Postimpressionismo
L'impressionismo non è un gruppo/movimento propriamente detto, è un gruppo fondamentalmente poetico. Ci sono degli artisti che decidono di esporre insieme in una prima occasione e andare avanti per altre sette mostre esponendo insieme, perché percepiscono sé stessi come accomunati da alcuni elementi (che non sono strettamente legati al linguaggio), ma hanno un comune interesse per il racconto della vita moderna (evitano di rifugiarsi in una vita mitologica, storica o sacra perché appunto vogliono raccontare del loro mondo).
Pittori post-impressionisti
Cosa contraria avviene per i pittori Post-Impressionisti… Gli artisti che noi qualifichiamo come post-impressionisti si sono frequentati solo marginalmente, non possiamo parlare di un gruppo, ma è un raggruppamento creato a posteriori in sede critica, questi artisti non hanno mai esposto insieme. Non si conoscevano neanche molto bene; l’unica convivenza è stata quella tra Van Gogh e Gauguin, ma non ha una buona fine. Nel caso del post-impressionismo quindi è molto importante sottolineare che ci sono interpretazioni molto diverse di quello che anche noi consideriamo come un raggruppamento fatto a posteriori, bisognerebbe parlare di “post-impressionismi” al plurale perché appunto ci sono molti artisti. Nel 1910 si crea artificialmente questo raggruppamento da un tentativo di sistematizzare quanto accaduto dopo l’impressionismo.
George Seurat - "Una domenica pomeriggio alla Grande-Jatte" 1884-86
Si nota ancora un certo legame all’impressionismo per via del tema moderno e mondano, vita del parigino nel weekend, ambientazione elegante. Diverso il modo di dipingere, qui non troviamo la pennellata veloce, istintiva e spesso abbozzata dell’impressionismo, ma è più metodica. Sì, la pennellata è divisa, sì, la legge dei contrasti simultanei viene rispettata, ma qui è rispettata in maniera rigorosa/scientifica (l’impressionismo la interpretava come un’indicazione di massima cioè per far emergere la brillantezza del verde bisognava mettere una certa quantità non definita e non rigorosamente studiata del suo complementare: il rosso).
Henri de Toulouse-Lautrec - "La Pagliaccia" 1895
È rappresentata una scena un po’ privata che non inquadra il momento dello spettacolo vero e proprio. È raffigurata una star dei locali parigini (Moulin Rouge) in un momento di pausa. Sostanzialmente rimane la mondanità di quella atmosfera tipicamente impressionista.
Paul Cezanne - "Montagna Sainte-Victoire" 1905
Sicuramente in questo quadro c’è la freschezza della pennellata impressionista, ma c’è anche un tentativo di superare l’impressionismo. Rispetto al quadro di Seurat dove non c’erano spazi vuoti, ogni puntino vicino a un altro puntino riempiva il dipinto, qui invece la rapidità apparente della pennellata lascia intravedere alcune zone bianche della tela. I colori anche se non propriamente naturalistici ci fanno percepire di che colore sono le cose rappresentate: le montagne in questo caso grigie, il cielo un po’ azzurro e la vegetazione/terra con un tocco di verde e marrone.
Tutti questi artisti sono Post-Impressionisti, ovvero appartengono tutti a una corrente che si declina in maniera molto diversa.
Gauguin - "Visione dopo il sermone" 1888
Utilizza una pennellata piatta non si vede il segno del pennello, inoltre utilizza dei colori non reali, ovviamente non ha visto un prato di quel colore ovvero rosso sangue. Gauguin e Van Gogh sono gli unici che si sono frequentati, due mesi di frequentazione, ma pur essendo stati vicini il loro modo di dipingere è completamente diverso.
Van Gogh - "Notte stellata" 1889
Ha una pennellata molto percepibile (non sembra un cartellone piatto con attaccate delle figure come nel quadro di Gauguin) che segue e costruisce passo dopo passo gli oggetti che vengono dipinti, dunque non si può definire sfondo neutro con inserite delle figure.
Henri Rousseau "Il Doganiere" - "La guerra: La cavalcata della discordia" 1894
Completamente diverso da tutti gli altri, qui parlare di post-impressionismo, alludendo a un’affiliazione dall’impressionismo, qua di quest’ultimo (impressionismo) non rimane nulla, ma si inserisce anche lui in questa grande categoria.
Origini e limiti della definizione
La definizione viene coniata da Roger Fry (Grande critico inglese) nel 1910 in occasione della mostra “Manet e i postimpressionisti”. In mostra vengono esposte opere che documentano la reazione all’impressionismo o la crisi al suo interno. Sono presenti opere di Manet (considerato sia un precursore dell’impressionismo che della sua crisi), Cezanne, Van Gogh, Gauguin, Seurat, Sérusier, Denis, Vallotton, Redon, Matisse, Marquet, Rouault, de Vlaminck, Derain, Picasso. Tra gli artisti presenti solo quattro oggi li consideriamo davvero post-impressionisti. In una seconda mostra del 1912 (nella quale tra i grandi maestri della prima rimane solo Cezanne) si aggiungono altri artisti francesi (tra cui il “Doganiere” Rousseau e Braque), inglesi e russi.
Nella stessa mostra vengono messi: il tardo Manet “Il bar delle Folies-Bergère” 1882 (percepito come precursore dell’impressionismo); Gauguin “La visione dopo il sermone” 1888; Cezanne “Montagne Sainte-Victoire” 1905; Seurat “Una domenica pomeriggio alla Grande Jatte” 1884-1886; Van Gogh "La notte stellata” 1889, ma poi anche Odilon Redon “Il faro” 1883, Matisse “Donna con cappello” 1905, Roualt “Macello” 1905, Picasso giovane quando era nel periodo blu “Poveri in riva al mare” 1903 e altri che non c’entrano più nulla con l’impressionismo.
Odilon Redon - "Il faro" 1883
È evidente che l’attenzione per la vita mondana qua non c’è più. Il faro è quasi un oggetto simbolico.
Maurice Denis - "Le muse nel bosco sacro" 1893
Quelle che dovrebbero essere foglie sul terreno sembrano un tappeto, rappresentazione non naturalistica, disegno precisissimo.
Caratteristiche del post-impressionismo
Non possiamo parlare di post-impressionismo in modo generale (a differenza dell’impressionismo), ma dobbiamo trattare uno per uno gli artisti. Poste le enormi differenze tra le opere di tali artisti nel gruppo individuato da Fry possiamo più propriamente collocare tra i “Simbolisti” artisti come Redon e i “Nabis” (Sérusier, Denis, ecc.), e tra gli “Espressionisti” artisti come Rouault, il giovane Picasso (periodo blu e rosa) e i “Fauves” (Matisse, Derain, de Vlaminck); oggi la definizione di “Postimpressionismo” si utilizza soprattutto per Seurat, Cezanne, Gauguin, Van Gogh, Toulouse-Lautrec (che Fry non considera) e a suo modo per il Doganiere Rousseau.
L’unico elemento comune a questi artisti è il rifiuto per l’arte retinica in favore di un’arte che rielabora con il filtro dell’intelletto e l’emotività del mondo naturale. Quello che l’occhio vede non è riportato sulla tela, neppure in senso di impressione (es. vedo bianco e trascrivo bianco). Il dato naturale viene rielaborato attraverso un processo di pensiero, oppure sulla base di un sentire emotivo.
La formula “Postimpressionismo” indica una successione rispetto all’impressionismo tanto cronologica quanto logica. Se non ci fosse stato l’impressionismo quei sei artisti non avrebbero dipinto quei quadri, perché non ci sarebbero state le condizioni, l’impressionismo ha aperto la strada ad alcuni elementi che sono stati poi sviluppati.
Georges Seurat e il Puntinismo
"Postimpressionismo" in chiave scientifica - Siamo nel 1986, ultima mostra impressionista, all’interno di una sala separata vengono esposti i lavori di Georges Seurat, e compare “Una domenica pomeriggio alla Grande Jatte” 1884-1886. In una sala separata perché gli altri impressionisti percepivano che nel modo di lavorare di Seurat c’era qualcosa di diverso da quello che loro avevano fatto nei 12 anni precedenti.
Le sue opere vengono ammesse a quest’ultima mostra degli impressionisti solo perché insiste Camille Pissarro (l’unico che riesce a capire le intenzioni dei “Postimpressionisti”). Georges Seurat era giovane, aveva ricevuto una formazione abbastanza tradizionale. Prende la regola del contrasto simultaneo e a differenza degli impressionisti la applica in maniera rigorosa. Gli impressionisti applicavano questa regola in maniera sommaria, l’avevano capita e cercavano di operare di conseguenza.
“Bagno a l’Asnières” 1883-1884: tema abbastanza impressionista l’acqua che è dipinta come avrebbe fatto un impressionista. Ci sono però due differenze piuttosto consistenti:
- Linee precise e definite (la schiena del ragazzo)
- Nel prato comincia ad applicare in maniera rigorosa, precisa, sistematica, la legge dei contrasti simultanei, va quasi a dipingere ogni singolo filo d’erba e ci accosta anche una certa quantità di rosso, giallo e blu.
Da lì giunge poi al vero e proprio puntinismo con l’opera “Una domenica pomeriggio alla Grande Jatte”. Il pittore impressionista arrivava davanti al motivo e dipingeva quello che vedeva, indipendentemente da quanto gli si parava davanti agli occhi. Seurat non può dipingere davanti al motivo perché con la tecnica dei puntini ci metterebbe troppo e non avrebbe il tempo, ma a differenza degli impressionisti non ha l’ambizione di rendere la luce nel preciso istante in cui sta raffigurando quel determinato soggetto, perché dipinge in maniera scientifica.
Rispetto all’atteggiamento realista dell’impressionismo, Seurat sceglie una strada differente. Questo comporta che le composizioni di Seurat sono schematicamente, definite, costruisce tutto sulla base della geometria puntando ad un’armonia compositiva (simile a Flagellazione come Piero della Francesca).
“Donna che si incipria” 1889-1890: donna alla toeletta, soggetto che viene ripreso molte volte nell’arte della fine dell’800. L’idea del pulviscolo della cipria viene interpretata come una metafora del suo modo di dipingere cioè a puntini, l’opera ironizza dunque sulla sua stessa modalità di pittura. Per dipingere questo quadro Seurat si ispira al quadro realizzato da E. Manet “Nana” 1877 (un personaggio presente all’interno dei romanzi di Zolà a cui Manet dà una vita pittorica).
“Lo chahut” 1889-90: è un ballo, un can can particolarmente sfrenato, è venuto meno il naturalismo. Notare sia i musicisti in basso e soprattutto i danzatori sul palco, qui non percepiamo nulla dello sforzo muscolare, queste figure sono elegantemente tese in una mossa molto complicata. La stessa cosa vale per i musicisti di strumenti a fiato non sembrano far nessun tipo di sforzo a differenza invece del musicista di Degas nell’opera “L’orchestra dell’Opéra” 1868 dove si vede la fatica e le guance gonfie e rosse per la fatica.
“Il circo” 1891: un acrobata del circo danza quasi in punta di piedi sul dorso di un cavallo senza lasciar trasparire lo sforzo fisico, pare elegantemente e molto anti-naturalisticamente impegnata in qualcosa di semplice. Molto differente invece con l’immediatezza delle opere di Degas, si è sempre in un contesto analogo “Miss Lala al Circo Fernando” 1879, ma la verità di quello che stiamo vedendo è che c’è un’acrobata che si regge con tutto il suo peso a una fune con i denti e noi riusciamo a percepire tutta la tensione muscolosa.
Seurat per questa ragione spesso dipinge anche la cornice, come a dire in maniera esplicita: “Quanto stai vedendo è finto, non è la realtà per come si presenta, ma è una trascrizione e per fartelo capire dipingo pure la cornice, non in termini di precisione mimetica, ma di atteggiamento”. Seurat muore giovane, ma lascia con sé questo allontanamento dal dato naturale.
Camille Pissarro comprende le intenzioni artistiche di Seurat e prova a dipinge “Donna che stende la biancheria” 1887, ma avendo dipinto per anni in maniera istintiva fatica a dipingere in maniera metodica come lui. Unico continuatore del lavoro di Seurat è Paul Signac che continua in maniera particolare giungendo fino a risultati particolarmente astraenti (cioè lontani dal dato naturale) “Ritratto di Félix Fénéon” 1890-1891 lo sfondo dietro è qualcosa di inventato, non c’era e non è naturalisticamente credibile, non ha alcun legame nemmeno con la verosimiglianza.
Il linguaggio di Signac, rispetto a quello di Seurat, si caratterizza non con i puntini, ma con la presenza di tasselli di colore: “Le port de la Rochelle” 1915: sembrano quasi delle tessere rettangolari che compongono il dipinto. La legge che viene applicata è la stessa, sicuramente è meno efficace. Alcuni artisti guarderanno a Signac per la loro arte, come Maximilien Luce “Veduta di Londra” 1893. Interessante è anche Henri-Edmond Cross “Le isole d’oro” 1891-1892: L’artista dichiara nel titolo che cosa ha rappresento, se no non sapremmo cosa ha dipinto. Leggiamo sopra il blu del mare il profilo delle montagne, ma tagliandole sarebbe ben difficile interpretare quello che vediamo in chiave naturalistica. L’esito ha talmente poco a che fare con il naturalismo da risultare quasi astratto.
Questa tendenza del puntinismo a limitare l’approccio con il reale e a trascrivere tutto in termini intellettuali avrà un ruolo determinante nello spostare l’interesse dell’arte dal naturalismo a qualcosa di diverso, in cui la testa comincia ad essere più importante e determinante dell’occhio.
Paul Cezanne - "Postimpressionismo" in chiave intellettuale e "di coscienza"
Cezanne nasce a Aix-en-Provence nel 1839 e tuttavia se la passa bene perché il padre è un commerciante che diventerà poi banchiere, anche se ha un rapporto difficile con lui. Viene iscritto per volere del padre a giurisprudenza, ma la sua passione era un’altra (al posto che fare i conti sul giornale lui disegnava). Si trasferisce a Parigi con l’obiettivo di entrare all’école de Bozarre (ma non ce la farà), entra in l’accademia privata Suisse (aperto anche alle donne ma pagavano il doppio).
Primi dipinti di Cezanne
- Ritratto di Louis-Auguste Cezanne mentre legge «L’Evénement» 1866: Ritratto del padre con lui un rapporto molto complesso, il padre banchiere cerca di scoraggiarlo, ma concede al figlio una paghetta mensile molto limitata per sostenere il suo soggiorno a Parigi, perché spera di convincerlo a non dedicarsi più all’arte.
- La barca di Dante 1870: Inizialmente Cezanne dipinge in questo modo, interpretando il dipinto di Delacroix, in cui la componente contenutistica è importante.
Poi quando conosce Monet e Pissarro che avevano capito che la questione vera era il linguaggio e la forma, rispetto che al soggetto e al contenuto allora, Cezanne cominciò a guardare alle opere del passato non per imitarle, ma per capire come avevano dipinto questi grandi maestri dal punto di vista formale e del linguaggio i loro modo di trattare la materia, la luce. Imparare dalle modalità espressive e non dai contenuti di questi artisti.
- Ritratto di uomo con cappello blu 1866: (probabilmente zio Dominique, paragone con piffero di Manet) pittura molto pesante, corposa, grumosa, ricorda Daumier.
Nonostante sia un coetaneo degli impressionisti, Cezanne non ha ancora raggiunto una sua maturità creativa.
- L’orgia 1870: Cezanne aveva un carattere particolare, diffidente, fatica a socializzare, soprattutto con l’altro sesso e qui emerge parecchio.
Cezanne guarda anche a Manet “Pastorale”: versione riveduta e corretta della…
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Dal postimpressionismo
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Tesina di storia dell'arte contemporanea su Vincent Van Gogh
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Storia dell'arte contemporanea - Vincent Van Gogh
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Avanguardie e postimpressionismo/espressionismo