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Sistemi sociali comparati

Comparazione

La comparazione implica la presenza di più unità. È un atto cognitivo, spontaneo; compariamo continuamente, anche solo pensando a noi stessi nel tempo o rispetto agli altri. È usata da psicologi che hanno sviluppato le teorie della frustrazione: noi siamo frustrati perché ci compariamo con altri o con noi nel tempo. La comparazione è usata come metodo di ricerca a partire dall'800. Non si tratta in questo caso di un atto spontaneo, ma di un atto logico di conoscenza.

Esistono rami di ricerca:

  • Quantitativi: numeri
  • Qualitativi

In sociologia si usano entrambi i rami. Il primo che compara è Tocqueville in "La democrazia in America"; formalizza per primo l'idea di comparazione perché per il suo lavoro di diplomatico va in America dove nota che ci sono modelli sociali diversi rispetto alla Francia. In Francia la situazione politica è instabile e caotica, in America le istituzioni sono solide. Vuole trovare le variabili, i fattori alla base di queste differenze con una comparazione qualitativa.

Dopo qualche anno, esce un testo di Mill che vede la comparazione come metodo quantitativo, scientifico, applicabile alla sociologia come alle altre scienze. Nella sociologia sostituisce la sperimentazione. Vede due tipi di comparazione:

  • Per variabili concomitanti: tra società completamente diverse e si cercava qualcosa di trasversale ad entrambe (ad esempio in antropologia si studiavano i miti)
  • Metodo della differenza: tra cose simili, tendenzialmente quasi uguali. Cambia una sola variabile che spiega il fenomeno. Difficile nella comparazione dei sistemi sociali.

Il tema della comparazione diventa centrale nelle scienze sociali, che fin da subito hanno avuto il problema del metodo. I due padri della sociologia sono Durkheim e Weber.

Durkheim e Weber

Durkheim viene dalla Francia dove il legame tra scienze sociali e naturali è molto forte. Lui crede che sia necessario spiegare i fenomeni perché sono legati da leggi causali. Insiste sulla scientificità delle scienze sociali grazie alla comparazione. Weber contemporaneamente vive in Germania dove scienze naturali e sociali sono distinte. La comparazione non spiega ma serve ad interpretare. Weber si concentra sulla comparazione delle religioni. Queste due modalità sono:

  • Comparazione interessata alla spiegazione causale: nomotetica (da nomos = leggi), alla base c’è un approccio positivista. Verifica ipotesi con spiegazione causale.
  • Comparazione ideografica (idios = carattere particolare): la comparazione si usa per interpretare, usa un metodo qualitativo. Lo studio dipende anche dalla presenza dello studioso, ogni volta che fa una ricerca si influenza il campo di ricerca.

Nelle scienze sociali si comparano oggetti complessi (società, comunità, culture). Questi possono essere conosciuti o sconosciuti. Questi oggetti sono interpretati dal ricercatore. Quando si compara bisogna trovare classi, categorie (ma anche questo è influenzato dal ricercatore), e inoltre le società cambiano nel tempo.

Ci sono quindi dei critici della comparazione:

  • Critiche degli storici: ritengono che la storia non possa essere fatta a partire dagli stati-nazione e dell’occidente, ma che deve considerare i continui legami. Gli storici hanno quindi criticato la comparazione eurocentrica.

Sistema

Concetto recente che dà l’idea di qualcosa di circoscritto con un suo funzionamento interno. Tale concetto ha potere ordinante, dà idea di qualcosa di limitato. Anche l’idea di sistema si è evoluta: inizialmente i sociologi pensavano ai sistemi organici, alle entità viventi con dei limiti e delle funzioni al loro interno. Più avanti questa idea è stata sostenuta dagli studi linguistici: si associa il sistema sociale a struttura (già presente in Marx con struttura e sovrastruttura). Un sistema può essere:

  • Chiuso: si autoproduce
  • Aperto: cambia per il contatto con altri sistemi
  • Poco differenziato: elementare come le società primitive
  • Differenziato: società moderne

Le prime teorie sono funzionaliste, sviluppate prima della guerra che usano l’approccio dell’ecosistema. L’attenzione è posta sulle funzioni, che appartengono anche alle persone. È un approccio conservatore, sviluppatosi negli USA. L’altra teoria è strutturalista: si sviluppa in Europa anche per l’eredità di Marx. Il sistema sociale è concepito attraverso l’esistenza del linguaggio e delle sue strutture variabili. La struttura è un vincolo che costringe l’azione e condiziona gli individui che l’apprendono. Mostrando la struttura, gli individui possono liberarsi da essa.

Teorie del sistema vs teorie dell'attore

Le teorie sistemiche fanno prevalere il ruolo del sistema nel suo complesso, quelle dell’attore dicono che il singolo ha un ruolo fondamentale nel sistema. Esiste una radicalizzazione della teoria dell’attore: individualismo; l’unica cosa che conta studiare è la razionalità e la capacità di scegliere tra costi e benefici. Quest’ultimo si sviluppa soprattutto in Gran Bretagna.

La modernità

Le scienze umane nel loro complesso sono tutte discipline nate con la modernità, inizio della fase storica cominciata al più tardi nel XVIII secolo. In questo periodo nascono e si consolidano gli stati-nazione, si consolida il processo di colonizzazione e l'egemonia europea nel mondo, si sviluppano saperi scientifici, si trasforma il sistema economico: nasce il capitalismo, basato sull'investimento e quindi sull'allargamento del sistema economico piuttosto che sullo sfruttamento del prodotto.

Secolarizzazione/laicizzazione della società: elemento che influenza di più la nascita delle scienze sociali. C'è un cambiamento epocale: le comunità umane si pensano per la prima volta in maniera autonoma, senza l'intermediazione di un pensiero trascendente legato al divino o ad un'autorità carismatica di tipo politico (es. re). La società si pensa come una comunità autonoma che si deve autogovernare. L'idea stessa di società come comunità autonoma che si deve autogovernare nasce proprio nella modernità. C'è l'esigenza di capire cos'è questa comunità umana, come funziona.

Le scienze umane moderne nascono sulla spinta di questi processi storici. C'è un'accelerazione dei processi storici che non c'era mai stata prima e si sviluppano nuovi saperi oltre alla filosofia, che era già presente. Le scienze sociali prendono forma inizialmente in Francia e Germania. Ci sono sviluppi anche in Gran Bretagna, USA, poco in Italia (che però è in periodo di scarsa reattività del pensiero in questa fase), sebbene Francia e Germania siano le nazioni più attive in questo ambito.

Francia e Germania sono molto diverse da tanti punti di vista:

  • Per la tradizione filosofica: erano e sono diverse ancora oggi, si trovano su poli opposti anche perché hanno situazioni sociali e politiche diverse.

In Francia c'è tra il 700 e 900 una situazione sociale turbolenta: Rivoluzione francese, Napoleone, ambivalenze tra colpi di stato, rivolte popolari, tentativi repubblicani... La situazione instabile fa sì che gli studiosi cerchino di trovare il motivo di questa instabilità. Ci può essere una scienza che capisce quello che sta succedendo?

Da un punto di vista filosofico c'è un ambiente favorevole al pensiero scientifico: la Rivoluzione francese ha portato ad una forte laicizzazione dello stato, c'è stata una vera e propria idolatria della ragione che ha fortemente influenzato le scienze sociali francesi, che si sviluppano in armonia con le scienze naturali: non c'è rivalità, ma le scienze umane vogliono imitare le scienze naturali, innanzitutto nei metodi (comparazione) e nel fatto che debbano avere utilità. Questo porta ad una sorta di positivismo/scientismo, un approccio metodologico di tipo nomotetico (portato a scoprire le leggi di funzionamento delle società), un approccio teleologico (legato alla scoperta della direzione verso cui si muovono le società) e il forte nazionalismo incentiva il pensiero sistemico (la società corrisponde allo stato-nazione francese. I confini del sistema sono i confini dello stato-nazione).

In Germania c'è una situazione molto diversa. C'è da molto tempo una forte separazione tra scienze naturali e sociali. Il pensiero filosofico-umanistico è diverso dalle scienze naturali. C'è distinzione tra Naturwissenschaften e Geistwissenschaften (Geist è lo spirito). Sono diversi e quindi non si devono imitare, devono avere metodi diversi, le scienze dello spirito non devono imitare quelle naturali. Questo deriva da una tradizione filosofica di lunga data, dominata fortemente dalla figura di Hegel e da una forma di storicismo (attenzione particolare alla storia degli esseri umani, del loro spirito e della loro capacità di interpretare i fatti sociali). Contrariamente ai francesi in Germania non c'è una cultura di tipo nazionalistico, statale: la Germania è uno stato-nazione giovane, quello che fa la cultura tedesca non è lo stato ma la lingua, con la cultura della tradizione filosofica letteraria. Ciò che conta non è quindi il sistema, ma il soggetto, che anima questo spirito della lingua tedesca, della germanità. Il nazionalismo ha quindi una matrice differente, non è legata allo stato. Prevalgono le idee di azione, soggetto, interpretazione.

Negli USA la cultura locale dei nativi viene spazzata via dall'arrivo degli europei, quindi quando le colonie inglesi diventano stato e nelle ondate successive gli immigrati arrivano nel Paese, all'inizio non c'è una cultura filosofica nazionale. Fino alla guerra di Secessione (seconda metà dell'ottocento) non c'erano nemmeno facoltà di filosofia nelle università. Quindi da un lato nelle facoltà c'è un po' di tutto della cultura europea (ottenuta attraverso l'immigrazione), ma poi ad un certo punto si sviluppa un pensiero locale, il pragmatismo, filosofia autoctona degli americani. I pragmatici sono diversi dai filosofi europei, perché sono sempre in contatto con la realtà, il loro pensiero non è mai puramente speculativo, metafisico. Spiegano perché gli uomini si comportano in certi modi in certe situazioni (già vicino alle scienze sociali).

Negli USA ha inoltre molta importanza la psicologia sociale, che studia i comportamenti collettivi, le credenze degli individui. In Europa invece c'era la psicanalisi, incentrata sul singolo. Lo studio è quindi legato alle pratiche, per capire come si verificano piuttosto che il perché. Un'altra particolarità è l'eredità legata alla tratta degli schiavi (12 milioni arrivati dall'Africa), che aveva portato il problema della convivenza. Il tema del razzismo, del rapporto con un interlocutore che fino a poco prima era considerato inferiore influenza la nascita delle scienze sociali.

I protagonisti

Auguste Comte

La prima volta in cui si nomina la parola sociologia è in Francia da parte di Comte. Comte nasce alla fine della Rivoluzione francese, vive l'epoca napoleonica e metà ottocento. Vive quindi i cambiamenti dell'ordine sociale in Francia, caratterizzata da instabilità istituzionale. Comte ha una formazione scientifica ed è profondamente convinto del fatto che la nuova scienza che inventa debba essere accanto alle altre scienze. La definisce "fisica sociale" perché a lui interessava la mobilità delle società, sia fisica (c'era continuamente gente che protestava) sia a livello storico (continui cambiamenti). Serve una scienza in grado di capire i sommovimenti della società per governarli, deve essere uno strumento di governo. La considera la scienza più evoluta, con anche un'utilità politica evidente. Si immagina la società come un organismo (visione organicistica), che può essere agitato da varie crisi improvvise o calmo e procedere in uno stato di maggiore equilibrio. Questo dà a Comte anche un approccio antiindividualista: non si interessa del singolo, a lui interessa come funziona l'insieme, il sistema.

Anche Comte si muove sul pensiero teleologico (pensiero dominante dell'800 anche nelle scienze naturali): idea che si è lanciati verso un futuro, si va verso un progresso e le scienze sociali individuano le tappe di questo sviluppo:

  • Stadio teologico: società dominate dalla figura trascendente del divino, sacerdoti
  • Stadio metafisico: l'aspetto artistico-filosofico prevale (Rinascimento), mecenati
  • Stadio positivo: stadio della modernità in cui gli scienziati e quindi anche i sociologi sono le figure dominanti

Il suo approccio è positivista, dunque è uno dei promotori della comparazione. Sa che nelle scienze sociali non si possono fare esperimenti, dunque bisogna ricorrere alla comparazione. In "Corso di filosofia positiva" parla a lungo dei pregi della comparazione come metodo da usare nelle scienze sociali per studiare i fenomeni (nel tempo, nello spazio...). La comparazione serve a spiegare, non a interpretare perché senza spiegazione le scienze sociali non servono a niente. È importante offrire spiegazioni perché le scienze sociali aiutino a risolvere la situazione di grande disordine della Francia. Comte crede in ordine e progresso, la società deve evolversi.

Marx e Engels

Non si definiscono sociologi ma hanno un ruolo fondamentale nella nascita delle scienze sociali. Hanno anch'essi un approccio teleologico, tipico del tempo. Il più sociologo dei due è Engels, è colui che va davvero sul campo, che fa ricerca vera e propria. Marx è più un teorico. Entrambi hanno una visione teleologica. Anche Marx classifica l'evoluzione delle società umane:

  • Antico regime degli imperi del passato
  • Mondo feudale dell'Europa, che vedeva ancora presente in alcuni paesi asiatici
  • Arrivo della società industriale con separazione tra proletariato e borghesia
  • Telos (scopo): società egualitaria, comunista

Rielabora varie volte quest'idea, mantenendo generalmente questa impostazione. In Marx ed Engels il disordine non è così negativo come in Comte, ma loro due, che vivono in varie parti d'Europa e partecipano a varie forme di disordine sociale, credono sia impossibile mantenere le società in uno stato statico. Marx crede che ci sia sempre un equilibrio instabile (Hegel), c'è sempre un rapporto dialettico tra interessi contrapposti. Forse solo nella società comunista ci sarà ordine. Le società evolvono, ogni società è un passaggio. In ogni società ci sono già i contenuti di quella che sarà la società futura. In queste trasformazioni i singoli esseri umani contano, attraverso la formula "trasformando noi stessi trasformiamo il mondo e trasformando il mondo trasformiamo noi". È un pensiero innovativo per quei tempi. Si nota quindi l'interazione profonda tra individuo e società.

Inoltre in Marx c'è un elemento diverso dal pensiero francese, perché l'organizzazione della società è di tipo strutturale (legata alle classi sociali e ai loro ruoli): si parla di pensiero materialista perché si lega agli aspetti concreti della vita sociale, alla produzione. Una delle idee base in Marx è la divisione tra struttura e sovrastruttura.

  • Struttura industriali (fabbriche, proprietari, lavoratori): aspetti materiali
  • Sovrastruttura: legata alle idee

Le due sono legate ma la struttura prevale sulla sovrastruttura, perché sono i rapporti di forza della struttura a caratterizzare la sovrastruttura. Gli aspetti materiali e strutturali prevalgono sull'idealismo. Teoria dell'alienazione: gli esseri umani perdono il controllo delle cose che producono. Per Marx ed Engels le scienze sociali servono per produrre una scienza critica, quindi a combattere ogni forma di ideologia, tutto ciò che produce controllo, alienazione e sovrastruttura. Marx distingue anche tra classe in sé e classe per sé: da uno stato di fatto in cui si è in una posizione sociale subalterna (lavoratori che hanno le idee della classe dominante senza saperlo) ad una classe per sé (consapevole della propria posizione subalterna). È un primo passo che indica l'uscita da una situazione di falsa coscienza.

Tutti siamo enti sociali, ossia nati in una società che per vivere in una società dobbiamo assecondarne le regole. Da un lato c'è una forma di impossibilità di emancipazione totale del singolo, dall'altro la coscienza della propria condizione di subalternità.

Spencer

In Gran Bretagna c'è una minore attività di produzione di una forma di sapere sociologico, infatti Spencer non è paragonabile ai precedenti, perché il suo pensiero è un ibrido di tante cose. Tuttavia indica la specificità della tradizione inglese. Anche qui c'è un pensiero organicista e funzionalista, quindi simile a Comte, ma non è un pensiero sistemico. L'Inghilterra infatti per sua tradizione non poteva escludere l'individuo. L'individualismo è invece fondamentale in Gran Bretagna. Spencer ha comunque un pensiero ottocentesco teleologico: dice che le società si evolvono verso una sempre maggiore complessità e maggiore interdipendenza tra le parti. Le sue influenze culturali sono legate al contesto inglese dell'Ottocento.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sarazanotta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistemi sociali comparati e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Rebughini Paola Alessandra.
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