Appunti di storia delle dottrine politiche
Appunti di Fabrizio Maltinti
Parte prima: Utopia
Nell’accezione comune, il termine Utopia ha assunto il significato negativo di un sogno irrealizzabile (colpa della classe politica). Invece, l’Utopia è un progetto che l’uomo, sia individualmente che collettivamente, globale o parziale, elabora per superare le negatività che esistono al presente e per migliorare la società.
Esempi di utopia del passato
- Platone, “La Repubblica”: Sebbene non citi il termine "utopia", ne aveva presente il concetto in termini equivalenti, quando auspica la “polis nuova” che, al momento, non esisteva “in nessun luogo della terra” ma solo “nei discorsi” e “forse nel cielo... ne esiste un modello”.
- Thomas Moore, "Utopia" (1516): Da OU-TOPOS = non luogo, luogo inesistente nel presente ma che esisterà nel futuro; cioè diventerà EU-TOPOS = buon luogo. Thomas Moore è stato l’inventore del metodo della ricerca scientifica basata sull’osservazione dei fenomeni naturali. Con lui nasce la scienza sperimentale moderna. Da noi lo stesso approccio fu fatto da Galileo Galilei.
L’Utopia è pertanto un pensiero che matura la coscienza politica dei cittadini (ed il loro senso del “sociale”). Nella storia, l’Utopia si presenta come un’istanza per il superamento di un contesto politico-sociale che non va, che non funziona, che causa sofferenza. Il bisogno, quindi, di individuare cosa non va e proporre i correttivi.
Una progettazione per rimodulare quel contesto nella direzione della giustizia. Quindi, non una qualunque risposta, ma la risposta giusta per realizzare la piena uguaglianza, libertà, solidarietà, pace ed amore universale.
Nelle Costituzioni di fine '700 – quella USA, quella francese – era anche prevista l’istanza della felicità del popolo. Concetto poi sparito nelle Costituzioni successive. Infatti nell’età moderna si innescherà il concetto di liberazione dell’uomo.
L’Utopia, quindi, è un progetto costitutivo che è anche un processo storico; in altri termini, il progetto individua delle azioni che portano ad attuare il progetto stesso. L’attore principale di tutto ciò è il popolo che si adopra per realizzare il progresso.
L’Utopia è la presa di coscienza di quello che accade nella storia e l’impegno dei popoli a migliorarsi. In quest’ottica, l’Utopia si identifica con la democrazia (e con la giustizia) perché uguali sono i temi che affronta, uguali i traguardi che si pone ed uguale l’attore – il popolo – che deve conseguirli.
La prima istituzione politica che va in direzione della soddisfazione del popolo è il governo di Atene nel VII° secolo AC e si estingue con la conquista romana (146 AC, Saccheggio di Corinto). L’Utopia introduce un nuovo modello di storia: il modello lineare.
Se noi dovessimo indicare con un grafico il concetto della nuova storia secondo il modello dell’Utopia, avremmo una linea retta che, partendo da zero, ha uno sviluppo lineare infinito. La storia antica, invece, era “circolare”, nel senso che aveva un inizio ed una fine… e la fine corrispondeva con l’inizio. Nella storia antica, tale concetto era graficamente espresso con l’ouroboros - il serpente che si morde la coda – che esprimeva il concetto della metempsicosi, della reincarnazione, della rinascita. Sovente si trova nei cimiteri, come effetto consolatorio della morte.
Successivamente (1000 AC in poi), con il messianesimo, il profetismo e, successivamente, con il cristianesimo si introdusse il concetto di “creazione”, e con esso, il concetto di inizio e di fine della vita terrena con la conseguente ascesa al cielo. Quindi una storia concepita come “parabolica”.
Il corpo si deposita nel luogo della sepoltura ed inizia la storia metafisica dell’anima; una storia che non appartiene a questo mondo terreno. Fine che coincide anche col ritorno del Cristo, il giudizio universale e la fine dei tempi.
Il rinascimento (1400 dC) si accorge che l’uomo esiste in quanto tale e non è schiacciato dalla presenza degli dei in cui l’aldilà era commisto con l’aldiquà, come nella mitologia greca e quella cristiana. Nel rinascimento (umanesimo) vi è il risveglio della coscienza umana (principio d’uomo. L’uomo non è più un essere qualunque come qualunque animale, ma è stato creato ad immagine di Dio e, in quanto tale, è dotato di intelligenza. Un soggetto che cresce in continuazione e, quando muore, l’umanità continua. Quindi, come dicevamo, la storia diventa una retta che non ha fine.
Da cui progresso, come coscienza di una crescita continua, sebbene tale crescita subisca - come il passato ha dimostrato - delle pause e degli arretramenti temporanei.
Caratteri del progresso
Il Progresso ci porta dall’età moderna all’età contemporanea. I fattori del progresso derivano dal principio dell’uomo teorizzato da Pico della Mirandola.
- Il primo principio è il principio di libertà, declinata, poi, al plurale (di stampa, di giudizio, di voto, di guerra…);
- Poi il principio di ragione, come ricerca e come motivazione adeguata per tutto ciò che l’uomo fa. Tutto il sapere non deve derivare da una fonte autoritaria ma deve essere frutto di una ricerca scientifica (ragione scientifica); quindi, la verità, per essere valida, deve essere provata.
- Poi il principio di interiorità che contraddice l’arbitrio e comporta la tolleranza e la libertà di ogni individuo in quanto ognuno deve rispettare il pensiero altrui;
- Il principio di società e di solidarietà che sancisce che l’essere individuo è un essere che fa sì che ogni individuo sia, contemporaneamente, se stesso e la specie, quindi la società (dal punto di vista genetico) e la società è il popolo e deve essere concepito come principio di fratellanza;
- Principio di politicità: crescita etico-politica dei popoli.
- La scienza non è solo un fatto di conoscenza ma ha anche una applicazione pratica nella tecnologia e le macchine nascono per alleviare la fatica dell’uomo.
Da ciò nasce l’industria che, nel mercato, raggiunge una dimensione planetaria. Mercato inteso non come “speculazione” ma come “condivisione di beni” (principio socialista), quindi un fattore di fratellanza.
L’utopia moderna è caratterizzata dai fattori del progresso medesimo:
- Logos (parola scienza);
- Techne (operatività, tecnologia, industria);
- Ethos (etica del governare);
- Polis.
Quindi l’utopia è la capacità di capire la storia nella sua componente benefica e distinguerla dal suo aspetto negativo, la distopia (esempio, l’invenzione dell’energia atomica). Questa idea di progresso è, tuttavia, avversata dai pensatori “post moderni”, i Pensatori Deboli.
All’inizio del ‘900 nasce il pensiero debole. Il pensiero debole teorizza che, poiché le cose sono così difficili da comprendere, prevedere il loro futuro è impossibile (relativismo). Del presente si può solo parlare descrivendo quello che accade, quello che noi vediamo, ma non si può andare oltre.
Gli utopici si contrappongono a questo teorema del pensiero debole, sostenendo che esiste un pensiero forte che va studiato e programmato. Tutte le crisi distopiche del passato (comunismo, nazismo, fascismo, ecc.) sono state superate dall’umanità, così come le crisi moderne non hanno solo aspetti negativi, ma anche sono di stimolo alla maturazione dei grandi principi etico-politici come quelli maturati negli ultimi 3 secoli:
- 1486, Principio dell’Uomo di Pico della Mirandola;
- Dignità e Diritti della persona umana;
- Principio di Libertà (sia coniugato al singolare che al plurale);
- Principio di Eguaglianza;
- Sovranità Popolare (il Popolo è Sovrano);
- Principio di Solidarietà (inteso non come elemosina, sussidio, ma come principio in cui ogni cittadino deve condividere le sorti degli altri cittadini);
Principi che sono maturati e sanciti nelle “Carte dei Popoli”:
- 1647, 48 e 49, Carta del Popolo (Dibattiti di Putney, UK)
- 1777, Dichiarazione d’Indipendenza degli USA;
- 1787, Costituzione USA;
- 1789, Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, Francia;
- 1791, Costituzione francese post-rivoluzione;
- 1948, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ONU.
Le crisi sono sempre state temporanee, mentre universale è l’humanitas. Abbiamo visto come la storia moderna sia caratterizzata dalla crescita dell’uomo e come abbia ampliato le capacità dell’uomo (nascita della scienza moderna, del metodo sperimentale, del progresso). L’uomo nasce e progredisce all’infinito, sebbene alcuni incidenti di percorso (guerre e conflitti) ne abbiano fermato – se non arretrato – il progresso, ma poi, dopo la pausa, a crisi terminata, il cammino dell’umanità riprende. Come un sentiero di montagna che arriva alla vetta, seppur tra molte difficoltà di percorso.
Ma se ci dedicassimo solo al passato ed al presente, senza costruire il futuro, sarebbe la morte dell’umanità. In realtà vi sono cose che sono universali e che non muoiono; quindi: pensiero forte per poter costruire il futuro; un uomo che sa farsi perenne sui principi di libertà. Quindi un progetto forte che espande, incessantemente, le proprie capacità, protese verso un sapere moderno e rigoroso.
Ogni uomo è fatto di individualità e socialità:
- Individualità: ognuno è se stesso e non ci sarà una replica di un singolo uomo;
- Socialità: nello stesso tempo vi è la specie; ciascuno non può vivere senza gli altri. Quindi l’uomo è, al contempo, se stesso e la specie.
L’uomo è fatto di:
- Soma (corpo fisico);
- Psiche (mente); IN NOBIS “in” non serve la mediazione
- Logos INTER NOBIS “inter” serve una mediazione
Quindi, se l’uomo ha questa forza, da essa non può che derivare un pensiero forte; egli deve credere nella sua forza. La consapevolezza di se fa sì che, per l’uomo, la vita sia una missione.
Utopia come progetto popolare implicito e come progetto popolare esplicito
L’uomo è proteso a conoscere sempre di più e la conoscenza diventa progetto, cioè impegno a scoprire le leggi della natura ed impossessarsi della dinamica dei fenomeni in modo da gestire i fenomeni naturali a suo beneficio.
Quindi, sulla base di quello che l’uomo scopre, progetta il futuro (previsione utopica del futuro). La conoscenza del presente rende possibile la conoscenza dei fenomeni in modo che essi possano essere utili all’uomo. Da ciò si evince che l’Utopia non è materia per sognatori ma materia per scienziati.
Progetto popolare implicito e progetto popolare esplicito
Età moderna, il progresso che arriva alla globalizzazione, un’umanità in continua progettazione; un’umanità che, nonostante temporanei impedimenti, avanza sempre progettando. Il progettare è un elisir di lunga vita anche per il singolo individuo, perché l’uomo è sempre proteso a progettare e, quando vi rinuncia, decade perché rinuncia alla propria evoluzione.
Progetto implicito: il popolo, anche se, talvolta, si trova in una condizione di sofferenza e vorrebbe cambiare lo stato delle cose, dopo poco, questo desiderio di cambiamento, scompare; anche perché, spesso, non si sa come cambiare. Ed allora sopravviene il fatalismo. Quindi, sebbene ci sia una certa volontà di cambiare, non si ha l’intelligenza di organizzare una protesta, un progetto di lotta concreto al di là delle manifestazioni sporadiche di protesta, di ribellione (fatti momentanei).
La rivoluzione (non la rivolta), invece, è quando il popolo si ribella secondo un progetto esplicito ed esiste un portatore storico. In questo modo, la sofferenza viene inquadrata in un progetto socio-economico con una presa di coscienza collettiva che esiste una società ingiusta. Il portatore storico, qui, è, evidentemente, il popolo che, sospinto da un progetto, attua la rivoluzione che cambia lo stato sociale per una società più giusta e più equa. Quindi, la rivoluzione si differenzia dalla rivolta, fenomeno isolato e temporaneo.
L’Utopia, quindi, sia in modo esplicito che in modo implicito, è sempre attiva. L’Utopia permette di conoscere meglio la storia in quanto, per progettare bene il futuro, è necessario conoscere quello che, nel presente, bisogna cambiare, quindi aiuta l’uomo ad orientarsi all’utilizzo della storia. Nell’Utopia, il potere non è forma di lotta, bensì servizio, perché deve perseguire l’obiettivo della società giusta.
Quando il potere è inteso come lotta, esso diventa distopia. Distopia: dal greco DYS (cattivo; rottura del bene) TOPOS (luogo), è il luogo in cui vengono violati ed offesi i diritti umani. Le più grandi distopie della storia moderna sono state il nazismo hitleriano ed il comunismo sovietico (Orwell, nel suo libro 1984, faceva riferimento a Stalin). Anche la distopia, sebbene sia un modello negativo da evitare, può essere utile per far capire gli errori di una scelta in cui la vita di ogni cittadino sia minuziosamente controllata dal “potere”.
Ermeneutica
L'ermeneutica è in filosofia la metodologia dell'interpretazione. La parola deriva dal greco antico ἑρμηνευτική (téchne), in alfabeto latino hermeneutikè (téchne), traducibile come (l'arte della) interpretazione, traduzione, chiarimento e spiegazione. In seguito il termine assume un respiro più ampio tendente a dare un significato a tutto ciò che è di difficile comprensione. In questo senso può essere vista come la teoria generale delle regole interpretative.
Se si trasferiscono i concetti e le tecniche della globalizzazione nella politica, vedremmo come i partiti diventino una merce da vendere. E, grazie alla persuasione occulta propria del commercio, le scelte razionali e consapevoli degli elettori non ci sono più ma vi sono le scelte dell’inconscio. I comizi elettorali di un tempo sono stati marginalizzati a favore dei “talk show” in cui non è il programma politico migliore che vince, ma il personaggio più telegenico, più simpatico, più bello, a prescindere dal programma politico che sta portando avanti. I programmi politici sono stati sostituiti dagli slogan per colpire la parte a-razionale del cittadino. Noi oggi viviamo situazioni nelle quali i politici non ci dicono quello che vorrebbero fare, ma solo quello che il cittadino vuole sentirsi dire.
La globalizzazione nasce intorno al 1980 e teorizza che gli accadimenti che si verificano non hanno più conseguenze “locali” ma, per mezzo dei media, hanno un impatto “mondiale” ed influenzano le azioni di tutto il pianeta. La globalizzazione attua la universalizzazione dell’uomo, dei diritti e delle libertà. L’aspetto positivo della globalizzazione è che emancipa l’uomo e gli dà la possibilità di universalizzarsi. C’è, tuttavia, un aspetto negativo della globalizzazione che consiste anche nell’universalizzazione della sofferenza, del dolore e del disagio. Si pensi al periodo dell’industrializzazione con il conseguente sfruttamento della forza lavoro, ed anche oggi con la delocalizzazione, la produzione va a cercare il lavoro a basso costo nei paesi in via di sviluppo o depressi, licenziando i lavoratori dei paesi più ricchi. Quindi, ognuno di noi è cittadino del mondo.
Parte seconda: La rivoluzione inglese
Venivano chiamati puritani, perché applicavano la “purezza” del Vangelo come modello di vita. La storia costituzionale inglese nasce nel 1215 con la Magna Charta Libertatum. Il re aveva un Consiglio di Nobili di sua fiducia che gli dava consigli “non vincolanti”. Nel 1215 si determinò una situazione in cui il re aveva bisogno di soldati per sedare una ribellione in Scozia; in quell’occasione i Nobili dissero al re che avrebbero fornito le risorse per questo esercito ma chiesero al re di contare di più.
Quindi, il Consiglio Privato del re, divenne Consiglio Comune del re ed i partecipanti a questo Consiglio, non venivano più scelti dal re ma venivano eletti dai Nobili. Il passaggio è fondamentale perché, con la Magna Charta, la monarchia cessa di essere assoluta (sciolta da ogni vincolo) ma diviene condizionata dai Nobili. Qualche anno dopo, nel 1258, vi furono le Provvisioni di Oxford dove, il Consiglio Comune del re, si evolve e diventa Camera di tutti i Lords; nasce la Camera dei Lords.
Il re, per bilanciare il potere dei Nobili, crea un’Assemblea formata da cittadini comuni, non nobili. Nel 1265 nasce la Camera dei Comuni (House of Commons) in modo che, entrando in conflitto di interessi con la Camera dei Lords, lasciava al re il potere di arbitraggio. Senza rendersene conto, l’Inghilterra, in pieno medioevo, aveva assunto la struttura degli stati moderni. Nel 1297 si ha la Confirmatio Chartarum, con la quale, tutti i documenti giuridici esistenti maturati nel tempo, vengono confermati e diventano leggi per tutti; quindi, con leggi “certe”, nasce la certezza del diritto. Nel 1628 viene emanata la Petition of Rights, con cui vennero elencati (e scritti) tutti i diritti fondamentali.
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