UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI
MILANO – BICOCCA
Corso di laurea in
scienze e tecniche psicologiche
I anno
ESAME DI STORIA DELLA
PSICOLOGIA (8 CFU)
Prof. Mauro Antonelli
Alessandra Cominelli, matricola
870181
01/10/2020
PERCHÉ STUDIARE STORIA DELLA PSICOLOGIA?
La psicologia è una “scienza giovane”: nasce alla metà dell’800. In realtà, i
suoi oggetti di ricerca (studio delle emozioni, motivazioni, funzioni cognitive,
ecc…) sono stati oggetto di studio prima della nascita della psicologia e sono
tutt’ora oggetto di studio di altre discipline (filosofia e fisiologia). La psicologia
deve quindi segnare i confini del proprio ambito di ricerca: la definizione degli
oggetti di indagine, l’interrogarsi su cosa sia una scienza e sul come fare
scienza, la scelta delle metodologie di ricerca, la riflessione critica sul proprio
passato, sono riflessioni inevitabili e costitutive della psicologia.
Mettere a fuoco lo statuto epistemologico della psicologia è però un compito
arduo, in quanto la psicologia è una disciplina “pluralistica”: la mente e il
comportamento umano sono oggetti polivalenti, che si presentano a essere
conosciuti, concettualizzati e descritti in modi diversi (e spesso incompatibili tra
loro). Sotto l’etichetta generica di “psicologia” non vi è un’unica scienza ma un
insieme complesso di discipline. I criteri di ripartizione e denominazione di tali
sub-discipline sono molteplici:
Oggetto specializzato di studio: psicologia generale, psicologia dello
sviluppo, psicologia clinica;
Orientamento teorico: psicologia sociale;
Tradizione di ricerca: psicoanalisi;
Interazione con discipline diverse: psicofisiologia, neuropsicologia,
psicolinguistica;
Intersezione tra sub-discipline: psicologia clinica dello sviluppo;
Alcune di queste discipline hanno una finalità:
Teoretico-conoscitiva: mirano ad acquisire conoscenza sui meccanismi
discipline
di funzionamento della mente. Tra queste distinguiamo le
nomotetiche nomos
(dal greco legge: mirano all’individuazione di leggi
generali, universalmente valide, che regolano i fenomeni psichici; usano
discipline ideografiche idiom
il metodo sperimentale) dalle (dal greco =
singolo: hanno a che fare con eventi e situazioni singolari; usano il
metodo storico-clinico, che va ad analizzare il flusso dell’esperienza
individuale; es. psicoanalisi);
Finalità pratico-operative: psicologia clinica, del lavoro,
dell’educazione.
In psicologia il passaggio dalla teoria alla pratica non è mai lineare ma mediato
dalla personalità dello psicologo: egli non si limita mai ad applicare teorie e
tecniche apprese ma, essendo attivo in un contesto interazionale, è portato a
farsi influenzare da variabili individuali. Per questo lo statuto epistemologico
della psicologia è molto lontano dalla solidità di quello delle scienze naturali e
astratte. Non si tratta, però, di un limite: la confusa situazione epistemologica
della psicologia non fa che riflettere la straordinaria complessità della natura
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umana e delle relazioni tra gli uomini, il cui studio richiede il ricorso a molti e
diversi modelli epistemologici. Di fronte a tale varietà di modelli, l’approccio
storico si rivela di enorme importanza: diventa uno strumento critico per il
riesame di situazioni (in ambito della ricerca) che si erano presentate in
passato e che ritornano.
LE “ORIGINI” DELLA PSICOLOGIA Studio o
psychologia ψυχή: psyché
Il termine latino deriva dal greco Anima
scienza
λόγος, lògos Parola,
dell’anima
Discorso
Il termine compare nella lingua latina attorno alla metà del XVI secolo. I suoi
equivalenti nelle altre lingue compaiono invece nel corso dei duecento anni
successivi.
Ancora oggi non è chiaro chi abbia introdotto tale termine:
Filippo Melantone (1497-1560): teologo della riforma e collaboratore di
Martin Lutero;
Marcus Marulus (Markò Marulic, 1450-1524): umanista dalmata che tra il
Psychologia de ratione
1511 e il 1518 avrebbe pubblicato un’opera dal titolo
animea humanae. Tuttavia, ad oggi, non è stata individuata né una copia
stampata del libro, né un manoscritto: non abbiamo, quindi, idea di cosa
l’umanista intendesse con questo titolo;
Johann Thomas Freig: introduce il termine in due opere a stampa del 1575
(Ciceroniano) (Questioni di fisica);
e del 1579 Psychologia, hoc
Rodolfo Goclenio: nel 1590 pubblica un’opera dal titolo
est de hominis perfectione. Si tratta del primo uso documentato del termine
nel titolo di un’opera. Lexicon Philosophicum
Avrebbe poi introdotto il lemma nel suo del
o 1613, che operava una prima sistemazione in epoca moderna della
terminologia filosofico-scientifica.
Christian Wolf: esponente dell’illuminismo tedesco a cui si deve la
consacrazione del termine nella lingua latina attraverso la stesura di due
Psychologia empirica Psychologia rationalis
opere: (1732); (1734). Con il
lemma designò una delle quattro parti in cui andava suddivisa la metafisica
(ontologia, cosmologia, teologia, psicologia).
Parallelamente all’emergine del termine “psicologia” si diffonde anche il
termine “antropologia”, con il quale si intendeva lo studio dell’uomo nelle sue
due componenti principali: il corpo (studiato dalla somatologia, antesignana
della anatomia e fisiologia) e l’anima (studiata dalla psicologia).
Tuttavia, nella storia della scienza, la nascita di un nuovo termine non definisce
l’inizio di una nuova disciplina. Quando un nuovo termine entra a far parte del
linguaggio scientifico, infatti, ciò deve essere inteso come l’esito di un
complesso lavoro di ricerca teorica ed empirica che alla fine si rispecchia in
quel vocabolo. L’emergere del termine psicologia, quindi, significa che già da
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tempo è in atto un processo di ricerche poi cristallizzato in quel nome. Questo
processo risulta essere dapprima frastagliato nel 1500, poi formalizzato verso
la metà del 1700. In questo periodo, infatti, cominciano a svilupparsi una serie
di riflessioni sull’anima che portano la psicologia ad acquisire una certa
autonomia sia dalla filosofia che dalla medicina.
In verità, lo studio dell’anima ha accompagnato l’intero sviluppo del pensiero occidentale.
Intorno
Aristotele, nelle righe introduttive della sua opera Perì psuches/) (
Περὶ ψυχῆς (/
all’anima) “Quello
circoscrive il proprio campo di indagine con queste parole:
che farà sarà un discorso (lògos) attorno all’anima ( ”: mette
Perì psuches)
(lògos psyché)
insieme i due termini e che avrebbero dato origine, anche se
molti secoli più tardi, al termine “psicologia”.
In questo senso, come cita Herman Hebbingaus (uno dei padri fondatori della
psicologia scientifica in Germania, noto per le sue ricerche sulla memoria) in un
discorso tenuto in occasione del IV Congresso Internazionale di Psicologia
La psicologia ha un lungo passato ma una breve storia”:
(Parigi, 1900): “
“breve storia”: decenni precedenti, segnati dall’applicazione del metodo
sperimentale all’indagine psicologica e dai primi tentativi di
istituzionalizzazione accademica della disciplina;
“lungo passato”: secoli e millenni durante i quali le questioni psicologiche
erano state fatte indagine di riflessione filosofica e di trattazione letteraria.
A quando viene fatta risalire la “nascita” della psicologia? (la sua
istituzionalizzazione accademica e il suo affrancamento dalle altre discipline).
Elemente der Psychophysik
1860 Pubblicazione degli di Gustave
Theodore Fechner (studioso tedesco, fisico di formazione);
1875 William James ad Harvard ottiene degli spazi per un laboratorio di
psicologia con valenza didattica;
1879 Wilhelm Wundt a Lipsia apre il primo Laboratorio di psicologia
sperimentale.
Dunque, fu durante la seconda metà del 1800 che la psicologia sperimentale
assunse il rango di disciplina indipendente, ufficialmente riconosciuta negli
ordinamenti universitari. Ciò si verificò prima in Germania, poi negli altri Paesi
europei e negli USA.
Successivamente, verso gli inizi del 1900, l’esigenza di sistematicità e rigore
che trionfa nel corso del 1700 e 1800 e che è comune alle scienze naturali e
astratte, tenta di affermarsi, sia nelle sue premesse metodologiche che nelle
sue situazioni sperimentali, in psicologia. Nasce così una psciologia scientifica,
orientata al modello unitario delle scienze naturali.
Fondamentali per questi sviluppi furono:
Orientamenti filosofici (nel campo della filosofia della mente e della
conoscenza);
La nascita della biologia (in particolare l’affermarsi del paradigma
evoluzionistico darwiniano, che consentiva uno studio unitario del corpo e
della mente);
4 La possibilità di leggere in un quadro di riferimento unitario i dati di
provenienza filosofica e biologica alla luce di scoperte della fisiologia
dell’800.
Fu infatti a partire dalla metà del 1800 che si ebbe una confluenza di fattori
teorici ed empirici provenienti da discipline diverse ma accomunati
dall’obiettivo di studiare l’uomo nella relazione adattiva con l’ambiente. Questo
obiettivo venne attuato anzitutto in Germania e nelle università tedesche di
fine Ottocento, dove nacquero i primi laboratori sperimentali e si formarono
vere e proprie generazioni di psicologi (anche stranieri, soprattutto americani).
La psicologia scientifica, quindi, nasce in Germania. Ciò per diversi motivi:
La filosofia tedesca del tempo;
L’imponente sviluppo di nuovi indirizzi di ricerca improntati alla
sperimentazione, che vide i suoi maggiori risultati nel campo della
fisiologia.
Furono tre le principali figure del dibattito psicologico di questo periodo:
Gustave Theodore Fechner, Hermann von Helmholtz (fisico e fisiologo),
Wilhelm Wundt. Molto importante fu l’apporto di Wundt, studioso di fisiologia
con una formazione eclettica e con un profondo senso dei rapporti istituzionali
e accademici necessari perché venisse legittimata dalla comunità scientifica e
dall’istituzione universitaria una nuova scienza autonoma per lo studio della
mente umana: la psicologia. Grazie a Wundt e a questi scienziati la filosofia
cessò di essere una branca della filosofia per diventare una scienza
sperimentale autonoma.
02/10/2020
IL “LUNGO PASSATO” DELLA PSICOLOGIA: IL PENSIERO ANTICO E
MEDIEVALE E IL CONCETTO DI “PSICHE”
Nella Grecia antica, il concetto di ψυχή aveva un significato diverso da quello
attuale.
Il termine psychē deriva dal verbo greco psycho = soffiare, respirare,
raffreddarsi (forma media e passiva).
Di conseguenza psychē = soffio, alito, soffio vitale, respiro fresco, freddo. Il
termine designava anche la farfalla, probabilmente per l’aria che sposta col
battito delle sue ali.
Un termine associato a quello di psychē è quello di anemos = vento, soffio.
Verrà tradotto dai latini con animus (forma maschile del sostantivo femminile
“anima”) = sospiro, tensione faticosa.
In Grecia, fino al V secolo a.C. (era di Pericle, di massimo splendore della
cultura greca, che si esprime nel pensiero dei massimi esponenti del pensiero
greco: Socrate, Platone e Aristotele), non si era ancora sviluppata l’idea di un
sistema che controllasse in modo unitario tutte le sensazioni, le emozioni e i
psychē
pensieri: ciò che in seguito sarebbe stato indicato con il termine greco
anima.
e poi con il corrispondente vocabolo latino
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PSYCHE IN OMERO
Nei poemi omerici (VIII sec a.C), la massima espressione letteraria della cultura
nus
greca arcaica, troviamo varie espressioni per le funzioni psichiche (es. =
fren thumos
intelligenza; = ragionamento, cervello; = “ribollimento”, relativo
alle funzioni emotive). Tutte queste funzioni rimanevano però ancora scollegate
tra loro.
Anche il corpo, in realtà, era considerato un sistema scollegato di parti (come
testimoniano dipinti presenti sulle anfore della “fase geometrica” dell’arte
greca). Bisognerà attendere la fase classica della cultura greca (Prassitele)
perché il corpo venga rappresentato come un sistema organico e articolato di
parti.
Psyche in Omero (significato psicologico):
individuale, soffio vitale, respiro che
tiene in vita il corpo, che si manifesta nell’uomo attraverso la respirazione. È
anche l’ultimo respiro che l’uomo esala (dalla bocca o, in battaglia, dalla ferita
del morente) nel momento della morte per trasferirsi nell’Ade, dove conduce
un’esistenza larvale, semi cosciente, alla quale è preferibile la vita terrena
dell’ultimo degli schiavi. Qui, nell’Ade, il soffio (seppur in forma larvale)
sopravvive, e conserva i lineamenti della persona a cui apparteneva Per
l’uomo vivo la psyche rappresenta il soffio vitale, il principio di vita; per l’uomo
morto la psyche rappresenta un’ombra, un fantasma che scivola nell’Ade, dove
conduce una vita penosa.
La psyche di Omero, dunque, non presenta alcuna caratteristica psicologica,
mentale: l’uomo omerico non possiede ancora l’interiorità tipica dell’uomo
moderno. Il concetto di un’anima individuale, che costituisce l’unità della
persona e ne fa soggetto morale e responsabile, sarà visibile solo in Platone e
in alcuni pre-Socratici.
Prima del V secolo il concetto di psyche aveva anche un altro significato, oltre a
quello psicologico: un significato cosmico. I filosofi naturalisti (VII – V sec a.C,
infatti, interpretavano la psyche come principio vitale e originario che forma e
regola il cosmo, la natura (e quindi anche l’uomo): è il principio (acqua, aria,
fuoco, ecc…) che regge il mondo e che si particolarizza nel singolo vivente.
PSYCHE IN PLATONE (428-348 a.C)
Nel V sec d.C. permangono i due principali significati che la psyche assumeva
in Platone: psyche come principio di vita e psyche come principio che permane
dopo la vita, principio di sopravvivenza. Tuttavia, mentre in omero la psyche
era il supporto di una vita biologica e organica, in Platone diventa anche il
principio del sentimento, della coscienza, della volontà, del pensiero:
In Omero la psyche non era l’autentico IO dell’uomo: l’uomo era l’unione
dell’anima (psyche) con il corpo (soma).
In Platone la psyche è il vero IO: l’uomo è anima, l’esistenza corporea non
conta nulla ed è prigione entra la quale l’uomo si trova. Quindi per Platone
la psyche è l’anima individuale, l’unità della persona, il principio vitale, il
centro delle scelte morali.
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In Platone, dunque, si fa strada una concezione dualistica del rapporto
corpo-anima. Egli risulta essere influenzato dalla corrente orfica, con cui
venne in contatto durante i suoi viaggi in Sicilia, la quale vedeva nel corpo la
tomba dell’anima, notata di una natura divina.
Egli inoltre fece di questo dualismo anima-corpo il riflesso di un altro dualismo:
il dualismo mondo sensibile (sede delle apparenze) – mondo intellegibile
(sede della verità).
Strettamente connessa a tale considerazione è la dottrina della
metempsicosi (reincarnazione): l’anima è eterna, e quindi sopravvive, rimane
eterna nel ciclo delle nascite e delle morti.
A partire da qui Platone elabora una prima suddivisione delle funzioni cognitive,
che egli dispone lungo un percorso ideale che va dalla conoscenza delle
immagini del mondo sensibile alla conoscenza delle idee del mondo
intellegibile. Questo percorso viene ben spiegato attraverso il mito della
(De Repubblica)
caverna metafora della graduale conquista della verità da
parte dei prigionieri incatenati nella caverna, che si liberano dal giogo delle
conoscenze sensibili attraverso un faticoso percorso di ascesa, grazie al quale
riescono a vedere le idee, la realtà vera della sua essenza. La parte dell’anima
nus:
dell’uomo deputata a tale capacità, per Platone, è il l’intelletto, l’anima
razionale (è “l’occhio della psiche” perché riesce a vedere le idee).
Quest’ultima riesce a cogliere le idee nell’iperuranio per via di un processo di
anamnesi (rievocazione, reminiscenza): l’anima, in linea con la teoria della
metempsicosi, ha già visto le idee in una vita precedente rispetto a quella
corporea. In questo modo il nus, come immortale e svincolato dal corpo, riesce
a rievocare, a cogliere le idee.
Il nus (anima razionale) è inoltre affine alle idee: è immortale, immutabile e
conoscibile solo dall’intelletto (≠ corpo: conoscibile, nella sua mutevolezza e
mortalità, con i sensi).
Platone suddivide l’anima in tre parti:
Anima razionale ragione;
Anima concupiscibile desideri;
Anima irascibile passioni.
Per la prima volta, in Platone, sotto il concetto di psyche troviamo l’unificazione
delle funzioni psicologiche che in tutta la cultura greca precedente erano
disarticolate. Al tempo stesso egli riconosce l’articolazione, nello stesso
concetto di psyche, di funzioni cognitive (a. razionale), affettive (a.
concupiscibile) e motivazionali (a. irascibile).
un’energia
Egli sostiene che l’anima abbia propria, la quale risiederebbe nelle
due parti non razionali, che presiedono i desideri (a. concupiscibile, es.
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