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Storia delle istituzioni militari

La prima guerra mondiale

La prima guerra mondiale è un contesto in cui si concentrano una serie di passaggi che si intrecciano e ne fissano le sorti. Vi è una modernità che irrompe; ad esempio, vediamo un quadro dei primi anni '20 che dà l’aria apocalittica di chi è passato in mezzo a una grande devastazione. La prima guerra mondiale segna le generazioni e il modo di pensare. Il lutto della prima guerra mondiale è un carattere della guerra, è un contesto bellico in cui prevale la morte dei maschi giovani.

Questo lutto mette in gioco la relazione tra cittadini e stato, chiamato "apogeo della società", secondo cui prende milioni di uomini e li scaglia sul terreno fino alla morte. Oggi il rapporto è cambiato, la sovranità è diversa, la coercizione che legava gli individui al destino è cambiata. Anche l’atteggiamento di chi guida gli uomini è diverso; siamo impietriti davanti alla noncuranza e leggerezza rispetto alle perdite che vi sono.

La storiografia ha messo in campo una lettura del fenomeno che ci proietta in una lettura politologica della storia. È una guerra industriale più che tecnologica, in quanto la trasformazione delle armi sotto l’impulso della tecnologia non avviene durante la prima; siamo solo agli esordi. Possiamo dire che la prima guerra mondiale è un incubatore della scienza, infatti le scienze vengono organizzate nella logica della guerra, si mobilitano le varie tecnologie (in campo navale invece i nuovi mezzi tecnologici sono significativi).

Gli eserciti e lo stato moderno

Gli eserciti sono fatti dai cittadini, ci misuriamo con eserciti di civiltà. Lo stato moderno nasce. Gli apparati militari sono uno dei territori della modernità, come la crescita degli apparati industriali. Vi sono dei nascenti stati nazionali. Siamo in un periodo in cui vi è una transizione in cui lo stato moderno si professionalizza. L’esercito è di dimensioni contenute, ha una ufficialità aristocratica. Già nel primo '700 si forma una professionalizzazione dei militari, non vi è solo il coraggioso nobile.

Le guerre in questo periodo sono guerre che logorano, sono dinastiche (sono di competizione dinastica, riconoscimento di ruoli dinastici). Questo tipo di eserciti è vincolato da fattori logistici. Nel caso dell’esercito prussiano, abbiamo sudditi del re; è un modello medievale in cui la podestà delle armi è distribuita e non in mano allo stato. Qui abbiamo un primo modello di contadini chiamati alle armi. Il salto si fa con la rivoluzione francese, che chiama soggetti che, alla luce della rivoluzione, acquisiscono diritti e per proteggerli si mette in atto, per la prima volta, un dovere di carattere universale.

L'esercito di Napoleone

Chiamati alle armi sono tutti i giovani maschi atti alla fatica militare. È un salto politico che anticipa e accompagna un passaggio di tipo economico e strutturale. La fine del '700 è la fase in cui prende piede la rivoluzione industriale, inizia a cambiare la tecnologia disponibile, e quello che si mette in campo sfrutta al massimo le possibilità che iniziano a evolversi.

L’esercito di Napoleone ha una dimensione molto ampia che non è più garantita dal costo dei mercenari, ma si affida alla fede dei suoi cittadini. È una logistica avventurosa, di razzia; l’esercito è composto da armate significative e diventa così grande da avere unità, un'organizzazione, che include le brigate, le divisioni e i vari reparti. Sono di dimensioni grandi che si muovono sul terreno e rinunciano ad alcune caratteristiche degli eserciti dinastici. Contano di essere veloci in massa e di battere il nemico anche quando il nemico è teoricamente più forte e organizzato.

Anche l’organizzazione della battaglia cambia, i battaglioni in corona, ad esempio, sono una delle caratteristiche dell’esercito della rivoluzione. Gli eserciti della rivoluzione basano la loro forza sulla massa. Abbiamo truppe che vengono sfruttate in blocco, i soldati non devono essere addestratissimi e sapere tutto in quanto si muovono tutti in massa dentro le linee dell’avversario. Questo perché sono tanti e partecipano all’entusiasmo della lotta e sono guidati da ufficiali che iniziano a cambiare. La borghesia aveva già iniziato a mettere il naso nella commissione militare, ma qui la professione militare diventa un percorso di promozione sociale. Quante carriere crescono da rami inferiori fino in alto, i generali di Napoleone sono spesso giovani che hanno acquisito sul campo esperienza e capacità di viverci e partecipano della stessa parabola di Napoleone (a sua volta un ufficiale istruito alla scuola militare, ma un ufficiale che non ha tanto dell’aristocratico ma sa comunque tanto grazie alle sue capacità).

La leva obbligatoria

È un modello partecipato, motivato, di partecipazione all’esperienza di guerra. La rivoluzione esporta anche l’idea della cittadinanza, cioè l’acquisizione di nuovi diritti e doveri è anche per questo che la rivoluzione trascina pezzi delle borghesie urbane europee. Ci sono decine di migliaia di italiani che combattono nelle armate di Napoleone, in cui c’è la prima idea di un’entità condivisa. Abbiamo il primo esempio di esercito che mobilita le Nazioni. Napoleone immagina un esercito diverso, in cui la partecipazione collettiva è il punto di forza dell’esercito di massa che mobilita le nazioni.

Altro fatto da considerare è la leva obbligatoria. L’ancien régime spesso ristagna la prestazione militare ai cittadini, vi era un reclutamento solo in alcune aree; i Borboni, ad esempio, esclusero i siciliani dalla leva militare. Prende corpo un attrito tra società contadina e stato moderno, che attinge dalle risorse del paese, lo fa attraverso la tassazione per sostenere i servizi, lo fa attraverso la leva per sostenere la forza dello stato. Un mondo che era appartato durante l’ancien régime, governato dalle autorità locali, soggetto alle leggi e prestazioni obbligatorie ma in realtà sottratto dal circuito di una burocrazia moderna viene immesso in questo meccanismo.

Vi sono forme di resistenza e di rivolta (brigantaggio). È l’attrito tra società e stato, stato che diventa moderno e società che si deve adeguare a questo allineamento.

La restaurazione

La restaurazione ci fa notare quanto politiche fossero le premesse napoleoniche; con la guerra di Napoleone possiamo parlare di una guerra che rischia di diventare totale. Le guerre della rivoluzione cambiano i connotati, i regimi dei paesi che combattono, creano sistemi nuovi. Non è per niente una guerra piccola: si considera piccola perché fatta da piccoli gruppi di uomini che incidono sulla dinamica dell’occupazione dei territori, ma non è per niente piccola, è una guerra profonda, feroce, si nutre di un’inimicizia assoluta, in cui abbiamo un combattente che non riconosce la legittimità dell’altro combattente. Induce quindi, dal punto di vista della guerra come istituzione. Altro fattore da considerare è la tecnologia, che introduce la capacità distruttiva mai stata sperimentata.

La restaurazione è importante dal punto di vista politico, cioè indica la preoccupazione dei sovrani che restauravano l’Europa post-rivoluzionaria sulla base di un piego della forza sugli apparati militari; avevano una paura sola: la rivoluzione. La Santa Alleanza anche è un accordo per il mutuo soccorso. Questi eserciti della restaurazione sono qualificati come eserciti di caserma, li distingue dagli eserciti nazional-patriottici dell’esperienza precedente; sono di caserma perché sono costruiti con un meccanismo che li separa dalla società, sono basati su un reclutamento parziale, spesso sulle frange più affidabili della popolazione. Ad esempio, l’esercito sabaudo è soprattutto levato presso alcune vallate alpine; hanno una dimensione ridotta.

Gli uomini formati in questo contesto vengono addestrati e separati insieme, preparati alla prestazione militare e separati dalla società. Nel caso francese si hanno eserciti di qualità che hanno una buona base di addestramento; in Inghilterra vi è sempre un modello molto professionale, tanto che alleverà un esercito di professionisti oltre mare. L’esercito francese è sensibilmente significativo perché è costruito nel cuore della rivoluzione, fatto soprattutto di popolazione contadina e non urbana; le classi urbane sono pericolose in quanto sono loro ad aver dato inizio alla rivoluzione.

Armano i contadini e formano con funzioni di guarnigione l’esercito francese che sarà un esercito di qualità con funzioni di guarnigione. Questi eserciti hanno un limite nella capacità di mobilitazione; nel momento in cui si presenta un pericolo esterno, i limiti di mobilitazione della forza del paese si sentono, poiché hanno addestrato pochi uomini. Il meccanismo che si viene introdotto è il meccanismo di richiamo alle armi per le classi più vecchie. L’unico contingente di uomini, diverso da quello già in linea, è quella porzione di congedati che hanno ancora le capacità per portare le armi; questo è il secondo esercito, la riserva. Dentro questo meccanismo si instaura un modello alternativo a quello francese, che è quello prussiano, in cui le classi urbane non sono pericolose e continuano ad armarli in massa, si crea il meccanismo della milizia territoriale, addestrano i contadini per un periodo di tre anni.

Il meccanismo di leva è territoriale; quindi ogni armato fa guarnigione presso la sua area territoriale e viene mandato in congedo dopo i tre anni, ma viene periodicamente richiamato per restare affiatato negli anni di pausa. Questo permette che quando suona la "campana" della guerra, il mio esercito di professionisti si può dilagare, perché si può pescare tra i ranghi tutti coloro che hanno fatto il loro servizio di tre anni e sono mantenuti in addestramento per altri 12 grosso modo, e quindi la Prussia continua a schierare un esercito di grandi dimensioni.

I grandi processi strutturali

La rivoluzione industriale passa dalle isole britanniche al cuore del continente, inizia a manifestarsi. Ha portato un fenomeno collegato, cioè un aumento della capacità agricola, un miglioramento delle reti di trasporto, l’introduzione per la prima volta di ferrovie. È la rete dei trasporti che inizia ad aumentare e a dilatare anche gli effetti sulla produzione agricola, con l’introduzione delle rotazioni, miglioramento delle culture e aumento della popolazione, aumento della circolazione delle merci. Non esistono più isole e aree isolate dal mercato in cui la carestia porterebbe alla morte. Abbiamo un nuovo sistema economico che ha capacità di alimentare una popolazione in maniera diversa, che cresce, molte popolazioni giovani, in cui cambiano le dimensioni potenziali degli assetti militari, alimentazione migliore, trasporti, capacità di comunicazione e quindi di alimentazione degli sforzi logistici che ci consentono di far funzionare apparati militari di dimensioni diverse.

In contemporanea a ciò c’è anche una trasformazione di tipo tecnico che interferisce sulla dimensione tattica; quella dimensione strutturale ed economica vista prima interferisce con la guerra e le sue ambizioni. Le trasformazioni della tecnica interferiscono con la tattica nel senso che cambiano il modo di gestire gli uomini sul campo di battaglia, di darsi degli obiettivi e di perseguirli. È un ciclo abbastanza rapido per quell’età; passiamo poi sostanzialmente a una nuova tecnologia, la metallurgia si raffina, riusciamo a produrre su scala industriale fucili (rigatura di fucili e cannoni).

Accanto a ciò associamo un miglioramento chimico della polvere da sparo; il punto di arrivo è negli anni '70 con una polvere IF (infume), non c’è più il fumo del campo di battaglia, che consente al combattente di non essere visto; se il combattente spara, non è più individuabile dalla nube. Mentre succede ciò, migliorano anche i fucili con retrocarica. L’uomo nell’arco di un cinquantennio diventa capace di sparare una quantità di proiettili impensabile prima, con tempi molto rapidi. Se il campo di battaglia è diventato così micidiale e la velocità di fuoco lo satura, anche i soggetti che si caratterizzavano per la velocità, iniziano ad avere dei problemi.

È qui che il campo di battaglia deve essere ristrutturato e ripensato e governato in maniera diversa. Lo scenario con cui ci siamo misurati fino ad ora è uno scenario europeo moderno. Ma c’è un altro scenario moderno, che è figlio dell’Europa ma che dell’Europa non è: il continente angloamericano, la Francia arriva nell’Africa centrale, questo è l’inizio dei secoli bianchi, è la stagione in cui i bianchi europei dominano il mondo, in cui fissano nel mondo dei punti di controllo e trasmettono la loro cultura. Nel 1830 arrivano i francesi nell’Algeria. Le esperienze coloniali sono ricche di implicazioni dal punto di vista militare, impariamo delle cose ma le sistematizziamo tardi.

Il continente nordamericano è invece pieno di bianchi dominatori che non solo ammazzano i pellerossa ma addirittura vi è una guerra civile. La guerra civile americana è il primo grande massacro della civiltà. È una guerra di massacro, in cui gli americani hanno perso più uomini in assoluto. Si mettono a frutto gli strumenti militari di questa trasformazione, rivoluzione: i fucili di nuova nascita, l’uso di masse armate, un’organizzazione di massa profonda che mobilita le economie.

Grandi masse di combattenti e per la prima volta anche di prigionieri, nascono anche i reticolati per tenere i prigionieri; nascono anche degli strumenti giuridici, ad esempio il codice Lieber, come prima messa a fuoco dei diritti dei prigionieri, un modo di garantire all’uomo in divisa che cede le armi in un contesto in cui la guerra assume una particolare ferocia.

Inizia a prendere corpo di fronte alla distruttività della guerra il tentativo di normarla, cioè di dare a questa esplosione di violenza un sistema di contenimento giuridico che mantenga le sue vesti di istituzioni. La guerra è un’istituzione, cioè qualcosa di normato che risponde a delle regole, individua degli attori e fissa le regole del loro comportamento. A volte l’istituzione si frantuma di fronte alla guerra, ma qua siamo ancora nel pieno della istituzionalizzazione della guerra, nel pieno delle guerre dinastiche dell’ancien régime in cui lottavano ufficiali che seguivano un codice.

Ma quando le guerre diventano assolute, guerre di corruzione, è una guerra che sfugge e che viola tutte le regole, i suoi combattenti non si legittimano più, è una guerra di vendetta. Il modello americano è un segnale, un campanello d’allarme, perché assume per la prima volta alcuni caratteri nuovi destinati a proiettarsi sugli altri, questo innanzitutto perché è un confronto in cui la cavalleria scompare, non perché scompare dal campo di battaglia ma perché viene fatta a pezzi innanzitutto perché il fuoco la calcifica, ha funzioni di esplorazione ancora importante.

Ma è già un contesto in cui alla luce della potenza di fuoco dei due schieramenti il fante deve prendere la zappa e iniziare a scavare per proteggersi; inizia il periodo della trincea, figlia della potenza di fuoco di questi nuovi sistemi. Lo scenario napoleonico inizia a essere sostituito da battaglie che assumono i caratteri della guerra che consumano i combattenti staticamente.

La battaglia di San Martino

La battaglia di San Martino lascia sul campo di battaglia decine di migliaia di uomini ed è da qui che inizia a partire l’idea di soccorso ai combattenti. Si cerca di prendere atto della distruttività della modernizzazione della guerra e di controllare gli esiti. Quindi siamo di fronte a una guerra nuova, ma che cerca sempre di mantenere il controllo.

L’esempio americano non dà subito i suoi frutti, perché le grandi esperienze americane trovano soluzione sul campo di battaglia, portano a una vittoria o a una sconfitta e non a un esaurimento dei combattenti. L’esempio chiave che condiziona l’assetto dell’esercito europeo e li trasforma nell’assetto che poi prenderanno con la prima guerra mondiale è la guerra franco-prussiana; siamo nel 1870 in cui l’impero tedesco torna a dominare la scena europea, da lì in avanti tutta la politica europea è giocata sul terreno nazista, verrà debellato solo nel 1945.

Il vecchio impero della Francia contro il nuovo impero, la Germania, rappresenta un confronto e una competizione tra i due modelli: modello tradizionale di Napoleone che ha qualche quidicati, truppe professionisti che non è dilatata ma che al massimo può portare in linea le ultime schiere del personale addestrato, ma è fondato in maggior parte dall’esercito presente; mentre la Prussia sfrutta il suo modello militare, che è un modello estensivo, di leva in massa che può portare in linea oltre un milione e cento di uomini, contro i 600 mila uomini francesi.

La Prussia ha prodotto una serie di comunicazioni pensate per portare alla linea le sue centinaia di uomini in prima linea, con una grande capacità industriale che gli permette di essere un esercito moderno oltre che di massa e si muove secondo linee che valorizzano la capacità di muoversi in massa; i francesi cedono. Questo è un modello che dal 1870 diventa non eludibile da parte di tutti apparati europei. Dopo che la Prussia mostra questo sistema, tutti gli apparati militari devono in qualche modo adattarsi.

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Scienze politiche e sociali SPS/03 Storia delle istituzioni politiche

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