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L’Iraq fu sottoposto al mandato britannico, tuttavia prevalse l’acculturazione di civil law

1. Il codice civile iracheno (1953), ai cui lavori partecipò anche al-Sanhùri, presenta una

notevole dipendenza dal codice civile egiziano. Ha lo stesso impianto: titolo introduttivo e

divisione in due parti, ciascuna a sua volta suddivisa in due libri; la prima parte dedicata

all’obbligazione e ai contratti nominati, la seconda ai diritti reali. Il codice quindi

rappresenta una variante del modello egiziano.

2. Nel 1943 venne emanato un nuovo codice di commercio, in sostituzione di quello ottomano,

che tuttavia conteneva ancora la regolamentazione di tutta la consueta materia: escludeva il

diritto societario e lasciava in vigore il libro terzo del codice di commercio ottomano

relativo al fallimento. Il codice del 1970 continua a non regolare la materia societaria.

3. Il commercio marittimo resta regolato dal vecchio codice ottomano tacitamente abrogato in

quelle parti ora sostituite da norme uniformi contenute nelle convenzioni internazionali cui

l’Iraq ha aderito.

La Libia si orientò verso il modello egiziano:

1. Il codice civile libico è il più vicino al modello egiziano, del quale ripete la struttura (un

titolo preliminare, due parti suddivise in quattro libri). Ha due soli articoli più del codice

egiziano. La diversità sta nell’ordine delle fonti: il diritto musulmano è al secondo posto

invece del terzo. Alcuni articoli poi sono la traduzione in arabo si articoli del nostro

vigente codice.

2. Il codice di commercio libico è quasi per intero una traduzione in arabo di testi italiani. Gli

articoli del codice civile italiano hanno subito qua e là degli accomodamenti e lievi

modifiche. Le norme relative alle società di persone sono di fatto abrogate a seguito della

proibizione per i singoli di svolgere il commercio. Fonte del libro VII (del concordato

preventivo e del fallimento) è la nostra vigente legge fallimentare, il D.R. 1942.

3. Il codice di commercio marittimo libico è con pochi adattamenti la recezione dell’intero

testo del codice di commercio marittimo libanese nella recensione siriana.

Dopo il primo settembre 1969, con l’avvento di Gheddafi, sia ha una prima fase di reazione

all’acculturazione e di affermazione di alcuni principi islamici, soprattutto in campo penale,

caratterizzato dalla recezione delle pene edittali craniche in leggi integrative al codice penale. Nel

campo del diritto privato si ebbe l’abrogazione di tutte le disposizioni del codice civile che

prevedessero interessi e l’abrogazione, con l’esclusione dell’assicurazione, degli altri contratti

aleatori: gioco e scommessa, rendita perpetua e vitalizia. Con la pubblicazione (1976) del Libro

Verde si inizia la attuale fase ideologica caratterizzata da un atteggiamento radicale non integralista.

Come conseguenza abbiamo la completa scomparsa del settore privato dell’economia. L’iniziativa

economica spetta solo allo Stato e alle imprese autogestite, che rappresentano la trasformazione del

settore privato.

ULTERIORE DIFFUSIONE DEL MODELLO EGIZIANO:

 Algeria: il processo di acculturazione è stato un effetto della dominazione coloniale:

1) Il codice civile algerino è ripartito come il modello egiziano in due parti ciascuna ripartita

in due libri. In sede di approvazione dal progetto preliminare è caduta la parte derivata

dalla Magialla.

2) Il codice di commercio algerino deriva dal tunisino del quale non recepisce il fallimento e

il concordato preventivo sostituendovi i più recenti modelli francesi (regolamento

giudiziario).

3) Il codice di commercio marittimo è il più ampio tra quelli arabi. Si presenta tradizionale.

 Giordania: 8

1) Il codice civile giordanico non si discosta di molto da quello iracheno. Ha avuto un iter

travagliato durato oltre un quarto di secolo, che è tracciato sommariamente nella nota

illustrativa (approvazione della Camera dei Deputati, rigetto del Senato e conseguente

rigetto della Camera dei deputati. Richiesta di riesame: approvazione della Camera dei

deputati, ma il progetto rimane al Parlamento per 9 anni. Il senato lo deferisce alla

Commissione legislativa, dove fu oggetto di vivaci discussioni. Si richiede la sostituzione

con un codice desunto dal fiqh e non dalle legislazioni straniere. Anche il Re esortò per un

nuovo progetto più vicino alla tradizione. Non si giunge a risultati; viene quindi invitato

al-Sanhùri, che però non accetta l’invito. Poi ci fu la guerra dal 1967 al 1969. Finalmente

nel 1971 venne istituita una nuova Commissione. Il codice civile giordanico venne

promulgato nel 1976 e si compone di un titolo introduttivo e di quattro libri suddivisi in

due parti.

2) Il codice di commercio è la riproduzione della recensione siriana del codice di commercio

libanese.

3) Anche il codice di commercio marittimo giordanico deriva dall’omologo siriano. Fu

promulgato nel 1972 e sostituì il provvisorio emanato nel 1970.

IL MODELLO OTTOMANO:

E’ caratterizzato dall’interazione di una parziale codificazione con imitazione pedissequa di modelli

normativi prevalentemente francesi in materia di diritto commerciale terrestre e marittimo, e una

condensazione di norme di diritto musulmano di scuola hanafita in materia di obbligazioni e

contratti (la Magialla).

1. Il codice di commercio ottomano è del 1850, è suddiviso in due libri: Del commercio in

generale e dei fallimenti e delle bancarotte. Recepisce quindi i libri I e III del code de

commerce francese, la materia del II libro verrà sistemata nel codice di commercio

marittimo mentre la materia del IV libro sarà regolata da un codice di procedura

commerciale.

2. Il codice di commercio marittimo: (1863) La Commissione integrò la normativa francese

con materiali tratti dai codici di commercio di Olanda, Spagna, Portogallo, Regno delle due

Sicilie e Regno di Sardegna.

3. La Magialla: (1876) L’occidentalizzazione sta solo nella forma esteriore, cioè nella

suddivisione in articoli; perché i sedici libri del codice (Code civil ottoman) sono disposti

secondo la tradizionale sistemazione che da secoli è osservata nelle opere del fiqh hanafita,

delle quali hanno mantenuto anche la terminologia.

Sconfitto l’impero ottomano e smembrata la sua compagine territoriale alcuni paesi arabi assurgono

a Stati nazionali: Siria, Libano (assoggettati al Mandato francese), Iraq, Transgiordania e Palestina

(assoggettati al Mandato britannico). La Palestina manterrà il precedente modello ottomano; Siria,

Iraq e Giordania opteranno per il modello egiziano. Il Libano conserverà la morfologia del sistema

ottomano sostituendo alla Magialla il codice delle obbligazioni e dei contratti. Il Libano in un

quindicennio emanerà tre codici:

1) Il codice delle obbligazioni e dei contratti: è all’epoca uno dei testi legislativi più aggiornati

e moderni. Più di mille articoli, suddivisi in diciannove libri. La Prima parte riguarda le

obbligazioni in generale; la Seconda le norme particolari relative ad alcuni contratti.

2) Il codice di commercio libanese. È un testo eclittico, non vi mancano influenze portoghesi,

spagnole, rumene e italiane. Di modello italiano soprattutto la normativa relativa al

concordato preventivo.

3) Il codice di commercio marittimo: il progetto preliminare riproduceva quasi alla lettera gli

articoli del codice ottomano, con alcune innovazioni dovute alle recezioni di alcuni articoli

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del codice di commercio marittimo marocchino in materia di assistenza di salvataggio e di

abbordaggio. Come fonti da prendere come modello la Commissione si attenne ai classici

francesi. Come fonti legislative prese in considerazione: codice di commercio marittimo

marocchino, legge francese sulla responsabilità dell’armatore e del capitano, un progetto di

codice di commercio marittimo egiziano, le convenzioni di Bruxelles. Il testo più utile per la

commissione fu il progetto egiziano. Sporadici sono invece gli influssi di diritto musulmano

IL MODELLO MAGHREBINO:

Nasce in Tunisia tra la fine del secolo e scorso il primo decennio di questo. Il modello maghrebino

è un sistema monocodice, incentrato su un codice delle obbligazioni e dei contratti. Il codice

tunisino delle obbligazioni e dei contratti è detto in arabo Magialla per dare l’impressione che non si

trattava di opera legislativa statale, ma al pari di quella ottomana si trattava di una condensazione di

norme di diritto musulmano. Il codice (civile e commerciale), al cui progetto partecipò il celebre

giurista italiano Santillana, si presenta con un impianto di tipo romanistico, ma con molte delle

norme estratte da fonti musulmane malichite e hanafite

Nella variante marocchina l’originario modello tunisino subisce una serie di modificazioni: il

sistema si trasforma da monocodice ad un sistema a tre codici (il codice delle obbligazioni e dei

contratti, trapianto di quello tunisino; il codice di commercio, improntato al code de commerce di

Napoleone; e il codice di commercio marittimo).

1. Il codice di commercio marocchino non regola il commercio marittimo;

2. Il codice di commercio marittimo marocchino: nel progetto la Commissione era stata molto

affrettata e distratta tanto che si dovettero abrogare alcuni articoli perché doppi. Tuttavia

Ripert dà al codice un giudizio molto positivo.

3. Il codice delle obbligazioni e dei contratti è un trapianto di quello tunisino.

Non appena conseguita l’indipendenza e proclamata la Repubblica (1956) la Tunisia si trovò

dinanzi al problema della pluralità degli ordinamenti giuridici e si pose come obiettivo

l’unificazione delle giurisdizioni confessionali.

1. Nel 1959 veniva emanato il codice di commercio. Si sente l’influenza del codice libanese.

L’impianto del codice è moderno e articolato. L’influenza francese è sempre viva; il codice

di commercio tunisino rispetto al modello francese realizza una maggiore razionalizzazione.

2. Il codice di commercio marittimo tunisino (1962) riunisce in un unico corpo organico la

legislazione marittima che in precedenza era incompleta e frammentaria. Sono stati tenuti

presenti dalla Commissione i codici libanese, marocchino e belga. Sono state inserite nel

codice le principali norme uniformi contenute nelle convenzioni marittime internazionali ed

è stato lasciato ampio spazio alla consuetudine internazionale.

3. Il Codice dei Diritti Reali è entrato in vigore in Tunisia nel 1965. Consta di due libri: il

primo dedicato ai diritti reali in generale, il secondo agli immobili registrati e alla procedura

di registrazione. Vi è una ridefinizione del concetto di proprietà perché l’art. 21 impone al

proprietario di esercitare il suo diritto nei limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti

dall’ordinamento giuridico relativamente all’interesse pubblico o dei singoli. Più

chiaramente il diritto di proprietà va inteso come funzione sociale. Per la prima volta viene

disciplinata modernamente l’usucapione. Il II libro conserva le disposizioni della vecchia

Legge Immobiliare del 1885. Il codice delle obbligazioni e dei contratti ha subito degli

emendamenti (sono state abrogate le norme relative ai diritti reali) ma è rimasto in vigore.

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LA PENISOLA ARABA: UNA NUOVA AREA EMERGENTE:

1. ARABIA SAUDIANA: è il paese arabo in cui è rimasto più prevalente il diritto musulmano.

Solo nell’ultimo ventennio l’Arabia Saudiana ha emanato alcune leggi (denominate

regolamenti per rispetto formale allo shari’a) di modello occidentale o riproducenti norme

uniformi. Alle Commissioni amministrative si viene sostituendo un vero e proprio tribunale

(corte delle Doglianze). L’Arabia Saudiana sta riconoscendo quindi un sistema dicotomico,

sciaraitico e statuale.

2. I DUE YEMEN: Il Yemen del Sud in parte consente le disposizioni di tipo anglo-indiano,

via via sostituite da modelli normativi di tipo egiziano, ma con tendenza al superamento del

modello borghese per seguire le scelte socialiste che il paese persegue. In campo

commerciale non v’è rottura completa con il passato. Alle leggi commerciali, non riunite in

un codice unitario, si contrappone un codice civile di modello egiziano. Di impianto

egiziano più tradizionale è l’ordinamento giuridico del Yemen del Nord.

3. IL SULTANATO DELL’OMAN: è insieme all’Arabia Saudiana una delle aree più

conservatrici nel senso del mantenimento dell’ordinamento sciaraitico; ha iniziato da poco

più di un decennio il cammino delle riforme e ha emanato solo alcune leggi in materia di

commercio, rifacendosi ai modelli standard. La codificazione è ancora lontana: un solo

tentativo è stato compiuto e portato a termine con l’emanazione di un codice marittimo,

modellato su quello libanese.

4. KUWAYT: ha di recente apportato numerose modifiche al modello iracheno e ha

completato l’opera di codificazione del diritto privato ed ha anche emanato un codice dello

Statuto personale (1984).

5. L’UNIONE DEGLI EMIRATI ARABI: da alcuni anni emana leggi federali in materia di

commercio. Un codice di commercio è stato predisposto ma non sembra ancora prossima la

sua emanazione.

6. EMIRATO DEL QATAR: ha accentuato dal 1971, anno della sua indipendenza, l’attività

legislativa moderna. In questo quadro ha emanato un codice delle materie civili e

commerciali che riproduce il codice di commercio del Kuwayt del 1960. Una legge

fallimentare non è ancora stata emanata.

LA LEGA DEGLI STATI ARABI:

E’una delle più antiche organizzazioni regionali del mondo del secondo dopoguerra, nata tre mesi

prima dell’ONU. E’ l’unica organizzazione regionale a carattere nazionale che comprenda gli

appartenenti ad un’unica comunità e che utilizzi un’unica lingua. La prima Commissione si radunò

ad Alessandria nel 1944 e la Conferenza terminò con l’emissione del Protocollo di Alessandria, che

contiene i principi generali su cui si basa la Lega che si era auspicato di creare. La Carta della Lega

Araba, affidata ad un’altra Commissione nominata dai convenuti, fu firmata il 22 marzo 1922.

Gli obiettivi principali della Lega sono:

1. consolidare i legami tra gli Stati arabi nelle questioni politiche, economiche, sociali e

culturali;

2. proteggere l’indipendenza degli Stati membri;

3. risolvere le controversie con mezzi pacifici;

4. controllare gli interessi degli Stati arabi in modo generale;

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5. stringere relazioni con gli Stati del mondo e con gli organismi internazionali.

I principi su cui si basa la Lega sono:

1) la parità in fatto di sovranità tra gli Stati membri;

2) non ricorrere alla forza per ricorrere alle controversie sorte tra Stati arabi;

3) non interferire negli affari interni degli Stati membri;

4) la difesa comune (Patto di Difesa Comune e di Cooperazione Economica, 1950).

Perché uno Stato sia ammesso alla Lega deve essere:

 uno Stato arabo;

 uno Stato indipendente;

 il Consiglio deve approvarne l’affiliazione.

Lo status di membro cessa per:

- recesso;

- allontanamento;

- perdita (volontaria) della sovranità.

Gli organi della Lega sono:

 Il Consiglio della Lega: è l’organo principale e l’ente superiore nella Lega. Si compone dei

rappresentanti degli Stati membri. Ha il compito di realizzare gli scopi della Lega; sostenere

la cooperazione tra gli stati arabi e le organizzazione internazionali interessate al

mantenimento della pace e della sicurezza internazionali; risolvere le controversie tra Stati

arabi mediante la mediazione e l’arbitrato; nominare il Segretario Generale; approvare il

bilancio; elaborare i regolamenti interni.

 Le Commissioni tecniche: sono organi sussidiari del Consiglio della Lega che elaborano

sugli argomenti loro commissionati.

 Il Segretariato Generale: ha la funzione di regolare gli affari amministrativi, finanziari e

politici della Lega. E’ l’organo amministrativo della Lega di cui fanno parte il Segretario

Generale, i segretari aggiunti e una serie di funzionari, nominati dal Segretario Generale. Il

Segretario Generale ha funzioni amministrative (nominare, promuovere, dimettere

controllare i funzionari, chiederne il rendiconto; preparare l’ordine del giorno del Consiglio,

compilare il bilancio della Lega e presentarne il rendiconto) e competenze politiche (è il

portavoce ufficiale della Lega, deve presenziare le riunioni del Consiglio e ha il diritto di

orientare l’attenzione del Consiglio su una certa questione).

L’ORGANIZZAZIONE DELL’UNITA’ AFRICANA:

Ci vollero ben otto conferenze per formare l’Unione. Con la settima conferenza, in Madagascar, si

fondò l’Organizzazione dell’Unità Africana Malgascia. Successivamente alla creazione di questa

Organizzazione i suoi leaders decisero di trasformarla in una pura organizzazione economica che si

occupasse dei problemi economici degli stati membri. Dopo che un gran numero di Stati africani

ebbero raggiunto l’indipendenza si convocò una conferenza che riunisse tutti i Capi di Stato dei

Paesi africani per fondare l’auspicata Unione tra i loro Stati, l’ottava conferenza (Addis Abeba,

1963). Fu convocata la Conferenza del Vertice Africano che approvò la creazione

dell’Organizzazione dell’Unità Africana, con sede ad Addis Abeba e fu firmata la Carta

dell’Organizzazione. Il numero dei membri è di 52.

Gli obiettivi dell’Organizzazione sono:

1. rafforzare l’unità e la solidarietà degli Stati africani;

2. coordinare e rafforzare la loro cooperazione e i loro sforzi per offrire migliori condizioni di

vita ai popoli d’Africa;

3. difenderne la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza;

4. eliminare, in tutte le sue forme, il colonialismo dall’Africa;

5. sostenere la cooperazione internazionale;

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6. coordinare la politica degli Stati membri ed armonizzarne i rapporti.

I principi dell’Organizzazione sono:

1) uguaglianza in fatto di sovranità;

2) non ingerenza negli affari interni;

3) rispetto della sovranità dell’integrità territoriale e dell’indipendenza di ogni Stato;

4) composizione pacifica delle controversie;

5) condanna della azioni di assassinio politico e attività di sabotaggio;

6) liberazione delle regioni africane non indipendenti;

7) seguire l’attuale politica di non allineamento e disimpegno politico, economico e militare.

Per acquisire la qualità si Stato membro occorre essere uno Stato, indipendente, africano e ottenere

l’approvazione della maggioranza degli altri Stati membri.

Gli organi dell’Organizzazione sono:

 La Conferenza dei Capi di stato e di Governo: ha il compito di rivedere la struttura, le

funzioni e le attività di tutti gli organi dell’Organizzazione e di emettere regolamenti per

renderla operativa. Ha la competenza di modificare la Carta, se la modifica ottiene

l’approvazione di almeno 2/3 dei membri;

 Il Consiglio dei Ministri: è formato dai Ministri degli Esteri degli Stati africani. Prepara le

riunioni della Conferenza del Vertice africano e mette in atto le risoluzioni emanate;

approva il bilancio e stabilisce i privilegi e le immunità.

 Il Segretariato Generale: è l’organo amministrativo, formato dal Segretario Generale e da

Segretari aggiunti nominati dalla Conferenza;

 La Commissione di Mediazione, Conciliazione e Arbitrato: nacque come Commissione

permanente e divenne transitoria, riunendosi solo quando se ne presentava la necessità.

 Le Commissioni specializzate: create dalla Conferenza dei Capi di Stato quando se ne

presenti la necessità. Esistono la commissione economica e sociale; la commissione per gli

affari scientifici, educativi, culturali e sanitari e la commissione per la difesa.

L’ORGANIZZAZIONE DELLA CONFERENZA ISLAMICA:

Nel 1969 fu convocati il primo Vertice Islamico a Rabat per consolidare la cooperazione e il

sostegno reciproco in tutti i settori tra Stati con unità nella fede religiosa, valori spirituali e credenza

nell’Islam. Per attuare quanto dichiarato fu convocata a Gedda nel 1970 la Conferenza dei Ministri

degli Esteri degli Stati Islamici. Nel 1974 la Carta dell’Organizzazione della Conferenza Islamica fu

registrata presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Gli obiettivi dell’Organizzazione sono:

1. Consolidare la solidarietà islamica tra gli Stati membri;

2. Rinforzare la cooperazione tra gli Stati membri nei campi economici, sociali, culturali e

scientifici;

3. Agire per eliminare la discriminazione razziale e il colonialismo;

4. prendere le misure necessarie per consolidare la pace e la sicurezza mondiale fondate sulla

giustizia;

5. Coordinare l’azione per la salvaguardia dei Luoghi Santi e sostenere la lotta del popolo

palestinese;

6. Consolidare la lotta dei popoli musulmani per salvaguardia della loro dignità e

indipendenza;

I principi dell’Organizzazione sono:

1) Completa eguaglianza degli Stati membri;

2) Rispetto del diritto dell’autodeterminazione e alla non ingerenza;

3) Rispetto della sovranità, indipendenza e integrità territoriale degli Stati membri;

4) Regolamento dei conflitti con mezzi pacifici;

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5) Astensione dal fare ricorso o minacciare il ricorso alla forza.

Gli organi dell’Organizzazione sono:

 Conferenza dei Sovrani e dei Capi di Stato: è l’organo superiore dell’Organizzazione. Il suo

compito è quello di esaminare i problemi presi in considerazione dalla Conferenza

preliminare dei Ministri degli Esteri, di elaborare la politica generale dell’Organizzazione e

di definire l’ambito di operazione dei Ministri degli Esteri.

 Conferenza dei Ministri degli Estri: è il secondo organo principale dell’Organizzazione. Ha

il compito di nominare il Segretario Generale e i Segretari aggiunti du designazione del

Segretario Generale, convocare la Conferenza del Vertice e approvare il bilancio del

Segretariato Generale.

 Segretariato Generale: è l’organo amministrativo dell’Organizzazione. E’ formato dal

Segretario Generale, dai Segretari aggiunti e da alcuni funzionari amministrativi e tecnici

che aiutano il Segretario generale ad attuare la risoluzione emesse dagli organi

dell’Organizzazione. È presieduto dal Segretario Generale. Egli ha il compito di

sovrintendere gli affari finanziari e amministrativi dell’Organizzazione e di nominare i

funzionari, tenendo conto della capacità, onestà, fede negli obiettivi della Carta e equa

distribuzione geografica.

 Corte Islamica Internazionale di Giustizia: è l’organo giudiziario dell’Organizzazione. La

Corte opera in modo indipendente secondo la legge islamica, i regolamenti della Carta e lo

statuto della Corte. E’ un organo permanente, formato da quattro giudici indipendenti, eletti

dalla Conferenza dei Ministri degli Esteri. Le competenze sono: giudiziaria (giudicar le

controversie tra gli Stati, membri o no, che le sono state sottoposte), consultiva (emette

pareri consultivi nelle questioni giudiziarie non riguardanti la controversia esposta), politica

e arbitrale (svolge il ruolo di mediazione, conciliazione e arbitrato nelle controversie che

possono nascere tra due o più membri dell’Organizzazione). La Corte applica la legge

islamica e tiene conto del diritto internazionale, degli accordi internazionali, delle

convenzioni internazionali in vigore, dei principi generali del diritto, dei giudizi delle corti

internazionali, dell’opinione della più autorevole dottrina di diritto internazionale.

DOMANDE D’ESAME:

CONFERENZA ISLAMICA: è un’organizzazione regionale basata non sulla vicinanza geografica

ma sulla comunanza di interessi e fede religiosa. Nel 1969 ci fu a Rabat la Prima Conferenza del

Vertice Islamico, da cui nacque un comunicato per attuare il quale nel 1970 venne convocata la

Conferenza dei Ministri degli Esteri degli Stati Islamici a Gedda per creare il Segretariato Generale

dell’Organizzazione. Nel 1972 venne approvata la Carta dell’Organizzazione. Gli obiettivi

dell’Organizzazione sono diversi, tra cui spicca la solidarietà islamica, la cooperazione tra gli Stati

membri, l’eliminazione del colonialismo e della discriminazione razziale, la pace e la sicurezza, la

salvaguardia dei Luoghi Santi e l’aiuto al popolo Palestinese. I principi su cui si basa

l’Organizzazione sono: l’eguaglianza di tutti gli Stati membri, la non ingerenza negli affari interni,

la risoluzione pacifica delle controversie, il rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e

dell’indipendenza degli Stati membri. La qualità di membro può essere originaria (30 Stati) o

acquisita (Stati islamici indipendenti). Gli organi dell’Organizzazione sono: la Conferenza dei

sovrani e dei Capi di Stato e di Governo; la Conferenza dei Ministri degli Esteri; il Segretariato

Generale; la Corte Islamica internazionale di Giustizia.

USUL AL-FIQH: Gli usùl al-fiqh sono le radici del diritto e sono quattro: Corano, Sunna

(direttamente ricollegate alla rivelazione divina), Igmà e Qiyas.

CORANO: è il libro contenente l’insieme delle rivelazioni che il Profeta Muhammad ritenne di aver

ricevuto in arabo da Dio attraverso l’arcangelo Gabriele. Il Corano fu rivelato a Muhammad a brani

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Sara F

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto musulmano e dei Paesi islamici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Caprioli Severino.

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