Che materia stai cercando?

Appunti di Storia Architettura Contemporanea: Parte Seconda Appunti scolastici Premium

Appunti di storia e metodi dell'architettura sulla seconda parte basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Baglione dell’università degli Studi Kore Enna - Unikore, facoltà di Ingegneria architettura e delle scienze motorie. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia e metodi dell'architettura docente Prof. C. Baglione

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

impegnati sul progetto di un grattacielo. Albini fu uno degli architetti che incarnarono questa attitudine

multidisciplinare, in cui le tre dimensioni disciplinari del disegno industriale, dell'architettura, dell'urbanistica, si

fondono secondo un indirizzo umanistico che lo accomunò ai principali maestri del Movimento Moderno.

1- Albergo-rifugio per ragazzi Pirovano (Aosta 1948-52) Commissionatogli dal suo maestro di sci, Giuseppe

Pirovano , è un altro esempio di interpretazione moderna del vernacolo locale è il rifugio di Albini a Breuil-

Cervina, progetto emblematico della volontà di portare l’elemento della tradizione ad essere accanto alla

semplicità moderna. Il progetto parte dall’analisi del procedimento costruttivo della baita valdostana,

composta da un blocco ligneo sovrapposto ad un altro in pietra e da esso distanziato mediante e da esso

distanziato mediante dei supporti a fungo per giungere ad una soluzione inequivocabilmente moderna. I

negozi e il locale caldaia sono situati al piano terreno, l’ingresso, i ripostigli e la cucina al primo piano, il

pranzo e il soggiorno al secondo, le camere da letto e i dormitori comuni al quarto e nel sottotetto.

Un’architettura fortemente radicata

nel sito. I pilastri rastremati che

reggono l’albergo per ragazzi

Pirovano a Cervinia, progettato nel

1949, lo caratterizzano con forza e

danno la sensazione grafica di

questo radicamento. Esso appare

evidente nel disegno generale

dell’edificio, coerente con lo stile

vernacolare della Valle d’Aosta,

costruito con i materiali tipici della

zona: il legno e la pietra. La

tripartizione scandita dalle alte

colonne offre tuttavia il destro all’esercizio di una libertà progettuale che Franco Albini ha tradotto con

maestria in soluzioni che respirano anche coi polmoni del moderno: nelle ampie balconate che si protendono

a diversi livelli, nelle finestre che si susseguono formando aperture “a nastro”.

FELIX CANDELA

Candela appartiene a quel gruppo di architetti, tra i quali Eero Saariner, Niemeyer e Utzon, che a partire dagli anni ’50

cominciarono ad usare membrane di calcestruzzo per coprire ampi spazi con strutture dalle forme geometriche

monumentali, nel tentativo di superare il linguaggio essenziale del movimento moderno e l’uniformità di linguaggio. I nuovi

architetti lavorano così su forme plastiche con strutture espressive che colpiscono la fantasia del fruitore. I critici hanno

quindi teso a raccogliere queste architetture come all’interno di una corrente con caratteri comuni; in realtà opere che

possono sembrare simili derivano da approcci progettuali molto diversi. Anche le opere di Candela sono frutto di un

pensiero ben diverso che anzi tende ad opporsi alle teorie di questo gruppo di architetti, infatti anche le sue opere

presuppongono fantasie progettuali ambiziose ed estremamente creative, la loro realizzazione si basa su un processo

che partendo dalla geometria e dalla matematica approda alla trasposizione delle strutture nello spazio. Candela critica le

membrane in calcestruzzo realizzate da certi architetti, in quanto vedeva in esse il risultato di un atto volontario del loro

creatore e non il risultato del calcolo e della matematica. Candela, formatosi come architetto, si interessa fin da subito ai

problemi di calcolo delle strutture, e per questo opera più come ingegnere , venendo definito come’’ artista strutturale’’. Il

suo pensiero è accomunato a quello di Pier Luigi Nervi, infatti entrambi criticavano ampiamente le opere di personaggi

come Saariner e Utzon, le quali non erano nate da scelte strutturali ma puramente formali. Va ricordato che sia Nervi che

Candela, oltre ad essere progettisti-strutturisti erano anche dei costruttori, per entrambi la rapidità di costruzione e i bassi

costi di produzione erano elementi essenziali del progetto. Candela nacque nel 1910 a Madrid e studiò alla Scuola

Superiore di Architettura, dove si laureò nel 1935; fin da subito si interessa alle problematiche strutturali dedicandosi allo

studio degli aspetti tecnici e dei materiali. Nel 1936 vince una borsa di studio presso uno studio di ingegneria in Germania.

Dopo aver preso parte alla guerra civile spagnola in qualità di ingegnere ufficiale delle forze repubblicane. Dopo la prigione

in un campo di concentramento profughi, nel 1939 giunge in Messico come rifugiato politico e nel ’41 ottiene la

cittadinanza. Nel paese centro americano, in questo periodo di grande sviluppo, decise di fondare una società per

costruzioni specializzata in coperture, la Cubertas Ala, insieme ai fratelli architetti Reyna. Si interessavano principalmente

di coperture in cemento armato sottile, strutture resistenti; questi gusci sottili non erano una novità ma erano già state

studiate in Germania, Svizzera ai primi del ‘900. Pur non essendo stato l’inventore di queste strutture, Candela formulò

l’equazione per il calcolo delle tensioni nelle membrane, ossia il sistema di calcolo per determinare

la migliore soluzione possibile, evitando qualsiasi spreco di materiale. Il repertorio di figure

geometriche adoperato da Candela, comprendeva sezioni coniche trasposte nella terza dimensione

attraverso una rotazione. Tra queste figure le più utilizzate dall’architetto fu quella cosiddetta a sella,

cioè un iperboloide iperbolico, ottenuto dallo scorrimento di una parabola con concavità verso il basso

lungo un iperbole con concavità verso l’alto. Una superficie molto nota ai matematici ma meno ai

profani è il "Paraboloide iperbolico" detto anche per la sua forma "superficie a sella". Caratteristica fondamentale di

questa superficie è quella di avere una doppia curvatura cosa che la rende molto rigida. Per questo motivo viene

utilizzata per realizzare le coperture di grandi spazi come chiese, palazzetti dello sport, sale di riunione. L’architetto

spagnolo Felix Candela amava molto questa forma e stabilì un primato riuscendo a realizzare la copertura in cemento

armato dei Cosmic Rays Laboratory di Citta del Messico con una struttura spessa solo 13 centimetri. Una nota marca di

patatine (Pringles) sfrutta questa forma per ottenere patatine che si rompono con più difficoltà e si impilano facilmente.

1- Padiglione dei raggi cosmici (Città del Messico 1951-52) il primo

esempio di copertura a sella realizzata fu questo padiglione della città

universitaria di Città del Messico. L’incarico consisteva nella realizzazione di

una sottile copertura di protezione per l’apparecchiatura per la insinuazione

dei neutroni, abbastanza sottile da non ostacolare il percorso delle radiazioni.

Candela sostituì la volta cilindrica del progetto originale con due volte a selle

su tre archi parabolici, riducendo lo spessore fino a 2 cm. Le strutture ottenne

un grande successo e da qui in poi Candela sperimentò tutte le possibili

variazioni di queste geometrie, combinando e ritagliandola.

Tra queste:

2- Magazzini con strutture di Copertura ad Ombrello

Prodotto dalla Cubiertas Ala, questo tipo di copertura è costituita da ombrelli rovesci quadrangolari, ottenuti dal ritaglio

della superficie di 4 paraboloidi iperbolici, 4 parti unite da un pilastro centrale cavo per lo scorrimento dell’acqua piovana.

Questa copertura ebbe un grande successo per gli edifici industriali per la sua efficacia, economicità e rapidità di

costruzione (si poteva infatti riutilizzare una stessa cassaforma). In un periodo di grande sviluppo industriale Candela ebbe

modo di sperimentare le sue coperture in molti impianti come il Caseificio a Tlanneantha.

3- Ingresso dei Laboratori Ciba Lederle (Città del Messico 1956) per lo

stabilimento farmaceutico progettato da Aleandro Prieto, Candela realizzò la

portineria e l’ingresso all’azienda. Il gabbiotto del portiere è composto da

pareti in vetro ed è coperto da due ombrelli parzialmente sovrapposti. La

parte più bassa delle aperture costituisce il corridoio che conduce all’interno

, mentre la monumentale parte superiore sotto alla quale passano le auto

aggetta notevolmente.

4- Locale Notturno la Jacaranda (Acapulco 1957) ormai demolito, il

nightclub ‘’La Jacaranda’’ sorgeva in un elegante quartiere della

città. Esso rappresentava non solo un ulteriore esempio della

vivacità progettuale di Candela, ma anche l’inizio di un processo

volto a vivacizzare lo spazio urbano con strutture distanti dal

linguaggio geometrico razionalista. Il committente richiedeva la

costruzione di un ristorante con sala da ballo all’interno di un

giardino caratterizzato da alberi di Jacaranda ( da qui il nome

del nightclub). L’edificio con pianta semicircolare è aperto verso

il giardino attraverso due ampi archi; la cupola è nera e di notte

quasi invisibile. Questa copertura fu tra le più rare realizzate da

Candela, a causa del costo elevato per le casseforme non

riutilizzabili. 5- Cappella a Lonas de Quernavaca (1958-59) pur

essendo un edificio dedicato al culto cattolico, la cappella

non ha alcun elemento tradizionale. Il guscio, formato da

un unico paraboloide, copre una piattaforma triangolare

con le panche per i fedeli. La parabola più grande

raggiunge un’altezza di 22 metri, mentre quella inferiore,

posta dietro all’altare, è di 8 metri, chiuso da una finestra

che illumina direttamente l’altare e si apre sul paesaggio.

La forma della cappella costituiva quasi una sfida alle leggi

della stabilità, e persino le tracce delle casseforme sulla

superficie infondevano dinamismo alla struttura.

6- Cappella di San Vincente (Coyoacòu 1956-59) il

sito a disposizione per questo progetto non era molto esteso

e doveva essere facilmente accessibile da una casa di riposo.

La base è costituita da tre triangoli

isosceli, le cui basi formano un

triangolo equilatero che ospita il

presbiterio. La copertura a guscio è

formata da 3 volte a sella squadrate,

che descrivono uno spazio interno di

2

circa 450 m . Le volte hanno uno

spessore di 4 cm e poggiano su due

punti all’imposta dell’arco direttamente al suolo. Barre di acciaio e graticcio, poste tra i

gusci, assorbono le forze orizzontali di trazione, tamponate da tre fili di vetrate triangolari.

7- Ristorante Les Manantiles (Xochimilco

1958) è l’opera forse più famosa di Candela e quella che certamente ebbe

più successo anche negli USA. L’architetto venne incaricato di costruire un

locale con una capienza di 1000 persone in sostituzione di un più piccolo

ristorante in legno andato distrutto durante un incendio. Candela decise di

realizzare un edificio a pianta circolare, coperta da una volta a crociera

formata da 4 paraboloidi iperboliche intersecate. All’interno le 8 nervature

che delimitano le superfici si dirigono verso al centro e ne risulta una

struttura a forma di fiore di loto con coperture ampie.

Stabilimento Bacardi (Cuantitlan 1960) alla fine degli anni ’50, la ditta

8-

Bacardi incaricò Candela di costruire uno stabilimento per l’imbottigliamento con depositi. Il progetto di Candela

prevedeva 6 volte a crociera a pianta quadrata e bordi liberi all’interno di un impianto rettangolare. Ogni crociera

era costituita dall’incrocio di due volte a sella; in realtà realizzò tre volte a

crocieratra le crociere inserisce delle finestre a nastro per illuminare le attività

industriali, insieme alle ampie vetrate degli archi parabolici lungo il perimetro.

Tiranti in acciaio collegano le fondamenta per portare le forze orizzontali. I

rinforzi a crociera sono completamente nascosti alla vista dentro e sono

sostanzialmente invisibili dall'esterno. Sono travi a V, che Candela utilizza in

tutte le sue volte a crociera. Inoltre, i rinforzi del bordo sono arretrate dal

bordo, consentendo la magrezza del guscio di essere pienamente espresse.

Gli archi sono situati direttamente sopra le pareti di vetro.

9- Chiesa di Nostra Signora dei Miracoli (Città del Messico 1953-55) per questa

chiesa vennero usati 21 tipi di volte derivate da quelle a sella. L’interno risulta

slanciato come una chiesa gotica e la navata centrale

è delimitata da pilastri su cui scaricano gli ombrelli.

L’impianto è costituito da un piccolo nartece

leggermente rientrante. Felix Candela utilizza

l’ombrello rovesciato come basamento

fornendo una soluzione molto economica al

problema frequente di fondazioni in terreni di bassa portanza. Il risultato è

uno spazio interno assolutamente senza precedenti, qualcosa che non era mai stato visto prima. Si

tratta di una zona ad alto contenuto espressionista, a causa di torsione forme e un sacco di contrasti

generati da quelli che sembrano superfici piane.

Scultuta a Plaza Los Abanicos (1958, Cuernavaca)

10- Nella parte meridionale della città, a metà degli anni

’50 si cominciarono a costruire infrastrutture

primarie in vista per la realizzazione di un nuovo

quartiere residenziale. Candela venne incaricato a

costruire una struttura dalla forma audace che

mettesse in risalto il viale di accesso al quartiere.

Costituita da una base triangolare, le tre travi

portanti si incontrano e sviluppano verso l’alto. La

parte inferiore racchiude tre volte a sella, mentre

quella superiore è costituita da ventagli composti da

sottili lastre di cemento.

La sua maggiore soddisfazione non consiste nell’aver eseguito certe strutture spettacolari, ma nell’aver contribuito

anche in misura minima, ad alleggerire l’ingente problema di coprire economicamente spazi abitativi, dimostrando che

la costruzione di gusci non costituisce un’impresa straordinaria che dà immortalità ai suoi autori, ma un procedimento

costruttivo semplice e flessibile.

JORN UTZON (1918-2008)

L’architetto danese Jorn Utzon nasce nel 1918 a Copenaghen e studia all’accademia di belle arti di Copenaghen . Tra

la fine della guerra del e il 1957, anno in cui vince il concorso per la Sidney Opera House, viaggiò molto ma ebbe

poche commissioni. Lavorò per un periodo nello studio di Aalto, assimilò molto dell’opera di Asplund e visitò Talesien,

dove conobbe Wright, di cui Utzon si ritiene discepolo, anche se Wright aveva definito l’Opera House un ‘’tendone da

circo’’. Ebbe modo di viaggiare in Messico, estremo oriente e nord Africa, riempiendo i suoi quaderni di disegni e

suggerimenti. Le più forti influenze derivano dalle costruzioni in fango del Marocco e dalle cubiche forme aggregate

dei villaggi berberi, disposte a grappolo intorno a piattaforme a terrazze nelle vicinanze delle montagne dell’Alto Atlante.

Utzon è spesso identificato con il suo lavoro più celebre, l’Opera House di Sidney, ma altri suoi progetti sono frutto di

una sapiente capacità di organizzare lo spazio. Tra i pochi edifici costruiti prima dell’Opera House bisogna citare la

casa per la sua famiglia Casa Utzon a Hellebaeck del 1952 in Danimarca, che dimostra gli influssi di Wright e di Mies

con i suoi setti che proseguono oltre la copertura. Nel Complesso KINGO a Elsinore in Danimarca (1956-60),

complesso di case unifamiliari, Utzon sperimenta una tipologia di case a L con una corte chiusa, abitazioni chiuse

verso l’esterno ed aperte verso il giardino, realizzate con materiali tradizionali come mattoni e tegole. Organizza poi il

tipo abitativo in un complesso asimmetrico che segue la topografia del sito.

Nel Complesso Residenziale Fredensberg (1959-62) adopera la stessa tipologia abitativa del complesso Kingo, ma

con una disposizione a schiera.

1- Sidney Opera House (1957-66) La struttura possiede più di mille fra sale da concerti e stanze per altre attività:

quella principale, la Concert Hall, ospita 2679 posti a sedere ed è il principale progetto per cui Utzon è conosciuto,

portato poi a termine in forma modificata, dopo le dimissioni dell’autore. Essa è costituita da una piattaforma in

granito lunga 185 metri e larga 120 posta nell’acqua in cui poggia un basamento gradonato che ospita le due sale

da concerto coperte con svettanti vele bianche. Il tema della piattaforma era già presente in alcuni progetti di case

di Utzon, ma in un contesto più monumentale qui, sembra ispirarsi ai colli artificiali a gradoni del Monte Albano,

antico sito messicano visitato e rivisitato durante i suoi viaggi. I gusci erano un invenzione sorprendente, forse in

parte influenzato dalle

astrazioni di Bruno Taut,

come i disegni espressionisti

della Corona della Città o a

rappresentazioni di Sharonn.

Lo stesso Utzon paragona la

sua opera ad una cattedrale

gotica con forme simboliche

(forse astrazione delle

nuvole); ad esempio i

montanti delle finestre sono

probabilmente riconducibili

all’interesse dell’architetto

per le strutture delle ali degli uccelli. L’incarico fu affidato a Utzon nel 1957 in seguito alla sua vittoria del concorso

bandito quell’anno, uno dei primi concorsi internazionali dopo la guerra. Tra i componenti della commissione vi

era anche Saariner, e si dice che il progetto di Utzon fu recuperato dopo una prima fase durante la quale era stato

escluso. E’ comprensibile che Saariner, che in questo periodo stava progettando il terminal TWA e il palazzetto di

Hockey, rimase colpito dal progetto e lo appoggiò. Nel 1959 viene posta la prima pietra per la costruzione della

piattaforma, ma in realtà il problema della costruzione delle vele non era ancora stato risolto. Le geometrie delle

vele venne poi pian piano modificata per l’effettiva realizzazione strutturale. Individuata la forma, il problema si

spostava sulla realizzazione, poi risolta nel 1961-62 grazie all’aiuto dell’ingegnere Ove Arup, che progettò una

struttura formata da nervature portanti con elementi prefabbricati e fu ulteriormente variata la forma geometrica

delle vele, che doveva derivare dalla porzione di una sfera di 75 m di raggio. Vennero realizzati per questa

soluzione sferica elementi standard prodotti a piè d’opera e rivestiti con piastrelle bianche lucide ed opache color

crema. L’idea della copertura a vela era già stata usata nel 1961 nel progetto della casa a Baynew, molto simili

all’Opera House. All’interno le sale risultano svincolate dall’involucro, è come se fossero delle scatole modellate

su studi di acustica. Durante la realizzazione vi furono molti problemi legati ai costi di costruzione e in seguito a

mutamenti politici (cambiò committente), Utzon minacciò di dimettersi e la nuova committenza lo liquidò. Il progetto

fu affidato nel 1966 ad un grippo di progettisti ed ultimato senza la direzione del primo autore. Nonostante per

Utzon ciò sia stata una delusione, l’opera riscosse un grande successo. La sua struttura esterna a “gusci” bianchi

(che secondo molti richiamano le vele di una nave), ricavata dal taglio di spicchi irregolari da una sfera, è stata da

molti definita un capolavoro dell’architettura moderna. Le sala principale è la Concert Hall, dagli interni in legno e

ispirata, nella sua altezza, a una cattedrale: contiene uno degli organi a canne più grandi del mondo; il vero teatro

dell’Opera è la seconda sala più grande: ospita circa 1500 persone e i sedili sono interamente in legno di betulla.

Ci sono poi altre due sale adatte per rappresentazioni teatrali.

Chiesa di Bagsvaerd (Danimarca 1973-76) la chiesa si presenta esternamente allungata e squadrata, quasi come

2- una costruzione industriale; l’interno è invece modellato con le curve superfici bianche del soffitto in cemento. Il

design del soffitto gettato in opera, è ispirato dalla forma delle nuvole e dalla calligrafia orientale. Ne risulta una

rassomiglianza più vicina a forme vive e dinamiche che ad elementi architettonici convenzionali. L’arredamento di

legno è usato per dare un’impressione più calda alla stanza. La galleria è illuminata dall’alto da luce che “scivola”,

come acqua che gocciola sulla roccia, sulla superficie rugosa degli elementi precompressi di calcestruzzo bianco.

L’altare ed il fonte battesimale, sono fatti di calcestruzzo bianco levigato che s’inserisce gradevolmente

nell’atmosfera della stanza e crea una sensazione d’unisono, tra le nuvole sopra e l’assemblea sotto. L’atmosfera

della luce che traspariva attraverso le nuvole, è qui riflessa dalle curve del soffitto di cemento bianco della chiesa

di Bagsvaerd. L’ ’ammirazione di Uzon per il flusso regolare della calligrafia Islamica si ritrova nel profilo dei soffitti


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

13

PESO

1.53 MB

AUTORE

archifra

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Architettura
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher archifra di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e metodi dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Kore Enna - Unikore o del prof Baglione Chiara.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia e metodi dell'architettura

Appunti di Storia Architettura Contemporanea Parte Prima
Appunto
Appunti di Storia Architettura Contemporanea: Parte Terza
Appunto
Appunti di Storia Architettura Contemporanea: Parte Quarta
Appunto
Appunti di Storia Architettura Contemporanea Parte Finale
Appunto