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Storia dell'architettura II

Continuità e crisi

Accanto al desiderio di ricostruzione del dopoguerra si affiancano i temi della continuità rispetto al passato, oppure della crisi e conseguente messa in discussione della realtà. In un articolo del 1949 è proprio Ernesto Nathan Rogers, dei BBPR, già direttore di Casabella dal 1947, ad assumere una posizione bisvalida circa questi grandi temi. La Seconda Guerra Mondiale diventa quindi un portatore di un successivo punto di svolta, soprattutto dopo l'8 agosto 1945, quando gli americani sganciano la bomba atomica su Hiroshima; da quel momento ci si interroga con fervore sul concetto di progresso e sulla sua accezione negativa, diventato ora un'arma capace di distruggere un'intera città.

Anche il mondo dell'industria fu investito da questi interrogativi, vittima e al tempo stesso complice di ciò che era accaduto. Tutti gli schieramenti si trovano, quindi, a fare i conti con questa dura realtà: gli stessi campi di concentramento nazisti sono, paradossalmente, espressione del funzionalismo. A questa emergenza totale, materiale e valoriale, si risponde da subito con la ricostruzione e i professionisti del progetto si interrogano a lungo sulle modalità della stessa, sviluppando un approccio ideologico e sociale che termina nel 1989 con la caduta del muro di Berlino e la scomparsa dei blocchi storici di Destra e Sinistra.

Nascono, quindi, nuovi valori, capaci di guardare col giusto approccio alla tradizione, senza dimenticare lo spirito dei luoghi e di chi ci vive, l’uomo, con la sua psicologia complessa e le sue esigenze; un nuovo relativismo che si distacca da una visione assoluta della realtà.

Le Corbusier

Nel 1945 Le Corbusier esce con un libricino, il Modulor, il cui titolo è un chiaro richiamo al concetto classico di modulo o al modulo d'oro, un elemento fisso, in contrasto col caos e col disordine bellico. L'architetto si cuce una continuità fittizia addosso, cercando di allontanare e nascondere i suoi rapporti con i dittatori della guerra. Egli raffigura un moderno uomo vitruviano, simbolo di un nuovo Rinascimento e Umanesimo, ponendo la figura umana al centro, con un braccio verso l'alto e una mano grande e importante, insistendo sull’ombelico come origine e costella il corpo di misure e calcoli matematici, come la serie di Fibonacci, alludendo ad una idea operativa della figura.

Ciò che Le Corbusier comunica è il suo essere classico, ragion per cui viene subito accettato dalla critica, dai committenti e dagli altri progettisti. In questi stessi anni, dal 1947 al 1952, lavora al progetto delle Unità d'Habitation a Marsiglia, città marittima, caratterizzata anche da modeste alture. In quel periodo la Francia perde la proprie colonie in Indocina e ciò genera un esodo di "profughi" funzionari verso Marsiglia. Dei sette plessi progettati ne viene costruito solo uno, per il qual Le Corbusier applica i principi del sistema modulare Domino, utilizzando cemento armato a vista, pilotis irregolari, in vista della continuità progettuale, introducendo l'uso del colore per spezzare la monotonia del cemento armato.

Nei casseri che servono da stampo per il cemento armato egli colloca il suo Modulor, lasciando volutamente il materiale grezzo per raccontare il processo produttivo; il cemento, impastato con polveri locali, rimanda cromaticamente al territorio e ai colori del paesaggio, in modo da non tradire lo spirito del luogo stesso. Le Corbusier pensa alle capitali europee del Mediterraneo e la luce diventa un nuovo elemento del suo vocabolario assieme al suono o al calore, che si affiancano ora alla funzione. Nella progettazione degli interni egli intende concentrare le funzioni in ambienti già pronti all'uso, ricchi di nicchie, che contengono qualsiasi attrezzatura.

La luce non viene interrotta e passa da un lato all'altro dell'appartamento che è di natura passante. Colloca un soggiorno a doppia altezza in tutte le abitazioni e un corridoio di distribuzione ogni quattro piani. I muri ospitano ora nicchie, impianti e fungono anche da isolamento acustico per dare la sensazione di vivere in una villa, isolati rispetto all'esterno; in quest’ottica anche i balconi sono isolati fra di loro, assomigliando quasi ad un piccolo giardino. L'idea di fondo è quella del villaggio con i temi della piazza, dei negozi e delle principali funzioni: il piano terra, anche piano pilotis, è concepito come un luogo di incontro, una rue, così come quello del settimo piano, che ospita negozi, un albergo e i servizi.

Questo piano è caratterizzato da una seria di ondulatoir, dei brisée soleil verticali a mo’ di controfacciata. Nel resto del complesso sono orizzontali. Anche il tetto è un luogo di incontro: non è più un giardino ma ospita una serie di attrezzature come una pista per correre, un anfiteatro, un asilo, piccole vasche per bambini, camini e dei solarium che nelle forme riprendono il paesaggio roccioso e montano. Le balaustre del tetto sono alte e vi è quasi l'intenzione di regolare lo sguardo, in quanto sembra che le montagne del paesaggio si appoggino al bordo superiore della costruzione in un tentativo quasi surrealista.

Le Corbusier, non ostante tutto, ricevette aspre critiche, probabilmente perché non fu recepito il fine comunitario della sua opera. Per ciò che riguarda gli interni egli si rifà all'idea del transatlantico, integrando scale marine e serramenti dal mondo della nautica; per il mobilio l'ispirazione sono i casiers standard, che vengono usati anche per dividere gli ambienti.

Al progetto degli interni collabora anche Charlotte Perriand, alla quale si deve, ad esempio, l'assenza di spigoli per una migliore pulizia delle superfici, e Iannis Xenakis, ingegnere, che si occuperà dell'illuminazione. Benchè il principio della luce sia portante i corridoi restano degli ambienti bui e angusti, differenziati gli uni dagli altri con il colore; per ogni porta vi è inoltre una cassettina comunicante con la ghiacciaia per la conservazione dei cibi.

Nel 1951 progetta Maison Jaoul nei pressi di Parigi, costituita da due piccole case affacciate su un gradino comune. C'è una grande attenzione ai metodi costruttivi e i materiali sono cemento, laterizio e tamponamenti in mattone. Le Corbusier usa la volta catalana, ispirandosi a Gaudì e copre porzioni della struttura con piccoli giardini. Nel 1954 è la volta di Notre Dame du Haut che Le Corbusier fa edificare nei pressi di Ronchamp e costituisce la sua prima committenza religiosa. Si tratta di una cappella ricostruita, adibita alla preghiera e meta di pellegrinaggio; anche per quest'opera riceve aspre critiche.

Tuttavia egli concepisce questa architettura come una vera e propria macchina per pregare, con una chiesa esterna e una interna. Per la struttura sceglie il calcestruzzo gettato su rete termosaldata e coperta da casseri esterni (guscio, armatura, getto). Per il corpo opta per pilastri e pareti cave, mentre la copertura è sorretta solo da pilotis sottilissimi e non poggia sulla base; perciò all'interno si colgono solo le superfici delle pareti e si ha una generale sensazione di leggerezza, anche se le pareti presentano un grande spessore. Il pavimento scende verso l'altare ed è inclusivo, quasi di matrice protestante.

N.B: arch. organica post-bellica ha forme non più stereometriche ma scultoree (Aalto, Wright).

Nel 1957 Le Corbusier riceve un lavoro da un'altra committente religiosa e a Lione progetta il Convent la Tourette. Il modello che segue è quello del monastero di Ema edificato nel 1907 in Italia, soprattutto per ciò che riguarda la gestione degli spazi minimi, sia privati che pubblici. Anche qui si rintracciano gli elementi ricorrenti dell'architettura di Le Corbusier, quali i pilotis che diventano setti, il cemento armato a vista, i frangisole e gli ondulatoir (aeratoir). Per la gestione della luce egli sceglie anche una soluzione zenitale, proponendo dei pozzetti di luce posti sulla sommità dei volumi.

Dal 1957 al 1958 Le Corbusier si occupa della progettazione del padiglione Philips all'Expo di Bruxelles. Il questo periodo la produzione dell'azienda ruota attorno ai temi della luce e del suono applicato all'industria. Ed è proprio il tema del prodotto industriale che si evince da questo progetto, a partire dal processo produttivo, per il quale è stata pensata una rete elettrosaldata sulla quale viene gettato il cemento, il tutto coadiuvato da tiranti metallici. L'architetto pone al centro di tutto il prodotto dell'azienda che deve essere valorizzato e mostrato. Anche per la pianta utilizza nuove forme che creano una sorta di stomaco studiato per gestire il flusso del pubblico: Le Corbusier si occuperà anche della gestione dell'evento in tutte le sue parti, compresa la performance del padiglione.

L’architetto si rivolge al compositore Varese che mette insieme per la prima volta nella storia un pezzo di musica elettronica che accompagna la proiezione di immagini rappresentanti o l'evoluzione umana. Il Poème Électronique viene composto con la tecnica del passo 1 e guida il percorso degli spettatori attraverso immagini e suoni.

Tra il 1950 e il 1960 l'architetto si sposta in India dove gli viene commissionato il progetto per la costruzione della città di Punjab, a Chandigarh. Questo significa per lui una grandissima occasione di propaganda e promozione della sua immagine. In principio il presidente Nehru si rivolge a due architetti americani che però muoiono in un incidente aereo. Jeanneret procede quindi con una zonizzazione della città, riferendosi anche a Tony Garnier, prevedendo una testa, la zona del Campidoglio, ed una croce dove due arterie viarie e un reticolo di strade si fondono generando grandi isolati. Egli si occupa anche degli edifici del Campidoglio e di quelli di natura pubblica come scuole e biblioteche.

Le abitazioni vengono concepite come piccole case basse dotate di giardino, mentre gli edifici dirigenziali si distinguono dal resto per i grandi pilotis che sorreggono più piani, con facciate avanzate e arretrare per assecondare i cambiamenti climatici del territorio. Il tetto giardino si presenta come una soletta concava, un parasól capace di creare ambienti coibentati, che si rifanno alle pensiline tradizionali Moghul indiane. Nel Palazzo dell'Alta corte un grande parasól avvolge la costruzione, creando frangisole profondi che si uniscono a enormi setti a tutta altezza che, anche grazie ai colori, segnalano l'ingresso al palazzo. Gli Uffici del Parlamento presentano calcestruzzo a vista giallastro; anche qui il colore deriva dalle polveri locali. Il Palazzo del Parlamento presenta cannoni di luce alla sommità, di ispirazione industriale, con un grande parasól proteso su un pronao, esaltando l'ingresso monumentale.

Il complesso è circondato da vasche d'acqua che fungono da ornamento simbolico e assolvono a funzioni legate al clima. Nel Museo Cittadino il parasól diventa quasi un ombrello e crea una stanza sul tetto aperta. In questo periodo Le Corbusier sviluppa che una serie di ville private come Villa Sarabhai ad Ahmedabad, concepita come un grande bride soleil, nella quale usa la volta catalana, in quanto pratica, di veloce realizzazione e autoportante. Una delle sue ultime creazioni fu Le Cabanon, una piccola casa personale.

Anche per Brasilia la Costituzione del 1964 prevede la costruzione di un nuova capitale, progettata dall'architetto brasiliano Oscar Niemeyer. Il vincitore del concorso per la pianificazione urbanistica è Lucio Costa, suo maestro che aveva collaborato con Le Corbusier. Il suo piano è impostato su due assi che si incrociano perpendicolarmente. Il disegno d'insieme ricorda un arco con la freccia e soprattutto rimanda alle prime fondazioni urbane a partire dall'incrocio di due strade principali.

Sull'asse principale, monumentale, si trovano i ministeri, la cattedrale, il teatro, il mausoleo, gli impianti sportivi e la torre delle comunicazioni. All'incrocio degli assi vi è la zona degli alberghi e sulle ali le residenze organizzate in grandi isolati, ciascuno con una decina di edifici di sei piani su pilotis. Sulle sponde di un bacino artificiale si trovano ampi parchi e servizi sportivi. Una particolare attenzione è rivolta all'apparato viario, il cui traffico è diviso fra pedoni e veicoli in strade differenziate. Niemeyer progetta, fra il '57 e il '64, quasi tutti gli edifici pubblici significativi, come la grande spianata verde che porta ala parlamento. Quest'ultimo si presenta come una piastra a filo strada caratterizzata da due cupole, delle quali una rovesciata, delle Camere. Alle spalle trova posto la Cattedrale, realizzata con uno stile personale e futuribile, sintesi fra ricerche espressionistiche e indagine sulle possibilità plastiche del calcestruzzo armato. Nonostante tutto la nuova capitale non è una città a misura d'uomo, è difficile spostarsi a piedi e i mezzi pubblici sono inefficienti, a causa anche degli spazi sovradimensionati che, fra l'altro, impediscono una socialità diffusa. Come Chandigarh anche Brasilia appare il tentativo di un progetto solo parzialmente riuscito, incapace di trovare risposta ad una società inegualmente ripartita; il Movimento Moderno non è riuscito a progettare città umane che avrebbero dovuto promuovere i diritti del cives.

Mies van der Rohe

Mies dopo il conflitto mondiale si ritrova a Chicago dove ridisegna il Campus dell'IIT, inserendovi una nuova Crown Hall attraverso un processo progettuale asciugato, simile a quello del padiglione Barcellona, proponendo una piastra inferiore leggermente rialzata, coperta da una lastra superiore, con struttura esterna. All'interno non vi è alcun ingombro e lo spazio si presenta flessibile, accompagnato da grandi luci, come nel Crystal Palace di Paxton.

Mies va verso il principio del poco in quantità e molto in qualità, donando un'estetica industriale al complesso, tingendo l'acciaio in colore bronzo, come le statue e i monumenti. Anche il vetro viene trattato e diviene opalino; le superfici sono orchestrate seguendo un fortissimo asse di simmetria che lascia la sensazione di stare dinanzi ad un tempio, quasi classicista, dallo schema assoluto.

Nel 1951 viene inaugurata la Farnsworth House a Plano, in un bosco di betulle soggetto a esondazione. La struttura a base rialzata è costituita da due solai metallici, riproponendo la maglia strutturale esterna con pilastri a doppia T elettrosaldati. Il tutto viene verniciato color bianco e circondato da lastre di vetro che annullano la differenza fra l'esterno e l'interno, dove vi è solo una piccola stanza che contiene la cucina e i due bagni. Per accedere alla piattaforma principale Mies studia un sistema di scale e pianerottoli.

Le finestre si pongono come un diaframma trasparente con la totale assenza di ostacoli visivi, interrotti solo dagli esili serramenti in acciaio scorrevoli. La continuità spaziale è data anche dalla prosecuzione del pavimento in travertino sulla piattaforma esterna. La sensazione generale è una totale assenza di peso e di spazi fluttuanti.

Tra il 1948 e il 1951 progetta due grattacieli per appartamenti all'860 Lake Shore Drive, Chicago, Mies van der Rohe, sempre a Chicago, stravolgendo concetto secondo cui i grattacieli sono fatti per ospitare uffici. Mies segue principi di semplificazione estrema, basandosi sul concetto di modularità. L'edificio appare senza fine in quanto il tetto è paragonabile ad un tappo, scoperchiato il quale l'edificio potrebbe alzarsi nuovamente verso il cielo. Anche qui l'attenzione al dettaglio è maniacale e così anche il controllo sul progetto, tanto che l'architetto riesce ad applicare e adattare i principi di villa Farnsworth al grattacielo; alla base, con pianta rettangolare, pone delle travi-pilotis che creano una sorta di diaframma visivo, spezzando le masse percepite, l'uso del vetro ricorda invece i suoi esperimenti con i grattacieli per Berlino del 1932 e segue una logica di multipli e sottomultipli. Anche qui gli interni dialogano con l'esterno e viceversa con spazi aperti e fluidi che si mischiano con gli interni.

La cucina e gli impianti sono l'unico elemento fisso della cellula abitativa e lo spazio interno è razionalmente diviso alla maniera europea. Nel 1958 Mies completa il Seagram Building a New York, progettando la struttura su un lotto rientrato rispetto alla strada, introducendo un concetto innovativo per gli USA, ovvero la piazza, lo spazio davanti al palazzo che Mies ottiene creando un cambiamento di livelli grazie a tre gradini in travertino. Il palazzo si presenta come un prisma vetrato con alla base due piani piloti che ne accentuano la monumentalità. Le superfici vetrate vengono affumicate e assumono una colorazione bronzea e l'architetto opta per una soluzione ermetica affidandosi all'impianto di condizionamento.

Anche in questo caso gli interni sono un esempio di pacata eleganza e nel complesso viene ospitato il rinomato ristorante Four Season, al cui interno le piantumazioni cambiano in base alla stagione. Inoltre per decorare gli interni del ristorante venne chiamato l'artista Max Rothko che elabora una serie di tele del 1954; tuttavia appena conosce quale sarebbe stata la collocazione ritira le tele, in segno di protesta contro le critiche, che vengono ospitate al Tate Modern di Londra.

Nel 1960 Mies torna in Germania dove progetta il nuovo museo della città di Berlino, per il quale l'ispirazione viene dal monumentale Altes Museum. Mies immagina una scatola di vetro, con una soletta superiore argentata, un peristilio creato da pilastri cruciformi rastremati e una galleria ipogea, volutamente simbolica, così come la piazza. Davanti al museo campeggia una scultura di Colder.

Frank Lloyd Wright

Wright dal 1936 al 1950 si occupa del Johnson Wax Building a Racine, permeando...

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher clacar94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino o del prof Dellapiana Elena.
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