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Appunti di storia dell'arte per esame Appunti scolastici Premium

Appunti di archeologia e storia dell'arte basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Tedeschi dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, Interfacoltà, Corso di laurea in economia e gestione dei beni culturali e dello spettacolo. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Archeologia e storia dell'arte docente Prof. F. Tedeschi

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ESTRATTO DOCUMENTO

L'ampio gesto della donna al centro condensa su di sé l'attenzione dell'osservatore e le fa

assumere un'importanza paragonabile a quella di una figura rinascimentale. La gamma dei

.

colori è limitata, ma non priva di toni forti, come nella veste rossa della donna

EDOUARD MANET: (1832-1883) è considerato il precursore dell'impressionismo, le sue

.

opere suscitavano sdegno e scandalo nel pubblico e nella critica

Infatti, la colazione sull'erba (1863, Musée d'Orsay), suscitò un enorme scandalo al salone

dei rifiutati e l'artista fu duramente criticato per i soggetti e la tecnica. La donna in primo

piano è completamente nuda e guarda verso l'osservatore con sguardo malizioso e con

disinvoltura discute con i suoi amici. Sembrava un'offesa alla morale borghese. L'autore si

ispira a un'opera presente al Louvre di Giorgione o Tiziano. Ma lo scandalo forse, più che

dal tema, era generato dalle straordinarie novità pittoriche: il colore è piatto ed emerge per

contrasto dallo sfondo, l'evidenza del chiaro del nudo con lo scuro delle vesti, la resa

realistica degli oggetti posati a terra, lo sfondo solo abbozzato impressionisticamente, la

.

linea di contorno

Suscitò uno scandalo ancora maggiore, due anni dopo, la presentazione di Olympia (1865,

Musée d'Orsay). Anche in questo caso l'opera segue l'iconografia tradizionale, con rimandi

alla Venere di Tiziano e alla Maja di Goya. Le critiche maggiori furono per: il titolo, dato che

Olympia era nome molto diffuso tra le prostitute; modella di soli 16 anni (corpo esile); guarda

in maniera provocante e volgare verso l'osservatore; corpo non accademico data l'assenza

di chiaroscuro (emerge per contrasto). Ogni particolare ha però un suo preciso valore

cromatico, collocandosi in rapporto con tutti gli altri e con l'insieme. Questi colori sono resi

più luminosi dallo sfondo scuro, diviso in due settori di diverse tonalità. Sulla destra sta una

negra (molte negre si prostituivano) che porge un bouquet di fiori alla ragazza. Nei fiori si

.

nota la tecnica impressionista

EDGAR DEGAS: (1834-1917) è uno dei più distanti dal gruppo degli impressionisti, perché:

non dipinge en plein air, preferisce la figura umana al paesaggio, si serve del disegno. La

.

pittura come mezzo per fermare le idee sulla carta

Uno dei più noti quadri dell'artista è L'assenzio (1876, Musée d'Orsay). In un angolo di un

locale siedono immobili, davanti alle loro bevande, un uomo e una donna, indifferenti l'uno

dall'altro, assorti nei propri pensieri, abbruttiti dalla vita e dall'alcool. Lei è una prostituta, lui

un clochard. Lo squallore si nota sia dallo sporco sui tavolini sia dalle vesti dei due

protagonisti. Ma non c'è una denuncia sociale nei confronti dell'alcolismo, e nemmeno

l'evidenziazione drammatica dei due personaggi. Il dramma nasce proprio dall'assenza di

ogni atteggiamento teatralmente drammatico. A tutto ciò concorre l'impianto prospettico a

zig-zag e il punto di vista vicinissimo alla scena. Lo specchio dietro ai due protagonisti riflette

la loro vita opaca e spenta. Tutto si inserisce in quello che fondamentalmente è la

concezione della pittura di Degas: osservare la realtà senza metterla in posa, quasi

.

cogliendola di nascosto

CLAUDE MONET: (1840-1926) inizia la sua attività come caricaturista, non frequentò le

accademie ma alcuni studi privati. Fu uno dei promotori della mostra del 1874 e condivise

ogni singolo aspetto dell'impressionismo. Si esprime attraverso macchie di colore rapide che

rappresentano la sintesi. Un elemento ricorrente delle sue opere è l'acqua, che rappresenta

.

la transitorietà della vita

18

Il dipinto Impressione. Il levar del sole (1872, Parigi), fu esposto alla mostra del 1874 e fu

oggetto di molte critiche da parte del critico Leroy. Il titolo è volutamente generico: il quadro

non è la descrizione di un luogo riconoscibile, ma esprime il mondo interiore dell'artista, la

sua reazione emotiva davanti alle percezioni che gli provengono dall'esterno. Come suo

solito realizza diverse versioni di questo dipinto. Non ci sono linee di contorno, tutto è

semplificato e abbozzato (come pensò Leroy). La nebbia avvolge le cose rendendole quasi

.

effimere

PAUL CEZANNE: (1839-1906), anche lui come Degas è distante dal movimento

impressionista. È il padre spirituale dei cubisti. Si trasferirà a Parigi dove conosce molti artisti

impressionisti, ma verrà molto criticato e quindi ritornerà in Provenza. In comune con gli

impressionisti aveva la pittura en plein air e la scelta dei paesaggi, ma lui sovrappone le

.

pennellate e coglie l'attimo. Racchiude ciò che vede in figure geometriche

A fine '800 dipinge I giocatori di carte (1890, Musée d'Orsay), dove ritrae due suoi amici

intenti in una partita di carte. Sono uno di fronte all'altro, quello di sinistra è più rigido e

statico, linee severe ne definiscono la figura, molto geometrizzata. La testa è troppo piccola

e l'attaccatura del braccio è sbagliata. Quello di destra è più regolare e reale, con una

postura rilassata e naturale. Il colore è più uniforme. Anche il cappello a sinistra è più

geometrizzato, mentre a destra calza meglio. La prospettiva è focale, anche se lo spazio è

minimo. I colori sono pochi e perlopiù spenti. Cezanne si concentra molto sui volumi. La

forma delle sue figure non è più una forma reale, ma è una forma evocativa in quanto tutte

.

le forme sono quasi precise geometriche

VINCENT VAN GOGH: (1853-1890) apre un capitolo nuovo dell'arte europea negli anni di

crisi dell'impressionismo. È un'autodidatta e dipinge per necessità interiore, inventando una

tecnica tutta personale. Prima di entrate nell'accademia dell'Aja, fa il predicatore nel

Borinage, una terra ricca di carbone e di minatori, che Van Gogh aiuta nei pericoli e nelle

.

sofferenze

E forse è da questi minatori che si ispira per I mangiatori di patate (1885, Amsterdam), in

cui ritrae contadini olandesi a cena dopo una lunga giornata di lavoro. Sono in una baracca,

e l'unica cosa che si possono permettere è patate e caffè d'orzo. Al contrario dell'assenzio,

qui le persone condividono con le altre la propria sofferenza e la vita dura (visi segnati dalla

fatica). I colori sono scuri, terrosi, e la luce è artificiale e proviene dalla lampada in alto, che

quasi deforma i visi rendendoli quasi caricaturali. È come una denuncia sociale della vita a

.

cui sono costretti i poveri. Negli occhi dei protagonisti però c'è speranza

Tra i soggetti preferiti del pittore ci sono I girasoli (1889, che dipinge in serie mentre si trova

nella casa gialla ad Arles aspettando Gaugin. Sono fiori recisi , ma sembrano ancora vivi.

Sceglie questo fiore perché è legato alla Provenza ed è un fiore che esprime felicità, visto

che stava passando un momento felice della sua vita. I petali sono tutti diversi, irregolari e

sembrano muoversi. Lo sfondo è realizzato con la tecnica a cellette: stendeva il colore e poi

con un pennello piatto faceva come dei quadratini. I colori oggi sembrano più spenti perché

usava colori di bassa qualità, visto che non lavorava ed era finanziato solo dal fratello Theo.

.

Anche se è una natura morta è molto vitale

PELLIZZA DA VOLPEDO: (1868-1907) è il più convinto pittore italiano di temi sociali della

fine del secolo. Anche a lui, per questo, è stata rivolta la consueta accusa di inquinamento

dei puri valori pittorici per il prevalere su essi di fini politici. È un artista divisionista.

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Affermava che l'arte non doveva essere fine a se stessa, ma sensibilizzare la gente ai

.

problemi sociali

Il quarto stato (1896-1901, Milano GAM) è sicuramente il suo più famoso. Rappresenta la

marcia dei lavoratori (ossia il quarto stato), il proletariato. Per completarlo ci mette molti anni,

e realizza delle opere preparatorie. Rappresenta una folla di persone che durante uno

sciopera sta rivendicando i propri diritti. Il paesaggio è buio e getta ombra sui lavoratori-->

difficoltà dei lavoratori, cammino non semplice, scioperi repressi. All'ombra dello sfondo si

contrappone una luce accecante--> speranza di avere un futuro migliore. Le persone

avanzano verso di noi e 3 si staccano (una donna con un bambino in braccio, simbolo del

riscatto). Usa tanti piccoli puntini di colori, anche se i colori sono mischiati, a differenza dei

puntinisti francesi. L'obbiettivo è agire, non stare ad aspettare, anche se però non è

presente il senso di moto, perché la massa è bloccata dalle figure alle estremità. I colori

.

sono uniformi (bruno, rosso, arancio

HENRI MATISSE: (1869-1954) si avvicina tardi alla pittura (20 anni), è uno dei più noti artisti

del XX secolo e il maggior esponente del movimento dei Fauves. Nelle sue opere esprime la

.

gioia di vivere

Una delle opere più famose è La danza (1909, MoMa Ny), dipinta su richiesta di un

imprenditore russo. Le figure ricordano l'arte africana, c'è estrema sintesi. Formano un

cerchio, che rappresenta la vita, e si tengono per mano, anche se a un certo punto le mani si

distaccano, perché nella vita ci possono essere problemi o interruzioni. Tutto esprime

vitalità, energia pura. Le figure sono asessuate, dovrebbero essere donne ma emerge

mascolinità. Sono gigantesche. Matisse gioca su due colori primari (blu e rosso) e un colore

secondario (verde). La linea è spessa e mette in risalto i colori, e allo stesso tempo crea il

volume e dà dinamismo--> la danza è sfrenata. Ricordano le grazie di Botticelli. Le figure

.

sono possenti ma sembrano lievitare

MARCHEL DUCHAMP: (1887-1968) è stato un pittore e uno scultore. Da pittore si avvicinò

ai fauves e ai cubisti, passando per dadaismo e surrealismo. Diede poi inizio all'arte

.

concettuale, ideando i ready-made

Esempio di ready-made è la Fontana (1917, perduta). Consiste in un comune orinatoio

firmato R. Mutt e viene considerata da alcuni storici una delle maggiori opere d'arte del XX

secolo. Si pensa che con quest'opera Duchamp inventò l'arte concettuale (qualunque

espressione artistica in cui i concetti e le idee espresse siano più importanti del risultato

estetico e percettivo dell'opera stessa). Ci sono molti dibattiti su cosa realmente significhi la

scritta R.Mutt e il significato vero dell'opera. Fatto sta che l'opera non venne mai esposta, e

alla fine venne perduto. Vennero realizzate però nel corso del tempo diverse repliche. Il

prezzo più alto attualmente raggiunto è per la vendita di una replica del 1964 acquistata nel

.

1999 per 1,7 milioni di dollari tramite Sotheby's

UMBERTO BOCCIONI: (1882-1916) è stato un pittore e scultore italiano, esponente del

futurismo. L'idea di rappresentare visivamente il movimento e la sua ricerca sui rapporti tra

oggetto e spazio hanno influenzato fortemente le sorti della pittura e della scultura del XX

.

secolo

La città che sale (1910, MoMa Ny) è un dipinto olio su tela. Per realizzare quest'opera

prende spunto dalla vista di Milano dal suo balcone di casa. Viene considerata la prima

opera veramente futurista del pittore. La visione è movimentata e dinamica. Si coglie la

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visione di palazzi in costruzione in una periferia urbana, mentre compaiono ciminiere e

impalcature solo nella parte superiore. Gran parte dello spazio è occupato da uomini e

cavalli, fusi tra loro in uno sforzo dinamico--> in questo modo Boccioni mette in risalto alcuni

tra gli elementi più tipici del futurismo, come l'esaltazione del lavoro dell'uomo e l'importanza

della città moderna. Ciò che mette il quadro perfettamente in linea con lo spirito futurista è

però l'esaltazione visiva della forza e del movimento--> celebrazione dell'idea del progresso.

Le pennellate sono ancora filamentose e ricordano il divisionismo--> i tratti pittorici sono volti

a dare dinamicità ai volumi. L'opera si può dividere in 3 piani: in primo gli uomini, nel

.

secondo i cavalli, nel terzo la periferia urbana

Forme uniche della continuità nello spazio (1913, varie repliche) è una scultura in

bronzo. Rappresenta simbolicamente il movimento e la fluidità. È raffigurata anche sul retro

delle monete da venti centesimi. L'obbiettivo era quello di discostarsi dalla "vecchia scultura

mummificata" e di creare un continuum di movimento. Osservando lateralmente la figura si

riconosce una figura umana in cammino priva però di alcune parti. Potrebbe sembrare sia

uno "scorticato anatomico", sia una "macchina". Si sviluppa mediante l'alternarsi di cavità,

rilievi, pieni e vuoti che generano un frammentato chiaroscuro fatto di repentini passaggi

dalla luce all'ombra. In base alla posizione dell'osservatore cambia la visione dell'opera: in

questo modo sembra che la figura si modelli a seconda dello spazio circostante. Anche i

.

contorni sono irregolari, così dilatano la figura espandendola nello spazio

PICASSO: (1881-1973) ha girato tutta la Spagna, per poi trasferirsi a Parigi a 19 anni con

l'amico Carlos. Qui prende spunto dalla pennellata degli impressionisti e post, e anticipa i

fauves per i colori molto accesi. Dopo la morte di Carlos cambia pittura e comincia a

dipingere tele con prevalenza di blu e azzurro, che costituiranno il periodo blu.

.(

Successivamente inserirà colori caldi (periodo rosa

Les demoiselles d'Avignon (1907, MoMa) è una delle sue opere più celebri. Inizialmente

fece grande scalpore, ed è considerata l'opera più rivoluzionaria del XX secolo. L'artista si

riferisce a un bordello, che frequentava prima di andare a Parigi. Raffigura 5 prostitute. È il

manifesto del pre-cubismo. Per arrivare al risultato finale ha fatto diversi bozzetti.

Inizialmente erano presenti anche due clienti, poi eliminati in modo che il cliente sia lo stesso

spettatore. Sembra quasi una scena teatrale perché la donna sulla sinistra apre un sipario.

La donna sdraiata è realizzata con la quarta dimensione, sdraiata di schiena con il viso

rivolto frontalmente (sembra maschera tribale africana). Le donne centrali invece sembrano

sdraiate e dipinte dall'alto--> Ci sono più punti di vista. Figure e spazio sono compenetrate

tra loro. I colori sono pochi (azzurro, bruno, rosa). I visi e le figure umane sono molto

.

geometrizzate

FRANCESCO HAYEZ: (Venezia 1791- Milano 1882) Passato dalla temperie neoclassica a

quella romantica (della quale è stato il maggiore esponente in Italia), Hayez è stato un artista

innovatore e poliedrico, lasciando un segno indelebile nella storia dell'arte italiana per esser

stato l'autore del dipinto Il bacio e di una serie di ritratti delle più importanti personalità del

.

tempo. Molte sue opere contengono un messaggio politico risorgimentale nascosto

21

Dopo aver trascorso la giovinezza a Venezia e Roma, si spostò a Milano, dove entrò in

contatto con Manzoni, Berchet, Pellico e Cattaneo, conseguendo numerosissimi uffici e

dignità; tra queste, degna di menzione è la cattedra di pittura all'accademia di Brera, della

.

quale divenne titolare nel 1850

:

Le opere

Gruppo di famiglia del pittore: (1807- Museo civico Treviso), lo realizza quando ha

soltanto 16 anni. Sono rappresentati Hayez stesso, due donne (sue cognate) e due bambini

che giocano con degli uccelli. Dato che si ebbero dubbi sulla reale fattura del quadro, nel

1864 Hayez lo firmò, dichiarando ufficialmente che era una sua opera originale. Il dipinto è

importante perché evidenzia il contrasto tra la famiglia di Hayez (olto povera) e la famiglia

benestante della zia materna. Il momento raffigurato è quello in cui la zia (a sinistra, con

acconciatura ricercata, orecchini, abito di seta), fa visita alla madre (donna semplice e

povera) per comunicarle che per aiutarla avrebbe preso a carico Francesco. L'ambiente

contrasta con l'agiatezza della zia. Anche i bambini (tra cui Francesco piccolo) sono

trasandati e giocano con giochi vecchi. Hayez si ritrae sullo sfondo, malinconico e con lo

.

sguardo verso l'esterno perché sta ricordando proprio quel fatto di alcuni anni prima

Laocoonte: (1812, Brera) Con questo dipinto Hayez partecipa nel 1812 al grande concorso

di pittura di Brera, inviandolo da Roma. La formulazione del soggetto fu una novità: la lettura

diretta di un testo letterario classico e la sua trasposizione pittorica, non la copia grafica del

calco in gesso. In quegli anni furono molti gli episodi omerici e virgiliani trasposti in pittura. È

una composizione articolata: comprende l'antefatto sullo sfondo, e conquistata attraverso la

definizione progressiva di particolati. Aveva ripreso i serpenti vivi, trovati nei prati di Castel

.

S.Angelo

Rinaldo e Armida (1813, Gallerie dell'accademia, Venezia)è lìopera per il quarto anno di

rinnovo del pensionato a Roma, e rimase esposta presso l'Accademia nazionale di palazzo

Venezia. Il dipinto è forse il più bello della formazione neoclassica di Hayez. Il tema è

ispirato alla Gerusalemme di Tasso. Le novità formali, molto evidenti rispetto alle

convenzioni neoclassiche, rimandano a molti confronti. Quello più stringente è tra il nudo di

Armida e la vera carne della Paolina Borghese di Canova, suo tutor. Ciò è rivelato, oltre la

pastosità dei due corpi nudi, dalle armi, appese come un trofeo sullo sfondo di paesaggio.

L'evidenza plastica delle figure viene smorzata dallo sfondo naturale. L'opera contiene molti

richiami al neoclassicismo, e per questo Canova, che aveva seguito fin dall'inizio i lavori, ne

.

era entusiasta

Ulisse alla corte di Alcinoo: (1813, Gallerie di Capodimonte, Napoli) Hayez aveva

cominciato questo dipinto già nel 1813 sotto consiglio del Canova, ma aveva dovuto

lasciarlo da parte per la sua partenza forzata per Firenze. Nel 1814 riceve una lettera dal

ministro dell'interno napoletano che gli incaricava di realizzare un dipinto per il palazzo

Reale di Capodimonte. Hayez propose questo soggetto. Rappresenta Ulisse nella reggia di

Alcinoo, nel momento in cui durante un banchetto sente cantare da un poeta le gesta della

guerra di Troia, e lui piangendo e rivelando la sua identità, narra le sue sventure. La tela

oggi è a Venezia. Una grande opera iniziata per puro piacere trova così committenza e

.

collocazione illustre

Ritratto della moglie Vincenza Scaccia: (1816, Brera) Il ritratto venne realizzato nel 1816,

probabilmente in occasione della frequentazione a Roma della famiglia Scaccia, quando

l'artista conobbe Vincenza che sposò nell'anno successivo. Il piccolo ritratto privato,

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caratterizzato dalla stesura abbreviata, ricorda molto i dipinti di Vincenzo Camuccini ed i

modi tipici dei nazareni tedeschi. Il dipinto è connotato da uno squarcio sul viso della donna

che, come ricorda lo stesso Hayez nelle "Memorie": "ma convien dire che la moglie del

chirurgo non si fosse dimenticata di me, poichè saputo che io stavo dipingendo il ritratto

della mia fidanzata (...) approfittò ch'io abbandonassi per un momento lo studio, ella vi entrò,

e con un manico d'un pennello fece un taglio proprio sulla faccia". Il dipinto, allora, venne

ridotto e danneggiato (come ricorda l'inventario del lascito del 1890) " per essere stato

."

tagliato tutt'intorno

L'ammalata (1822, GAM Torino) Carolina era la figlia del ragioniere Zucchi, presso il quale

Hayez ebbe modo di conoscere artisti e musicisti come Donizetti e Bellini: un ambiente che

in parte motiva il tono intimista del dipinto. Tuttavia, più che il ritratto di un'ammalata, questo

è un omaggio confidenziale e privato del pittore a una donna alla quale era legato

sentimentalmente, di cui era amante e di cui aveva realizzato anche molti dipinti erotici. Altri

ritratti di Carolina Zucchi vennero eseguiti da Hayez nel 1825 e nel 1826, mentre venne

utilizzata come modella per moltissime altre opere. La veste bianca consente al pittore di

confrontare i diversi candori della camicia e del guanciale. Ne esiste un'altra versione,

.

ricomparsa alcuni anni fa

Ritratto del gruppo di famiglia Borri Stampa: (1822, Brera) Fu eseguita su commissione

di Teresa Borri Stampa (la giovane signora in nero al centro), da poco vedova del Conte,

facendosi ritrarre circondata dai suoi famigliari. La contessa, dopo la consegna della tela,

riscontrò numerosi difetti, e Hayez fu convinto a modificare la tela, che ritornò nello studio

dell'artista. Fu eliminato anche l'urna commemorativa al marito. Hayez non effettuò le

modifiche richieste, ma consegnò qualche dopo alla contessa un nuovo quadro di soggetto

storico, ossia la congiura dei Lampugnani. Nel 1841 la contessa, risposata con Manzoni, ne

chiederà il ritratto ad Hayez. Seguirono poi i ritratti di altri famigliari commissionati dal figlio

Stefano, che costuituiscono un "pantheon privato" a Brera. Egli stesso recuperò questo

.

ritratto per darlo alla madre attorno al 1851

Romeo e Giulietta: (1823, Villa Carlotta – Tremezzo) lo presentò all'annuale esposizione di

Belle arti di Brera, insieme a un'altra tavola sempre con soggetto Romeo e Giulietta.

Rappresenta l'ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo. Da questo momento in poi le vicende

dei due furono riproposte da molti artisti. Questo dipinto conteneva tante novità : presentava

uno straordinario impianto compositivo basato su una forte antitesi sentimentale. Giulietta

ancora svestita e immersa nella notte, in una stanza buia; a sinistra Romeo, nella luce

rosata dell'alba, già vestito e pronto alla fuga. Lei non voleva la fine di quella notte, lui si

trova costretto ad accogliere il giorno per salvaguardare la propria vita. Giorno e notte,

amore e separazione, arrivo e partenza, amore e morte trovano tutti il momento di

congiunzione nel bacio. Giulietta è impersonata da Carolina Zucchi. Ricostruzione

.

dell'ambientazione medievale, preziosità nella resa dei particolari

Pietro Rossi: (1823, Brera) quest'opera segnò una svolta definitiva nella carriera di Hayez,

e rappresentò il suo esordio alle esposizioni di Brera, dove venne consacrata come

manifesto politico di quella rivoluzione romantica nelle arti figurative di cui lo stesso Hayez

sarebbe stato riconosciuto come l'iniziatore. Il personaggio Pietro Rossi è protagonista nel

Trecento di un eroico episodio di resistenza al dispotismo contro la città di Venezia: già

impegnato nell'assedio al Castello di Pontremoli viene raggiunto da un messaggero del doge

Dandolo ed invitato a prendere il comando della resistenza veneziana alle mire

espansionistiche degli Scaligeri. Alla presenza della moglie e delle figlie piangenti, l'eroe

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accetta l'invito. Rappresenta l'esordi di Hayez nei grandi temi relativi alla storia della sua

città d'origine. L'opera destò molto clamore all'esposizione di Brera, a causa della scelta del

soggetto "storico-medioevale" (anziché "mitologico") ed a causa della scelta cromatica

piuttosto scura ed "ombrosa" che volutamente doveva rafforzare l'emozione ed il dramma

.

nella scena

Crocefisso con la Maddalena: (1827, Museo Diocesano Milano) Eseguito su commissione

della famiglia Isimbardi. In un paesaggio buio, sotto una luce cupa, plumbea e livida; la

Maddalena, piegandosi a lavare i piedi di Cristo, abbraccia la croce. Lontano si staglia il

profilo di gerusalemme. La luce scura e opprimente è fedele ai vangeli di Matteo, Marco e

Luca. La luce corrusca e i caldi colori delle vesti della maddalena rimandano alla pittura

veneta. La crocifissione è un esempio abbastanza raro di pittura religiosa nel lavoro di

Hayez, tuttavia era considerato molto importante dall'artista stesso. Anche il genere stesso

non figurava più al centro della produzione artistica nell'Ottocento. Tutto sembra fermo,

come fuori dal tempo, immerso in un irreale silenzio che inquieta e insieme seduce e

incanta. La bellezza e la perfezione formale, l’equilibrio compositivo, gli efficaci e dosati

effetti cromatici sembrano sublimare e acquietare un dramma che invece, sotto, cova tutta la

.

sua lacerante forza e la sua decisiva lotta tra tenebra e luce, disperazione e rassegnazione

I profughi di Parga (1831, musei civici Brescia) Per sfuggire all'annessione all'impero

Ottomano e all'imminente presa della città, la cittadinanza di Parga (costa greca del Mar

Ionio) si consegna all'autorità militare britannica. La vicenda è tradotta con una grossa carica

di partecipazione sentimentale, che Hayez ottiene con il carattere teatrale tipico delle sue

opere di soggetto storico-patriottico. La città arroccata sul colle ha una doppia funzione. La

prima è quella di creare uno sfondo scenografico spettacolare, giocato negli effetti di

controluce e dei colori degradanti del paesaggio al tramonto. La seconda funzione è quella

di separare la parte centrale dalle ali laterali viste in lontananza. In queste ultime zone

Hayez racconta il fatto storico mostrando l'esodo della popolazione a sinistra, le navi in mare

aperto sulla destra. In primo piano pone il popolo albanese che vive in prima persona la

tragedia. Gli uomini con gli occhi al cielo, le donne con i bambini in braccio, la vicinanza

fisica, sono espedienti di forte impatto sentimentale per alludere ad una fratellanza e a una

sorta di canto corale con chiaro intento moraleggiante e patriottico. Ogni personaggio è

rappresentato nei costumi tradizionali dai colori vivaci e ben accordati e con abbondanza di

.

dettagli

La Maddalena penitente: (1833, GAM Milano) seppur nella posa differente (braccio sinistro

avanti, volto frontale), la Maddalena di Hayez presenta numerosi punti di contato con il

gesso di Canova, in particolare nel conturbante realismo, dal modellato del corpo della

donna, che è più un esercitazione di nudo accademico che un tema devoto. La critica,

all'esposizione del dipinto, non risparmiò considerazioni impietose, in ragione del realismo

dell'opera, considerato fuori luogo. Il nudo non si addiceva a una figura come la Maddalena,

e per di più il volto rivolto verso lo spettatore non è quello perplesso della penitente che

dubita del perdono, ma è uno sguardo che sa di profano. Il paesaggio che fa da sfondo è

volutamente convenzionale, a ricercato contrasto con la vitalità del corpo. Sono intuibili molti

segni di pentimento dell'artista (nei rami, nella mano che regge la croce e nella gamba

.(

destra

I due foscari: (1840, Gallerie d'Italia, Milano) Il dipinto fu commissionato nel 1838

dall’Imperatore Ferdinando I, giunto a Milano per la sua incoronazione a re del Lombardo

Veneto, e destinato alla Galleria del Belvedere di Vienna. Hayez fu incaricato di dipingere un

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quadro che raffigurasse il Doge Francesco Foscari che vede il figlio per l'ultima volta prima

.

che questo parta per l'esilio

Nella tela Hayez presta il suo volto opportunamente invecchiato al protagonista, il Doge, che

con un gesto drammatico condanna il figlio ad obbedire alla decisione del Consiglio dei

Dieci, mentre si appoggia al suo bastone tremante di emozione. Attorno a lui si succedono le

reazioni dei personaggi: il dolore silenzioso delle donne; la freddezza del nemico Loredano,

.

in piedi accanto a Jacopo che stende le mani verso il padre; le emozioni diverse dei bambini

Il commiato di Jacopo dalla famiglia è reso ancor più struggente dall’allusione all’imminente

perdita della patria attraverso l’inserto del paesaggio lagunare con le navi pronte a partire,

.

che si intravede dal portico di Palazzo Ducale

.

Ottenne uno strepitoso successo quando fu presentato

Ritratto di Alessandro Manzoni: (1841, Brera) fu richiesto dalla seconda moglie, Teresa

Borri Stampa, e dal figlio di lei Stefano. Hayez lo aveva ritratto seduto in poltrona con aria

calma di chi ascolta. Tiene in mano la tabacchiera più celebre dell'arte italiana, unica in tutta

Milano, quasi trasformata da manufatto impersonale in attributo iconografico. Manzoni

difficilmente mostrava i suoi ritratti al pubblico e agli sconosciuti, ma questo gli piacque

particolarmente. Il famoso poeta e scrittore romantico siede su una sedia appoggiando le

braccia sui braccioli, con portamento rilassato, leggermente inclinato in avanti. Il volto viene

illuminato da una luce frontale, che ne evidenzia la carnagione chiara, lo sguardo è volto in

direzione del pittore ma non è concentrato su di esso, intenso ma assente. Le sue gambe

sono accavallate, fasciate da pantaloni di tessuto chiaro con numerose pieghe, una camicia

.

bianca sporge dalla giacca e dal panciotto neri, il vestiario è tipico del suo periodo

Francesco Foscari destituito (1844, Brera) Dopo il successo de I due Foscari, il Marchese

Ponzoni richiese al pittore la realizzazione di un soggetto storico tratto dalla Storia veneta e

possibilmente della famiglia Foscari, precisando che l'opera avrebbe dovuto essere di grandi

dimensioni. Il quadro suscitò molta ammirazione. L'episodio della destituzione del vecchio

doge, distrutto per la perdita del figlio Jacopo e costretto a rinunciare al potere e alla propria

dignità, coniugava abilmente il tema politico della prevaricazione dei potenti con quello della

perdita degli affetti familiari. Hayez collocò il vecchio in mezzo alla sua famiglia,

dimostrandoci come il cuore del principe si fosse erbato ai più dolci affetti di marito e padre.

Nei volti della moglie e della nuora si nota ira e rammarico, mentre i nipoti sono spaventati

dal sopravvenire di Loredano. Le architetture e l'arredo trovano riscontro nella pittura veneta

del XV secolo. Il trittico sullo sfondo (forse Giovanni Bellini), sembra nascondere un'allusione

.

al prevalere del potere politico sulla pietà religiosa

Autoritratto a 57 anni (1848, Brera) vestito di una tunica nera, il capo coperto con un

berretto, la tavolozza in una mano e nell'altra il pennello, mentre sta guardando il modello

che gli sta davanti. La tavolozza è tutta giocata sui toni di bruni e neri, si accende

nell'incarnato del volto serio, con gli occhi intensi. Accanto alla firma c'è una dichiarazione

patriottica (siamo nel 1848, si erano svolte a milano le 5 giornate). Hayez era molto

.

affezionato a questo autoritratto, tanto da rifiutare di separarsene per donarlo agli Uffizi

Ritratto di Juva Branca: (1851, GAM Milano) il ritratto della cantante è uno dei più celebri,

Hayez lo considerava tra i suoi meglio riusciti, ma la sua fortuna è da considerarsi tutta

moderna. Alla sua apparizione infatti il dipinto non riscosse molto successo. Fu realizzato su

commissione del marito di lei. La fama moderna è dovuta alla sua inclusione nella

retrospettiva dei ritratti di Hayez alla Biennale di Venezia del 1922. Uno dei motivi principali

del fascino del dipinto era ed è il personaggio dell'effigiata, la celebre cantante lirica Matilde

25

Branca. In parallelo, concorrono alla fama del dipinto le intense qualità di introspezione

psicologica e di definizione formale dell'artista. Contrariamente alle consuetudini del ritratto

ambientato, qua la cantante è raffigurata di tre quarti contro uno sfondo neutro, su cui

contrastano l'elegante abito di velluto scuro e la cascata di capelli. La mano destra guantata

è appoggiata a una sedia su cui è steso un manto di un ermellino, unico elemento

.

decorativo del fondo--> grande bravura nella raffigurazione di materiali

Il bacio (1859, Brera) è il dipinto più conosciuto dell'artista. Egli non volle mai separarsene.

Il primo motivo dell'immensa fortuna popolare di quest'opera sta nella straordinaria capacità

di rappresentare in maniera così seducente un tema universale--> rappresentare il momento

più intenso e poetico della relazione tra due persone che si amano, riuscendo a renderne in

maniera così immediata e convincente tutto il fascino e il mistero. Le due figure si

abbracciano e si baciano con un atteggiamento naturale e molto moderno. Questo bacio

arriva a diversi anni di distanza da quello tra Giulietta e Romeo dipinto dallo stesso artista,

ma questo nuovo bacio appare ancora più sensuale, per le due figure tanto ravvicinate in un

corpo a corpo davvero incandescente, e per i volti abilmente tenuti nascosti dal cappello di

lui e dalla collocazione in scorcio di profilo, in modo da concentrare tutta l'attenzione

sull'incontro profondo delle due labbra. Straordinario è anche il gesto con cui lui tiene il volto

dell'amata. Molte interpretazioni su questo bacio. Lui forse è un soldato che sta partendo per

la guerra, e lascia l'ultimo bacio alla sua amata. L'ombra sembra dirci che qualcuno li stia

seguendo (un po' come in Giulietta e Romeo). Alcuni hanno invece visto un messaggio

politico, affidato agli abiti dei due amanti che compongono volutamente i due tricolori italiano

e francese, espediente reso più evidente ed esaltato dalla variante del panno bianco

abbandonato sulla scala nella versione del 1867, facendo diventare il dipinto una sorta di

.

allegoria che celebrasse la collaborazione e l'abbraccio tra le due nazioni

Autoritratto a 71 anni (1862, Uffizi) Otto anni prima di questo autoritratto Hayez aveva

ricevuto la proposta del direttore degli Uffizi di donare al museo l'autoritratto del 1848, da

destinare alla "collezione di ritratti di pittori di ogni tempo e scuola". Hayez però aveva già

destinato quell'autoritratto ad altri (forse alla propria moglie), così promette agli Uffizi un

nuovo autoritratto, che completerà nel 1862 all'età di 71 anni. Il direttore si complimenterà

molto con il pittore. Non molto separa i due autoritratti: viene ripreso il formato e il taglio del

dipinto del 1848, così come l'espressione fiera in volto. In poco più di dieci anni però, molto

è cambiato e lo stato d'animo del pittore, i cui slanci ideali sono stati delusi, si riverbera in

questa tela. Scompare infatti la scritta "italiano" accanto alla firma, ma anche lo sguardo che

Hayez indirizza allo spettatore, di perplessità e meditazione, come pure la posa più frontale

che riduce le distanze tra l'artista e il fruitore. È un'espressione velata da una sottile

malinconia, frutto dell'età avanzata ma anche conscia di non essere più quella voce seguita

e ascoltata nei tempi passati. Anche la mano con il pennello non posa sopra un sontuoso

drappo vermiglio, ma su una cassetta di legno. Anche però nella maggior quotidianità di

quest'opera l'autore non manca di dar prova della propria finezza pittorica, culminante nel

bellissimo brano della mano in ombra che sorregge la tavolozza, in cui spicca il bianco a

.

contrasto con la veste

:

MOVIMENTI ARTISTICI 26

GOTICO: Innanzitutto con il termine "gotico" si usa indicare l'arte del XIII e XIV secolo (tra

romanico e rinascimento). Il termine vuole significare genericamente "barbaro", selvaggio

distruttore della tradizione classica: è quindi una parola spregiativa con la quale il

rinascimento (momento in cui venne dato il nome gotico) intende contrapporre se stesso,

presunto restauratore della grandezza antica, al medioevo.

Oggi la parola serve solo a designare i caratteri stilistici di quell'epoca, senza nessun

pregiudizio positivo o negativo. Storicamente l'arte gotica coincide con il costituirsi delle

monarchie nazionali, contrapponendosi al potere delle vecchie nobiltà feudali. È dunque

l'arte dei monarchi, dei "signori", dei monasteri, della borghesia ricca, non della borghesia

popolare. L'arte gotica (poiché si svilupparono studi e ricerche), si sviluppa ampiamente in

ogni ramo, dall'architettura alla scultura, dalla pittura all'arredamento. È soprattutto

all'architettura che andranno però i maggiori sforzi.

La pittura gotica non apparve fino più o meno 50 anni dopo l'inizio dell'architettura e della

scultura gotica. Il passaggio dal romanico al gotico è molto impreciso e non coincide del tutto

con una rottura evidente, piuttosto possiamo intravedere gli inizi di uno stile più austero,

scuro ed emozionale rispetto al periodo precedente. Questa transizione di sviluppa prima in

Inghilterra e in Francia intorno al 1200, in Germania intorno al 1220 e in Italia circa nel 1300.

La pittura fu praticata in 4 forme principali: affresco, pala, decorazione di manoscritti,

colorazione del vetro. Gli affreschi continuarono ad essere usati come principali veicoli

narrativi di espressione pittorica sulle pareti delle chiese, come un protrarsi delle tradizioni

Cristiane delle origini e Romaniche. Nel nord la pittura del vetro fu l'arte scelta fino al XV

secolo. Le pale si svilupparono in Italia nel XIII secolo diffondendosi attraverso l'Europa

intera, soppiantando dal XV secolo la pittura del vetro anche nel nord. La decorazione dei

manoscritti rappresentò la fonte più completa della pittura Gotica, sviluppando un gran

numero di espressioni artistiche in luoghi dove nessun lavoro monumentale era altrimenti

sopravvissuto. La pittura con olio su tela non divenne popolare fino ai secoli XV e XVI e fu

una caratteristica tipica dell'arte del Rinascimento.

RINASCIMENTO: L'arte del Rinascimento si sviluppò a Firenze a partire dai primi anni del

Quattrocento, e da qui si diffuse nel resto d'Italia e poi in Europa, fino ai primi decenni del

XVI secolo, periodo in cui ebbe luogo il "Rinascimento Maturo" con le esperienze di

Leonardo da Vinci, Michelangelo e Raffaello. Il termine è stato usato per dimostrare come

l'arte di quel tempo avrebbe fatto rinascere l'arte e la cultura classica, che si ritenevano

completamente morte ormai da secoli.

Nel campo delle arti figurative le innovazioni rinascimentali affondavano le radici nel XIV

secolo: ad esempio le ricerche intuitive sullo spazio di Giotto, di Ambrogio Lorenzetti o dei

miniatori francesi vennero approfondite e portate a risultati di estremo rigore, fino ad arrivare

a produrre risultati rivoluzionari. [1]

Furono almeno tre gli elementi essenziali del nuovo stile :

1. Formulazione delle regole della prospettiva lineare centrica, che organizzava lo

spazio unitariamente --> diventa scienza vera e propria, si applicano leggi precise e

matematiche. 27

2. Attenzione all'uomo come individuo, sia nella fisionomia sia nell'anatomia che nella

rappresentazione delle emozioni (Rinascimento fu chiamato anche Umanesimo)

3. Ripudio degli elementi decorativi e ritorno all'essenzialità.

L'artista diventa un artista-intellettuale, perché molti si interessano di più rami. Per la prima

volta l'artista, una volta ricevuto il tema da trattare, lo sviluppava a modo suo: non si hanno

quindi opere tutte molto simili come nel Medioevo. Per la prima volta l'arte ha un vero e

proprio contenuto e significato (arte liberatoria e non più arte meccanica). Si nota un ritorno

all'antico, con lo studio della cultura classica greca e romana, non da imitare ma da

rivisitare. Gli artisti si formavano fin da adolescenti nelle botteghe.

Viene data molta importanza alla storia (ci fa conoscere la nostra cultura e comprendere il

presente) e della natura (è fonte di vita, legata all'uomo)--> nel Medioevo la ricerca della

conoscenza era legata soltanto alla religione.

BAROCCO: Con pittura barocca si intende lo stile che ebbe la sua massima diffusione nel

XVII secolo, a partire da Roma, irradiandosi in quasi tutta Europa fino altre il XVIII secolo

Nella pittura barocca non vi era sollecitazione dell'intelletto e sottigliezza raffinata come nel

manierismo. Il nuovo linguaggio puntava direttamente alle viscere, ai sentimenti dello

spettatore. Veniva impiegata un'iconografia il più possibile diretta, semplice, ovvia, ma

comunque teatrale e coinvolgente. Mai prima di allora era stato così importante lo

spettatore, il suo punto di vista, e l'effetto che la decorazione poteva produrre su di lui.

I Palazzi e soprattutto le chiese furono decorati da immensi e grandiosi affreschi, che si

avvicinano alla realtà grazie alla rappresentazione assolutamente naturale dei personaggi.

Questo conferisce alle scene sacre rappresentate un carattere di credibilità che avvicinava i

fedeli.

Grande importanza fu data alla decorazione dei soffitti, i pittori barocchi, grazie alla maestria

nell'uso della prospettiva riuscivano ad ampliare gli spazi architettonici creando spazi irreali

che univano il cielo e la terra, per esempio il soffitto della chiesa di Sant'Ignazio a Roma

dipinto da Andrea Pozzo nel quale figure reali ondeggiano nell'aria in sospensione tra cielo e

terra creando un'effetto trompe d'oeil.

Due erano le correnti artistiche che si andavano sviluppando nel seicento: quella

naturalistica con Caravaggio e quella classicista proposta dalla scuola dei Carracci.

Caravaggio introdusse nei suoi dipinti la realtà di tutti i giorni; anche quando dipingeva

soggetti religiosi, egli cercava la verità rappresentando le figure di Cristo, della Madonna,

degli apostoli, utilizzando come modello persone comuni, come quelle che si potevano

incontrare a quel tempo per le strade, facendole emergere da una luce particolare.

La scuola che si sviluppò intorno ai Carracci invece cerca di tornare ai principi di chiarezza,

monumentalità ed equilibrio tipici del Rinascimento.

Questo stile classicheggiante venne adottato da artisti come Guido Reni.

NEOCLASSICISMO: caratterizza l'arte che va dalla prima metà del 1700 ai primi decenni

del 1800. Il termine fu coniato dai romantici in senso dispregiativo, per indicare gli artisti con

scarsa originalià che copiavano il passato pari pari (Nel rinascimento c'era un minimo di

rielaborazione). 28

Si ritorna ad uno stile austero, per esaltare le forme geometriche e pure, e nella scultura

all'uso del marmo per esaltare queste forme. Nel neoclassicismo le opere sono molto più

grandi. I deu teorici del gruppo furono WInckleman e Padre Carlo Lodoli.

La pittura neoclassica è legata alla produzione scultorea di questo periodo non solo per

l'adozione degli stessi modelli cui si ispirava la scultura e cioè le statue e i rilievi greci e

romani, ma anche per il riferimento che aveva con il disegno.

Per quanto riguarda i temi rappresentati, scompaiono quasi del tutto i soggetti a carattere

religioso, grande importanza si dette invece alla rappresentazione storica.

Straordinario successo ebbero i dipinti di Jacques Louis David e Jean Auguste Ingres.

ROMANTICISMO: si contrappone al neoclassicismo: rifiuta l'arte classica che aveva

condizionato per secoli gli artisti privandoli del loro estro creativo e libertà espressiva-->

visione soggettiva della realtà. Per questo non vendevano i loro dipinti, dato che non

avevano nessuna committenza e non erano molto apprezzati dalla società, credevano che le

scuole non servissero a nulla. Si sviluppa in due fasi, un primo romanticismo contemporaneo

al neoclassicismo, e uno più maturo che dura fino alla metà del 1800.

Prevale una pittura con paesaggi e natura, soprattutto in Germania, con genere figurativo in

Italia e Francia. L'artista osservava la natura, si immergeva in essa e rappresentava i propri

sentimenti; al contrario del Neoclassicismo in cui si osservava la natura con freddezza.

VI furono 2 filoni: Lacrimoso, dove gli artisti esprimevano malinconia e tristezza;

Fiammeggiante, dove esprimevano impeto e grinta.

IMPRESSIONISMO: la nascita è nel 1874 a Parigi (esistevano però anche prima), in

occasione della prima mostra. Si opera una sorta di rivoluzione in ambito pittorico.

Per potersi far conoscere gli artisti potevano esporre le loro opere nei saloni, ma non era

facile, perché in essi si accettavano solo le opere scolastiche, mentre quelle innovative

venivano scartate. Venne quindi istituito un "Salone dei rifiutati", così tutte le opere potevano

essere esposte senza passare da una giuria. All'inizio vi fu molta affluenza, poi cominciarono

ad essere derisi perché non interessanti. Il termine impressionismo nasce forse da un critico,

che vedendo un quadro di Monet a cui lui non aveva dato ancora un titolo, egli rispose

"Impressione".

I dipinti sono fatti velocemente, senza curare i particolari, come se non fossero finiti o

fossero solamente dei bozzetti, iniziati e mai conclcusi: si coglie l'impressione in quel preciso

momenti. Si voleva una pittura che interpretasse l'arte in maniera nuova, totale, livera, in cui

la realtà fosse rappresentata attraverso impressioni di forme, luci e colori.

VI furono molte rivoluzioni/innovazioni: prima di tutto si dipingeva "en plein air", ossia all'aria

aperta, perché la luce era naturale (tranne Degas a cui interessava la figura umana).

Secondo, per la prima volta venivano utilizzati cavalletti portatili, con carrettini con colori già

pronti in tubetti. Molti ritraevano lo stesso paesaggio più volte, perché mutava la luce, la

stagione, i colori, ma anche i sentimenti e le sensazione dell'artista. Monet e Renoir quelli

che più sono caratterizzati da questo stile. Aboliscono il nero e il bianco perché non

esistevano in natura. 29

REALISMO: si sviluppa in Francia nella prima metà del 1800. Non si interessa per niente a

temi storici, religiosi o mitologici, ma i pittori si limitano a riprodurre la dura e cruda realtà

quotidiana, i soggetti sono la gente del popolo e la società che li circonda. L'arte viene

utilizzata come denuncia sociale della società contempoanea.

Molti prima avevano rappresentato la realtà, come i neoclassici, ma essa veniva trasfigurata.

Canova eliminava ogni difetto, i romantici ne coglievano solo qualche aspetto. I realisti

invece riproducono la realtà in modo oggettivo, fotografico, non importa quanto possa

essere brutale. Come i romantici rifiutavano le scuole e le accademie. Courbet fu il fondatore

di una scuola di pittura che diede regole precise che gli allievi erano tenuti a seguire: artista

doveva essere libero, senza imitare nessuno, essere sé stesso e riprodurre ciò che si vede,

si sente e si vuole.

DIVISIONISMO ITALIANO: i colori puri sono accostati tra loro, per esempio per ottenere il

verde si accostano puntini gialli e blu. Il colore risulta così più brillante. Si ispira al

puntinismo francese, ma il divisionismo deriva strettamente dalla divisione dei colori puri.

Non si utilizzano soltanto puntini, ma anche virgolette, trattini, pennellate filiformi...

FAUVES: si sviluppano tra il 1905 e il 1907, il termine significa belve. Nasce in Francia, ma

nel 1907 già termina perché si afferma il cubismo. Le loro esposizioni ai saloni furono

criticate perché fin troppo innovative. Attraverso i colori vivaci gli artisti vogliono esprimere la

loro gioia di vivere.

CUBISMO: Nasce nel 1908 alla fine del fauvismo, con una grande rivoluzione. Come i

Fauves sono contro il naturalismo degli impressionisti che erano troppo superficiali, mentre

loro vogliono conoscere la realtà più a fondo. Danno molta importanza alla geometria, alla

forma, al volume, sono secondari invece aspetti come la luce e il colore. La novità è quella di

aver introdotto in pittura la quarta dimensione: il tempo. I cubisti rappresentano il tempo che

impiega l'artista, girando intorno al soggetto, vedendolo da molteplici punti di vista, infine

mettono insieme queste molteplici prospettive sovrapponendole.

Si divide in 3 fasi: cubismo formativo (realtà condotta a forme geometriche), analitico (come

se si ritraesse un soggetto attraverso un vetro andato in frantumi) e sintetico (introduzione di

materiali extrapittorici).

FUTURISMO: (XX secolo) Nelle opere futuriste è quasi sempre costante la ricerca del

dinamismo; cioè il soggetto non appare mai fermo, ma in movimento: ad esempio, per loro

un cavallo in movimento non ha quattro gambe, ne ha venti. Così la simultaneità della

visione diventa il tratto principale dei quadri futuristi; lo spettatore non guarda passivamente

l'oggetto statico, ma ne è come avvolto, testimone di un'azione rappresentata durante il suo

svolgimento. 30

Per rendere l'idea del moto nelle arti visive tradizionali, immobili per costituzione, il futurismo

si serve, nella pittura e nella scultura, principalmente delle “linee-forza”; poiché la linea

agisce psicologicamente sull'osservatore con significato direzionale, essa, collocandosi in

varie posizioni, supera la sua essenza di semplice segmento e diventa “forza” centrifuga e

centripeta. Il futurismo distoglie con disprezzo l'attenzione dalla raffinata borghesia per

concentrarsi sulla rivoluzione industriale, sulle fabbriche.

Dal punto di vista concettuale, il futurismo naturalmente non ignora i principi cubisti di

scomposizione della forma secondo piani visivi e rappresentazione di essi sulla tela. Cubista

è senz'altro la tecnica che prevede di suddividere la superficie pittorica in tanti piani che

registrino ognuno una diversa prospettiva spaziale. Tuttavia, mentre per il cubismo la

scomposizione rende possibile una visione del soggetto fermo lungo una quarta dimensione

esclusivamente spaziale (il pittore ruota intorno al soggetto fermo cogliendone ogni aspetto),

il futurismo utilizza la scomposizione per rendere la dimensione temporale, il movimento. È

errato paragonarli agli impressionisti, in quanto loro non vogliono cogliere sulla tela l'attimo

del movimento, ma il movimento stesso.

Come conseguenza dell'"estetica della velocità", nelle opere futuriste a prevalere è

l'elemento dinamico: il movimento coinvolge infatti l'oggetto e lo spazio in cui esso si muove.

Il dinamismo dei treni, degli aeroplani , delle masse multicolori e polifoniche e delle azioni

quotidiane (del cane che scodinzola andando a spasso con la padrona, della bimba che

corre sul terrazzo, delle ballerine) è sottolineato da colori e pennellate che mettano in

evidenza le spinte propulsive delle forme. La costruzione può essere composta da linee

spezzate, spigolose e veloci, ma anche da pennellate lineari, intense e fluide se il moto è più

armonioso.

L'artista futurista più attivo nel campo della scultura è Umberto Boccioni, la cui ricerca

pittorica corre sempre parallela a quella plastica.

Nel 1912, lo stesso Boccioni pubblica il Manifesto tecnico della scultura futurista. Punto di

arrivo di questa ricerca può essere considerato Forme uniche della continuità nello spazio,

del 1913: l'immagine, applicando le dichiarazioni poetiche di Boccioni stesso, è tutt'uno con

lo spazio circostante, dilatandosi, contraendosi, frammentandosi e accogliendolo in sé

stessa. 31


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klaas95

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione dei beni culturali e dello spettacolo (Facoltà di Economia e di Lettere e Filosofia) (MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher klaas95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Tedeschi Francesco.

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