Estratto del documento

Appunti sociologia dei processi culturali – Carlo Sorrentino

Universo di significato

Universo di significato più o meno comune. Qualsiasi oggetto culturale con attribuzione di significato che per noi è implicito. I sociologi della cultura cercano di farci capire come niente sia scontato e tutto sia costruito. Perché l'universo di significato è univoco, perché siamo omogenei dal punto di vista socio-culturale. Scopriamo che per arrivare alla condivisione di significato bisogna avere prerequisiti: livello socio-culturale comune di fondo, condivisione di riferimento culturale e codice linguistico.

Ogni oggetto è un oggetto culturale, cioè ha una dimensione culturale che può anche prescindere dalla sua funzione. Il termine cultura può essere usato in diverse accezioni; uomo di cultura, livello intellettivo elevato, oggetto culturale invece significa accezione sociologica, ogni cosa è socio-culturalmente costruita ed interpretata.

Obiettivo del gioco in classe

Obiettivo del gioco in classe: analizzare ogni oggetto davanti a noi con chiave culturologica. Già facendolo implicitamente, cataloghiamo gli oggetti, questo ci permette di capire meglio cosa stiamo facendo e cosa bisogna fare. Analisi sociologia culturale serve per definire le situazioni, cosa sono, cosa voglio fare, dove sono. In un'aula ci si comporta così perché ci sono norme che vincolano determinati comportamenti. Chi ha costruito quest'aula ha voluto costruire la cattedra così per l'autorità del docente, espressione del suo sapere.

Attraverso la nostra attribuzione di significato agli oggetti, impariamo a muoverci nel mondo. Queste attribuzioni non ci sono mai apparse come tali, non ci siamo mai trovati a fare questo gioco perché per noi è implicito questo ragionamento. Più ci sembrano impliciti, più ha funzionato il nostro processo di socializzazione; questi significati sono divenuti delle oggettivazioni, cioè è così perché si è fatto sempre così, conoscenze che si sono consolidate nel tempo, hanno una loro datità cioè hanno una loro data secondo Durkheim.

Processi di oggettivazione

Noi bisogna cercare di capire questi processi di oggettivazione come a Napoli esiste la regola dei semafori, ma ogni volta questa oggettivazione non è radicata. Chi si socializza al traffico napoletano esiste un'altra regola, in cui mi trovo in quella situazione ridiscuto quella regola. Una volta un padre poteva proibire tutto alla figlia femmina, in cui le figlie chiedevano al padre perché non potevano fare quello, risposta perché sei femmina.

Quanto più un oggetto per noi è scontato, tanto meno sappiamo decifrare i significati e tanto meno siamo in grado di ribaltarli. Le oggettivazioni sono tali perché sono fortemente regolative e inibenti. Se facciamo contestualizzazioni storiche ci troviamo di fronte a situazioni che sono molto differenti nel tempo come galateo uomo-donna, lasciare libero il posto alla donna.

Cercare di capire come quei significati evochino una serie di altri concetti più complessi e astratti; nell'esempio ci siamo condotti all'universo di significato della scuola. Tutte le funzioni assolte dalla scuola sono obbligo imposto dalla società. Ognuno di questi concetti è declinabile in varie accezioni; abbiamo concettualizzato il perché della scuola. Abbiamo risposto in modo normativo: scuola obbligo giuridico, bisogno, socializzarsi; sostanzialmente queste cose ci servono per non diventare anomici cioè per stare con gli altri. Risponde tutto ad una norma sociale che ci porta all'ordine sociale che è alla base dei sistemi sociali. La norma sociale del dover studiare è interiorizzata ed oggettivata.

Istituzione della scuola concettualizzata in base a determinate norme sociali, serve alla società lo stare con gli altri, Durkheim anche per costruire opportunità di lavoro socialmente differenziate. Dalla concettualizzazione siamo passati a definire delle norme ma non siamo arrivati. Oggetto → oggetto culturale → lavagna come simbolo → concettualizzazione → definizione norme sociali → conoscenza è un valore.

Cultura e norme concettualizzate

Quando parliamo di cultura, parliamo ineludibilmente di norme concettualizzate espresse in simboli, la peculiarità è che ogni oggetto è un simbolo che evoca concetti, valori, norme ecc... L'oggetto culturale può svolgere una funzione simbolica, cioè aggrega un campo semantico comune e ci facilita nella costruzione del significato. Partendo da un oggetto culturale, siamo arrivati a vedere come essi contengano in sé una serie di norme che ci conducono ad un punto di partenza che sono i valori. Attraverso la divisione abbiamo visto come in realtà l'oggetto culturale ci dica qualcosa perché noi condividiamo comunque una serie di significati e codici come quello linguistico (abbiamo esperienza sviluppata all'interno di un'istituzione e ciò ci permette di delimitare la definizione dell'oggetto culturale). La scuola è un luogo astratto e concettualizzato come nell'esercizio fatto. Le cose dette sono state dette perché condividiamo un'esperienza ed attraverso essa abbiamo sviluppato la capacità di concettualizzare e dare significato a queste esperienze. Queste concettualizzazioni sono credenze, opinioni.

Queste concettualizzazioni contengono al loro interno dei riferimenti di tipo normativo; abbiamo capito che esse hanno a che fare con un comportamento sociale regolato. La scuola è un obbligo finalizzato ad una serie di cose, andiamo a scuola per rispondere alle convenzioni sociali che traducono le norme sociali. Quando queste norme sociali sono universalmente condivise in taluni casi le trasformiamo in norme giuridiche, una sottospecie di norme sociali. L'accordo delle norme giuridiche è più generale e condiviso.

Esempio: esiste una legge che vieta di uccidere e rubare, in quanto c'è una convenzione sociale che se non esistesse questa norma sociale, sarebbe un mondo hobbesiano, tutti contro tutti, da questa norma sociale universalmente condivisa, muta in norma giuridica. La scuola è diventata una norma giuridica come obbligo scolastico, ma siamo andati alle scuole dell'obbligo perché rispondiamo ad un dovere giuridico. Questi obblighi sono stati inseriti recentemente ma oggi ci sembra assolutamente giusto e stiamo cercando di estendere questo obbligo sempre ad un'età maggiore e di esportare questo obbligo, invertendo cioè raccontandolo come diritto individuale inalienabile. Il diritto di ogni bambino ad avere un'educazione e istruzione sancito dall'Onu. Universale culturale è definito il diritto e obbligo all'istruzione. La formazione, la conoscenza ed il sapere sono diventati valori enormemente condivisi non solo tutelati da una norma sociale.

È stato sottolineato l'elemento fortemente costruttivo e costrittivo di questi processi, tutto questo è socialmente costruito e determinato. Esistevano periodi storici in cui non si studiava, si uccideva ecc. Tutto questo è una costruzione socio-culturale caratterizzata da queste componenti: valori, norme, credenze e simboli.

Valori

Dobbiamo distinguere i valori dalle preferenze, quest'ultime sono ciò che vogliamo, ciò che è desiderato. Valori sono condivisione oggettivata, ciò che è desiderabile, ciò che dovremmo volere.

Esempio: Il bambino aderisce al valore dell'onestà, entra in una pasticceria non prende cioccolatino perché mamma non vuole, capisce poi perché esiste convenzione condivisa che ci vieta di rubare il cioccolatino. Come tutti i valori sono negoziabili, addirittura in giurisprudenza esistono casi in cui giudice ha assolto perché i ladri hanno rubato per fame. In questo caso ci troviamo di fronte ad un conflitto valoriale cioè contrasto tra onestà e mantenimento della vita. È difficile trovare dei valori universali culturali, onestà è uno di questi se contempla qualche eccezione.

Esempio: siamo a lezione per assolvere conoscenze, sapere; incontriamo un amico che si è lasciato e bisogna accompagnarlo al parco per sfogarsi; devo perseguire il valore delle conoscenze o della solidarietà.

Il valore ha più dimensioni: quella affettiva in quanto aderiamo a norme sociali perché aderiamo a quello che è la volontà delle persone a cui siamo affezionate, dimensione cognitiva cioè il valore per far sì che diventi interiorizzato, oggettivato (non riflettere più sull'eventualità di una cosa, dare per scontato), per arrivare a questa oggettivazione però vi è bisogno di capacità argomentative cioè capacità di spiegazione e contestualizzazione, significazione (perché mi dovrei comportare così). Argomentazione del padre in cui impediva alle figlie di fare determinate cose, perché la figlia era femmina; oggi deve trovare altre capacità argomentative come Boudon afferma ragion per cui, altre significazioni.

Fino a qualche decennio fa, quando si diceva quella è una donna onesta, si intendeva che aveva comportamento sessuale astinenza o fedeltà e non inteso come non rubare; oggi queste accezioni non sono più declinate in questi termini; dimensione selettiva come il successo economico che può essere un valore, studio per arrivare a svolgere una professione che mi permetta di guadagnare più di un operaio, questa selezione serve, va selettivizzata, il successo economico va raggiunto senza violare altri valori come l'onestà; il valore del successo professionale non deve diventare totalizzante come trascurare attività politica, educare un figlio, perdere contatto con amici.

La capacità di orientamento ha influenza in questa dimensione come quanto a lungo è stato spiegato l'abbassamento degli indici di natalità con la volontà delle donne di andare a lavorare, dietro queste concettualizzazioni e credenze c'è una selettività valoriale, valore dell'affermazione professionale è più importante della maternità.

Da tutti gli esempi fatti si capisce che i valori hanno una dimensione ultimativa, centrali nella costruzione dei processi culturali; è evidente che noi siamo fortemente condizionati da alcuni valori già interiorizzati ma possono cambiare e mutare grazie a questa dimensione selettiva e cognitiva, affettiva. Oggi la variabilità è maggiore di prima perché non corrispondono ad un ordine gerarchico (sposare persone stessa classe sociale) ma alla volontà individuale (libera scelta).

Schema parsonsiano: le coppie dicotomiche sono universalismo/particolarismo, prestazione/qualità, neutralità affettiva/affettività, specificità/diffusione. Parson definisce un insieme di parametri sulla base dei quali è possibile classificare società e culture diverse: esse sono chiamate patterns variables o variabili strutturali, rappresentante da combinazione binarie di fondo compiute da una cultura nel corso della sua esistenza.

  • Universalismo e particolarismo ha a che vedere con quali sono le cose più opportune che orientano le nostre azioni. Quando vengo all'esame vorrei dal docente che ci esaminasse tutto allo stesso modo e non riconoscere particolarità (universalismo) ma ci sono altri ambiti invece non richiederemo il comportamento universalistico cioè ragazzo mollato dalla ragazza, che decide di accompagnare la persona per sfogarsi (particolarismo). Nella modernità abbiamo costruito schemi di azioni universalistiche ma riconosciamo degli ambiti in cui pretendiamo un atteggiamento particolaristico (non posso sfogarmi con tutti i passanti).
  • Prestazione/qualità: se dessi 30 ad uno perché assomiglia ad un mio parente, in uno studente devo valutare la prestazione e non la qualità, peculiarità.
  • Neutralità affettiva/affettività: quando io vado dal medico mi rivolgo ad un professionista voglio che si comporti in maniera neutra, praticare la capacità di prendere le distanze dalla situazione in cui ci troviamo; di fronte ad un esame non possiamo inventarci scuse e il docente deve essere neutrale e prendersi carico di tale neutralità; Esistono anche altre dimensioni dell'affettività che possono intervenire come simpatia/antipatia, riconoscimento limiti oggettivi dal punto di vista sociale.
  • Specificità/diffusione: noi siamo in aula e concediamo al docente di parlare per due ore in quanto viviamo in un mondo di vincoli reciproci, riconosciamo la competenza specifica di parlare di sociologia dei processi culturali. Ciò che caratterizza la modernità è sempre più un'azione sociale orientata dai valori e da dimensioni universalistiche e vincolate dalla specificità. In sintesi nella diffusione tengo conto di tutti gli aspetti della personalità di chi mi sta davanti; la specificità si basa sul ruolo: quando un commesso interagisce con un cliente, tiene conto solo dell'aspetto cliente.

Tutte queste distinzioni dicotomiche come i valori sono negoziabili: a seconda delle sue situazioni, dei comportamenti che sancirei come negativi, li relativizzo e li accetto in quel caso.

Modernità e valori

Perché nella modernità tendiamo a questi azioni, perché ciascuno di noi si muove in ambienti sociali, più differenti e diversificati rispetto al passato. Variabilità delle azioni sociali permette che ognuno di noi si muova in più ambiti sociali, svolgendo più ruoli sociali interpretati in modo diverso. Questa apertura di ruoli, mondi non può che essere regolata attraverso quel processo complicato di socializzazione. Queste regole devono essere tendenzialmente più precise possibile.

Esempio: chi vive in città, sa che se vuole prende un bus deve recarsi alle fermate bus. Tutto sommato un comportamento particolaristico ci potrebbe dire se ti faccio un segno autista fermati, e apri le porte qui. È evidente che l'autista è costretto da un comportamento universalistico a fermarsi soltanto alle fermate del bus. Vivendo in più ambienti sociali siamo costretti a comportarci secondo delle regole di quell'ambiente che devono essere condivise il più possibile, da qualità prestazioni, universalistiche, neutralità.

I valori sono negoziati dai singoli individui; nelle società antiche i cambiamenti valoriali erano molto più lenti perché facevano riferimento ad una datità delle cose. Un tempo si diceva lo ha detto la televisione, radio e giornali. Anche i valori che sostengono la dottrina cattolica sono in qualche modo negoziabili ovvero modificabili.

Nella modernità la variabilità dei valori è presente grazie al processo di individualizzazione (scelte individuali favorite dalla mia esperienza è cresciuta, vedi tutti i casi dello schema parsonsiano). Prima eravamo circoscritti in un contesto poco ampio (eravamo influenzati maggiormente dai valori della parrocchia e della famiglia), oggi entrando in contatto con un numero maggiore di persone ho un'influenza molto variegata.

Le coppie dicotomiche di Parson servono per descrivere la modernità → stare in aula, prendere il bus sono azioni regolate, se invece questi bus girasse per un piccolo paesino, potrebbe fermarsi al segno delle persone in quanto se il paese è più piccolo, vige familiarità (aspetto particolaristico). Alcuni comportamenti sono regolati da norme giuridiche, altre invece dalla capacità relazionale, convivenza pacifica, buoncostume, diligenza. Individuiamo secondo Giddens dei sistemi esperti, riconosciamo le modalità e situazione in cui siamo, riconosciamo le specificità. Oltre nella credibilità nel ruolo, vi è anche la credibilità del ruolo come il prestigio sociale.

Norme

Norme (specificità, applicabilità, imperativo sociale, previsione di sanzioni)

I valori vanno a definire intorno a dei sistemi normativi, tanto più i sociali sono differenti, tanto più il sistema normativo è complesso ma anche al tempo stesso deve essere di facile applicazione. Le norme sociali si applicano, decidono all'interno di ogni contesto sociale anche micro.

Esempio: una famiglia è una piccola istituzione che risponde ad una serie di sistemi normativi, alcuni di questi sono giuridicamente definiti (vedi unioni civili ecc..) come la definizione dei diritti moglie-marito, ma una famiglia ha anche tutta una serie di comportamenti non normati giuridicamente ma diventano delle consuetudini o regolarità. Un dato di fatto è che nelle famiglie italiane i figli tendenzialmente vanno via di casa più tardi. Un sistema sociale lo permette perché prima di esso c'è un sistema socio-culturale che ha pensato tale azione come auspicabile.

Ci sono delle norme giuridiche e sociali che regolano la famiglia italiana che sono diverse da quelle che regolano le famiglie straniere; sappiamo che in ogni famiglia ci sono delle norme anche comportamentali cioè ogni famiglia ha un suo lessico e linguaggio. Tutti comportamenti da tenere si basano su un valore come quello dell'affettività verso i genitori. Il comportamento mi conferma un valore.

Un determinato comportamento è talmente interiorizzato che lo do per scontato quando si oggettivizza. A seconda della cogenza la norma diventa un imperativo sociale. Questo ha bisogno di un consolidamento e di previsione di una serie di sanzioni non necessariamente giuridiche ma anche morali che può portare fino all'esclusione sociale. L'imperativo sociale per funzionare ha bisogno di sanzione. La sanzione che Goffman definisce lo "stigma". Le norme mi permettono di pesare quel determinato orientamento valoriale → padre dice ci vuole onestà ai figli → il figlio se vede che il padre non rilascia lo scontrino, si potrebbe ricredere e mettere in dubbio questo valore.

Quel valore può produrre sanzione sociale bassa e sistema di concettualizzazione che forviano. "Lo stato ci mette le mani in tasca". Vi è la differenza tra norme e massime di esperienza (comportamento regolare).

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 38
Appunti di Sociologia dei processi culturali Pag. 1 Appunti di Sociologia dei processi culturali Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Sociologia dei processi culturali Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Sociologia dei processi culturali Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Sociologia dei processi culturali Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Sociologia dei processi culturali Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Sociologia dei processi culturali Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Sociologia dei processi culturali Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Sociologia dei processi culturali Pag. 36
1 su 38
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giusing.94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Sorrentino Carlo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community