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I FURU’ AL-FIQH:

Vengono divisi in regole di culto, cioè le regole relative al rapporto tra la creatura e il Creatore; e i

rapporti giuridici che si svolgono in dimensione orizzontale tra la creatura e i suoi simili.

LE PERSONE:

1. In diritto musulmano, affinché sia attribuita la qualità di soggetti di diritto occorre essere

uomo. Perché sia riconosciuta la qualità di soggetto di diritto è necessario che il feto sia del

tutto distaccato dall’alveo materno, che sia vivo e che sia vitale.

2. Particolare requisito richiesto per l’attribuzione della capacità giuridica è l’appartenenza

all’Islam. La gente del Libro è titolare di determinati diritti solo nel rapporto di dhimma. La

Gente degli Idoli è assolutamente priva di capacità giuridica.

3. Ultimo requisito è la libertà. La schiavitù può derivare solo da prigionia di guerra o da

nascita. Per quanto riguarda i modi di estinzione della schiavitù abbiamo cause volontarie

unilaterali (affrancamento: puro e semplice, sottoposto a condizione [affrancamento post

mortem]; affrancamento per atto di ultima volontà); cause bilaterali (affrancamento

convenzionale) e cause legali (madre di figlio del padrone).

La capacità giuridica si perde per morte, effettiva e presunta (assenza), e per apostasia.

Sono cause di limitazione della capacità d’agire (compiere atti giuridici):

1) Il non aver raggiunto la pubertà, avendo riguardo anche alla capacità di amministrare bene il

proprio patrimonio. Per le femmine oltre a questi due requisiti è richiesta anche o la

completa emancipazione da parte del padre o l’aver consumato un matrimonio o l’essere in

età abbastanza avanzata.

2) Imperfezioni fisiche e infermità di corpo e di mente. Nonché il fatto di trovarsi in stato di

gravissima malattia che possa implicare il pericolo di morte.

3) Sesso: 2 femmine = 1 maschio. La subordinazione della donna non cessa mai, cambiano

solo le persone alle quali è soggetta.

4) Comportamento riprovevole: non comportarsi nella vita giornaliera secondo gli ideali etico-

religiosi dell’Islam.

5) Stato di insolvenza: è una causa di impedimento alla libera disponibilità dei propri beni.

LA FAMIGLIA MUSULMANA:

E’ basata sul vincolo di sangue e ha carattere patriarcale. Ne fanno parte: i figli legittimi nati dal

matrimonio, i figli nati dalla relazione del padrone con la propria schiava, i figli riconosciuti

mediante una formale dichiarazione di paternità.

Il matrimonio (nikàh) viene concepito come un contratto di scambio. Le prestazioni sono il

pagamento dell’uomo di una somma (mahr), che aveva originariamente la natura di un corrispettivo

per il godimento fisico della donna, costituente la controprestazione di quest’ultima. Il mahr, come

il prezzo nella compravendita, è requisito essenziale, deve essere determinato o determinabile, deve

consistere in cose che abbiano un’utilità e che siano commerciabili; il marito è responsabile per

l’evizione e i vizi occulti delle cose oggetto del mahr.

Quanto ai soggetti del contratto di matrimonio essi sono:

1. Futuro sposo: deve essere musulmano e avere le necessarie capacità fisiche e mentali

(l’insolvente, il prodigo, il pazzo, lo schiavo affrancato convenzionalmente dal proprio padrone

non possono contrarre matrimonio senza l’autorizzazione di colui che integra la volontà

dell’incapace di agire).

2. La donna è soggetto solo nella costruzione malichita, mentre è solo oggetto per quella shafiita.

3. Il wàli al-nikàh è soggetto per gli shafiiti, integra solo la volontà della donna per i malachiti.

Il consenso, che deve essere libero e non viziato (annullabilità), va scambiato attraverso un’offerta e

un’accettazione, in modo puro e semplice.

Cause di nullità del matrimonio sono: 3

1) La mancanza di uno degli elementi costitutivi (mahr, vincolo e capacità);

2) La parentela di sangue;

3) La parentela di latte;

4) Il vincolo di affinità;

5) La differenza di religione;

6) Per la donna l’esistenza di un precedente matrimonio, per l’uomo è invece nullo il quinto

matrimonio;

7) È vietato il matrimonio tra padroni e propri schiavi;

8) Triplice ripudio;

9) Stato di malattia mortale;

10) Gli impuberi non possono contrarre matrimonio.

Cause di annullabilità sono:

1) I vizi del consenso;

2) I vizi del mahr;

3) L’apposizione al contratto di clausole contrarie alle finalità essenziali del negozio;

4) La mancanza del wàli al-nikàh (secondo gli shafiiti causa di nullità);

5) La disparità si condizione sociale;

6) I vizi redibitori (tra i quali l’impotenza), attraverso l’esercizio del khiyàr al-‘ayb.:

 Annullamento del negozio per vizi occulti: per la donna per vizi sia anteriori sia

posteriori al matrimonio; per l’uomo solo per i vizi della donna anteriori al matrimonio;

 Annullamento del negozio per inesistenza nell’oggetto del contratto delle qualità

pattuite;

 Risoluzione del negozio per inadempimento degli obblighi contrattuali.

Gli effetti del matrimonio sono:

a. Riguardo ai rapporti personali tra coniugi: obblighi e diritti relativi alla convivenza. Al

marito spetta un potere sulla moglie (tra cui il diritto di correzione), e l’obbligo del

mantenimento della moglie;

b. Riguardo ai rapporti patrimoniali tra coniugi: Netta separazione dei beni.

Il matrimonio può venire sciolto per:

 Cause naturali: morte effettiva o presunta;

 Cause volontarie unilaterali: Ripudio semplice (può essere dato solo dall’uomo, che sia

musulmano, anche se schiavo. Sono incapaci di dare ripudio: il pazzo, l’impubere che non

ha attitudine ad amministrare bene il proprio patrimonio. Se è avvenuta consumazione il

ripudio è irrevocabile e immediato; se non è avvenuta i coniugi devono separarsi, durante il

periodo dell’idda il ripudio è revocabile); Triplice ripudio (con effetto di scioglimento

immediato del vincolo matrimoniale e con effetto ulteriore di ostacolo alla stipulazione di un

nuovo matrimonio tra le medesime persone se prima la donna in tal modo ripudiata non ha

contratto e consumato un altro matrimonio); Zihàr (pronuncia del marito di una formula con

la quale egli dichiarava di voler considerare la moglie come la schiena di una donna che gli

era proibito sposare. Ora è un ripudio revocabile durante la separazione fino alla scadenza

del termine assegnato al marito dal giudice su richiesta della moglie); Ilà (giuramento fatto

dal marito di astenersi da ogni rapporto coniugale con la moglie. Il ripudio è revocabile

durante il periodo di idda della donna); li’àn (giuramento del marito, che afferma ‘infedeltà

della moglie: ha per effetto il disconoscimento della paternità. Ulteriore effetto è l’ostacolare

un nuovo matrimonio tra le medesime parti prima che la donna abbia contratto e consumato

un altro matrimonio con persona diversa dal marito).

 Cause bilaterali: Mutuo consenso. Si devono distinguere due forme: una è il pagamento che

la moglie fa al marito di un corrispettivo per essere liberata dal vincolo matrimoniale; l’altra

è un vero divorzio.

 Cause legali: l’apostasia. 4

DIRITTI REALI, OBBLIGAZIONI E CONTRATTI:

Un criterio classificatorio fondamentale domina la materia dei diritti reali e delle obbligazioni, cioè

la distinzione tra sostanza (ràqaba) della cosa e le utilità (manàfi), cioè il godimento che dalla cosa

si può trarre. Da ciò la partizione dei diritti reali aventi ad oggetto la sostanza della cosa e diritti che

si concretano nel godimento dei vantaggi di cui la cosa è capace (diritti sulle utilità). Anche le

obbligazioni sono state ordinate secondo la medesima partizione: rapporti obbligatori che investono

la sostanza, che implicano una alienazione o trasferimento del dominio o possesso di un valore

patrimoniale (tipo principale è la compravendita); rapporti obbligatori che consistono nel solo

godimento temporaneo delle utilità e dei vantaggi della cosa (locazione-conduzione, sia di cose sia

di opere). Contratti misti di cessione sia di ràqaba sia di manàfi sono le società contrattuali, un tipo

di società ormai quasi del tutto scomparso, sostituito dai tipi di società commerciali di

regolamentazione statuale sulla base di modelli sia europei-continentali, sia delle company o

corporation trattati dal Common law.

Contratti non di scambio, aventi come oggetto atti gratuiti o di liberalità sono, oltre alla donazione,

il mutuo, il comodato, il deposito e il mandato.

Obbligazioni da fatto illecito sono quelle derivanti da furto, cioè appropriazione non violenta della

cosa, dal danneggiamento e dall’usurpazione della cosa.

I REATI E LE PENE:

La distinzione tra i reati è operata in base alle sanzioni:

1. Sono puniti con il taglione l’omicidio e le lesioni personali;

2. Sono puniti con pena fissa (hadd), indicata nel Corano (pena capitale, amputazione di uno o

più membra, fustigazione e bando) i delitti contro l’onore (attinenti alla sfera sessuale:

fornicazione semplice e adulterio e calunnia di fornicazione); i delitti di lucro (brigantaggio,

e furto); reati di natura politico-religiosa (uso di bevande inebrianti, ribellione e apostasia);

3. Reati a pena discrezionale (rapina violenta, falsa testimonianza, falsificazione di documenti,

furto di cose con valore minore al minimo legale…) Possono essere sia limitative della

libertà personale, sia semplicemente infamanti, sia patrimoniali, sia corporali.

Principi e caratteri fondamentali del processo islamico sono: l’impulso processuale spettante al

giudice; l’uguaglianza delle parti nel processo; lo scarso formalismo; la pubblicità; la prevalente

oralità; la rapidità dei giudizi, il carattere meramente strumentale delle non numerose norme

processuali. Il giudizio si inizia con l’atto di citazione trasmesso a cura del giudice. L’onere della

prova spetta all’attore: esse sono la confessione e la testimonianza. In difetto si ammette il ricorso

alla presunzione. La sentenza è inappellabile ma può essere soggetta a revisione.

LE PERSONE GIURIDICHE:

Si conoscono i soli istituti del waqf (sorto per soddisfare il bisogno di destinare dei beni ad uno

scopo pio, è servito poi a soddisfare bisogni di natura diversa da quella originaria) e del bayt al-mal.

1. Waqf di beneficenza: la sua funzione consiste nel permettere la soddisfazione di uno scopo

pio mediante l’immobilizzazione di beni patrimoniali. I requisiti essenziali sono: il

costituente; l’oggetto; lo scopo pio; i devolutari;

2. Waqf di famiglia: consiste nell’ammissione della categoria dei beneficiari intermedi: è

ammesso che la manfa’a dei beni costituiti in waqf, prima di essere adibita al

soddisfacimento di uno scopo pio, possa essere attribuito a determinate categorie di persone

fisiche (ha per scopo l’eludere norme successorie craniche);

3. Waqf di famiglia secondo Abu Yusuf: egli stabilì che il costituente potesse attribuirsi la

disponibilità del bene, considerandosi quale primo beneficiario.

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Il waqf sorge per atto di volontà di colui che ha la capacità di disporre dell’oggetto. Durante

l’esistenza del waqf la raqaba è destinata ad uno scopo pio e quindi è immobilizzata e sottratta alla

disponibilità giuridica dell’individuo; la manfa’a invece è attribuita a diverse categorie di persone.

L’organo di rappresentazione è rappresentato dal nazit.

4. Bayt al-mal: la casa dei beni. L’origine dell’istituto è fatta risalire al Profeta. I cespiti di

entrata erano costituiti dall’elemosina rituale e dal quinto del bottino di guerra. Era destinato

a soddisfare bisogni generali della comunità. Dopo l’età classica dell’Islam, l’obbligo di

dover erogare il provento di determinati cespiti solo per certi scopi e non per altri, il

diminuire delle entrate a causa della cessata espansione dell’islam, e la cattiva

amministrazione furono le principali cause di decadenza dell’istituto.

LE SUCCESSIONI LEGITTIME E L’ATTO DI ULTIMA VOLONTA’:

Il diritto musulmano non conosce l’istituto del testamento, quindi l’unica causa di vocazione

ereditaria è la legge. Non è ammessa la diseredazione né la rinuncia. L’oggetto dell’eredità ha solo

carattere patrimoniale ed è il residuo attivo del patrimonio del defunto. L’erede non continua la

persona del defunto, non risponde dei debiti ereditari e i due patrimoni restano separati. Le

categorie di eredi legittimi sono due:

1) Gli eredi fard, obbligatori o coranici è prevalentemente formata da persone di sesso

femminile;

2) Gli eredi asaba: questa categoria è divisa in parenti maschi uniti al de cuius per linea

maschile e donne elevate al rango di asib.

Due terzi del patrimonio sono indisponibili, del residuo terzo si può disporre mediante wasiyya o

atto di ultima volontà.

IL DIRITTO MUSULMANO IN EPOCA CONTEMPORANEA:

Nell’ultimo decennio, dopo un periodo di restrizione di applicazione dello shari à, sembra di

assistere ad un inversione di marcia. L’influsso occidentale è stato maggiore nel campo pubblico.

Dalla seconda metà del secolo scorso, nel mondo islamico, è in atto un processo di recezione di

modelli normativi, prevalentemente romanistici che si è compiuto grazie ad una vera e propria

acculturazione giuridica.

Le principali modificazioni per intervento statale si sono avute in materia matrimoniale in ordine

all’età minima, al consenso della donna, alla forma di celebrazione del matrimonio e alla sua prova.

Tentativi sono stati fatti per eliminare il carattere poligamico del matrimonio stesso, anche se solo la

Tunisia ha abolito formalmente la poligamia.

IL MODELLO EGIZIANO:

Il modello egiziano riproduce la duplicazione napoleonica delle fonti del diritto che si realizza in

due distinti codici, di derivazione francese: il codice civile e il codice di commercio, anch’esso,

come il codice ottomano, con quella sorta di appendice costituita dal codice di commercio

marittimo. Il codice civile egiziano, sia misto sia nazionale lascia fuori tutta la materia del diritto di

famiglia e di quello successorio oltre la regolamentazione dei waqf che costituisce il cosiddetto

statuto personale.

1. I codici civili misto (1875) e nazionale (1883): sono una copia compendiata del code civil.

Sono divisi in quattro libri, il solo misto è preceduto da disposizioni preliminari:

1.1. Titolo primo: relativo ai beni;

1.2. Titolo secondo: relativo alle obbligazioni;

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1.3. Titolo terzo: relativo ai contratti nominati;

1.4. Titolo quarto: relativo ai diritti dei creditori (garanzie reali, prova dei diritti reali e

registri di trascrizione).

Le norme improntate al diritto musulmano sono poco numerose (soprattutto la mancata

autorizzazione a vendere i frutti di un albero o di un racconto non ancora spuntati e in materia di

garanzia per i vizi occulti nella vendita.

2. Il codice di commercio egiziano nazionale (1883), ancor oggi in vigore è diviso in tre titoli:

Disposizioni generali; Contratti commerciali; Fallimento. Il II libro del codice di commercio

napoleonico costituirà un separato codice di commercio marittimo, mentre il IV libro

confluirà nei codici di procedura. Il codice di commercio misto aveva, rispetto al nazionale,

assai poche varianti.

3. I codici di commercio marittimo egiziani sia misto (1875) che nazionale (1883) recepiscono

alla lettera il codice di commercio marittimo ottomano del 1863.

In Egitto è mancata la volontà di sostituire i vecchi codici di commercio con nuovi e più aggiornati

testi. Tuttavia in materia marittima si giunse all’elaborazione di un nuovo codice di commercio

marittimo che fu la fonte principale del codice libanese. Ma anche per il diritto commerciale

generale in un determinato momento, quello dell’effimera Repubblica Araba Unita (1958-61)

costituita da Egitto e Sira, si giunse alla redazione di un progetto definito di codice di commercio,

che tuttavia non entrò mai in vigore ma fu usato come fonte per alcuni dei principali codici di

commercio.

L’evoluzione del modello egiziano è legata ad un nuovo codice civile, finalmente unico che sostituì

i due codici ottocenteschi e che entrò in vigore nel 1949, con l0abolizione completa

dell’ordinamento misto. La riuscita di tale opera è legata all’opera e alla dottrina di al-Sanhùri. Egli

voleva, nel quadro di una possibile politica legislativa araba comune, unificare le leggi e introdurre

lo studio del diritto comparato. Il codice si compone di un titolo introduttivo e di due parti, ripartite

in quattro libri:

I. Delle obbligazioni: Libro I: delle obbligazioni in generale; Libro II: dei contratti nominati e

relativi alla proprietà;

II. Dei diritti reali: Libro III: Dei principali diritti reali (del diritto di proprietà); Libro IV: Dei

diritti reali accessori (delle garanzie reali).

Vi sono espressi rinvii al diritto musulmano (in caso di assenza; nel campo delle successioni

legittime; in materia di wasiyya, o atto di ultima volontà); vi sono influssi di diritto musulmano

(nella locazione dei beni waqf; nella situazione di chi si trova in stato di malattia mortale). Vi sono

delle parti in cui la costruzione romanista e quella musulmana presentano parallelismi (abuso del

diritto; distinzioni delle cose; modi di acquisto della proprietà; fonti delle obbligazioni); vi sono

infine norma contrarie al diritto musulmano (contratti aleatori, norme sul gioco e sulla scommessa,

sulla rendita vitalizia e sui contratti di assicurazione).

La Siria conosce un’attività legislativa più ridotta del Libano durante il mandato francese giacché

vengono recepiti non pochi testi libanesi. Verranno recepiti i due codici di commercio, mentre vi fu

una vivace opposizione al tentativo di adottare il codice delle obbligazioni e dei contratti.

1. Il codice civile siriano, che entrò in vigore qualche settimana prima di quello egiziano, ha di

quest’ultimo anche l’impianto generale: Titolo preliminare e quattro libri divisi in due parti

(Parte I: Delle obbligazioni o diritti personale divisa in: libro I dell’obbligazione in generale,

e libro II: Dei contratti nominati; Parte II: Dei diritti reali divisa in : libro III Dei diritti reali

principali, e libro IV: Dei diritti reali accessori).

2. Il codice di commercio (1949) presenta alcune differenze con il libanese anche se l’impianto

è lo stesso.

3. Il codice di commercio marittimo invece riproduce per intero il modello libanese.

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L’Iraq fu sottoposto al mandato britannico, tuttavia prevalse l’acculturazione di civil law

1. Il codice civile iracheno (1953), ai cui lavori partecipò anche al-Sanhùri, presenta una

notevole dipendenza dal codice civile egiziano. Ha lo stesso impianto: titolo introduttivo e

divisione in due parti, ciascuna a sua volta suddivisa in due libri; la prima parte dedicata

all’obbligazione e ai contratti nominati, la seconda ai diritti reali. Il codice quindi

rappresenta una variante del modello egiziano.

2. Nel 1943 venne emanato un nuovo codice di commercio, in sostituzione di quello ottomano,

che tuttavia conteneva ancora la regolamentazione di tutta la consueta materia: escludeva il

diritto societario e lasciava in vigore il libro terzo del codice di commercio ottomano

relativo al fallimento. Il codice del 1970 continua a non regolare la materia societaria.

3. Il commercio marittimo resta regolato dal vecchio codice ottomano tacitamente abrogato in

quelle parti ora sostituite da norme uniformi contenute nelle convenzioni internazionali cui

l’Iraq ha aderito.

La Libia si orientò verso il modello egiziano:

1. Il codice civile libico è il più vicino al modello egiziano, del quale ripete la struttura (un

titolo preliminare, due parti suddivise in quattro libri). Ha due soli articoli più del codice

egiziano. La diversità sta nell’ordine delle fonti: il diritto musulmano è al secondo posto

invece del terzo. Alcuni articoli poi sono la traduzione in arabo si articoli del nostro

vigente codice.

2. Il codice di commercio libico è quasi per intero una traduzione in arabo di testi italiani. Gli

articoli del codice civile italiano hanno subito qua e là degli accomodamenti e lievi

modifiche. Le norme relative alle società di persone sono di fatto abrogate a seguito della

proibizione per i singoli di svolgere il commercio. Fonte del libro VII (del concordato

preventivo e del fallimento) è la nostra vigente legge fallimentare, il D.R. 1942.

3. Il codice di commercio marittimo libico è con pochi adattamenti la recezione dell’intero

testo del codice di commercio marittimo libanese nella recensione siriana.

Dopo il primo settembre 1969, con l’avvento di Gheddafi, sia ha una prima fase di reazione

all’acculturazione e di affermazione di alcuni principi islamici, soprattutto in campo penale,

caratterizzato dalla recezione delle pene edittali craniche in leggi integrative al codice penale. Nel

campo del diritto privato si ebbe l’abrogazione di tutte le disposizioni del codice civile che

prevedessero interessi e l’abrogazione, con l’esclusione dell’assicurazione, degli altri contratti

aleatori: gioco e scommessa, rendita perpetua e vitalizia. Con la pubblicazione (1976) del Libro

Verde si inizia la attuale fase ideologica caratterizzata da un atteggiamento radicale non integralista.

Come conseguenza abbiamo la completa scomparsa del settore privato dell’economia. L’iniziativa

economica spetta solo allo Stato e alle imprese autogestite, che rappresentano la trasformazione del

settore privato.

ULTERIORE DIFFUSIONE DEL MODELLO EGIZIANO:

 Algeria: il processo di acculturazione è stato un effetto della dominazione coloniale:

1) Il codice civile algerino è ripartito come il modello egiziano in due parti ciascuna ripartita

in due libri. In sede di approvazione dal progetto preliminare è caduta la parte derivata

dalla Magialla.

2) Il codice di commercio algerino deriva dal tunisino del quale non recepisce il fallimento e

il concordato preventivo sostituendovi i più recenti modelli francesi (regolamento

giudiziario).

3) Il codice di commercio marittimo è il più ampio tra quelli arabi. Si presenta tradizionale.

 Giordania: 8

1) Il codice civile giordanico non si discosta di molto da quello iracheno. Ha avuto un iter

travagliato durato oltre un quarto di secolo, che è tracciato sommariamente nella nota

illustrativa (approvazione della Camera dei Deputati, rigetto del Senato e conseguente

rigetto della Camera dei deputati. Richiesta di riesame: approvazione della Camera dei

deputati, ma il progetto rimane al Parlamento per 9 anni. Il senato lo deferisce alla

Commissione legislativa, dove fu oggetto di vivaci discussioni. Si richiede la sostituzione

con un codice desunto dal fiqh e non dalle legislazioni straniere. Anche il Re esortò per un

nuovo progetto più vicino alla tradizione. Non si giunge a risultati; viene quindi invitato

al-Sanhùri, che però non accetta l’invito. Poi ci fu la guerra dal 1967 al 1969. Finalmente

nel 1971 venne istituita una nuova Commissione. Il codice civile giordanico venne

promulgato nel 1976 e si compone di un titolo introduttivo e di quattro libri suddivisi in

due parti.

2) Il codice di commercio è la riproduzione della recensione siriana del codice di commercio

libanese.

3) Anche il codice di commercio marittimo giordanico deriva dall’omologo siriano. Fu

promulgato nel 1972 e sostituì il provvisorio emanato nel 1970.

IL MODELLO OTTOMANO:

E’ caratterizzato dall’interazione di una parziale codificazione con imitazione pedissequa di modelli

normativi prevalentemente francesi in materia di diritto commerciale terrestre e marittimo, e una

condensazione di norme di diritto musulmano di scuola hanafita in materia di obbligazioni e

contratti (la Magialla).

1. Il codice di commercio ottomano è del 1850, è suddiviso in due libri: Del commercio in

generale e dei fallimenti e delle bancarotte. Recepisce quindi i libri I e III del code de

commerce francese, la materia del II libro verrà sistemata nel codice di commercio

marittimo mentre la materia del IV libro sarà regolata da un codice di procedura

commerciale.

2. Il codice di commercio marittimo: (1863) La Commissione integrò la normativa francese

con materiali tratti dai codici di commercio di Olanda, Spagna, Portogallo, Regno delle due

Sicilie e Regno di Sardegna.

3. La Magialla: (1876) L’occidentalizzazione sta solo nella forma esteriore, cioè nella

suddivisione in articoli; perché i sedici libri del codice (Code civil ottoman) sono disposti

secondo la tradizionale sistemazione che da secoli è osservata nelle opere del fiqh hanafita,

delle quali hanno mantenuto anche la terminologia.

Sconfitto l’impero ottomano e smembrata la sua compagine territoriale alcuni paesi arabi assurgono

a Stati nazionali: Siria, Libano (assoggettati al Mandato francese), Iraq, Transgiordania e Palestina

(assoggettati al Mandato britannico). La Palestina manterrà il precedente modello ottomano; Siria,

Iraq e Giordania opteranno per il modello egiziano. Il Libano conserverà la morfologia del sistema

ottomano sostituendo alla Magialla il codice delle obbligazioni e dei contratti. Il Libano in un

quindicennio emanerà tre codici:

1) Il codice delle obbligazioni e dei contratti: è all’epoca uno dei testi legislativi più aggiornati

e moderni. Più di mille articoli, suddivisi in diciannove libri. La Prima parte riguarda le

obbligazioni in generale; la Seconda le norme particolari relative ad alcuni contratti.

2) Il codice di commercio libanese. È un testo eclittico, non vi mancano influenze portoghesi,

spagnole, rumene e italiane. Di modello italiano soprattutto la normativa relativa al

concordato preventivo.

3) Il codice di commercio marittimo: il progetto preliminare riproduceva quasi alla lettera gli

articoli del codice ottomano, con alcune innovazioni dovute alle recezioni di alcuni articoli

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Sara F

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto musulmano e dei Paesi islamici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Caprioli Severino.

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