Sociologia dei processi culturali e comunicativi
Prof. Piermarco Aroldi
“Per educare un bambino serve un intero villaggio” - Papa Francesco
Università Cattolica del Sacro Cuore
Introduzione al corso
“Per educare un bambino serve un intero villaggio”: la famiglia e strumenti integrativi, processi di integrazione e di socializzazione, strumenti strutturali come il gruppo di pari, una scuola, delle istituzioni che hanno come funzione l'integrazione e l'educazione del bambino. L'educazione dipende anche dalla situazione economica del villaggio, la cultura (in senso antropologico, quindi lingua). La cultura dipende dalla “posizione”, elementi che in un villaggio non c'è ma per esempio nelle metropoli ci sono, come le diverse culture: nel villaggio non c'è solo una cultura, perché viviamo in società aperte rispetto alle tradizioni, sottoposte a un cambiamento continuo.
Il bambino condivide nella collettività nel villaggio: nelle feste, nelle piazze, negli spazi apposta per i giochi di bambini. Le nostre società sono complesse perché ci sono flussi di comunicazione che nei villaggi mancano (esempio sono i social media). I dispositivi culturali che riproducono le culture negli spazi virtuali in cui possiamo interagire, dove la comunicazione diventa integrazione. L'interazione del bambino nel villaggio avviene nei canali, nei flussi, nei dispositivi. I processi di interazione e gli studi della società sono obiettivi che fanno parte del lavoro educativo stesso. L'educatore mette in gioco la rete di interazioni sociali, sistemi di valore, riferimenti culturali, norme, limiti, vincoli, condizionamento.
Capitolo 1 - La nascita della sociologia
La sociologia è una scienza della modernità, è una scienza moderna ed è una scienza delle società moderne. Prima della modernità non esisteva, ma non che non esistesse la società: la filosofia politica ha cominciato a studiare la società dalla modernità in poi, la morale ha studiato la società, i gruppi.
- Quali sono le condizioni che a un certo punto spingono alla nascita di una scienza che si occupa di un oggetto antico ma che in quanto disciplina (in quanto metodo, approccio, epistemologia) è nuova ed è moderna?
- Quali sono i tratti?
Tre grafici
- Il primo grafico riporta i dati sviluppativi della popolazione mondiale in miliardi (a partire da 10 mila A.C. a 2000 d. C.). Il picco, la concentrazione dello sviluppo mondiale sembra crescere molto in fretta nel 2000, mentre nell’A.C. sembra crescere molto lentamente. La rivoluzione che può aver causato lo sviluppo della popolazione, nel 1 D.C, può essere la rivoluzione dell’agricoltura. Dall’anno 1 all’anno 1000 non cambia molto: siamo ancora a un ¼ migliaio della popolazione. Dall’anno 1000, ovvero dal Rinascimento, il mondo affronta nuove condizioni di vita delle persone, non in modo costante. Anni di grande trasformazione, anni di guerra, quello che cambia in modo radicale è a partire dal 1500: 1492 con la scoperta dell’America. La Rivoluzione Industriale nel 1700 (soprattutto con la seconda dell’Ottocento), la faccia del mondo (e in particolare dell’Europa) cambia, la crescita della popolazione è concentrata in questi ultimi secoli, dall’Ottocento in poi, cresce in modo esponenziale. Passiamo da 1 miliardo di persone a 7 miliardi di persone!
- Il secondo grafico riporta gli stessi dati sviluppativi della popolazione mondiale solo in modo differente.
- Per confermare l’ipotesi, il terzo grafico presenta lo sviluppo del Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale. È la ricchezza che i nostri antenati che avevano disposizione dall’anno 0 all’anno 1000, con una crescita costante e valente, e va incontro poi a una curva negativa nel 1250. A cavallo della modernità c’è una crescita storica, e poi durante la Rivoluzione Industriale cala, e progressivamente cresce esponenzialmente negli ultimi secoli. Siamo i più ricchi, e questo cambiamento avviene con una velocità improvvisa negli ultimi secoli.
Con questi dati, potremo pensare a un periodo che inaugura un tragico radicale processo di mutamento sociale: il mondo cambia, la vita dei nostri antenati cambia, le società conoscono un processo di trasformazione e di mutamento che è altrettanto radicale e improvviso. Il mutamento c’è sempre stato, ma se è stato molto lento non cambia molto, mentre se il mondo cambia in modo progressivo ce ne se accorge. Il cambiamento veloce si chiama “Evoluzione”: ci sono tre gradi che definiscono le caratteristiche della modernità.
Modernità e mutamento sociale: tre rivoluzioni
- La Rivoluzione industriale (I metà XVIII secolo). I presupposti sono la nascita della modernità, le scoperte geografiche con controllo delle rotte di navigazione (che da inizio alla globalizzazione): la Compagnia delle Indie diventa una realtà economica e politica quasi indifferente agli Stati. Disponibilità di materie prime a un buon prezzo (colonialismo). Il colonialismo accompagna anche la mano d’opera a basso costo, con la schiavitù e urbanesimo “forzato” (una grande parte della popolazione risiedono nelle grandi città). Nascita delle nuove tecnologie (energia e macchine come il vapore). Questo comporta non più una produzione artigianale ma industriale, creando una sussistenza, cioè l’accumulo e sviluppo. Con la rivoluzione comincia a crearsi anche una nuova forma, il capitalismo. Tutto questo costruisce le basi materiali di un’idea nuova, l’idea di progresso: cioè l’idea che non solo questo mutamento avviene in fretta, ma che questo mutamento è un progresso, un miglioramento delle condizioni, dello standard di vita. Il miglioramento riguarda l’Europa ma si interessa anche il resto del mondo.
- La Rivoluzione Americana (1776 “Dichiarazione d’indipendenza” - 1787 “Costituzione americana”) e Rivoluzione Francese (1789). Le due costituzioni pongono la fine del sistema regime antico, ma da inizio al sistema feudale (clero, nobiltà e popolo), un ordine perfetto, che però quando scoppia la Rivoluzione Francese comincia la crisi: il Terzo Stato comincia a rivendicare i diritti. Non è più il clero a comandare l’Illuminismo, ma la borghesia, gli intellettuali che cominciano a utilizzare le idee per proporre di usare la ragione contro la tradizione. L’altro tratto che hanno in comune le due rivoluzioni è che sono entrambi liberali: gli uomini sono uguali dal punto di vista del diritto (ricordiamo la Costituzione degli USA: Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino). La mobilità sociale pone fine all’ordine delle caste. Comincia il progresso, comincia a formarsi l’idea della mobilità sociale: le leggi non sono immutabili, non sono sancite una volta da chi ha potere, sono un qualcosa che risponde alle richieste del popolo, e possono essere cambiate dal popolo. Ecco che il mutamento sociale viene riconosciuto legittimato e dotato.
- La Rivoluzione scientifica comincia con Galileo Galilei e l’ordine delle celesti. È una rivoluzione dell’astronomia, che ha portato una serie di caratteristiche proprie in quanto metodo della conoscenza della realtà: la natura come ordine oggettivo, la natura governata da leggi universali che possono essere scoperte, ci sono cause-effetto, ci sono relazioni tra le parti, e le diverse scienze della natura cominciano a pensare il mondo come oggettivo e a pensare a strumenti di un sapere razionale (non metafisico o rivelato attraverso la luce dei profeti), ma come scoperta degli uomini a partire dall’esperienza, applicabile ovunque. L’Illuminismo cede il posto alla sua riproposizione chiave moderna del Positivismo: la realtà viene definita positiva, corrisponde ai fatti, indagata con gli strumenti e approcci stessi della natura fisica. Darwin comincia a ragionare sull’evoluzione della specie.
La sociologia come “scienza della società”
La sociologia può cominciare a darsi una scienza nuova perché prende approccio l’idea di progresso, prende dalla rivoluzione scientifica l’idea di scienza e comincia a studiare la società nel mutamento sociale in quel giro di pochi decenni. Così nasce una scienza della società, che eredita alcuni tratti caratteristici. Cambia la società, cambia il modo di studiarla:
- Rapporto tra individuo e società, io e noi, singolo e collettività: l’individualismo vs. olismo studiare la società nella loro natura (olismo) e come si rapporta una persona con altri (individualismo)
- Ordine, conflitto, coesione sociale: Funzionalismo (un grande organismo, un grande sistema) vs. conflittualismo (conflitto tra persone, stati, sistemi politici diversi, e anche tra classi sociali)
- Come cambia la società, come si evolvono le società: riproduzione (in modo costante, privilegiando lo status quo, bisogna che cambi in modo che nulla cambi) vs. mutamento sociale (trasformazione sociale, cambiamento progressivo).
Capitolo 2 - Teorie funzionaliste: Emile Durkheim
Emile Durkheim nasce in Francia (1858-1917), in una famiglia di cultura ebraica. Fondatore di una branca della sociologia, la religione: pubblica l’ultima opera su questo tema. Durkheim affronta il problema individuo-società: cerca di spiegare come fa una pluralità di individui ad essere coesa all’interno di una società. Se questi legami sono legami ordinati, come fanno a riprodursi nel tempo?
Nelle scienze umane le teorie non sono rette, prendono posizione a un certo modo di pensare dell’uomo, un frame teorico con altre teorie. Durkheim è anti-individualista, dice che non possiamo ridurre la vita umana a una semplice, c’è qualcosa che trascende l’io singolare di ciascuno, e per il sociologo l’io non deve nemmeno interessare. L’obiettivo di Emile è trovare le regole generali, i comportamenti collettivi, ciò che è comune, non ciò che differenzi. C’è un’altra idea filosofica che viene apertamente contradetta, l’utilitarismo che regge il rapporto tra uomini in soli termini di utile, di vantaggio, di guadagno (Durkheim è anti-utilitarismo): siamo legati da un contratto sociale, ci mettiamo d’accordo perché entrambi abbiamo un beneficio. Gli interessa che cosa gli differenzia, cosa gli contrappone, cosa potrebbe funzionare (funzionalismo). La grande metafora che introduce è l’idea dell’organismo, un’idea antica che la filosofia politica aveva già elaborato: l’idea di un organismo vivente alla luce dell’evoluzionismo darwiniano. L’organismo deve essere ordinato, coeso, funzionale: olismo + funzionale (influenza del positivismo). La società è come un corpo sociale, un organismo, il cui all’interno hanno uno scopo funzionale. L’organismo deve equilibrarsi con il mutamento sociale e l’ordine (la conservazione).
Che cosa tiene insieme la società?
Secondo Durkheim, la morale tiene insieme la società: i componenti sono legati gli uni agli altri attraverso la morale. La morale è “coscienza collettiva”: coscienza è individuale, è il corpo sociale ma associato alla collettività. La coscienza/morale è collettiva perché la condividiamo: ciascuno di noi ha gli stessi sentimenti, stesse credenze, stesse rappresentazioni degli altri. Durkheim definisce “coscienza collettiva” come insieme delle rappresentazioni, delle credenze, dei sentimenti comuni alla media dei membri della società. Esprimiamo questa “coscienza collettiva” nelle norme, nelle regole, nelle leggi. Le norme sono delle regole che aiutano la convivenza (es. la norma del fumo nelle scuole), regole scritte nei codici, per esempio, codice della strada o Codice civile, regole sull’educazione, norme sociali (buona educazione sulla coscienza: lasciare il posto a un anziano), norma morale, anche i 10 comandamenti.
Le norme
Le norme possono essere quindi tecniche, giuridiche o di diritto, morali, di costume (buona educazione o galateo), d’uso o rituali (modi di fare, es. fare la coda agli sportelli, sequenza delle portate di pranzo, come ci si veste, etc), culturali e/o religiose. Le norme, quindi, sono delle prescrizioni di dover essere che intervengono nel regolare l’azione; prescrizione cui attenersi in una determinata situazione (norme prescrittive), o azioni da evitare (norme proscrittive), anche a costo di eventuali costi o sacrifici. Le norme ci negano o ci limitano, controllano e regolano il nostro comportamento, ci regolano gli uni con gli altri.
Pre-scritte: scritte prima della mia azione, regola la mia azione. Pro-scrittive = proibiscono
Come funzionano queste norme? Come ci legano? Le norme agiscono dall’esterno (se le ignoriamo, veniamo puniti con una sanzione), oppure vengono interiorizzate (sono obblighi morali). Le norme finiscono per generare legami sociali: una coscienza collettiva funziona come coscienza individuale forzando le norme. Questo legame sociale, Durkheim, lo indica come solidarietà (che normalmente indica esserci l’uno per l’altro).
La solidarietà, anomia, devianza
La società è di due tipi: una semplice e una complessa. La nostra società è complessa, è ampiamente sviluppata, ha conosciuto un processo di sviluppo, che ha portato dalle forme semplici alle complesse. Le società semplici sono i gruppi premoderni: i clan, i piccoli villaggi premoderni, società con economia di sussistenza, le tribù, e i gruppi sociali dove è molto la scarsa la divisione del lavoro, cioè tutti fanno le stesse cose). Durkheim definisce la società semplice come una solidarietà meccanica: si basa su legami sociali primari (sangue, terra, religione), la coscienza collettiva e la coscienza individuale si sovrappongono, non c’è differenza fra quello che il singolo crede, pensa, valuta, e fa. Non è detto che tutti rispettino tutte le norme, qualcuno potrebbe non rispettare, ma viene sanzionato.
La nostra società, quindi, è complessa: una società complessa è la società moderna (ampia divisione del lavoro, economie di mercato che regolano gli scambi che si basa sulla moneta, e non sul baratto, stati nazionali, ed è tipico di tutte le società che si sviluppa il capitalismo). Dietro a queste norme, ci sono dei pesi significativi dei modi di produrre, dei lavori che si fanno, dove si trova ciò di cui si ha bisogno per la propria sopravvivenza. Su questo nasce una solidarietà organica che si basa sulla dipendenza reciprocità: legami sociali complessi e conflittuali, cioè per soddisfare ogni bisogno ci sono tanti posti di lavoro (differenziazione di lavoro). La solidarietà è come quella di un organismo umano, dove tutti i sistemi lavorano e si aiutano a vicenda per far stare bene il corpo. In questa solidarietà c’è il rischio di individualizzazione della morale: quello che Durkheim chiama anomia (rischio di norme non condivise) e conflitto sociale. La patologia più chiara è la devianza: cioè norme che spesso noi giustifichiamo in nome di una soggettività e della libertà personale (individualizzazione). Parliamo anche della mancanza di sensibilità, o di educazione per aiuto reciproco, frutto delle due norme che vengono dall’esterno e interiorizzazione. La necessità di costruzione una società è processo di responsabilizzazione. Le continue sanzioni possono avere effetti opposti come esaltazione del comportamento. Possibili rimedi delle norme, sanzioni e devianze sono la socializzazione, corporativismo e la religione.
Le regole del metodo sociologico
Se la devianza è una patologia, come possiamo razionalizzarla all’interno di un pensiero che cerca di tenere conto dell’ordine? Assumiamo una prospettiva pedagogica, quella che Durkheim chiama fatti sociali. La devianza è un fatto sociale, qualcosa che si ha in linea di massima: qualcosa contro cui ci si scontra (la devianza è una rottura della collettiva sociale). Durkheim distingue diversi tipi di spiegazione dei fatti sociologici (es. come mi spiego la famiglia, la religione, come mi spiego l’esistenza dei fenomeni, in particolare la loro funzione: se esistono, servono a qualcosa), tra cui storica: ogni fatto ha una causa – effetto, un lavoro di interpretazione dei fatti di tipo storico. La spiegazione sociologica è diversa da quella storica, è la spiegazione del cercare delle funzioni (a che cosa obbedisce, a quale bisogno risponde), “quando ci si accinge a spiegare un fenomeno sociale bisogna ricercare separatamente la causa efficiente che lo produce e la funzione che esso assolve”, il bisogno a cui esso risponde. Non è la causa, ma non è neanche il fine o scopo (implicano una consapevolezza, una coscienza individuale). Per Durkheim conta il complesso, il sistema sociale, non gli individui: il corpo sociale che risponde non alla volontà, ma alla funzione. Questo consente di cercare delle “leggi generali” (in analogia con modello delle scienze fisiche o della natura): Durkheim ipotizza che la società possa essere spietata attraverso il rendimento di alcune leggi generali, che si riconducono alla funzione che si svolge all’interno del sistema sociale (le leggi generali spiegano anche la loro disfunzione). L’esempio è la devianza: svolge la sua funzione, cioè rispondere ai bisogni. Quando una norma viene infranta, quello che infrange viene sanzionato: la copia norma-sanzione finisce per rafforzare, ovvero rinsaldare la norma. La punizione di uno, ne educa cento. La funzione della sanzione risponde il bisogno di rinsaldare la norma (educare la coscienza collettiva). La devianza consente di sperimentare nuove norme, consente di introdurre nel sistema/nella coscienza collettiva delle nuove norme diverse da quelle esistenti: è una nuova funzione.
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