Il rapporto tra il fascismo e la stampa italiana
La stampa italiana durante il ventennio fascista perse la libertà. In Italia sotto il fascismo non esiste la libertà di stampa. Il regime fascista era un regime illiberale, il fascismo non vedeva nella libertà di stampa l'espressione di un valore poiché la stampa doveva essere uno strumento. Il regime fascista impone una novità importante poiché non si limitò a censurare la stampa (la censura era da sempre uno strumento tradizionale nei regimi autoritari), ma aspirò (essendo un regime vocazionalmente totalitario) a servirsi della stampa come strumento di formazione dell'opinione pubblica per aggiudicarsi il consenso.
Stampa e regime democratico
In un regime democratico non è presente la censura della stampa. In un regime democratico ci sono molteplici soggetti che vogliono aggiudicarsi l'opinione pubblica. Furono moltissimi giornalisti del tempo che ascesero alla carriera politica e parlamentare (avvenne il processo inverso rispetto all'epoca risorgimentale). I giornalisti vennero considerati un ruolo fondamentale nell'acquisizione del consenso dell'opinione pubblica e per questo furono privilegiati. Il ruolo della stampa durante il ventennio fascista incontrò alcuni limiti:
- Elemento strutturale che riguarda l'arretratezza della nostra Nazione. Nel 1921 il 40% delle donne e il 30% degli uomini erano analfabeti. Una larga parte del Paese non fu assolutamente toccata dalla propaganda della stampa del tempo. Quando parliamo della propaganda del ventennio fascista parliamo di una propaganda relativa a un'élite (della borghesia, piccola borghesia) escludendo la classe operaia, che si vide privata della propria stampa.
- Si possono individuare mutamenti nella gestione del settore nel corso del ventennio. Il controllo della stampa da parte del fascismo avvenne attraverso una costruzione. Il controllo è una conquista del regime fascista. Negli anni '20 il controllo era ancora abbastanza labile, è a partire dagli anni '30 che inizia un vero controllo.
- Il regime fascista non poté sopprimere la stampa cattolica che rimase pressoché intoccabile durante l'intero ventennio. Un universo articolato di giornali estesi sul territorio. Da una parte la stampa cattolica fu privilegiata dal fatto che venne eliminata la stampa liberale e socialista, e rimase l'unica stampa che non può essere considerata fascista. La stampa cattolica appoggia il fascismo e per alcuni modelli di stampa si tratta di clerico-fascismo. La stampa cattolica appoggiò il fascismo solo strumentalmente differendosi da esso. L'autonomia della chiesa era più importante del fascismo.
- Il controllo del regime fascista sulla stampa fu molto efficace e stringente sui quotidiani politici. Anche poiché Mussolini veniva da un'esperienza di giornale politico, li conosceva e leggeva tutti.
- La stampa di intrattenimento: femminile, cinematografica, di varietà. Svolse una funzione centrifuga rispetto ai valori del fascismo vincolando in modo subdolo i valori che non rispecchiavano i valori fascisti. Solo tra gli anni 36-37 questo tipo di stampa cominciò ad essere censurata. Anche le riviste ultra li svolsero una funzione centrifuga anziché centripeta. Quando la letteratura passò a Luigi Einaudi (antifascista) questa stampa venne chiusa.
Ci furono frange del partito fascista che premevano per un controllo radicale della stampa ma Mussolini di fatto lasciò sopravvivere i grandi quotidiani liberali "fascistizzandoli". Il problema era però di tipo economico, in quanto i giornali erano posseduti da industriali e banchieri, il regime fascista non poté comprare i giornali ma solo fare accordi con i loro editori scendendo a compromessi. Hitler quando andò al potere si comportò in maniera completamente diversa eliminando non solo i giornali socialisti e comunisti ma anche i giornali liberali; e non ci fu bisogno di scendere a compromessi con i loro editori.
Fasi della repressione della libertà di stampa
- Fase della repressione della libertà di stampa dalla marcia su Roma, fino al 1927-28
- Fase della stabilizzazione dal 1927-28 al 33
- Fase di mobilitazione della stampa parte dal 1933.
Fase della repressione delle libertà di stampa
Dalla marcia su Roma fino al 1927-1928
Successivamente alla marcia su Roma, Mussolini che non aveva una cultura politica liberale, comprese quanto non fosse conveniente per il fascismo perseguire una strada democratica dell'acquisizione del consenso (Il fascismo rimase minoritario del paese e senza l'appoggio dei liberali non sarebbe mai giunto al potere). Nel novembre del 1922 viene messa allo studio una legge contro i possibili "abusi" della stampa. Nel maggio del 1923 il capo ufficio stampa della presidenza del consiglio, Cesare Rossi, iniziò una prima requisizione della stampa in generale chiedendo ai prefetti di fornire un elenco dettagliato di giornali diffusi in ogni provincia e tutte le informazioni su di essi. Avvenne una strategia duttile ed elastica che utilizzò tutte le modalità possibili, spesso drastica e violente e altre volte morbida attraverso strumenti differenti: procedimenti legislativi o attraverso la prassi, l'azione. La fascistizzazione della stampa fu graduale nel tempo e dettagliata: caso per caso.
La prima strategia adottata fu la violenza attraverso lo squadrismo: violenze e intimidazioni contro la stampa antifascista per la quale si lasciò l'iniziativa ai fascisti locali (strategia molto localizzata). Il governo lasciò fare intenzionalmente senza punire questi avvenimenti. La libertà di stampa fu compromessa e ostacolata attraverso lo squadrismo e la violenza. In questo clima furono smalto spesso le testate più piccole a perdere collaboratori, finanziatori, lettori che portarono alla chiusura. Questa era la strategia più gradita a Mussolini, cercando di favorire l'implosione della stampa ostile senza bisogno di grandi interventi (era meglio anche a livello internazionale). La stampa però si dimostrò molto resistente. Venne favorito in ogni provincia l'avvio di testate "fascistissime" che affiancarono la stampa liberale e cattolica. Fu una strategia importante per acquisire consensi del fascismo in provincia. Fu un'arma da usare in modo molto parco, poiché questi giornali avevano quasi tutti dietro di sé personaggi Ras locali (personaggi fascisti autorevoli delle zone locali). Mussolini fa di tutto affinché non si mini la leadership fascista che stava costruendo, favorendo ma limitando l'importanza dei giornali fascistissimi cercando di non aumentare troppo il potere dei Ras locali.
Il primo provvedimento legislativo si giunse nel luglio del 1923, con un decreto preparato da Luigi Federzoni (egli aveva fondato insieme a Corradini il movimento nazionalista, nel 1911 aveva fondato il giornale il Nazionale, era stato un interventista e successivamente alla guerra aveva favorito la nascita del fascismo, era stato un attore cruciale nell'ascesa del fascismo favorendo l'avvicinamento del nazionalismo al fascismo nel 1923 era stato lui a suggerire di fondare il nazionalismo all'interno delle colonie, dal 24 al 26 fu ministro dell'interno e nel 1926 tornerà ministro delle colonie, nel 1923 nasce il Gran consiglio del fascismo ed egli era un membro di esso nel 1943 votò per la destituzione di Mussolini). Viene concepito nel luglio del 1923 ma venne varato solo nel 1924 (divenne operativo).
- Questo decreto riformava l'istituto dei gerenti (figure estranee ai giornali che dovevano garantire la libertà del giornale) il gerente ora doveva essere o un redattore o uno dei redattori: la responsabilità diveniva di una persona interna ai giornali.
- Dava ai prefetti la facoltà di sequestrare il giornale successivamente a due diffide che scattavano in caso di abusi. C'era un elenco degli abusi, che erano così estesi, indeterminati, generici da permettere ai prefetti di avere il libero arbitrio.
Di fronte a questo contesto tutta la categoria della stampa protesta e sembra sottolineare la gravità del decreto e sembra anche che con il sostenimento del re il decreto sarebbe stato sospeso. Questo decreto rimase in sospeso ma venne ripreso successivamente al delitto Matteotti. Successivamente al delitto Matteotti il governo fascista attraversa una fortissima crisi e sembra che il fascismo possa morire. La stampa socialista, comunista, repubblicana e liberale che continuava a uscire inizia ad attaccare Mussolini chiedendo le sue dimissioni immediate. Anche la stampa liberale, svegliandosi inizia a capire la gravità della situazione (il più grande deputati dell'opposizione era stato ucciso con un omicidio politico). Fu questa campagna delle opposizioni che convinse Mussolini a far entrare in vigore il decreto che fino ad allora era rimasto in sospeso. Nel luglio del 1924 il decreto viene pubblicato. A questo decreto segue un decreto attuativo, che aggravò le stesse disposizioni del decreto principale dando un'ulteriore facoltà ai prefetti di poter sequestrare i giornali senza le due diffide. Il decreto fu votato poiché le due opposizioni lasciarono il parlamento in quel periodo chiamato Aventino. Da quel momento iniziarono i sequestri. Culmine fu il discorso del gennaio del 1925 con il quale Mussolini diede inizio la dittatura fascista. Nel 1925 fu studiata una legge sulla stampa organizza, essa ebbe un iter lungo e fu varata il 31 dicembre del 1925. Questa legge mette in luce i favori concessi ai giornalisti per ammorbidirli e portarli verso il fascismo. Vengono presentati due progetti nel 1924 che vennero poi integrati nella legge del 1925.
- Il progetto sanzionatorio era stato presentato d Federzoni e Aldo Oviglio, era il decreto classico che avrebbe trasformato il decreto in una legge permanente dello stato attraverso l'uso classico della censura e del sequestro.
- Il secondo progetto che ebbe come autore un giornalista di un certo calibro, in quel momento deputato, Ermanno Amicucci, che avrebbe diretto "La Gazzetta" di Torino nel ventennio fascista facendolo diventare un buon giornale. Era un fascista convinto e fu un giornalista epurato successivamente al fascismo. Amicucci affermava che per favorire la fascistizzazione della stampa bisognava prima fascistizzare i giornalisti attraverso la concessione di favori e privilegi che non gli erano mai stati concessi. In questo disegno di legge veniva concesso tutto ciò che i giornalisti necessitavano, soprattutto concedendogli l'albo dei giornalisti (vecchia aspirazione della categoria). L'albo serviva a pianificare la carriera dei giornalisti e a pianificare una selezione dei futuri o professionisti. L'albo prevedeva anche un corso di studi per i giornalisti.
Alla fine entrambi i progetti furono combinati nella legge del 1925,
- Art. 1 Viene creata la figura del direttore responsabile, eliminando la figura del gerente. Per diventare direttori bisognava avere il consenso del presidente del consiglio. I direttori responsabili divengono i veri garanti tra il potere fascista e l'opinione pubblica. Il direttore responsabile era una carica politica e non solo editoriale.
- Art. 7 Prevede la disposizione di un ordine dei giornalisti con il relativo albo, al quale bisognava essere iscritti per professare. Per essere inseriti nell'albo occorreva il nulla osta del prefetto, un attestato di "buona condotta".
All'ordine dei giornalisti non si giunse mai, ma si giunse all'albo che fu controllato dal sindacato fascista. Questa legge aveva l'obiettivo di fascistizzare dall'interno. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) che rappresentava tutte le categorie della stampa Nazionale italiana, che contesto la legge e fu un ostacolo poiché si rese conto che la legge imbrogliava i giornalisti. Ci fu una protesta della FNSI e l'ostacolo venne superato fascistizzazione la stessa Federazione. Tutti gli istituti culturali subirono il processo di fascistizzazione dall'interno sostituendo agli elementi antifascisti gli elementi fascisti. Nell'ottobre del 1925 si giunse alla fascistizzazione della Federazione nazionale della stampa italiana. Nel maggio del 1926 si invitò la FNSI a fondersi con il sindacato dei giornalisti fascisti che nel 1925-26 divenne l'unico sindacato e sorse un soggetto nuovo: Sindacato Nazionale fascista dei giornalisti italiani guidato fino al 1943 da Ermanno Amicucci. Egli si preoccupava che tutti i giornalisti si fascistizzassero.
Nel 1925 vennero irrobustiti i due principali uffici stampa:
- Ufficio stampa della Presidenza del Consiglio che nel 1925, venne affidato ad un rappresentate del regime affinché rafforzi il ruolo della stampa di censura. Giovanni Capasso Torre che lo guiderà dal 1926 al 1928 venendo sostituito da Lando Ferretti che terrà l'ufficio stampa dal 1928 al 1931, assicurando la fase di stabilizzazione della stampa.
- Agenzia Stefani in Italia fino al 1924-25 si poteva utilizzare qualsiasi agenzia, anche straniera. Dal 1924 l'agenzia Stefani venne diretta da uno dei più fedeli uomini di Mussolini, Manlio Morgagni (che quando morì Mussolini si suicidò). Divennero da quel momento più frequenti gli inviti, che poi divennero ordini, di fornirsi dell'Agenzia Stefani per pubblicare le notizie.
Nel marzo del 1926 venne annunciato e poi varato un provvedimento che riguardò l'uso della carta. Nel 1926 aumenta moltissimo il prezzo della carta, e se arriva dal governo l'ordine di ridurre il numero di pagine di quotidiani che dovevano raggiungere al massimo le 6 pagine. Questo provvedimento ebbe l'obiettivo di colpire i giornali liberali che continuavano ad opporsi al regime (che avevano molto più di 6 pagine ma che dovettero ridurle e ridurre quindi le pubblicità). Quando fu emanato questo provvedimento, Mussolini invito la stampa ad assumere un carattere più sobrio riducendo gli spazi per quelle che chiamava notizie 'sensazionalistiche e scandalistiche' e dunque una posizione contro la cronaca nera considerata un format a cui i giornali italiani non dovessero dedicarsi. Quando i giornali furono completamente fascistizzati, venne permesso ai giornali di uscire in tante pagine.
Matteo Zamboni ottobre 1926 a Bologna attenta alla vita del Duce, che ne esce illeso. Questo pretesto viene utilizzato da Mussolini per reprimere tutte le opposizioni. Ordinava la soppressione di moltissimi giornali che da quel momento in avanti non uscirono più e il 5 novembre il Consiglio decretò la soppressione di tutti i giornali dell'opposizione. Uscì un giornale dal titolo "Il regime fascista: sistema chiuso" in cui si sostiene che d'ora in avanti tutti quelle polemiche e contrasti sarebbero dovuti tenere all'interno dei giornali fascisti.
Mussolini lasciò sopravvivere un unico giornale dell'opposizione, un giornale di Genova chiamato "Il Lavoro" poiché era un giornale radicato nei ceti operai genovesi. Era un giornale molto vicino ai sindacati dei lavoratori. Il giornale fu lasciato nelle mani di Giuseppe Caneva con attenzioni indicazioni sul fatto di non disturbare il regime. Nel 1932 vendeva 60.000 copie tutte a Genova, e continuo ad avere una moderata indipendenza dal fascismo continuando ad attirare firme antifasciste come gli storici Pietro Silvia, Luigi Salvatorelli, il critico Francesco Flora, il filosofo Giuseppe Renzi, e Giovanni Ansaldo (liberal-conservatore, arrestato nel 1926, tornato libero e iniziando a scrivere sul "Lavoro" si firmò con il nome di "Stella Nera").
Mussolini probabilmente mostrò questo atteggiamento di favore per dimostrare all'opinione pubblica che il regime era abbastanza forte da potersi permettere di sopportare un giornale moderatamente critico. Questa concessione è collegata anche alla volontà di tenersi legato al mondo sindacale. Il proprietario del Lavoro di Genova Ludovico Calda vicino al sindacalismo riformista. Intenzione di Mussolini di mantenere un certo controllo.
-
Appunti storia del giornalismo, stampa italiana nell’Italia post-unitaria fino al 1880
-
Appunti Storia del giornalismo italiano
-
Appunti di Storia del giornalismo: lezione sulla stampa italiana durante la Prima guerra mondiale
-
Appunti Storia del Giornalismo, lezione sulla stampa italiana durante il decennio di preparazione (1849-1859)