Estratto del documento

ALDO ROSSI (1931-97)

Nato a Milano nel 1931 e studia al Politecnico, dove segue i corsi di Ernesto Rogers. Rogers, insegnante di composizione,

con grande carisma, trasmette ai suoi allievi una forte attenzione per la storia e l’idea che l’architetto debba essere un

intellettuale. Molti dei suoi studenti, tra cui Rossi, Gregotti, Grassi , collaborarono anche dopo la laurea, con Casabella-

Continuità, presentando articoli e foto storiche in cui si dava rilievo alle preesistenze ambientali. Molti di loro scrissero in

quegli anni testi teorici. Rossi scrisse ‘’l’architettura della città’’ nel 1966 e Gregotti nello stesso anno ‘’ il territorio

dell’architettura’’, che non solo rappresentano lavori preliminari rispetto alle opere architettoniche realizzate subito dopo,

ma anche lavori anticipatori delle loro idee, destinate a segnare profondamente il dibattito architettonico degli anni ’60 e

’70. Nel 1965 Rossi aveva curato, scrivendone l’introduzione, il testo ‘’architettura, saggio nell’arte’’ di Baullè. Rossi

riconosce in Baullè il precursore di quello che egli chiama ‘’Razionalismo esaltato’’. Nell’interpretazione di Rossi il rifiuto

da parte di Baullè della posizione funzionalista (razionalismo convenzionale) comporta l’individuazione del nucleo

‘’emozionale’’ dell’architettura, incarnato dal tema, e messo in opera dal carattere dell’opera. Ciò accomuna Baullè a L.C.

per il quale il fine dell’architettura è commuovere. Le letture che Rossi dà al pensiero di Baullè naturalmente trascende

ogni prospettiva storica e mira ad individuare una teoria dell’architettura al di là delle contingenze. Per le sue riflessioni

Rossi parte dal concetto di ‘’architettura autonoma’’, formulato da Kaufmann in relazione alle forme architettoniche

illuministe (dei visionari di fine ‘700) per arrivare ad uno dei concetti fondamentali della sua teoria, quello di Autonomia

dell’Architettura. Per lui l’autonomia dell’architettura riguarda il contributo che questa offe alla crescita della città.

Autonomia quindi, non come libertà dell’architettura da ogni vincolo; pur tenendo conto del ruolo dei sistemi politici, sociali,

economici, nella costruzione della città, Rossi considera quest’ultima essenzialmente come una struttura spaziale regolata

da leggi ed elementi che l’architettura stessa elabora e fornisce. La prima opera che fa di Rossi uno dei protagonisti di

quella generazione è un libro, L’architettura della città, pubblicato nel 1966, che diventa ben presto una pietra miliare nella

letteratura architettonica internazionale. In esso, oltre alla classificazione analitica delle tipologie edilizie della città nella

storia, è contenuta un’idea straordinaria di città intesa come «scena fissa delle vicende dell’uomo, carica dei sentimenti di

intere generazioni, di eventi pubblici, di tragedie private, di fatti nuovi ed antichi». Questa idea che la forma della città sia

legata alle vicende degli uomini che la abitano era un messaggio semplice ed elementare ma folgorante nella sua forza e

unicità, maturato non sono dagli studi ma dall’esperienza dell’architettura. La prima opera che fa di Rossi uno dei

protagonisti di quella generazione è un libro, L’architettura della città, pubblicato nel 1966, che diventa ben

presto una pietra miliare nella letteratura architettonica internazionale. In esso, oltre alla classificazione

analitica delle tipologie edilizie della città nella storia, è contenuta un’idea straordinaria di città intesa come

«scena fissa delle vicende dell’uomo, carica dei sentimenti di intere generazioni, di eventi pubblici, di tragedie

private, di fatti nuovi ed antichi». Questa idea che la forma della città sia legata alle vicende degli uomini che

la abitano era un messaggio semplice ed elementare ma folgorante nella sua forza e unicità, maturato non

La città, come luogo dove si sedimenta la memoria collettiva,

sono dagli studi ma dall’esperienza dell’architettura.

è determinante della forma degli oggetti che la determinano e che contribuiscono a rendere la continuità stessa nella città.

Il concetto non è quindi legato alla funzione, poiché questo nel tempo può cambiare, ma alla forma di certe architetture

che strutturano la città. All’interno di questo ragionamento diventa fondamentale il concetto di tipo. La tipologia è uno

strumento di identificazione dell’architettura e l’elemento di connessione con la morfologia urbana. Concretizzando le sue

idee nello studio di tipologie storiche per radicare la propria architettura in una tradizione storica, nella memoria del

classico. Il recupero del classico è visto come un tentativo di riportarlo

alle origini, di farne rivivere la spontaneità attraverso le forme primarie e

i solidi geometrici puri, o le scansioni ritmiche di vuoti e pieni: un costruire

primitivo (o infantile) con un ricorso alle geometrie elementari,

all’assemblaggio di forme semplici, un processo di semplificazione

formale. Da queste teorie discende il Progetto di Unità Residenziale San

Rocco di Monza (1966), realizzato assieme a Grassi; qui affronta il in

tema della tipologia (nella fattispecie la

collaborazione con G.Grassi.

casa a corte, derivata dalle cascine lombarde e dalle abitazioni bulinasi),

come elemento generatore di blocchi edilizi definiti e della strutturazione

ordinata di un insediamento periferico, attraverso maglie ortogonali e

riferimenti tipologici. Questi elementi compongono le teorie dei fatti

urbani, centro del suo libro e in base alla quale la città si struttura.

Comprendere il fatto urbano significa comprendere il processo stesso di formazione della città. Nel Monumento ai

Partigiani a Segrate (1965) il ricorso alle forme geometriche elementari, insieme a forme derivate dalle costruzioni infantili,

è teso a dimostrare l’importanza della memoria al processo di formazione di un’architettura, che ambisce a farsi

compiutamente monumento. Le rappresentazioni di Rossi sono molto particolari, non si tratta di progetti veri e propri ma

di disegni compositivi di forme e colori legati alla memoria personale dell’architetto. I suoi disegni spesso inizialmente non

legati a progetti specifici, ricompaiono durante la sua camera come elementi fissi = memoria). Insieme a Carlo Aymonino

Complesso Residenziale al Quartier Gallaratese di Milano (1967-79). La convenzione tra il Comune di Milano

progetta il e la “Società Mineraria Monte Amiata” consente alla

fine degli anni Sessanta la costruzione di residenze

per 2.400 abitanti in un’area posizionata

strategicamente lungo la direttrice nord-ovest di

Milano. Nell’impostazione del progetto, lo studio di

Carlo Aymonino trascura deliberatamente il luogo,

totalmente privo di riferimenti sia naturali che

artificiali. I progettisti agiscono accentuando il

distacco dal contesto mediante la definizione di

cinque corpi di fabbrica di altezze e profondità

diverse, disposti a ventaglio intorno a un cardine, e

connessi tra loro dai percorsi di collegamento e dagli

spazi commerciali e di svago. Due triangoli speculari

sono gli elementi ordinatori che evitano l’isolamento e l’autonomia delle singole parti che lo compongono. Un teatro

all’aperto assume il compito di disarticolare lo spazio e si configura come cerniera di relazione tra i corpi di fabbrica in

linea, offrendosi come luogo di relazione e di scambio, sia sociale che formale. In questo senso lo spazio pubblico risulta

sostanziale e sostanzioso. Nel complesso vige l’idea di un disordine programmatico: il Gallaratese “indovina” il futuro della

metropoli, spersonalizzato ma formalmente caratterizzato. Anche l’uso vivace dei colori è un espediente per inserire

variazioni in un panorama che si profila uniforme e privo di stimoli. All’«espressionismo moderato di Carlo Aymonino»

(Tafuri, 1980), Aldo Rossi contrappone un blocco geometrico puro, «sospeso al di sopra di ogni ideologia». Mentre

Aymonino fa uso del linguaggio della sovrapposizione e della complessità compositiva di oggetti aggregati, Rossi fa tacere

la forma. Il progetto rossiano si limita infatti a tracciare un edificio in linea che si offre come un «segno assoluto»; un segno

che assume come proprio riferimento la tipologia della residenza popolare lombarda: «il percorso del ballatoio ha il valore

di una strada. L’organizzazione interna quindi si adatta all’edificio» .Rossi realizza nel quartiere una stecca abitativa ben

diversa da quelle progettare da Aymonino; entrambi rimandano alle abitazioni tipiche milanesi a ballatoio. L’unità

residenziale di Rossi presenta al piano terra un portico scandito sa setti e ispirato al razionalismo degli anni ’30 (si parla

infatti di tendenze neo razionaliste, ma il razionalismo apparteneva già al passato ed era preso come una sorte di

citazione). Sulla scia delle riflessioni sulla città, Rossi presenta, in occasione della biennale del 1976, un collage dal titolo

LA CITTA’ ANALOGA, realizzata assieme ad alcuni architetti svizzeri, che nel 1972 lo avevano invitato ad insegnare al

Politecnico di Zurigo (dopo l’occupazione del Politecnico di Milano). Nella

tavola sono dipinti diversi progetti, secondo un montaggio più o meno

arbitrario, la ricostruzione della città vitruviana di Cesar Cesariano, il

tracciato urbano di Como, il sentiero della casa di Schinkel, a Charlottenhof,

la griglia del quartier San Rocco di Monza, la spina centrale del Cimitero di

Modena, il Monumento di Sagrate, la stecca del Gallaratese, le cabine

dell’Elba, insieme ad oggetti e memorie, come le caffettiere di Rossi. Fa

riferimento ad un quadro del Canaletto che raffigura il progetto di Palladio

per il ponte di Rialto, assieme ad una serie di capricci, per dar vita ad una

sorta di collezione di immagini, che continuamente ritornano nel corso della

sua vita e nei confronti di cui egli sviluppa una speciale affinità. Nel 1976

Aldo Rossi disegna, secondo lo stile degli antichi, una città immaginaria

composta dal collage di progetti, immagini e luoghi da lui amati. La chiama

“Città analoga”, ricordando con questo titolo la mescolanza di desiderio,

sogno e ragione presente in ogni autentico progetto di architettura. È questa la cifra di una poetica personalissima in cui

emergono, insieme al rigore e alla razionalità dei principi, nostalgie dell’infanzia e una specialissima tenerezza per il mondo

della Lombardia e della sua storia: le grandi corti delle cascine di campagna, i sacri monti, le «ville abbandonate» sul Lago

maggiore, suo luogo d’affezione per eccellenza, e ancora il San Carlone di Arona o il David di Tanzio da Varallo.

Un elenco tra immaginazione, memoria e analogie, in cui si consacra la sua figura di architetto-artista. Così il ricordo dei

lunghi ballatoi operai e delle case di ringhiera si trasforma nella Casa al Gallaratese di Milano (1967) Nel 1978 fu invitato

a realizzare un frammento della mostra ROMA INTERROTTA, La Mostra Internazionale di Architettura di Venezia accoglie

l'esposizione Roma Interrotta, un progetto nato nel 1978 da Pietro Sartogo per ri-pensare una Nuova Roma intervenendo

direttamente sul nucleo storico della città. Il progetto del '78

prendeva in esame l'area descritta nella Pianta di Roma di Giovan

Battista Nolli, ultimo grande disegno urbano della città.Con i

progetti dei dodici architetti invitati - Piero Sartogo, Costantino

Dardi, Antoine Grumbach, James Stirling, Paolo Portoghesi,

Romaldo Giurgola, Robert Venturi, Colin Rowe, Michael Graves,

Leon Krier, Aldo Rossi, Robert Krier - fu allestita una mostra ai

Mercati Traianei di Roma. Roma interrotta è diventata nel tempo

una vera icona del progetto urbano, in ragione di un suo itinerario

espositivo internazionale che ha toccato tra l’altro sedi prestigiose

come il Cooper Hewitt Musem di New York, l'Architectural

Association di Londra, il Centre Georges Pompidou di Parigi, il Centro de Cultura Contemporanea di Barcellona.

Un’immagine di Roma, ancora armonica dove Rossi, così come gli altri partecipanti (Stirling,

Portoghesi,Venturi..ecc.)inserisce immagini e progetti del suo repertorio personale. Nella tavola di Rossi compaiono ,oltre

alla pianta delle Terme di Caracalla, alcuni suoi progetti. Il tema della città analoga ritorna anche nel progetto del Cimitero

San Cataldo a Modena (1971-78), una delle opere più famose di Rossi, dove attinge ad una serie di immagini tratte dal

suo repertorio mentale (egli stesso affermava ‘’non invento, ricordo’’ , ‘’ una città dei morti analoga alla città dei vivi’’. Il

progetto è legato al concorso di ampliamento dell’esistente cimitero di Modena. Rossi propone di duplicare il cimitero

attraverso una serie di costruzioni intermedie. Il nuovo recinto è una catena di eventi architettonici che si susseguono: i

monumentali portici di ingresso, le lunghe stecche perimetrali degli ossari, il cubo rosso punteggiato di finestre del sacrario,

il triangolo di corpi paralleli del colombario, il tronco di cono della fascia comune. L’intera immagine del progetto richiama

alla mente l’idea dello scheletro. L’architetto stesso disse che la forma ricorda l’immagine dello scheletro, le ossa sono

legate ad un’esperienza vissuta (come dirà in ‘’autobiografia scientifica’’). La forma conica è ispirata al tipo del mausoleo

antico, le visioni astratte di Baullè, mentre il cubo rosso è tratto dal progetto di Adalberto Libero per il Piano Regolatore di

Aprilia. L’aspetto complessivo è quello di un quartiere residenziale popolare (case dei vivi= case dei morti). Legato alle

Scuola

forme delle esperienze infantili e all’universo metafisico dei quadri di De Chirico, è invece il progetto della

Elementare di Fagnano Olona (1972-76), La scuola è

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 11
Appunti di Storia Architettura Contemporanea: Parte Quarta Pag. 1 Appunti di Storia Architettura Contemporanea: Parte Quarta Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 11.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia Architettura Contemporanea: Parte Quarta Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 11.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Storia Architettura Contemporanea: Parte Quarta Pag. 11
1 su 11
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher archifra di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e metodi dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università della Sicilia Centrale "KORE" di Enna o del prof Baglione Chiara.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community