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Appunti di Storia del Cristianesimo (lezioni complete) Appunti scolastici Premium

Lezioni complete del corso di Storia del Cristianesimo e delle Chiese dell'anno accademico 2015/2016. Il contenuto del corso è sul Gesù storico.

Gli appunti sono precisi, completi e di contenuto. Valutazione conseguita: 28/30. Università degli Studi di Udine - Uniud. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia del cristianesimo e delle Chiese docente Prof. E. Colombi

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la sua creazione.

Il modo di vivere di Giovanni parla contro il tempio: si veste con la pelle di cammello, esso è un

animale impuro.

I dati storici, per quanto concerne il giudaismo, riportano il problema della nascita del

Cristianesimo.

Loghia: raccolta di parole e di detti di Gesù, sembra che alla base del Vangelo di Matteo e di Luca

ci siano due fonti, sicuramente il Vangelo di Marco, ma anche altri testi. C'è una ampia

concordanza letterale tra Matteo e Luca.

Abbiamo una fonte Q (quelle): è composta soprattutto da parole di Gesù, si ipotizza la presenza

di un canovaccio scritto. Basti pensare al Vangelo di Tommaso.

Paolo;

 Fonte Q;

 Tommaso;

 Marco;

 Matteo – Luca;

 Giovanni;

Nomadismo Gesù – discepoli

Stanzialità Prime comunità

Testimonianze scritte

Le prime comunità stanziali non corrispondono alla vita e al messaggio di Gesù; una serie di

caratteristiche legate all'itineranza vanno cambiate.

Dobbiamo giustificare la morte di Gesù e analizzare criticamente il fenomeno del nomadismo.

James Dunn, Jesus remembered (la memoria di Gesù). Noi possiamo arrivare al ricordo

dell'immagine di Gesù di determinate comunità, il resto può essere solo ricostruito. C'è sempre un

punto di domanda perché sono tutte ricostruzioni più o meno verosimili.

Paolo predica in un contesto di persone provenienti dal paganesimo, mentre Giovanni è pieno di

riferimenti al contesto giudaico. Nel Vangelo di Giovanni c'è una presenza del femminile più

accentuata rispetto agli altri vangeli.

Inchiesta su Gesù, Mauro Pesce

Reazione forte da parte della stampa, critiche sulla Civiltà Cattolica. Pesce divide il Gesù storico

ed ebreo dal Gesù cristiano. Pesce afferma che le azioni di Gesù siano completamente inserite

nella religione ebraica, ma ciò scatena una reazione forte della stampa.

Problema contaminazione

Cristianesimo: basta credere in Dio, siamo salvi (Paolo, parabola del Figliuol prodigo);

 Giudaismo: bisogna rimanere nell'ambito di una situazione di purezza, occorre l'espiazione

 ed un rito al tempio (a pagamento);

Quando il Cristianesimo si sposta verso i pagani qualcosa deve cambiare. Da Paolo si avvia

l'interpretazione spirituale, ma non da Gesù.

Mc, 7, [18] "Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo

dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore, [19] ma nel ventre e va a finire

nella fogna, purificando tutti gli alimenti. (Dichiarava così mondi tutti gli alimenti)".

Sembra andare verso la visione di Giovanni, ma c'è un errore di traduzione. 26 febbraio 2016

Alimenti puri e impuri

Matteo – Marco – Luca – Giovanni ha interrotto la consequenzialità.

Atti degli Apostoli (Paolo): a Pietro viene fame, gli vengono offerti degli animali profani, essi

provengono dal cielo e sono stati purificati. Abbiamo un'apparizione divina che si manifesta per tre

volte.

Cornelio è il primo pagano battezzato da Pietro. Il Cristianesimo comincia a diffondersi nelle

regioni pagane e queste norme diventano improponibili. Lo stesso discorso è valido per la

circoncisione: non serve seguire delle norme circoscritte se esse diminuiscono il valore della

predicazione di Gesù.

Amare i propri nemici (Matteo)

Per il sostegno all'amore reciproco siamo nell'ambito del giudaismo. Gesù in Matteo dice di

porgere l'altra guancia. Abbiamo situazioni concrete con valenza economica, come nel caso dei

prestiti.

Pubblicani: vengono citati spesso, sono gli esattori delle tasse per i romani  essi maneggiavano

soldi ed erano in uno stato di impurità perenne.

Gesù va ad agire verso gli ignoranti della legge, coloro che non sanno applicare le norme di

impurità. La convinzione di chi si basava sui libri profetici dell'AT (Geremia, Ezechiele, Daniele) si

basa sul fatto che quando tutti i giudei saranno convertiti, allora tutte le popolazioni si

sottometteranno al popolo giudaico.

Dio ha fatto un patto con gli ebrei e li ha scelti come popolo eletto: tale patto è stato rotto (Israele

prostituta, il vitello d'oro). Abbiamo dei passi che, dal punto di vista storico, corrispondono ad un

momento di crisi del giudaismo che, da popolo nomade, è diventato stanziale.

Il Dio dei giudei era fatto per un popolo nomade, quindi, una volta ristabiliti ad Israele, gli strati più

bassi della popolazione cominciano a seguire delle pratiche politeiste. Dio non ha una relazione

diretta con l'uomo qualunque, ma sempre grazie ad intermediazioni. La situazione di monoteismo

totale è inconcepibile, si vuole avvicinare Dio per avere una relazione diretta.

Le profezie dell'AT prevedono che il patto tra Dio e Israele verrà suggellato nuovamente e i meriti

del popolo di Israele saranno riconosciuti.

Profezia giudaismo: regno dei cieli in terra = dominio Giudei sul mondo (nuova alleanza)

Gesù: purità per le nicchie di impurità – regno dei cieli vicino.

Prime comunità? Regno dei cieli più vicino, purità raggiunta per i giudei che credevano che il

Messia fosse arrivato = momento di predicare ai pagani.

Esodo: non c'è solo l'invito ad amare il prossimo, ma anche i propri nemici. Matteo nel discorso

delle montagna cerca di dare delle prescrizioni: cita la legge del taglione, qualsiasi cosa succeda è

legata ad un contesto specifico (donna incinta che abortisce, dente dello schiavo). Ci deve essere

un corrispettivo preciso, ci si riferisce alle norme generali.

Il sabato (Marco)

L'esistenza del sabato come giorno di riposo è qualcosa che deve essere modellato sull'uomo e

non viceversa. E' una pausa nella scansione umana delle giornate. Ci si chiede cosa sia lecito

fare e non fare di sabato.

I primi seguaci di Gesù non avevano il desiderio di generare una frattura, dal punto di vista storico

la compattezza dei primi discepoli di Gesù presuppone la condivisione di una collettività. Tale

comunità fonda una Chiesa: tale parola si trova solo in Matteo e significa comunità.

Ci si chiede quanta frattura ci sia tra la parola di Gesù e la diffusione alle prime comunità. Ma

possiamo pensare che Gesù abbia previsto di purificare il mondo? No. Questo ha generato una

frattura di cui non sappiamo l'ampiezza.

La ritualità è testimoniata con le stesse parole da Luca e da Paolo che sono delle fonti

indipendenti. Non possiamo escludere che Gesù, vedendo che le cose fossero critiche, abbia

formalizzato un rito che portasse avanti la sua memoria e compattasse il suo gruppo. Il gesto di

Gesù è un rito fatto dal capo famiglia, egli dichiara che il gruppo sia la sua famiglia (ma non lo è

dal punto di vista del sangue). A noi sembra una cosa da nulla, ma non lo è.

Dal punto di vista sociale tale gesto implicava la dichiarazione di estraneità rispetto ai legami

famigliari imposti dalla nascita: Gesù entra in una famiglia per sua scelta. Il Cristianesimo è

trasversale, per questo ha avuto ampio raggio.

Contraddizione in Matteo: in merito alle pecore perdute della casa di Israele  quando Gesù è vivo

dice una cosa, dopo la sua morte un'altra. 2 marzo 2016

Gesù nel giudaismo del suo tempo

Problemi da porsi:

rapporto osservanza/conflitto;

 rapporto con i molteplici orientamenti del giudaismo dell'epoca;

Terreno comune (common Judaism)

monoteismo;

 patto;

 preghiera Scrittura osservanza;

 tempio (adorazione di Dio, sacrifici) e sinagoghe (letture): presso le sinagoghe non

 facevano una messa, esse erano luoghi d'incontro e di lettura, rappresentavano la

condivisione e la conoscenza della sacra scrittura.

ma all'interno forti differenze.

1. Sadducei

L'ala conservatrice e aristocratica della società, questa casta ha una tradizione dinastica.

Emergono chiusura e conservatività dal punto di vista sociale, economico e religioso.

Non abbiamo molte informazioni: essi sono vincolati alla Torah, no libri profetici, no Messia, no

tradizione interpretativa orale. La Torah era scritta, non poteva essere assolutamente interpretata.

Essi non credevano nella resurrezione e nell'immortalità dell'anima.

2. Farisei

Emerge un irrigidimento simbolico da parte della tradizione su Gesù: sadducei e farisei vengono

visti come i "cattivi della situazione". In realtà, però, i farisei erano molto amati dal popolo, erano

un gruppo dominante nato per custodire il valore della legge e per interpretarla, a differenza dei

sadducei. Tale casta non era a tradizione dinastica: Paolo, per esempio, era diventato fariseo

grazie allo studio.

I farisei avevano il diritto di interpretare, attualizzare ed estendere le norme di purità al quotidiano.

Si parla di tradizione orale (dual law): la legge è doppia, è pericolosa perché c'è il problema

incombente di contraddizione con la legge scritta.

I farisei, diversamente dai sadducei, concepiscono i libri profetici.

I farisei credevano nella resurrezione dell'anima e nella sua immortalità. L'uomo aveva libertà di

scelta, ma l'osservanza dei precetti cancellava i suoi peccati. Ciascun individuo, qualsiasi sia la

sua posizione sociale, ha la responsabilità della propria salvezza: ciò dà al singolo appartenente

alla religione una prospettiva individuale. Emerge una situazione del controllo del singolo.

La prospettiva proposta dai farisei è un sostrato importante per la predicazione.

N.B. Non siamo così sicuri che i farisei fossero così attivi al tempo di Gesù: si ritiene che essi

abbiano avuto il potere dopo il 70, a causa della distruzione del tempio. Lì si crea lo spazio per

l'interpretazione della legge: il libro diventa il centro di tutto, non c'è più il riscontro esterno.

Prima del 70 gli storici giudaici non parlano dei farisei.

Ma se Gesù non ha dato fastidio ai farisei, perché è stato ucciso? La pena sulla croce è la pena

del prigioniero politico romano, e l'iscrizione "re dei Giudei"?

La risposta è molto difficile, senza i farisei manca il polo contrastivo rispetto a Gesù che ha

generato tutta la storia che noi leggiamo.

Il discorso osservanza-peccato-predeterminismo nel giudaismo è molto più drammatico e intenso

come percezione del peccato: qui si inquadra la predicazione di Gesù. Il cristianesimo sposta tutto

nel mondo di là, il giudaismo no.

L'avvento del regno di Dio, in ottica giudaica, è una prospettiva materiale e concreta. Noi siamo

figli del Cristianesimo paolino, esso è stato privato di molte influenze giudaiche.

Ciò, ai fini storici, comporta che il 95% dei testi giudeo-cristiani sono stati rasi al suolo: la

diffusione dei testi nell'antichità era difficile, la scrittura era complessa e i manoscritti molto rari. Il

giudeo-cristianesimo era sconveniente, ecco perché i suoi testi non sono stati diffusi.

I primi cristiani erano millenaristi: tale prospettiva proviene dal giudaismo, si riteneva che l'avvento

del regno dei cieli sulla terra avrebbe coinciso con un periodo di mille anni sulla terra la cui

descrizione è assolutamente identica a qualsiasi descrizione dell'età dell'oro.

Questa dottrina è stata professata dal vescovo di Lione Ireneo, che però era originario di Smirne.

L'opera più significativa di Ireneo è stato il primo trattato contro le eresie, ma la sua dottrina è

stata poi dichiarata eretica poiché influenzato dalla dottrina giudeo-cristiana.

3. Esseni

Abbiamo scoperto, nel 1947, i rotoli di Qumran: fino alla metà del secolo scorso si conoscevano

solo le fonti degli storici antichi, poi è stata trovata una biblioteca straordinaria.

Abbiamo la scissione nella casta sacerdotale, sponde del Mar Morto. Alcune fonti ci dicono che

erano molto diffusi e sparsi in tutto il paese.

Gli esseni credono al predeterminismo: i salvati sono già salvati. Esseni e farisei sono due poli

opposti per quanto riguarda la concezione del peccato.

Chi si vota ad uno stato di purità faticoso ed assoluto deve credere di essere un gruppo eletto:

emergono esigenze radicate nell'uomo. 4 marzo 2016

Fonte dell'AT che racconta la storia de Vangeli. Vedi Cantico del giusto sofferente (Isaia): unico

passo trovato per rendere una morte imprevista gloriosa. E' l'unico passo dell'AT dove sono

profetizzate la sofferenza e la morte di Gesù.

Questo gruppo non sopravvive alla caduta del tempio, ma abbiamo molte fonti. Notiamo una

attenzione inusuale verso gli esseni.

Agostino sottolinea come il Cristianesimo rimandi ad una struttura fideistica, egli era piuttosto

orientato verso il manicheismo. L'ultimo problema che Agostino risolve, prima di convertirsi, è

l'origine del male: egli afferma che il male sia assenza di bene.

"Prendi e leggi": episodio della bambina, è centrale la speculazione di Paolo nella produzione

agostiniana.

Agostino si rende conto che il manicheismo de-responsabilizzi l'uomo, per questo decide di

approfondire il concetto del libero arbitrio.

Tre fonti:

Filone di Alessandria, Quod omnis probus liber sit; egli è legato alla letteratura giudaica, è

 il primo esempio di giudeo ellenizzato. Egli è ebreo, ma vive ad Alessandria, città

cosmopolita caratterizzata da una scuola esegetica. Egli legge le scritture a livello letterale

e spirituale.

In quel periodo la Bibbia verrà tradotta e ri-scritta: tradurre la materialità sacra in un'altra

lingua era sconvolgente per l'ottica giudaica. Filone cerca un senso oltre alla lettera del

testo. Nei manoscritti Filone di Alessandria viene considerato, durante il Medioevo, un

autore cristiano, i copisti non si erano accorti che fosse giudeo.

La scuola di Alessandria era pagana, il Cristianesimo non sostituiva i programmi di studio

dell'epoca dunque Filone, per imparare a leggere e a scrivere, utilizza gli stessi

procedimenti degli altri.

Plinio il Vecchio; Naturalis Historia;

 Giuseppe Flavio (37 – 103 d.C) ; è un giudeo di Palestina che, durante l'invasione

 romana, viene fatto prigioniero e portato a Roma. Egli si romanizza e scrive le Antichità

giudaiche.

Egli è la manifestazione vivente del suo tempo: non abbiamo un'edizione critica moderna di

tali testi, si usano edizioni del Settecento.

G. F ripete la storia della scrittura e dà una prospettiva storica più completa, egli arriva sino

alla distruzione di Gerusalemme e permette di riferirsi in successione al 1 d.C.

Filone di Alessandria

Egli scrive in merito agli esseni come se si rivolgesse ad un contesto esotico.

Gli esseni abitano in villaggi per sfuggire dalla città, essi lavorano la terra o svolgono altri mestieri.

Non pensano ad arricchirsi, ma alla sopravvivenza ( forma di vita proto-monastica). Essi non

producono oggetti di guerra, non commerciano e non navigano.

Gli esseni sono contrari alla schiavitù e predicano l'amore: studiano l'etica e si servono delle leggi

dei padri. Praticano la lettura e rispettano gli anziani.

1) amore di Dio; 2) amore della virtù; 3) amore degli uomini;

Gli esseni vivono in confraternite e non hanno case di proprietà: questa notizia non è chiara, gli

esseni dovrebbero essere una comunità isolata.

Essi adottano l'uso dei pasti in comune e dei vestiti: oltre all'itineranza, la ritualità che

contraddistingue Gesù e i suoi seguaci sono i pasti in comune. Nel Vangelo di Marco abbiamo un

riferimento dove emerge la vocazione di Zaccheo (?): Gesù aveva il permesso di costituire una

comunità stanziale, non solo itinerante.

Plinio il Vecchio

Sono un popolo eterno in cui non nasce nessuno: non hanno donne e rinunciano all'amore, sono

senza denaro e hanno per compagni solo gli alberi.

Giuseppe Flavio

Abbiamo tre filosofie, di cui fanno parte gli esseni, essi sono legati da un mutuo amore. Gli esseni

adottano i figli degli altri quando non sono ancora disciplinati allo studio.

Gli esseni vestono sempre di bianco e non usano l'olio. Essi erano molto accoglienti con gli

appartenenti alla loro setta.

Assistenza ed elemosina sono pratiche regolate da ogni adepto alla setta: gli esseni non devono

rendere conto ai curatori in merito a tali attività.

Emerge un grande rispetto verso gli anziani e la maggioranza. Gli esseni sono longevi, vivono una

vita tranquilla e ordinata.

Concetto dell'anima immortale: il corpo è corrotto, mentre l'anima no. Essi pensavano che il corpo

fosse un carcere (idea propria anche degli gnostici) e che le anime buone fossero destinate ad

uno spazio al di là del mare.

Gli esseni credevano che i buoni durante la vita diventassero migliori grazie alla speranza di

ricevere un dono dopo la morte. 9 marzo 2016

Il vangelo dell’infanzia di Luca: Gandi, Toffolon, Di Marco; 13 aprile – Luca, capitolo 1 (tutto) e

capitolo 2 (1-20).

Per il 23 marzo: lettura di Lettera ai Romani e I Lettera ai Corinzi.

 Per il 30 marzo: lettura della II Lettera ai Romani e lettera ai Galati. Annotare i passi che

 sembrano significativi.

Fonte di Giuseppe Flavio (37-103 d.C.): è uno dei brani su cui ci si basa per ottenere

informazioni inerenti anche agli altri gruppi.

La descrizione fornita da Flavio appare generica, poiché l’uditorio cui si rivolge è composto da

romani (non può scendere troppo nel particolare).

Gli aspetti più mirabili delle comunità giudaiche (carità, umiltà, comunione dei beni), vengono ad

attenuarsi con l’affermazione del Cristianesimo quale religione ufficiale.

Tuttavia, nel IV secolo inizia a diffondersi in Oriente il Monachesimo, fenomeno che riprende le

pratiche e gli ideali più nobili in auge presso le prime comunità giudaiche. La struttura e lo stile di

vita degli Esseni viene riprodotto dal Cristianesimo solamente quattro secoli dopo il IV secolo.

I gruppi, dal punto di vista dell’approccio al Giudaismo, sono almeno tre (secondo Flavio); gli Zeloti

sono un gruppo attivo in Galilea (provincia romana), guidati da Giuda il Galileo. Il loro obiettivo era

eliminare la dominazione romana, in nome di un’interpretazione radicale del primo

comandamento. I romani, presentatisi come signori, non potevano essere tollerati dai fedeli che

facevano riferimento a un solo vero Signore, al quale gli Zeloti sentivano di dover dimostrare

assoluta devozione.

Sono stati condotti degli studi per cercare di capire in quali valenze si trovi, nell’Antico Testamento,

la figura del Messia (considerato come colui che avrebbe condotto le comunità giudaiche a

liberarsi dai romani e che avrebbe sancito l’alleanza tra Dio e Israele).

Da vivo, Gesù era considerato come un Messia terreno: il fatto che si credesse all’esistenza di un

Messia ultraterreno porta a pensare che l’attesa messianica delle comunità giudaiche fosse già

attribuita a Gesù.

La ricezione popolare del ruolo di Messia di Cristo era, presso le comunità giudaiche, una

recezione di tipo politico (i fedeli vedevano Gesù come Colui che li avrebbe liberati dal giogo

romano).

Un’altra figura importante è quella di Giovanni Battista: così come per gli Esseni e per i seguaci di

Gesù, gli argomenti principali sono l’imminente fine del mondo e la necessità di purificarsi per la

salvezza. Anche per Giovanni la responsabilità individuale nella salvezza riveste un ruolo

fondamentale; egli ritiene però che la purificazione debba essere attuata attraverso pratiche non

comuni.

Tra i vari gruppi c’è sicuramente un certo interesse verso il modo in cui è possibile superare il

peccato (o come mantenere lo stato di purezza). Escludendo i Sadducei (estremamente

schematici nel loro agire, ritenendo che l’offerta al tempio possa rimettere ogni colpa) tutti gli altri

gruppi si interrogavano sui temi del peccato, dell’impurità e della salvezza.

A differenza dei Farisei, che ritengono che l’impurità e la contaminazione possano derivare anche

dalla vicinanza con i peccatori, Gesù stabilisce dei momenti sacri con quelle persone che i Farisei

(e anche gli Esseni) consideravano impure e peccatrici (si pensi all’unzione della meretrice; non

sono i sani che hanno bisogno dei medici, ma i malati; non sono venuto per i puri, ma per i

peccatori).

I vari gruppi propongono varie soluzioni al problema dell’espiazione: i Sadducei credono sia

sufficiente il rispetto della Legge (in caso di mancanze o peccati, vi sono dei momenti sacri

destinati alla penitenza). I Farisei credono invece nelle opere per la salvezza; gli Esseni

rivendicano la loro autonomia dal tempio. C’è quindi una dimensione allo stesso tempo collettiva e

individuale, poiché la preghiera privata viene a sostituire quella collettiva tenuta al tempio.

Ognuno ha un diverso modo di rispondere all’esigenza di purificazione; 30 anni dopo la morte di

Cristo, anche le comunità cristiane propongono la loro soluzione, ovvero la morte di Gesù rimette

ogni peccato (Paolo, la fede giustifica). Tuttavia, non è chiaro quale fosse il metodo di

purificazione ed espiazione presso il gruppo di Gesù prima dell’avvento del Messia. Si tratta di un

vuoto non indifferente dal punto di vista storico; si può addirittura pensare che i metodi di

espiazione inizialmente proposti da Cristo siano stati rasi al suolo poiché concorrenziali o

contrastanti con quanto proposto dalle altre comunità di fedeli.

Si passa da una pratica non definita all’espiazione legata al sacrificio di Cristo; non riuscendo a

definire come la comunità di fedeli sia arrivata a formulare questa soluzione, risulta difficile

delineare la figura stessa di Cristo.

Stando alle fonti a disposizione, la considerazione che i fedeli avevano del Messia era quella di un

liberatore politico per Israele; eppure, Roma non Lo considerava un nemico politico, tant’è che

Pilato condanna Cristo solamente dopo la denuncia da parte delle autorità giudaiche. Se Roma

non considerava Cristo come un ribelle politico, perché Lo ha condannato? Se Cristo era

osservante, perché Egli entrò in conflitto con le autorità giudaiche? 11 marzo 2016

Primo momento di crisi: morte di Gesù

Ricerca di una spiegazione:

così era previsto :

 Marco 8:31  la parte centrale del Vangelo è ritmata, abbiamo una sorta di annuncio della

morte di Gesù. Essa non è un colpo di scena, ma è preannunciata. Mc 9:31 e 10:32/33.

N.B Ricordare la divisione ammoniana, di Ammonio di Alessandria, che era caratterizzata

da versetti più lunghi. Una sezione di Ammonio isolava delle unità narrative.

Eusebio di Cesarea, nel IV secolo, ha diffuso tale suddivisione e ha creato delle tavole

sinottiche: era importante sapere dove saltare. Noi tendiamo a leggere i Vangeli in modo

sequenziale, ma nel mondo antico era più importante difendersi dalle accuse di incoerenza

all'interno dei testi.

Si parla di "figlio dell'uomo": alcuni studiosi ebraici pensano che sia un modo per dire "egli",

mentre altri studiosi si basano sulla letteratura apocrifa dell'AT.

In momenti di crisi emerge il bisogno di entità più operative.

Tradizione delle morti violente dei profeti: ci riferiamo a Luca e Matteo, non a Marco

 (va sempre prima la fonte più antica).

Dai gruppi di carismatici itineranti Gesù è stato visto e proposto come un profeta:

 proprio per tale motivo le sue parole erano considerate veritiere.

Lc 11:47-51 e Mt 23:29

Il giusto sofferente: spiegazione illuminante . Is 53: 1- 12.

 E' stato scritto prima dei Vangeli, tale testo era sacro. Questo è l'unico esempio dell'AT in

cui la sofferenza è vincente.

Reazione al momento di crisi : riorganizzazione, identità, memoria. Ci si chiede se si tratti

 di Gesù storico o ricordato. All'utenza di Gesù interessano i miracoli: se prendiamo le

passioni dei santi, a volte non troviamo miracoli.

Questo è un indicatore che mostra l'intervento dei patriarchi.

Riproporre, creare una tradizione .

 La lieta novella viene trasmessa, ascoltata e creduta. Quando si crede si acquisiscono

strumenti verbali (preghiere) per invocare il frutto di tale frequenza.

Si comincia ad avere una diffusione programmatica attraverso i missionari. Emerge un caso

di fonti indipendenti rispetto ai Vangeli: Cor 15:1-8. Abbiamo la testimonianza da parte di

varie comunità di apparizioni collettive.

Unione di brani appartenenti ad altri vangeli, fino alle apparizioni post pasquali, questo

probabilmente per il fatto che il Vangelo di Marco serviva soltanto per i battesimi, quindi la

parte misterica era poco interessante. Ci poteva essere una catechesi post battesimale,

abbiamo per esempio le catechesi post battesimali di Cirillo. In questo ambito non abbiamo

altro, ciò non è incomprensibile, tali pratiche erano soprannaturali.

dimensione orale prevalente : era molto importante, in particolare in ambito giudaico

 l'usanza che si perpetua è quella di leggere la Torah ogni sabato nella sinagoga.

Emergeva un'abitudine verso l'oralità, essa era condivisa dai carismatici itineranti e anche

dalle comunità stanziali.

Secondo momento di crisi: 60 - 70

Muore la prima generazione di testimoni oculari

 indebolimento dei carismatici itineranti e rafforzamento delle comunità stanziali

 cade la tensione escatologica: il regno dei cieli non è arrivato. Tutte le informazioni sulla

 diffusione vanno riviste.

cade il tempio di Gerusalemme = riorganizzazione: ricerca stabilità dello scritto

Passaggi: oralità - memoria: si passa da una tradizione basata sulla ripetizione, mai neutra, alle

raccolte di detti e fatti (loghia). Queste raccolte servivano per i predicatori itineranti, erano dei

canovacci. Oltre a queste raccolte c'erano probabilmente altre fonti scritte: Giovanni testimonia un

racconto parallelo della passione di Gesù, ciò fa pensare che fosse presente un fascicoletto

relativo alla passione (racconto già stabile all'inizio); si pensa, soprattutto per il Vangelo di

Giovanni, che circolassero delle raccolte di miracoli che parlassero degli atti di Gesù.

16 marzo 2016

emerge il problema della lingua: passaggio da aramaico a greco.

C'è una maggiore concordanza tra Mc Mt Lc considerata nel tempo garanzia di storicità. Lo

 studio dei Vangeli in questa direzione è assolutamente contemporaneo agli studi sull'oralità.

Emerge il problema che la memoria non sia asettica: nel racconto si sovrappongono una

serie di interpretazioni.

Ci troviamo, dal 33 al 40, in un ventennio di fuoco: la tradizione cristiana sta già dando una

interpretazione di Gesù.

Progresso (metà XIX secolo) con la cosiddetta 'critica delle forme' ( unità di transizione

 orale): risale all'indietro da pericopi a loghia cercando il messaggio originario e il contesto in

cui sono stati detti. Non abbiamo le fonti dei loghia, sono state ricostruite, sono dei

frammenti senza linea narrativa.

Altrettanto ipotetica è la possibilità proposta da molti studiosi che fosse circolato il racconto

della passione, che è compatto per i quattro Vangeli canonici. La passione non ha la

suddivisione degli episodi: tutte le pericopi su cui lavoreremo, tranne la passione, sono

autonome. Essa è troppo lunga per la trasmissione orale, ma è molto antica. Probabilmente

era stata redatta precedentemente. La fonte più antica è Marco.

Molti studiosi pensano che ci siano delle raccolte di miracoli: esse potevano aiutare a tenere sotto

controllo la deriva della figura di Gesù.

Abbiamo la redazione dei Vangeli: non hanno un genere letterario, sono solo delle buone

novelle. I Vangeli sono troppo concentrati sulla morte per essere una biografia: il Cristianesimo si

presenta al mondo con degli strumenti non codificati. Scegliere un genere letterario significa

rivolgersi a dei destinatari e scegliere un codice comunicativo. Ci sono una serie di parametri che

portano a considerare i Vangeli come dei manuali tecnici: essi per il linguaggio non hanno nulla di

filosofico. Essi sono molto rudimentali dal punto di vista linguistico. (Maggior esponente: Rudolf

Bultmann, 1884 – 1976: il linguaggio del mito non è più accessibile all'uomo moderno).

TEORIA DELLE DUE FONTI

Abbiamo nel '900 un grosso interesse per le fonti della storia del Cristianesimo. Canfora in

Filologia e libertà approfondisce la filologia neotestamentaria. Siamo in un fermento di progresso

di metodologia degli studi dal punto di vista filologico e della tradizione orale. Mettendo insieme

queste nuove metodologie di studi nasce la teoria delle forme.

Ipotesi delle due fonti

Vediamo le proporzioni: Matteo e Luca sono composti in gran parte da Marco, tutti e due hanno la

fonte Q che probabilmente Luca ha tenuto un po' di più e ciascuno ha delle fonti proprie.

Criteri di storicità:

molteplice attenzione: testimonianza di almeno due fonti indipendenti;

 imbarazzo per le comunità primitive (improbabile che sia stato inventato, es. battesimo di

 Giovanni.

Giovanni l'Evangelista, prefiguratore di Gesù, tolto da Giovanni e rimaneggiato da Mt,Mc e

Lc.

 La storicità di Luca: egli conosce e ha conservato, come alcuni pensano, delle tradizioni più

autentiche o per una coincidenza storica il Gesù di Luca, in modo indipendente, è più vicino al

Gesù storico anche se non sta riferendo delle fonti storiche?

Abbiamo un esempio della preghiera: anche nelle altre fonti ci sono dei momenti di preghiera, essi

sembrano dei momenti forti di predicazione, sostituivano il passaggio presso il tempio. E' un

messaggio molto forte nelle comunità primitive.

Questo si vede anche nelle lettere di Paolo: emerge la dinamica momento di preghiera e risposta

divina.

Anche i miracoli e l'atteggiamento di Gesù che emergono da Luca pongono gli stessi problemi. La

pratica, in Luca, è l'amore di Dio: basti pensare al figliuol prodigo.

Dissomiglianza: tradizioni che non appartengono né al giudaismo contemporaneo né alle

 comunità primitive (criterio discusso, non tanto per interpolazioni posteriori, ma per

isolamento figura di Gesù).

Es, Lc 9,60: lascia che i morti seppelliscano i loro morti ( un rimando alla filosofia cinica,

frase che non sappiamo bene interpretare, frase scomoda e anomala che potrebbe risalire

ad una fase originaria della predicazione. Anche l'annuncio del regno dei cieli non era

condiviso da tutti: è in parte estraneo al giudaismo. Tale messaggio era però troppo diffuso

e non poteva essere eliminato.

Plausibilità storica: corregge le distorsioni del precedente: le peculiarità di Gesù devono

 essere viste solo all'interno del contesto giudaico e agli sviluppi delle comunità successive.

Si cerca che cosa sia ben compatibile con il contesto giudaico che con le comunità

primitive. Un esempio abbastanza significativo è l'atteggiamento di Gesù nei confronti della

legge: egli non ha mai voluto abrogare la legge (continuità tra predicazione e contesto

giudaico), ma nelle comunità primitive vediamo che probabilmente Gesù ha avuto nei

confronti della legge un duplice atteggiamento. Si parla di revisione e radicalizzazione.

Coerenza: criterio di appoggio.

• 18 marzo 2016

Episodi delle tentazioni di Satana (Luca dà la notizia)

Vi sono delle pratiche particolari ed estreme (come il digiuno di 40 giorni) che vengono suggerite

dal Testo. Il fatto che esse siano riprese in Matteo e Marco è significativo, in quanto attestato in

due diverse fonti.

Nella struttura della Fonte Q è molto sviluppato l’episodio della tentazione diabolica, mentre in

Marco è solamente accennato. Il diavolo cerca di convincere Gesù ad assumere il ruolo di

sovrano; nella Fonte Q c’è l’immediata risposta del Messia, che dice di non essere destinato a

rivestire un ruolo politico o ad instaurare un regno terreno.

Il primo episodio che si trova nella Fonte Q è il racconto delle tentazioni di Satana, che corre

parallelo nelle diverse fonti (salvo alcune lievi differenze).

Parti in verde: sono presenti anche in Matteo. Le varie unità possono essere spostate tra i Vangeli;

la linea narrativa non è imprescindibile nei Vangeli.

Capitolo 6 (per Matteo è il 5) – Nucleo delle prescrizioni

In questo caso, in Luca, può essersi conservata una parte autentica dell’originale predicazione di

Gesù.

Luca: Beati voi poveri; Matteo: Beati i poveri in spirito, i miti, i misericordiosi, gli operatori di pace, i

perseguitati. Matteo sembra più interessato a un aspetto morale.

Gli studiosi concordano che, in questo caso, ciò che è scritto nel Vangelo di Matteo derivi dalla

Fonte Q e non direttamente dalla predicazione del Messia, così come le parti inerenti alle

persecuzioni da parte dei giudei e del conflitto (Beati voi quando vi insulteranno, vi

perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia).

Luca si concentra in particolar modo sulle maledizioni: Ma guai a voi ricchi… Qui Luca pare aver

conservato meglio ciò che è scritto nella Fonte Q; si tratta del bisogno di comunicare una certa

aggressività o è qualcosa che si trova realmente nel Gesù storico?

Luca: Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro; Matteo è invece più sintetico:

col giudizio con cui giudicate sarete giudicati.

Luca: parabola del cieco che ne guida un altro (entrambi cadranno). Si esprime la necessità di una

guida superiore (Dio). Ognuno ben preparato sarà come il suo maestro: nessuno potrà mai essere

migliore rispetto al proprio maestro, potranno solamente eguagliarlo. Ciò che si legge nelle fonti

sembra essere una grande condivisione di valori e di poteri tra Gesù e i suoi discepoli, che sono

invitati ad intraprendere la Sua stessa opera di predicatore itinerante.

S’iniziano a leggere degli inviti a distanziarsi dalla vita collettiva e ad assumere uno stile di vita più

improntato sulle pratiche ascetiche, sulla solitudine e sulla meditazione.

Matteo sembra meno propenso a conservare quanto scritto nella Fonte Q rispetto a Luca che,

invece, ne riprende fedelmente il contenuto.

Luca: Perché mi chiamate Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?

Matteo: Non chiunque mi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la

volontà del Padre mio che è nei cieli.

Luca: Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile; vi

sono delle prescrizioni etiche che improntino il modo di vivere di ognuno alla salvezza e al

rapporto con gli altri.

Luca 59, Matteo 21: Gesù avverte i discepoli che il seguirLo è una scelta estremamente vincolate

e dalla quale non ci si può sottrarre.

Luca: perdonaci i nostri peccati affinché anche noi impariamo a perdonarli; Matteo: rimetti a noi i

nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori.

In Matteo si legge una sorta d’indicazione per i rapporti tra i membri della comunità. 23 marzo 2016

Collage dell’esame basato sull’altro testo mentre la seconda parte è data dal Simonetti (II,III sec

d.C).

Lavoro sulle fonti: Cambiamenti dalla fonte Marco > Matteo-Luca - Matteo-Luca? > Fonte q -

Differenze teologiche, i Commenti servono solo per la spiegazioni di persone/oggetti sconosciuti

Caratterizzazione economica dei cristiani, come buoni > bontà/ porgi l’altra guancia.

 Radicalità della proposta di G. per rompere i legami familiari che configurano l’uomo

 come una persona normale/inserita nella società. La scelta è radicale, senza ritorno, cioè il

battesimo.

Preghiera del Padre nostro all’inizio è unica, ed è fondante seppur non sia inserita in un

 contesto formale. Ha il senso di un’informalità, perché lo mette in contatto con Dio. >

invocazione a Dio, perdono che viene dall’esempio di Dio > relazione triangolare (uomo-G.-

Dio).

Detti/episodi legati all’avvento del regno dei cieli.

 Fiducia nella provvidenza di Dio, misericordioso e in grado di pensare al bene dell’uomo

 senza che questo se ne occupi perciò non servono i rituali da svolgere al Tempio.

Menzione del Figlio dell’uomo, passi escatologici di Mt e Lc da Tommaso, qui G. sembra

 riconoscersi un ruolo nel regno dei cieli. > le fonti della parole di G. sono state elaborate più

volte. Qui si pensa alla fonte Q senza passi escatologici o a fonti del G. storico.

Seguire l’ortodossia religiosa (Esseni e Farisei) si rompe di fronte Fiducia e Fede >

 solita domanda, il Cristianesimo prima di Paolo ha delle radici?

Messaggio forte di G riguardo il fuoco sulla terra cioè G per la separazione dei buoni e

 dei cattivi > Fonte Q lo riporta come un forte elemento di divisione, mentre Mt dice “i nemici

dell’uomo saranno quelli della sua casa”.

Valenza sociale

 Relazione tra gli uomini

 Essenzialità senza vita di relazione stabile

 Discepolato con relazione molto stretta con G.

 Responsabilità individuale > da un lato di entrare in contatto con il divino dall’altro

responsabilità personale per la mancata radicalità se non si raggiunge la salvezza

Contesto storico e predicazione di G. verisimili

 Preparazione richiesta al discepolo

 Figura del predicatore (Battista) e profeta

 Figlio dell’Uomo? > solo attestato da Lc, oppure era presente in Q. Che figura è?

 Integrità della scelta

 Provvidenza e la fiducia

 Misericordia divina

 Radicalità della scelta/antisociale

 Rottura dei legami famigliari e sociali

 Selezione

 Ripresa della Legge nelle parole di G. (radicalizzazione)

 Fretta/ansia della fine del mondo

 Ruolo di G. (profetico?)

 Importanza della parola che salva, non della croce/resurrezione.

L’80% delle parole di Mt e Lc sono di certo provenienti dalla stessa fonte. Questo testo non aveva

una linea narrativa, e non raccontava la sua morte e resurrezione, importanti invece nei sinottici.

Gli studiosi perciò hanno ipotizzato che ci fosse uno scritto dove 1) non era importante la morte di

G. 2) i discorsetti di G. di per sé erano un modo per fissare le parole dette da G., utili per la

predicazione itinerante.

Questo tipo di fonte è stata legata ai carismatici, giudeo-cristiani, che si ritenevano dotati di doni

particolari/ “carismi”.

Il periodo della deposizione della tradizione di G. si muove in 30 anni. E infine i nuclei

trattati sono quelli visti, che possono avvicinarsi al G. storico

Il Vangelo di Tommaso

Nel 1945 a Nag Hammadi (Alto Egitto) sono stati ritrovati in modo fortuito dei libri in un orcio di

terracotta, composti da pagine in papiro rilegate con copertine di cuoio.

Nel 1955 il governo egiziano ricompose la collezione dispersa tra gli antiquari, da allora essa è

custodita al museo del Cairo.

I testi in copto (sviluppo finale della lingua egizia dal II sec d.C.) variamente legati allo

gnosticismo, copie sono risalenti al IV secolo.

Vangelo di Tommaso: identificati tre papiri greci frammentari già noti dagli inizi del secolo.

Conferma dell’esistenza di una forma di scritto ipotizzata per una fonte ricostruita come Q.

Titolo: vangelo = messaggio e annuncio della salvezza, diverse tipologie letterarie (tra cui

 risulta vincente il modello biografico), rivelazioni, collezioni di detti. Il titolo compare solo nel

colofone finale, l’inizio del testo lo presenta come i detti segreti che Gesù vivente ha

proferito e Giuda, chiamato anche Tommaso, ha scritto 114 logoi, detti, e mancanza di una

cornice narrativa.

Assenza di un principio compositivo generale, in Q i contenuti della predicazione sono più

 organizzati e c’è qualche episodio narrativo qui assente.

Come per Q, le vicende di morte, passione e risurrezione sono assenti (fondamento del

 vangelo predicato da Paolo) inoltre non è esplicitato se i detti siano proferiti da Gesù

mentre è in vita o risorto.

Detti affini in quelli trovati nei sinottici o protocristiani.

 Introdotto poi un elemento cruciale: la ricerca degli strati redazionali (ogni interpretazione

 ad esempio di Mt non appartiene al Gesù storico), che corrispondono ad un preciso

orientamento teologico. Risultato: Tommaso indipendente dai sinottici (anche in ragione del

suo disordine compositivo). NB non ogni tratto indipendente è per forza arcaico, cioè

risalente al G. storico.

Spiegazione del disordine e della stratificazione compositiva: April De Conick e il rolling

 corpus (continuo e progressivo incorporamento di materiale nuovo): indagine sulla

comunicazione orale e ruolo creativo della memoria collettiva.

Quando un messaggio di Gesù non bastava per rispondere a un dato caso viene aggiunto

un altro detto.

Stratificazione del testo nel tempo momento principale della trasmissione: performance

 retorica dei predicatori, continua attualizzazione (dialoghi complessi, glosse interpretative,

vocabolario specifico…) tolti questi caratteri aggiunti, resta un nucleo di dati essenziali,

molto semplici e adatti alla memorizzazione. 30 marzo 2016

emerge un senso escatologico e apocalittico; intensa carica missionaria, etica radicale

 determinata dall'attesa dell'intervento imminente di Dio nel mondo, convinzione di essere

un gruppo di scelti, rottura dei legami familiari, ribaltamento dei valori sociali dell'epoca;

April Deconick ha individuato cinque tracce, nuclei fondamentali della performance orale:

imminenza del giudizio finale: è incombente;

 urgenza della conversione;

 discepolato;

 affidamento totale a Gesù e alle sue parole: fonte Q, "i gigli del campo, gli uccelli del cielo"

 "fiducia nel padre perché Dio sa di cosa avete bisogno". Tale istanza si perde abbastanza e

già in Paolo è un po' modificata. La fiducia totale in Gesù termina presto, sicuramente dopo

la sua morte. L'affidamento viene a deteriorarsi.

caratteristiche del regno che verrà;

Matteo Grosso: studioso che ha analizzato il vangelo di Tommaso, egli si occupa di apocrifi. Ha

pubblicato il vangelo.

materiale che costituirebbe l'eco diretta di una primitiva missione nel nome di Gesù nei

 decenni immediatamente successivi alla sua crocifissione (30-60) attiva nella regione

palestinese.

Th 9 versione di Tommaso che non ha elementi redazionali dei sinottici, né affermazioni

teologicamente orientate, emergono espressioni semitiche.

Mc 4 emerge un parallelismo, vediamo arricchimenti letterari dovuti al contesto del racconto. Vi è

poi la spiegazione della parabola. Essa non è presente in Tommaso. Abbiamo un riferimento ad un

momento cruciale della vita rurale: immedesimazione, richiamo a concentrare i propri sforzi

sull'obiettivo, possibilità di fallimento, ma anche di riuscita.

Th 10

Gesù disse "Ho gettatto fuoco sul mondo, e guardate, lo curo finché attecchisce".

Cfr. Lc 12, 49 "Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso".

Parte che c'è nella fonte Q, ma non è presente in Matteo.

(fuoco negli scritti protocristiani: attributo di Dio nel compimento del giudizio escatologico).

Th 20

Il regno dei cieli è come un seme di senape, il più piccolo dei semi, ma che produce una grande

pianta.

Ritroviamo tale metafora in Mc 4, Mt 13 e Lc 13. Tra Matteo e Luca c'è maggiore concordanza

verbale, rispetto a Marco. Se Matteo e Luca non sono vicini a Marco, visto che non lo

conoscevano, abbiamo l'uso di fonti indipendenti (tre). Ciò significa che il contenuto è autentico

della predicazione del Gesù storico, oppure che le prime comunità condividevano questo tipo di

contenuto.

Th 38

Esempio delle associazioni all'interno di un singolo detto. Gesù disse "Spesso avete desiderato

ascoltare queste parole che vi dico, e non avevate nessuno da cui ascoltarle. Vi saranno giorni in

cui mi cercherete e non mi troverete".

Si ritiene che il primo detto appartenga al nucleo originario: esso c'è in Q, mentre vediamo in Mt

13, 17 la particolarità della predicazione di Gesù.

Il secondo detto è vicino a Giovanni 7, 34 "Voi mi cercherete, e non mi troverete, e dove sono io,

voi non potrete venire."

Th 54

Gesù disse "Beati i poveri perché vostro è il regno dei cieli"

Mt 5,3 "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli".

Lc 6,20 "Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio".

Messaggio sociale abbastanza forte.

Th non sembra conoscere il contesto in cui questi detti sono stati veicolati da Q e recepiti da Mt e

Lc. Nell'ambito della missione primitiva formulazione che esprime i rivolgimenti di valori

determinati dall'imminenza del giudizio di Dio sul mondo e instaurazione del suo regno.

NB. La vita delle prime comunità cristiane: si parla di un'attività assistenziale, Paolo cita nella

lettera ai Gàlati la raccolta per i poveri presso Gerusalemme.

Luca sottolinea che i poveri sono i padroni del regno dei cieli che sta per arrivare in terra:

ascoltando queste parole i poveri si aspettavano di arrivare ad una posizione di predominio in

terra durante la loro vita.

Th 55

Gesù disse "Chi non odierà suo padre e sua madre non potrà essere mio discepolo, e chi non

odierà fratelli e sorelle, e porterà la croce come faccio io, non sarà degno di me".

Tra Mc 10 e Lc 14 abbiamo indipendenza: in Mc scompare l'odio e viene mantenuta la dignità,

mentre in Lc l'odio permane e anche l'impossibilità del discepolato. Mc e Lc non stanno copiando

precisamente da Q.

In Lc abbiamo il riferimento della croce, mentre in Th sembra utilizzato come un esempio.

Le somiglianze incrociate difficilmente sono riconducibili ad un rapporto di dipendenza letteraria,

anche perché la stessa forma di Q è incerta, varietà di formulazioni a livello pre-sinottico.

Tommaso conosce la vicenda biografica di Gesù, ma non come valore salvifico, bensì come

esempio.

Necessità di slegarsi dai vincoli familiari, radicalismo sociale della missione primitiva, incarnare nel

quotidiano il rinnovamento escatologico imminente.

Th 62

Gesù disse "Io rivelo i miei misteri a coloro che ne sono degni. Che la vostra mano sinistra non

sappia cosa fa la destra".

Secondo April DeConick abbiamo l'inizio della sezione apocalittica, i due detti sono stati associati

per la tematica della segretezza. Non ci sono dei paralleli formali nei testi proto-cristiani, il

secondo detto è popolare ed ha un parallelo in Mt 6,3. Esso è stato associato all'elemosina in

Matteo, non è facile capirne il contesto.

Th 63

Lc 12 : ricchezza terrena da criticare, disvalore di ciò che è concreto e terreno.

Il disvalore non è presente in Th 63: funzione catartica "anche i ricchi piangono", il ricco muore

quella sera stessa, la situazione può cambiare da un momento all'altro. Il detto colpisce

l'ascoltatore senza condurlo per mano ad un'interpretazione delle parole. Emerge una metafora,

una realizzazione estemporanea, del fatto che il precario è qualcosa che fa parte del primo

movimento di Gesù e della sua predicazione.

In Lc, allusione al Salmo con citazione unico figlio (parabola tra Dio, padrone della vigna, e Isaia.

Uccisione della vigna come uccisione di G fuori da Gerusalemme).

Leggendo Th non c’è nessun suggerimento in merito la metafora veicolata da G, come gli altri

detti sono immagini concreti ai contemporanei presentando situazioni impreviste e scuotendo le

coscienze, qui quasi il rivolgimento sociale

Ø Indicazioni legali riguardo la tutela della proprietà privata di piccoli proprietari terrieri nel A.T.,

poi in quest’epoca questi diventano braccianti.

Th 79 inizio della sezione apocalittica-escatologica, prospettiva apocalittica e rivolgimento di

valori, imminenza del giudizio divino > 2 unità distinte associate per unità di contenuto

(allattamento-seno) in Lc, dove da un lato c’è l’espiazione e dall’altro c’è la fonte Q. 1 aprile 2016

Paolo di Tarso

Forse nasce tra il 5,10?, in Cilica a Tarso (Turchia meridionale) ebreo della diaspora di lingua

greca, forse con doppio nome Saulo-Paolo= doppia cittadinanza. Frontiera di tre culture diverse:

giudaica, greca, romana.

padre skenopoios: fabbricatore di tende, a 12 anni lascia Tarso e lo mandano a

 Gerusalemme per essere educato dal rabbino Gamaliele: fariseismo rigido, osservanza

rigorosa. > ossessionato dalla Legge e non sa collocarla in rapporto alla sua nuova fede,

non ancora autonoma.

Forse per questo intravede un pericolo nel movimento dei seguaci di Gesù:

 Movimento collegato agli ignoranti della Legge e ai peccatori voluto da Gesù;

 Critica di Stefano al tempio di Gerusalemme.

 Atti 6: L’unica cosa sbagliata di Stefano sono prodigi e miracoli, allora sorsero alcuni

della sinagoga a disputare con lui > fare miracoli vuol dire anche espropriare un

potere diretto del Tempio. Danno ai cristiani degli eretici > parole blasfeme, messa in

dubbio dell’osservanza giudaica da parte dei cristiani vista da Paolo.

8,1

Saulo era tra coloro che approvarono la sua uccisione.

Messia crocifisso diverge con “Maledetto chi pende dal legno” > prima non c’è

 nessun movimento religioso che valorizzi la sofferenza.

Non è chiaro però in cosa consista questa persecuzione di Paolo

Negli At Lettere per le sinagoghe di Damasco, e proprio sulla via di Damasco c’è la conversione

con 3 giorni di purificazione.

Nella lettera ai Gal. Paolo invece da degli accenni molto brevi, non descrittivi. > a differenza dei

Vangeli Paolo da qualche regola in più. > mai lessico della conversione ma

dell’incarico affermando la rivelazione divina con persone che avevano conosciuto Gesù,

dell’apostolato, esperienza mistica visto che dice che lo Spirito vivifica la vita e non la Legge,

rivelazione del Cristo risorto = anticipazione (“primizia”) della fine dei tempi.

Tradizionalmente la sua attività apostolica si suddivide in 3 viaggi missionari + viaggio a

 Roma come prigioniero.

Non è chiaro se e quando sia stato martirizzato (attorno al 60?), Luca termine con

 descrizione della prigionia. > Lc smorza sulla morte per non intaccare la conversione della

comunità romana

Lettere considerate paoline sono 13 tutte nel N.T., ma solo 7 sono considerate autentiche: 1

 Thess, 1-2 Cor, Philpp, Philem, Gal, Rom, mentre pseudoepigrafe con le altre (non

collimano con stile e pensiero di Paolo).

La giustificazione della fede nella lettera ai Rom, testamento teologico. > utilizza anche l’esempio

di Abramo salvato non per la Legge ma per la fede. Ma non c’è scritto da nessuna parte se prima

bisogna fare l’adesione di fede o si riceve la giustificazione/ prima fede o grazia??.A Paolo non

interessava dare regole, ma anzi toglierle. Sull’affermazione non serve la Legge per la

salvezza almeno non è contradditorio. > tutti sono sotto il dominio del peccato ma Dio ha

mandato suo figlio > la Legge ti fa capire che hai peccato ma con solo questa non ce la fai. La

Fede è un mezzo per Paolo per far fruttare la Misericordia e la Grazia. 6 aprile 2016

Paolo di Tarso non approfondisce la fede, ma chiarisce cosa sia la legge. Inoltre diversifica

cristiani e giudei.

Emerge in Paolo la questione dei carismi: esso è legato a delle capacità taumaturgiche, non alla

tripartizione divina. Lo Spirito santo deve essere letto in un'ottica diversa, in quanto non abbiamo

la Trinità. Lo Spirito santo è una entità che fa acquisire dei poteri: abbiamo degli esempi

sconcertanti.

Lettera ai Romani

"Il giusto vivrà mediante la fede" Bisogna avere fede, fare un atto di fiducia: in Q, soprattutto,

emergeva l'invito alla fede e all'abbandono.

Il focus di Paolo non sono i suoi contenuti, egli parla prevalentemente della legge e del battesimo

come rito d'ingresso.

Non c'è un indirizzo chiaro: spesso Paolo è contraddittorio nelle sue affermazioni; anche tra gli

studiosi non si comprendono le motivazioni che spingono Paolo a criticare la legge. Egli non

aveva bisogno di un indirizzo teologico coerente, gli interessava arrivare al suo obiettivo.

Ciò che noi leggiamo sono lettere scritte a comunità diverse, non emerge la preoccupazione di

trattare con organicità lo scibile del Cristianesimo.

NB. In alcuni manoscritti sono stati cancellati i nominativi delle lettere (comunità) e sono stati

sostituiti con la dicitura "a tutti i cristiani". Ciò è successo con la Lettera ai Romani e la I lettera ai

Corinzi.

"Lo spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene". Tale

spirito permette di rivitalizzare anche il corpo.

"Abbà Padre" conservazione di parole in aramaico, ciò è importante. Probabilmente è il segno che

erano conservate a livello liturgico tali parole. La liturgia, infatti, è conservativa: evoca un contatto

con Dio. In Paolo abbiamo la conservazione di espressioni rituali.

Cristo, secondo Paolo, è la primizia della risurrezione di tutti gli altri. La fede è una chiamata e il

ruolo dell'uomo non è attivo.

Il discorso della chiamata e dell'elezione emergeva anche in Q e in Tommaso: la vita non è per

tutti, ma solo per alcuni eletti. Ciò risale agli strati antichi, potrebbe essere una convinzione anche

del gruppo stesso dei seguaci di Gesù che conduceva una vita grama.

Il punto è la non legge, ma la relazione tra Dio e l'atto di fede non è chiara.

Se un fedele volesse avere fede senza essere predestinato? Questo discorso non viene

approfondito: l'abbassare il valore dell'azione umana serve per legittimare Dio come una autorità

sopra tutti e tutto.

Emerge una polemica dal punto di vista storico: il giudaismo non è una religione interessata al

proselitismo, quindi che Paolo portasse tanti seguaci ai giudei non interessava affatto.

Abbiamo l'idea di una linea del tempo che prosegue e che prevede l'incorporamento dei Gentili nel

giudaismo, per Paolo soprattutto nell'ambito della fede in Cristo. Egli complica la linea del tempo

che vedeva conversione di Israele e dei pagani.

Il ritratto di Paolo del buon cristiano è di una semplicità disarmante: carità, inno del matrimonio,

inteso non come relativo ai mendicanti, ma all'amore in senso lato.

Nella cultura antica mettere l'emotività di una relazione al centro ed in modo esplicito non è

banale: troviamo questa tendenza nel Simposio e nelle lettere di Seneca, ma questo discorso

all'epoca era molto innovativo ed identitario.

Etica della positività: vinci il male con il bene. I passi di Paolo vengono citati per secoli come

indicazioni per i rapporti dei cristiani con le autorità politiche.

Lealismo politico di Paolo: da Costantino in poi gli imperatori, su questo tipo di affermazione,

hanno sfruttato a pieno l'idea di "braccio destro di Dio".

Paolo afferma, inoltre, che la donna debba essere sottomessa all'uomo: la donna era inesistente

dal punto di vista giuridico e si muove in questo contesto.

La parte relativa al matrimonio è interessante: nel privato l'uomo e la donna sono quasi alla pari,

mentre dal punto di vista politico no.

Paolo non è un rivoluzionario ed i cristiani devono vivere all'interno della società, egli ha delle

prospettive a breve distanza poiché pensa che il mondo da lì a poco finirà.

"Amerai il prossimo tuo come te stesso": amore reciproco, caratteristica del gruppo dei seguaci di

Gesù sin da epoca antichissima, potrebbe essere collegato alla mancanza di istruzioni pratiche di

Gesù per raggiungere la purezza necessaria. Potrebbe essere un nucleo centrale che non aveva

bisogno di prescrizioni.

Abbiamo un'ottica di provvisorietà "la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo

credenti".

Emerge il rapporto individuale con Dio che annulla la relazione comune obbligatoria del

giudaismo: ciascuno ha un rapporto singolo con Dio.

Missione carismatica: della sua missione fa parte anche la potenza dello Spirito. La missione

consta di parole, azioni, segni e prodigi. Queste sono delle istanze mescolate e innaturali.

NB. Paolo non scriveva le lettere di suo pugno, firmava soltanto. Questi sono elementi di

autentificazione.

I Lettera ai Corinzi

Romani e Corinzi non si conoscevano, ma il contenuto di base di Paolo viene ripetuto. La legge

non è il centro, ma è la prima parte della Lettera ai romani, essa aveva attinenza con il contesto

storico di questa lettera.

"Io sono di Paolo, io di Cefa": i contenuti del cristianesimo fanno emergere il divario tra

etnocristiani e cristiani. Tutti si riferivano alla figura di Cristo, ma c'erano diverse scuole di

pensiero, dette "cristianesimi".

Spiritualità: il messaggio di Paolo si basa sulla manifestazione dello Spirito. Lo Spirito è l'entità che

rende possibile la rivelazione: è un livello superiore di coscienza.

Nella spiritualità abbiamo un percorso da compiere: come i neonati bevono all'inizio il latte, una

volta cresciuti, essi progrediscono nell'apprendimento e nella potenza dello Spirito.

Paolo cita l'immoralità: la moralità non era un valore nella società pagana, la società antica era

fortemente amorale.

Invito alla comunità: dal punto di vista della morale all'esterno bisogna rispettare le leggi del paese

ospitante, ma dall'interno se si deve essere giudicati, sarebbe meglio non andare davanti ad un

tribunale pagano.

Emerge l'ossessione giudaica della contaminazione: se un uomo va a letto con una prostituta, egli

viene contaminato fisicamente.

"La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non

è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie."

Emerge parità nell'ambito privato. Paolo vuole regolare anche i rapporti sessuali. "E' meglio

sposarsi che ardere".

L'unione rende santi: non è necessario che entrambi i coniugi, secondo Paolo, siano credenti.

Tutto è simmetrico e speculare. 8 aprile 2016

I primi testi visti sono in linea con Paolo e hanno un’affinità con gli Esseni. > esempio le parole di

Isaia sono le stesse di Gesù, le parole di Isaia valorizzanti la sofferenza sembrano recuperate e

adattate a Gesù, ma questo tipo d’insegnamento è caratteristico della predicazione di Gesù (come

se fosse un testo tenuto in considerazione da sempre all’interno della cerchia dei discepoli)

Identità di Marco

Non conosce Q, ma Tommaso ritorna per molte cose. Si pensa che sia del 70 e ci si riallaccia a

una lettera di Pietro, dove nomina Marco, alcuni l’hanno identificato in Giovanni Marco missionario

ricordato più volte negli Atti degli Apostoli.

Eusebio di Ierapoli afferma che il Vangelo di Marco nasce dagli appunti di Marco, presi durante la

predicazione di Pietro. > qui si vuole far risalire il Vangelo a Pietro, che in realtà non lascia nulla di

scritto ai posteri.

Nell’area siro-palestinese probabilmente è nato questo vangelo. > Mc 12, Mc 7 dove

l’evangelista non si rivolge a un pubblico giudeo ma a una comunità mista giudeo-

cristiana/pagana, che è durata forse un decennio, e stanziale > Mc 2, “Seguimi …mensa”, rispetto

all’itineranza c’è la condivisione del pasto che identifica un nuovo discepolato.

La datazione è collegata a un profezia ex evento riguardo la distruzione di Gerusalemme.

C’è il problema dell’identità di Gesù, caratterizzato come messia in incognito e se ne parla come

Gesù risorto senza rilevarne la storicità. > 1) miracoli di G/problema teologico e paventata dottrina

da parte degli interlocutori, visto che non ha un’origine sacerdotale.

I nuclei fondamentali sono: 1) taumaturgia e miracoli, 2)reinterpretazione della Legge citando

qualche conflitto, poco presente in Q mentre abbonda in Paolo 3) parabole, dove G. salva con la

parola.

> «tu sei il messia e impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno» > retroproiezione

del costo del discepolato di G., avversato dai giudei > nella tradizione posteriore viene cassata la

possibilità di attribuire ai discepoli di fare miracoli, viceversa andrebbe contro il monoteismo.

Identità di Matteo

Pone Q nello schema biografico di Mc + aggiunge altre fonti/riflessioni sulla vita di G. La

preoccupazione è cristologica e non biografica > radicamento di G. nella storia di Israele, mostrare

la discendenza di G. da Abramo e Davide.

G. nella prima parte somma grandi temi della storia di Israele.

Contesto in cui ci si interroga sul rapporto tra G. e la Legge > citazioni di compimento, continuità

tra G. e la Legge: la Legge durerà fino alla fine del mondo, G. vuole una giustizia più grande

(radicalizzazione dei precetti)

Dimensione comunitaria: istruzioni sulle relazioni tra i membri delle comunità stanziale >

«pregate… digiunate», elemosina (probabilmente è la vita dei primi cristiani), unico a usare la


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Erichto

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Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
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Università: Udine - Uniud
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Erichto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cristianesimo e delle Chiese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Colombi Emanuela.

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