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Storia della lingua italiana

16 febbraio 2015

Dante: la base dell'italiano

Dante è la base dell'italiano → cerca di rendere accessibili agli ignoranti tutto il sapere; che durante il medioevo era veicolato dal latino (→la liturgia tranne la predica era in lingua latina). La scienza giuridica nel XIV secolo era completamente in latino, grande riscoperta del diritto romano. Prima dei glossatori e dei commentatori, come della raccolta di Giustiniano, tutta la scienza si esprimeva attraverso il latino. Dante con il Convivio e la composizione delle Canzoni filosofiche: opere scientifiche per cui gli ignoranti possono abbeverarsi alla fonte del sapere.

Senza la Commedia Dante non sarebbe quello che conosciamo; l'italiano si è venuto a formare poco a poco e l'assenza di unità politica ha dato importanza al fiorentino. Uno dei padri della stilistica si è occupato della lingua usata dai soldati italiani della I guerra mondiale: ancora non c'era una vera e propria lingua nazionale → l'italiano si viene a formare solo nel secondo dopoguerra. Fino ad allora il livello parlato della comunicazione era occupato dai dialetti. La lingua dei colti si basava invece sul modello linguistico fiorentino e della Commedia → il prestigio del fiorentino è dovuto al capolavoro letterario dantesco.

Alla Commedia seguono due grandi capolavori come il Canzoniere e il Decameron → tutti i nomi greci si accentano sull'ultima sillaba (regola accentuativa dei nomi non latini). Dante lascia incompleto il De vulgari e il Convivio → egli è un inesauribile sperimentatore, egli è un intellettuale impaziente ed insofferente persino di se stesso. Il De Vulgari opera doveva constare di IV libri, ma Dante ne ha terminati soltanto II. Quando Dante sente concluso un capitolo della propria avventura intellettuale e viene preso dalla novità, lascia in tronco l'attività.

Il De Vulgari è la teorizzazione stilistica dell'età stilnovistica, è rimasto incompleto perché Dante è stato attirato da un'altra poetica, quella propria della Commedia. Si passa dall'esercizio stilistico puro della poesia amorosa a quello contaminato della Commedia. Nell'Inferno, nel II canto, troviamo nelle terzine sulle tre donne l'espressione del monostilismo stilnovistico, abbiamo però anche espressioni scatologiche "l'unghie merdose". → Vige la regola del CONVENIENS (participio presente neutro)→ lo stile letterario si deve adattare all'argomento; uno stile basso (detto comico durante il medioevo) indica un livello stilistico più basso, aperto ad accogliere e rappresentare il reale. Nelle malebolge i seminatori di zizzania sono tagliati a pezzi → visione molto cruenta per i contemporanei di Dante.

Molti sostantivi che appartenevano alla V declinazione avevano un doppione in a (metaplastico). Dante cambia risolutamente pagina, passa alla mescolanza degli stili → lascia pur grattar dov'è la rogna Nel XVII canto del Paradiso Caccaguida dice "" → esempio di conveniens.

Esempio molto forte dell'influenza del latino: E non er'anco del mio essausto (→ exhaustus, latinismo) l'ardor del sacrificio, ch'io conobbi esso litare stato accetto e fausto. Non era ancora esaurito dentro di me l'olocausto della mia preghiera era stato accettato.

Metaplasma nominale

Fra le gambe pendevano le minugia" (→ budella). La corata pareva e il tristo sacco che merda fa di quel che si (→ piatto romano di interiora) tramugia (→ perifrasi→ intestino)". Tristo → esempio di metaplasma → cambiamento nell'aspetto sonoro o grafico di una parola. (tristis, tristis) → gli aggettivi e i nomi derivano quasi tutti dalla forma dell'accusativo (triste(M) → già in epoca repubblicana la "m" è caduta nella pronuncia poiché indebolita). L'italiano antico ha una forma metaplastica (→ cioè "tristo"): si è passati dal modello della III declinazione (→ tristo) maschile alla II (→ triste). Comincia ad essere usata la forma etimologica per latinismo si ha nel '500.

Leopardi in Alla Luna utilizza la forma metaplastica "ancor che triste...". I metaplasmi nominali hanno anche la funzione di rendere più chiaro il genere. Molti sostantivi che appartenevano alla V declinazione avevano un doppione in a (metaplastico). L'aspirazione delle occlusive sordiche intervocaliche: in toscano sono aspirate dal primo '500, si aspirano anche t e p. L'elemento fondamentale del mutamento linguistico è quello di un modello di prestigio: nella lingua letteraria i modelli di prestigio sono→ il latino e il provenzale (nella varietà gallo-romanza che si parlava nella zona dell'A.).

17 febbraio 2015

L'Italiano essendosi formato come lingua di cultura da un punto di vista fonetico e morfologico è la nostra lingua. Nella sintassi il 10% dell'italiano antico si è modificato. I personaggi della Commedia sono punti minimi della storia, Dante ha fatto entrare nella sua poesia per ragioni poetiche ( → Jacopo del Cassero; Manfredi etc.). Le difficoltà che emergono sono anche legate all'ideologia dantesca → egli è il maggiore intellettuale in Italia, egli riempie la sua Commedia di filosofia, etica, aristotelismo e tomismo.

Dante conosceva i testi a memoria: durante il medioevo la pergamena era carissima e la sua consultazione era complessa e preziosa. Egli durante il medioevo viaggiava molto e non poteva portare con sé i suoi testi; non ci resta alcuna riga autografa. Il testo dantesco è ricco di riferimenti culturali che si rivolgono a testi a noi sconosciuti; per questo è necessario un commento esegetico e interpretativo. Minori sono le difficoltà poste dalla lingua: entro il primo '500 vinse la proposta di Bembo (Venezia). La linea di Bembo, proprio nel momento di massima debolezza politica e in cui l'Italia diventa "un'espressione geografica", lo spirito unitario si rifugia nella lingua e nella letteratura. Ciò spiega le peculiarità dell'italiano → l'ibernazione dell'italiano, appreso da una piccola élite di intellettuali e poeti, proprio attraverso lo studio e l'imitazione delle tre corone. Si può parlare effettivamente di una lingua italiana dopo Bembo → nel '500. Prima di Dante la partita è ancora aperta.

"Parlare di lingua italiana prima di Dante, è parlare di Cristianesimo prima di Cristo ". In Italia ha vinto il filone lirico petrarchesco → la nostra letteratura è poetica e lirica (intesa come anti-realista, che si rifiuta nei propri sentimenti). Si spiega la svolta arcaicistica che avviene con Bembo; Leopardi fa rinascere Petrarca nei suoi versi (→ transustanziazione). Dante, a differenza di Petrarca, non ha avuto continuatori; è Petrarca il capostipite → ciò spiega il ritardo grave, rispetto all'Europa, di alcuni generi letterari.

Il teatro

Nel contesto ampio della letteratura moderna, la debolezza di alcuni generi come il teatro, si evince da alcuni fattori: questo, essendo legato ad una rappresentazione della vita e della lingua quotidiana, ha bisogno di rivolgersi ad una società che parla la stessa lingua. Machiavelli, a proposito dei Suppositi di Ariosto, disse "la trama è ben condotta, però c'è il problema della lingua → cerca di imitare il toscano ma non essendo la sua lingua naturale cade in passi falsi".

Perché non si recita Manzoni? Egli ha operato la sua rivoluzione linguistica (→ ha posto un ideale linguistico sociale), ma non si è liberato, tranne nel Romanzo, del peccato tradizionale. Il linguaggio della librettistica verdiana è ancora più lontano dalla realtà (→ La Traviata); però grazie alla potenza drammatica della musica, la lingua è superata. → Verdi è capace di rendere viva la parola e l'azione (→ Rigoletto).

Capolavori del teatro cinquecentesco: Mandragola; la Venesiana; → Ruzzante che scrive in pavano, egli ha riso sempre → ha scherzato sempre con gli animali (allusione sessuale). Egli usa un dialetto rustico padovano. Scrive un monologo: - Il Parlamento → Ruzzante, soldato del contado padovano, viene assoldato dall'esercito di Venezia che viene sconfitto nel 1509. Torna sconfitto, ha buttato via spada e scudo e ha pensato solo a salvare la vita. Tali testi si rivolgono al contesto dialettale → lingua viva. Il nostro più grande autore di teatro è Goldoni, egli persegue il modello della commedia come imitazione della vita reale (→ veneziano). Egli dà la fotografia di italiano veicolare.

Il romanzo

Neanche il romanzo è un genere molto apprezzato → sempre per motivi linguistici, il Don Chisciotte non è paragonabile ai Promessi Sposi. La scelta di fare il romanzo per Manzoni è ideologica: la sua rivoluzione linguistica ha avuto molta importanza nell'800 perché ha elaborato un capolavoro. Tale ideologia passa in Italia attraverso la letteratura → il modello fiorentinista è parso credibile solo grazie ai Promessi Sposi.

I canto del Purgatorio

Trascrizione fonetica → Dizionario biografico degli italiani. L'inizio della cantica ha uno sdoppiamento, i primi canti hanno funzione retorica → la struttura imposta dal modello della precettistica retorica:

  • Proposizione del tema (1-3 v. → si abbandona il tema infernale)
  • Protasi ( → "canterò di quel secondo regno..." → tema della purificazione)
  • Invocazione al principio ispiratore (7-12 v.→ Musa dell'Epica)

(v. 1-3) Il discorso è retoricamente elaborato attraverso costellazioni metaforiche → di grandissima fortuna nel medioevo è la metafora della nave (→ traslazione metaforica → poeta paragonato alla nave). L'immagine della navicella viene ripresa nel I canto del Paradiso → questa metafora fa gemmare metafore di contorno. La navicella corre nelle migliori(→ il valore di correre è latino, inteso come attraversare) acque; l'inizio poetico è simile ad un alzare le vele, che ha abbandonato l'Inferno (mare crudele). Un elemento da sottolineare nel I canto è un rapporto sottile con il I canto dell'Inferno: qui alla metafora della navicella, richiama per contrasto la prima similitudine della Commedia → naufrago. Dante, uscito dalla selva, si volge verso la selva del peccato e ha questa sensazione come il naufrago che è scappato da un mare crudele. Si crea un legame tra i due canti.

La scoperta della luce → si fa primamente riferimento a Dio, alle virtù cardinali che illuminano la barba di Catone. Il bel pianeta che d'amar conforta è Venere → influisce come astro la disposizione ad amare; ricorda il pianeta del I canto dell'Inferno (→ sole). (v. 4-6) Senso di elevazione grazie all'uso del polisindeto → viene innescato un nuovo ritmo, le "e" funzionano da molla che aumenta potenza ed elasticità.

Ci troviamo nel Secondo Regno. (v.7-12) Calliope → nomina barbara → accentati sull'ultima sillaba; poesi → (poesis sarebbe alla latina, qui si utilizza la forma greca (accentata sull'ultima)). Qui viene introdotto un nuovo motivo → dopo la metafora continuata della nave, Dante introduce un motivo cristologico. La morta poesia è la poesia dei morti spiritualmente (→ dei dannati infernali). La poesia dei morti deve risorgere: emerge il tema della vittoria sulla morte; come Cristo rinchiuso nel sepolcro durante i tre giorni scende nel Limbo risorto, riappropriandosi della sua fisicità. Emerge una nuova atmosfera di risurrezione; le Muse sono medievalmente Sante. L'autore più citato da Dante nella Commedia è Ovidio → trasformazione delle Piche, figlie di Pierio, in gazze. Nel I canto del Paradiso non ci sono più le muse; si rimanda al peccato originale. Emerge una gradatio ascendente → si passa dalla trasformazione delle Pieridi in Piche. Emerge un processo di mediazione culturale, anche della cristianità → Ovidio è un repertorio infinito.

Dante personaggio, parlando dell'invidia, la definisce una tendenza peccaminosa e un comportamento amorale che non conosce, egli è un superbo e sente per questo l'importanza dell'umiltà (→ virtù cristiana). Viene anticipata nell'invocazione il tema dell'hybris: ogni discorso poetico è bipolare e dialettico → un concetto comporta il suo antitetico. I primi canti delle tre cantiche sono collegati e ricchi di legami → di Dante autore (il personaggio entra in gioco dal XIII canto) invoca l'appoggio delle Muse. Le figlie di Pierio compaiono già come tramutate in piche (→ prolessi intellettuale). La troppa foga e desiderio di mettersi di fronte alla punizione, concetto dell'orgoglio punito, emerge in tale prolessi. Questi versi sono un esempio di estrema concentrazione e sintesi semantica e sintattica: il tema esprime la punizione severissima della superbia luciferina delle piche, lo esprime attraverso ("lo colpo tal") e con il verbo infernale ("disperar"). → verso 12 → il ritmo è efficace, l'endecasillabo ha una cesura che non è una semplice pausa ma è scavata nella roccia. Nel medioevo la pausa poteva essere indicata con un segno interpuntivo → era tollerata la virgola tra soggetto e verbo; serviva a creare in modo iconico un'immagine di esecuzione fonica. Ritmo e semantica collaborano per dare il senso di questa punizione giustamente violenta. Dante usa il termine vendetta → il dio degli eserciti si vendica dei nemici; buona parte della Bibbia dell'Antico Testamento è intrisa di vendetta e non di perdono. Tale tema ritorna in Dante.

"Disperar perdono" → disperarono di poter vincere le Muse, ma si resero conto al tempo stesso del loro peccato, ma era troppo tardi (→ il perdono era ormai impossibile). Questo è il dramma del peccatore dantesco dopo che Minosse l'ha travolto nell'abisso → è infernale, ma è inutile.

(v. 118-136) Catone è scomparso, egli rappresenta una sorta di imperativo categorico: tutto avviene in un'atmosfera magica nel segno del silenzio. C'è un rito di purificazione: le guance sono pulite con la rugiada e l'erbetta → in questo rito di umiltà si introduce il segno del giunco flessibile, proprio per poter essere usato come cintura deve esserlo. Il tema dell'umiltà è fondamentale, rilancia il tema dell'orgoglio delle piche → viene richiamato in un'allusione sottile anche il tema dell'orgoglio. → Allusione al folle volo di Ulisse → travolto dalla sua sete.

19 febbraio 2015

(v. 13-18) Dante personaggio compare con questa meravigliosa descrizione piena di trepidante speranza: il cielo notturno, subito prima dell'alba, esprime speranza e luce, si esce dalla claustrofobia dell'inferno. Sembra che Dante abbia sperimentato l'ebrezza del volo → espressione fisica dell'aria durante la discesa dalle spalle di Gerione insieme a Virgilio (→ dal sabbione dei violenti contro Dio). Vengono descritti enormi spazi → sembra quasi un atterraggio. Gli spazi infernali sono sempre però limitati dalle tenebre, correlativo oggettivo del buio spirituale → essere chiusi in una tana buia crea disperazione. In questi versi emerge la gioia del recupero visivo: lo sguardo si può rifare, questi versi sono dilatati anche nel suono (→ dialefi). Bisogna far sentire l'unità versale il confine del verso.

Verso 16 a li occhi miei ricomincò diletto → " " → il colore del cielo, questo azzurro cupo che precederà l'alba, ricomincia agli occhi del poeta. Il colore fa sì che gli occhi, riposandosi dopo il buio, trovino di nuovo piacere (→ fisico). Il colore è zaffiro, pietra celeste i cui migliori esemplari erano quelli orientali (venivano dalla Libia) "zaffiro" → parola piana (→ parossitona).

Saggio di Croce su Dante: maggior critico italiano e filosofo, scrisse anche un saggio su Ariosto. Croce pensa alla poesia come coincidenza di ispirazione ed espressione verbale, egli considera poeti laureati fino a Carducci. Egli distingue in modo netto tra parti poetiche e strutturali → di puro rapporto concettuale e narrativo. L'Estetica è un capolavoro del 1902. La critica crociana inviterebbe a distinguere tra queste due parti anche alcuni canti del Purgatorio.

"Il dolce color d'orental zaffiro, che s'accoglieva nel sereno aspetto del mezzo" ; il mezzo è l'aria → senso scientifico; è quello attraverso il quale passa il raggio → ricordo della Fisica puro infino al primo giro aristotelica. Ci sono parti al tempo stesso strutturali e poetiche come " ". L'aria era pulita e tersa, la luce penetrava senza essere offuscata e senza schermi; questa espressione scientifica fa parte della poesia dantesca. Se seguissimo l'idea crociana la Commedia sarebbe scomposta, qui invece tutto è poesia. È inspiegabile la figurabilità dantesca. Il senso del riposo e dell'infinità dello spazio è espressa tramite l'uso della dieresi (→ oriental, "oriental" Oriente). C'è un limite sillabico tra i due suoni: le sillabe e sono quattro e devono essere fatte sentire. Se ci fosse sineresi le sillabe sarebbero tre e la i sarebbe una semi-consonante. Emerge un modello latino evidente. La dieresi serve a dilatare i suoni e iconomicamente serve a dilatare lo spazio attraverso lo iato (→ apertura tra vocali). La Commedia è ricca di figuratività, la presenza della luce è un elemento nuovo (nel IV canto degli spiriti magni si trovava luce anche nell'Inferno).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Erichto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Formentin Vittorio.
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