Lingua e comunicazione nel contesto sociale
Il repertorio
Lingue e comunità a livello macro
Dal punto di vista macro-sociolinguistico, ogni comunità linguistica ha un repertorio linguistico.
Un repertorio linguistico è l’insieme delle risorse linguistiche che ha a disposizione la comunità o un singolo parlante.
Abbiamo due tipi di repertorio:
- Repertorio macro → comunità.
- Repertorio individuale → singolo individuo.
Questi due repertori non sempre coincidono.
Esempio: A Bergamo abbiamo due repertori: l’italiano e il bergamasco. Sono due sistemi linguistici condivisi in una comunità. Uno è più articolato dell’altro.
Il repertorio di una comunità non sempre coincide con i repertori dei singoli individui.
Sono due prospettive complementari per capire i rapporti nei sistemi linguistici.
Il repertorio linguistico individuale è l’insieme di lingue parlate da un singolo individuo.
Il repertorio individuale è una sottoparte del repertorio della comunità a cui un individuo appartiene.
Non è una somma di lingue, ma comprende aspetti importanti come:
- Rapporti gerarchici tra lingue: quando sono presenti più registri linguistici in una comunità non sono mai intercambiabili. In base al contesto usiamo un registro piuttosto che un altro.
- Norme di impiego regolano il comportamento linguistico. In certi ambiti utilizziamo una lingua piuttosto che un’altra.
- Atteggiamenti dei parlanti influenzati dalla scelta della lingua nella comunicazione.
Il monolinguismo è un’eccezione e non regola. I monolingui hanno una struttura complessa sia a livello comunitario che individuale. Hanno più registri linguistici e hanno un ordine gerarchico.
Comunità ≠ nazione non è detto, perché se consideriamo le singole nazioni ci sono più sistemi linguistici.
Nell’800 si pensava che le popolazioni che parlavano la stessa lingua dovevano vivere nella stessa nazione.
Modelli di repertorio plurilingue
Sono nozioni astratte. Le realtà che noi osserviamo sono più complesse di questi modelli. Ci aiutano a capire come le norme di impiego ci aiutino a determinare il modo trasparente il rapporto tra le lingue. Abbiamo vari modelli:
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Bilinguismo
Quando in una comunità ci sono due o più lingue che non sono in rapporto gerarchico e non hanno niente in comune. I singoli parlanti tendono a mettere queste due lingue in rapporti gerarchici.
Esempio → il Canada riconosce due lingue, l’inglese e il francese, sono due lingue sullo stesso piano. Gli abitanti devono avere la stessa conoscenza dell’inglese e del francese.
Distinguiamo tra situazioni:
- Di diritto → come la Svizzera che riconosce quattro lingue statutarie (francese, tedesco, italiano e romancio). Dall’uso, queste quattro lingue sono parlate in parti diverse della Svizzera.
- Di fatto → come l’Italia che riconosce l’italiano come lingua nazionale. E nel 1948 solo tre minoranze sono state riconosciute, come il francese in Val D’Aosta.
Distinguiamo tra due tipi di bilinguismo:
- Endogeno → quando le lingue sono presenti storicamente nel territorio.
- Esogeno → le lingue sono state importate con l’immigrazione e non sono originarie di quello stato.
Diglossia
Diglossia – deriva dal greco: di - due; glossa lingue.
Descritta per la prima volta nel 1959 da Ferguson. Questo studioso aveva notato che ci sono due varietà: varietà bassa (low variety) e varietà alta (high variety). Hanno una distribuzione complementare, dove non si usa una, si usa l’altra.
Le sue varietà presentano:
- Parentela genealogica → varietà sono collegate da una parentela genealogica.
- Un certo grado di distanza strutturale → non è detto che se capiamo una varietà linguistica, capiamo anche l’altra.
- Distribuzione complementare degli usi scritto (solitamente per varietà alta e scritta) o parlato (solitamente si parla la varietà bassa). La varietà alta non è mai parlata.
- Differenze nella codificazione: la varietà alta ha più prestigio, quella bassa non ne ha.
Esempio → nel mondo arabofono, si parlano dialetti arabi. Questa varietà bassa è solo parlata e non viene scritta. A livello alto, in forma scritta si usa l’arabo coranico. Non viene parlato.
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La parentela genealogica tra varietà alta e varietà bassa
Nell’ambito di Coulmas, questo spiega come le situazioni di diglossia si influenzano per due ragioni.
Da un lato, l’importanza del fatto che le due varietà sono imparentate come nella diglossia classica. Con il tempo, il termine di diglossia è stato esteso a situazioni di disposizione gerarchica fra due lingue diverse e anche in assenza di parentela genetica.
Applicata anche a situazioni dove c’è una parentela o gerarchia.
In alcune situazioni di diglossia sono portatrici della stessa cultura. Mentre ci sono delle situazioni di diglossia in cui due varietà sono portatrici di culture diverse.
1. Arabo classico e arabo parlato: è una varietà parlata. Coulmas lo definisce endogenetismo perché, l’arabo classico e le varietà di arabo parlato sono imparentate fra loro e monoculturali, perché le varietà di arabo parlato e di arabo classico veicolano la stessa cultura.
2. Nell’isola di Haiti, dove abbiamo due varietà che sono imparentate tra loro. Possiamo dire che questo caso rientra nell’endogenetica, in quanto le due varietà sono imparentate. Caso diverso, perché il Creolo veicola la cultura indigena della popolazione di Haiti, mentre il francese è una lingua coloniale e veicola la cultura europea occidentale, imposta alla popolazione. Diglossia biculturale.
3. Ebraico e Yiddish (lingua parlata da comunità di ebrei ashtenasi che si sono stabilite in Europa centrale a partire dal decimo secolo dopo Cristo). Lo Yiddish è una lingua molto simile al tedesco medievale, ma contiene molti prestiti dall’ebraico e dalle lingue europee, come lingue slave e il francese. Parlata da molte persone fino alla seconda guerra mondiale, poi per varie ragioni è scomparso, perché molti ebrei sopravvissuti alla Shoah si sono trasferiti in Israele. Lingua quasi estinta. Lo Yiddish è di varietà alta e si colloca nella colonna monoculturale. Sia varietà bassa che alta rappresentano la stessa cultura. È emerso che l’ebraico è una lingua semitica della famiglia afroasiatica, mentre lo Yiddish è una lingua germanica. Situazione di diglossia ecogenetica.
4. Paraguay, in America latina. Principale lingua autoctona è il guarani. Lingua principalmente parlata, di varietà bassa. Siccome è un’ex colonia spagnola, lo spagnolo è rimasto come lingua ufficiale e amministrativa del paese. Diglossia esogenetica, perché guarani e spagnolo non sono imparentati. Situazione biculturale, perché il guarani veicola la cultura autoctona locale, mentre lo spagnolo è una lingua coloniale che veicola una cultura diversa rispetto a quella locale.
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La dilalìa (= lingua con dialetti)
Per dilalìa si intende un repertorio simile alla diglossia, perché le due varietà linguistiche sono strutturalmente distanti e funzionalmente distinte (i «dialetti», come in Italia, sono sistemi linguistici diversi dalla lingua nazionale), in cui però non c’è una netta divisione tra usi alti e bassi.
A differenza della diglossia, però, la varietà alta è diffusa anche nella conversazione ordinaria, e dunque ‘invade’ i domini/le funzioni della varietà bassa. Si tratta della situazione tipica dell’Italia (tranne che di Lazio e Toscana bidialettismo). Si toglie una parte della varietà bassa. Però le due lingue possono essere mischiate in una conversazione, per esempio si inizia una frase in dialetto e poi la si conclude in italiano.
Facendo riferimento allo schema dei tipi di repertorio: Casella A rappresentata dall’italiano come lingua nazionale. Casella B rappresentata dai dialetti come il Romano, il Bergamasco. Sono parlati, alcuni, appartenenti alla comunità d’anziani che li hanno presi come lingua materna oppure anche in parallelo con l’italiano. Non sono usati a livello alto, se non in modo marginale. In generale occupano un luogo basso del repertorio.
Bidialettismo
Un altro ‘caso particolare’ di diglossia è quello del bidialettismo. Questo si ha quando sono compresenti due varietà della stessa lingua (in Italia: Toscana, Lazio). Si ha nel nostro paese, solo in Toscana e in parte nel Lazio. Situazione quasi di monolinguismo, perché il dialetto non è un sistema linguistico diverso dell’italiano, ma è italiano più informale e meno controllato rispetto all’italiano scritto. L’italiano e il dialetto locale sono la stessa lingua, ma le due varietà sfumano.
I dialetti di Toscana e Lazio sono simili. È una situazione dove il dialetto è usato come significato l’italiano alto nazione e l’italiano basso di varietà di lingua. Ci sono due varietà compresenti: Arezzo, Pisa, ecc.
Nel bidialettismo c’è solo un sistema linguistico. Non c’è la varietà A e B, perché è una sola.
Tipi di repertorio plurilingue
In questi modelli, il quadrato più ampio rappresenta la proprietà linguistica unica.
L’asse verticale rappresenta gli usi formali, letterali ai più informali, colloquiali di una lingua, senza una particolare attenzione al parlato.
Sull’asse orizzontale viene rappresenta la diffusione delle singole lingue presso e appartenenti alla comunità.
Casella A rappresentata dall’italiano come lingua nazionale.
Casella B rappresentata dai dialetti come il Romano, il Bergamasco. Sono parlati, alcuni, appartenenti alla comunità di anziani che li hanno presi come lingua materna oppure anche in parallelo con l’italiano. Non sono usati a livello alto, se non in modo marginale. In generale occupano un luogo basso del repertorio.
L’italiano odierno è una diglossia? No, perché la varietà A non è solo scritta, ma anche parlata da moltissime persone. Gaetano Berruto ha coniato il termine di dilalia. Italiano è una lingua di varietà alta, i dialetti invece hanno una varietà bassa. I parlanti, oralmente possono scegliere tra varietà A o B o mescolarle entrambe. Così non si può nella diglossia perché la varietà A è solo scritta. La varietà A è solo parlata nella dilalia.
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La dilalia e la diglossia hanno una sensibile diversificazione della distanza strutturale della varietà A e B, nel bidialettismo no.
C’è una chiara differenziazione: varietà A e B hanno funzioni diverse nella diglossia.
20/02/20
Repertori linguistici concreti: maggiore complessità rispetto ai modelli qui presentati
In questo schema, le varietà alte sono in basso, per esempio, francese, arabo, ecc. Invece le varietà basse sono in alto.
Coulmas vuole mostrare che i modelli che noi abbiamo semplificato, sono una semplificazione della realtà.
Per esempio, la lingua della comunità marocchina è più difficile perché non c’è solo l’arabo marocchino o l’arabo classico, ma anche una lingua di minoranza come il berbero, appartenente alla famiglia afroasiatica; lingua diversa.
Berbero → Tamazight.
I dialetti sono assunti già dall’infanzia dalla comunità.
Un altro elemento di complessità è che il Marocco è un’ex colonia francese. Il francese è nel paese come lingua letteraria e nelle università.
L’arabo classico invece, è padroneggiato dalle persone che hanno frequentato l’università. Sia francese che l’arabo classico letterario sono lingue dell’istruzione.
La varietà intermedia è una varietà di arabo più formale rispetto all’arabo più formale. Varietà che le persone non tanto colte utilizzano.
Lingue in Italia oggi
Le lingue italiane sono divise in tre gruppi:
A. Le lingue di minoranza
La costituzione nel 2008 ha riconosciuto tre lingue (francese in Val D’Aosta, il tedesco a Bolzano e lo sloveno a Gorizia e a Trieste). Il parlamento, con la legge 482/1999, esclude le lingue Rom e Zingare e nuove minoranze (lingue parlate dagli immigrati degli ultimi decenni). Vengono riconosciute 15 lingue di minoranza, chiamate anche alloglosse, cioè lingue diverse. Dove queste lingue italo-romanze sono inserite, sono affiancate da una lingua principale.
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Lingue di minoranza riconosciute
- In alcune regioni centro orientali si parla albanese (circa 40 comuni). Tutti questi comuni deserti e ripopolati da popolazioni albanesi che fuggivano all’avanzata dell’impero ottomano.
- Ladino → varietà presa dal latino. A Belluno è molto simile al latino romanzo.
- Catalano → varietà di catalano in Sardegna, chiamato Tabatino. In questa città (Alghero) si era insediata una comunità della Catalonia.
- Greco → nel sud, in epoca rinascimentale si erano insediati immigrati greci.
- Walser → lingua germanica.
Criteri di classificazione delle parlate alloglotte in Italia
Per classificarli utilizziamo cinque criteri:
- Classificazione genealogica → gruppi a cui appartengono queste lingue. Appartengono quasi tutti alle lingue indoeuropee. Quasi tutti i gruppi sono rappresentati (tranne il Celtico e il Baltico).
- Lingua-tetto → lingua tetto. Lingua standard ed elaborata, anche ufficiale o nazionale al di fuori dell’Italia. Si dà molto prestigio alla minoranza perché è parlata fuori paese, così hanno anche dei testi scritti dove studiarla. Se non è una lingua tetto ed è usata solo nel parlato perde di prestigio.
- Esempio → lo sloveno in Repubblica Slovena è una lingua importante, quindi a Udine, usiamo una lingua standard fuori del nostro paese.
- Elaborazione di una lingua-tetto → la legge 482/1999 prevede dei fondi che permettono alle minoranze di poter avere lingue standard; per esempio il ladino che viene insegnato almeno i primi anni della scuola primaria. È importante lo scritto e insegnata, perché è considerata importante. In caso contrario è poco utile e quindi non viene più trasmessa e non viene più parlata. Solo per il Ladino hanno condotto questo processo, perché, per esempio del Sardo ci sono quattro dialetti e non è così facile trovare un accordo.
- Posizione di confine → alcune alloglosse parlate in Italia sono parlate anche dagli stati di confine, come il francese, lo sloveno, il bavarese (parlato in Austria). Per esempio il Walser, lingua germanica, non è proprio coincidente con il tedesco, perché è solo simile al tedesco.
- Compattezza territoriale → è importante perché, un conto è avere un piccolo comune o altre sedi che, per esempio in Sardegna la lingua non esce dai confini territoriali.
B. I dialetti d’Italia
Dialetto → nozione polisemica, può avere sfumature di significato diverse in base al contesto dove viene utilizzato.
Esempio: dialect in inglese, indica varietà dialettiche parlate dell’inglese locale, però è sempre inglese, solo con caratteristiche locale.
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In italiano, invece non indica una varietà di italiano; bergamasco o milanese (hanno una grammatica a parte), sono sistemi linguistici diversi, come l’italiano derivano dal latino. Il fiorentino è a parte perché si è trovato in una posizione subordinata rispetto agli altri.
Esempio: in italiano si dice “non piove” posizione della locuzione pre verbale. In bergamasco “piöf mia” posizione della locuzione post verbale.
Tutti i dialetti sono subordinati all’italiano dal punto di vista sociolinguistico. In italiano possiamo omettere i pronomi personali, per esempio i verbi meteorologici sono zerovalenti, quindi diciamo “piove”, mentre in dialetto bergamasco devo sempre mettere il soggetto “il piöf”.
I dialetti sono subordinati all’italiano per tre aspetti, che possono distinguere i dialetti in modo sociolinguistico:
- Prestigio → i dialetti hanno meno prestigio dell’italiano. Ci si vergogna a parlarlo o quando lo si sente perché hanno un basso prestigio. È soggettivo, cioè il prestigio è soggettivo, di una lingua piuttosto che di un’altra.
- Status → dipende cosa si può o non si può fare con una lingua in un paese. Con l’italiano possiamo fare tutto (emanare le leggi, carta d’identità, ecc) solo con l’italiano, non con i dialetti. In casi estremi possiamo utilizzare l’inglese (passaporto). Lo status è oggettivo.
- Elaborazione → in base a cosa produrre con la lingua. Con l’italiano possiamo produrre tutti i tipi di testi, perché è più elaborata. Con i dialetti no, perché ad un certo punto bisognerebbe attingere alla lingua tetto. In epoca rinascimentale si è scelto il toscano come lingua con un po’ più di prestigio, quindi ci sono più termini, mentre per altri dialetti no.
Diffusione dei dialetti in Italia
Caratterizzazione dei dialetti italo-romanzi presenti sul territorio.
Presenza di una Isoglossa (linea La Spezia-Rimini) su una mappa linguistica che limita i conf
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