Storia contemporanea
Cos'è la storia e cos'è la storia contemporanea?
Il presente non deve essere qualcosa che si consuma all’istante, ma qualcosa su cui riflettere. Non osservando e non riflettendo sulle cause di un fenomeno, non saremo più in grado di ragionare e progettare il futuro. Dobbiamo evitare che si viva l’istantaneità del presente (Presentismo) senza storia.
Egolatria della rete = mettere l’io come elemento determinante nei processi storici (Autoreferenzialità). La storia si divide nei fatti e nell’interpretazione di essi. Il fatto è certo, l’interpretazione è soggettiva.
Categorie dei fenomeni storici
- Spazio
- Tempo
- Causa
- Effetto
Quando inizia la storia contemporanea?
- 1789: Rivoluzione francese
- 1815: Congresso di Vienna e fine di Napoleone
- 1848: Rivoluzioni europee
- 1989: Caduta del muro di Berlino
La Rivoluzione Francese è stato un fenomeno di una tale portata che è diventato irreversibile. Anche perché, ad essa, seguì il fenomeno di Napoleone Bonaparte; non solo per le sue conquiste militari ma per il Codice Napoleonico che, oltre a sancire diritti per i cittadini, libera dal feudalesimo suddividendo i grandi possedimenti terrieri prima in mano dei nobili e del clero (Liberazione della terra). La liberazione della terra comporta la nascita di un mercato della terra in quanto la terra diviene merce di scambio.
1815 – 1848 (Restaurazione)
La restaurazione, avvenuta a valle del Congresso di Vienna, è stata la scintilla del '48 in quanto ormai non era più possibile che venisse passivamente accettato il ritorno alle monarchie assolute pre-rivoluzione francese. La società era andata avanti... Assoluto = Ab solutus = sciolto da vincoli.
1848 – 1876 (Liberalismo)
Il '48 apre una seconda fase “rivoluzionaria” che innesca il liberalismo che va dal ‘48 alla seconda metà degli anni ‘70 dell’800. Liberalismo, giusnaturalismo, contrattualismo, costituzionalismo.
Il '48 in Europa è un anno “periodizzante” perché, di fronte alla restaurazione delle monarchie assolute, il '48 rappresenta un momento di ridiscussione del principio di legittimità. Si comincia a riflettere sulla forma di stato auspicata dai movimenti rivoluzionari che chiesero costituzioni scritte che “contrattualizzino” i diritti fondamentali di cittadinanza (libertà passive e libertà attive), attraverso forme “intermedie” tra lo stato ed i cittadini; come i parlamenti eletti dal popolo ed una magistratura indipendente. Quindi una distinzione dei tre poteri Esecutivo, Legislativo e Giudiziario.
Liberismo = Teoria economica che prevede che lo stato non debba intervenire nelle attività economiche. (Adam Smith)
1876 – 1914 (Protezionismo ed Imperialismo)
Nella seconda metà degli anni ‘70 dell’800, se noi osserviamo le scoperte scientifiche che vengono fatte, ci rendiamo conto di come esse siano “incredibili”. Quindi oltre allo scambio delle merci, nasce lo scambio delle idee. Il mondo contemporaneo europeo si trova così – a causa dell’industrializzazione dell’agricoltura negli USA – di fronte alla prima crisi economica della sua storia. Gli stati europei, quindi, iniziarono a proteggere la produzione interna per mezzo dei “dazi doganali” (protezionismo).
Inizia così una nuova fase in cui le guerre non si combattono più sul terreno ma nel campo economico (la battaglia delle tariffe) ed inizia la competizione tra gli stati, sulla base delle capacità coloniali (imperialismo).
Introduzione
Il periodo storico che va dal 1848 alla seconda metà degli anni ‘70, si caratterizza per il rapporto tra liberalismo e democrazia; infatti, uno stato liberale può non essere democratico, mentre, uno stato democratico deve per forza essere liberale. Se noi ripercorriamo la storia europea, dall’inizio dell’800 alla 2^ G.M., possiamo osservare che il conflitto avviene all’interno dei principi democratici e di quelli liberali. Anche la gestione dell’unificazione dell’Italia (e degli stati tedeschi) si sostanzia nella partecipazione dei cittadini alla vita della nazione, al fine di ottenere indipendenza e libertà.
Alla base ci sono le affermazioni di alcuni principi fondamentali, quali l’indipendenza e la libertà dell’individuo dall’ingerenza dello stato. Accanto alla figura di Cavour (liberalista e liberista), troviamo un Mazzini (repubblicano), un Cattaneo (federalista), un Gioberti (anti-monarchico), tutti, sebbene con differenti idee, concorrono alla formazione dell’Unità Nazionale.
1a fase: dal 1848 al 1876
Età del Liberalismo e del Liberismo, caratterizzata dalla formazione degli stati Italia e Germania, due paesi diversi al loro interno. L’Italia, nel ‘48 era formata da:
- Regno di Sardegna
- Lombardo Veneto (austriaco)
- Ducati di Parma e Piacenza
- Ducati di Mantova e Reggio
- Granducato di Toscana
- Stato Pontificio
- Regno delle due Sicilie (Borboni)
Gran parte della penisola era sotto il dominio – diretto od indiretto – dell’Austria. La Confederazione Germanica era costituita da 39 stati che nel periodo 1866-1871, sotto la guida della Prussia degli Hohenzollern, vengono unificati in un impero federale. I due processi di unificazione presentano analogie e differenze:
- Entrambi sono guidati dalle dinastie più potenti, i Savoia in Italia e gli Hohenzollern in Germania;
- Entrambe le dinastie guida, utilizzano i loro potenti eserciti;
- Coronano “dall’alto” il sogno nazionale.
Le differenze sono da ricercare nelle differenze economiche e sociali in cui si trovavano i due paesi al momento dell’unificazione. In Italia: L’eccezionalità del processo di unificazione sta nella brevità di tale processo, poco più di un decennio (11 anni) e si verifica in una realtà eterogenea dal punto di vista economico, sociale e linguistico. L’indipendenza era sostenuta da gran parte dell’opinione pubblica aristocratica e borghese i cui punti salienti erano:
- Allontanarsi dall’Austria
- Raggiungere l’indipendenza
- Ottenere una costituzione liberale che, tuttavia, era tesa a mantenere i privilegi che avevano i ricchi ed i potenti ed escludeva le classi povere dalla gestione dello stato
L’unificazione nazionale verteva sull’unificazione della lingua, l’indipendenza dallo stato ed il diritto di essere governati da istituzioni democratiche. L’unificazione nazionale aveva due anime: Una corrente Mazziniana ed una corrente Monarchica Neo-Guelfa.
La Corrente democratica fa capo a Mazzini, fondatore della Giovane Italia (1831) con l’obiettivo della creazione di “una Nazione: una, indipendente, libera e repubblicana”. Tale obiettivo doveva essere raggiunto attraverso una lotta di popolo attraverso le insurrezioni a cui sarebbe poi proseguita la lotta con eserciti regolari. Attraverso la rivendicazione dei diritti degli individui, condotta attraverso il Popolo investito in questo compito dalla volontà divina (Dio e Popolo).
Viene svolta una profonda azione di propaganda per la creazione di uno stato unitario (non federale, come avrebbe preferito Cattaneo). Uno stato repubblicano, democratico e non monarchico.
L’altra corrente è quella che fa riferimento a Vincenzo Gioberti, nota come Neo-Guelfismo. Gioberti guardava ad una federazione di stati sotto l’autorità superiore del Papa. Per Gioberti, il popolo non poteva essere il soggetto della svolta in quanto, secondo lui, il Popolo ancora non esisteva. Queste due correnti/movimenti erano, com’è ovvio, di difficile conciliazione.
Cosa succede dopo il 1848?
- La rivoluzione era stata sconfitta e le costituzioni ottriate ritirate, ad eccezione del Regno di Sardegna dove era rimasto in vigore lo Statuto Albertino.
- Tra il 1848 ed il ‘52, il Governo D’Azeglio intraprende importanti riforme da cui parte un processo di laicizzazione dello Stato (1850 Leggi Siccardi) limitando i privilegi di cui aveva goduto il Clero fino ad allora.
Le leggi Siccardi erano delle leggi di separazione fra stato e chiesa, del Regno di Sardegna: la legge 9 aprile 1850 n. 1013 e 5 giugno 1850 n. 1037, che abolirono i privilegi goduti fino ad allora dal clero cattolico, allineando la legislazione piemontese a quella degli altri stati europei. Esse sono le leggi più note del quadro legislativo in materia ecclesiastica che fu impostato in Piemonte fra il 1848 e il 1861 e successivamente esteso e ampliato al Regno d'Italia.
Nel 1850 furono promulgate le leggi Siccardi (n. 1013 del 9 aprile 1850, n. 1037 del 5 giugno 1850), che abolirono tre grandi privilegi del clero, tipici degli stati di antico regime: il foro ecclesiastico, un tribunale che sottraeva alla giustizia dello stato gli uomini di chiesa oltre che per le cause civili anche per i reati comuni (compresi quelli di sangue), il diritto di asilo, ovvero l'impunità giuridica di chi si fosse macchiato di qualsiasi delitto e fosse poi andato a chiedere rifugio nelle chiese, nei conventi e nei monasteri, e la manomorta, ovvero la non assoggettabilità a tassazione delle proprietà immobiliari degli enti ecclesiastici (stante la loro inalienabilità, e quindi l'esenzione da qualsiasi imposta sui trasferimenti di proprietà).
Inoltre, tali provvedimenti normativi disposero il divieto per gli enti morali (e quindi anche per la chiesa e gli enti ecclesiastici) di acquisire la proprietà di beni immobili senza l'autorizzazione governativa. Nonostante l'opposizione di principio della Santa Sede, fu accettata da una parte del mondo cattolico (i cosiddetti cattolici liberali). I cattolici intransigenti promossero invece una strenua resistenza a queste leggi, che continuò anche a seguito della loro promulgazione e sfociò con l'arresto dell'arcivescovo di Torino, Luigi Fransoni, che venne processato e condannato ad un mese di carcere dopo aver invitato il clero a disobbedire a tali provvedimenti.
Fondamentale si rivela, nel 1852 la nomina a Primo Ministro di Camillo Benso di Cavour. Cavour era per l’allargamento delle basi dello stato; allargamento che doveva avvenire in modo graduale ed all’interno di un sistema monarchico-costituzionale. L’obiettivo di Cavour era quello di inserire il Regno di Sardegna tra gli stati europei più avanzati. Vediamo le sue linee di condotta:
1. Politica Interna
Creazione di un base politica solida, smussando le iniziative rivoluzionarie delle correnti estreme. Connubio tra sinistra moderata di Rattazzi e la destra liberale di Cavour. Tre fattori condizionano la politica di Cavour:
- La forte presenza nelle istituzioni in Italia della chiesa che condiziona tutta la politica italiana. Cavour vuole la laicizzazione dello stato (Libera Chiesa in libero Stato) che diventa uno dei principi fondatori del Liberalismo italiano.
- Il connubio (spesso definito come una forma degenerativa della politica – così com’è stato nel passato ventennio, quando il connubio si è trasformato in consociativismo) va visto come un momento in cui il governo, per poter governare, cerca l’appoggio dell’opposizione.
- La centralità del Parlamento.
2. Politica Economica
Cavour si ispira al modello dell’Inghilterra e favorisce la politica del libero scambio. Uno dei primi provvedimenti che fa è l’abolizione del dazio sul grano. Inoltre egli stipula accordi commerciali con Francia, Inghilterra e Belgio. Potenzia l’industria siderurgica e meccanica e attua il potenziamento della rete ferroviaria.
3. Politica Estera
- Politica anti-austriaca, finalizzata all’indipendenza;
- Guerra di Crimea contro la Russia a fianco di Francia, Inghilterra e Turchia;
- Accordi di Plombières con cui si allea con Napoleone III per la difesa contro l’Austria;
- 1859: 2a Guerra d’Indipendenza ed Armistizio di Villafranca con cui il Piemonte acquisisce la Lombardia, ma non il Veneto, come concordato a Plombières. Cavour si altera per questa decisione, bisticcia con il Re e dà le dimissioni dalla carica di Primo Ministro;
- 1860: i plebisciti in Emilia, Romagna e Toscana;
- Garibaldi e lo sbarco in Sicilia (Maggio 1860);
- Il 17/03/1861, Garibaldi rimette la sovranità dei territori conquistati a Vittorio Emanuele II che diventa il 1o Re dell’Italia Unita.
Da notare, in quest’ultima fase, alcune contraddizioni come “L’eccidio di Bronte” perpetrato dai “liberatori” garibaldini.
Eccidio di Bronte
Quando l'11 maggio del 1860 il generale Giuseppe Garibaldi sbarcò con i Mille nel porto di Marsala, sapeva benissimo che, per chiudere con successo la sua impresa, gli sarebbe stato assolutamente necessario l'appoggio e la partecipazione attiva dei siciliani. Questo sarebbe avvenuto solo se fosse stato accolto non solo come il liberatore dalla tirannide borbonica, ma anche come colui che poteva dare le possibilità di nascere ad una nuova società, libera dalla miseria e dalle ingiustizie. Con questo intento, il 2 giugno, aveva emesso un decreto dove prometteva soccorso ai bisognosi e la tanto attesa divisione delle terre.
Nell'entroterra siciliano si erano, dunque, accese molte speranze di riscatto sociale da parte soprattutto della media borghesia e delle classi meno abbienti. A Bronte, sulle pendici dell'Etna, la contrapposizione era forte fra la nobiltà latifondista rappresentata dalla britannica Ducea di Nelson, proprietà terriera, e la società civile.
Il 2 agosto al malcontento popolare si aggiunsero diversi sbandati e persone provenienti dai paesi limitrofi e scattò la scintilla dell'insurrezione sociale. Fu così che vennero appiccate le fiamme a decine di case, al teatro e all'archivio comunale. Quindi iniziò una caccia all'uomo e ben sedici furono i morti fra nobili, ufficiali e civili, tra cui anche il barone del paese con la moglie e i due figlioletti, il notaio e il prete, prima che la rivolta si placasse.
Il Comitato di guerra, creato in maggio per volere di Garibaldi e Crispi, decise di inviare a Bronte un battaglione di garibaldini agli ordini del genovese Nino Bixio per sedare la rivolta e fare giustizia in modo esemplare. Quando Bixio iniziò la propria inchiesta sui fatti accaduti larga parte dei responsabili era fuggita altrove, mentre alcuni ufficiali colsero l'occasione per accusare gli avversari politici. Il tribunale misto di guerra, in un frettoloso processo durato meno di quattro ore, giudicò ben 150 persone e condannò alla pena capitale l'avvocato Nicolò Lombardo (che, acclamato sindaco dopo l'eccidio, venne ingiustamente additato come capo rivolta, senza alcuna prova), insieme ad altre quattro persone: Nunzio Ciraldo Fraiunco, Nunzio Longi Longhitano, Nunzio Nunno Spitaleri e Nunzio Samperi. La sentenza venne eseguita mediante fucilazione l'alba successiva: per ammonizione, i cadaveri furono lasciati esposti al pubblico insepolti.
Per capire bene la storia, dobbiamo riflettere sulle contraddizioni che si evidenziano, caso per caso.
1861 – 1876
Questo fu un periodo molto travagliato in quanto, una volta realizzato il Regno d’Italia, adesso si trattava di fare la Nazione Italia, impresa tutt’altro che semplice.
Discorso della Corona al Parlamento (21/02/1861)
Signori Senatori! Signori Deputati!
Libera ed unita quasi tutta, per mirabile aiuto della Divina Provvidenza, per la concorde volontà dei Popoli, e per lo splendido valore degli Eserciti, l’Italia confida nella virtù e nella sapienza vostra. A voi si appartiene il darle istituti comuni e stabile assetto. Nello attribuire le maggiori libertà amministrative a popoli che ebbero consuetudini ed ordini diversi veglierete perché la unità politica, sospiro di tanti secoli, non possa mai essere menomata. L’opinione delle genti civili ci è propizia; ci sono propizi gli equi e liberali principi che vanno prevalendo nei Consigli d’Europa.…
Signori Senatori! Signori Deputati!
Io son certo che vi farete solleciti a fornire al mio Governo i modi di compiere gli armamenti di terra e di mare. Così il regno d’Italia, posto in condizione di non temere offesa, troverà più facilmente nella coscienza delle proprie forze la ragion dell’opportuna prudenza. Altra volta la mia parola suonò ardimentosa, essendo savio così lo osare a tempo, come lo attendere a tempo. Devoto all’Italia, non ho mai esitato a porre a cimento la vita e la corona; ma nissuno ha il diritto di cimentare la vita e le sorti d’una Nazione.…
Questi fatti hanno inspirato alla Nazione una grande confidenza nei propri destini. Mi compiaccio di manifestare al primo Parlamento d’Italia la gioia che ne sente il mio animo di Re e di Soldato. S.M. Vittorio Emanuele II, Re d’Italia
Se analizziamo le parole usate dal Re nel suo primo discorso al Parlamento, fatto in occasione della sua nomina a Re d’Italia, il 21 marzo 1861, vediamo come – a parte il forte legame della Casa Savoia con la Chiesa, evidente anche dalla formulazione dell’Art. 1 dello Statuto Albertino del 04/03/1848 – appare evidente come vi fosse una volontà di dare a tutti i territori annessi (che ebbero consuetudini ed ordini diversi) comuni istituzioni, comuni regole e maggiori libertà amministrative. Cosa, quest’ultima che non si è mai veramente realizzata per le difficoltà e le contraddizioni che il compito avrebbe comportato. Bisogna considerare che le annessioni al Regno Sabaudo – che erano avvenute in forza di plebisciti anziché per “costituente” e per “conquista” militare, anziché...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di Storia contemporanea
-
Appunti Storia
-
Appunti di Storia contemporanea
-
Appunti di Storia contemporanea