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Appunti completi del corso di Sistemi sociali comparati tenuto dalla professoressa Rebughini basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Rebughini dell’università degli Studi di Milano - Unimi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Sistemi sociali comparati docente Prof. P. Rebughini

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ESTRATTO DOCUMENTO

personale, intendente eminente da genere o provenienza. Questo riconoscimento non

è automatico, si mettono in moto una serie di forme di mobilitazione ne è conflitto che

reclamano anche a costo di dure repressioni il principio di uguaglianza ed inclusione

senza rinunciare alle proprie differenze. Queste è la novità perché non si tratta di

mimetizzarsi alla maggioranza ma rivendicare un’inclusione che riconosca le

differenze, le proprie specificità. Viene rifiutata quindi l'assimilazione di tipo

subordinato, che era stata offerta, quindi il riconoscimento di dirti in cambio di una

forma di assimilazione culturale. Questo era anche il tipo di comportamento sociale

seguito dalle élite colonizzate nella fase precedente, che studiavano per es in Europa.

Proprio l'aver studiato nelle università europee fa sì che alla guida della mobilitazione

ci sono persone che conoscono bene la cultura europea, come Gandhi che aveva

studiato in Gran Bretagna. Si rifiuta quindi il mimetismo, senza parlare

necessariamente di forme di separatismo. Questo tipo di mobilitazione mette in modo

forme di mobilitazione interne al l'occidente, come il movimento delle donne e i

movimenti studenteschi tipici degli anni sessanta. Fanno a nessi parte del clima delle

rivendicazioni delle differenze.

Nel momento in cui arrivano i grandi flussi migratori, che negli Stati Uniti sono la

seconda ondata migratoria che non coinvolge più europei ma viene dal mondo non

occidentale come Africa, Asia, America Latina. In Europa avviene perché nel secondo

dopoguerra serve manodopera per ricostruire e si mette in opera un processo di flussi

migratori che apre il discorso intorno al multiculturalismo. Negli anni ottanta, fino alla

prima metà degli anni novanta, c'era un consenso positivo a livello internazionale nei

confronti del multiculturalismo. Soprattutto dopo la fine della guerra fredda il mondo

globalizzato e visto in positivo, come in modo multiculturalismo di flussi liberi di

persone e quindi c'era un consenso. Adesso de più attenzione nei confronti della

differenza e va di pari passo con un’individualizzazione progressiva delle società. La

differenza è una risorsa e viene sempre più tutelata. Queste tutele sono più esplicite in

alcuni paesi rispetto ad altri. Paesi più universalisti come la Francia fanno passare

questi riconoscimenti come il riconoscimento dei diritti fondamentali di una persona. In

Canada invece sembra più un riconoscimento dei diritti della comunità. Egli anni

novanta con fine della guerra fredda erano tramontate le ideologie e le rivendicazioni

della fase precedente legate al l'uguaglianza di tipo sociale, del nodo del lavoro, dei

movimenti sindacali e riemerge il dibattito tra redistribuzione e riconoscimento. Il

desiderio del riconoscimento delle differenze forse maschera il problema della

redistribuzione delle risorse, cioè dell'uguaglianza economica. Inizia a crearsi contrasto

tra tema della redistribuzione e del riconoscimento.

Ad un certo punto ci sono una serie di eventi che mettono in crisi il multiculturalismo e

fanno rivedere l'ottimismo nei confronti del multiculturalismo. Il testo “Lo scontro di

civiltà” era del 93 e diceva che ci stavamo illudendo, non si può vivere assieme uguali

e differenti, gli scontri saranno inevitabili. Questo testo diventerà una sorta di slogan

quando la situazione storica cambia e simbolicamente lo fa con le torri gemelle e poi

con l'inizio di una serie di attentati che cambiano il clima rispetto al decennio

precedente. Il multiculturalismo che era visto come una speranza possibile ed era

un'occasione di innovazione culturale attraverso i consumi, nuovi mercati, nuovi

acquirenti e nuovi prodotto. Tutto cambia all'inizio del duemila in cui diventano

maggioritarie le voci critiche nei confronti del multiculturalismo di cui si mostrano i

fallimenti. Il multiculturalismo e più rischioso perché rende più complesse forme di

solidarietà sociali, possibile in comunità abbastanza omogenee. Non sono possibili

forme di solidarietà asociale nella differenza. C'è anche il tema dei valori, se sia

possibile o meno far convivere valori diversi. Per esempio, ci sono valori di autonomia

Sara Zanotta

personale che non sono compatibili con una democrazia e quindi se lascio che

prosperino normatività parallele fuori dall'Oriente dei valori democratici, sto

sostenendo dei principi antidemocratici in uno stato democratico. Questi aspetti in

precedenza erano stati bypassati. La critica al multiculturalismo è legata anche

all’idea che il multiculturalismo reifichi le culture. La nuova tesi e quindi quella che lo

scontro di civiltà è inevitabile perché contano solo gli interessi comuni e quindi non

sono possibili pluralismo e universalismo. Si ritengono infatti che dietro le culture ci

sono sempre degli interessi e quindi visto che ci sono sempre conflitti tra interessi,

anche il conflitto tra culture diventa inevitabile. Il pluralismo rischia sempre di essere

conflittuale e forme di universalismo possono esistere solo in un universo culturale. Il

fatto che queste riflessioni avvengono in una fase in cui tema di differenza culturale e

uguaglianza sociale sembrano inconciliabili. Qualcuno sostiene ancora la possibilità di

uno sviluppo del multiculturalismo. Si ritiene per es che il multiculturalismo è un dato

di fatto, visto che viviamo in un mondo globalizzato. È impossibile pensare in un

mondo con un'economia del genere che esistano o munita omogenee e chiuse al loro

interno. La pluralità delle differenze e parte della vita quotidiana delle persone. Le

critiche riguardano anche alcune forme vecchie di multiculturalismo, come le forme di

multiculturalismo forte che enfatizzano troppo la differenza come autonomia giuridica.

Sono invece d'accordo con una forma debole di multiculturalismo che parte dal dato di

fatto della pluralità delle società moderne e invece di garantire i diritti delle comunità

che rischiano di diventare gruppi di interesse è meglio garantire il diritto dei singoli di

esperire ere le proprie differenze senza dimenticare il tema dell'uguaglianza delle

opportunità. Questa è la direzione verso cui dovrebbero muoversi comunità e governi.

Nascere in una cultura non deve essere un destino già scritto.

HARTMAN-GERTEIS: ASSIMILAZIONISMO

il modello da seguire è uno solo, ossia quello della società ospitante, che deve essere

seguito soprattutto individuale. L'individuo si integra in una società, non è un percorso

di un gruppo e lascia il tema della differenza a livello residuale. La differenza rimane

riservata alla vita privata.

HARTAMAN-GERTEIS: INVIDUALISMO COSMOPOLITA

il cosmopolitismo può riguardare il singolo individuo ma non il patrimonio di una

comunità. Questo tipo di modello e spesso stato portato avanti da paese che

investono sulle capacità dell'individuo e non fanno entrare lo stato in questo processo,

dimenticando che spesso le capacità personali sono legate alle situazioni sociali.

DIFFERENZIALISMO E PLURALISMO SEGMENTATO

comunità più o meno autoreferenziali, ben definite. È il modello preferito dalle

situazioni di comunitarismo. Lo stato è un arbitro nella spartizione delle risorse tra le

comunità

PLURALISMO INTERATTIVO

il più auspicabile per gli autori dell'articolo. Non solo c'è mobilità degli individui ma ci

sono anche sistemi di riferimento culturali capaci di interagire. Le comunità sono

porose, capacità di contaminarsi e conoscersi reciprocamente.

Pluralismo interattivo.

La parte successiva riguarda il discorso delle modernità multiple e fa riferimento

all’articolo di Eisenstadt, che è un sociologo americano che ha lavorato e si è

Sara Zanotta

specializzato sul tema. Che cosa significa? Significa che a un certo punto della storia,

circa dalla fine della decolonizzazione (durato 20 – 30 anni) degli anni 70 fino alla fine

della guerra fredda, si è cominciato a vedere il discorso della modernità alla luce degli

ex paesi colonizzati. C’erano delle élite intellettuali di borghesia, di professioni che

hanno studiato in occidente, prevalentemente nelle capitali europei e avevano preso

valori della modernità e tornati in patria avevano animato movimenti di

decolonizzazione. Contemporaneamente alla fine della guerra fredda si sviluppano

ulteriori dibattiti: uno che riguarda la fine della storia, che fa riferimento a un’epoca di

globalizzazione in cui il mondo viene unificato da un’unica cultura. Questo clima

storico si riassume nella necessità di pensare al tema della modernità e un mondo che

non è più subalterno, che è indipendente e crea dei propri riferimenti culturali. Quando

parliamo di modernità, parliamo di possibili diverse modernità.

In questo articolo c’è un tipo di riflessione che è legata alle conseguenze dei

movimenti di liberazione delle colonie e della successiva letteratura post coloniale, che

non comprende solo romanzi o arte, ma anche una riflessione filosofica, antropologica

e geopolitica sul chi sono e cosa succede ai paesi colonizzati dalla cultura occidentale,

che non vogliono tornare alle origini ma devono trovare un modo per definirsi e delle

identità culturali che non siano solo di reazione di ciò che è avvenuto durante la

colonizzazione. Questo dibattito è animato da intellettuali che lavorano nelle società

americane, che hanno una risonanza mondiale e creano questo dibattito sul ripensare

alla modernità in base ad una voce che non è originaria dell’occidente. Eisenstadt

prova a proporre una sua interpretazione della sua discussione che tenga conto della

società occidentale sia dalle esigenze sollevate da questi movimenti.

Una prima riflessione che l’autore fa riguarda la necessità di distinguere il concetto di

modernità da quello di modernizzazione: la modernità intesa come riferimento

etico culturale, quindi l’autonomia individuale, la laicità, emancipazione del soggetto e

la possibilità di scegliere; la modernizzazione, spesso si sovrappone e ha un’idea di

occidentalizzazione e propone un modello di economia, di stili di vita, consumo, meglio

definito che tende poi a essere proposto/imposto ad altre società. È soprattutto sulla

modernizzazione che si crea discussione, perché talvolta i modelli non sono in sintonia

con le storie e i sentimenti delle altre civiltà. Prova a mettere ordine in questo dibattito

con questo tipo di distinzione, che è presente anche in altri autori.

Di che cosa si discute rispetto alle modernità multiple? Dietro a quest’idea c’è il

tentativo di vedere come l’eredità complessiva della modernità e modernizzazione in

occidente è stata adattata in altri contesti culturali (Es: il processo di modernizzazione

dell’India è diverso da quello africano, ecc.). Ci sono specificità della traduzione

dell’eredità della modernità europea che si sovrappongono alle identità culturali dei

paesi.

Il ragionamento che fa Eisenstadt è quello di leggere in maniera plurale le traduzioni

dell’eredità moderna nelle varie parti del mondo, tenendo come riferimento alcuni

valori umani, sui quali si trovano punti di incontro anche nelle altre culture, anche se

sono stati declinati in modo parzialmente diverso. Questa è la base di discussione che

lui pone e pongono altri autori, come ad esempio la questione dello stato nazione.

L’idea nasce in Europa dopo tutta una serie di vicende storiche, di guerre e processi di

riunificazione complicati e spesso violenti ed è un’idea che non si era creata nello

stesso modo in altre civilizzazioni, dove l’idea prevalente era quella dell’impero, che

considerava il pluralismo al suo interno come normale. Lo stato nazione chiede

l’omogeneità interna in un’unità territoriale più vasta di quella di una polis.

Con la colonizzazione e la sua fine, succede che quest’idea viene applicata a territori

Sara Zanotta

che non avevano avuto processi storici dell’Europa (ad esempio in India, governata

dagli inglesi, aveva un’estensione territoriale che gli inglesi avevano conquistato.

Quando essa viene liberata, si creano due stati: musulmani e induisti, che si creano

con delle serie drammatiche di migrazioni verso anche il Pakistan). L’idea dello stato

nazione è applicata in culture che non erano storicamente preparate con conseguenze

pesanti.

Altro punto comune è superare questa dicotomia tra civiltà e non civiltà che aveva

caratterizzato la retorica del periodo della colonizzazione. È una richiesta forte che

arriva dai paesi non occidentali, spesso definiti in questo modo. Come tutte le

proposte importante, sono state messi in evidenza dei limiti e delle critiche: una delle

criticità principali che sono state indirizzate a questa proposta è quella che alla fine,

questa proposta di Eisenstadt non mette le modernità tutte sullo stesso piano ma

mette in centro la modernità europea, che poi viene comparata ad altre possibilità.

Questa posizione è stata criticata da studiosi, soprattutto intellettuali asiatici che

sostengono invece che ci sono altri sistemi culturali (come quello confuciano) dove

troviamo altrettanti riferimenti importanti alla razionalizzazione e allo sviluppo

burocratico dello stato e dove il valore individuale non ha lo stesso peso perché viene

dato maggior peso al valore della comunità. Sostengono che la modernità e

l’organizzazione, lo sviluppo industriale e il benessere della popolazione ci sono lo

stesso anche senza porre l’individuo al centro dell’interesse. Altri dal lato opposto

hanno criticato il fatto che questi discorsi, vengono fatti dagli occidentali perché il

mondo è caratterizzato dal global rebalancing, cioè ci sono paesi non occidentali

che hanno un peso economico, che fanno valere dal punto di vista delle rivendicazioni

culturali. Questo discorso quindi sulle modernità multiple non è altro che l’effetto di

bilanciamento dei rapporti di forza geopolitici e il riconoscimento di richieste che

esprimono questo cambiamento storico.

Questa proposta continua comunque a circolare ed essere discussa nel dibattito

globale. A questo tipo di discorso, si completa da un discorso meno sociologico ma

direttamente legato a valutazioni di geopolitica, che continua il dibattito utilizzando

una letteratura diversa (Petito: oltre lo scontro di civiltà)

Anche lui parte da questo presupposto storico: esplosione delle richieste di

riconoscimento delle rivendicazioni culturali e di identità di questi stati, alla fine della

colonizzazione.

Huntington e altri autori sono i principali diffusori di quest’idea. Petito mette in

circolazione questo dibattito e altri meno noti, come quello sul presidente dell’Iran.

Cosa dicono queste voci di riferimento importanti nel dibattito? Huntington propone

l’idea di scontro di civiltà, che è una proposta mal interpretata. L’aver intitolato il suo

libro in questo modo “scontro di civiltà” voleva dire che il successo di questo slogan, è

stato interpretato in modo negativo, cioè non ci può essere un incontro interculturale

tra civiltà diverse ma nel testo invece l’autore non sosteneva questo ma sosteneva

che in un mondo multipolare, in assenza di un’egemonia del mondo euro americano

ma ci sono potenze economiche che guadagnano terreno e vogliono essere

riconosciute queste civiltà, bisogna riflettere su uno scontro di civiltà multipolare, e

riflettere sull’idea su come possiamo evitare questo scontro. L’articolo discute l’altra

posizione di successo e più volte ripetuta di Fukuyama che sostiene la fine della storia

come una completa occidentalizzazione del mondo. Il libro esce dopo la caduta del

muro di Berlino, anni in cui tutti si chiedevano se ci fosse un’egemonia dell’occidente

americana. La storia sarà quindi uguale per tutti, che seguirà un destino comune.

Anche in questo caso si tratta di una provocazione, interpretata da alcuni come un

Sara Zanotta

dato di fatto. La proposta dall’Iran, che viene da Khatami, è una voce che l’autore

inserisce nel dibattito come tentativo di provare a riflettere su questi cambiamenti

storici dal punto di vista di un paese non occidentale, musulmano che non risponde ai

criteri delle democrazie occidentali e propone la ricetta di un possibile dialogo tra

civiltà diverse in un ambiente multipolare. L’altro autore importante è Said, uno degli

intellettuali principali della letteratura post coloniale che viene dall’area medio

orientale che ha lavorato negli USA, che è particolarmente critico nei confronti di

Huntington e del suo testo. Più di uno scontro di civiltà dovevano tener conto delle

nostre ignoranze reciproche, quindi è un’altra voce che si inserisce nel dibattito di

pensiero della modernità sotto un aspetto teorico.

In questo dibattito troviamo questo tipo di sovrapposizione, cioè l’idea della

multipolarità presente in questi autori, che viene presentata come possibile alternativa

all’egemonia americana sul mondo (new global order), corrisponde più o meno a

quell’ambivalenza tra multiculturalismo, ambivalismo e assimilazionismo. Tutti gli

autori convergono a pensare a questi aspetti.

Queste voci che sono le più discusse e più note di fatto si interrogano su questi

aspetti: la modernità cambia, non è uguale a quella dell’800 ma ci sono delle questioni

su cui riflettere e degli auspici per andare in una precisa direzione.

Un’altra voce citata in quest’articolo è quella di un sociologo che si inserisce in questo

dibattito con un altro tipo di affermazione: cioè che la multipolarità possiamo costruirla

più facilmente, e cercare di evitare uno scontro di ignoranze reciproco se superiamo

l’idea che solo noi abbiamo qualcosa da proporre di interessante e gli altri no. È vero

che c’è la questione dell’ignoranza (stereotipo) ma c’è un ulteriore ostacolo nel

pensare che le proposte degli altri non siano interessanti. Questo è collegato

all’ignoranza. Più ne so, più conosco, più posso trovare qualcosa di interessante nelle

altre culture. Su quale piano ci stiamo muovendo? Stiamo parlando di ideali, del

“sarebbe bello se” o di qualcosa di concreto? Un ulteriore aspetto su cui bisogna

riflettere è l’ambivalenza tra il puntare di più a una guida di tipo normativo, valoriale o

piuttosto basarsi su un’analisi realistica: è un’ambivalenza tipica nell’ambito della

riflessione delle relazioni internazionali. Come rifletto sui problemi contemporanei?

Basandosi su come potrei risolverli (idealistica: kantiana) o tenendo conto di tutte le

difficoltà e degli ostacoli, quindi è meno fiduciosa di poter cambiare le cose e cerca

una soluzione più pragmatica (realistica).

L’ipotesi realista guarda allo stato delle cose, che vede più una tendenza bipolare di

assimilazione culturale, mentre quella idealista pensa a come si potrebbero sviluppare

situazioni di maggiore culturalismo. Dentro questo tipo di dibattito, la posizione di

Huntington con la sua idea di scontro di civiltà, è un’idea che pensa a come evitare

una guerra (economica, o anche militare) e la sua ricetta dal punto di vista culturale e

geopolitico è simile a quello che fa Eisenstadt a livello culturale. Non sono tutti sullo

stesso piano e può essere una ricetta per evitare una continua conflittualità.

Queste sono le visioni che fanno opinione (pubblica) e all’interno dei ruoli decisionali

dei governi ed è una visione (la proposta di Huntington) a metà tra idealismo e

realismo.

La visione idealista è quella che cerca di trovare dei punti di contatto comuni a livello

dei valori e riferimenti più astratti tra diverse culture. L’occidente è più orientato

all’individuo, mentre i paesi asiatici più alla comunità ma è vero che nelle diverse

civilizzazioni, ci sono dei punti etici (rispetto vita umana, ecc.). Il riferimento dei diritti

umani o delle genti è spesso un tema citato ed è diventato un tema centrale come

Sara Zanotta

punto di incontro per superare le questioni che il mondo contemporaneo solleva sul

tema della pluralità dei riferimenti, delle culture e degli interessi.

Fino a qui ci muoviamo nell’ambito dei discorsi generali sul tema della globalizzazione

e multipolarità.

In modo più concreto, un tema importante è quello dell’immigrazione.

L’immigrazione è una pratica, una realtà a livello mondiale. Ci sono delle aree del

mondo da cui si parte di più e delle aree in cui si tende ad arrivare. Spesso alcuni

rapporti sono “nord – sud” (global south, cioè tutto ciò che è subalterno ed è costretto

a muoversi). Questi flussi coinvolgono più di 250 mln di persone l’anno e sono flussi

importanti che sollevano questioni riguardanti temi della differenza.

Alcuni capisaldi di questa discussione: le persone emigrano da un posto verso un altro

per una serie di motivi, che di solito si riferiscono a fattori di spinta e sono questioni

economiche (immigrati economici), crisi locali, esplosione demografica, carestie,

guerre e persecuzioni. La letteratura mette in evidenza anche i fattori di attrazione:

dopo la fine della 2GM, tra i fattori di spinta e quelli di attrazione, quest’ultimo era

prevalente. L’Europa distrutta aveva bisogno di manodopera, offerta da ex colonie ma

anche dall’Europa stessa (greci, italiani e spagnoli verso la Germania, Belgio). Questa

manodopera oggi è più specializzata rispetto agli anni 50 – 60 ma le leggi sono più o

meno le stesse.

Le modalità con cui queste trasformazioni vengono gestite sono diverse da caso a

caso: se attiro manodopera devo in qualche modo devo regolamentare queste nuove

presenze e quindi posso seguire politiche:

Assimilatorie esempio in USA, che passa attraverso l’assorbimento

 

culturalmente e socialmente dei nuovi arrivati nel sistema produttivo o dei

consumi; in Francia invece era legata ad una fase istituzionale, con

l’acquisizione dei diritti.

Differenzialiste caratteristica di paesi come GB ed europei di cultura

 

protestante e dove il ruolo dello stato è meno presente nella vita quotidiana

delle persone. È una strategia per la quale si lascia vivere gli immigrati nelle

loro comunità con le loro usanze e non interviene più di tanto. Una sorta di

tolleranza e di mutua indifferenza reciproca.

Separazione formale variante della differenziazione, ad esempio in Germania,

 

che aveva bisogno di ricostruirsi dopo la guerra e vede arrivare molti immigrati

soprattutto dall’impero ottomano. Il modello è un misto tra il modello francese e

inglese, perché da un lato si garantiscono pari diritti ma non li si riconosce come

cittadini. Questo modello del cosiddetto “lavoratore ospite” è stato rivisto solo

in tempi più recenti.

Ci sono quindi spinte comuni di attrazione ed espulsione e ricette diverse di come

gestire queste situazioni nel lungo periodo.

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L’articolo in italiano di F. Rahola si concentra su un aspetto più peculiare ed

emergenziale del fenomeno dell’immigrazione. Oggi c’è comunque il problema della

difficoltà di gestione dei flussi di persone soprattutto quando si intensificano o sono

improvvisi. L’articolo è una riflessione su come è cambiata la visione dell’immigrato,

che non è solo economico ma anche può essere costretto. Una prima riflessione da

fare è storica: in passato le persone che si trovavano in questa situazione erano

Sara Zanotta

poche, quindi la figura del rifugiato o dell’apolide era un caso eccezionale su cui si è

riflettuto dopo gli eventi della 2GM, perché dagli anni 30, molte persone scappano

dalla Germania per le persecuzioni o per mancanza della cittadinanza. Gli intellettuali

della scuola di Francoforte scappano perché se no venivano arrestati e perché non

hanno più la cittadinanza e sono considerati apolidi. Quando emigrano negli USA, non

ricevono subito la cittadinanza, ma hanno aspettato molto tempo. Molti di loro hanno

cominciato a riflettere su questo problema, che ha riguardato molte più persone.

Questo tema però era limitato a categorie più ristrette. In anni più recenti c’è stato il

passaggio di questa figura più singolarizzata dell’apolide a una massificazione della

figura, perché è un modo come noi li percepiamo. Le individualità e le singolarità delle

persone coinvolte non sono più percepite e vengono considerate materialmente sia a

livello percettivo come una massa di migranti. Cosa succede quando noi perdiamo la

percezione della singolarità? Perdiamo la percezione dell’umanità delle persone

coinvolte in questo fenomeno e l’effetto della disumanizzazione è un effetto che parte

da questa perdita. Questo è il punto di partenza da cui l’autore parte per fare una serie

di considerazioni sullo spazio e i luoghi/non luoghi nei quali sono coinvolti questi flussi

di persone.

Questo titolo “la forma capo” si riferisce alle diverse tipologie di territori in cui passano

queste persone, che sono passaggi in diversi campi, come quello di accoglienza, di

identificazione, dove si transita per periodi medio/lunghi, sono spazi fisici e anche

simbolici che sono un sistema di cambi in cui queste persone circolano. Allo stesso

tempo sono anche dei luoghi che si possono definire degli spazi d’eccezione perché

sono assestanti, con diritti e uno stato giuridico a parte. Questa è una condizione

moderna molto specifica della possibilità messa in campo oggi per la gestione dei

flussi migratori.

Anche in Italia molti si sono trovati in campi profughi perché non avevano una casa, o

anche sopravvissuti ai campi di concentramento. La dimensione del campo profughi,

della persona che non ha una collocazione e una biografia sociale, è una dimensione

particolare e rilevante, che è una dimensione che si crea dalla fine della 2GM.

L’altro tema importante di riflessione è la percezione dell’eccedenza correlata a questa

situazione. Il campo in passato come oggi è legato all’idea che non si sa dove mettere

queste persone, è quest’umanità in eccedenza che circola.

Questa situazione fa a sommarsi a quella percezione massificata di persone che non

hanno più identità e questo le fragilizza ulteriormente.

L’autore osserva come questo fenomeno produca delle percezioni collettive e delle

soggettività. La percezione di sé cambia, non soltanto per motivi traumatici e

psicologici ma anche perché mancano punti di riferimento ed è una situazione che va

governata. Non possiamo estraniarci o far finta di non vedere.

Questa funziona diversificata del campo ha una sua produttività interna (le persone

all’interno hanno una loro identità) e si produce materialmente qualcosa, come le

maquiladoras del Mexico. Il campo esclude chi è dentro al campo rispetto a chi sta

fuori e in alcuni casi reclude perché si sta forzatamente nel campo e non si può uscire.

Quindi, l’articolo porta l’attenzione sulla necessità di riflettere su cosa sta producendo

questo aumento dei campi profughi nel mondo contemporaneo.

L’ultimo articolo è più particolare, si basa fondamentalmente su due performance di

due artisti per riflettere dei temi della differenza, dell’estraneità.

Sara Zanotta

Video youtube

Julien: Western Union – Amall Boats/Helga de Alvear Gallery / Madrid, Spain.

Isaac

- bimba palermitana / performance artistica che fa riferimento al tema degli

immigrati (utilizza infatti due video nello stesso momento). C’è un’associazione di

idee.

The paintball project: l’artista è un iracheno che vive negli USA. Le persone possano

da internet lanciargli addosso dei proiettili di vernice gialla.

L’interesse della riflessione sta nel pensare a quelle che sono le reazioni emotive,

come le nostre emozioni sono messe in gioco nel sentire queste situazioni.

ANNAMARIA PARENTE > senatrice e relatrice della

“Legge sul dopo di noi” > riguarda la inabilità e le persone che non hanno nessuno che

si possa prendere cura di loro. Questa legge è uno dei pochi esempi per spiegare la

sussidiarietà orizzontale. Dal 2001 si utilizza il concetto di sussidiarietà

- verticale > lo stato si avvicina ai cittadini

- orizzontale > definita dall'articolo 118.4 della costituzione che dice che la Rep

favorisce l'autonoma iniziativa dei privati nello svolgimento di funzioni e attività

di interessi generali. Non è quindi la pubblica amministrazione che decide di

dare compiti che la pubblica amministrazione non vuole più fare. In questo caso

è l'autonoma iniziativa del privato che decide di prendersi cura di bisogni statali

e la repubblica favorisce questa azione.

La legge sul dopo di noi è legge 112 del 2016 dal 22/06/16 e si intitola disposizioni in

materia di assistenza per persone affette da disabilità grave prive del sostegno

familiare. La legge è nata per dare una cornice legislativa a quello che c'era già in

molte esperienze di sociale organizzato. La legge risponde al principio della

sussidiarietà orizzontale, tiene conto di quello che succede nel sociale per legiferare.

Siccome le politiche sociali spettano alle regioni, il legislatore nazionale è stato in

parte limitato.

Ci sono due novità rispetto alle leggi precedenti

- previsione di un fondo che già era stato inserito nella legge di stabilità dell'anno

precedente. Questo fondo è di 90 milioni per il 2016…

- specificazione di una platea (quanto costa, chi sono i beneficiari) ben definita

Con platea si intendono persone con disabilità grave secondo la legge 104,92. La

disabilità grave non deve dipendere dall'invecchiamento o da malattie legate alla

senilità. Non si sa quante sono le persone con disabilità in Italia perché non ci sono

dati amministrativi. I fondi inseriti non tolgono nulla dai fondi previsti nel socio-

sanitario. Questa legge si inserisce con la legge 328 del 2000 che all'articolo 14

prevede la predisposizione di un progetto individuale da parte dei comuni con l'intesa

con le Asl. La legge sul dopo di noi integra l'articolo 14 della 328, che indica che ci

sarà la cura e l'assistenza alle persone affette con disabilità anche mentre i famigliari

sono ancora in vita, quindi durante e non solo dopo di noi. Si rispetta tuttavia la

volontà delle persone con disabilità grave e di chi ne tutela gli interessi.

Sara Zanotta

La legge fa anche due richiami alla normativa internazionali alla convenzione delle

nazioni unite

- Articolo 3 lettera a sancisce il rispetto alla dignità intrinseca e all'autonomia del

rispetto individuale

- Art 19 le persone con disabilità devono poter scegliere il loro luogo di residenza

Nelle finalità del fondo si elencano gli interventi a cui sono destinate le risorse, per

esempio il favorimento di procedimenti di deistituzionalizzazione, per esempio

creazione di soluzioni alloggiativi di tipo familiare.

La legge può essere suddivisa in due parti. Nell'articolo 6 si parla di esenzione

dell'importanza sulle successioni. Ci sono quindi agevolazioni fiscali per le associazioni

private. Assicura che il patrimonio della persona disabile non possa essere intaccato.

Attraverso una politica pubblica si riconosce il ruolo fondamentale dell'autonomia

negoziale, in una logica di sussidiarietà orizzontale. Chi ha un patrimonio può metterlo

anche a disposizione di chi non ha le possibilità economiche.

C'è stato un decreto attuativo che ha definito i requisiti per l'accesso alle misure. Ogni

regione dovrebbe indicare le linee direttrici per l'accesso, attualmente è stata fatta da

tutte le regioni. Il ministero sta valutando il lavoro di tutte le regioni e asso il ministero

dovrà convocare di nuovo la conferenza stato regioni. I fondi quindi non sono ancora

stati distribuiti.

SOCIALIZZAZIONE, INDIVIDUALIZZAZIONE, INTERAZIONE SOCIALE

la visione di Weber e Durkheim sull'individuo è diversa: Weber parte dal l'individuo,

Durkheim parte dalla società, ha una visione sistemica. I sociologi americani hanno

insistito sul tema dell'interazione sociale. Si interessano quindi ai modi in cui fin

dall'infanzia gli individui apprendono a comunicare, dando significato a quello che

dicono e capiscano e in che modo la comunicazione prende senso. Tutto questo va

sotto il concetto di interazione simbolica o interazionismo, concetti portati avanti più

da studiosi americani che europei. In America la sociologia si è formata osserva odo la

realtà, quindi osservazione pratica egli individui. Tra gli autori classici di questa

riflessione ci sono

- Cooley > il primo a riflettere su queste tematiche, ma le sue pubblicazioni non

hanno avuto molto successo subito, lo sono diventate solo postume. Crede che

l'identità è qualcosa che si forma in modo riflessivo, in modo meccanico, nel

vedersi riflessi negli altri. L'idea che Mead svilupperà come idea dl me nasce qui

- Mean > osservando i processi di socializzazione primaria (i bambini) ha

sviluppato maggiormente questi studi. Nota che i bambini apprendono una serie

di regole, anche inconsciamente i attraverso il gioco. Completa l'intuizione di

Cooley dice don che non c'è solo il me riflesso nell'altro ma anche una parte più

creativa che permette l'innovazione sociale. C'è quindi sempre qualcuno che

introduce nuovi simboli per comunicare e interagire. Questa parte più originale

è l’io

- Goffman > la società è un teatro con scena e retroscena. L'individuo è un attore

sociale. Golf an intende l'individuo proprio come un attore sociale, consapevole

di trovandosi in scena e cerca di comunicare attraverso le regole della

comunicazione e le impressioni di sé che lascia agli altri. La comunicazione è

sempre strategica, basata su costi e benefici. Questo petto e presente anche

quando si tratta di sentimenti.

Sara Zanotta

- Parsons >lega il tema della comunicazione e dell'interazione alla

socializzazione, ossia come e perché noi assimiliamo queste regole di

comunicazione e perché assimiliamo i ruoli sociali legati a queste regole di

comunicazione. Per Parsons la socializzazione crea una sorta di super ego

sociale, una coscienza collettiva che interiorizziamo attraverso la socializzazione

e che ci vincola alla società e a queste regole. Pardon ha un approccio più

sistemico, macrosociologico.

La questione del rapporto individuo società ed uno dei temi fondamentali delle scienze

sociali e si pone fin dall'inizio. Uno dei presociologi come Tocqueville, che scrive nella

prima metà dell'Ottocento, si pone le questioni del rapporto tra individuo e società.

L'inizio della società industriale aveva sviluppato una serie di interrogativi sul rapporto

tra individuo e società che stava cambiando e nella prima metà dell'Ottocento questa

percezione di esprimeva attraverso una serie di preoccupazione che Tocqueville

descrive in modo più analitico rispetto ai suoi contemporanei. La perdita di collettività

legata al senso religioso o alla fine delle classi sociali precedenti, il venir meno dei

valori religiosi crea preoccupazione, anche per il crescente individualismo. Tocqueville

analizza questi fenomeni utilizzando nella sua analisi l'aspetto comparativo tra società

americana e francese. Viaggiando vede diverse tipologie di modernità e vedendo

come funziona la società americana che da un lato ammira e dall'altro di cui

percepisce i limiti, dà la sua riflessione sui processi odierni di individualizzazione. Lindi

dualismo può essere mitigato creando nuovi spazi di collettività, come

l'associazionismo che Tocqueville vedeva nella società statunitense di quel periodo. La

società era individualizzata ma anche capace di creare un nuovo spazio pubblico.

Tocqueville rispetto ai suoi contemporanei è il primo a dire in modo netto che il

crescente processo di individualizzazione della modernità non deve essere confuso con

un banale percorso di egocentrismo è egoismo, perché questi sono comportamenti

senza tempo, caratteristiche dell'essere umano presenti in tutte le epoche.

L’individualismo e quindi moderno, l'egoismo e senza tempo.

I francesi temevano che questi cambiamenti sociali creassero disordine e quindi

Tocqueville va una serie di riflessioni sulla necessità di analizzare la differenza tra

libertà di scelta dell'individuo e soprattutto politica dalla semplice libertà di

commerciare, fare affari, acquisite benessere materiale. Questi aspetti non vanno

confusi dal punto di vista filosofico. La libertà non doveva essere ridotta ad una

semplice etica privata, non è importante che un gruppo di singoli abbia libertà

personali se molte altre persone in realtà non le hanno. Non deve quindi essere

riservata a pochi. L'esempio di Tocqueville e utile per capire come le riflessioni

sull'individuo nascono fin dall'origine della modernità.

Durkheim ritiene che l’individualizzazione si un effetto della complessità sociale della

società industriale, una società sempre più diversificata al suo interno.

L’individualizzazione e quindi un aspetto secondario di questo fenomeno. Il tipo di

solidarietà sociale e la consapevolezza dell'interdipendenza tra persone.

Weber non parte da un ragionamento strutturale ma dal l'individuo preso

singolarmente. La società si crea a partire dalle interazioni tra gli individui, e quindi più

vicino ai sociologi americani. Per Weber l'individuo è il terminale delle funzioni di una

società, quindi come si comporta il singolo è fondamentale per tutta la società nel suo

complesso. Per questo indicate molto sul tema dell'etica della responsabilità. Fa quindi

Sara Zanotta

un ragionamento opposto. Rispetto a Durkheim. Essendo Weber interessato al tema

del potere, vedeva una messa a rischio dell'autonomia individuale, da un lato vedere il

ruolo dell'individuo ma al tempo stesso visto che la società deve controllare sempre

più gli individui, il controllo diventa sempre meno visibile. È la cosiddetta gabbia

d'acciaio che finisce per intrappolare in modo sempre più sottile l'autonomia

individuale su cui si basa la società moderna. Weber è uno dei primi a mettere in luce

come la società moderna tende a trasformare l'autonomia individuale in una sorta di

dovere. La conquista dell'autonomia diventa un dovere sociale di essere autonomi e

quindi di rispondere anche alle esigenze di autonomia che la società contemporanea

richiede ai singoli individui.

Soprattutto per la massa il processo di individualizzazione resta in sordina fino alla

metà dell'Ottocento, perché anche se nelle élite sociali questo processo era già visibile

da molto tempo, nella maggioranza della società lo diventa soltanto in tempi più

recenti. Le persone che appartenevano al ceto contadino e operaio si trovano in uno

strato sociale da cui era molto difficile muoversi e che rimanevano nel loro status

ascritto. Questo comporta percorsi di vita prevedibili, già più o meno tracciati e questo

faceva sì che i processi di individualizzazione fossero meno marcati.

Il cambiamento avviene grazie al boom economico, una fase storicamente inedita di

mobilità sociale. Ci può quindi essere un notevole miglioramento di status. Lo status

non è più ascritto ma acquisito. L'individualizzazione inizia quindi a riguardare tutti.

Arrivando ai giorni nostri, vediamo come ciascuno di noi, chiunque può rendersi conto

di come il processo di individualizzazione n si sia radicalizzato portando le persone ad

essere sempre più consapevoli del fatto che le loro biografie non sono tracciate. Un

esempio è il mondo del lavoro, nella società industriale c'era una percezione collettiva,

adesso invece c'è un’individualizzazione crescente nel mondo del lavoro, si

accentuano i processi di responsabilizzazione di cui parlava Weber. Questo tema è

legato a disuguaglianze sociali, di potere. C'è differenza a vivere un evento come

responsabilità individuale e viverlo come un effetto collettivo, che riguarda molte

persone come me che vivono la stessa situazione. Questo fa capire come oggi ci siano

nuovi modi di produrre disuguaglianza, più complesse e difficili da capire per il singolo.

Le disuguaglianze sono sistemiche, legate ai processi produttivi, in cui il singolo si

trova coinvolto in maniera individualizzata.

Beck si è dedicato a studiare i processi di individualizzazione contemporanei. È

diventato famoso grazie all'idea delle biografie fai da te, riferendosi ai meccanismi

attuali. È la ricerca di soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche. Tutti siamo

incastrati in contraddizioni sistemiche. Se il processo produttivo cambia e le mie

capacità diventano inutili io sono incastrata in questa situazione, ma io devo trovare

una soluzione biografia, mia personale a questa contraddizione sistemica. Diventa più

complesso pensare ad una soluzione collettiva. Secondo Beck questo è un paradosso

della modernità: l'uomo moderno ha sconfitto il destino delle identità ascritte, ognuno

di noi se lo deve costruire. Si tratta di una responsabilizzazione che in passato non

esisteva o era meno marcata.

Questo compito crea ansia sociale, le persone hanno bisogno di punti di

rassicurazione. L'ansia e collettiva ma vissuta a livello individualizzato.

Sara Zanotta

Altro modo con cui si può riflettere al rapporto individuo società e la socializzazione. La

socializzazione è un processo di apprendimento, a cui non possiamo fare a meno. Nel

momento in cui venimmo al mondo siamo immersi in processi di specializzazione,

assimilando una serie di codici linguistici, di comportamento e soprattutto una serie di

significati relativi ai simboli che ci circondano. La socializzazione e quindi un continuo

processo di apprendimento legato all'ambiente in cui viviamo. I sociologi hanno più

spesso concentrato la loro attenzione su come interiorizziamo i codici normativi di una

società, es appropriato o inappropriato, giusto o sbagliato. Inizialmente li

interiorizziamo in modo inconsapevole. La socializzazione che riceviamo durante

l'infanzia è diversa da quella della vita adulta. Nel l'infanzia assumiamo una serie di

informazioni, anche attraverso giochi. Questa è la socializzazione primaria. La

socializzazione secondaria e il continuo apprendimento di socializzazione che

riceviamo nel resto della vita, per esempio in un nuovo paese o in un nuovo posto di

lavoro. Ogni volta che entro in contatto con un ambiente uovo ricevo una nuova forma

di socializzazione. Questo significa che tutti noi siamo un prodotto della società.

Diversamente da quello che viene sottolineato da chi studia i processi di

individualizzazione che partono dalla singolarità dell'individuo, in questi processi di

socializzazione l'individuo è prodotto della società, di una serie di socializzazione già

ricevute. Il contenuto delle informazioni ricevute cambia. Il processo di socializzazione

e di per sé universale, funziona ovunque così. I contenuti invece sono relativi, in base

alla società in cui ci troviamo.

La socializzazione può essere letta in modi diversi.

- è un tipo di civilizzazione > ragionamento di Elias, uno di quelli che lavoravano

subito dopo la generazione di Weber. Elias segue Durkheim (la socializzazione è

legata all'ordine sociale) ma evidenzia anche il fatto che la socializzazione non

solo serve a mantenere l'ordine sociale ma ha anche una funzione di controllo,

di potere degli individui. Studia nei dettagli la corte del re sole per studiare

come era stato possibile socializzare tutta una categoria di nobili (nelle altre

società in perenne lotta tra loro). Il re sole per affermare il proprio potere e

controllarli li aveva portati tutti a Versailles, ma non sottometterli con la forza

ma con i codici culturali che ha imposto alla corte, i rituali della corte di

Versailles. Si trattava quindi processi psicologici di controllo, interiorizzazione

psicologica del controllo. Unisce quindi Weber e Durkheim

- Durkheim > la socializzazione è legata all'ordine sociale, noi siamo in una

società che è già data. Non scegliamo la società in cui nasciamo e non abbiamo

alcuna voce in capitolo sui codici culturali di quella società. La società e quindi

prioritaria rispetto all'individuo. Lui non vedeva come negativa la

socializzazione, ma la mancanza di socializzazione o anomia. Questa creava

devianza nella società e creava problemi all'individuo. Una persona non

socializzata infatti si sentirà fuori posto, tanto da portare in casi estremi al

suicidio.

- Parsons > insiste sull'idea di sistema sociale e sulle funzioni del sistema sociale,

per questo era interessato alla questione della socializzazione. Lega la

socializzazione alle identità sociali e ai ruoli sociali. La socializzazione fa parte

sono solo dei ruoli sociali degli individui ma costituisce le identità dei singoli

individuo, quello che noi siamo è sempre prodotto di diverse agenzie di

socializzazione. Secondo lui le cose funzionano se le persone alla fine sono al

Sara Zanotta

posto giusto rispetto a ciò che ci si aspetta da loro e ai ruoli e ai codici che

hanno assimilato e. Se sono buoni interpreti dei ruoli che hanno assimilato.

Siamo agli antipodi rispetto a Goffman, secondo il quale siamo attori

consapevoli, per Parson è esattamente l'opposto perché siamo così

profondamente dentro un ruolo da essere quel ruolo. Questo può creare dei

meccanismi sgradevoli per l'individuo come i conflitti di ruolo (ruoli non in

armonia tra loro) o sovraccarico di ruolo (troppa enfasi sul ruolo crea una

situazione di disagio e disarmonia). La socializzazione comporta una

sovrapposizione trai o personale e noi sociale. Più c'è questa sovrapposizione,

meglio funzionano le cose.

La discussione critica della socializzazione è stata portata avanti dagli integrazionisti

americani ma anche da Europei, in particolar modo francesi. Il più critico nei confronti

di questi meccanismi è Bourdieu. È critico non perché dice che non avviene ma perché

avvenga ma, diversamente da Parsons, non può essere visto positivamente. L'imporsi

della socializzazione Europa n controllo della società sull'individuo. L'autore ha passato

la vita a capire come questo avviene in settori diversi, lavoro, scuola, consumi… La

società penetra nell'individuo come una forma di habitus = qualcosa che consideriamo

talmente naturale da non percepire più che qualcosa che abbiamo appreso, che ci è

stato imposto. Questo crea delle disposizioni di comportamento diverse in base alle

socializzazioni che abbiamo avuto o alla nostra posizione sociale. La stratificazione

sociale può essere letta attraverso gli habitus. Per esempio, nei consumi una persona

che ha avuto una certa socializzazione ad un certo tipo di consumi, può avere una

visione più ristretta rispetto ad una persona con più benestante. Lo studio della

socializzazione avviene attraverso lo studio delle pratiche e sono espressione di un

habitus interiorizzato, difficile da scalfire. Secondo Bourdieu la nostra parte di scelta,

creatività e innovazione è piuttosto ridotta, perché dipende moltissimo dalle forme di

specializzazione che abbiamo avuto, a cui noi rimaniamo ancorati. Credeva talmente

tanto al potere della scosta da credere che gli individui non hanno molto margini di

manovra. L'unica cosa che si può fare e una rottura di tipo sistemico, portando in

superficie questi meccanismi.

Un'altra voce critica alla socializzazione è Foucault, che aveva letto Weber e Durkheim.

La costruzione del proprio sé si fonda sulla dinamica tra emancipazione e

assoggettamento, considera fino a che punto governiamo processi di socializzazione e

fino a che punto li subiamo. Si muove in between (cit Rebu) tra Weber e

Durkheim. ...manca pezzo… Possiamo tentare di governare questi processi. Non c'è

nessun soggetto libero dalla socializzazione > dressage

La questione dell'azione sociale è un punto di partenza della riflessione generale delle

scienze sociali e si capisce che c'è un legame tra l'idea di azione e interazione, ossia

azione congiunta tra due o più individui. Su questo tema soprattutto Weber ha

approfondita questa questione lasciando un'importante eredità. Il suo punto di

partenza e che la società si forma dal basso. La società è composta da individui che

interagiscono tra loro, quindi non è un'entità astratta, preesistente, sistemica.

Sara Zanotta

L'altro tema fondamentale in Weber e il fatto che l'azione utile per le scienze sociali e

quella intenzionale. Quando io comunico, lo faccio in modo intenzionale. Esistono però

anche forme di comunicazione non intenzionali, come arrossire. Weber però non

prende in considerazione questi aspetti, che invece saranno presi non considerazione

da sociologi che scrivono nella seconda metà del novecento e ritengono importanti

anche gli aspetti non intenzionali. Per Weber invece l'agire e intenzionato ed ha un

significato condiviso, rivolto a più interlocutori.

Noi ci esprimiamo in dodici condividi pensando che il nostro agire intenzionato sarà

capito. Speriamo quindi in una comprensione di quello che vogliamo dire, ma i

malintesi sono continui. Il malinteso può portare anche a forme di rifiuto del nostro

agire. Weber vuole sottolineare come è vero che la società funziona attraverso codici

condividi ma c'è sempre il rischio di malinteso, dato dal non riconoscimento.

Weber fa una tipologia delle azioni. L'azione è un concetto estremamente astratto e

generale. Weber riteneva che l'azione razionale rispetto allo scopo, fosse il tipo ideale

(ideal tipo) della società moderna. La società moderna si regge su interazioni guidati

dal principio della razionalità rispetto allo scopo. L'intenzione è uno scopo e questo

scopo è costruito in modo razionale. Governa una serie di processi tipici della

modernità, quelli economici e di burocratizzazione. Ritenta che tra i tanti modelli di

azione questa fosse caratterizzante dell'età moderna. Esiste però anche la razionalità

rispetto al valore. Sono gli altri tipi di razionalità, diversi da quella dell'età moderna. I

tipi di razionalità che vedeva nel passato o in altre società non moderne era quella che

seguiva i principi. Le società centrano l'attenzione non sullo scopo, non sul l'agire di

tipo strumentale, ma su principi di altro genere, es religioso. Quindi le persone

agiscono secondo criteri di coerenza rispetto a questi principi. Queste due azioni si

riflettono anche nei due tipi di etica, quella secondo i principi e quella secondo la

razionalità. Oltre a questi due tipi di azione ne ha individuati altri due.

Uno riguarda le emozioni. In linea generale i padri fondatori delle scienze sociali si

discostano dalle emozioni e si basano sulla razionalità, da un lato perché le emozioni

erano legate all’irrazionalità, dall'altro perché erano legate ai comportamenti della

massa. Esistono per Weber le azioni orientate affettivamente, ma queste vengono

considerate gerarchicamente inferiori rispetto alla razionalità rispetto allo scopo,

perché sono inconsapevoli, non intenzionate, sopraffanno l'individuo. Questo può

essere un fattore di rischio per la società. Le emozioni sono legate ai bisogni, qualcosa

che l'individuo non controlla.

L'altro tipo di azione considerata da Weber, seppur in modo residuale, sono le azioni

tradizionali. Seguono le tradizioni, il si è sempre fatto così. Si lavano quindi all'idea di

habitus. Anche in questo caso c'è irrazionalità, perché si agisce perché si è sempre

fatto in un determinato modo e porto avanti inconsapevolmente un'azione. Questa

azione e meno peculiare del mondo moderno, ma più caratteristica delle società

tradizionali.

Fuori da questi 4 tipi di azioni pone le forme irriflessive e istintive. Non le categorizza

nemmeno come azioni. Questo tipo di azioni fisiche non sono considerabili come azioni

da un punto di vista sociologico, non coinvolgono valori, emozioni, tradizioni e

razionalità, sono simili a quelle degli animali. Anche queste sono forme di agire fisico

ma non vanno confuse con la nozione di azione.

Cos'è un essere umano non socializzato?

Sara Zanotta

Esiste l'idea del non socializzato, riassumibile dietro l'idea dello stato di natura. Su

questa idea si comincia a riflettere con la modernità, perché prima c'era solo il

rapporto individuo divinità, adesso il rapporto diventa individuo socializzato è stato di

natura. L'idea di stato di natura è stata pensata in vario modo. All'inizio c'era l'idea del

selvaggio. Il non socializzato era il selvaggio. Quando viene scoperto il nuovo mondo e

vengono scoperte nuove persone e nuovi stili di vita, questi vengono catalogati come

selvaggi e non socializzati. Questo per alcuni era positivo > Rousseau > il buon

selvaggio sfugge al controllo della società. Per altri era negativo, uno stato di ferocia.

Ci si chiede se esiste una natura vera, una libertà assoluta di un soggetto che non è

passato attraverso la società. I tenta di ipso dedurre con uno studio empirico. Si vuole

pensare lo stato di natura dentro l'occidente, perché pensarlo fuori implica anche il

discorso della diversità culturale. Pensandolo dentro l'occidente, permette o pensare

anche alla socializzazione. Si raccolgono i casi di persone che erano riuscite a

sopravvivere al di fuori di una situazione di normale socializzazione, es bambini vissuti

nella foresta o cresciuti in una cella.

Questo implica anche un interrogativo sullo stato di natura stesso e l'apertura di un

dibattito ancora esistente sul fatto che siamo quello che siamo perché abbiamo una

storia che si inserisce in contesti specifici i so e siamo stati formati o abbiamo elementi

caratteristici del nostro essere naturali, biologicamente determinati.

In questo dibattito ci sono due polarità

- chi vede una dinamica tra aspetto naturale e socializzazione

- Chi, più tipica delle Germania, insiste di più sull'importanza dell'azione

intenzionata e della comunicazione. Un esempio si vede in Habermas che ha

proposto una continuità con Weber parlando di agire comunicativo. Collega

l'agire intenzionato con l'aspetto linguistico dell'azione. L'aspetto linguistico è

molto discusso quasi ovunque nel dopoguerra. Habermas considera il

linguaggio come uno spazio in cui si può costruire un'interazione che ruota

intorno al concetto di intesa. Più impariamo a comunicare correttamente, più la

nostra interazione e volta ad essere di tipo comunicati (al farsi capire è a capire

cosa dice l'altro) più creo basi solide per la democrazia. L'agire orientato

all'intesa e alla comprensione reciproca è fondamentale per la società moderna

e per la democrazia. L'agire comunicativo orientato all'intesa è di tipo dialogico.

La razionalità non è solo strumentale, utilitaristica ma ha l'aspetto dialogico. È

una razionalità volta di avere una comunicazione corretta, capace di intendere

le attenzioni dell'altro. Essendo cresciuto sotto il nazismo, Habermas vede i

criteri biologici come qualcosa di pericoloso.

GRUPPI E RETI SOCIALI

Simmel, coetaneo di Weber, è uno dei primi a riflettere sul tema dei gruppi, partendo

dall'osservazione di quello che succede nella vita di tutti i giorni. Osserva come

cambia la comunicazione a seconda del numero dei membri del gruppo. Nota che in

un gruppo di due persone c'è una comunicazione diversa rispetto ad un groppo di tre

persone. Nella comunicazione a tre c'è una comunicazione meno diretta, qualcuno

resta escluso, oppure può svolgere un ruolo di arbitro e quindi scambia la dinamica

comunicativa.

Sara Zanotta

Negli Stati Uniti c'è una tipologia proposta da Cooley, che fa un ragionamento simile a

socializzazione primaria e secondaria, parlando di gruppi primari > gruppi di persone

con cui si ha un rapporto più stabile, affettivo, emotivo, più legato a forme di

socializzazione primaria, e poi ci sono gruppi secondari > con cui si hanno relazioni più

formali e legate alla socializzazione secondaria.

Un ragionamento diverso e quello che pensa l'idea del gruppo in termini di dentro e

fuori, il mio gruppo e gli altri gruppi, magari in competizione con il mio gruppo. Questa

idea e pensata da Sumner come una cornice che si può creare volta per volta.

Questa idea si collega anche al come noi ci comportiamo dentro al gruppo. Nel gruppo

si tende più spesso ad avere un atteggiamento di tipo conformistico, perché si vuole

essere sicuri della solidarietà all'interno del gruppo, si ricerca sicurezza, se ci si

comportasse in modo diverso si rischierebbe di essere espulsi dal gruppo. Ci sono

state molte ride perché per vedere come le persone si comportano nei gruppi.

Il ragionamento in termini di gruppi segue un aspetto formale, ma è stato messo in

discussione da chi ha iniziato a ragionare sul gruppo come rete. Questo discorso è

iniziato prima della nascita di internet e che il discorso della rete si diffondesse, ma è

nato già all'inizio del novecento da parte di chi invece di considerare il singolo nel

gruppo o al gruppo, ha iniziato a pensare alla connessione tra i singoli elementi del

gruppo, che tipo di legame hanno tra loro. Il primo a formalizzare questo

ragionamento è stato Granovetter che è diventato famoso per la differenziazione tra

legami deboli e legami forti. I legami forti sono quelli di persone che comunicano più

spesso tra loro, con una comunicazione più intensa e quindi emotiva, più vicini anche

nello spazio. I legami deboli riguardano persone che comunicano di meno, si

conoscono meno, hanno meno occasione di incontrarsi. In alcuni casi però i legami

deboli hanno una maggiore importanza dei legami forti. Conoscere tante persone,

avere tanti contatti anche se deboli, aiutava le persone per la loro mobilità sociale.

In tempi più recenti si sono aggiunti dei nuovi ragionamenti sull'idea delle connessioni.

Per es si è cominciato a pensare a tenere presenti non solo le connessioni con le

persone ma anche quelle con le cose, con gli oggetti. Questa è alla base della

proposta dell'attore rete, cioè il fatto che noi siamo costituiti da connessione non solo

con persone ma anche con oggetti. Anche gli oggetti possono essere degli attori nella

connessione e prendono nome di attanti. Lo studio si è ampliato anche grazie alle reti

digitali e dei social network, i caratteri tipici della dinamica dei gruppi offline si

ritrovano anche in internet. La questione della rete è importante anche a livello più

astratto, anzi lo diventa sempre di più. La metafora della rete è talmente diffusa da

essere un nuovo modo di rappresentare il sociale. La società come sistema è diventato

un modo obsoleto, non più adatto alla scoperta contemporanea. Il modo più adatto di

pensare la società contemporanea e il modello reticolare, delle connessioni degli

individui con le cose. È un modo di pensare il sociale che scardina la visione passata. Il

rapporto individuo società è considerato obsoleto. La dinamica micro-macro individuo-

società è scardinata per una visione reticolare, dove il centro sono le connessioni. Gli

individui si muovono tra connessioni e punti di riferimento diversi, tutto è più

defocalizzato. C'è chi porta il ragionamento ad un livello più astratto, considerando la

produzione della conoscenza. La metafora classica della modernità è quella dell'albero,

per es Darwin, l'Encyclopédie… Albero con radici di una tradizione comune da cui si

parte e poi la ramificazione con il progredire del tempo. La conoscenza ha l’aspetto

genealogico. La metafora del rizoma, modo diverso di svilupparsi delle radici di alcune

piante, si sviluppa negli anni 70 con alcuni sociologi che capiscono il cambiamento in

corso. Nella società di oggi non ci può essere una conoscenza di tipo cumulativo ma

Sara Zanotta

una reticolare, caratterizzata da simultaneità e pluralità. Si può tentare di vedere se

c'è una logica nella reticolarità. Per esempio, in biologia si pensa che si sia una

complessità organizzata degli esseri viventi.

LOGICA AMICO-NEMICO

Carl Schmitt ha creato la formula amico-nemico e si trova agli antipodi rispetto ad

Habermas. Schmitt segue l’affiliazione filosofica di Machiavelli e Hobbes. Le relazioni

umane funzionano attraverso rapporti di forza, rapporti di autorità. In chiave realistica

ragionano sulla dinamica amico nemico seguendo il filone filosofico del realismo

machiavellico e hobbesiano. È uno degli intellettuali che restano vicini alle politiche del

regime nazista. Propone una chiave di lettura agli antipodi rispetto alla comunicazione

dialogica e approfondisce il discorso di ingroup e outgroup. Secondo lui tutto funziona

secondo rapporti di amicizia e inimicizia. Dice che non esisterebbe la dimensione

politica, caratteristica degli esseri umani, se non ci fosse l'inimicizia. C'è sempre una

dinamica noi loro. Il nemico non solo si propone più o meno sempre spontaneamente

al nostro orizzonte ma è anche sempre necessario alla dinamica stessa del nostro in

group. Per tenere assieme il gruppo serve sempre trovare un nemico esterno e interno.

Schmitt e anche il teorico del concetto dello stato di eccezione. Ha elaborato questo

concetto che lo lega alla questione della sovranità. Dove c'è la sovranità, dove ci sono

le regole legittime di un gruppo, è probabile che ci siano anche spazi di stati di

eccezione possibili perché la sovranità stessa li legittima e rende possibile. Sono spazi

in cui la legge non c'è, viene sospesa. Questi ambiti sono presenti a livello politico, ma

il suo ragionamento è stato preso da autori diversi per esaminare elementi diversi,

come il campo.

Per quanto riguarda il discorso della conformità nel gruppo c'è una lunga tradizione di

studi, come gli esperimenti di Milgram e Zimbardo.

Esperimento di Milgram > fatto tra gli anni 50 e 60, quando l'interrogativo su come era

stato possibile l'olocausto era una domanda presente nella società. Milgram cerca di

misurare fino a che punto si può spingere la conformità delle persone in un gruppo e si

basa sul tentare di misurare fino a che punto qualcuno si fida dell'autorità. Nota che

molte persone arrivavano a dare scosse elettriche potenzialmente mortali perché

obbedivano all'autorità del medico e rispondevano di farlo perché gli era stato detto di

dover fare così.

Esperimento di Zimbardo > successivo a quello di Milgram e si ispira agli studi degli

anni 20 e 30 sulla conformità delle masse. Elabora una situazione sperimentale: in una

finta prigione recluta degli studenti di Stanford, alcuni di loro sono guardie, altre sono

prigionieri. L'esperimento verrà fermato quasi subito perché i comportamenti sadici

delle guerre erano preoccupanti.

Un altro tema è quello della conformità rispetto al gruppo, in cui Hesh dimostra come

una persona in un gruppo rispondendo in modo uguale agli altri, anche se la risposta è

sbagliata.

LA DEVIANZA

Genealogia storica del concetto è del fenomeno

La sociologia intende la devianza in base a contesto e caratteristiche culturali della

modernità, che possono essere messe in confronto con quello che succedeva prima.

La modalità di intendere la devianza è legata alle caratteristiche strutturali della

modernità. Tutto ciò che è deviante rispetto alle norme sociali e controllato dallo stato

Sara Zanotta

che ha il monopolio della violenza legittima. Lo si fa perché si ritiene che si viva in uno

stato di diritto con accordo tra norme e applicazione delle norme e perché si vive in

una società dove la violenza è tenuta relativamente sotto controllo.

Questa situazione è petto tipica della modernità diversa da quella precedente e delle

situazioni pre moderne, caratterizzate da una forma di violenza e devianza più diffusa,

da una minore socializzazione al controllo della violenza, dalla scarsa presenza di

un'istituzione che detiene il monopolio della violenza (giustizia da soli).

Nel medioevo esisteva una tradizione in cui i pazzi erano messi in navi o istituzioni

ambulanti che circolavano da un posto all'altro perché non sapevano dove andare. Il

percorso della modernità europea si caratterizza dal passaggio da violenza e diaria za

diffusa senza stato con monopolio della violenza ad una situazione in cui vi è questo

monopolio.

Il caso americano è diverso, anche lì è stato questo passaggio ma con differenze,

evidenti per es dall'uso delle armi diffuso e dalla pena di morte. Questa diversa

gestione della devianza e lavato al fatto che in questo contesto storico sul tirale il

passaggio netto europeo non è avvenuto completamente. È rimasta l'idea che la pena

deve essere quella del reato.

In Europa il passaggio e netto e comincia in modo netto con l'illuminismo, per es con

Beccaria e Verri, unici filosofi italiani noti internazionalmente in questo periodo, grazie

alla riflessione su questi temi. Loro dicono che il resto non va identificato ad un'idea di

peccato, di demoniaco, di qualcosa da reprimere con la violenza, ma ha che fare

un'idea di errata socializzazione, mancata socializzazione. Beccaria non usa in

particolare il concetto di errata socializzazione, ma l'idea è questa. Soni primi ad

avanzare idee come rispetto dei ritiri dell'uomo anche per chi ha fatto atti devianti,

contrarietà alla pena di morte. Questi temi verranno discussi anche all'estero in

particolare Francia e Stati Uniti. Tra Europa e Stati Uniti c'è sempre una differenza tra

Europa in cui le cose partono dal ragionamento di intellettuali e pensatore poi

partendo dall'idea cercano di cambiare le cose, mentre negli Stati Uniti di parte

sempre dall’osservazione della realtà e di fatti.

Il tema della devianza può essere analizzato da due punti di vista

- dal punto di vista della questione dell'ordine, ossia come posso garantire

l'ordine sociale. Pensando all'ordine, la devianza e tutto ciò che mi allontana da

questo scopo, la devianza provoca disordine e d è alimentata dal disordine.

- È più probabile che si verifichi quando c'è cambiamento sociale improvviso,

mancanza di norme, incapacità delle persone di cooperare.

- Dicotomia tra quello che considero normale, nella maggioranza, è quello che

considero anormale, in questo caso è deviante, prende crea potenziale

disordine, confusione.

- Nella modernità si passa alla dicotomia conformità vs devianza. Codio che è

conforme è normale, più comune.

- l'altro punto di vista, lasciando il tema dell'ordine, riflette sul tema della

devianza associandola ai rapporti di forza, di dominazione. Quindi non dipende

da ordine, disordine, eccentricità ma dai rapporti di forza presenti nei gruppi

sociali. Può avere a che fare con il condizionamento, la normalità è il

Sara Zanotta

condizionamento, la devianza e la contrarietà al condizionamento. Da qui nasce

il filo del passaggio dalle forme di controllo esterno, quindi in ambito collettivo

(sopprimendo la violenza) e si lega alla governabilità (Foucault).

- Si fa attenzione anche alle disuguaglianze che spesso si celano dietro i

comportamenti devianti. La devianza e più comune nelle persone subordinate,

subalterne. La devianza della minoranza e più etichettata della devianza della

maggioranza.

FILONE DELL’ORDINE > si lega al concetto cardine della socializzazione

Durkheim si lega a questo filone, sebbene la sua interpretazione non sia conservatrice.

Non è un sociologo conservatore perché come Weber e altri pensatori delle scienze

sociali di quel periodo e sensibile al tema della relatività del punto di vista da cui noi

giudichiamo la devianza. Secondo Durkheim la devianza e l’anomia devono sempre

essere riferite ad un contesto. Però siderale una cosa derivante o meno dobbiamo

essere socializzati. Esistono però caratteristiche che fanno pensare ad alcuni aspetti

trasversali alle culture che vengono pensati come devianti. Per esempio, se la

devianza in alcuni casi è considerato meno deviante, la crudeltà invece può essere

considerata sempre come una forma di devianza.

Lombroso invece parla di una biologizzazione della devianza, eravamo nel periodo

della biologizzazione del razzismo e delle differenze. Si lega alla tradizione di vedere la

devianza dalle fattezze delle persone, per es una persona malnutrita poteva sembrare

più pericolosa. Queste teorie non sono scomparse del tutto, sebbene meno frequenti.

Per es nell'ambito della bio sociologia ci sono studiosi che si appoggiano ad un'idea

della biologizzazione della devianza., riconducendola ad anomalie genetiche.

Durkheim andava quindi controcorrente rispetto a quel periodo.

Il processo di socializzazione è naturale e si lega ad un'inferiorizzazione. Delle norme

sociali che diventa patrimonio incorporato, naturale dell'individuo. esiste poi un livello

più superficiale che si lega al tema delle sanzioni: le persone non si comportano in

modo deviante perché, oltre ad aver assimilato norme, riceverebbero delle sanzioni di

vario genere. Se la socializzazione non funziona, oltre al carcere, posso cercare dei

metodi per agire in modo più profondo. (Questo si trova in Arancia Meccanica) c'è il

tema del tentativo di od e far funzionare in modo più profondo la socializzazione a chi

non aveva risposto bene a questo processo.

Spesso notiamo come il comportamento deviante abbia a che fare con il

comportamento di una minoranza. Ci sono vari esempi di diverse forme di devianza

con cui vediamo il cambiamento del rapporto normalità-anormalità. Esempio del fumo

in Stati Uniti. Questo ha a che Far anche con il tema del conflitto perché la devianza

può nascere an eh da un conflitto, cioè dal fatto che alcune persone cominciano a

contestare un ordine costituito. In teoria questo può avvenire in tutti i contesti,

compresi quelli fortemente autoritari. Questo non può avvenire però nelle situazioni in

cui le persone sono private completamente della possibilità di agire, es nel caso di un

campo di concentramento. Viceversa, la devianza si può costituire soprattutto nel caso

di una situazione di incertezza e anomia a livello statale. L'ambiente e la cultura

sociale perde considerazione e si lega alla mancanza di norme chiare. A seconda delle

circostanze il conflitto può distruggere una relazione sociale o essere funzionale al suo

mantenimento, perché i gruppi sociali rafforzano la loro identità grazie al loro conflitto.

Il conflitto può essere più o meno tollerato.

Sara Zanotta

In alcuni casi il conflitto con altri gruppi aumenta la coesione interna. È il caso del

capro espiatorio, ossia la persona o il gruppo scelto per concentrare l'idea della evita

za. Eliminare il capro espiatorio diventa il modo per uscire dalla situazione che si è

creata. Questa è un'idea antichissima che si trova in tante civiltà diverse e che sempre

è indicata con l'idea dell'essere allo stesso tempo ciò che avvelena l'ordine del gruppo

e al tempo stesso il rimedio.

Dal punto di vista del tema del potere vengono messi in luce aspetti diversi rispetto

alla questione dell'ordine.

Cos'è il potere? > il potere e la capacità di esercitare controllo su altri. È la possibilità

di fare, agire, creare, far esistere > pensiero kantiano. Oppure può essere la capacità

di controllo. Il motore del cambiamento determinato dalla presenza di una

maggioranza e minoranza > Weber.

Weber ha riflettuto sul tema del potere e sulle conseguenze che può avere. Prima di

tutto definisce il potere, ossia trovare l'obbedienza ad un comando che abbia un

determinato contenuto. Questo succede. Più spesso non perché l'altro ha interiorizzato

delle norme, ma perché il soggetto che ubbidisce pensa che sarebbe più costoso non

ubbidire. Per Weber il soggetto è sempre capace di valutare razionalmente una

situazione e il soggetto subalterno decide quindi se disubbidire o meno. Weber vede

una continuità tra Macht, Gewalt, Herrschaft. C'è legame tra potenza e violenza

legittima. In alcuni casi la violenza è legittima e altri no. Esistono poi situazioni amorfe

di potenza, ossia rapporti di forza non ancora legittimati. La devianza ha a che fare

con quello che posso o meno fare. Si lega a quello che una società definisce come

legittimo o non legittimo. Il potere può essere

- tradizionale > ripetizione nel tempo delle stesse forme di legittimità, come nelle

società premoderne

- Legale > la devianza dipende da come razionalmente una società ha deciso di

definire un comportamento, come nella società moderna

- Carismatico > è un tipo di potere trasversale a tutti i tipi di società. Anche la

devianza può essere condizionata dal carisma.

Foucault (manca pezzo) parte dall'osservazione ed allo studio di come la devianza era

punita nell'antico regime, dove il potere assoluto del sovrano controllava l'intera

società attraverso le sue istituzioni ed era l'unica autista assoluta che poteva giudicare

la devianza nella società. Il suo rapporto di forza nei confronti dei sudditi era

smisurato. A questo si lega anche una rappresentazione smisurata della sua forza e

della sua capacità punitiva. Questa è l'epoca della spettacolarizzazione dei supplizi

della punizione. La punizione è esemplare, le folle vi assistono. La l'unione serve a

terrorizzare i possibili altri devianti.

Quando si passa poi all'epoca moderna e lo stato inizia ad acquistare maggiore

controllo sul territorio, viene meno l'esistenza di operare spettacolarizzando le

punizioni e si entra in una fase in cui la devianza doveva essere individuata è

allontanata dalla società., attraverso le istituzioni totali. Il carcere è un'invenzione

della società moderna, un luogo che viene creato per allontanare il deviante dalla

società. Non c'è più la nave dei folli medievale ma il manicomio o il carcere. Cambia la

logica, che diventa quella della sorveglianza. Non si previene la devianza con la paura,

ma con il controllo e facendo in modo che il deviante impatti ad autocontrollarsi. Come

sviluppare l'idea di sorveglianze è tipica dell'illuminismo e si sviluppa bene nel l'idea

Sara Zanotta

del Panopticon, un'invenzione architettonica del filosofo inglese illuminista Bentham.

Pensa a come possa essere costruita una prigione per sviluppare l'idea che siamo tutti

controllati. Il Panopticon è un classico esempio della razionalità moderna, perché

poche persone possono controllarne tante. L'idea è quella di interiorizzare il controllo,

questo è più facile con i detenuti, meno con i malati mentali. Questi hanno un

processo di nascita della clinica, di medicalizzazione. Non solo si mettono le persone in

manicomio, ma si controllano in modo medico. Il medico giudicherà chi è sano e chi no

è come curare la malattia mentale.

Questo percorso di sviluppa soprattutto intorno alla nascita dell’istituzione carceraria.

Oggi c'è una maggiore attenzione alla discrezionalità di chi decide e lo scopo

educativo, già sviluppato in Beccaria e verri per reinserire il deviante nella società.

Oggi i problemi si legano a costi delle prigioni, sovraffollamento e business.

Negli Stati Uniti il pensiero sulla devianza si sviluppa osservando quello che succede

per strada. Non parte da una riflessione filosofica, storica ma dall'osservazione della

vita quotidiana. La prima scuola di sociologia negli Stati Uniti e quella di Chicago

interessata sin da subito al tema della devianza. Si lega più al tema dell'ordine che a

quello del potere. La devianza era legata al tema del disordine sociale e alla mancanza

di intervento dello stato, le istituzioni erano poco presenti. Il monopolio della violenza

legittima non era fortemente instaurato.

MERTON > allievo di Parsons, nell'ambito del funzionalismo. Si è occupato della

devianza in modo originale, anche rispetto alla chiave funzionalistica del suo maestro.

La devianza è legata situazioni di conflitto, di strain (tensione non in senso dialettico,

ma legata a disordine e caos nate da situazioni di disuguaglianza sociale). Considera

come alcuni abbiamo appreso gli stili di vita della società americana ma non hanno gli

strumenti per applicarli. In una società ci possono essere i conformisti, coloro che

perseguono gli obiettivi indicati dalla società e hanno i mezzi per farlo. Gli innovatori

invece hanno assimilato i fini della società ma non hanno i mezzi perché magari sonno

immigrati poveri o persone ai margini della società. I mezzi con cui cercheranno di

ottenere quegli obiettivi sono illegali. Poi ci sono i rinunciatari, che decidono di fare gli

outsider, o i ritualisti, che invece non raggiungono i fini ma sono conformisti, non sono

devianti. Infine, ci sono i ribelli, non tradizionali.

HIRSHI > si chiede come funziona la socializzazione rispetto al tema della dedica za e

ragiona in modo simile al tema di Durkheim. Si chiede quanto conta. La sorveglianza è

esterna.

TEORIA DELLA SUBCULTURA > non c'è solo una socializzazione maggioritaria ma

anche una minoritaria è che funziona a tutti gli effetti come socializzazione e che

avviene tra i gruppi marginali. Vede il tema della devianza attraverso la dinamica

maggioranza minoranza. Il modo in cui avviene la socializzazione è assolutamente

uguale a quello della maggioranza. È una conseguenza dell'assenza delle istituzioni in

questi territori.

TEORIA DELL’ETICHETTAMENTO

Si interessa a come gli altri vedono i devianti. I delinquenti sono devianti per l'effetto

di un'etichetta sento sociale negativo, che li ha marginalizzati, li ha stigmatizzati e li

ha spinti a rimanere dentro le culture parallele. Sono persone che vivono una sorta di

Sara Zanotta

Carriera deviante che prende forma fin dall'infanzia e sarà molto più forte tanto

maggiore sarà la segregazione urbana.

LEZIONE SULLE CARCERI

Johnny Cash > carcere di S. Quentin > vede il carcere come esperienza totalizzante di

dolore e non come un riformatorio.

CARCERE DI BOLLATE

Nelle carceri normali vi è un annullamento della personalità. In tutte le carceri c'è uno

spioncino in ogni porta, quindi nessuno è mai completamente solo, c'è sempre la

possibilità di essere visto e sorvegliato.

Nel 1975 e nel 1986 avviene in Italia la riforma dell'ordinamento penitenziario, la

legge Gozzini, con la finalità della rieducazione e reinserimento sociale. Questo

attraverso

- lavoro nel carcere o fuori dal carcere

- La scuola

- Le attività culturali, ricreative

Inoltre, prevede una ristrutturazione delle carceri, es servizi igienici in ogni cella.

I risultati sono stati pochi, perché sono state ristrutturate quasi tutte le carceri.

Bollate sorge come carcere nel 2001, è un carcere diverso da quelli abituali. San

Vittore ha una struttura di Panopticon, il carcere di Bollate non è. Stato costruito con

questo criterio. C'è un lunghissimo corridoio e a dx e sx si aprono 7 reparti. I reparti

più grandi hanno duecento persone. Quando si è aperto il carcere di Bollate la

direttrice era Lucia Castellano che non il provveditore Pagano pensava che questo

carcere non solo dovesse essere nuovo ma anche gestito in modo diverso. Questo si

poteva fare semplicemente applicando la legge Gozzini, e nemmeno completamente.

Per esempio, solo un terzo dei 1200 detenuti possono andare a lavorare fuori dal

carcere. Un'altra cosa e la scuola: tutti gli ordini di scuola sono presenti al carcere di

Bollate e la possibilità di accedere all'università. In alcuni casi direttamente in casi, c'è

materiale dell'Università, altre volte possono c venire direttamente in uni. La terza

attività è quella ricreativa, fatta con attività culturale.

Quando con componente della comunità compie un atto di devianza si riunisce il

consiglio dei saggi del villaggio e la condanna viene scontata dal deviante insieme ad

uno dei saggi. Questo mostra l'unità della comunità, l'individuo deviante non viene

comunque separato da tutti gli altri. Questo è il ruolo che oggi ha il volontario.

Julian > carcerato a Bollate

Nelle altre carceri italiane, le persone vengono riconosciute solo attraverso un numero

di matricola. Si annulla la personalità, si prendono le distanze dalla famiglia, cambia il

modo di pensare, di vivere e di parlare rispetto al mondo. A Bollate c'è la

decarcerizzazione, si ritorna ad avere l'idea di una vita normale. Nelle altre carceri si

studia solo per passare del tempo fuori dalla cella. A Bollate ci sono tante attività.

Nasce come un esperimento. Per esempio, durante le attività ricreative si incontrano

tutti i detenuti. Queste attività hanno fatto mettere in dubbio a Julian il modo in cui

svolgeva la propria vita.

La recidiva nelle carceri italiane e del 70%. Nel carcere di Bollate la recidiva a scende

al 17%.

Sara Zanotta

Per accedere a Bollate, una volta bisognava avere una pedina carceraria perfetta,

pochi anni prima della fine della pena. Adesso invece vengono mandati anche altri

detenuti, persino ergastolani.

In tutti i reparti del carcere esistono delle sale socialità. Ambienti di 90mq usate come

spazi ricreativi. Il lavoro è fatto legandosi ad artisti come Mondrian, Pollock, Matisse…

A Bollate i detenuti non sono chiusi in cella. Stato disposto che anche nelle altre

carceri i detenuti possano muoversi nel corridoio per socializzare con gli altri.

LE DISUGUAGLIANZE E LA STRATIFICAZIONE SOCIALE

Il tema delle disuguaglianze si lega bene alla devianza, perché la disuguaglianza e

legata a fenomeni di marginalità e quindi eventualmente devianza.

L'interrogativo iniziale è stato quello di legare il fenomeno alla modernità, e quindi

vederlo in chiave storica e comparativa.

Durkheim ritiene che la stratificazione sociale sia legata alla divisione del lavoro

sociale, le società diventano più complesse e diversificate con la modernità. La sua

osservazione chiave e che la stratificazione esiste ovunque, non ci sono società

radicalmente egualitarie ma ci sono società più o meno egualitarie, che lo sono a

livello della loro complessità. Le società semplici sono di solito più egualitarie rispetto

a quelle complesse, diverse in base a ruoli e funzioni. Il tema della stratificazione e

centrale fin dalla nascita delle scienze sociali, perché la lotta per una maggiore

uguaglianza e importante già negli anni in cui scrivono i primi padri fondatori e poi c'è

sempre il confronto con la figura di Marx e i movimenti operai. Sullo sfondo della

concettualizzazione della strutturazione verticale di una comunità, c'è sempre l'idea di

una società orizzontale ed egualitaria, che una sorta di mito politico, ideologico e

antropologiche, che una sorta di comparazione implicita che rimane sullo sfondo delle

analisi sulla modernità. Un primo passo per capire come funziona questo fenomeno e

capire quali fattori determinano la stratificazione. Un primo fattore è quello della

ricchezza, ossia quanto le persone possiedono. Ricchezza è un termine molto generico

in cui possono rientrare vari fattori come salari, proprietà, eredità. A livello statistico

questo non è semplice da determinare. Un secondo criterio possibile è quello dello

status. Nella nostra percezione collettiva posizioniamo le persone in base allo status,

ossia il prestigio di quello che si fa, la percezione che gli altri hanno di noi, quindi non

è una questione solo materiale. Un altro criterio possibile è quello del potere, ossia

l'influenza che una persona può esercitare su altre persone. Il potere può essere inteso

anche in senso simbolico, non solo come potere coercitivo. Queste risorse possono

essere disposte in modo diverso e contraddittorio in una singola persona. Per esempio,

quello che avevo davanti in modo più chiaro i primi sociologi e il passaggio dalla

società feudale a quella industriale. Quello che si poteva vedere era come da un lato la

nobiltà terriera continuasse ad avere prestigio in termini di stato, mentre chi stava

diventando invece più ricco era la borghesia industriale. Quello che avveniva spesso

erano i matrimoni tra persone appartenenti alla nobiltà in decadenza, ma con forte

prestigio sociale, e la borghesia che invece era benestante. Inoltre, ci sono professioni

che non fanno guadagnare molto ma hanno forte prestigio sociale, es nel caso dei

vigili del fuoco americani dopo l’11/09. Un altro esempio e quello dei sadhu indiani

dove è molto evidente lo scarto tra ricchezza e prestigio. I sadhu sono dei santoni, che

vanno in giro scarsi a chiedere l'elemosina, ma hanno un enorme prestigio sociale pur

essendo mendicanti.

Un altro ragionamento fatto fin da subito e il tema storico del cambiamento della

stratificazione sociale nel tempo. Durkheim dice che è cambiata perché siamo passati

Sara Zanotta

da società semplici a complesse. Questi suoi studi, basati su semplici ricerche

antropologiche, sono stati ampliati da studi antropologici, come quello di Lenski.

Lenski ha semplici fato il percorso storico in una curva, la curva di Lenski. Questi ha

mostrato come le società più egualitarie erano quelle di caccia e raccolta, in cui non

esiste il concetto di proprietà, c'era solidarietà collettiva per sopravvivere in un

ambiente ostile. Questi erano i gruppi umani più egualitarie. Questa eguaglianza viene

sempre meno e comincia a produrre forme di stratificazione sociale quando la gente

inizia a stanziarsi in un posto, cominciati a coltivare la terra. La stratificazione sociale

infine difetta massima con il feudalesimo in cui c'è sovrapposizione tra potere politico

e militare e possedimenti terrieri. Queste società feudali, presenti in tutto il mondo,

sono quelle storicamente durate più a lungo. Con le società industriali la

disuguaglianza rimane ma è meno forte, per la presenza dello stato di diritto, la fine

della schiavitù. Studi più recenti ci mostrano come la trasformazione da società

industriale a post industriale abbia fatto crescere di nuovo la stratificazione sociale.

Queste forme di differenziazione ci ricordano che ci sono varie risorse a determinare la

stratificazione sociale. Sull'importanza di queste risorse c’è sempre stato un grande

dibattito negli studi sulla stratificazione. Parte di questi studi è stato influenzato da un

approccio economici stinco in stile marxiano. Si considerava quindi l'aspetto

economico e materiale, quindi la ricchezza in base a questi aspetti materiali si creava

un ragionamento in classi sociali. Anche il linguaggio concettuale e quello proposto da

Marx, quindi una stratificazione in classi.

Weber invece aggiunge un ulteriore livello di analisi, ispirato agli aspetti simbolici.

Propone quindi di parlare non solo di classi ma anche di ceti. Weber non nega quindi

l'eredità di Marx ma aggiunge degli elementi. La classe è determinata da aspetti

materiali, mentre quella in termini di ceti dipende dal prestigio sociale, rango, onore,

che possono compensare anche una mancanza di ricchezza in termini materiali. Weber

quindi non da un posizionamento assoluto, ma c'è sempre un posizionamento relativo

rispetto a qualcun altro. Si parla quindi di capitale simbolico. Un esempio è legato a

borghesia industriale nascente e ceto nobiliare. L'analisi di Weber è stata resa più

complessa da Bourdieu e questo aspetto è chiaro nelle sue ricerche sul tema dei

consumi. Bourdieu cerca di tenere assieme Marx, Weber e inserire qualcosa di proprio.

Dice che è vero che la stratificazione sociale e determinata sia da capitale economico

che dal capitale simbolico, ma questi elementi sono legati ad altri due importanti tipi

di capitale

- capitale culturale > quanto è istruita una persona, quanto conosce. È

importante perché non da solo competenze professionali ma che servono a

leggere il sociale e quindi anche a sapersi muovere con più tattica, razionalità

agio in vari mondi sociali.

- Capitale sociale > la rete sociale di conoscenze, chi conosce.

Questo si lega al tema dell’habitus. Questi diversi capitali incidono sul nostro

posizionamento nella stratificazione sociale perché tendono a solidificarsi. Secondo lui

nel corso della nostra educazione impariamo questi capitali e li portiamo avanti nella

vita. L’habitus quindi si lega sempre alla stratificazione sociale e anche ai diversi

campi in cui la stratificazione sociale si riflette. Questo tipo di raion amento in parte è

stato seguito anche da Baudrillard, più concentrato sul tema dei consumi. Baudrillard

ha sottolineato come i consumi stanno diventando elementi di stratificazione sociale.

Prima di tutto perché negli anni 60/70 era il modo in cui le classi medio basse

tentavano di elevarsi socialmente. Il consumo permette di osservare la stratificazione

sociale soprattutto a livello simbolico. Ci sono variazioni di prestigio sociale anche in

base al genere.

Sara Zanotta

COME SI CREA LA STRATIFICAZIONE SOCIALE

Alcune ipotesi di chiave funzionalista ritengono che la stratificazione sociale sia legata

soprattutto a cosa fanno gli individui e a quanto hanno investito nel loro

posizionamento sociale. L'ipotesi di fondo è che il nostro posizionamento dipende in

primo luogo da noi ed è quindi un'ipotesi ispirata ad un criterio meritocratico. Dipende

quindi dall'investimento che una persona ha fatto. Dietro questa lettura c'è un

ragionamento fortemente individualizzato che tende a non vedere il contesto in cui

una persona vive. Un esempio estremo di questo tipo di ragionamento, molto in auge

nell'Inghilterra del boom industriale, che insisteva molto sul merito individuale per la

selezione sociale. La stratificazione sociale era rappresentata mettendo in alto solo le

persone di talento, in basso ci sono quelli più deboli, che meritano quindi di stare in

basso, sono gli scarti della società.

L'altro tipo, più classico, e invece una rappresentazione della stratificazione sociale

che tiene conto del contesto in cui le persone naso o è vivono e tiene conto anche

della maggiore o minore mobilità sociale. Nell'immagine delle sedie c'è il classico tipo

di rappresentazione della stratificazione sociale nel periodo industriale. Ciò che conta

non è il merito, ma le risorse e le necessità. Una persona che vive in un contesto senza

risorse per andare a scuola, doveva subentrare l'istituzione, lo stato, per rispondere

alle sue necessità. L'attenzione non è sul merito, quindi quello che l'individuo per

natura può o non può fare, ma il contesto, ossia se nel contesto ci sono le risorse per

fare o meno qualcosa.

Poiché ci sono vari modi di stratificare, è probabile che ci siano in base alle variabili

considerate, delle rappresentazioni diverse della stratificazione. Per es tra gli

specialisti c'è un dibattito tra scegliere il reddito i il lavoro. Se scelgo il reddito devo

vivere in una cosa testo in cui le istituzioni rendono possibile un accesso ai dati sul

reddito delle persone. Tra essi ci sono salario, le rendite, le proprietà. Per questo,

soprattutto negli anni 70, molti preferivano considerare la variabile del lavoro, da cui

costruire poi una stratificazione. Più recentemente si è provato ad introdurre la

stratificazione basata sui consumi e su come questi consumi facciano auto collocare le

persone.

Questi criteri sono importanti per determinare le forme della stratificazione. Le forme

sono tre

- piramidale > la storicamente più frequente > fase industriale

- La forma trottola > fine fase industriale in cui si era ampliata la classe media

- La clessidra > come si è passato da un'ampia l'asse media e ad un

allargamento della base della stratificazione sociale.

Più la base della piramide è alta, più ci sono persone in situazione sociale negativa,

mentre la forma a trottola più si allarga meglio è. Una società egualitaria vede poche

persone nella fascia di povertà, la grande maggioranza e nella pancia della trottola e

la punta, dove si concentra la ricchezza, è contenuta. Questa era la stratificazione

sociale negli anni 70. Nel libro c'è la trottola degli Stati Uniti, con una grande base di

persone povere è uno scarto molto forte tra classe media e classe molto ricca. Questo

significa che c'è un salto in termini di accumuli pane della ricchezza molto più forte,

rispetto ad un andamento più graduale. La classica è stata utilizzata per rendere conto

del restringimento della classe media. C'è un restringimento della classe media perché

c'è mobilità sociale verso il basso di alcuni strati di popolazione, aumento della

concentrazione di ricchezza di categorie minoritarie. La forma a clessidra è diventata

più comune Quando hanno cominciato ad esserci le crisi economiche della società

Sara Zanotta

post industriale. Altro criterio importante sono le esposizioni al cambiamento climatico

a causa di attivitá umane: nei paesi più poveri con l’Africa in primis, si ha una

dimensione maggiore perché risentono maggiormente del cambiamento climatico,

mentre in altri posti come gli Stati Uniti si risente meno.

La stratificazione sociale implica anche lo studio della mobilità sociale: dove c'è più

mobilità sociale verso l’alto, il grado di soddisfazione delle persone sarà maggiore

mentre viceversa ci troveremo in una situazione di pessimismo, insicurezza e

instabilità politica. La mobilità sociale ha bisogno di una sociologia che consente

l’acquisizione e il cambiamento del proprio status, legato al riconoscimento di

meritocrazia o disuguaglianze compensate da istituzioni pubbliche. Le società che

funzionano in base alle risorse familiari avranno un'assemblea mobilità sociale.

La mobilità sociale è stata massima nel secondo dopoguerra. Negli anni del boom

economico, sia negli Stati Uniti che in Europa c'è stato un forte aumento della mobilità

sociale verso l'alto. Nell'arco della vita una persona o tra una generazione e l'altra c'è

stato un miglioramento della posizione sociale. La mobilità sociale invece è stata

fortemente frenata a partire dagli anni 80/90 oppure è diventata più selettiva. Solo

poche élite di persone hanno potuto avere un'effettiva mobilità sociale ma non è stato

più un fenomeno di massa. Quali sono i fattori che influenzano la mobilità sociale da

cinquant'anni a questa parte? Sono fenomeni sistemi, presenti ovunque. La fine del

boom economico, fase di espansione dell'economia, e il cambiamento del sistema

produttivo, quindi lo smantellamento della società industriale perché è cambiato il

sistema produttivo, hanno portato ad una frenata della mobilità sociale collettiva. Un

altro fattore e quello della sindacalizzazione, importante fin dell'Ottocento per

riconoscere una serie di diritti dei lavoratori, la sindacalizzazione è stata massima

quasi ovunque negli anni 70. La fine della società industriale che aveva costruito quei

sistemi di sindacalizzazione ha fatto venir meno il potere di sindacalizzazione di molte

categorie di lavoratori. Le qualifiche richieste sono legate alla mobilità sociale. Per

esempio, negli anni 50 c'erano persone che venivano dalle campagne del sud,

semianalfabeti, che potevano trovare lavoro nelle grandi fabbriche del nord. Questa

fase di ricostruzione ha permesso di assorbire moltissima manodopera, anche poco

qualificata, oggi invece la società permette mobilità sociale solo ad un'élite. Negli anni

50/60 la mobilità sociale era invece di massa.

Questa mobilità sociale aveva aumentato molto l'aspetto dell'acquisizione dello status,

bastava essere persone di buona volontà e l'opportunità si sarebbe presentata. La

situazione di oggi invece sta facendo ritornare l'importanza dell'aspetto dell’ascrizione,

ossia da dove vengo, in che famiglia sono cresciuto. A questo poi si aggiunge il clima

culturale, storico, politico diverso rispetto a quegli anni. Gli anni dell'amore obietta

sociale avevano anche una più semplice e spontanea organizzazione collettiva delle

richieste, si protestava per la mobilità sociale. Oggi invece la maggiore

individualizzazione tende a favorire situazioni in cui si cercano soluzioni individuali a

contraddizioni sistemiche. Più a livello tecnico la mobilità sociale può essere definita in

vari modi considerando le persone può essere

- Inter-generazionale > più facile da misurare, su cui abbiamo più dati, perché

riguarda la mobilità tra due generazione, possiamo vedere se i figli vivono in

una situazione migliore rispetto ai padri.

- Intra-generazionale > la mobilità della singola persona all'interno della sua vita,

più difficile da misurare.

Sara Zanotta

C'è una forte correlazione tra livello di istruzione, professione e mobilità sociale. Avere

genitori poco istruiti ci dà meno risorse rispetto ad avere genitori istruiti. Sono risorse

sia di carattere simbolico che pratico.

La mobilità può essere

- assoluta > numero complessivo delle persone che si muovono

- Relativa > rispetto ad una categoria

I paesi con meno disuguaglianza, di solito con una situazione economica migliore è in

cui è prima presente lo stato per compensare le disuguaglianze, sono anche quelli con

più mobilità. Quelli più poveri a livello di pil e con stato meno presente, hanno minore

mobilità sociale. Più aumenta la povertà più rischia di arenarsi la mobilità sociale.

Neet > coloro che non studiano, non lavorano e non sono in formazione.

Beck si chiede quanto conta ancora il concetto di classe. Beck si è dedicato ai

fenomeni di individualizzazione nella società contemporanea, spesso da lui descritta

come una società del rischio, perché noi siamo accomunati dai rischi che corriamo

piuttosto che da interessi simili. Spesso il concetto di classe è considerato come

un'etichetta utilizzata più dal linguaggio marxiano. La stratificazione sociale deve

includere elementi nuovi, meno rilevanti in passato. In primis c'è l'esposizione al

rischio. A livello mondiale per esempio c'è più rischio ambientale in alcuni paesi che in

altri e alcune persone in questi paesi sono più soggetti al rischio. La classe è

determinata dalla nostra esposizione a rischi, come disoccupazione, danni alla salute…

La stratificazione sociale oggi non può tenere conto delle differenze integrino di

genere e di essere autoctoni o meno in una società. Secondo Beck bisogna lasciare

l'ottica nazionalista, perché siamo sempre più interconnessi: le crisi economiche, i

cambiamenti tecnologici si diffondono. Questo insieme di interconnessioni, sempre più

complicato da misurare, e la sfida di chi si occupa di stratificazione sociale, perché gli

elementi di prima come reddito e lavoro devo essere affiancati da altri elementi come

la variabile esposizione a rischi e vantaggi, genere, provenienza.

DIFFERENZE DI GENERE cap 10

Questo argomento può rientrare nella categoria della stratificazione sociale poiché la

differenza in generale, quindi in termini di cultura o anche in termini di genere, e a

tutti gli effetti uno dei criteri che determinano il posizionamento sociale di una persona

nella stratificazione sociale. I modi in cui si determina la stratificazione sociale sono

due

- uno dipende dalla possibilità o meno di creare offre di redistribuzione che

compensino le forme di disuguaglianza, legate a diverse possibilità di lavoro o

reddito. Queste disuguaglianze possono essere compensate con il welfare.

- Uno si lega al riconoscimento delle differenze. Nella categoria del

riconoscimento si può inserire anche il riconoscimento delle differenze di

genere.

Più recentemente si è cercato di unire questi due aspetti con il tema

dell'intersezionalità, intersecare questi elementi per ferree come questo intrecciarsi si

concretizza nella vita delle persone. Differenze e disuguaglianze possono sommersi

oppure attenuarsi. Il tema dell'intersezionalità è partito soprattutto dal femminismo

delle donne afroamericane, le prima a mostrare la sommatoria di svantaggi dell'essere

donne e nere. Per questo subiscono varie stigmatizzazioni. Ci sono poi casistiche in cui

Sara Zanotta

svantaggi sono compensati da vantaggi. Questo è un modo innovativo per studiare la

stratificazione sociale, in cui viene incluso il tema della differenza. All'inizio degli studi

sulla stratificazione sociale, lo studio della differenza di genere era poco diffuso.

Questo studio e più recente e si concentra su differenze di genere, sessualità e

definizione di genere.

Sul miglioramento della situazione delle disuguaglianze di genere, la percezione

italiana è più negativa rispetto alla media europea.

COSA SI INTENDE PER DISUGUAGLIANZA DI GENERE = discriminazione delle

opportunità nei confronti del genere femminile

Sull'argomento del genere c'è grande variabilità storica. La discriminazione delle

opportunità nei confronti del genere femminile è una lunga costante storica, perché

tendenzialmente le società sono state di tipo patriarcale. Guardando in dettaglio gli

aspetti storici si sono continui passi avanti e indietro. Gli studi giuridici, legati alla

storia del diritto, mostrano la frequenza del miglioramento alternato a peggioramento.

Lo stesso vale per i comportamenti sessuali, il classico esempio è quello

dell'omosessualità e della sua legittimazione sociale. Spaziando nel tempo e nello

spazio ci sono situazioni diverse, dalla legittimazione evidente della sessualità

nell'antica Grecia, a situazioni opposte in cui il comportamento e visto in modo

particolarmente negativo, con sanzioni esterne di vario genere. La visione ampia di

queste categorie ci fa capire come ogni società stabilisca dei canoni c di normalità e

legittimità. Ciò che è considerato normale e il comportamento della maggioranza a

livello numerico. Questo costituisce dei canoni di comportamento, che possono poi

essere normati a livello legislativo o essere orientamenti a livello di valore.

Nel corso della storia il canone di riferimento della normalità è stato riassunto da

alcuni elementi

- genere maschile

- Età adulta

- Colore della pelle > bianco

- Eterosessuale

- Con una buona posizione sociale > lavoro, buon reddito

Questo canone è stato messo in rilievo solo recentemente mentre prima è rimasto

implicito è indiscutibile fino al novecento. Tutti i movimenti sociali, delle donne, per

l'orientamento sessuale sono sempre andati contro questo canone.

SESSUALITÀ

interrogativo molto antico, si trova a livello mitologico in molte culture. Rispetto alla

cultura occidentale, nella cultura greca classica, si vede una grande riflessione

sull'aspetto del canone di ch'io che è normale e ciò che non lo è rispetto alla

sessualità. L'esempio più noto si trova nel simposio di Platone, in cui tra i vari invitati

Aristofane dice che le differenze di genere sono originate da una frattura. L'essere

umano originario era doppio, uomo e donna insieme, poi perché dava fastidio a Zeus è

stato di diviso metà. Questa divisione e artificiale, rispetto ad un'unità originaria. Le

immagini delle slide risalgono a fine quattrocento, inizio cinquecento e sono il modo in

uci in Germania si rappresentavano gli abitanti del nuovo mondo, immaginati come

mostri ermafroditi.

Foucault > si interessa al trattamento delle non normalità da parte della società

moderna. Ha studiato anche un ermafrodito, che aveva subito tutta una serie di

indagini e trattamenti sanitari a causa di questa sua particolarità, che secondo

Sara Zanotta

Foucault testimoniano il continuo interrogativo sul confine tra normale e no, lecito o

no.

A livello invece di aspetti organizzati, ossia come i rapporti di genere e canoni della

sessualità vengono organizzati dalla società, un altro filone di studi presente in

sociologia e antropologia e quello che riguarda come le società dal punto di vista delle

relazioni familiari.

- monogamia

- Poligamia > sposarsi con due o più persone

Le società poi si sono organizzate soprattutto intorno a forme di POLIGINIA > più

mogli. Le società di solito, dove è stata applicata la poligamia sono in realtà di

poliginia, perché nella maggior parte dei casi sono state società patriarcali, maschiliste

è quasi sempre in potenziale conflitto, guerra, in cui l'aspetto militare e violento e in

cui c'erano spesso molte vedove, perché gli uomini morivano in battaglia. La

poliandria è più rara, perché le società matriarcali sono poche, in queste società la

famiglia è retta dalla matriarca, la donna più anziane, sono società più pacifiche,

perché vivono in luoghi più isolati (isole del Pacifico, Tibet). Le donne avevano più di

un marito semplicemente perché amministravano le proprietà. La gestione dei rapporti

familiari dipende dal contesto sociale.

Quadro che rappresenta i cicisbei (Giorno, Parini) > amanti delle signore (in particolare

in Italia), che potevano addirittura legalizzare i rapporti con questi uomini. Questo è

stato possibile nell'illuminismo, in un contesto storico in cui in altri paesi non

esistevano assolutamente queste libertà.

Sempre a proposito della variabilità dei consci tra normale e non, negli ultimi

trent'anni/quarant'anni sono nati studi sul terzo sesso, ossia sui transessuali. Si

riflette, suora tutto nei paesi anglosassoni, sul genere e sulla variabilità del genere.

Questa categoria terza, né maschile né femminile, ha un ruolo intermedio in società

molto diverse. Uno dei posti in cui è stato studiato e la Thailandia, dove presente la

figura del Kathoey. Sul tema del travestimento ci sono molti studi che hanno messo in

rilievo come il travestirsi da uomini fosse molto frequente, per evitare i limiti imposti

alle donne, un esempio e George Sand. Lo studio invece della Queer Theory, che ha

avuto un boom accademico negli anni 80 negli Stati Uniti, lanciando dalla femminista

Judith Butler, si tratta di spiegare come viene costruito il genere. Sostiene che il

genere è una costruzione sociale, che non ha niente a che fare con aspetti naturale.

Nel loro complesso, questi studi e i movimenti sociali che dagli anni 70 si sono

moltiplicati, hanno portato ad un cambiamento della percezione sociale delle forme di

cambiamento.

Da un alto c'è una stigmatizzazione della sessualità, dall'altro non possiamo non

constatare un incremento commerciale che si è sviluppato intorno a quello che

riguarda la società, c'è una mercificazione della sessualità. La mercificazione della

sessualità dipende dalla liberalizzazione della sessualità, presente dal dopoguerra in

poi è legata ai movimenti femministi e delle altre sessualità. Questa liberalizzazione

onde però limitata, non ha modificato completamente l'opinione ma no. Ha impedito la

crescita dell'industria, legata al fatto che a questi comportamenti noi leghiamo la

costruzione della nostra identità, attraverso le offre di consumo le persone si

interrogano sulla loro identità profonda. A questo si lega un altro filone di studi, molto

diffuso nei paesi anglofoni è molto meno in Italia.

Antropologicamente la base dell'organizzazione sociale attraverso l'individuazione del

genere si lega ai matrimoni e questo ci fa capire come questo aspetto delle relazioni

Sara Zanotta

tra i generi e la determinazione dei rapporti legati alla sessualità siano importanti per

determinare un ordine. la socializzazione per moltissimo tempo è stata spiegata in

modo deterministico (criteri di ascrizione del genere). Ad un certo punto sono stati

sviluppati studi per capire questi modelli relazionali e il primo aspetto considerato e la

relatività, la relazionalità > tutto dipende da un termine di paragone, un canone. il

tema della differenza di genere emerge in primo luogo in rapporto con il canone, e ce

una differenza significa che la differenza ce rispetto al canone e quindi si passa alla

non assolutizzazione del canone, non bisogna universalizzarlo. questo lavoro è

complesso, perché si lega ad un forte determinismo biologico, perché si lega in

rappresentazioni sociali legate a tura e corpo. quindi molte discussioni hanno

considerato questi aspetti di rappresentazione sociale e biologizzazione.

storicamente c'è stato un essenzialismo delle differenze, la differenza tra uomo e

donna e naturale e da questo mas una differenza sociale. Con la modernità queste

differenze vengono spiegate legandosi alla biologia. A questo tipo di lettura se ne

contrappone una recente e contrastante con l'essenzialismo, che il costruzionismo,

riassumibile in “uomini, donne o trans si diviene”. Il genere è una costruzione sociale

che avviene attraverso la costruzione di determinati comportamenti. L'enfasi è sulla

socializzazione.

Gli aspetti della essenzializzazione o hanno concentrato l'attenzione sulle differenze

biologiche fondamentali, es legate alla riproduzione. Queste spiegano poi le differenze

di ruoli e nella gerarchia delle posizioni sociali.

Questo discorso è stato costruito soprattutto in un mondo scientifico maschile. Che

legittima la disuguaglianza in questo modo. Ma esiste anche un essenzialismo

femminista, che ribalta questa forma di essenzialismo. Si riconoscono

dell'essenzialismo per ribaltare il significato. Le differenze biologiche servono per

spiegare perché alle donne bisogna dare un certo rilievo. Es la minore aggressività può

avere un risvolto positivo. Le visioni essenzializzate sono in polemica con il

femminismo egualitario e sottolineano la necessità di difendere la differenza sessuale

e si pongono in contrasto con degli aiuti a livello legislativo che non fanno altro che

imitare modelli maschili. L'essenzialismo avrebbe portato ad un cambio più radicale a

livello culturale. I diritti a livello istituzionale permettono di minimizzare le differenze

biologiche e fanno sì che quando una donna cerca lavoro non venga svantaggiata. le

posizioni essenziali are non ritengono sufficienti questi cambiamenti, perché

tamponano le differenze ma non mettono in discussione il modello socio economico.

Il modello costruttivista ha avuto sviluppo sono Woolf, de Beauvoir, Butler. Sostengono

che bisogna vedere come i ruoli sociali si costruiscono, attraverso scelte e imposizioni

di ruoli. I modelli di imposizione di genere cambiano in tempo e spazio.

Su questo tema era intervenuto anche Bourdieu, che ha scritto “la dominazione

maschile”. Studia gli habitus, le disposizioni interiorizzate. Ad un certo punto si era

interessato a questo argomento, che di solito era trattato solo da sociologhe donne.

Mette in luce come le cose che diamo per scontate, consideriamo naturali vengono

mostrate come ruoli appresi. Per esempio, nelle scuole dell'infanzia era

sistematicamente repressa l'aggressività delle bambine, meno nei bambini. Il rischio

delle letture costruttiviste è di far scomparire completamente ogni aspetto naturale e

quindi c'è un'attenzione esagerata sulla socializzazione.

A livello storico queste differenze in termini di ruoli sociali e di potere ricalcano le

grandi fasi storiche delle disuguaglianze. Più le società sono semplici, più sono

orizzontali e quindi poco gerarchiche più i ruoli di genere saranno meno marcati. Sono

Sara Zanotta

società in cui tutti devono saper fare tutto. Le differenze di genere sono aumentate

come le differenze gerarchiche quando le società sono divenute stanziali. Una

costante storica e la divisione tra spazio pubblico e privato .il mondo delle donne è

stato tradizionalmente quello privato, quello del chiuso della casa. Nella polis lo spazio

pubblico era quello maschile e degli uomini liberi. Questa eredità dura però non tempo

e la ritroviamo ancora oggi. A livello statistico il fatto che le donne abbiano più

difficoltà ad accedere allo spazio pubblico sono difficoltà ereditate dal passato, che si

esprime in stereotipi, stigmatizzazioni e continua a riprodurre forme di segregazione

professionale.

Molti studi riguardano il mondo del lavoro. La divisione sessuale del lavoro è una

costante storica, caratteristica del patriarcato, che talvolta ancora oggi è spiegata in

modo essenzialista. Le ricerche hanno messo in luce aspetti che riguardano la

difficoltà a scardinare il canone maschile, come quelli legati al doppio lavoro delle

donne, cioè che le donne una volta entrare nello spazio pubblico si sono trovate in uno

spazio pubblico costruito intorno ad un canone maschile che le ha portate ad una sorta

di posizione intermedia tra spazio privato in cui hanno continuato a seguire ruoli

tradizionali mentre nello spazio pubblico lavoravano secondo canoni maschili. Altri

studi hanno messo in luce come l'ingresso delle donne nel mondo del lavoro ha

coinciso con un trasferimento delle competenze nello spazio domestico ad altre donne.

Per es si subappalta il lavoro domestico ad altre donne, riproducendo un ruolo

femminilizzato nello spazio domestico. A livello di reddito, statisticamente, la

retribuzione delle donne è inferiore di quella degli uomini. Statisticamente accedono

più spesso a lavori inferiori rispetto alle loro competenze. Statisticamente hanno

minori probabilità di carriera o lo fanno più lentamente, inoltre sono maggiori le

probabilità di licenziamento.

Per molti secoli le donne sono state escluse dal l'istruzione. Ma la differenza nel mondo

del lavoro non dipende dal tasso di istruzione, che oggi è mediamente più alto per le

donne ma dipende anche dal tipo di istruzione superiore. Le ragazze di solito sono

migliori perché sono più diligenti.

All'inizio degli anni novanta c'è stato il sorpasso delle ragazze sui ragazzi rispetto alla

laurea. Paradossalmente i salari per gli uomini sono più alti, in particolare se hanno

famiglia hanno più probabilità di fare carriera.

SOCIOLOGIA DELLE RELIGIONI

La distinzione chiave fatta da tutti, in particolare Weber, e che le scienze sociali

studiano i fenomeni religiosi da un punto di vista oggettivo, esterno. Weber per es

raccomandava che il sociologo interessato alle religioni non studiasse quella in cui lui

crede, perché causerebbe un cortocircuito che impedirebbe oggettività nello studiare il

fenomeno come fatto sociale. Bisogna prescindere quindi da giudizi di valore. La

distinzione epistemologica centrale e quella tra credenza e conoscenza. Le religioni

sono sistemi di credenze, che hanno a che fare con la fede ma che non sono valutabili

e spiegabili dal punto di vista oggettivo. Gli studiosi di sociologia non sono teologi, ma

studiano il fenomeno empirico delle religioni, quindi comportamenti dei credenti, riti,

valori rimanendo su un piano di avalutatività. La differenza tra credenza e conoscenza

è una premessa da cui non si può prescindere, ma nonostante queste

raccomandazioni non è sempre stata applicata. Ci sono per es studiosi della religione

cattolica che sono cattolici.

TEORIE GENERALI

Sara Zanotta

Ci sono vari modi per studiare le religioni.

- struttural-funzionalismo > vedere l'insieme delle funzioni di una religione è

come è strutturata. Le religioni esistono per svolgono varie funzioni, ad es

rispondono a domande di senso, spiegano il male e la giustizia (se la giustizia

non è possibile sulla terra, può essere pensata a livello ultraterreno), forniscono

una guida morale ed etica. I sistemi religiosi sono legati anche si sistemi

culturali e possono avere una presenza più o meno ingombrante nella società e

nella vita degli individui, legandosi talvolta a forme di etnocentrismo.

- Teorie del conflitto > vedono la religione come qualcosa che si impone al

l’individuo, ma che non sarebbe presente nel l'autonomia individuale. Questo è

legato soprattutto all'eredità marxiana, che spiega la religione come una

sovrastruttura che si impone agli individui e incanala il loro comportamento. La

religione è l'oppio dei popoli, che droga le persone e i loro comportamenti. Un

esempio e la società castana indiana, in cui la posizione all'interno delle caste e

spiegata da dottrine di tipo religioso. Una persona e in una determinata casta in

base a quello che ha fatto nella vita precedente.

LO SCOPO

Una domanda fondamentale è sull'esistenza delle religioni. Le religioni sono fenomeni

universali, non c'è nessuna società che per quanto semplice o lontana non abbia

forma di credenza nella trascendenza o nel non naturale. Servono per garantire

l'ordine e l'equilibrio sociale > le persone si metteranno d'accordo implicitamente sul

senso da cela degli avvenimenti.

Durkheim > sono credenze solidali relative a cose sacre che uniscono in una comunità

morale tutti coloro che vi aderiscono. Si parla di solidarietà, perché accomunano tante

persone.

Il senso serve perché ci si pone davanti al tema del limite, della finitudine e della

morte. Gli esseri umani hanno un cervello talmente sviluppato da sapere che viviamo

solo per un lasso di tempo. Questo genera una serie di domande a cui i sistemi

religiosi cercano di dare risposte. Questa è la prima essenza della questione del senso.

Si dà senso all'angoscia della propria finitudine. Ci sono molte differenze tra sistemi

religiosi più antichi, che sono generalmente di tipo magico perché cercano di mano

l'arte il presente con oggetti magici, e quelle più recenti, che hanno sviluppato un'idea

più complessa del trascendente. L'altro elemento chiave presente in tutti i sistemi

religiosi e l'esperienza del caso. Questo nei sistemi di credenza religiosi assume il ruolo

di destino, dato o volontà divina. Ciò che possiamo considerare come un caso, una

probabilità, assume un senso e diventa più accettabile se inquadrato in un sistema di

credenza, che da un ordine, un senso alle cose che accadono. Alcuni considerano più il

caso come sorte, altri come un disegno divino.

RITI

Durkheim > tutti i sistemi di credenze hanno riti, più o meno complessi e articolati.

Aveva dedicato a questo tema “Le forme elementari della vita religiosa”. Ogni società

rinsalda i sentimenti collettivi e le idee collettive che costituiscono la sua unità e la sua

personalità. Esistono anche riti laici, es all'interno dello stato. I riti religiosi rinsaldano

un sentimento di coscienza collettiva, legato a credenze nel trascendente. Questi riti

possono essere di diversa natura. Possono essere riti negativi, che hanno a che fare

con quello che non si può fare, ricordano quali sono i tabù, quali sono i divieti. Possono

esserci riti positivi, quelli che più di tutti rinsaldano la comunità. Il senso

Sara Zanotta

dell'appartenenza ad una comunità religiosa necessità sempre di questi riti. Possono

esserci poi riti espiatori, di purificazione del singolo, che servono per liberarsi da

impurità che una persona ha assorbito con comportamenti non adeguati. Nella visione

laica di Durkheim la laicizzazione della società moderna, per es della Francia, e

un'ennesima trasformazione del sistema religioso. Il culto non è più quello

trascendente di una divinità, ma diventa quello della nazione, come lingua, come

cultura, come comunità di appartenenza. Anche i riti diventano quelli laici dello stato

nazione. Le società si danno gli dei di cui hanno bisogno > la società moderna è una

società laica e per questo si dà dei laici. Dentro i sistemi religiosi ci sono sempre due

tipi di dualismo

- sacro / profano > la dimensione del sacro e universale ma le applicazioni

variano in base ai sistemi religiosi. Un simbolo sacro in un sistema religioso e un

semplice oggetto in un altro. Al sacro spesso è associata un'idea di energia.

Durkheim aveva analizzato in particolare alcune comunità primitive del Pacifico,

dove la dimensione del sacro era chiamata mana = energia. Gli oggetti sacri

mediano questa dimensione energetica. La dimensione del profano include tutto

ciò che non ha a che fare con il sacro. Un oggetto che prima era sacro, con la

trasformazione della cultura, può diventare poi profano. Es passaggio da

cattolicesimo al protestantesimo, in cui i santi e le reliquie non sono più stati

considerati come sacri. È importante la relatività di questi aspetti

- Puro / impuro > l'oggetto sacro e puro e bisogna garantire la purezza. Il confine

tra queste due dimensioni può essere più o meno netto, ma è sempre presente.

La dimensione del profano presenta le impurità e il rituale di purificazione serve

per tornare alla purezza. L’impurità può essere l'agata a professioni, colori,

oggetti. Tutto questo si lega sempre ad una visione più ampia del sistema

sociale.

Alcuni oggetti possono avere una sacralità di tipo laico, un esempio e la religione

civile, molto evidente negli Stati Uniti. La ritualità del sacro è legata ad oggetti laici,

come la bandiera o luoghi determinati.

WEBER

Durkheim si interessa alla solidarietà collettiva, ai riti, alla dimensione di sacro e

profano. Weber invece è interessato alla dimensione interpretativa e quindi si

interessa di più alla questione della legittimazione: perché ad un certo punto un

sistema religioso si afferma, talvolta sopra ad un sistema religioso precedente. Weber

aveva fatto un enorme lavoro comparativo tra dei occidentali e altri sistemi religiosi.

La legittimazione secondo Weber funziona allo stesso modo in cui avviene la

legittimazione del potere. L'elemento della tradizione, del carisma, della legittimità del

potere si riflette anche nella religione. I sistemi religiosi possono nascere grazie al

carisma di qualche personaggio (profeta, saggio) capace di attirare discepoli. È

probabile che queste persone siano persone marginali, eccentriche, non al centro dei

sistemi di potere di una società, sono degli innovatori. Occorrono capisca e condizioni

favorevoli per andare a creare questa nuova religione. Dopo che questo è avvenuto i

sistemi religiosi si legittimano

- da un lato attraverso la tradizione > si instaurano comportamenti religiosi, riti

- Dall'altro attraverso l’istituzionalizzazione

Weber aveva notato il rapporto tra carisma e necessita di determinati gruppi sociali.

Per es aveva visto come nel v secolo a.c il buddismo si fosse diffuso rapidamente in

India, perché proponeva una visione lontana dal sistema castale. Benché le regole di

Sara Zanotta

vita proposte da budda non fossero molto diversa da quelle esistenti, permettevano

comunque si superare il sistema castale. Questo aveva attirato soprattutto chi vive a

nelle caste penalizzate da questo sistema. L'opera di Lutero e Calvino funziona in quel

momento storico perché riescono ad avere la possibilità di diffondere le loro idee

perché sono sostenuti da un ceto borghese, che ha interessi nella diffusione delle loro

idee. C'è però sempre anche un'idea di casualità, descritta con l'immagine dello

scambio ferroviario della storia. Il fatto che ad un certo punto un personaggio

carismatico riesca a modificare l'ordine della storia e determinato da una serie di

contingenze. Es Lutero e Calvino non dicono niente di nuovo rispetto a quello che

avevano detto prima di loro, ma in un contesto non ancora sufficientemente pronto ad

accogliere quel tipo di messaggio. Weber per capire questo usa il metodo comparativo:

questi processi non si possono capire se si considera solo un sistema religioso. Nel

caso dell'occidente te il protestantesimo si afferma perché contemporaneamente

accadono altre cose come l’individualismo, la razionalizzazione del protestantesimo

che si lega ad altri processi di razionalizzazione come l'affermarsi della scienza.

Sottolinea come la religione sia solo uno degli elementi che portano allo scambio

ferroviario della storia, ma è un elemento che si può prendere in considerazione per

leggere i cambiamenti sociali.

Compara 5 sistemi religiosi, molto diversi.

Weber concentra la sua attenzione anche sulla distinzione tra religione e magia, molto

importante anche per capire la nascita della modernità, possibile solo quando sono

state espulse le credenze magiche presenti nelle società occidentali. Facendo questa

comparazione nota che l'elemento della magia è più presente nei sistemi religiosi più

antichi. La magia serve ad avere effetti pratici, ha una dimensioni immanente più che

trascendente (ha effetti hai e ora, non nell'aldilà). La magia offre strumenti per

manipolare la realtà. Le religioni trascendenti offrono invece una ricetta opposta,

rimandando tutto alla sfera ultraterrena. Se la vita terrena è ingiusta, potrò avere una

compensazione dopo, a cui mi posso avvicinare seguendo i dettami della religione.

Secondo Weber non ci può essere convivenza tra me già è modernità, perché tra

magia e pensiero razionale e scientifico non. Ci può essere convivenza. Diversamente

la convivenza è possibile con i sistemi ultraterreni. La magia e di tipo manipolativo,

cerca di interferire con la realtà in vari modi, osservati da Weber in diversi contesti

culturali. La manipolazione avviene attraverso riti, oggetti e persone con doti

particolari, spiriti (entità benigne e maligne che però non hanno a che fare con una

sistema trascendente complesso). Per costruire un sistema magico servono

intermediari, che riescono a collegarsi con una dimensione oltre la realtà ma non

trascendente. L'obiettivo della magia sono i risultati immediati. I sistemi religiosi

complessi fanno il contrario, perché non risolvono problemi immediati ma offrono

un'idea complessa del mondo per giungere nell’aldilà. L'interpretazione è più sistemica

e non immediata come nella magia. I referenti di questo sistema religioso non sono

mediatori ma hanno un ruolo istituzionalizzato, ma sono professioni della religione che

hanno un potere relativo al sacro, al loro essere più vicini alle cose sacre > potere

ieratico. Essendo un ceto sono coinvolti nella stratificazione sociale, per es i ceti

sacerdotali possono avere legami con il potere politico. Sono un ceto influente nella

società, prendono decisioni che vanno anche al di là del sistema religioso. Ci si rivolge

loro anche per avere chiarimenti sul l'etica di comportamento indicata da quel sistema

religioso. Queste persone sono dei punti di riferimento in relazione ai dettami della

religione e delle sue linee di condotta che è necessario seguire per avere più una

dimensione di salvezza ultraterrena, non presente quest'ultima nelle dimensioni

magiche.

Sara Zanotta


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali e istituzioni europee
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sarazanotta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistemi sociali comparati e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Rebughini Paola Alessandra.

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