Lezione I 04-03-2015
Storia d'Italia e il fascismo
Affrontiamo la storia d’Italia sotto il profilo del primo grande regime della storia italiana che ha istituzionalizzato la politica dello spettacolo. Il fascismo ha mobilitato le masse sotto il profilo spettacolare. Abbiamo il coinvolgimento delle masse nel fascismo e soprattutto l’affabulazione e la fascinazione delle masse da parte di Mussolini.
A cavallo dei due secoli comincia il modo di fare politica nel mondo, viene fatta con le immagini e con la fascinazione della parola che è molto semplificata. Stanno arrivando masse, infatti, sempre più alfabetizzate, ma sono di alfabetizzazione recente quindi hanno bisogno di immagini e parole molto semplificate. Cambia quindi la politica. Se prima vi era solo la fascinazione della parola, quando abbiamo il suffragio universale maschile abbiamo l’introduzione nella politica dei medium, non abbiamo più la grande stampa.
La politica diventa un nuovo messaggio estetico che entra nel cuore e nell’anima e non parla più in modo razionale al popolo. Diventa importante il linguaggio del corpo. Questo è un fenomeno non solo italiano, ma anche americano, russo (le prime trasmissioni alla radio di Lenin diventano fondamentali per la fascinazione del popolo) e inglese. Abbiamo milioni di persone e quindi non più decine o centinaia di persone che assistono ai comizi, ma non solo la politica ma anche gli stadi. Tutto diventa moltiplicato nei numeri e quindi anche i grandi numeri significano il coinvolgimento dei regimi autoritari delle persone.
Se gli stati assoluti erano poco curanti delle masse e infliggono vessazioni alle masse, ora non è più così. Nella storia d’Italia preunitaria le masse erano altamente ignoranti. Il concetto di nazionalità è ancora strano, un qualcosa che appartiene ancora al paese alla piccola realtà rurale. Lo stato assoluto governava con una grande forza coercitiva senza l’esigenza di coinvolgere le masse, ma non bisogna commettere l’errore che i regimi totalitari non possono prescindere con i tempi moderni.
Il fascismo per certi aspetti è stato un regime retrogrado, ma inserito negli anni ’20 del ‘900. Inserito il tutto dentro un’organizzazione che doveva militarizzare la vita civile. I regimi dovevano quindi fare i conti con le masse ormai presenti. 1919 data ufficiale della nascita dei fasci di combattimento. ONMI (opera nazionale maternità Italia) per portare una ciotola di latte caldo. Quello che ha portato il fascismo è quel poco di miglioramento di vita che precedentemente non c’era. Anche altri regimi, hanno favorito uno spiraglio di libertà apparente, ma ha comunque favorito il miglioramento della vita.
La memoria è intrinsecamente soggettiva, ma anche la soggettività è degna di interesse storico da analizzare. Il ventennio fascista mettiamo in diacronia (svolgimento degli anni e dei decenni), non trasformiamolo in un’eccezione della storia Europea. Altro elemento di comparazione coeva con i regimi fascisti e non, dove nella stessa epoca (Hitler, Stalin) devono fare i conti con il welfare.
Lo stato deve fare i conti con altri elementi prima non presenti. Il fascismo si trova in un’epoca dove tutti i regimi devono affrontare questo problema e come mettere nella modernità le masse garantendogli una garanzia sociale e migliorare la loro condizione, con la previdenza e l’istruzione. Questo welfare lo ha fatto il fascismo o il momento storico? È possibile che con diverse modalità un altro regime avrebbe portato gli stessi miglioramenti? Nessun regime nemmeno quello portoghese si limita a non fare nulla.
Il fascismo rinnova anche i nomi dei luoghi permettendo anche un rinnovamento di tipo sognatore. La propaganda dilata gli aspetti positivi o negativi che siano del regime. Nel ventennio quindi non si può attribuire nel bene o nel male le migliorie o meno al fascismo. Le strutture architettoniche fatte durante il fascismo (se vede lo stadio Nervi) non si possono attribuire al regime stesso.
- Obbligatoria: Federico Chabob "L’Italia contemporanea 1918-1948"
- A scelta: Patrizia Dogliani "Il Fascismo degli italiani" Utet
- Christofer Duggan "Il popolo del duce" Laterza
Lezione II 05-03-2014
Immagini e miti del fascismo
Ancora oggi sono rimaste le immagini molto semplificate del fascismo. Ovvero la forza, i muscoli e la decisione, prescindendo da un approfondimento dottrinale. Sono fenomeni più mediatici che politici. Nel mondo della globalizzazione perdiamo la retta via, abbiamo bisogno di miti di altro genere (Lady Gaga). Nei nuovi miti ci può essere tutto che ci illudono di ottenere una nuova identità con il rumore che lascia immagini di illusoria rassicurazione piuttosto che la paura del silenzio. (Es: donne – modelle/uomini – calcio).
Pensiamo alle tifoserie e agli striscioni calcistici che risultano intrisi di cultura neo-fascista; pur non essendo di diretta affiliazione di quella determinata politica. Il Partito fascista repubblicano era il partito fascista della repubblica di Salò e in un sito che compare con questo nome si dichiarano non razzisti, pur tenendo il nome. Diventa un buon esempio di caso di necessità di mito. Anche i pellegrinaggi alla casa del duce sono da notare. Negli anni ’60 era testimonianza di nostalgia politica, ma negli anni ’90 è diventato un fenomeno mediatico.
Nel libro “Il corpo del duce” si nota un interesse per la ritrattistica del duce e per il corpo. Tra questi esempi notiamo non solo un fenomeno di devozione, ma anche un tipo di ritrattistica ingenua. Nel registro della casa del Duce abbiamo una firma di un ragazzo di 20 anni il quale scrive: “Mussolini ti amo”. Diventa la testimonianza di un chiaro esempio di fenomeno mediatico, ancor più sottolineato dalla giovane età del ragazzo. Notiamo le espressioni di fascinazione e fenomeno più mediatico che diventa fantoccio rispetto alla volontà del passato.
I media danno ancora, ad oggi, un’immagine falsa e sperimentale più eufemistica che realistica. Se noi osserviamo l’Italia nel ’37 la vediamo come un paese all’apice sia militarmente che culturalmente, al contrario della Germania (ancora soggetta ai trattati di pace), se la osserviamo nel ’45, invece, la vediamo perdente nei confronti della Germania. Fenomeni, quindi, mediatici di fraintendimento e di eufemizzazione del fascismo come movimento bonario (bonifiche).
Una parte ampia di questa comunità di ebrei appoggia il fascismo. Molte famiglie, come ad esempio la famiglia Ovazza (Torino), rimarranno filo fasciste fino alla fine forse con la speranza che questa filiazione potesse salvarli. Bisogna quindi capire come le ideologie siano un fenomeno superficiale montato dai media.
Un sondaggio dell’85 venne fatto sulle opinioni retrospettive degli italiani, dove si chiedeva quali fossero i fenomeni più pericolosi erano considerati il fascismo e il terrorismo. Nel ’68 in seguito ai movimenti studenteschi, vi è stato anche un grande movimento antifascista. È un’epoca di cambiamento e tumulto. In tutto ciò abbiamo un ritorno di rilancio dei valori di antifascismo con il movimento dei giovani.
Nel ’60 avviene che il presidente della repubblica, Bronchi (corrente della sinistra democristiana) dà l’incarico di formare il governo, ma con governi tutti centristi. Tambroni che era un esponente della sinistra chiese l’accordo, accanto al governo Tambroni in quei mesi il partito sociale italiano tenne un congresso a Genova (città per eccellenza delle resistenza). L’eco di questi fenomeni portò alla caduta del governo Tambroni. Dal ’60 in poi quindi cambia molto la concezione del fascismo in Italia.
Arriva Togliatti in Italia e appoggia il governo Badoglio (aprile del ’44). Fra il 43 e il 44 il re non aveva abdicato, ma passato il potere al luogotenente generale del regno cioè a suo figlio. In questo periodo l’obiettivo era la liberazione nazionale. E con volontà di costituire l’assemblea costituente. Il CLN doveva avvenire all’unisono e vantava una pluralità notevole di etnie e di realtà politiche.
Lezione III 06-03-2015
Italia nel dopoguerra
L'Italia è teatro di battaglia, con infinite stragi di civili che fino a 50 anni fa non sapevamo nemmeno i fatti accaduti. Italia che esce molto segnata dalla guerra e si presenta una classe dirigente vincente che si dimostrò capace di ricostruire il paese. Abbiamo un grande impulso di ricostruire il paese con un lavoro che coinvolse chiunque. Uno sforzo di tenacia in un paese molto segnato dalla guerra e soprattutto paese dove nacque il fascismo. I danni dopo la guerra colpirono le infrastrutture e furono molto gravi. In questo scenario la fine della guerra in Italia è molto differente da quello della Germania.
Se c’è il tiranno è un diritto del cittadino resistere, sulla scia di questa concezione della rivoluzione francese, si basa anche la resistenza italiana. Al contrario quindi degli altri paesi, dove son ben poche i movimenti di resistenza l’Italia in questo periodo si differenzia. In Italia abbiamo, invece, una classe dirigente. Alla fine della guerra la liberazione dell’Italia è un qualcosa che ancora oggi è percepita come festa nazionale; basta vedere la festa della liberazione. Questa liberazione è dovuta anche alla forza militare, dall’assalto di caserme e di depositi di armi.
Benedetto Croce paragona il fascismo all’invasione degli Ixus vedendola come una parentesi tragica; intendendo la ricostituzione dello stato liberale prefascista. Intendendo una prospettiva politicamente percorribile. La domanda era se ricostruire ex-novo o ricostruzione dell’antico? Croce sosteneva la tesi della continuità, l’Italia prefascista era stata per lui non xenofoba, fascista, ecc., era un Italia che si avvicinava, così, alle sue sorelle europee. Mentre per Parri era stato un regime di élite e non come ne aveva parlato Croce.
A fine aprile è finita la guerra, quindi emerge la politica e quindi emergono i primi posizionamenti di queste nuove forze politiche e tutte antifasciste. Le questioni inviate a fine della guerra come la costituente o come il voto. La questione più cruciale è quella del voto dopo un ventennio di fascismo. Abbiamo quindi il suffragio universale dove sia donne che uomini votano. Si vota con il sistema proporzionale puro, quindi l’apertura di una democrazia pluralista che deve rappresentare tutte le forze politiche. Rispetto al resto d’Europa le elezioni italiani risultano in ritardo, basta vedere che negli USA si vota anche durante la seconda guerra mondiale (’44 con Roswell).
Una conferenza a Postdam nel luglio del’45 si riuniscono Truman, Stalin e Churchill per decidere le sorti della Germania. Nel contempo in UK vince il partito laburista. Gli inglesi vogliono il welfare, non gli interessa avere più un impero coloniale (nel ’47 viene data l’indipendenza all’India). Dopo le elezioni, che Churchill perderà, alla conferenza di Postdam ci va Hatleer. In questa conferenza Truman dice a Stalin che hanno la bomba atomica affermando che con questa potranno sedare i fuochi ancora accessi della guerra; dando così un avvertimento anche alla stessa Russia.
In Italia non si vota subito come l’Inghilterra, ma dopo un anno alla fine della prima guerra mondiale (1919) con suffragio universale maschile. Si vota in Italia nella amministrative in due tornate in alcune in marzo e aprile in alcune a ottobre. Le forze di sinistra premevano affinché si andasse al voto. La battaglia politica dentro il CLN è fatta con toni soft, ma dura; dove abbiamo già l’orientamento politico dell’Italia futura. Da Gasperi afferma, invece, che il paese non è pronto e voleva aspettare in quanto il tempo che passa giova più al partito centrista che era quello di de Gasperi.
Nell’Italia dell’aprile del ’45 Romani e Bonomi si svolge un braccio di ferro fra chi designare a posto di Bonomi. Le due candidature che avanzano: Nenni avanza la propria candidatura, ma de Gasperi non è convinto ritenendo che fosse troppo sbilanciato a sinistra, quindi propone se stesso e la sua DC. Alla fine nessuna delle due andò in porto e quindi cedettero al compromesso e alla fine andò al governo Ferruccio Parri. Il Patito di azione di quest’ultimo sembrava, nonostante avesse svolto una lotta radicale contro il fascismo, sembrava un efficace ponte fra sinistra e centro. Alla fine di novembre il governo Parri cadde.
Quindi arriva De Gasperi (dicembre 1945) primo presidente cattolico dell’Italia. Starà al governo fino al ’54 anche se con diverse maggioranze politiche. Quest’ultimo cercava di creare un partito indipendente dalla chiesa. Allo stesso tempo nel partito di de Gasperi raccoglie anche i vecchi fascisti visto i patti lateranensi. Nel luglio del ’44 si elegge l’assemblea costituente e a maggioranza si sceglierà la forma da dare allo stato. Alla fine vince la repubblica, dove il partito è per la repubblica e l’elettorato è libero. Dal 9 maggio del 46 al 3 giugno 46 abbiamo un nuovo re: Umberto II. Dopo il risultato della costituente la Dc prende la maggioranza mai ottenuta da nessun partito. Il PC ottiene solo il 19%, il partito di Nenni IL 21%. Tutti i partiti sono all’unisono sul fatto costituzione. Quest’ultima redatta nel dicembre del ’47.
Lezione IV 10-03-2015
Fascismo e la nuova costituzione
Fino al 1945 la spinta del fascismo è stato molto forte e ha dato vita a istituzioni significative. Dove si è tolto la monarchia, che aveva dato legittimità colpi di stato e svolte autoritarie era stata la legittimazione del fascismo stesso. Nel ‘22 Mussolini fece il colpo di stato al re e non venne arrestato, ma fu il re stesso a legittimarlo. Il re ha coperto tutti gli atti legislativi e criminali del fascismo (delitto Matteotti, le legge raziali, ecc.).
La fine della monarchia ha significato la fine di un centro di potere autoreferenziale che ha coperto tutte le svolte antidemocratiche della storia italiana del ‘900. La costituzione è ispirata a un compromesso fra i partiti, ma di forte tendenza antifascista. Dal ’43 al ’45 l’Italia recupera quella vita civile persa. Nei 20 anni di fascismo l’Italia si avvia verso una direzione veloce.
Gobetti (vittima dei fasci) riteneva che il fascismo fosse stata un antichissimo vizio di origine dell’Italia, cioè il non aver fatto la riforma protestante. Quest’ultima aveva portato, nei paesi dove si applicò, alla lettura cosciente e critica della Bibbia. Mentre la controriforma era un legittimare nuovamente il potere della chiesa. Lo Stato prefascista era visto come uno stato vessatorio. L’inganno del fascismo era quello di creare un apparente stato unitario.
Anche la modernizzazione politica era andata a rilento, basta pensare che il voto era censitario. Non si allargava perciò il diritto di voto, che si è allargato in una cinquantina di anni; questo comprendeva solo ancora però per gli uomini. Si rendono elettivi i sindaci delle maggiori città dell’epoca e l’unica riforma definita di suffragio universale maschile (esclusi gli analfabeti maschi) è del 1912. Siamo comunque ben 50 anni dopo l’unità d’Italia. Si elegge solo la camera dei deputati, ma mai il Senato. Quindi abbiamo un regime parlamentare molto limitato. Nel 1919 la riforma proporzionale allarga la classe elettiva, ma il ’19 è tardi.
Fatti di lungo periodo: dagli anni 80 dell’800 il rinnovo industriale è la grande svolta, l’Italia riesce a vincere la guerra grazie a un apparato industriale già formato, basta vedere la Russia che non aveva un apparato industriale solido, che la fa crollare nel ’17. L’architettura politica è però fragile. Quello che in Italia non si è sviluppata è un’industria che abbia dato origine ai grandi consumi di massa, che ha trasformato i lavoratori in consumatori. I consumi sono quasi solo di generi di prima necessità, come il pane già lo zucchero è un bene di lusso.
Ci sono progressi modesti anche a livello di prodotti confezionati; in Italia abbiamo ancora i rammendi i passaggi di vestiario. (Es: Ladri di bicicletta, testimonia che il furto di questo mezzo è motivato dal fatto che era considerato un bene di prima necessità). In Italia manca un mercato interno di consumi. Lo sviluppo delle classi medie in Italia è molto lento, rispetto alla middle class che sono state l’architrave delle monarchie non di massa. La classe media è quella più produttiva del mondo americano (visto che è priva di aristocrazia) risulta essere una società inclusiva nonostante le persone non siano americane.
Le persone vengono integrate di più perché appartenenti alla classe media o comunque arricchita a tal punto da entrare in questo tipo di classe. La classe media italiana è molto ristretta rispetto a quella francese (le lever/allevatore) dove al suo interno conta anche i contadini proprietari, la piccola proprietà contadina in Italia è uno strato sottile che non sono proprietari. I proprietari sono ancora le varie aristocrazie dell’Italia che su certo non sono contadini. Questa classe si amplia nei primi 20 anni del ‘900. In Italia non c’è nemmeno una classe media autosufficiente, come è quella dell’artigianato, che in Italia ha invece una competenza notevole, ma sono di fatto poveri.
Ci sono redditi modesti, dove la borghesia italiana è poca che è concreta e prosodica. Lo stile della borghesia è l’astuzia, ma anche il conformismo politico; gli echi della rivoluzione francese sono lievi in Italia così come anche il mito di Garibaldi (che avrà più successo all’estero che in Italia). (Es: Il Gattopardo). Ad aggiungersi a ciò un’alfabetizzazione molto bassa e una scarsa circolazione delle idee, concorrono all’avvento del fascismo come invasione degli Ixos.
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