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Sociologia secondo semestre 2020

Di che cosa si occupa la sociologia?

Un primo esempio è legato alla sociologia della salute, ovvero il campo della salute e malattia. In questo campo possiamo ragionare sulle pratiche che vengono adottate nel corso di un’epidemia e lo possiamo fare in modo sincronico o diacronico. Per il secondo si intende lamentre nel primo caso facciamo riferimento a come l’epidemia forma che tiene corso del tempo, si sviluppa in diversi contesti nazionali. Inoltre possiamo anche ragionare sia sui discorsi che vengono fatti dai mass-media, sia dai discorsi di tutti i giorni.

Un secondo esempio è quello del crimine e punizione; i sociologi si interessano a questo campo per i suoi aspetti culturali e organizzativi per il fatto che i crimini non esistono in quanto tali, ma sono il frutto di una definizione sociale costruita in maniera differente in paesi differenti. Un altro esempio è legato all’amore perché il matrimonio non è diffuso in maniera uniforme all’interno dei diversi contesti nazionali e culturali e quindi la sociologia studia diacronicamente come l’invenzione dell’istituzione del matrimonio si differenzia e muta nel corso del tempo e come varia all’interno dei contesti sociali.

Che cos'è la sociologia?

La sociologia è l’insieme di discorsi e pratiche di senso comune. La sociologia studia la società. La parola è un ibrido di SOCIUS <> e LOGOS <>. La sociologia è lo studio scientifico della società. Essa contiene un oggetto, ovvero un oggetto di studio come le pratiche organizzative legate alla gestione di un virus e il legato all’oggetto, ovvero il modo in cui noi studiamo l’oggetto di cui dobbiamo fare metodo esperienza e che è ciò che ci interessa comprendere.

Per società intendiamo la società compresa nel territorio di uno Stato nazionale, anche se la definizione non è del tutto completa. La sociologia è ciò che i sociologi fanno e l’insieme dei concetti e delle teorie connessi a quelle pratiche. La sociologia è l’insieme delle ricerche che si riconoscono e sono riconosciuti da altri (istituzioni universitarie, specialisti, opinione pubblica) come sociologi. Un altro punto interessante è la genesi di questa disciplina, ovvero il senso e la posizione che questa disciplina doveva assumere in diverse prospettive, che la collocano all’interno delle scienze sociali in posizioni diverse.

Vi sono 4 soluzioni: gerarchica (Auguste Comte - 1839), dove Comte spiega che la sociologia deve essere la scienza più importante tra tutte le scienze, quella che sintetizza tutte le altre scienze; residuale (Walter Runciman), ovvero una disciplina che si colloca all’interno degli interstizi tra le altre discipline, ossia ciò che non interessa ad altre discipline come la storia, l’economia, la geografia ecc diventa oggetto della sociologia; analitica (o formale) (George Simmel), dove considera la sociologia come una disciplina capace di costruire o proporre una geometria delle relazioni sociali; tautologica, ovvero ciò che fanno i sociologi.

Cosa differenzia la sociologia dall’economia?

L’homo oeconomicus è un presupposto che sta alla base degli studi economici dell’economia neoclassica e prevede che l’uomo sia un attore che agisce sempre in modo esclusivamente razionale e che tutte le scelte sono fatte a partire da conoscenze generali e certe, mentre la sociologia considera non solo le scelte razionali, ma anche quelle legate alle tradizioni o all’affettività.

Cosa distingue la sociologia dalla psicologia (in particolare sociale)?

La psicologia si preoccupa degli aspetti individuali del soggetto, ovvero mette al centro la mente, le sue idee, le sue credenze, mentre la sociologia colloca il soggetto nel contesto sociale, ossia nel gruppo, nelle credenze collettive, nelle organizzazioni, partendo dalle idee, dalle credenze, dai valori dell’individuo che però si trova collocato in una realtà sociale esterna che non solo offre opportunità, ma anche vincoli. (P.S. la sociologia cerca il dialogo con tutte queste discipline)

Cosa differenzia la sociologia dalla storia?

La differenza tra queste due discipline è interessante, perché la storia propone un approccio “idiografico”, cioè attento al particolare, allo studio minuzioso delle fonti per arrivare alla spiegazione o comprensione completa di specifici fenomeni sociali, mentre la sociologia si interessa alle forme differenti in cui determinati fenomeni accadono.

Come spiega Lewis A. Coser “se guardiamo alla storia (e alla società) con il modo di vedere proprio del sociologo, dovremmo interessarci non del carattere di unicità di tali eventi, ma piuttosto delle uniformità che ad essi sottostanno”. Infatti, la scienza nomologica è la ricerca che si propone di individuare in un contesto specifico delle leggi generali, capaci di coprire un vasto insieme di fenomeni, mentre una scienza idiografica è una scienza che si occupa soprattutto dei fatti singoli, studiati nella loro specificità.

Ma la sociologia è una scienza idiografica? Davvero?

Ossia la sociologia è davvero interessata ai fatti specifici? Prendendo da Boudon e Bourricaud, possiamo dire che anche quando il sociologo analizza un fenomeno singolare o specifico, il suo obiettivo è spesso quello di interpretare quel fenomeno come un caso specifico di strutture più generali, ovvero fenomeni concreti dove si costruiscono le conclusioni che invece parlano e descrivono strutture più generali.

Ma la sociologia è una scienza nomotetica? Davvero?

Ossia che vuole produrre leggi generali? Si parla più di conoscenza locale.

Sociologia e senso comune

Per senso comune intendiamo un insieme di conoscenze convenzionali elementari (e ingenue) sul mondo e sull’esistenza che è comune alla maggior parte dei membri di una società. È spesso adottato con poca o nessuna consapevolezza ed è la fonte di “certezza”, in merito ad oggetti e fenomeni naturali, individuali e sociali che divengono “dati scontati”. Esso è sempre un insieme di costrutti cognitivi e valutativi (o normativi), ovvero che hanno a che fare con il dover essere e non con l’essere delle cose.

Esso ha un carattere fortemente selettivo e astraente, in quanto seleziona una serie di fatti a cui viene data una grande importanza con dei criteri di senso comune districandosi nel mondo. Ma come lo fa? Lo fa costruendo e selezionando una serie di fatti che vengono poi utilizzati e interpretati per dare senso poi al mondo.

Il senso comune presenta 3 caratteristiche, ovvero:

  • È il principale “fattore di orientamento” delle azioni umane.
  • È un “fattore operante” in quasi ogni tipo di pratica umana incluse quelle nel dominio della scienza.
  • Esso appare “ovvio”, certo, dato.

Senso comune sociologico

Il senso comune sociologico viene considerato dagli autori del manuale come un patrimonio comune delle persone, nel senso che aiuta gli esseri umani a orientarsi nel proprio mondo e a dare senso ai fenomeni sociali in cui sono calati e alle strutture sociali che in qualche modo condizionano e offrono opportunità alla vita quotidiana di questi attori. Quindi questo senso comune sociologico non è la sociologia come scienza, ma sono quei ragionamenti che scimmiottano il ragionamento sociologico pur non essendo guidato dalle stesse teorie e metodi che invece sono fondamentali nella disciplina della sociologia.

È molto importante conoscere i limiti del sapere di senso comune. Essi sono fondamentalmente 3, ovvero:

  • Fonti, ovvero da che cosa deriva questo senso comune, le credenze che noi abbiamo, che sono incorporate e che usiamo spesso per orientare i nostri comportamenti in modo inconsapevole. Esse derivano dalle esperienze che abbiamo fatto casualmente nel corso della nostra vita quotidiana.
  • Credenze e pregiudizi, ovvero i giudizi già incorporati dall’attore sociale prima di qualunque valutazione dove ogni attore è chiamato a prendere delle decisioni. Le credenze e i pregiudizi devono essere esenti dalla ricerca scientifica, anche se purtroppo non è sempre vero.
  • Orizzonte temporale, ovvero il qui e ora, l’altro ieri, ossia ciò che ho sentito dire e ciò che accadeva da qualche altra parte.

Per quanto riguarda i tratti distintivi della scienza essa utilizza la descrizione metodologicamente e teoricamente fondata. Ha un approccio empirico-osservativo, ovvero si basa sulla ricerca, ed è costruita da un’argomentazione intersoggettiva e da un confronto paritetico tra esperti. La scienza si basa su concetti (scientifici) ed essi servono a classificare oggetti convenzionalmente ritenuti simili all’interno della stessa categoria.

[ESEMPI: TRIADE, MATRIMONIO, OMICIDIO, POVERTÀ, DIPENDENZA, MALATTIA MENTALE, STATUS, MUTAMENTO SOCIALE, CONFLITTO…]

Grazie ai concetti si dà forma all’infinita variabilità del mondo rendendolo comprensibile, leggibile e a fare sì che la sua estrema variabilità dei fenomeni e degli oggetti che conosciamo sia in qualche modo tollerabile e manipolabile anche linguisticamente. Tutto questo è fondamentale perché i concetti sono i “mattoni della teoria” (concetto di identità, classe sociale, genere, devianza, soffitto di cristallo…).

Inoltre, bisogna comprendere che i concetti in quanto tali non sono né veri né falsi, sono semplicemente un’etichetta che raggruppa grazie a una definizione un insieme di oggetti del mondo esterno. Al contrario invece quando colleghiamo tra di loro dei concetti e formiamo degli asserti, appunto che istituiscono fra essi specifiche relazioni, possiamo dire che essi sono o veri o falsi.

Se prendiamo in considerazione la povertà, essa è un concetto che non è né vero né falso, ma se invece produciamo un asserto dicendo che la povertà di un soggetto è indipendente dalla sua etnia, allora in questo caso l’asserto può essere vero o può essere falso, o meglio può essere verificabile o falsificabile, può essere studiato empiricamente. Per teoria, si intende un insieme di asserti organicamente connessi e che sono collocati a un alto livello di generalità (astratti), ad esempio gli asserti relativi ai fattori sociali responsabili del suicidio (Durkheim), dove studia le cause sociali che portano al suicidio e in qualche modo che permettono di capire le possibilità o meno che un certo soggetto possa mettere in atto, un atto anti-conservativo, ovvero il suicidio a partire da alcune caratteristiche socio-culturali che caratterizzano il soggetto in sé.

Le teorie possono istituire relazioni di associazioni tra fenomeni o di causazione, ossia la presenza concomitante tra fenomeni, o la spiegazione dei fattori che determinano l’emergere o no e della forma in cui si può verificare un determinato fenomeno sociale a partire da un altro fenomeno, fra concetti che possono essere falsificati scientificamente. In conclusione, è molto importante considerare che la sociologia e il senso comune interagiscono reciprocamente sempre nel contesto sociale, perché la sociologia risente ed utilizza il senso comune, ma allo stesso modo anche nel senso comune entrano le conoscenze sociologiche, che si diffondono e vengono reinterpretate, costruite e semplificate.

Forme elementari di interazione

L’azione sociale fa riferimento a ciò che fa ciascun agente sociale da solo. Essa è tale solo se è un’azione che viene pensata in relazione al comportamento altrui. I comportamenti sociali sono degli atteggiamenti esteriori compiuti da un attore sociale in risposta o per reazione ad atteggiamenti compiuti da altri in modo non intenzionale, dove vi è:

  • Un’assenza di qualsivoglia progettualità
  • Un’assenza di uno scopo intenzionalmente perseguito dell’azione sociale.

Con riferimento appunto al senso, Max Weber sviluppa una tipologia. Possiamo distinguere:

  • Azioni razionali rispetto allo scopo: se chi agisce valuta razionalmente i mezzi rispetto agli scopi che si propone, considera gli scopi in rapporto alle conseguenze che potrebbero derivarne, paragona i diversi scopi possibili e i loro rapporti.
  • Azioni razionali rispetto al valore: se chi agisce compie ciò che ritiene gli sia comandato dal dovere, dalla dignità, da un precetto religioso, da una causa che reputa giusta, senza preoccuparsi delle conseguenze, costi quel che costi, implica quindi una scelta consapevole e una valutazione se il comportamento sia effettivamente congruente con il valore che si intende testimoniare.
  • Azioni tradizionali: tipo di azione in cui non vi è un calcolo, non perché mi conviene, non perché è giusto, ma perché si è sempre fatto così. Si tratta di comportamenti che si ripetono su possibilità alternative e sul loro vero valore, o senza porsi il problema se non ci sarebbero altri modi per raggiungere gli stessi risultati.
  • Azioni determinate effettivamente: si tratta di manifestazioni di gioia, ovvero espressioni di un bisogno interno, infatti esse hanno senso per se stesse, senza riferimento alle conseguenze prevedibili.

Relazioni sociali

Due o più individui che orientano reciprocamente le loro azioni stabiliscono una relazione sociale. Le relazioni possono essere di diversi tipi, come stabili e profonde (famiglia o fidanzata/o) o transitorie e superficiali (persone che frequentano uno stesso bar). Le relazioni possono essere spesso cooperative, ovvero volte a raggiungere obiettivi condivisi, oppure anche di conflitto, ossia per esempio di voler affermare la propria volontà contro la volontà e la resistenza di altri, e che può giungere all’annientamento dell’avversario. Le reti sociali sono quella cerchia di persone con le quali un soggetto è in contatto e frequenta. I legami fra le persone collegate nelle reti variano per:

  • Intensità
  • Frequenza
  • Contenuto

Interazione sociale

Ogni forma di incontro tra due o più persone (attori sociali) in una qualsiasi situazione sociale sia formale sia informale. I processi di interazione hanno un’importanza particolare nella strutturazione della società, e sono, fra l’altro, gli elementi di base per la definizione dei gruppi. L’interazione è come un gioco che si svolge - usando una metafora drammaturgica - su una scena teatrale, dove gli attori (la compagnia) cercano di controllare le idee che gli altri (il pubblico) si fanno di loro, per presentarsi nella migliore luce possibile e in un modo che sia credibile. Essi agiscono nella ribalta e nel retroscena e recitano ruoli che possono essere tra loro incongruenti o addirittura conflittuali.

Interazione

Durante un’interazione sociale ciascun attore sociale mette in scena una rappresentazione di sé, che varia al variare dei contesti sociali. Il salvarsi la faccia avviene sempre quando vi sono situazioni in cui vi è un evento inatteso, dove un attore compie un errore e cerca di mitigare alla brutta figura. Un altro punto che mette in scena Goffman è la disattenzione civile, ossia un modo per mostrare se stessi come soggetti nella società.

Gruppi sociali e le loro proprietà

Un gruppo sociale è un insieme di persone fra loro in interazione con continuità secondo schemi relativamente stabili che si definiscono membri del gruppo e sono definite come tali da altri (Merton). Si possono trovare proprietà di gruppi di dimensioni determinate, ovvero il caso delle diadi e delle triadi, studiate da Simmel. Nelle diadi vi è una fragilità strutturale e forte personalizzazione. Inoltre vi è un coinvolgimento psicologico e affettivo nella relazione, dove vi sono norme culturali rigide (es. amore, amicizia). Un gruppo di due persone ha una caratteristica che nessun gruppo ha, ovvero se un membro decide di uscire dalla relazione il gruppo scompare.

Le triadi invece presentano diverse configurazioni di interazione:

  • Mediatore: si ha quando un terzo non direttamente coinvolto in una disputa, dialogando separatamente, in condizioni meno cariche di emotività e con argomenti più razionali, è in grado di convincere gli altri a un accordo.
  • Tertius gaudens: il terzo approfitta per i propri scopi di una divergenza fra gli altri, secondo due schemi principali: due in conflitto cercano l’alleanza del terzo, oppure due cercano di ottenere il favore del terzo entrando in competizione fra loro (es. due venditori che abbassano i prezzi per conquistare un cliente).
  • Divide et impera: questa si ha quando un terzo fa sorgere o alimenta intenzionalmente una discordia a proprio vantaggio.

Proprietà relative ai confini del gruppo

Questa tipologia ci fa capire come funziona l’appartenenza o meno in un gruppo:

  • Candidati all’appartenenza: per i candidati il gruppo costituisce un gruppo di riferimento: essi ne condividono i fini, sentono di poter facilmente accettare le sue regole, hanno criteri di valutazione e di preferenza simili ai membri.
  • Il gruppo costituisce un gruppo di riferimento, ma la categoria individua figure che si sono staccate da un loro gruppo di appartenenza, dalla quale non condividono più obiettivi e regole.
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _Kruger_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Gariglio Luigi.
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