La tecnologia e l'estetica al tempo presente
Rispetto alla ‘’machine a habiter’’ di L.C. che privilegia una razionalità elementare, la ‘’machine a exposer’’ di Rogers e Piano mette in mostra e spettacolarizza innanzitutto se stessa, in quanto meccanismo ad alto tasso di complessità. Ed è significativo che essa estenda il proprio ruolo espositivo anche alla grande piazza-platea che la fronteggia. L’intrico di elementi tecnologici che ne compongono la facciata si giustifica con le esigenze di un contenitore adeguato ai tempi e alla polivalenza, dialogando comunque con la fanta-mitologia megastrutturale di Archigram e con la programmatica indeterminatezza del Fun Palace di Price. Interessante il racconto che fa della vicenda del centro Peter Rice, ingegnere del gruppo Ove Arup.
Tutta la vicenda del concorso fu abbastanza strana. Piano e Rogers avevano un’idea abbastanza chiara del progetto: una larga maglia strutturale in cui poteva accadere ogni cosa. Al centro stava il principio base del bando del concorso, cioè che la cultura non può essere elitaria ma deve essere aperta a tutti. Il gruppo non si aspettava di vincere, era solo un’occasione per sperimentare nuove idee. Solitamente nei concorsi gli elaborati che vengono presentati non devono essere troppo specifici e dettagliati e neppur aderire troppo strettamente alle richieste del bando; la giuria ha il compito di valutare l’idea e la forma comunicativa dei disegni.
Il concorso viene vinto dal gruppo Piano – Rogers e il governo francese aveva previsto di affidare l’esecuzione ad architetti e ingegneri francesi, ma era impossibile separare l’esecuzione dalle intenzioni degli autori. Il primo problema tecnico era la soluzione da adottare per sostenere la grande campata di circa 45 metri che avrebbe anche dovuto sorreggere la pesante biblioteca. Importante risultò la visita all’Expo del 1970 ad Osaka, dove il Big Roof, la gigantesca struttura reticolare di Kenzo Tange, mostrava un’interessante soluzione per i giunti d’acciaio realizzati per fusione.
L’acciaio fuso fu considerato la giusta soluzione soprattutto per le mensole a sbalzo di sostegno alle travi, le cosiddette genberette, dal nome dell’ingegnere tedesco Gember che nell’800 aveva inventato questo sistema per la realizzazione di ponti. Era un semplice dispositivo composto da un unico pezzo che partiva da tiranti e attraversava la colonna e nel lato opposto reggeva la trave. La realizzazione delle genberette fu affidata ad un’impresa tedesca; la prima di queste si ruppe a neanche metà del carico, si capì dopo che il problema derivava da incomprensioni. Infatti la ditta tedesca aveva male interpretato le richieste che si riferivano alla normativa francese e in parte inglese, applicando erroneamente quella tedesca.
Renzo Piano
Nasce a Genova nel 1937 in una famiglia di costruttori, studia a Firenze e si laurea a Milano nel 1964. Qui lavora per un lungo periodo presso lo studio di Franco Albini. L’apprendistato compiuto con Albini lascerà una tangibile eredità, particolarmente attraverso il progetto do Albini e Frank Helg per la nuova sede della Rinascente a Roma; non solo per l’ossatura in acciaio trattata come una gabbia che imprigiona il volume totalmente cieco, ma anche per la ragguardevole dotazione di servizi.
Dopo le prime esperienze compiute sui sistemi strutturali realizzati con materiali diversi, come la Fabbrica mobile per l’estrazione dello zolfo (1966) a Pomezia, costruito da Studio Piano a Pomezia Italia, questa volta a botte è composta da pannelli in vetroresina in una struttura mobile; uno studio sperimentale di sistema a guscio con prefabbricazione modulare, la partecipazione alla progettazione delle coperture di alcuni stabilimenti Olivetti e la realizzazione della sede della B&B Italia vicino Como (1971-73) La sede dell’azienda realizzata da Renzo Piano e Richard Rogers negli anni '70 è un progetto architettonico ancora attuale.
L’edificio, a pochi km da Como, è caratterizzato dalla trasparenza tra spazio interno e esterno e dall’essenzialità degli elementi utilizzati per la costruzione. Il volume che accoglie gli uffici sembra sospeso sulla struttura reticolare in acciaio, e le pareti non svolgono più funzione portante: lasciano spazio a tubi colorati e a grandi vetrate che dialogano con il verde circostante. A evidenziare l’effetto sospensione, la rampa a sbalzo all’ingresso degli uffici e della fabbrica.
Fu un giovane Piero Ambrogio Busnelli a affidare quarant’anni fa la realizzazione dell'headquarter agli architetti Piano e Rogers, all’epoca impegnati nella progettazione del Centre Pompidou di Parigi. Ancora oggi la sede di B&B Italia è testimonianza di una fase di sperimentazione per quegli anni eccezionale nell’architettura italiana e manifesto della cultura industriale dell’impresa da sempre aperta alla ricerca e all’innovazione.
Renzo intraprende sotto la denominazione di Renzo Piano Building Workshop un’intensa attività progettuale caratterizzata da un’attenzione particolare per i dettagli costruttivi, il clima, il luogo e la luce. Il frequente ricorrere della parola ‘’artigianato’’ nei discorsi riferiti al suo operare denota il particolare rapporto che le sue architetture intrattengono con la tecnologia: si potrebbe parlare più che di high tech di ‘’high tecno craft’’.
Museo per la Menil Collection (Houston 1981-86)
Questo museo esemplifica con precisione questa singolare ibridazione tra tecnologia ed artigianato. L’opera risulta particolarmente interessante per spiegare la speciale attitudine di Piano a valorizzare il materiale impiegato. È un progetto esemplare da molti punti di vista. Innanzitutto è una riflessione sul problema della luce. La committente, la signora Menil, possedeva una collezione d’arte che aveva deciso di donare alla città di Houston e fin dall’inizio aveva deciso che le opere si sarebbero dovute guardare nelle condizioni di luce naturale. Questo significava garantire durante tutta la giornata un’intensità di luce adeguata all’interno del museo.
Venne così deciso di realizzare una copertura simile a persiane di oscuramento; si decise che il tetto doveva essere realizzato in ferro-cemento (materiale inventato da Nervi in Italia), realizzato abitualmente con la tecnica di rasatura di cls sul ferro, come fosse uno strato di intonaco. Il tetto era costituito da 3 strati, quello esterno in vetro costituiva la superficie impermeabile che però rifletteva una grande quantità di luce e colore. Per impedire il danneggiamento dei dipinti, all’interno venne studiato un sistema di lunghi e stretti diflettori (che Piano chiama poeticamente ‘’foglie’’).
Lo spazio tra il vetro e i diflettori in ferrocemento ospita i condotti dell’aria condizionata. I dipinti non sarebbero stati esposti per tutto l’anno ma soltanto un mese ogni sei, per il resto dell’anno rimangono in magazzino; in questo modo il livello massimo di luce avrebbe potuto essere mediamente 6 volte superiore a quello consentito. Fu costruito un modello delle foglie e un prototipo di spazio espositivo per verificare e controllare che i metodi computerizzati di calcolo fossero corretti.
Dato che non potevamo accettare errori geometrici, venne adoperata per realizzare il ferrocemento una tecnica di posa in opera a spruzzo, brevettata da un ingegnere californiano, che garantiva una maggiore precisione di realizzazione, mentre per le altre parti strutturali si decise di usare la ghisa sferoidale in grado di deformarsi in forme sottili più armonizzabili con l’eleganza del fenomeno.
Richard Rogers
(Firenze, 23 luglio 1933), è un architetto italiano naturalizzato inglese. Rogers è nato a Firenze, i suoi avi si erano trasferiti dall'Inghilterra in Italia 200 anni prima, all'età di sei anni con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale tornò con la famiglia in Inghilterra, il padre era cugino dell'architetto italiano Ernesto Nathan Rogers. A scuola incontrò difficoltà a causa della sua dislessia, decise di studiare architettura solo dopo aver prestato il servizio militare influenzato dalla figura del cugino del padre. Ha studiato all'Architectural Association School of Architecture di Londra e alla Yale University a New Haven, Connecticut.
Nel 1964 fonda insieme alla moglie Sue e ai coniugi Wendy e Norman Foster, il Team 4, a cui si deve la realizzazione della fabbrica Reliance Controls Factory (1967) e altre opere di minore notorietà. Sede dei Lloyd’s (Londra 1978-83) con Ove Arup. È la casa dell'istituto assicurazione Lloyd di Londra. Si trova sul sito ex East India House di Lime Street, nel principale quartiere finanziario di Londra, la City di Londra. Come il Centre Pompidou di Parigi (progettato da Renzo Piano e Rogers), l'edificio era innovativo ad avere i suoi servizi come scale, ascensori, condotti di energia elettrica e tubi di acqua sulla parte esterna, lasciando uno spazio sgombro all'interno. I 12 ascensori di vetro sono stati i primi nel loro genere nel Regno Unito.
L'edificio è costituito da tre torri principali e tre torri di servizio intorno a un centro, spazio rettangolare. Nel Lloyd’s Building la ricercata caoticità delle torri dei servizi con il loro corredo ornamentale di condutture argentate, scale antincendio, gru e ascensori fa da futuristico corteo all’aulico episodio centrale del grande atrio con la struttura a vista in acciaio che cita esplicitamente il transetto del Crystal Palace di Paxton L'edificio del Lloyd è di 88 metri (289 piedi) al tetto, con 14 piani. Il Centro Pompidou e il Lloyd costituiscono due facce della stessa medaglia. Nel Pompidou la struttura è in acciaio, nella sede dei Lloyd in c.a.; la forma e le immagini dei due edifici è profondamente diversa ma le due proposte hanno una comune radice: in entrambi i casi l’idea di base prende l’avvio dal modo di trattare le facciate.
Talvolta è stato detto che la sede dei Lloyd è un edificio di acciaio realizzati in c.a., ma la scelta derivava dall’obiettivo di esplorare la qualità del c.a. cercando comunque di conservare l’articolazione degli elementi costruttivi e la loro leggibilità generalmente associata alle costruzioni in acciaio. L’acciaio è comunque stato usato: per alcune connessioni degli elementi prefabbricati della torre satellite, per rivestire il c.a. e poter ridurre il diametro dei controventi dell’edificio principale, nei casseri a perdere dei solai. Nello spazio centrale alle colonne sono agganciate delle mensole su cui poggia il solaio. Le connessioni cilindriche tra colonna e mensola dovevano rispettare una sufficiente precisione per evitare rischi durante l’assemblaggio. Esse possono essere paragonate alle gerberette metalliche del centro Pompidou.
Aeroporto Barajas (Madrid 1998-05)
A Madrid lo studio di Rogers realizza un aeroporto con struttura in c.a. e in acciaio. Inaugurato nel dicembre 2004, con un anno di anticipo rispetto alla data di messa in servizio, il nuovo terminal dell'aeroporto di Barajas a Madrid è un'opera spettacolare dell'architetto Richard Rogers e dell'Estudio Lamela, che si candida a diventare un altro possibile segno distintivo del territorio madrileno. Il sistema si basa su una serie di meccanismi di ventilazione collocati nei pilastri e sfrutta il condizionamento d'aria integrato in tutte le zone a forte densità di passeggeri.
Si tratta di scelte strettamente connesse all'impegno di Richard Rogers, che lo vede da anni attivo nella ricerca e nella progettazione di edifici intelligenti, in grado di ridurre i costi di gestione durante il ciclo di vita e di risolvere i problemi della sostenibilità e del rapporto con il territorio. Si è puntato, inoltre, ad ottimizzare lo sfruttamento della luce naturale ma, al contempo, l'ombreggiatura delle facciate ha ridotto i riflessi e il conseguente surriscaldamento. Si è preferito puntare sulla luce mirata anziché su quella diffusa, poiché il suo sfruttamento assicura anche un maggiore risparmio energetico e costituisce un aiuto nell'orientare i passeggeri che si muovono tra una zona e l'altra. Sempre nell'ambito dei sistemi ecosostenibili, è stato messo a punto un impianto di raccolta dell'acqua piovana che servirà per l'irrigazione del verde circostante.
Particolare, inoltre, la copertura del parcheggio, che ospiterà un manto erboso a bassa necessità di manutenzione. Nell'ideare il complesso, che sorge a 16 km a est dalla capitale spagnola, Rogers ha immaginato il suo spazio già animato da persone in movimento, adattando quindi il progetto alle diverse necessità ed esigenze di percorso. In questo è evidente una delle principali caratteristiche del suo fare architettura: la considerazione dell'uomo e del contesto in cui vive e si muove. L’ondulata copertura a onde è sorretta nei punti più alti da grandi pilastri a V in c.a., mentre nei punti più bassi dei pilastri a Y in acciaio (gialli). L’aeroporto è costituito da 4 parti corrispondenti alle 4 funzioni principali: l’arrivo su gomma o metro, i check-in, i transiti ed infine i gates. Le 4 parti sono separate da quello che i progettisti definiscono ‘camion di luce’, uno spazio molto interessante e ben studiato funzionalmente, caratterizzato da lunghi lucernari.
Norman Foster
(Stockport, 1º giugno 1935), è un architetto e designer britannico, tra i principali esponenti dell'architettura high-tech. Nato a Manchester nel 1935, frequenta la scuola di architettura di Manchester e prosegue gli studi a Yale. Nel 1965, tornato in Inghilterra, fondò lo studio Team 4 con Richard e Sue Rogers e la moglie Wendy. Nel 1967 lasciò il Team 4 per lavorare con Renzo Piano. In seguito fonda la Foster & Partners, uno degli studi di progettazione più grossi al mondo, che realizza opere altamente high tech, per gli aspetti tecnologici e strutturali.
Sainsbury Centre For Visual Arts (Norwich 1974-78)
Per l’università dell’east Anglia, realizza una galleria d’arte e museo per ospitare una collezione d’arte nel campus. L’edificio è costituito da una sorta di tunnel a sezione rettangolare. L'edificio principale è situato in un terreno in pendenza, ed è composto da un grande parallelepipedo, una struttura in acciaio rivestita. Una faccia è quasi interamente vetrata, con lo scheletro prefabbricato chiaramente visibile. Internamente, il museo dà l'impressione di essere un vasto spazio aperto, senza divisioni interne che interferiscono con il gioco di luce naturale e artificiale.
Servizi, illuminazione, servizi igienici e accesso per la manutenzione sono alloggiati in torri triangolari a capriate, e tra il rivestimento esterno e interno ci sono delle lamelle in alluminio. Le fiancate laterali e la copertura sono tamponate da una doppia parete di pannelli (opachi, trasparenti e grigliati), separati da una struttura reticolari metallica, che ospita gli impianti. Le due testate sono invece completamente vetrate e sigillate con silicone. Lo spazio espositivo che ne deriva è unico.
Hong Kong and Shanghai Bank (1979-85)
Il committente richiedeva un simbolo della redditività della sua impresa e desiderava potenza. A Foster interessavano aspetti molto concreti: l’illuminazione naturale del grande atrio, la flessibilità della pianta, l’apertura del piano terra e spazi per le scale mobili per il pubblico. L’anatomia dell’edificio alto viene qui riesaminata e l’abituale concezione di una serie di piani intorno al nocciolo centrale, viene fatta esplodere in un sistema aperto per ospitare un atrio verticale al centro e per proporre una nuova visione dello spazio.
Le principali strutture portanti sono spostate all’esterno in corrispondenza degli angoli, per conferire una maggiore stabilità in caso di tifoni. Più che di un telaio si tratta di una struttura reticolare a scala (scala a pioli) alla quale sono sospesi i piani, un’idea che dimostrava una conoscenza del progetto non realizzato di Jean Prouvé per il Ministero dell’Educazione di Parigi, e che ricorda anche i pilastri del Golden Gate Bridge e la rampa di lancio di Cape Canaveral.
Stansted Airport (Essex 1981-91)
L’aeroporto dell’Essex, realizzato in collaborazione con il gruppo Ove Arup, si basa sulla ripetizione di un elemento base: il pilastro, un grosso elemento strutturale a forma di albero. Con la sua fluttuante copertura prismatica e un’organizzazione in pianta semplice, l’elemento base del pilastro albero attira l’attenzione scandendo gli spazi e concentrando in esso il massimo sforzo dei progettisti.
"Il design del nuovo terminal all'aeroporto di Stansted è stata influenzata da due fattori importanti. Il primo è la possibilità, nel contesto di un nuovo sito, a riconsiderare la configurazione di un edificio dell'aeroporto da principi primi. Il secondo è il rapporto dell'edificio al suo ambiente."
Decostruttivismo
Nel 1988 il MOMA organizza la mostra ‘’decostructisvist architecture’’, curata da Philipp Johnsons e dallo storico e critico Mark Wigley. Nella prefazione al catalogo, Johnson sottolinea che il decostruttivismo non è uno nuovo stile ma un movimento, esso è legato alle forme della stagione avanguardistica sovietica del costruttivismo degli anni ’20 e ’30. Secondo Wigley, invece, l’architettura decostruttivista non rappresenta solo una distinzione for...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di Storia Architettura Contemporanea Parte Prima
-
Appunti di Storia Architettura Contemporanea: Parte Quarta
-
Appunti di Storia Architettura Contemporanea: Parte Terza
-
Appunti di Storia Architettura Contemporanea: Parte Seconda