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La stampa a rotocalco

Il rotocalco è anche molto importante per quanto riguarda i rapporti con la censura fascista e per quanto riguarda il prodotto dei consumi culturali. Nato a metà degli anni '20 in Europa, e affermatosi durante gli anni '30, i settimanali a rotocalco esplosero le loro tirature durante la guerra e si affermarono nel dopoguerra. Armando Mondadori fu il primo ad adottare questa tecnica nel 1925, quando acquistò una macchina a rotocalco e iniziò a stampare il supplemento del Secolo, chiamato “il Secolo illustrato”.

Questa tecnica abbassa moltissimo il costo dei giornali e consente dunque di stampare a basso costo le fotografie con una resa brillante. La stampa a rotocalco consente di offrire ai lettori a prezzi molto bassi riviste con tante immagini e fotografie. Non a caso il Secolo Illustrato modificò profondamente la sua struttura e abbassò il prezzo da 2 lire a 50 centesimi di lire (divenne 1/4 del prezzo originale). Ciò ebbe un enorme effetto sull’allargamento del pubblico.

Questo tipo di prodotto inizia la sua fortuna proprio tra gli anni compresi tra le due guerre. È il grande protagonista della nascente industria culturale italiana che si affermerà soprattutto in questo periodo. Gli editori cercheranno di costruire modelli con tagli dedicati a segmenti di pubblico differenti, tutti fanno leva sulla ricchezza e sulla struttura dell’apparato iconografico, in particolare modo sulla fotografia. Il rotocalco si impone non solo dal punto di vista quantitativo ma anche dal punto di vista qualitativo. Questa tecnica consente di impostare in modo originale i prodotti iconografici (è il modo in cui la fotografia viene proposta).

Tutto questo materiale iconografico convive con un apparato testuale tradizionale: cronaca, notizie di varietà, contenuti letterari (novelle, racconti, sentimentali), critiche cinematografiche e teatrali, la moda e il mondo delle dive del cinema. Il salto di qualità consiste soprattutto nella parte iconografica rendendo le pagine dei rotocalchi molto più mosse e motivate rispetto alla tradizione. È come se la cultura visuale del tempo venisse raffigurata all’interno dei rotocalchi, esaltando la potenzialità degli elementi iconici in una forma e misura sconosciuta dai tradizionali periodici illustrati. Prima di leggere il foglio testuale, il lettore vedeva l’immagine illustrata. Per i lettori dei rotocalchi si è parlato di lettori-spettatori, lo sguardo del lettore è calamitato dalle immagini che spesso sono autonome dal testo dal punto di vista dei contenuti (le immagini del rotocalco sovrastano il testo, posizionate per il loro valore autoreferenziale). Non colpisce la dimensione razionale ma la dimensione irrazionale del lettore.

Due fenomeni della stampa a rotocalco

  • Peso degli influssi delle avanguardie artistiche degli anni '10 che prepareranno il terreno per le successive avanguardie degli anni '20. È evidente che nel caso dei rotocalchi abbiamo una corruzione delle avanguardie artistiche poiché pensate per un pubblico di massa. Gli influssi delle avanguardie artistiche sono posti alla ricerca di un linguaggio più semplice per soddisfare il pubblico di massa.
  • Avvento di una nuova cultura visiva determinata dalla diffusione del cinema avvenuto in quegli anni. Il cinema cambia completamente l’immaginario poiché rappresenta una tecnica iconografica rivoluzionaria e un prodotto popolare trasversale di enorme diffusione, con un peso eccezionale.

Fino alla metà degli anni '20 il cinema era muto e tutta la sua potenza risiedeva nelle immagini, accentuando il luogo di sperimentazione attraverso di esse e aumentando la comunicazione visiva. Nel rotocalco è molto evidente la ricerca del ritmo visivo simile al cinema muto. Anche quando negli anni '30 comincerà a emergere nel cinema e nelle arti la tendenza realistica e si spegnerà la potenza visiva del cinema, la svolta avvenuta negli anni '10 e '20 nel rapporto tra il prodotto e lo spettatore che lo guarda è ormai un rapporto acquisito.

La dimensione internazionale dei rotocalchi

I rotocalchi, come il cinema, avevano una forte dimensione internazionale. Negli anni '10 l’Italia era leader nell’esportazione di pellicole cinematografiche mute; le cose non cambieranno con il sonoro (nonostante fossero maggiori i costi di montaggio), ed era evidente anche la circolazione di modelli a livello internazionale dagli inizi anni '20 fino agli anni '30. Si può parlare di una circolarità e reciproca influenza sul piano delle innovazioni fotografiche e delle innovazioni grafiche. Testate europee e americane si influenzano reciprocamente portando alla definizione di uno stile internazionale trasversale ai modelli politici.

Dal ruolo fondamentale che assumono le agenzie di stampa internazionali che iniziano a diffondere insieme alle notizie anche le fotografie, si affermano in questi anni le agenzie fotografiche.

Esempi di rotocalchi in Germania e Francia

  • Il settimanale a rotocalco che si impose maggiormente fu il Berliner Illustrierte Zeitung. Era nato nel 1891 come periodico illustrato secondo le tecniche tradizionali, dagli inizi del Novecento passò al grande gruppo editoriale tedesco Ullstein. Dal 1924 passò alla tecnica del rotocalco e da quel momento esplose dal punto di vista delle tirature e fino al 1933 fu il rotocalco tedesco di maggiore diffusione. Il giornale in questo periodo vendeva un 1.844.000 copie alla settimana. Il grande artefice della trasformazione di questo giornale fu Kurt Korpff che fu redattore di questo giornale dal 1911 al 1933 lavorando a stretta collaborazione con l’illustrazione e direttore artistico della casa editrice Kurt Szantranski. I due costruirono il giornale e lo imposero come uno dei maggiori prodotti a rotocalco della stampa occidentale. L’immagine grafica punta ad innovazioni caratterizzate da un vero e proprio dinamismo, puntando ad uno stile cinematografico. Su questa rivista è possibile trovare il nome di fotografi e fotogiornalisti che hanno fatto la storia della fotografia a livello mondiale (ci sono immagini di Mann Ray che accompagnano articoli di moda anonimi). Sulle sue pagine si vedono anche le immagini del fotografo ungherese Martin Munkacsi che si caratterizzò per le sue straordinarie fotografie sportive che riescono a mettere in luce il loro dinamismo; fu uno dei tanti fotografi ungheresi antinazisti ed alcuni anche ebrei che dal 1933 fuggirono negli Stati Uniti, alimentando le pagine americane. Un altro grandissimo fotografo le cui fotografie comparirono sul Berliner fu Alfred Eisentaesdt, che lavorò per il giornale come freelance dagli anni '20 fino al 1935, l’anno in cui fuggì a New York e nel 1936 fu uno dei 4 giornalisti assunti permanentemente da “Life”.
  • Un’altra rivista a rotocalco di propaganda comunista fu la Arbeiter Illustrierte Zeitung. Fu pubblicata tra il 1925 e il 1933 e raggiunse una buona diffusione in Germania, circolando molto anche in altri ambienti europei come quello francese. Un famoso fotografo, John Heartfield, lavorò per questa rivista realizzando fotomontaggi.

Importanti rotocalchi in ambiente francese

  • VU fu una delle tante riviste molto influenti dal punto di vista del modello rotocalco. Fu fondata nel 1928 da Russien Vogel. Nel 1936 Vogel fu costretto a lasciare la rivista poiché si schierò, in occasione della guerra di Spagna, a favore dei repubblicani, fatto che scatenò la perplessità dei suoi editori nei confronti delle ideologie progressiste dell’editore. L’intento di VU è quello di trasmettere ai suoi lettori il tiro frenetico della vita contemporanea e dunque la modernità. VU è molto importante anche per la parte testuale costituendo un modello anche per i rotocalchi italiani. Tutte le notizie sono molto attuali. Il caso di VU risente moltissimo delle avanguardie artistiche sovietiche. Fu su VU che comparve per la prima volta il 23 settembre del 1936 la famosa fotografia scattata da Robert Capa in un servizio sulla guerra civile spagnola in cui si vedeva un repubblicano morto. Collaborarono a questa rivista importanti fotografi come: Man Ray, Brassaï e Robert Capa. Il giornale è anche uno dei primi settimanali d’attualità a costruire i reportage, accompagnato da fotografie valorizzando molto la collaborazione tra l’immagine e il testo e dunque tra giornalisti e fotografi.
  • Marianne è un giornale a rotocalco interessante meno avanguardista e progressista politicamente ma grazie alla sua valorizzazione della fotografia.

Esempio di rotocalco statunitense

Life riprende il modello di VU di Vogel soprattutto per quanto riguarda l’uso del settimanale di qualità puntando molto sulla qualità attraverso la carta satinata. Nasce per la prima volta il 3 settembre del 1936 e ha in copertina un’immagine della diga del Montana. La bellezza di Life è quella di far corrispondere alla qualità del testo la bellezza espressiva delle immagini. Infatti, la qualità estetica non è vincolata dal contenuto dei testi.

Da una parte Life utilizzerà fotografie fornite dalle agenzie su un modello tradizionale ma valorizzerà il lavoro di fotoreporter commissionando loro veri e propri reportage di attualità, che sarà ciò che farà la fortuna di questo giornale e si avvarrà di moltissimi fotografi che arriveranno dall’Europa come Robert Capa.

Il rotocalco in Italia

Mondadori non fu il primo a portare ad estreme conseguenze del rotocalco non confidando in questo prodotto vincente. Sarà Rizzoli il primo grande editore di rotocalchi in Italia, fu Mondadori a cedere nel 1927 “Il Secolo illustrato” e un altro periodico dedicato al pubblico femminile che conteneva moltissime novelle sentimentali. Rizzoli che era stato fino a quel momento lo stampatore inizia a diventare editore editando periodici a rotocalco, iniziando la sua grande fortuna. Con grandissimo pragmatismo Rizzoli (nato povero ed ignorante) intuisce i meccanismi della nascente industria culturale italiana. Rizzoli inizia a stampare periodici popolari e nel 1929 pubblica una grande quantità di periodici tutti a rotocalco.

Pubblica il mensile “la Donna” che trattava di moda, letteratura, arte e vita femminile, “Il Secolo illustrato” come settimanale di varietà, pubblica il quindicinale il “Secolo Ventesimo” e pubblica “Novella” in modo completamente diverso rispetto al primo modello. Novella pubblicava modelli di editori di qualità: D’Annunzio e Pirandello, con Novella viene trasformato in un rotocalco popolare, diventando settimanale poiché si rende conto che con questo metodo si contenevano molto i prezzi ed era fondamentale fidelizzare i lettori.

Rizzoli privilegia moltissimo i romanzi rosa, sentimentali in parte tradotti e in parte valorizzando scrittrici e scrittori di tempo di quel genere come Milly Dandolo, Luciana Pedrelli e Mura. Alcune si firmano con degli pseudonimi come Vittorini. Il suo prodotto venderà subito 150.000 copie che tenderanno a salire. Questa formula mischia novelle a puntata, dediche alle lettrici. A questa rivista collaboreranno due giovani intellettuali: Cesare Zarattini e Giuseppe Morotta. Il giornale vendeva così tanto che Rizzoli poteva permettersi di pagare molto anche coloro che ci lavoravano. Zarattini affermava che era un periodico per le cameriere che veniva letto anche dalle loro padrone, questo tipo di prodotti sono molto disorientanti dal punto di vista del pubblico di riferimento.

In Italia c’era stata una grande divario tra il pubblico d’élite e il pubblico popolare. I settimanali a rotocalco erano un prodotto che scompaginava le tradizionali gerarchie, poiché era un prodotto semplice e moderno in cui consiste il fatto che fosse molto accattivante. Era un genere trasversale, popolare, moderno ed internazionale.

In questi giornali era molto importante la funzione svolta dal cinema. Nel 1930 Rizzoli inizia a pubblicare una rivista dedicata solo alla cinematografia con il nome di “Il Cinema Illustrazione” diretto da Cameino Bromovski.

Nel 1933 esce il primo numero di “Lei” un settimanale femminile interamente dedicato alle donne con un pubblico femminile molto privilegiato. Questo settimanale impone in Italia il femminile moderno (femminile classico). Su questo settimanale vengono inserite immagini di donne americane, molto spesso divorziate e viene concessa poco l’immagine della donna madre che non andava molto di moda.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

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