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Appunti di Sociologia della comunicazione Appunti scolastici Premium

Rielaborazione dello studio individuale e dei testi consigliati basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Giomi dell’università degli Studi di Roma Tre - Uniroma3, facoltà di Lettere e filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Istituzioni di sociologia della comunicazione docente Prof. E. Giomi

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riorganizzazione della società secondo caratteri di uguaglianza e giustizia,

ha infatti un atteggiamento critico nei confronti della società, della ricerca

scientifica in particolare ma della cultura in generale che è sempre più

asservita al capitalismo. La scuola di Francoforte critica aspramente anche

la società di massa che viene chiamata industria culturale, il sistema dei

media infatti viene visto come una vera e propria industria standardizzata e

omologata, le merci non nascono dal popolo ma vengono pianificate

“dall’alto” e ai consumatori non rimane neanche la possibilità di scelta

perché i prodotti in fondo sono tutti simili fra loro, lo scopo dei mass

media è il consumo, l’industria dei media è come una qualsiasi industria

capitalista quindi analizzabile con le classiche categorie teoriche del

marxismo e i suoi prodotti presuppongono un tipo di fruizione superficiale

che induce a non pensare, inoltre secondo la teoria critica svolte un’azione

politica di legittimazione dell’idea dominante, il pubblico quindi non solo

sembra indotto al consumo ma è anche manipolato nei suoi valori e nelle

sue opinioni.

Nasce così la visione pessimista dell’uomo a una dimensione: narcotizzato

dai media e indotto a soddisfare i falsi bisogni creati dagli stessi media.

Se la ricerca americana è di “amministrazione”, cioè cerca di fornire ai

media informazioni per avere un pubblico sempre più vasto quella europea

è importante soprattutto ciò che i media non dicono ed è un contributo

importante di consapevolezza critica, nonostante le sue semplificazioni.

I Cultural Studies inglesi: (elaborati al Centre for Contermporary cultural

studies a Birmingham 1964) pongono al centro del loro interesse la cultura

non più vista come un patrimonio fisso e immutabile ma come un insieme

di processi che prendono forma quotidianamente di cui i mass media fanno

parte. La teoria generale di riferimento è il marxismo, viene rivisitato il

materialismo storico (la cultura e tutte le sue componenti facevano parte

della Sovrastruttura, solo un riflesso della Struttura economica). La cultura

dominante secondo questi studi non è incontrovertibile ed omogenea,

l’affermazione di una certa forma culturale infatti avviene sempre

attraverso un faticoso processo di negoziazione e conflitto (una sorta di

lotta di classe). La PRODUZIONE MEDIALE viene analizzata come un

veicolo più o meno diretto dell’ideologia dominante ma non esiste in

questa visione una manipolazione che impone direttive esplicite, i prodotti

vengono considerati in maniera complessa facendo riferimento anche alle

attuali condizioni storico-sociali.

L’analisi sul CONSUMO MEDIALE invece si basa sulla scoperta di

meccanismi di interpretazione differenziata da parte del pubblico  Hall

propone il modello encoding-decoding: qualunque prodotto mediale è il

risultato di una “messa in codice” da parte di un’organizzazione che

propone una visione, ma una volta diffuso al pubblico il prodotto mediale

subisce un processo di decodifica che lo porta ad essere letto in tre

modalità principali:

Egemonica-dominante: la lettura può coincidere esattamente con le

- aspettative degli autori.

Negoziata: accanto alla comprensione del codice utilizzato il lettore

- attribuisce al messaggio interpretazioni almeno parzialmente

autonome.

Oppositiva: il messaggio viene letto in modo antagonista.

-

I cultural studies riconoscono al pubblico un ruolo attivo e lo differenzia,

infatti il decoding avviene in modo differenziato a seconda dei valori di

specifiche culture/sottoculture (immigrati, sportivi, giovani, punk,

omosessuali) [Audience studies]

La scuola di Toronto: La figura centrale è Marshall McLuhan, Innis e

Kerckhove. L’approccio allo studio è fortemente interdisciplinare e c’è la

tendenza a considerare la tecnologia come una variabile indipendente,

come il motore del mutamento sociale che può addirittura determinare la

direzione del mutamento. Ogni tendenza, secondo Innis, porta con se un

bias ovvero una tendenza verso una specifica organizzazione delle forme

trasmissive del sapere che può essere quella dello spazio o del tempo [es.

papiro: spazio>tempo / argilla: spazio<tempo] gli attuali mezzi di

comunicazione rappresentano il massimo della trasportabilità: sono privi di

un supporto fisico, si trasmettono ovunque alla velocità della luce ma sono

molto possono deteriorarsi facilmente. Mc Luhan presenta il passaggio

dalla cultura orale, poi alfabetica, poi alla stampa e ai media elettrici come

vere mutazioni antropologiche, i media sono considerati estensioni

dell’uomo: dal punto di vista fisico, di sistema nervoso e di

consapevolezza. (telefono: estensione dell’udito, scrittura: estensione della

memoria e consapevolezza ecc.)

McLuhan è noto per l’espressione di villaggio globale  la scrittura

permette la nascita di una coscienza individuale, la stampa la amplifica

avviando la scienza moderna basata sulla condivisione e sulla circolazione

del sapere e i media elettronici riducono la vita sociale del pianeta a quella

di un unico grande villaggio dove tutti hanno a disposizione le stesse

informazioni. E per la suddivisione in media caldi e media freddi.

I media caldi si occupano di un solo senso con informazioni molto

- dettagliate e lasciano poco spazio alla libertà di percezione del

fruitore (cinema, radio, stampa)

I media freddi colpiscono tutti i sensi con poche informazioni ma

- richiedono una partecipazione attiva e il coinvolgimento del

destinatario (telefono, talk show, libro)

Per McLuhan il medium è il messaggio: il vero messaggio di un medium è

nel cambiamento che porta indipendentemente dal suo contenuto. È poco

interessato ai messaggi dei media, per lui il contenuto di un medium

consiste sempre in un altro medium, ogni nuovo mezzo di comunicazione

non sostituisce i precedenti bensì li ingloba.

Critica alla scuola di Toronto  di essere permeata da un forte

determinismo tecnologico (vede nella tecnologia le cause sufficienti e

necessarie del mutamento sociale) mentre i sociologi solitamente

riscontrano nell’innovazione la risposta alle esigenze sociali contingenti.

2.

Media forti o media deboli: Nelle precedenti teorie si nota

l’atteggiamento alla sopravvalutazione o alla sottovalutazione del

problema, due ricette diametralmente contrastanti, Umberto Eco presentò

l’opposizione fra apocalittici e integrati: gli apocalittici pensano che i

mezzi di comunicazione possano manipolare la mente delle persone e

sostituirsi alla cultura vera e propria mentre gli integrati celebrano

entusiasticamente l’utilità sociale dei media fino a negare qualsiasi

responsabilità a loro carico. Entrambe le posizioni sono tipi ideali

sociologici, ovvero descrizioni esagerate e dicotomiche.

L’alternanza fra le posizioni di apocalittici e integrati ha portato ad

un’alternanza nel livello di potere attribuito ai media nelle precedenti

teorie considerati ora come effetti potenti ora come effetti deboli.

Oggi il primo interesse degli studiosi non è più misurare la capacità di

influenza che si è dimostrato essere limitata bensì considerare gli effetti su

scala collettiva nel medio-lungo termine: come i valori, le ideologie, la

morale cambiano nell’intera società. Gli effetti a breve termine sono quelli

che si manifestano immediatamente, quelli a medio termine dopo alcuni

mesi (campagna elettorale) e quelli a lungo termine dopo anni e

coinvolgono variabili spesso difficili da misurare.

Il modello dei differenziali, o scarti, di conoscenza: è stato fra i primi

temporalmente ad attribuire nuovamente ai media effetti potenti sul lungo

periodo. Le premesse di questo modello sono nell’idea che l’informazione

sia diventata una risorsa fondamentale e mentre l’opinione comune è che i

mezzi di comunicazione di massa contribuiscono ad una redistribuzione

dell’informazione in senso egualitario, il modello degli scarti di

conoscenza contraddice questa opinione affermando che la maggior

diffusione dei media accentua le disuguaglianze tra gruppi sociali poveri e

ricchi, l’accesso a nuove tecnologie ha paradossalmente accentuato il

processo di ampliamento degli scarti. La complessità del modello sta nel

fatto che NON afferma che i poveri diventeranno più poveri e i ricchi più

ricchi ma che il generale accrescimento delle conoscenze che riguarda tutti

gli strati sociali avviene con velocità diverse (chi ha molte info ne

acquisisce di nuove in modo più rapido di chi dispone di poche), i divari si

riferiscono ai temi ignorati dai media a grande diffusione e soprattutto

viene valutata l’abilità di far fronte al sovraccarico informativo: le capacità

cognitive di utilizzare le informazioni i modo critico senza restarne

sommersi.

La spirale del silenzio: La principale ideatrice è Elizabeth Noelle-

Neumann, affronta il problema degli effetti alla luce dell’avvento della

televisione, secondo lei la televisione ha neutralizzato almeno in parte il

potere del pubblico di fruire selettivamente dei media per via delle sue due

caratteristiche peculiari la consonanza ovvero la rappresentazione

omogenea tra le varie emittenti televisive e la cumulatività legata alle

caratteristiche pervasive e ripetitive del mezzo. Secondo lei il pubblico non

è più in grado di esercitare il suo potere di scelta perché non ci sono più

alternative tra cui scegliere e i contenuti vengono proposti ovunque

ripetitivamente. Un importante pilastro alla base di questa teoria è la spinta

al conformismo: secondo l’autrice gli individui hanno una naturale paura

di essere socialmente isolati quindi esprimono pubblicamente quello che

pensano solo se ritengono si tratti di opinioni maggioritarie e per un

individuo il modo più semplice per capire l’opinione pubblica è costituito

dalle rappresentazioni dei media, ecco l’avvio della spirale del silenzio: ciò

che è forte lo diventa ancora di più mentre le voci deboli sono portate a

scomparire.

Le debolezze di questa teoria stanno nella considerazione monolitica e

omogenea della televisione che contraddice la differenziazione che offre

un’offerta sempre più vasta e nel concetto troppo semplicistico di opinione

pubblica infatti è vero che la maggioranza tende a schiacciare le opinioni

diverse ma è anche vero che alcune minoranze (minoranze attive) non si

lasciano ridurre al silenzio. La teoria inoltre non tiene conto la possibilità

che porta internet che da l’opportunità a tutti di far sentire la propria voce e

aggregarsi in base alla comunanza di interessi.

La coltivazione televisiva: Questa teoria si rivolge agli effetti a lungo

termine della televisione, inteso come più potente degli altri, si considera

l’impatto a lungo termine della costruzione della realtà presentata dalla

televisione nel suo complesso. La “coltivazione” si riferisce alle

rappresentazioni della realtà graduali e cumulative (soprattutto le fiction

che propongono ruoli stereotipati che fanno credere agli spettatori di

vivere nella realtà proposta dalla televisione), secondo la teoria il pubblico

assorbe gradualmente nel tempo le concezioni della realtà presentate dalla

televisione che sostituiscono la realtà vissuta tutti i giorni. Questa

“sostituzione della realtà” avviene in misura proporzionale al consumo

televisivo: i forti consumatori mostrano gli effetti più evidenti.

Questa teoria ha il merito di spostare l’attenzione dagli effetti di singoli

programmi all’azione complessiva dei media come agenti di

socializzazione e costruttori di realtà a lungo termine.

Tuttavia è un modello molto vicino ai luoghi comuni che non considera

che il pubblico non è mai completamente passivo e bisogna interrogarsi

non sono sui termini quantitativi di fruizione della televisione ma anche

sulle modalità qualitative (perché? Con quanta attenzione?)

Agenda setting: è un’ipotesi che unisce molteplici ricerche e teorie,

ipotizza effetti potenti ma con un orientamento aperto e meno

deterministico. Parte dalla constatazione del divario che separa la realtà

vissuta in prima persona da quella di cui si viene a conoscenza attraverso i

media, di fronte a questa forma di dipendenza cognitiva dai media le

persone tendono a prestare attenzione principalmente ai temi che vengono

trattati dai mezzi di comunicazione di massa escludendo i temi ignorati:

° I media dicono alla gente quali sono i temi, gli argomenti importanti e

impongono un ordine di priorità che rispecchia il grado di importanza

assunto da ogni tema.

L’ipotesi è che l’agenda (ordine del giorno dei giornali/telegiornali) finisce

dopo un certo periodo di tempo per riflettersi nell’agenda del pubblico.

Questa ipotesi non riguarda il merito di ciò che la gente è indotta a pensare

in seguito all’azione dei media ma il fatto che su alcuni argomenti sia

indotta a pensare qualcosa mentre altri argomenti non vengono nemmeno

presi in considerazione, la stampa è in gradi di dire ai propri lettori non

cosa pensare ma intorno a quali temi pensare qualcosa.

Produzione delle notizie:

Una delle funzioni fondamentali dei mass media è quella di informare il

pubblico circa ciò che accade nel mondo, i giornalisti svolgono l’attività di

produzione di una notizia, ma non tutto ciò che accade nel mondo si

trasforma in notizia, i gatekeepers (giornalisti) selezionano in base a criteri

professionali: la notiziabilità ovvero la possibilità che ha un evento di

trasformarsi in notizia a seconda della rilevanza e dell’interesse e di ciò

che viene reputato importante.

Struttura organizzativa della redazione: La redazione è

un’organizzazione produttiva che trasforma un dato grezzo (evento) in un

prodotto confezionato (notizia). È una struttura gerarchica composta da

varie figure:

L’editore: è il proprietario dell’azienda si preoccupa degli introiti

- pubblicitari e dell’allargamento dell’utenza.

Il direttore è il responsabile della linea editoriale, dialoga da un lato

- con i vertici dell’azienda e dall’altro con il resto della redazione

Vicedirettore e Caporedattore si occupano dell’organizzazione e del

- coordinamento delle sezioni tematiche di cui si compone la redazione

Il Caposervizio si occupa della gestione della sua struttura: affida gli

- argomenti ai diversi giornalisti, revisiona e prepara per

l’impaginazione

I giornalisti possono essere assunti come redattori o collaboratori

- esterni e la categoria si divide in commentatori, giornalisti specifici,

generici, inviati, corrispondenti, praticanti, freelance

Segretari, grafici, fotografi, operatori di ripresa

-

Le fonti: Il lavoro giornalistico si basa su relazioni stabili e di fiducia

reciproca che legano la redazione con soggetti istituzionali, uffici, agenzie

di stampa e tutte queste componenti forniscono ai giornalisti informazioni

tramite comunicati stampa ecc.

Fonti di primo livello: sono le fonti ufficiali, come i comunicati

- stampa o i “prodotti finiti” come i verbali, si caratterizzano per

autorevolezza istituzionale e spesso le fonti di primo livello si dotano

di appositi uffici stampa che curano i rapporti con il pubblico

Fonti di secondo livello: sono quelle la cui attendibilità è affidata alla

- citazione giornalistica, le fonti secondarie devono essere sempre

verificate e diventano notiziabili se messe in relazione con altre fonti.

Fonti dirette: forniscono alla relazione materiale grezzo in diverso

- formato che si plasma per creare il pezzo (es. cartelle stampa su

eventi)

Fonti indirette: producono un prodotto già confezionato (es. agenzie

- di stampa)

Agenzie di stampa: Sono le fonti indirette per eccellenza, sono organi

importanti e complessi che raccolgono e rielaborano quotidianamente

notizie a pagamento, è una testata giornalistica, un archivio elettronico e

una banca dati. Il loro scopo è diminuire il “costo” delle notizie, abbonarsi

infatti costa meno del mandare inviati. Devono mantenere un rapporto

costante con le fonti, un esempio di verifica di ciò che accade è il recall: un

giro della questura, ospedale, conferenza stampa, convegni. Le agenzie di

stampa si dividono in:

Mondiali: oligopolio fra l’Associated press (usa), la United press

- international (usa), Reuters (uk), France press (F)

Internzionali: Itar-Tass (russia), Kyodo news (giap), Dpa (germ), Efe

- (spagna), Ansa (italia).

Nazionali: che si suddividono in quelle vere e proprie come l’Ansa,

- le agenzie di “terza pagina” che trasmettono materiale culturale e le

agenzie politiche.

News Value: Sono criteri, regole pratiche che guidano le procedure

lavorative relazionali, vengono usate per selezionare dal materiale

disponibile alla redazione le cose più importanti e anche per presentare il

materiale in base alle informazioni prioritarie. Questi criteri devono poter

essere applicati facilmente e velocemente, devono essere flessibili e

soprattutto efficienti. Per rendere il pubblico interessato la notizia dovrà

essere rilevante, recente (freschezza), facilmente comunicabile, non

ambigua, comprensibile, significativa, prossima (geografica/culturale),

capace di avere un impatto nazionale, i protagonisti dovranno essere

istituzioni gerarchiche o socialmente prestigiosi. O l’evento deve

coinvolgere un numero alto di persone (dimensione), con conseguenze

pratiche o che sollevino questioni umanitarie, un conflitto, un evento

inaspettato o drammatico. Insomma qualcosa che possa impressionare e

suscitare emozioni nel pubblico. “Bad news is good news”

Alla fase di selezione segue l’editing che mira ad ottimizzare il pezzo che

deve essere breve, chiaro ed aderente alle standardizzazioni linguistiche.

Possono crearsi fenomeni di distorsione involontaria, (es. titolando per

causare sensazionalismo, introdurre foto non appropriate...) per ridurre i

fatti a notizia infatti è necessaria una decontestualizzazione dal contesto di

origine a cui segue una ricontestualizzazione nel format opportuno, questo

crea una separazione fra la verità e la notizia a seguito di tutti gli interventi

precedenti.

Pubblicità:

Storia della pubblicità: Prima della rivoluzione industriale il concetto di

pubblicità era molto diverso, si intendevano ad esempio le insegne che

nell’antica Grecia i commercianti mettevano fuori dai loro negozi poiché i

prodotti in vendita erano al chiuso e non più esposti, durante il

Rinascimento prese piede l’usanza di valorizzare le virtù dei prodotti

(imbonitori) principalmente a livello orale, le prime forme di

comunicazione pubblicitaria scritta si diffusero nel XVII secolo a Parigi

con il Bureau d’Adresse, una piccola agenzia pubblicitaria che curava la

pubblicazione di riviste e fogli stampati. Nel XIX secolo si sviluppa la

necessità di adottare nuovi strumenti per far conoscere i prodotti aziendali

e per indurre i consumatori ad acquistarli a causa dell’aumentata capacità

produttiva che estese i volumi e anche le distanze di mercato.

Accanto alle inserzioni nei quotidiani troviamo i primi manifesti murali,

inizialmente la parola scritta era il dato principale poi diventano importanti

anche le illustrazioni a colori e i primi slogan. Nel Novecento la pubblicità

si costituì come una vera e propria industria, la diffusione massiccia di

radio e televisione la rese un fenomeno sociale.

La pubblicità attraverso internet permette non solo di fruire di un

messaggio ma anche di visitare direttamente il sito web di un’azienda o di

un prodotto, la pecca principale è l’incapacità di sviluppare strategie

pubblicitarie coerenti ed equilibrate (es. non lo spamming).

Il linguaggio pubblicitario: Anche se lo stile e il linguaggio utilizzati

nella comunicazione pubblicitaria dipendono dal mezzo su cui il

messaggio viene presentato, si può affermare che la pubblicità ha

sviluppato alcune caratteristiche distintive anche se le forme di pubblicità

sono molteplici e vivono una continua evoluzione (es. televisiva). Il ritmo

attorno alla quale è costruita è estremamente accelerato, lo spot è un breve

spazio entro il quale inserire una molteplicità di informazioni e soprattutto

suggestioni. Infatti tendono a voler suscitare emozioni, suggestioni e

persuasioni piuttosto che informazioni, la pubblicità propone ormai uno

stile di vita più che dei prodotti ed ha sviluppato ormai un vocabolario

autonomo e tutto il panorama pubblicitario ha assunto forme mimetiche e

indistinte anche considerando il fatto che la pubblicità commerciale è

affiancata da quella sociale (beneficenza, ricerca…). Gli spot sono simili e

per le agenzie pubblicitarie diventa sempre più complesso individuare

elementi originali con cui illustrare e distinguere un prodotto.

Il linguaggio pubblicitario è stato assorbito e riprodotto in altri ambiti della

società per impostazione e organizzazione (politica, telegiornale…).

La pubblicità subliminale: Il concetto fu ideato da James Vicary, titolare

di un’agenzia pubblicitaria in seguito a un suo esperimento condotto nel

1957 in un cinema di provincia. Riferì di aver proiettato immagini

sovrapposte ai fotogrammi dei film per meno di un millesimo di secondo

(sotto la soglia di percezione conscia sub-limen), queste immagini

presentavano le scritte “mangia pop corn” “bevi coca cola” e Vicary disse

che le vendite aumentarono rispettivamente del 58% e del 18%. Nessuno

riuscì mai a ripetere il suo esperimento e in un’intervista del 1962 ammise

di aver gonfiato questi risultati.

Il suo esperimento ha dato nuova linfa all’archetipa paura dei mass media

che dal modello dell’ago ipodermico fino ai giorni nostri periodicamente

ricompare nell’opinione pubblica, c’è una costante “caccia al messaggio

subliminale” ancora oggi vengono denunciati messaggi di natura violenta,

satanica o con riferimenti sessuali nei film, cartoni o anche nelle canzoni

se ascoltate al contrario. In ogni caso la mera esistenza di messaggio

subliminali non può in alcun modo essere considerata una prova della loro

efficacia.

Il pubblico

Storia del pubblico: Le prime espressioni di pubblico nascono in

occasione di riunioni fisiche situate in un certo luogo (es. colosseo) si

tratta di una collettività localizzata nello spazio e nel tempo, accomunata

da uno stesso background e che condivide la visione di uno stesso

spettacolo (anche le prime espressioni di fandom). In questo caso forse

sarebbe meglio parlare di folla espressiva ma in ogni caso anticipa le

caratteristiche del pubblico di massa più frammentato e individualizzato.

Il primo pubblico di massa si registra fra il 400 e il 500 con l’introduzione

del libro stampato, si è potuto disaggregare e consumare uno stesso testo

privatamente ma solo con l’invenzione del cinema si parla ufficialmente di

pubblico di massa con ricezione su larga scala.

In questi anni (1933) Herbert Blumer parla di massa per descrivere i

fruitori: se il pubblico è considerato attivo, la massa è vista come una

vasta aggregazione di individui isolati, anonimi, incapaci di agire

autonomamente, si distingue anche dal concetto di folla, la massa viene

vista come vittima dei mezzi di comunicazione, il mito inizia a crollare

con le ricerche degli anni 50 e dei cultural studies. Il pubblico sceglie, ha

legami, è attivo, ogni fruitore è capace di decodificare qualsiasi testo

(accettando, negoziando o rifiutando).

Folla: aggregazione fisica che si forma quando una moltitudine di

- individui è riunita in modo temporaneo in uno stesso luogo,

difficilmente capace di costituirsi una seconda volta con la stessa

forma, è un’entità instabile.

Gruppo sociale: opposto al concetto di folla, sono individui che

- interagiscono e condividono valori e credenze comuni, si può

evolvere in comunità.

Pubblico: è l’insieme di coloro che possono essere raggiunti dai

- messaggi di un medium, è una realtà potenziale e aleatoria.

Audience: si riferisce a un pubblico reale, quantificato e

- numericamente rilevato.

Target: è un gruppo specifico, un gruppo “bersaglio” , un

- sottoinsieme specifico che presenta caratteristiche particolari.

Pubblico come mercato: Da quel momento prendono avvio ricerche che

mirano a investigare le diverse scelte compiute da varie categorie, il

pubblico è visto come un consumatore di un certo prodotto mediatico.

L’importanza di conoscere l’audience è dettata dal fatto che i membri del

pubblico sono due volte consumatori potenziali (consumano programmi

televisivi e acquistano i prodotti pubblicizzati). Gli individui vengono

ridotti ad indici di ascolto, diventa essenziale raccogliere e mantenere

l’audience. Il costo di uno spot dipende dalla fascia oraria, dal canale,

dall’evento a cui è legato e dalle stime riguardanti l’audience prevista.

Esistono delle strategie per controllare il flusso dell’ascolto televisivo:

Il traino: è il trasferimento del pubblico da un programma a quello

- immediatamente successivo, trova la sua spiegazione nell’inerzia

dello spettatore.

L’ascolto ripetuto: (es. serie televisive) quando le stesse persone

- seguono ripetutamente una serie televisiva, è una forma di fedeltà ad

un evento editoriale, nasconde una strategia a lungo termine o tramite

una programmazione a striscia (stesso programma sempre lo stesso

giorno alla stessa ora). Esistono anche altre strategie per aumentare la

fedeltà a breve termine:

Lead in: caricare un programma della responsabilità di trattenere

1- una parte della sua audience.

Hammocking: inserire due programmi poco seguiti fra due di

2- successo.

Tentpoling: inserire un programma molto seguito in mezzo a due

3- dall’audience debole

Programmazione a blocchi: rendere contigui programmi dal

4- contenuto simile.

La fedeltà: si riferisce ad un canale ed evidenza fino a che punto le

- stesse persone rimangono ancorate alla stessa emittente televisiva. La

fedeltà si lega maggiormente al background del pubblico (es. italia

uno per i giovani)

Gli studi audiometrici sul pubblico: Il pubblico è oggetto di ricerche

audiometriche che sono finalizzate a registrare con sistematicità la

fruizione dei diversi mezzi, determinare l’entità e la frequenza del

consumo ed evidenziare la composizione sociodemografica della platea

che fruisce del medium. Nascono per soddisfare i bisogni commerciali

affinché i creatori possano orientare il soddisfacimento dei loro utenti.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Docente: Giomi Elisa
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elenacarraro997 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Giomi Elisa.

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