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Appunti di storia della filosofia morale: dicembre, 27-30 lezione Appunti scolastici Premium

Appunti di storia della filosofia morale dalla lezione 27 alla lezione 30 basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Papparo dell’università degli Studi di Napoli Federico II - Unina, Facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia della filosofia morale docente Prof. F. Papparo

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coscienza. Il me è la mia persona. Tra me e me infatti non ho necessità di mettermi

fuori, tra me e me sono ipseità. La persona è l'individualizzazione di me che

appare solo attraverso lo sguardo degli altri. Attraverso lo sgardo di altri, passo

dalla coscienza irriflessa a quella riflessa prendendo coscienza del me che era,

nella coscienza irriflessa, posto sul piano degli oggetti. Tra me e me non c'era

necessità di mettere un me fuori: questo viene fuori quando sotto lo sgardo atrui

mi sento un oggetto. Altro è sempre soggetto. E' l'altro che mi oggettivizza. Io non

conosco in il me nella coscienza irriflessa perchè sono gia subito il mio me. Non lo

conosco, ma lo vivo. Ma mi accorgo di essere me quando vengo colto dallo

sgaurdo altrui. Lo sguardo altru allora aliena la mia libertà. Lo sguardo di altri mi

colloca in mezzo al mondo. Che tipo di rapporti posso avere con questo essere che

io sono ? In primo luogo una relazione d'essere. Io sono questo essere. Però questo

essere che io sono, non lo sono in modo da doverlo essere nè al modo dell'ero: non

lo fondo nel suo essere; non posso produrlo direttamente e neppure è l'effetto

indiretto e rigorosp dei miei atti. L'essere che io sono conserva una certa

indeterminatezza, una certa imrevedibilità ( pag 315). E queste nuove

caratteristiche non provengono solamente dal fatto che io non posso conoscere gli

altri, ma anche dal fatto che gli altri sono liberi, o per essere esatti e rovesciando i

termini, la libertà d'altri mi si rivela attaverso l'inquietante indeterminatezza

dell'essere che io sono per lui. L'altro è il limite alla mia libertà. Sento che la mia

libertà è stata messa in disccusione. Avverto che il mio essere è indeterminazione,

che non è da sè fondato. Io sono immediatamente quello che faccio. Vergogna e

fierezza sono risposte, io sono altro essere quando compaio all'altro. La mia libertà

è compromessa dall'altro perchè smetto di fare ciò che stavo facendo: spio dalla

serratura, senti che qualcuno si avvicina, non spio più. Quello che provo mi fa

avvertire che il mio modo di essere non appartiene a me, sono stato prodotto da

altro da me perchè un altro mi ha messo in quella situazione. Si tratta del mio

essere quale si determina in e per messo della libertà d'altri. Ma la vergogna mi

rivela che io sono quell'essere. Non al modo dell'ero o del doverlo essere, ma in sè.

Solo, non posso realizzare il mio essere seduto. Basta che altri mi guardi perchè io

sia ciò che sono. Non per me stesso, non potrò mai realizzare questo essere-seduto

che colgo nello sguardo altrui, rimarrò sempre coscienza, ma, per l'altro. Una volta

di più, la fuga nientificatrice del per-sè si coagula, una volta di più l'in sè ri riforma

sul per-sè. Ma una volta in più, questa metamorfosi si compie a distanza: per

la'ltro, io sono seduto come quel calamio è sul tavolo; per l'altro, io sono curvo sul

buco della serratura come quell'albero è inclinato al vento. Sul piano della

coscienza non sono collacato, l'altro invece mi colloca, mi riconduce ad un in-sè.

Oggettivando la mia coscienza, l'insè prende il sopravvento sul per-sè. Sono così

sul piano di una cosa qualunque, non sono libero, ma sono in preda ad altro. Lo

sguardo che mi oggettivizza non è soltanto una persona, è una presenza. Se c'è un

Altro, chiunque esso sia, ovunque sia, e quali che siano i suoi rapporti con me,

anche se non agisce su di me in altro modo che con la semplice comparsa del suo

essere, io ho un di fuori, una antura, il mio peccato originale è l'esistenza dell'altro,

e la vergogna è, come la fierezza, l'apprensione di me stesso come natura, anche se

questa natura mi sfugge ed è inconoscibile come tale. ( pag 316). Altro è colui che

mi butta nella condizione della fatticità. Ma io non sono oggetto, sono quasi-

oggetto. Continuo ad essere oltre che fatticità anche libertà. Io non perdo la mia

libertà per diventare cosa, ma essa è laggù, fuori della mia libertà vissuta, come

attributo dato dell'essere che io sono per l'altro. Io colgo lo sguardo dell'altro in

seno al mio atto, come solidificazione e alienazione delle mie possibilità. Infatti io

sento che queste possibilità, che io sono e che sono la condizione della mia

trascendenza si danno altrove a un altro come se dovessero essere trascese a loro

volta dalle sue proprie possibilità. E l'altro come sguardo non è che questo: la mia

trascendenza trascesa. In questo essere alienato, mi fa capire che la mia libertà non

è annullata, ma riportata ad altro. Lo sguardo mi tiene prigioniero. Fa venire a me

un essere che è per sè e che per altri. Quella quindi che ho non è una libertà

vissuta, ma una libertà per sè e per atri. I miei possibili vengono consegnati

all'altro. Scopro di essere limitato, l'altro frena il mio agire. Per alienazione si

intende dunque che le mie possibilità diventano dell'altro, vorremmo che l'altro

non ci fosse. Così nella brusca emozione che mi agita, quando colgo lo sguardo

dell'altro, vivo un'alienazione di tutte le mie possibilità che appiaono articolate

lontano da me, in mezzo al mondo, con gli oggetti del mondo. ( pag 318). Con lo

sguardo d'altri la situazione mi sfugge o meglio dire io sono più padrone della

situazione. Io alcuni casi come ad esempio faccio cadere una statuetta, non c'è

niente che io non abbia potuto prevedere, se fossi stato più attento, se avessi notato

la disposizione degli oggetti, niente che mi sfugga per principio. La situazione

dell'altro fa apparire invece nella situazione un aspetto che non ho voluto, di cui

non sono padrone e che mi sfugge per principio perchè è per altro ( pag 319). Sono

continuamente visto, lo sguardo mi spazializza e mi temporalizza. In quanto

oggetto spaziotemporale del mondo, in quanto struttura essenziale di una

situazione spaziotemporale nel mondo, io mi offro agli apprezzamenti altrui. Io lo

percepisco mediante il puro esercizio del cogito: essere guardato significa sentirsi

oggetto sconosciuto di apprezzamenti inconoscibile e in particolare di

apprezzamenti di valore. E nello stesso tempo, proprio per la vergogna o la

fierezza, riconosco il giusto fondamento di questi apprezzamenti e li prendo per

quello che sono: un superamento libero del dato verso delle possibilità. Esperienza

dello sguardo avviene sul piano dell'affettivit si reagisce con sentimenti come ad

esempio la vergogna. Guardandomi l'altro mi ha messo in una posizione di

disorientamento: l'esser visto produce in me vergogna. Essere condannato alla

libertsignifica proprio essere sotto lo sguardo altrui, esser guardato significa esser

oggetto. Sono condannato a vivere. L'altro mi fa provare l'esperienza

dell'alienazione che una estraneazione da s Io non sono picome sono tra me e me,

sono spersonalizzato. L'apparizione dello sguardo percepita da me come il

nascimento di un rapporto ek-statico con l'essere, fuori dall'essere che io sono

quando sono tra me e me ( pag 322).

Ventottesima lezione, mercoledì 7 dicembre 2016

Lo sguardo-altrui

Altri è puro soggetto. In nessun modo altri ci si presenta come oggetto. Nel

fenomeno dello sguardo altri, è per principio, ciò che non può essere oggetto.

L'oggetivazione d'altri significherebbe la distruzione del suo essere-sguardo. Altri

non è neppure qualcosa che è preso di mira dalla mia attenzione: se, nel nascere

dello sguardo d'altri, io facessi attenzione allo sguardo d'altri, sarebbe come se

questi fossero degli oggetti, perchè l'attenzione è direzione intenzionale verso

degli oggetti. Altri dunque è pure soggetto. E' la condizione del mio essere-non-

rivelato. ( pag 322). Non si può essere sè se non in relazione con altro da me. Altri

è quello che mi guarda, che dà a me stesso il non rivelato senza che si dia rivelato.

L'altro lo incontro, arriva per caso. Lo sguardo altrui, come condizione necessaria

della mia obiettività, è distruzione di ogni obiettività per me. Lo sguardo altrui mi

raggiunge attraverso il mondo e non è soltanto trasformazione di me stesso, ma

metamorfosi totale del mondo. Io sono guardato in un mondo guardato. Lo

sguardo altrui, che è sguardo-che-guarda e non sguardo-guardato, nega le mie

distanze dagli oggetti e dispiega le sue distanze. L'altro è il polo della mia fuga

( pag 323). Sguardo-altrui non necessità della persona, è uno sguardo onnipresent,

mi rende oggettivabile. Io non posso essere oggetto per me. Altri per me è l'essere

per cui io sono oggetto, cioè l'essere per mezzo del quale io ottengo la mia

oggettità. Altro è dato come soggetto puro. Cos', questo soggetto puro, che non

posso, per definizione, conoscere, cioè porre come oggetto, è sempre là, fuori

portata e senza distanza, quando tento di cogliermi come oggetto. E nella prova

dello sguardo, sentendomi oggettità non-rivelata, espririmento direttamente con il

mio essere l'impercettibile soggettività dell'altro. Altri è sempre sul piano del

sentire, dell'affettività. ( pag 324). Tra me e me non mi prendo come oggetto. Sono

oggetto per l'altro mentre altro è soggetto puro.n L'altro mi affetta, mi rende

oggetto. Io l'altro non lo percepisco, sento la forza soggettivante, è ciò che mi

soggioca. Così, lo sguardo, io provo altri concretamente come soggetto libero e

cosciente, sento la mia libertà limitata. L'altro mi si impone come una presenza

concreta che non posso tarre da me e che posso sperimentare nella mia vita senza

nessuna epochè. Con gli altri è una lotta permanente: altri limita la mia libertà e mi

oggettivizza. L'inferno sono gli altri, dirà Sartre in seguito. ( pag 325). Tramite lo

sguardo altrui sperimento la mia fuga costante, il mio essere alienato. Il fatto

dell'altro è incontestabile e mi colpisce in pieno. Lo realizzo con il disagio, per


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AUTORE

CmPu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CmPu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia morale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Papparo Felice Ciro.

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