Storia della psicologia
Appunti basati principalmente sulle lezioni; fanno riferimento al testo "Storia della Psicologia del Novecento".
La scuola di Berlino, psicologia della Gestalt
Gestalt → una volta si traduceva in Forma, ma è diventato un termine del lessico psicologico, perciò si parla di psicologia della Gestalt. Tradizione esclusivamente tedesca, con 2 centri: Berlino e Francoforte, che determinarono la nascita del movimento.
La Gestalt si propose nel panorama psicologico di inizio '900 (1912) come un movimento di rottura rivoluzionario → voleva scardinare i modi fino ad allora di come era concepita la natura della percezione, è un nuovo modo di concepire lo studio della mente. Il movimento nasce nel 1912, quando Wertheimer pubblica un lavoro sul movimento apparente stroboscopico. Il movimento ebbe il momento di massima espansione tra gli anni '20 e '30 (Repubblica di Weimar) e dal '33 con la presa del potere da parte di Hitler, la maggior parte degli autori che erano di origine ebraica emigrarono all'estero (Stati Uniti, dove i Gestaltisti cercarono di imporsi in quanto in America in quegli anni predominava il comportamentismo).
Grandi maestri della Gestalt
- Wertheimer, non era tedesco ma austriaco di nascita, originario di Praga, faceva parte della comunità ebraica. Studiò legge, poi filosofia. Nel 1910 → inizia le ricerche sul movimento apparente stroboscopico, e lo affiancano Koler e Koffka, e nel 1912 viene pubblicato il lavoro. Con questa ricerca ottenne la libera docenza a Francoforte fino al '16, quando si trasferì a Berlino con un incarico di insegnamento. Ci tornerà a Francoforte. Nel '29 fino al '33, con l'avvento del Nazismo, si trasferì negli USA.
- Koffka, fu colui che più degli altri membri si impegnò a diffondere questo nuovo orientamento di ricerca psicologica, non solo negli ambienti accademici ma anche più in generale. Fu insieme a Kohler allievo diretto di Stumpf, con la quale prese il dottorato nel 1929. Nel 1911, Koffka ottenne un incarico in una città vicino a Francoforte, in una piccola università, dove rimase fino al 1924, quando si trasferì negli Stati Uniti (gli venne offerta una cattedra e accettò, volontariamente), "preparando il terreno" per l'emigrazione degli altri colleghi.
- Kohler, fu colui che fra i Gestaltisti ebbe una formazione di ampio raggio, accanto agli studi di filosofia e psicologia sviluppò degli studi approfonditi nel campo della fisica, e queste sue competenze furono fondamentali per produrre una delle teorie più controverse della Gestalt → isomorfismo psicofisico. Ottenne nel 1913 una borsa di ricerca per svolgere degli studi sull'intelligenza negli scimpanzé. Si recò a Tenerife per svolgere questi studi, ma lo scoppio della prima guerra mondiale prolungò forzatamente la sua permanenza lì, e tornò in Germania solo dopo la fine della guerra → periodo a Tenerife importante per le ricerche che svolse. Sviluppò il concetto di Insight (Problem Solving). 1922, quando Stumpf si ritirò dall'insegnamento, divenne il suo successore sulla cattedra di psicologia nonché rettore dell'università.
- (Lewin → collocazione particolare. Fu allievo di Stumpf, ma sviluppò una propria autonoma linea di ricerca collegata ai principi della Gestalt, ma non riducibile ad essa).
Questi autori (non Lewin) fondarono nel 1921 una rivista, fino al 1938 quando venne chiusa dal regime nazista che considerava la teoria del Gestalt un'espressione della cultura ebraica.
1912 → data di inizio del movimento con la pubblicazione dell'opera di Wertheimer, "Studi sperimentali sulla percezione di movimento". Movimento apparente stroboscopico → movimento apparente che sta alla base del cinematografo: figure, immagini leggermente diverse tra loro per dimensione, forma, colore, se proiettate o presentate ad un soggetto in rapida successione, determinano in lui un movimento apparente, poiché non è reale, sono una serie di produzioni statiche sullo schermo.
Non lo ha scoperto Wertheimer! → la scoperta di questo movimento risale alla metà dell'800, ma lui ne ha fornito una descrizione dettagliata, con una serie di descrizioni teoriche nuove ed originali. A livello fenomenico, si può vedere un movimento in assenza di una realtà fisica che corrisponda a tali movimenti, ciò nonostante ci sembra reale ma non lo è → movimento apparente. Inoltre, ponendo i soggetti davanti a 2 stimoli in cui uno è reale e in uno è apparente, i soggetti chiamati a dire quale dei due movimenti fosse più efficace erano portati ad optare per il movimento apparente.
Fenomeno phi → effetto percettivo che si ottiene innalzando la soglia di esposizione oltre i 60 ms in cui vi è un puro movimento fenomenico.
Fenomenologia sperimentale dei Gestaltisti
Si prende una situazione fenomenica, come il movimento, che è ben determinata nei suoi parametri fisici, e poi si modifica sistematicamente un parametro della stimolazione (quello temporale in questo caso) e si chiede al soggetto di descrivere la variazione fenomenica. Wertheimer ha variato una serie di variabili oltre al tempo, tra cui la forma (lo stimolo assumeva conformazioni completamente diverse), l'intensità dello stimolo, la distanza. Si assume una situazione fenomenica, si varia una variabile per volta e si chiede al soggetto quale fosse l'effetto percettivo di quella variazione → secondo l'introspezione (Wundt), i soggetti sarebbero dovuti arrivare a cogliere le 2 singole proiezioni che costituivano il fondamento del fenomeno di movimento apparente, ma per quanto i soggetti si sforzassero di cogliere quelle due posizioni statiche, ciò che rimaneva era l'impressione di movimento, e i soggetti sapevano che alla base di quell'esperimento vi era la presentazione in successione di stimoli statici, ma non alterava la resa percettiva; Wertheimer contraddice la tesi Wundtiana secondo cui l'esperienza si può scindere nelle sue componenti. Il movimento apparente è un dato percettivo primario che non si lascia scomporre nelle sue presunte componenti elementari.
Nella parte conclusiva del suo lavoro, Wertheimer avanza l'ipotesi esplicativa che fa riferimento al piano fisiologico → sostiene che gli stimoli, da localizzare, si succedono ad una distanza temporale minima (intervallo di esposizione piccolo), si può quindi ipotizzare che quelle 2 attivazioni neurali indipendenti entrano tra loro in una qualche forma di connessione reciproca, dando origine a un fenomeno d'insieme a livello neurale. Questo modello di spiegazione poteva poi venire esteso da Wertheimer anche a tutte le percezioni statiche, di forma dove non c'è una successione temporale degli stimoli ma appaiono contemporaneamente → le singole porzioni di corteccia eccitate instaurano tra di loro delle connessioni provocando un pattern di attivazione complessivo, che è il correlato fisiologico del presentarsi a noi di un determinato movimento apparente. Sarà poi Kohler ad analizzare in maniera sistematica questo modello introdotto e teorizzato da Wertheimer. È il nostro cervello che si autostruttura a livello fisiologico secondo leggi e principi interne al suo modo di funzionare, e a livello mentale abbiamo solo una trasposizione isomorfa a livello fenomenico di quel pattern di attivazione complessivo a livello neurale. È questo l'elemento di grossa novità della Gestalt.
Sviluppo del movimento
Dal 1912 → cercano di confutare tutte le teorie passate (chiamate da Wertheimer come teorie del fascio). A questo tentativo, si aggiunge una critica marcata a quei modelli fenomenologici nati in opposizione al modello di Wundt ma che secondo i Gestaltisti non avevano compiuto il passo decisivo. 2 fasi, una polemica e una costruttiva a partire dal '20.
La prima fase, chiamata polemica, criticano la psicologia tradizionale e i modelli fenomenologici alternativi. Nella seconda fase, quella costruttiva, producono le leggi della forma e la teoria di campo, estendono il modello del campo a domini diversi della percezione, il postulato dell'isomorfismo. I Gestaltisti hanno cercato partendo dall'idea di campo (organizzazione della vita mentale) di estenderlo all'ambito psicologico, fisico, astronomico, biologico ecc., trovando una sorta di chiave interpretativa che travalica il campo della scienza ed è un concetto più filosofico.
Periodo americano → Kohler e Koffka si impegnarono nella stesura di lavori sistematici per mettere a posto tutte le teorie della Gestalt.
Il metodo fenomenologico
Gli aspetti di fondo della teoria della Gestalt
Assunzione di un punto di vista fenomenologico, ovvero un richiamo costante all'esperienza diretta, al mondo come ci appare direttamente, attraverso gli organi di senso, che appare sempre con una sua intrinseca organizzazione. Sostengono che prima di formulare una teoria del perché le cose appaiono così, è necessario descrivere fedelmente il mondo della percezione così come ci appare dall'esperienza diretta, e rispetto a questa realtà bisogna applicare un modello di ricerca sperimentale a cui Wertheimer ha dato grande importanza nell'opera del '12. Si individuano i fattori fisici, si variano i parametri di stimolazione e si chiede al soggetto di descrivere il mondo della percezione così come gli appare, già organizzato e non attraverso presunte sensazioni elementari prive di fondamento.
L'antiatomismo → Il secondo aspetto riguarda l'antiassociassionismo ed antiempirismo. Il modo migliore per comprendere le proposte teoriche della Gestalt è partire dal loro antiatomismo. Gli psicologi di fine 800 e inizio 900, pur essendo divisi in una grande varietà di scuole ed orientamenti, condividevano un assunto, cioè il fatto che la psicologia per diventare una scienza sperimentale doveva far propri i metodi sperimentali delle altre scienze, che portò a un privilegiamento del processo dell'analisi scompositiva, che costituiva il momento preliminare di tutto il loro lavoro → come in fisica i corpi sono costituiti da molecole, atomi, e queste parti interagiscono tra loro in virtù di forze che su di esse agiscono, qualcosa di analogo doveva valere per la percezione: la psicologia tradizionale isolava gli elementi ultimi per individuare i meccanismi e i processi che portano le sensazioni a organizzarsi in strutture più ampie. Secondo una tradizione antica, entrano in gioco le forze associative; questi meccanismi erano stati integrati dall'intervento di funzioni cognitive di ordine superiore, e tutte queste forze (associative, assuntive ecc..) sono forze che agiscono dall'esterno sulle sensazioni, indipendentemente dalla loro natura/proprietà, come se qualsiasi cosa potesse congiungersi con qualsiasi cosa, indipendentemente dalla sua natura. È proprio questa idea contro cui i Gestaltisti combattono, e mettono in evidenza l'esistenza di quelle qualità gestaltiche, le proprietà del tutto che rappresenta per i Gestaltisti la falsità di un approccio analitico per lo studio della percezione. Questa loro enfasi sulla globalità non significa che la Gestalt rifiuti l'analisi! → anche per loro un tutto se è tale deve avere delle parti, perché vi è una correlazione indispensabile fra tutto e parti, solo che sono parti reali a tutti gli effetti di un tutto percettivo solo quelle che appaiono come tali a livello percettivo.
A partire da questo, i Gestaltisti hanno analizzato il rapporto tra le parti e il tutto. Rifiutano l'analisi arbitraria in presunte sensazioni elementari che dipendeva dall'ipotesi di costanza (psicologia tradizionale).
Antiassociazionismo → I Gestaltisti sostengono che la natura delle parti determinano le modalità di organizzazione percettiva, e questa dinamica è interna al campo percettivo e non imposta dall'esterno, dipende dall'agire di forze che sono interne agli elementi.
Antiempirismo → Idea secondo cui le nostre attuali modalità di organizzazione del campo percettivo dipendono dalla nostra esperienza passata. Tendiamo a vedere le cose in un certo modo perché nel passato le abbiamo viste così → tendenza ad adeguare la percezione attuale alle precedenti esperienze percettive. La psicologia delle Gestalt è di stampo innatista, anche se non nega il ruolo dell'esperienza sulle nostre percezioni attuali, ma ne attribuisce un valore marginale rispetto i fattori determinanti che determinano l'organizzazione percettiva.
La teoria della Gestalt propose il concetto di campo → la nostra percezione si sviluppa sempre all'interno di un campo (un complesso sistema dinamico) in cui la distribuzione ordinata delle forze si stabilisce autonomamente e in modo autoregolantesi. In questa nuova prospettiva si tende a valutare la realtà fisica come strutture che si autoregolano e organizzano in virtù delle loro dinamiche interne di organizzazione. Questa idea di campo, desunta da questi sviluppi avanzati della fisica dell'epoca, può essere usata per analogia per le modalità di organizzazione della vita psichica. I gestaltisti (in particolare Wertheimer) in due fondamentali articoli evidenzia come i dati fenomenici si organizzano in virtù di determinate leggi (non le chiama propriamente leggi, le chiama principi di organizzazione formale) che sono vicinanza, somiglianza, destino comune ecc.
A queste leggi fondamentali, a cui poi ne hanno aggiunte altre, Wertheimer colloca anche l'esperienza passata come fattore ulteriore ma subordinato a queste leggi che sono immanenti nel campo percettivo. Quindi, non esclude il fattore esperienza. Wertheimer poi cerca di ricondurre queste leggi a un principio di ordine superiore che le unifichi → pregnanza → nel sistema percettivo sussiste la tendenza regolata dall'azione di queste forze parziali che è quella verso la formazione della struttura più significativa, nella struttura più pregnante.
Postulato dell'isomorfismo → il concetto di campo che inizialmente i Gestaltisti utilizzano per descrivere le nostre dinamiche mentali, viene usato anche per descrivere la nostra corteccia cerebrale, e nasce l'idea che il mondo fenomenico e la controparte neurofisiologica di questi eventi fenomenici, vi sia un rapporto di isomorfismo, ovvero una identità di forma/struttura tra questi 2 ordini di realtà. Quella struttura che caratterizza il vissuto psicologico ha una contropartita a livello di organizzazione cerebrale. Ogni fatto o evento che si verifica nel mondo della nostra percezione, deve esserci una controparte a livello neurofisiologico. Il rapporto non è topografico, ovvero la gestalt neurofisiologica non è una copia in miniatura del percetto così come noi lo vediamo; il rapporto è più simile a quello che sussiste tra paesaggio e mappa → mappa non copia esatta del mondo fisico ma ha un rapporto di identità strutturale tra gli elementi del paesaggio e gli elementi della mappa tale da consentire a chi usa la mappa di orientarsi nel paesaggio. Kohler scrive due prefazioni a un volume, una per i fisici e fisiologi e l'altra per i filosofi: la sua ambizione trascende il piano solo scientifico, ambizione anche filosofica → concetto di campo che vale per il mondo fenomenico sottoposto ai principi di organizzazione.
Campo della psicologia del pensiero → campo di ricerca di cui si sono occupati gli psicologi della Gestalt. 1912 → l'anno in cui esce il manifesto da parte di Wertheimer, uscì un altro suo lavoro dedicato alla psicologia del pensiero, in particolare al concetto di numero nei popoli “primitivi” → che non appartengono alla nostra cultura occidentale. L'approccio di Wertheimer è di natura fenomenologica, e l'altra opera pubblicata nel '12 si chiama "Il pensiero dei popoli primitivi".
Sempre negli anni d'esordio delle teorie della Gestalt, si collocano le ricerche di Kohler sulla capacità degli scimpanzé di risolvere problemi più o meno elementari. Nell'affrontare queste ricerche, si pone in opposizione alle teorie sull'apprendimento animale sviluppate in quel periodo in Nord America da autori come i funzionalisti (Thorndike, le puzzle box), che ritenevano che l'apprendimento negli animali avvenga solo per un meccanismo di prove ed errori, vanno per tentativi che alcuni portano a buon fine, altri invece non producono risultati apprezzabili e le operazioni, i movimenti che producono un esito soddisfacente vengono rinforzati, mentre gli altri vengono eliminati → il processo di apprendimento si verifica in modo lento e graduale, sembrava effettivamente che gli animali apprendessero secondo questo schema senza avere un'effettiva comprensione della situazione problematica, quelle vere e proprie intuizioni che spesso conducono gli esseri umani a cogliere il momento che porta alla soluzione.
Kohler, al fine di demolire questi modelli dell'apprendimento, pone i suoi animali (scimmie) in situazioni problematiche molto semplici, gli scimpanzé stavano nella loro gabbia e al di fuori o appeso al soffitto di questa vi era del cibo, ma si trovava questo cibo in una collocazione che non era direttamente accessibile all'animale. All'interno della gabbia veniva collocato un bastone, che consentiva all'animale di atterrare a sé la banana o di afferrarle. Kohler nota che quando il bastone è collocato in disparte, l'animale non coglie la relazione bastone-banana, perciò non comprende il ruolo che quello strumento può assumere per potergli procurare la banana; se il bastone era collocato vicino alle sbarre, vicino al cibo, l'animale imparava prontamente ad afferrarlo e prendere la banana. In una situazione ancora più complessa che riuscì a risolvere solo il più intelligente dei scimpanzé tra quelli che aveva Kohler (Sultano), la situazione era la stessa ma il bastone non era lungo per raggiungere la banana ma venivano posti due pezzi di canna di bambù, che se innestati...
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