La stampa dal dopoguerra alla marcia su Roma
La crisi del giornale li rese sempre più vulnerabili all’intervento della grande industria. Nel dopoguerra si fanno più marcate le tendenze che si erano verificate precedentemente alla prima guerra mondiale.
Consolidamento del ruolo della stampa nell'industria
1. Si consolida e si irrobustisce il ruolo prevalente della stampa nell’industria pesante: in particolare nell’industria siderurgica con la scalata alla conquista di testate di ogni dimensione, in prima fila la Ansaldo e le Verri. Assume un ruolo sempre più importante la Banca di sconto riproducendo a livello editoriale e giornalistico, il modello di trust che da sempre aveva caratterizzato i settori dell’industria pesante. I grandi industriali anche attraverso dei prestanome controllavano ben 14 quotidiani. Questi giornali erano il Popolo d’Italia, La Nazione, il Secolo XIX, La Stampa ecc.
2. Assistiamo al consolidamento della presenza degli agrari tra i quali assumono un ruolo più rilevante gli zuccherieri. Essi controllavano il Carlino e molte testate minori soprattutto nella pianura padana.
3. Il Corriere della Sera e La Stampa vivono un assestamento interessante. Il Corriere vive la scalata dei tessili con la famiglia dei Crespi (che acquisiscono molte quote di proprietà divenendo padroni dei giornali insieme ad Albertini). La Stampa vive una vicenda analoga con i meccanici, vedendo crescere le quote degli Agnelli e di un finanziere Riccardo Gualino, appropriandosi insieme di 1/3 delle azioni della Stampa.
4. Si assiste al rafforzamento e alla riorganizzazione dei giornali cattolici, operazione che si compie già negli anni della guerra con la fondazione nel 1916 dell’Unione Editoriale Italiana (organizzazione che raccoglie tutti i giornali cattolici della Penisola). L’operazione fu guidata dalle banche in particolare da un finanziere Giovanni Grosoli che era vicepresidente del Banco di Roma e del Credito Nazionale.
Il popolo d’Italia
Nel 1916 lo slancio conosciuto dal “Popolo d'Italia” di Benito Mussolini negli anni della sua nascita, si era spento. Paradossalmente negli anni 1917-18 il giornale aveva vivacchiato. Nel 1918 avviene una svolta importante con l’apporto di apporti pubblici pubblicitari. Nel 1 agosto 1918 avviene un cambiamento di “pelle” del giornale, il quotidiano cambia sottotitolo e diviene “Organo dei combattenti e dei produttori”. Questo cambio di titolo mette in luce che il “Popolo d’Italia” e il suo produttore hanno abbandonato completamente il socialismo.
L’Avanti vide un momento di difficoltà durante il periodo del dopoguerra. Nel 1919 il deficit era arrivato a 30.000 lire e fu sottoscritto da un’associazione di militanti ma si dovette sopprimere alcune delle edizioni minori (edizione piemontese dell’Avanti). I legami sempre maggiori tra la grande industria e i giornali sono sempre più evidenti, finanziamenti che il giornale non poteva avere.
Proposta di legge per la trasparenza
Nell’aprile del 1918 i socialisti presentarono alla camera un disegno di legge per promuovere e rendere pubbliche le fonti dei finanziamenti della stampa, per una questione di trasparenza nei confronti dei lettori. La proposta si arenò quando un deputato socialista chiese che questo provvedimento di trasparenza si estendesse anche da parte del governo e del ministero dell'interno.
Questi fondi governativi non erano diretti ai grandi giornali, ma giungevano a pioggia soprattutto ai medi e piccoli fogli di provincia, bisognosi di finanziamenti e preziosi per influenzare l'opinione pubblica delle province, all’ora molto vasta e modellabile. Erano sempre presenti tre tipologie di giornali: cattolico, socialista e di centro-destra. Tutti erano a conoscenza che il governo finanziava questi giornali. Tutto il procedimento per giungere alla trasparenza delle fonti di finanziamento dei giornali si interruppe a causa di questa richiesta.
Caratteristiche della stampa italiana
Caratteristiche della stampa italiana (in particolare i quotidiani): La stampa rimase e riflesse una profonda sedimentazione dell’opinione pubblica, l’accusa e ampia dialettica della politica sociale e un difetto della capacità interpretativa degli eventi del dopoguerra. Cambia particolarmente la struttura del giornale negli anni del dopoguerra (i giornali uscivano in 4 pagine a causa della penuria di carta) si restrinse molto lo spazio in questi anni di crisi.
- Dal 1919 avviene un restringimento dello spazio dedicato alla politica estera (anche a causa della restrizione delle pagine del giornale). Questa era forse una volontà di ritornare ai temi di politica interna che per i 4 anni della guerra erano rimasti in secondo piano. Infatuazione nazionalista che visse l'opinione pubblica negli anni del dopoguerra che la guerra aveva fomentato e acceso generando un ripiegamento dell’attenzione sui problemi di politica interna. Anche nella situazione di gravità crescente dell’Italia del dopoguerra.
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