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Introduzione alla sociologia

La nascita della sociologia

La sociologia nasce in Europa dopo la rivoluzione scientifica, industriale e francese con l’intento di utilizzare alcune delle questioni emerse da queste rivoluzioni, in particolare il Positivismo. All’inizio la sociologia si pone come una fisica della società, con l’intento scientifico e di studio scientifico della realtà. Abbiamo molti modi di guardare la società, il primo quantitativo e il secondo qualitativo quindi approcci macro (scuola di Chicago) e micro.

Li avevamo inseriti nel racconto della cicogna che ci ha permesso di posizionare la sociologia rispetto alle altre discipline, nell’idea che quel disegno che noi ritracciamo è il disegno di un insieme di persone che mettiamo insieme, di storie e di sensi che ricostruiamo.

Etnometodologia ed etnografia

Etnometodologia ed etnografia sono simili. L’etnometodologia tende di più a forzare la realtà per mostrarci l’ordine. Ad esempio, avvicinarci troppo alle persone, sdraiarsi in mezzo alla strada, abbracciare le persone o girare in pigiama. L’etnografia invece si basa sulla mera osservazione, come facevano gli antropologi. È l’idea di portare appunto il metodo dell’antropologia all’interno della propria cultura.

È molto difficile però, perché l’antropologia parte dal presupposto che andando in un’altra cultura io riesca ad avere quello sguardo che hanno i bambini o lo straniero (esempio occhiali) e quindi uno sguardo che mi permette di relativizzare la mia cultura. Attraverso la socializzazione noi incorporiamo la cultura, ad esempio il cibo. Andare in un’altra cultura, provare a togliersi gli occhiali culturali e guardare la realtà senza il nostro filtro è la prospettiva giusta e si chiama relativismo culturale. In realtà noi operiamo con l’etnocentrismo culturale che significa che giudichiamo le cose che ci circondano attraverso la nostra lente culturale.

Approcci macro e micro

L’approccio macro dunque è un approccio più causale, deterministico mentre l’approccio micro è un approccio che si basa sull’idea della co-costruzione e della comprensione ma anche su una corrente filosofica che è stata piuttosto determinante che è stata la fenomenologia. Si tratta quindi su un approccio contrario al determinismo, tuttavia lo sguardo sociologico è un misto di strutturalismo che condizionano l’agire delle persone.

La sociologia più fenomenologica che si appoggia all’idea della comprensione, dice che c’è sì quella parte strutturata ma c’è anche il soggetto con le sue caratteristiche, il suo genere, età ecc... ma soprattutto con la sua soggettività. Quindi è vero che la persona prende il secchio e si sposta secondo la struttura ma ognuno lo farà in un modo particolare, la donna lo farà in un modo e l’uomo in un altro. Bourdieu lo chiama habitus qualcosa che ci condiziona fortemente -> struttura, strutturante, strutturata. Attraverso l’Habitus cerca di tenere insieme struttura e soggetto. La sociologia deve aiutarci a disvelare quanto questa struttura condizioni le nostre traiettorie. Ma c’è un soggetto a cui bisogna riconoscere il potere di agency, di soggettivazione altrimenti lo sguardo sociologico diventa uno sguardo deterministico.

Funzionalismo e conflittualismo

Durkheim -> padre del funzionalismo, corrente che considera la società come un organismo vivente che si auto ordina, si auto equilibra e auto gestisce. Tutto nella società è pensato e coopera per il mantenimento dell’ordine sociale. Per i funzionalisti l’ordine sociale è l’obiettivo primario; anche la diseguaglianza è giustificata sulla base della strumentalità verso l’equilibrio, cioè che se ragioniamo con questa metafora dell’organismo vivente ci sono organi che valgono più degli altri. Quindi nella società chi occupa delle posizioni di potere è giusto che valga più degli altri. I funzionalisti però non si rendono conto che il raggiungimento di quella posizione di potere non è uguale per tutti.

Marx -> padre dei conflittualisti, del pensiero critico. Per i teorici del conflitto la società è una lotta continua tra chi detiene il potere e chi lotta per conquistarlo. La prospettiva di Marx si chiama materialismo storico-dialettico ciò significa che per Marx il fattore determinante è il fattore produttivo economico nell’analisi della società ed è la società quindi che determina la cultura. La sovrastruttura è un’emanazione della struttura, la sovrastruttura serve per legittimare e per far funzionare bene la struttura.

La cultura

La socializzazione è il processo di apprendimento attraverso il quale incorporiamo tutti gli elementi culturali. È un processo che a seconda della prospettiva funzionalista o conflittuale viene vista in modo opposto. La socializzazione è il fulcro della sociologia funzionalista e necessaria per il buon funzionamento della società, per i teorici del conflitto invece la socializzazione è un dispositivo di potere attraverso il quale ci formalizziamo.

Società e cultura

Società e cultura si influenzano a vicenda sfaccettature interessanti le abbiamo partendo proprio dalla scuola di Francoforte e con Gramsci che ha prodotto il concetto di egemonia culturale (come se avessimo una grande cupola intorno al nostro vivere che ci modifica un po' il senso che diamo all’agire) mostrando come in realtà, andando un po' oltre il pensiero di Marx, ci sia questa riflessività tra cultura e società. La prospettiva teorica di ricerca della prof è questa continua riflessività tra cultura e società, tanto che gli autori contemporanei soprattutto i sociologi dei media parlano della realtà come iper realtà, come una realtà che è costantemente raccontata e quindi creata dai media. Quindi è difficile tenere così distinte cultura e società.

A differenza di Marx, tutti quelli della scuola di Francoforte, quindi anche Gramsci, ci mostrano che il nostro sguardo è sempre opaco rispetto a questa egemonia. Questa industria culturale quindi produce una serie di desideri e sogni che poi noi cerchiamo di realizzare attraverso questo assoggettamento a pratiche economiche. Grazie all’antropologia riusciamo a vedere le diversità tra culture anche se il nostro sguardo è sempre viziato da un certo etnocentrismo mentre dovremmo aprirci al relativismo culturale.

Il linguaggio

Il linguaggio è struttura culturale; dal momento in cui esistono parole per dire cose e il fatto che si usino parole in un certo modo, struttura il pensiero. Il linguaggio è una forma di interiorizzazione della struttura e riproduce le gerarchie sociali. Es. di neve es. in arabo esistono 10 parole per dire amore, mentre del dialetto genovese non esiste il verbo amare.

Una certa idea di inadeguatezza culturale che produce vergogna è qualcosa di ingestibile. Il rossore non si controlla. Grazie alla sociologia posso capire perché quella cosa mi fa vergognare, quale pensiero culturale c’è sotto ed evitare certe situazioni oppure affrontarle con consapevolezza oppure ancora negoziare (mettere il fondotinta, ridere).

Bourdieu dice la sociologia è “uno sport da combattimento” che significa aiutare i soggetti a capire quali sono i dispositivi che agiscono su di loro, a non essere “una calamita in un campo magnetico” ma poi certi processi sono troppo incorporati per riuscire ad emanciparsi.

Ideologia

L’ideologia è sicuramente una forma di riduzione di complessità che ha appunto la funzione di far agire secondo certi sistemi valoriali, senza esplicitarli, ma incatenando le soggettività e il pensiero critico. A livello di adesione e di integrazione all’interno di una cultura non si ragiona solo nei termini dei singoli individui ma anche rispetto ai gruppi. All’interno delle culture spesso esistono dei gruppi che non aderiscono completamente al sistema valoriale culturale. Se il gruppo differisce dal sistema valoriale ma solo in parte, si chiama subcultura o sottocultura; se il gruppo ha un sistema valoriale che per la maggior parte è in contrasto con la cultura dominante è una controcultura ad esempio la controcultura punk. Ragionare nei termini di gruppi e di cultura significa anche ragionare di quello che Bourdieu chiama capitale culturale.

Struttura sociale

Per capire cos’è la struttura sociale nel racconto della cicogna abbiamo detto quanto potesse essere difficile per il soggetto che raccontava la sua esperienza essere consapevole della struttura sociale. Nel fatto che i movimenti che aveva fatto durante la notte probabilmente erano stati condizionati da una serie di vincoli, ostacoli sia esterni che interni. La struttura come ci spiega Bourdieu è qualcosa di esterno che ci condiziona ma è anche qualcosa che interiorizziamo. Bourdieu è uno dei pochi sociologi che cerca di tenere insieme queste due dimensioni. Bourdieu parla del concetto così potente di habitus come struttura strutturante strutturata, cioè che esistono dei vincoli esterni che sicuramente condizionano e lui vuol salvare la libertà del soggetto, quindi ognuno dentro il giardino si muove singolarmente ma c’è anche una parte interiorizzata che fa sì che quel soggetto si muova nello spazio in modo diverso rispetto all’età, il genere ecc… strutturante strutturata perché nell’interazione riproduciamo la struttura che diamo per scontata.

Lo status è la posizione che presuppone una serie di ruoli. Il ruolo è qualcosa che Goffman ci esemplifica nella sua metafora teatrale come una maschera, un canovaccio che ci consente di semplificare l’interazione. Spiega anche che è possibile che si siano dei ruoli che si appiccicano un po' di più addosso che quando passiamo velocemente da un frame (cornice) all’altro magari ci rimane appiccicato un po' di cerone del ruolo precedente. Significa che pur essendo i ruoli codificati presuppongono una interpretazione ed ognuno ovviamente interpreta in un modo un po' diverso e probabilmente si porta un po' di sé che rimane appiccicato nell’interpretazione di quel ruolo.

Socializzazione

La socializzazione è un processo di apprendimento. Per i funzionalisti se la socializzazione funziona tutto rimane in equilibrio, per i conflittualisti la socializzazione è uno dei tanti dispositivi per il mantenimento del controllo. La socializzazione varia a seconda della società ma anche all’interno di una società, a seconda del gruppo a cui apparteniamo, la socializzazione sarà diversa. A seconda della classe sociale si ha una differente socializzazione. Normativismo e orientamento al valore significa che attraverso la socializzazione dobbiamo imparare quali sono i valori giusti che la nostra cultura considera adeguati.

Le norme sono l’altra faccia dei valori e dobbiamo capire che sono funzione dei valori. Spesso con una socializzazione basata sulle punizioni ci rimane chiara la norma ma non il valore che sta dietro la norma. Questo tipo di percorso porta a delle personalità che la scuola di Francoforte inquadra nello studio sulla personalità autoritaria, personalità molto normative e assoggettabili.

Il primo meccanismo forte della socializzazione è il premio e la punizione. L’imitazione è un altro tratto significativo. La socializzazione si divide in primaria e secondaria. Quella primaria riguarda la prima fase della vita, quando dobbiamo apprendere gli strumenti di base, e abbiamo a che fare con le “agenzie di socializzazione” cioè la famiglia, la scuola, i pari… che ci danno delle indicazioni su come comportarci all’interno di quella cultura, rispetto ai ruoli… la fase secondaria ha a che fare con tutta la specializzazione, la formazione che renderà il componente adulto competente con dei ruoli specifici all’interno della società.

Tra la primaria e la secondaria avviene un passaggio molto importante che è il passaggio all’altro generalizzato. Il momento in cui da apprendimento personalizzato il bambino o la bambina capiscono che quello che stanno apprendendo ma poi declinatosi a seconda delle situazioni e registrato a seconda dei momenti. Un passaggio essenziale è il gioco. Cooley e Mead ci parlano dell’identità come una continua negoziazione tra una parte unica e inimitabile dell’individualità e l’ambiente circostante. Questa continua mediazione produce poi questa identità che ha messo in correlazione la parte interna con tutto quello che dall’ambiente riceviamo.

Quando si parla di socializzazione continua, si intende un processo abbastanza invisibile che fa sì che noi in realtà sappiamo che dobbiamo costantemente risocializzarci. A seconda della fase della vita noi reimpariamo alcuni atteggiamenti. Spesso nella socializzazione in passaggi delicati come l’adolescenza c’è bisogno di categorizzare, di classificare, di riordinare. Chi esce viene riportato all’ordine con una serie di strategie, anche discorsive. La vergogna è uno degli strumenti più potenti di assoggettamento. Il senso di colpa ci fa stare dentro i confini.

Interazione sociale

Tutto l’interazionismo si fonda sull’idea che non vogliamo sembrare matti, vogliamo rassicurarci reciprocamente che noi non appariamo matti soprattutto non sono matti nemmeno quelli con cui interagiamo. L’esempio di Goffman “esco da un posto e mi dimentico il cellulare, cammino per strada e ad un certo punto mi accordo di non avere il cellulare. Cosa faccio? Mi volto improvvisamente e torno indietro?!”

Di solito ci si tasta in cerca del telefonino e si fa un gesto per tranquillizzare e far capire a chi ci osserva che non siamo impazziti ma che abbiamo dimenticato qualcosa, ad esempio il gesto di mettersi la mano sulla fronte. L’interazionismo e soprattutto l’approccio di Goffman, teatro, ribalta e retroscena parte dal presupposto che tutta l’interazione si fondi su questa rassicurazione reciproca e sul fatto che noi interagiamo sulla base di simboli che sono una serie di segni che ha

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ali__m di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e metodologia della ricerca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Stagi Luisa.
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