2020
2021
Storia del
Cristianesimo
LEZIONI DELLA PROF.SSA ADELE MONACI
APPUNTI DI LUCREZIA CUSATO
IL PROBLEMA DELLA CRISTIANIZZAZIONE 2
Le prospettive nella storia 2
Le sedi del cristianesimo e la loro diffusione 2
Il trionfo del cristianesimo 3
Cristianizzazione degli aspetti sociali 3
Rapporto con il paganesimo 5
Perché si è arrivati al Cristianesimo? 5
La vittoria del cristianesimo 5
Il grado di cristianizzazione: Sant’Agostino 8
L’arte come vettore di cristianizzazione 8
I precedenti 10
L’omogeneità dell’Impero 10
Il quadro religioso romano 11
Il caso dell’Egitto 12
La Storia Ecclesiastica 12
Marco 13
Filone 13
Origene 13
Atanasio su Sant’Antonio 14
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I L P R O B L EMA D E L L A C R I S TIANI ZZAZIO NE
Un autore latino di inizio V secolo si chiede intorno al 420: quid est cristianum? A suo giudizio, un
cristiano è colui che vive secondo l’esempio di Cristo. Per noi moderni, il problema è tuttavia molto
più complesso. Il cristianesimo fin dalle origini fu un movimento (più che una religione) di carattere
plurale: dalle lettere di Paolo vediamo come, dall’indomani della morte di Gesù, il ristretto gruppo
di fedeli manifestava già delle differenze nel modo di “essere cristiani”. Giovanni Crisostomo, pa-
triarca di Costantinopoli tra la fine del IV e l’inizio del V secolo, deve il suo nome al fatto di avere una
capacità di linguaggio estremamente coinvolgente (in greco antico: χρυσόστομος, chrysóstomos
letteralmente “bocca d'oro”), A suo parere, chi crede in Cristo non doveva andare in sinagoga,
perché lì vi era chi ha ucciso il Cristo (forte antigiudaismo dell’epoca).
Lo stesso termine “cristianizzazione” è critico. Matteo usa la parola metanoèite, “conversione”,
ma il termine ha una forte connotazione etica e morale (significa: “cambiate mente, cambiate pen-
siero”). In un altro vangelo si usa epistrepho, “volgersi a”. La cristianizzazione è, in ogni caso, un pro-
cesso che non ha fine e semmai si rinnova nei momenti storici (ad es. dopo la riforma protestante).
Si può cristianizzare ogni aspetto della vita sociale, come il paesaggio, oggi ricco di monumenti,
chiesi e viali memoriali. Ma si possono anche cristianizzare i costumi, le leggi e la politica. La conver-
sione indica quindi un cambiamento personale. La cristianizzazione è un processo sociale di lunga
durata, più che un risultato. Le prospettive nella storia
Nonostante i numerosi testi a disposizione, non sappiamo bene come effettivamente il cristiane-
simo si sia diffuso. Dei realia, di cosa spingesse le persone a convertirsi, sappiamo poco.
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Dopo una prima fase più apologetica, si è avviato un periodo di erudizione: Adolf von Harnac
scrisse, a inizio ‘900, Missione e propagazione del Cristianesimo nei primi tre secoli. Attraverso una
enciclopedica conoscenza dei testi antichi, raccolse tutte le notizie relative ai progressi delle chiese.
La sua principale innovazione fu la Propagazione della religione cattolica, dove enumera per ogni
luogo del Mediterraneo tutte le fonti relative al modo in cui è avvenuta la cristianizzazione. È quindi
il primo repertorio completo delle testimonianze disponibili fino a quel momento , senza riferimenti al
“grado di spiritualità di ogni persona”, bensì al numero di vescovi, chierici, martiri etc.
Esistono tuttavia più punti di vista metodologici con cui è possibile affrontare la cristianizzazione,
dei quali ora si presentano alcuni esempi.
Le sedi del cristianesimo e la loro diffusione
Abbiamo pochi testi in cui si parli di cifre reali; un vescovo romano parla ad esempio di 1500
vedove (ossia tra le più povere della comunità, che si iscrivevano a delle liste per la loro tutela). Si
stima quindi vi fossero circa 50.000 cristiani su 1 milione di abitanti. Nel V secolo, Origene parla fuori
dal coro asserendo che i cristiani erano una parte minima della società. La capienza dell’aula de-
stinata all’assemblea della Chiesa di Dura Europos era di circa 30 persone.
Il primo ad avventurarsi in questi calcoli è stato Adolf Von Harnac che, basandosi sulle fonti lette-
rarie, ipotizza all’inizio del IV secolo che fossero il 7% circa della popolazione (4-5 milioni). Successi-
vamente queste cifre si sono ritenute sovrastimate, e nel 2009 Ramsey Von MacMullen inventariato
tutti i reperti archeologici di chiese cristiane fino al IV secolo, arrivando alla conclusione che su 255
Termine latino che indica le cose concrete, tangibili di una particolare cultura.
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chiese la frequenza varia fra l’1% e l’8% della popolazione. Sembrano stime molto basse, che però
si basano sull’ipotesi che tutta la comunità si riunisse contemporaneamente. Molti probabilmente
pregavano in casa.
Rodney Stark, sociologo, si è interrogato sul tasso di sviluppo dei cristiani: è così impossibile pensare
che nel IV secolo vi fossero circa sei milioni di cristiani? Egli calcolò che il tasso era assolutamente
plausibile: nell’arco di 250 anni, il tasso di crescita è del 3,4% all’anno. Vi sono state quindi ondate di
diffusione, specialmente agli inizi (26 individui nell’anno 30, quelli citati da Paolo nelle sue lettere, che
aumentano del 300%), per poi assestarsi intorno al 60% per ogni decade. Prima della conversione di
Costantino, il cristianesimo aveva quindi già raggiunto una massa critica notevole. Pur rimanendo
una minoranza, i cristiani nel 312 erano già circa 3.500.000 sui 60.000.000 totali dell’Impero.
Il trionfo del cristianesimo
Una prospettiva riguarda la conversione di persone e popoli. Specialmente nella fase antica,
questo discorso si intreccia ad un’ottica apologetica e confessionale: gli antichi scrivevano nelle loro
opere (apostoli, storie ecclesiastiche, cronache) per mostrare il trionfo del cristianesimo, mostrando
ad esempio come i missionari convinsero alla conversione. Si parlava della diffusione del cristiane-
simo in tutto il mondo abitato: ma che tipo di peso dare a queste affermazioni?
Può darsi che ci si rifacesse alle parole di Gesù nel Vangelo, che chiedeva di predicare la sua
parola in tutto il mondo: così, si rendeva più concreta la sua figura. Queste fonti antiche danno
un’idea di una diffusione che effettivamente è stata anche piuttosto rapida, ma non bisogna di-
menticare che la cristianizzazione si rinnova generazione dopo generazione.
Cristianizzazione degli aspetti sociali
Vi è un altro quesito difficile da sciogliere: come si distinguevano i cristiani dai pagani? Se un
cristiano voleva lavorare in un luogo dell’amministrazione che escludeva i pagani, come dimostrava
di esserlo? In Le problème de la christianisation si evidenzia che era un’autocertificazione a sancirlo.
Nelle funzioni giuridiche, il senatore si basava sulle affermazioni degli imputati per condannarli o as-
solverli. Sembra che anche per la conversione bastasse una semplice testimonianza verbale. Per
seguire lo svolgersi del cristianesimo ci si è infatti appoggiati anche al diritto, osservando se le leggi
romane cambiarono per assecondarsi alla nuova religione.
311 | L’Editto di Galerio
• La persecuzione di Diocleziano fu quella più sistematica tra le persecuzioni dei cristiani, col fine
di restaurare i riti tradizionali e dare omogeneità all’Impero. Quest’ultima iniziò contro i manichei
e con l’epurazione dei cristiani dall’esercito, per poi colpire direttamente le comunità attraverso
la confisca degli edifici. Nel 311 l’Editto riconosceva come fallimentare questo sistema e vi po-
neva fine. Nell’editto, per come ci è stato tramandato, Galerio sottolinea come i cristiani ave-
vano abbandonato la loro stessa religione, ossia quella giudaica. La condizione per la quale fu
concesso di pregare il loro Dio era, oltre al fatto di non essere criminali, pregarlo per la salute
dello Stato e la Pax Deorum (un'espressione adoperata in diritto penale romano per indicare una
situazione di concordia tra la comunità dei cives e le divinità della religione romana).
313 | Costantino
• In questo Editto si sottolinea che il cristianesimo era un fenomeno consistente e si fa riferimento
ad un altro testo, spesso erroneamente ricordato come l’Editto di Costantino, con il quale si indi-
cava come sarebbe stato necessario comportarsi di lì in avanti (restituire le proprietà, offrire be-
nefici fiscali). I provvedimenti di Galerio e poi di Costantino disegnano un quadro nel quale il
Cristianesimo era solo una delle religioni dell’impero.
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325 | Concilio di Nicea
• Lo sforzo per orientare la pluralità di “cristianesimi” fu poi rafforzato dagli imperatori, perché ciò
minava l’unione dell’Impero. Costantino presiede quindi il Concilio di Nicea per affrontare un
argomento estremamente divisivo, vale a dire l’essenza divina di Gesù e la questione della Trinità
(un testimone disse “non c’è belva più feroce del cristiano contro il cristiano”). Tutti i vescovi
firmano un testo che riconosceva la divinità del figlio di Dio, ma nonostante questo le contesta-
zioni non si fermarono. Le lotte perdurano fino al 381, quando vennero messi al bando gli altri
culti (essere cristiano può quindi anche significare aderire a un sistema di dogmi approvati dalla
chiesa universale, come la santità del figlio di Dio). A contestare principalmente questa visione
erano gli ariani , che erano riusciti a cristianizzare i popoli barbari che man mano li conquista-
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vano: visigoti, svevi, burgundi, ostrogoti e vandali erano o pagani, o cristiani. Il cristianesimo si
diffonde quindi anche al di fuori dell’impero, ma era un cristianesimo di matrice ariana. In gioco
c’era, in qualche misura il monoteismo; se si fosse riconosciuta un’eguale divinità a tre elementi,
non si sarebbe più parlato di cristianesimo.
Ario e la sua filosofia derivata dal platonismo vennero infine sconfitti, seppur non senza difficoltà.
Tuttavia, anche gli ebrei considerano i cristiani di fede nicea praticamente dei politeisti. Lo stesso
vocabolo “consustanziale” è critico, perché è un termine greco che non si trova sulla Bibbia,
come se si fosse capito che, riferendosi solo al testo sacro, non si sarebbero sciolti tutti i nodi. Nei
secoli successivi si passerà al principio unico emanato dal papa.
381 | Editto di Tessalonica
• Teodosio predica il cristianesimo come unica religione, e precisa (diversamente dalle disposizioni
precedenti) che il cristianesimo doveva essere di radice nicena. I rapporti di forza si capovol-
gono: i cristiani passano da vittime a carnefici. Di qui in avanti, in non meno di 50 anni, vi furono
numerosi editti contro il paganesimo (nel 399 la proibizione delle feste pagane, poi la sospensione
delle funzioni la domenica, nel 415 esclusione dei templi dalle sovvenzioni pubbliche e dei pa-
gani da esercito e funzioni pubbliche…). Di fatto, gli altri culti vennero dichiarati illegali e vennero
distrutti i templi: Ilbanio scrisse l’orazione Pro templis dove ne fornisce un’accurata descrizione.
Tra il 397 e il 399 si distrusse anche il Serapeum, ossia il principale templio di Alessandria dedicato
al culto di Serapide.
Nei primi tre decenni del V secolo, a una fase distruttiva seguì una presa di consapevolezza del
costo di questa operazione: la distruzione delle opere d’arte e le spese di abbattimento fece
aprire un periodo di riutilizzo di questi edifici in chiese. Ciò viene ricordato nel 447 da Terodoreto
di Cirro, nel testo Sulle malattie greche. Gregorio Magno, alla fine del VI secolo, scrisse al monaco
Agostino (Epistola XI) che per lui la trasformazione dei templi in chiese era ancora più necessario,
se si considera l’operazione come una conversione del luogo del demonio a quello del vero Dio.
Così facendo, chi adorava gli dei pagani sarebbe stato più facilmente indotto a pregare perché
vi era abituato da tempo immemore (sottolinea come la memoria sia difficile da eradicare com-
pletamente, è meglio risemantizzarla). La distruzione non si accorda bene ad una campagna di
evangelizzazione, perché scatena la violenza: è più fruttuoso sostituire solo gli idoli (che si riteneva
fossero effettivamente intrisi di spiriti demoniaci). Questo testo mostra inoltre una tendenza già
manifesta ai tempi di Gesù, ossia la demonizzazione degli altri dei, che giustifica la violenza.
Alcune feste cristiane risemantizzano quelle pagane: il 25 dicembre, ad esempio, era dedicata
al sole. Il divieto di praticare le feste riguardava persino la cadenza settimanale, come la dome-
nica che portava alla cristianizzazione del tempo.
Ario, sacerdote alessandrino, elabora una teologia che riconosce la divinità del figlio di Dio, ma era “depo-
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tenziata”: il padre era fonte primigenia della divinità (detto “subordinazionismo”).
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Alcune fonti dic
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