato al pubblico.
- Processo di accentramento ed espropriazione del potere militare a danno dei nobili attraverso l’introduzione di una leva militare.
- Nascita delle armate nazionali: l’armata permanente.
- Soppressione della venalità delle cariche: compra/vendita delle cariche.
- 1763: la Francia viene divisa in 15 dipartimenti con a capo un maresciallo; tutti esempi della centralizzazione del potere.
- L’Editto di Ségur: richiede che gli ufficiali siano dotati di 4/4 di nobiltà; bisognava dimostrare che per 4 generazioni consecutive si discendeva da nobili; questo non aveva nulla a che fare con la professionalità; requisito presente anche in altri organi come quelli giudiziari.
I più alti gradi di comando vengono assegnati in base agli interessi politici; quindi c’è una grande commistione tra la politica ed il potere militare. Istruzione militare: con Luigi XV abbiamo l’École Militaire; abbiamo delle scuole/accademie militari ma generalmente sono rivolte ai nobili, quindi sono più generaliste o addirittura si tratta di istituti filantropici la cui formazione era assolutamente carente.
La capacità era una vocazione personale, puramente casuale. Tuttavia, ai livelli più bassi abbiamo delle scuole che formano da un punto di vista tecnico (es. artiglieria); a queste persone viene riservato l’operativo ma non ricopriranno mai ruoli da ufficiali; a comporre queste scuole di ingegneria tecnica sono soprattutto la piccola e media borghesia. Anche per quanto riguarda l’organizzazione del personale resta invariata; il generale furiere addetto ai rifornimenti si occupa delle questioni organizzative ed è la figura di riferimento; vengono considerate attività logistiche, quindi di secondo ordine. La strategia era di dominio dei generali e degli ufficiali di rango nobile. I valori militari (competenza, disciplina) erano assolutamente sottovalutati; i valori militari erano quelli dei nobili (es. lusso, coraggio, individualismo); il grado militare doveva corrispondere ad un certo trattamento (come se fossero a corte), quindi si traduceva ad esempio, in alloggi migliori; inoltre, vi erano continui duelli d’onore che non permettevano di introdurre valori come la disciplina.
Questo sistema viene completamente messo in discussione con la rivoluzione francese ed in particolare, con l’età napoleonica. Napoleone riforma radicalmente il sistema militare. L’esercito francese alla vigilia della rivoluzione presentava diverse criticità:
- Instabilità giuridica: continui cambiamenti ai requisiti per la leva.
- Mancanza di uniformità dei corpi militari.
- Posizioni di comando affidate alla nobiltà.
- Contrasto perenne tra nobiltà e borghesia sulla formazione degli ufficiali; creazione dello Stato Maggiore per risolvere un problema di comando; viene utilizzato già durante la Campagna d’Italia ed in Prussia; si occupa della pianificazione militare, logistica, comandi operativi (tradurre i comandi del governo in comando pratico/operativo).
- Distacco tra gli ufficiali e le truppe; Editto di Ségur; distacco legato alla provenienza del ceto sociale (nobiltà/ufficiali e borghesia/tecnici).
Le novità della rivoluzione francese
- Cambia la concezione dell’esercito: modifica della leva. L’8 luglio 1789 viene presentata la proposta di formare la prima Guardia Nazionale; nasce con lo scopo di difendere la Francia da un colpo di stato monarchico. La Guardia Nazionale viene regolarizzata nel 1791; le disposizioni obbligano tutti i cittadini attivi che hanno diritto di voto con 18 anni di età. Godere dei diritti politici prevede un minimo censo; quindi si tratta di un corpo di cittadini il cui scopo è quello di garantire e difendere le libertà ed i diritti pubblici. Parigi era divisa in 60 distretti ognuno dei quali doveva formare un battaglione che venivano raggruppati in 16 legioni. L’idea era quella di affiancare all’esercito regio (costituito da soldati professionisti) cittadini in armi; che combattono per la gloria dello Stato; il cittadino servo dello Stato.
- Con l’arresto del Re nel 1792; gli ufficiali abbandonano i reparti e quindi, allo scoppio della guerra, l’esercito viene distribuito tra il Nord, il Centro ed il Reno. Si riescono a richiamare alle armi circa 100.000 uomini; quindi l’idea del cittadino soldato. Lo Stato può fare affidamento sui grandissimi numeri. In questo periodo, la Francia subisce un embargo, quindi non può importare; la guerra provoca ulteriori problemi per l’organizzazione dei viveri, soprattutto nella gestione degli appalti. Nonostante tutto, i francesi riescono a portare a termine la più grande vittoria contro la Coalizione antifrancese; che ha una grande ricaduta sul morale dell’esercito. Vittoria di Valmy (1792); vince come esercito formato dai cittadini in armi e non come esercito regio.
- Cambia anche il sistema di reclutamento: durante la guerra vengono chiamati alle armi tutti i cittadini francesi tra i 18 ed i 25 anni (coscrizione obbligatoria); non si recluta sulla base del censo e del cittadino attivo.
- 1794: creazione dello Stato Maggiore; rimediare alla mancanza di una struttura di comando. L’idea è quella di razionalizzare l’organizzazione militare.
Riforme dell’età napoleonica
- 1796: Il Congresso della Repubblica nomina Napoleone Generale d’Armata per conquistare il Nord Italia. Napoleone cerca di risolvere il problema delle disponibilità sulla carta rispetto le disponibilità effettivamente utilizzabili; problema di mancanza di pezzi di ricambio, di gestione degli appalti; conseguenza della mancanza di una struttura amministrativa efficiente. Quindi Napoleone cerca di dividere gli eserciti e viola le neutralità degli Stati (in particolare, il Ducato di Mantova). Nel 1797 fonda la Repubblica Cisalpina.
- 1798: Legge Jourdan-Delbrel; legge sulla coscrizione obbligatoria; reclutamento alla leva di giovani tra i 20 ed i 25 anni, eliminando le esenzioni anche nei tempi di pace. Il servizio militare diventa permanente; questa legge si basa sull’art. 9 della Costituzione dei diritti e doveri dell’uomo e del cittadino (1795); la quale stabilisce che il cittadino deve i suoi servizi alla patria per il mantenimento della libertà e della proprietà. Siamo agli albori degli eserciti di massa, perché tutti devono avere l’addestramento necessario per intervenire in caso di necessità. Napoleone vuole disporre di masse di uomini da mandare al macello; questa è la grande intuizione di Napoleone.
- 1804: Stabilisce che il numero delle reclute è definito in base alle esigenze del Senato (la Francia è divisa in 130 dipartimenti). Crea un sistema gerarchico e centralizzato per limitare le diserzioni e le esercitazioni. I criteri per essere reclutati sono: cittadinanza e sesso maschile; in modo tale da assicurare una quantità costante all’esercito di nuove reclute. Napoleone concede il suffragio universale che risolve con i grandi plebisciti. Due principali ostacoli: Economico: Abbiamo masse notevoli che vanno equipaggiate e mantenute. Politico: Bisogna assicurare una cittadinanza attiva. Napoleone inizia a sfruttare al massimo le innovazioni tecnologiche al servizio della guerra.
Il sistema militare napoleonico
- La struttura amministrativa di base deve essere efficiente.
- Grande armata. Stato Maggiore.
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