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Conflitto tra mito e scienza nella seconda metà dell'Ottocento

Conflitto, nella seconda metà dell’Ottocento, tra mito e scienza (ragione, razionalità – logos).

Il mito

Il mito rappresenta un mondo tradizionale che presenta verità assoluta e definitiva; manifestazione del divino e del trascendente. Autorevole, interpretato da poteri forti. È racconto e narrazione, appartiene alla tradizione orale di un popolo; dall’età arcaica, conserva una verità che viene riproposta ogni generazione (racconto). Ciò che viene proposto dal mito è il significato religioso, la verità religiosa. Narrazione della civiltà agricola/arcaica.

La razionalità

La razionalità non ha caratteri definiti, è in continua evoluzione con la storia umana. Soggetta a un divenire che ne accresce le possibilità. Perfezionabile e maneggiabile da parte dell’uomo. È democratica, ha uno sviluppo orizzontale. Tende all’oggettività di un ragionamento critico (deduzione e teoria, evidenza razionale). Ciò che viene proposto è una verità laica, conseguenza di una visione laica e profana del mondo figlia del mondo moderno ed industriale.

Sul rapporto tra questi due fattori si sono create filosofie della storia, ossia metafisiche della storia; supposizioni che la storia si muova, attraverso tappe, in una dimensione finale. La modernità ha visto il passaggio dal racconto alla concettualizzazione, dall’oralità alla scrittura, dal mito alla scienza (legge dei tre stadi di Comte) parallelo al passaggio dalla campagna alla città. Questo è il senso della cultura ottocentesca: il processo di demitizzazione e secolarizzazione, contraddetto poi da fenomeni di remitizzazione non di carattere religioso ma di carattere strettamente politico.

Scienze biologiche e evoluzionismo

  • 1831-36: lungo viaggio di Darwin in America del Sud e Galapagos
  • 1839: Viaggio di un naturalista intorno al mondo
  • 1859: Origine della specie

Le idee di Darwin sono in conflitto decisivo con quanto viene detto nella Bibbia, e questo conflitto prosegue fino al Novecento, quando la Chiesa parzialmente inizia ad accettare.

Ernst Haeckel (1834-1919) nel 1905-06, già piuttosto anziano, decide di intervenire perché il conflitto tra la Chiesa ed il pensiero evoluzionistico segnava una parziale accettazione delle tesi da parte della Chiesa; i due ambiti iniziano ad avvicinarsi, iniziando a superare la precedente situazione tesa, "combattimento accanito". Questa parziale accettazione, per Haeckel, era pericolosa perché, in sé, stravolgeva le stesse teorie evoluzionistiche, cercando di conciliarle con i suoi dogmi.

Filosofia monastica di Haeckel

Progressivamente in ogni campo e settore di conoscenza si riuscirà a realizzare una visione evoluzionistica che Darwin ha applicato ad un campo ristretto (rapporto tra ontogenesi, sviluppo dell’individuo, e fitogenesi, sviluppo della specie). C’è unità della realtà e quindi ci deve essere unità nelle leggi che la regolano: crea una filosofia della natura e del mondo di tipo naturalistico.

Nel 1752, già J.J. Rousseau aveva detto che lo sviluppo dell’umanità complessiva è come lo sviluppo individuale della persona: crescita, maturità, decadenza.

Riflessioni scientifiche e filosofiche non sono affatto separate.

Storiografia

  • Esegesi neotestamentaria: il testo biblico è stato sottoposto ad un’analisi scientifica molto tardi (anche attraverso l’istituzione di cattedre in esegesi biblica in università laiche). Soltanto gli alti gradi delle istituzioni religiose avevano il permesso di interpretare e studiare la Bibbia.
  • Renan: a 25 anni esce dal seminario, rinnega la sua adesione al Cristianesimo ed entra nel Collegio di Francia, rimane grande storico del Cristianesimo.
  • Loisy: nella lezione inaugurale del College de France, 1909, esordì dicendo che i testi sacri dovevano essere analizzati come qualsiasi altro testo.
  • Negli studi teologici qualcosa viene riconosciuto soltanto nel 1947 con l’enciclica Divino afflante spiritu.
  • Troeltsch: consapevolezza filosofica di tali problemi.
  • Francoise Guizot: negli anni '50 dell’Ottocento, insegna storia all’università della Sorbona a Parigi. Nel 1864: Meditazioni sull’origine della religione cristiana. Divide il campo del sapere in due aree: natura fisica (non può esserci miracolo, necessità – determinismo assoluto), vita umana (è il campo della libertà dell’uomo che è simile alla libertà di un dio, libertà).

In un altro passo però cambia idea: tutto è natura e soggetto a leggi necessarie. Soltanto l’anima, entità metafisica che si collega al divino, rappresenta l’evasione da questa necessità. Problema: come conciliare le nuove scoperte scientifiche con le tradizioni religiose ormai assodate?

David F. Strauss

  • Vita di Gesù (1835); L’antica e la nuova fede (1872): scienza equivale al progresso, ossia al miglioramento delle condizioni materiali e culturali delle masse. Da una parte possiamo fidarci della Chiesa e dall’altra della scienza. Il Cristo della Chiesa è una certezza, ma lo è per il credente; il Gesù della scienza è un problema ed un problema non può essere oggetto di fede. Un oggetto storiografico incerto non permette di orientarsi nella vita pratica e morale. Occorre mettere il testo nelle mani della cultura laica moderna (storici) indipendentemente dall’autorità della chiesa, ossia di chi ha un certo metodo epistemologico.
  • Nietzsche lo prende in giro nelle I considerazioni inattuali.
  • Harnack: Cristianesimo della Storia (1896). Anche H. se la prende con la posizione di Strauss: esistono le vie attraverso la testimonianza della cultura laica per trovare una certezza. C’è una volontà di affermare certezze di contro all’incertezza di Strauss.

Sociologia

Appena gli inizi. Durkheim (università di Bordeaux, in provincia).

  • L’oggetto del culto religioso moderno, nei termini della cultura scientifica moderna, è la società. La religione, pur essendo un prodotto dell’uomo, non è la costruzione ingannevole ed artificiosa di una casta sacerdotale secondo la definizione illuministica e settecentesca, ma ha una base empirica; è un’esperienza; è una rappresentazione dell’Universo, una conoscenza del mondo. Religione = morale = società.
  • La scienza progressivamente si è sostituita alla religione, occupando aree che erano proprie di una visione metafisica o mitica del mondo. C’è fase di passaggio e di trasformazione. L’uomo ha sostituito la visione religiosa del mondo con quella scientifica.
  • La scienza non fornisce nessuna visione unificata del mondo. Anche se aumenta conoscenze, procede con una divisione del lavoro sempre più accentuata; quindi la religione sarà sempre necessaria (sintesi discorsiva di conoscenze e anticipazioni di cui abbiamo bisogno subito). È la società come organismo complessivo a fornire all’uomo tutte le norme di cui ha bisogno per orientarsi.

Renan (1823-1892)

Storia generale del Cristianesimo. L’avvenire della scienza (pubblicato nel 1890 con alcune pagine di introduzione, diario intellettuale scritto nel 1848 quando esce dal seminario, a 25 anni, rinnegando la sua adesione al Cristianesimo. Entra poi nel Collegio di Francia, diventa grande storico del Cristianesimo). Vive in un periodo di grandi sconvolgimenti sociali, ma preferisce rifugiarsi nel suo essere accademico ed intellettuale. Politicamente è conservatore, quasi reazionario.

  • La scienza storica non è assoluta. Per Renan nel giro di un secolo le scienze storiche avranno esaurito la loro funzione sociale.
  • Accanto al culto della scienza affianca allora propositi e valori morali positivi.
  • L’ottimismo di Renan ha però dei limiti importanti nel fatto che, per lui, la scienza abbandona l’umanità a se stessa senza fungere da guida, così come la storia. “Di che cosa si vivrà dopo di noi?” (ripresa da Sorel nel 1908 e da Löwith nel 1949).
  • Tesi generale: la ricerca storico-empirica, la discussione filologica, sulle fonti (la storiografia moderna nel complesso), ci ha convinto che mai vi è stato un fatto soprannaturale. Cioè le strade della teologia biblica e della ricerca storica si separano. Il fatto soprannaturale è una contraddizione in termini: le basi della storiografia moderna affermano che è definibile fatto qualcosa che è collocabile in uno spazio/tempo collegabile ad altri fatti/eventi. La storiografia non nega la resurrezione ma dice che è irrilevante dal punto di vista storiografico.
  • L’idea antropomorfica di un’entità divina, razionalità suprema, che ha creato leggi naturali, idea di morale e diritto naturale entra in crisi: la morte di Dio di cui parla Nietzsche. È la concezione metafisica del mondo che entra in crisi, non solo quella cristiana.
  • L’idea che il mondo abbia un fine ed una razionalità è falsa, concordando con 1929 Il disagio della civiltà Freud: siamo noi a dare senso a ciò che non ha senso. Anche se Weber dice che la cultura è la possibilità di tagliare una sezione finita nell’infinità priva di senso del divenire del mondo.

Seconda metà dell'Ottocento: rincorsa alla scientificità

Tutti gli intellettuali puntano allo sviluppo e alla possibilità del progresso. C’è anche un tentativo di ricostruire una posizione religiosa in accordo con una nuova scienza: modernismo cattolico. Loisy tenta ma fallisce.

Renan e l'avvenire della scienza

  • L’avvenire della scienza: pubblicato nel 1890, due anni prima della sua morte.
  • Impossibilità di conciliare nuove scienze e verità dogmatiche della fede tradizionale. La ricerca storica ha definitivamente provato che non vi è mai stato nessun evento sovrannaturale e nessuna rivelazione.
  • Fatto sovrannaturale è affermazione paradossale, circolo quadrato: le scienze storiche hanno per oggetto soltanto fatti, cioè collegati tra loro all’interno di una totalità chiusa, il mondo della nostra esperienza. Un fatto sottratto alla catena causale non è un fatto inseribile nell’ambito della scienza moderna.
  • Necessità di una ricerca del tutto scientifica.
  • Pur essendo progressista, credendo cioè nello sviluppo della scienza, è pessimista: lo sviluppo delle scienze sottrae all’uomo moderno un principio di orientamento morale e anche pratico perché tende alla frammentazione.
  • Non ci sono più visioni storiche, all’interno di una filosofia della storia, che permettano di orientare il comportamento, la vita pratica. Questo corrisponde alle intuizioni di Nietzsche, Freud, Weber.
  • Quindi decadenza della vita morale e religiosa, d’accordo con Nietzsche: perdita irreversibile di una rappresentazione complessiva del mondo, crollo delle credenze ideali, con inizio nel giorno in cui l’umanità vede diradarsi la nebbia del mito (quando usciamo dalla nebbia vediamo la realtà delle cose).
  • Renan non è completamente ateo od irreligioso, ma la sua religiosità ha abbandonato il cristianesimo.

Ci sono continui tentativi di ricostruire una prospettiva religiosa, non solo in relazione ad un possibile incontro tra cristianesimo e nuova scienza. È il tempo delle religioni dell’umanità (A. Comte), dell’avvenire e del progresso (Spencer).

Nella seconda metà dell'Ottocento

Nella seconda metà dell’Ottocento la parola mito ha ancora un significato spregiativo; nella prima metà del Novecento nuova grande rivalutazione, riottiene dignità; per non parlare delle mitologie politiche del Novecento come fascismo o nazismo. Cassirer 1944: il mito è una delle direzioni tramite cui lo spirito umano crea il proprio oggetto. Jung rivaluta l’idea di mito in opposizione a Freud.

Renan e il rapporto tra fede e ragione

  • Sebbene l’Avvenire della scienza sia del 1848, troviamo anticipate idee sviluppate da Durkheim e dalla sociologia francese alla fine del secolo.
  • Nel rapporto tra fede e ragione, Renan ritiene che ognuno dei due problemi debba rimanere nel proprio ambito, mantenere le proprie priorità, il proprio campo d’esistenza. “Possiamo dare tutto alla fede o tutto alla ragione”. Di conseguenza contesta il fatto che nella modernità l’interesse religioso viene mantenuto come interesse particolare, cioè la professionalizzazione della religione come una tra le tante professioni del mondo moderno. Se si accetta la rivelazione, la verità suprema, il concetto di assoluto, dobbiamo accettare assolutamente il testo sacro e vivere in funzione di questa verità trascendente.
  • Renan accetta la seconda ipotesi: non c’è bisogno di delimitare ambiti tra scienza e fede perché se cade la fede, non esiste.
  • Religioni prodotto dello spirito umano (Durkheim: le forze superiori sono le forze sociali, superando la spiegazione religiosa di queste forze che precede Durkheim).
  • Rifiuto religione tradizionale ma senza rifiutare il principio della necessità di una religione.
  • Per quanto riguarda l’immortalità, rifiuta la concezione tradizionale intesa come separazione dell’anima dal corpo e come sopravvivenza della prima, ma propone un’indefinita sopravvivenza di coloro che hanno alimentato il progresso. Un tipo di immortalità che gli uomini scopriranno.
  • Ci sono due forme di religione: una chiusa, faziosa, antiquaria, settaria e tradizionale e l’altra aperta, ispirata ai valori umani e progressista, che avrà come valore l’incremento della conoscenza umana. La prima scomparirà. La seconda, in cui spera Renan, improntata all’entusiasmo e al sacrificio rimarrà se sarà in grado di eliminare ogni forma pregressa di settarismo ed estendersi a tutti.
  • Tentativo di costruire una posizione nuova, religione dell’umanità nel senso dato da A. Comte nel 1840. La religione dell’avvenire è puro umanesimo, la vita intera santificata ed elevata a valore morale.

La scienza dell’umanità deve necessariamente distinguere due fasi: a) l’età primitiva, della spontaneità; b) l’età della riflessione in cui l’uomo si possiede. Crea così una filosofia della storia.

  • Anche l’evoluzione di una religione deve seguire queste due fasi (la seconda è di riflessione intorno alla religione, è fatta di obiezioni, apologetica, confutazione e controconfutazione).

Nel primo periodo c’è l’assenza del bisogno di simboli (la religione è uno spirito nuovo, libera). Quando quest’entusiasmo si spegne si comincia a dare norme, si specula: ha inizio il secondo periodo, privo della forza originaria. Il primo germe di incredulità nasce nell’intellettualizzazione della religione. In questa seconda fase i teologi assumono la funzione di specialisti di un particolare ambito della vita, ma non ha senso perché le verità che portano sono assolute e non possono essere ricondotte ad un ambito, ad una fetta del sapere umano, mentre nella fase primitiva essi hanno funzione assoluta, senza forme esteriori o riti, il valore di tutto è in riferimento alla teologia. (Durkheim: 1) piccole società primitive, solidarietà meccanica, dove tutti hanno lo stesso comportamento 2) necessità della divisione del lavoro ha fatto sì che ci sia una maggiore individualizzazione del lavoro all’interno di legami necessari e reciproci. Il che determina la società come organismo: solidarietà organica, che è comunque necessaria data l’universalità della condizione di individualizzazione).

Renan è infastidito da schemi troppo semplici, dal suo modo di selezionare i dati in maniera arbitraria, come un viaggiatore che dice di conoscere un paese avendone percorsi soltanto pochi chilometri. Il paradosso di tutte le filosofie della storia nella modernità è che non si può dare una prospettiva generale a causa della sempre maggiore specializzazione della storiografia.

  • Così da un lato accusa gli storici di settorialità e dunque di superficialità, dall’altro affida loro un compito che si rivela sempre più impossibile.

Alla fine dell'Ottocento

  • In Germania si è creata distinzione tra scienze della natura e scienze dello spirito.
  • In Francia non c’è distinzione tra modello scientifico e modello generale, cioè l’impostazione è scientifica anche nel campo delle scienze umane.

Renan sostiene che lo spirito moderno comporta la ricerca in ogni campo secondo il modello fisico-matematico. La religione, la politica, la filosofia trovano gente che dubita, la fisica no. Il criterio fisico-matematico è il criterio pratico dei moderni e questo sarà in grado di salvare il secolo dallo scetticismo. Lo sforzo dell’umanità deve tendere ad allargare l’ambito di utilizzo del metodo.

E. Troeltsch (1865 – 1923)

Filosofo, teologo, storico e sociologo. Protestante e luterano. 1905: va negli Stati Uniti con Max Weber per studiare le sette protestanti. Storico e studioso con interessi sociologici.

  • Renan nella seconda metà dell’Ottocento era molto critico nei confronti della chiesa Cattolica, ritenuta inconciliabile con la cultura moderna. Staccarsi da essa significa distaccarsi dalla cultura medievalista verso la cultura laica e moderna. Mantiene però un’impostazione scolastica, S. Tommaso rimane il suo punto di riferimento.
  • La posizione di Troeltsch è più articolata. Essendo in ambiente protestante, ha una concezione più libera del Cristianesimo. Pur dissentendo dalle posizioni ufficiali della Chiesa protestante.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

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