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Appunti di Storia Architettura Contemporanea: Parte Quarta Appunti scolastici Premium

Appunti di storia e metodi dell'architettura sulla quarta parte basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Baglione dell’università degli Studi Kore Enna - Unikore, facoltà di Ingegneria architettura e delle scienze motorie. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia e metodi dell'architettura docente Prof. C. Baglione

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della Lombardia e della sua storia: le grandi corti delle cascine di campagna, i sacri monti, le «ville abbandonate» sul Lago

maggiore, suo luogo d’affezione per eccellenza, e ancora il San Carlone di Arona o il David di Tanzio da Varallo.

Un elenco tra immaginazione, memoria e analogie, in cui si consacra la sua figura di architetto-artista. Così il ricordo dei

lunghi ballatoi operai e delle case di ringhiera si trasforma nella Casa al Gallaratese di Milano (1967) Nel 1978 fu invitato

a realizzare un frammento della mostra ROMA INTERROTTA, La Mostra Internazionale di Architettura di Venezia accoglie

l'esposizione Roma Interrotta, un progetto nato nel 1978 da Pietro Sartogo per ri-pensare una Nuova Roma intervenendo

direttamente sul nucleo storico della città. Il progetto del '78

prendeva in esame l'area descritta nella Pianta di Roma di Giovan

Battista Nolli, ultimo grande disegno urbano della città.Con i

progetti dei dodici architetti invitati - Piero Sartogo, Costantino

Dardi, Antoine Grumbach, James Stirling, Paolo Portoghesi,

Romaldo Giurgola, Robert Venturi, Colin Rowe, Michael Graves,

Leon Krier, Aldo Rossi, Robert Krier - fu allestita una mostra ai

Mercati Traianei di Roma. Roma interrotta è diventata nel tempo

una vera icona del progetto urbano, in ragione di un suo itinerario

espositivo internazionale che ha toccato tra l’altro sedi prestigiose

come il Cooper Hewitt Musem di New York, l'Architectural

Association di Londra, il Centre Georges Pompidou di Parigi, il Centro de Cultura Contemporanea di Barcellona.

Un’immagine di Roma, ancora armonica dove Rossi, così come gli altri partecipanti (Stirling,

Portoghesi,Venturi..ecc.)inserisce immagini e progetti del suo repertorio personale. Nella tavola di Rossi compaiono ,oltre

alla pianta delle Terme di Caracalla, alcuni suoi progetti. Il tema della città analoga ritorna anche nel progetto del Cimitero

San Cataldo a Modena (1971-78), una delle opere più famose di Rossi, dove attinge ad una serie di immagini tratte dal

suo repertorio mentale (egli stesso affermava ‘’non invento, ricordo’’ , ‘’ una città dei morti analoga alla città dei vivi’’. Il

progetto è legato al concorso di ampliamento dell’esistente cimitero di Modena. Rossi propone di duplicare il cimitero

attraverso una serie di costruzioni intermedie. Il nuovo recinto è una catena di eventi architettonici che si susseguono: i

monumentali portici di ingresso, le lunghe stecche perimetrali degli ossari, il cubo rosso punteggiato di finestre del sacrario,

il triangolo di corpi paralleli del colombario, il tronco di cono della fascia comune. L’intera immagine del progetto richiama

alla mente l’idea dello scheletro. L’architetto stesso disse che la forma ricorda l’immagine dello scheletro, le ossa sono

legate ad un’esperienza vissuta (come dirà in ‘’autobiografia scientifica’’). La forma conica è ispirata al tipo del mausoleo

antico, le visioni astratte di Baullè, mentre il cubo rosso è tratto dal progetto di Adalberto Libero per il Piano Regolatore di

Aprilia. L’aspetto complessivo è quello di un quartiere residenziale popolare (case dei vivi= case dei morti). Legato alle

Scuola

forme delle esperienze infantili e all’universo metafisico dei quadri di De Chirico, è invece il progetto della

Elementare di Fagnano Olona (1972-76), La scuola è dedicata a Salvatore Orrù, medico condotto che operò a Fagnano

dal novembre 1938 al 1962.Si tratta di un complesso

costituito da forme semplici, che racchiudono nello

spazio centrale un cilindro che ospita le sale

polivalenti. In alcune parti inserisce elementi legati

alle sue affezioni, come la ciminiera rossa

all’ingresso, tratta da De Chirico. Il concetto centrale

di questa scuola è quello di realizzare una piccola

città: questa città si svolge attorno a una piazza

centrale su due piani. Questa piazza è realizzata

come un teatro a gradoni; in questo teatro all’aperto

si svolgono le lezioni, manifestazioni politiche,

riunioni. Il cilindro è la biblioteca della scuola e una

biblioteca al servizio del quartiere. Nel primo corpo

che si incontra si trovano i locali della direzione e del

medico, e la mensa; successivamente, le aule che si sviluppano normalmente intorno a un asse centrale, divise per cicli,

tutte rigorosamente orientate ad est, sud-est. La parte superiore è la palestra. Le aule sono 22. Il camino posto in testa

alla scuola ha un valore simbolico; è realizzato in mattoni come le vecchie fabbriche e riporta la scuola al significato del

paesaggio industriale che la circonda. Anche nella Scuola Media Broni (1978-

81) adopera un impianto semplice e simmetrico; qui all’interno della corte

quadrata inserisce un corpo ottagonale che fa riferimento al teatrino ottagonale

di De Chirico, così come il frontone di ingresso (con l’orologio) è tratto da De

Chirico. La scuola si trova al centro del grande complesso scolastico del comune

di Broni. Le attrezzature sportive e la mensa sono comuni al liceo già costruito.

I due edifici scolastici e la mensa sono collocati nel verde attrezzato. La scuola

è a un piano con tipologia a corte e giardino interno. Tutte le diverse parti si

organizzano attorno al giardino centrale dove si trova lo spazio per l’attività

collettiva, teatro-auditorium con possibilità di essere aperto a incontri culturali

sull’atrio principale. Nel teatro-auditorium tutte le attività della scuola trovano un

momento di sintesi globale.Tutto l’edificio è a struttura mista in blocchi

prefabbricati e cemento armato. Le facciate sono intonacate e tinteggiate. I

serramenti sono in metallo verniciato. La copertura è in lamiera preverniciata

con pannelli di materiale insonorizzante antirombo. In riferimento al teatrino di

De Chirico c’è anche il TEATRINO DEL MONDO , Padiglione temporaneo

realizzato per la Biennale di Venezia del 79-80; qui su un impianto rettangolare

compare un tetto ad ombrello e la tipica palla con bandiera in cima È stato, ed ancora oggi è, uno dei progetti più suggestivi

dell’opera di Aldo Rossi. Il Teatro venne costruito in un bacino di Fusina, un piccolo porto della laguna, su di una chiatta.

Fu quindi rimorchiato a Venezia ed ormeggiato alla Punta della Dogana, sul Canal

Grande, di fronte a Piazza San Marco. L'edificio era costituito da una struttura portante

in tubi di acciaio rivestita da un tavolato di legno e raggiungeva un'altezza complessiva

di 25 metri. Il corpo principale del Teatro era costituito da un parallelepipedo a base

quadrata di circa 9,5 metri di lato per un'altezza di 11 metri. Sulla sua sommità un

tamburo ottagonale sosteneva una copertura a falde in zinco. All'interno il palcoscenico

era situato al centro, ed il pubblico prendeva posto ai lati o nelle gallerie al piano

superiore raggiungibili tramite le scale poste ai lati del parallelepipedo Nel 2004 il

Teatro è stato ricostruito a Genova come una delle installazioni delle celebrazioni di

“Genova Capitale Europea della Cultura”.. Seguendo le tradizioni del carnevale

veneziano, Rossi realizza un’architettura intrisa di memoria storica (forma storica dei

battisteri italiani dell’800) insieme ad un repertorio di immagini infantili personali (le

cabine al mare). Il curatore della Biennale dell ’80 era Paolo Portoghesi, importante

figura, più come storico che come progettista, che interviene sul tema del recupero

della storia. Portoghesi intitola la mostra di architettura della Biennale ‘’ presenza del

passato’’ e realizza un’installazione alle Corderie dell’ Arsenale, detta ‘’strada novissima’’, dove diversi architetti sono

invitati a realizzare portali o facciate tratte dal repertorio storico, che fungono da ingresso alle singole mostre degli architetti.

Quest’evento è considerato come la nascita del Post moderno in Italia, e lo stesso Rossi è talvolta considerato

appartenente a questa tendenza. Ma se il recupero del classico, il dialogo con le preesistenze, il carattere ironico e giocoso

sono motivi comuni al post moderno, ciò che nel post moderno è una superficiale ribellione al moderno , in Rossi è invece

il riflesso di un’intima scelta supportata da ragioni teoriche. Agli inizi degli anni ’80 Rossi partecipa al progetto IBA di

Berlino, mostra internazionale dell’edilizia che tentava di trasformare Berlino Ovest, che presentava notevoli vuoti urbani.

Vennero invitati diversi architetti, tra cui Rossi, Eisenmann e Ungers. Si trattò di una ricostruzione critica della città,

attraverso un laboratorio di architettura moderna. Un primo piano IBA era stato organizzato negli anni ’50, vi parteciparono

oltre a L.C. anche gli Smithson. Il secondo IBA degli anni ’80 si contrappose al razionalismo degli anni ’50 con il tema

della città storica reinterpretata in chiave moderna. Una parte storica della città appartenevano a Berlino est. Rossi a

Edifici Residenziali sulla Friedrichstrasse (1980-88) , edifici con grandi superfici in mattoni accostati ad

Berlino realizzò

ampie vetrate, omaggi alle opere di Schinkel e di Mies. Inserisce inoltre in soluzione d’angolo, una possente colonna

bianca, derivata dalla classicità. Grande edificio a blocco per residenze, uffici, spazi commerciali e ampio parcheggio

sotterraneo comune, progettato nel 1992-94 e realizzato nel 1995-98. Occupa un intero isolato di delimitato da

Schützenstraße, Charlottenstraße, Zimmerstraße e Markgrafenstraße. La costruzione si trova nei pressi della

Friedrichstraße, in una zona gravemente bombardata durante la II Guerra mondiale. Per la sua progettazione Rossi si è

rifatto all’antica struttura urbanistica della Friedrichstadt, con l’obiettivo di ricostruire un frammento della Berlino del primo

Novecento, in gran parte caratterizzata dal tradizionale modello

tipologico dell’isolato a corte delimitato da quattro vie. In base alla

struttura particellare anteguerra, il blocco edilizio è stato

scomposto in 12 sezioni, molto diverse tra loro per stile,

dimensioni, forme, colori, materiali e tecnologie edilizie. Esse si

presentano verso l’esterno con molte più facciate, a volte anche

molto strette. L’unico elemento che unisce tutte le unità edilizie è

lo zoccolo grigio dei piani bassi, che contrasta con i piani superiori

dai colori molto forti (principalmente rosso e verde), tipici della

produzione di Rossi. La ripresa dell’edilizia anteguerra, l’antica

struttura particellare e l'altezza di gronda corrispondeva alle

richieste dell’allora assessore Stimman inerenti la "kritische

Rekonstruktion". Le facciate, sia esterne che sulle corti,

presentano riferimenti tipologici che vanno dall’edilizia di età guglielmina alle forme del Razionalismo italiano e alle citazioni

rinascimentali. La compresenza di stili storici e moderni, i dettagli particolarmente curati, gli infissi, le cornici, il bugnato

cinquecentesco evidenziano la visione postmoderna di Rossi, combinata con l’uso di elementi in ferro, vetro e altri materiali

della moderna tecnologia. I corpi di fabbrica interni creano quattro corti, concepite sia come luogo di vita interna (in

particolare la grande corte alberata) sia come elemento di passaggio pubblico da un lato all’altro dell’isolato, con l’obiettivo

di aprire l’architettura alla città. I prospetti, i tetti mansardati, l’ampio campionario di finestre, le torrette, le variegate forme

delle coperture e, soprattutto, le proporzioni generali, evidenziano i forti legami con l’edilizia berlinese premoderna. Lungo

la Schützenstraße sono stati restaurati e integrati anche i due frammenti edilizi posti sotto tutela, tra cui una vecchia casa

d’affitto di età guglielmina in stile neorinascimentale. Come pendant di questa facciata, sempre sulla stessa via, l'architetto

ha ricoperto l’altro frammento superstite dell’antico isolato, con la copia fedele di tre campate della facciata sul cortile di

Palazzo Farnese, commissionato a Roma nel 1514 ad Antonio da Sangallo il Giovane e concluso da Michelangelo nel

1546. Nei quattro lati del blocco edilizio sono presenti molte facciate, ma in realtà sono sei diversi disegni che,

alternativamente e con poche modifiche, si ripetono lungo tutto il perimetro, in modo da ottenere un certo equilibrio

compositivo. Tutto ciò doveva doveva dare l'impressione che l’isolato si fosse sviluppato in epoche e modi diversi. Dietro

le facciate, le singole particelle sono funzionalmente collegate fra loro; i piani hanno tutti la stessa altezza, in modo che gli

spazi interni possano svilupparsi in modo continuo anche dietro a più facciate. Inoltre le singole unità sono internamente

trasformabili, in modo che possano essere unite o ulteriormente suddivise a seconda delle esigenze degli utenti.

L’intervento non ha però funzionato come previsto, in quanto già dalla fine degli anni Novanta gli edifici residenziali sono

stati gradualmente convertiti in alberghi e in pensioni. Oggi solo una unità edilizia è adibita a residenza; il resto è occupato

da uffici e unità commerciali. Interessante confrontare questo prospetto con l’intervento che Rossi realizzò 10 anni dopo,

l’Isolato sulla Schuetzenstrasse(1992-97) dove l’architetto tenta di imitare la sommatoria nel tempo di diversi interventi,

usando colori vivaci come in una scenografia teatrale, sottolinea il carattere spontaneo della crescita storica di un isolato

urbano. Diventato famoso Rossi riceve commissioni in tutto il mondo: il Giappone realizza

Hotel il Palazzo a Fukuoka (1987-89) edificio alieno rispetto al tessuto urbano giapponese

l’

che presenta un prospetto cieco con colonne, tratto dalla tradizione dei palazzi italiani.

L’aspetto più importante di questo complesso è soprattutto la sua collocazione. Il nuovo

edificio collega la parte commerciale della città con un’area di ricreazione e svago e segna

l’inizio dello sviluppo di questa parte di città. Il progetto dell’albergo potrebbe, con la sua

architettura, dare un’immagine diversa al piano generale proprio per la sua posizione

cardine e per il suo rapporto con il fiume. L’albergo si erge in arretramento su un basamento

che conforma la piazza. All’interno del basamento si trova un ingresso centrale, La galleria,

che distribuisce bar, discoteca e ristorante La piazzetta e si collega con le scale e ascensori

alla lobby dell’albergo. L’entrata principale dell’albergo avviene dalla piazza, che, come in

molte città italiane, è parte dell’architettura dell’edificio. Dalla piazza è possibile guardare

la facciata dell’edificio e le rive del fiume. L’architettura, come nei tempi antichi, è il punto

di riferimento per i cittadini e i turisti che vengono per ammirare e osservare la bellezza

dell’edificio. L’interno risulta più funzionale e regolare. Questo gioco con gli elementi della

Ristrutturazione

tradizione riassemblati in una sorta di scenografia, si ritrova anche nella

del Teatro Carlo Felice di Genova(1983-89), Il teatro

Carlo Felice è il principale teatro genovese ed uno dei

più noti in Italia. Nel 1981 fu bandito un altro concorso-

appalto a due fasi. Il concorso si concluse nel 1984 e

fu vinto dalla ditta Mario Valle s.p.a. di Arenzano, con

il progetto degli architetti Aldo Rossi, Ignazio Gardella,

Fabio Reinhart. Il progetto prevedeva, come imposto

dal bando di gara:

-il mantenimento del pronao dorico e del portico in

pietra di promontorio, decorato con i bassorilievi

originali;

- la trasformazione in piazza coperta della zona dietro

al pornaio (dove era posizionato il foyer del vecchio

teatro). Tale spazio sarebbe dovuto essere il punto di

continuità viaria tra la Piazza De Ferrari e la retrostante Galleria Mazzini.

Inoltre, il progetto proponeva la ricostruzione, quasi letterale, del volume esterno prospiciente la piazza, mentre ipotizzava

una immensa torre, quasi il doppio del volume barabiniano, nel lato posteriore. qui Rossi gioca con l’equivoco e la

provocazione, trasformando le balconate in facciate di palazzi che si affacciano sulla piazza della platea. Inoltre inserisce

una torre scenica, tratta da un progetto di Loos per Vienna, e un cono all’ingresso che rimanda alle forme di Baullè. Nel

,

Museo a Maastricht

in Olanda, (1990-94)

ritorna il montaggio di

pezzi semplici, al

centro inserisce una

cupola originale,

rivestita in metallo,

centro propulsore

dell’intero progetto. Il

Bonnefantenmuseum

(o 'Museo

Bonnefanten') è un

museo d'arte antica e

contemporanea,

situato a Maastricht. Il

progetto non presenta un’immagine univoca, bensì più immagini che alludono e rimandano ad architetture, pezzi di città

visti o studiati. Il progetto rientra in un più vasto intervento a scala urbana per un’ex area industriale che ancora denomina

il quartiere:Ceramique.

GIORGIO GRASSI e: Ha studiato architettura presso il Politecnico di Milano dove si è laureato nel 1960. Dal 1961 al 1964

ha lavorato per la rivista Casabella-continuità diretta da Ernesto Nathan Rogers (insieme ad Aldo Rossi, Vittorio Gregotti,

Gae Aulenti tra gli altri). Dal 1965 inizia la propria attività didattica a Pescara e poi presso varie università come l'Escuela

Técnica Superior di Valencia o i Politecnici federali di Losanna e Zurigo. Dal 1977 diventa professore ordinario di

Composizione Architettonica presso la facoltà di architettura del Politecnico di Milano. È Membro d'onore del Bund

Deutscher Architekten e della Internationale Bauakademie di Berlino. In questo contesto culturale gli studi di Giorgio Grassi

s'inseriscono parallelamente a quelli di Aldo Rossi (uniti per diversi anni dal lavoro a da studi comuni) nella ricerca analitica

dei caratteri fondanti dell'architettura, attraverso la costruzione di una genealogia dell'architettura stessa con lo studio di

manuali e trattati storici . ANTONIO MONESTIROLI, nato a Milano nel 1940, si è laureato in architettura al Politecnico di

Milano nel 1965 con Franco Albini. Inizia la professione con Paolo Rizzatto che diventerà uno dei più importanti designer

italiani. Dal 1968 al 1972 è stato assistente e collaboratore di Aldo Rossi. Dal 1970 ha insegnato Composizione

architettonica alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano e dal 1997 alla facoltà di Architettura Civile. Ha insegnato

alla Facoltà di Architettura dell'Università "G. d'Annunzio" di Chieti/Pescara e allo all'Istituto Universitario di Architettura di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Architettura
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher archifra di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e metodi dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Kore Enna - Unikore o del prof Baglione Chiara.

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