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“un gruppo di parlanti che condivide un insieme di

comunità linguistica si intenderà dunque

atteggiamenti sociali riguardo alla lingua”.

Il parlare la stessa lingua non è di per sé sufficiente ad essere integrato in una stessa comunità

linguistica. Fondamentali sono gli atteggiamenti, le reazioni soggettive di fronte agli eventi

linguistici, la coscienza dei parlanti di condividere un medesimo codice comunicativo che gli

oppone “a quelli di fuori” (Dell’Aquila, Iannàccaro 2011).

Infine esiste una scuola di pensiero che nega addirittura l’esistenza di comunità linguistiche.

Hudson (1980): darsi che non esistano comunità linguistiche nella società se non come

“può

prototipi nella mente della gente: in questo caso la ricerca della vera definizione di comunità

linguistica è completamente priva di senso”.

Tale approccio, nel momento in cui nega l’esistenza della categoria comunità linguistica ne

comunità linguistica è allora la

ammette l’esistenza come oggetto di pensiero dei parlanti. “La

proiezione di tutte le istanze di identificazione simbolica che i singoli parlanti hanno nei confronti di

un insieme di varietà”. (Dell’Aquila, Iannàccaro 2011).

Per la definizione di comunità linguistica occorre fare appello ai sentimenti degli appartenenti alla

Berruto (1974): “una comunità linguistica è formata da tutti i parlanti che considerano loro

stessa.

stessi utenti di una lingua, che svolgono regolari interazioni attraverso un repertorio condiviso di

segni linguistici e che hanno in comune una serie di valori normativi riguardo al linguaggio: essa

può coincidere o intersecarsi con, o includere, o essere inclusa in una comunità sociale”.

Cruciale è quindi la volontà di parlare una lingua. repertorio:

Diventa quindi fondamentale definire il concetto di

Berruto (1974):

1. “ l’insieme delle risorse linguistiche possedute da una comunità

linguistica, vale a dire la somma di varietà di una lingua o di più lingue impiegate presso

una comunità sociale”.

Grumperz: “tutte le varietà, livelli o stili usati da una popolazione definibile socialmente, e

2. le regole che governano la scelta tra esse”.

repertorio linguistico individuale

Ogni parlante avrà un dato dall’insieme di varietà a lui

accessibili con le sue personali interpretazioni sulle norme di utilizzo.

Sulla base di quanto si è detto sin qui due o più codici linguistici potranno dividersi un medesimo

territorio. diglossia

Con il termine (Ferguson 1959) si intende una situazione sociolinguistica in cui nella

medesima comunità siano presenti almeno due codici la cui distribuzione è articolata tra una

acroletto)

varietà alta (o H (in genere la lingua che si adopera per lo scritto e i rapporti formali e

basiletto)

una varietà bassa L (o usata nella comunicazione spontanea, ovvero soprattutto orale.

Una situazione tipica di questo tipo è quello che si osserva nella Svizzera tedesca tra

Hochdeutsch Schwysertutsch.

e

dilalia

Con il termine si fa riferimento alla situazione, in realtà assai diffusa, in cui H (acroletto) può

essere utilizzato in tutti gli ambiti (sia formali che informali) mentre L (basiletto), comunque sempre

insieme alla lingua alta H, è regolato ai soli usi familiari e orali.

È questa la situazione che si osserva più da vicino nella realtà italiana e nella dinamica tra lingua

nazionale e dialetti locali.

bilinguismo

Con il termine si intende una situazione (assai teorica e poco verificabile nella realtà)

in cui la compresenza di più lingue non è collegata da criteri di tipo sociolinguistico.

Il rapporto tra diglossia e dilalia è interessante, perché quest’ultimo ci aiuta a comprendere anche

la situazione in Italia.

RAPPORTI TRA CODICI

bilinguismo

Con faremo riferimento a una situazione (assai teorica e poco verificabile nella realtà)

in cui la compresenza di più lingue non è collegata da criteri di tipo sociolinguistico.

lingua tetto

Dachsprache

Di estrema importanza, inoltre è il concetto di o dovuto sempre a Heinz

Kloss che indica la lingua dotata di prestigio sociale e usata in forma scritta ma anche orale

dotata di prestigio sociale superiore rispetto a quella dei dialetti parlati in una regione data.

tetti omogenetici

Esistono (italiano standard rispetto ai dialetti lombardi, umbri e toscani, poiché

tetti eterogenetici

derivano tutti dal latino) e (come l’italiano standard rispetto ai dialetti albanesi

dell’Italia meridionale o il francese standard rispetto ai dialetti germanici dell’Alsazia e della

Lorena). Carta delle lingue e dei dialetti della Francia

Le varietà linguistiche a disposizione del parlante non assumono lo stesso valore ideologico

nell’interazione con il suo gruppo. la funzione comunicativa

Esiste una funzione pratica e immanente del linguaggio: che permette

alla lingua di servire alle persone come veicolo per lo scambio di informazione

funzione simbolica

are what we speak”

“We (Suzanne Romaine): del linguaggio

Lee due funzioni che possono coincidere -> es. Un cittadino di Oxford parla inglese e,

probabilmente, si sente pienamente inglese.

Talvolta, specialmente nelle situazioni di minoranza linguistica (o di fronte a una forte

competizione identitaria con i propri vicini) il valore comunicativo e quello simbolico possono

divergere sensibilmente -> es. Un cittadino di Dublino potrebbe usare l’inglese ma,

contemporaneamente, sentirsi ideologicamente legato alla lingua irlandese che, magari, conosce

appena. sentimenti di identificazione linguistica primari

Esistono (legati alla propria (micro) varietà di

sentimenti di identificazione secondaria

prima socializzazione) e in genere indotti dalla scuola,

dall’ambiente sociale e dall’educazione che si legano, solitamente, alla lingua nazionale.

L’identificazione primaria è in genere molto stabile e rimane legata alla stessa varietà, mentre

quella secondaria può cambiare nel corso di una vita a seconda delle situazioni ideologiche e

sociopolitiche.

Le due identificazioni, comunque, possono non essere in particolare contrapposizione nella storia

normale di un individuo.

Un esempio interessante del rapido mutare dell’identificazione secondaria è offerto dalle

dichiarazioni rispetto alla propria lingua dei residenti nella regione autonoma del Friuli Venezia

Giulia emerse dalle rilevazione dell’ISTAT alla fine del 1988 e del 1995.

- Alla fine degli anni ‘80, alla domanda sulla lingua dialetto parlati in famiglia, rispondevano così:

• 23% solo italiano

• 18% italiano e dialetto

• 55.4% solo dialetto

0.4% altra lingua

- Nel 1955 si aveva invece questa situazione:

• 35.3 % solo o prevalentemente italiano

• 13.6% italiano e dialetto

• 22.7% (-32%) solo prevalentemente dialetto

• 21.9% altra lingua.

Il calo della dialettologia non può giustificare il fatto che una persona su cinque abbia cambiato

così radicalmente le proprie abitudini

linguistiche in un arco di tempo

complessivamente limitato.

La situazione sembrerebbe fotografare inoltre

una situazione inedita nel panorama del XX

secolo, cioè l’apparire di una “nuova lingua”.

Abbiamo invece un esempio da manuale di

riorientamento della popolazione rispetto

all’identificazione secondaria.

Un friulanofono non ha cambiato la propria

identificazione primaria, ma non identifica più

suo dialetto con “dialetto dell’italiano” quanto

piuttosto un “dialetto del friulano”

Tale atteggiamento è strettamente connesso

risistemazione

con l’opera di

sociolinguistica delle varietà romanze del

Friuli.

LANGUAGE PLANNING: LA PIANIFICAZIONE LINGUISTICA

Language Planning

Il (Pianificazione linguistica) può essere considerata come una sottodisciplina

sociologia del linguaggio

della e consiste nello studio dei rapporti tra la situazione linguistica di

una lingua e la sua situazione sociolinguistica.

È necessario tenere distinte le riflessioni metodologiche che riguardano le riflessioni teorico e

Pianificazione Linguistica azioni politico e legislative

metodologiche che riguardano la dalle

messe in atto per incentivare l’uso di una determinata lingua.

Sprachplanungwissenschaft

Sono particolarmente adatte le definizioni tedesche di ‘studio

Sprachplanung

scientifico della pianificazione linguistica’ e ‘politiche linguistiche’.

Pianificazione linguistica =/= politica linguistica.

• 3. TERZA LEZIONE

____________________________________________________________

CONCETTO DI REPERTORIO

repertorio

In prima ipotesi si può definire linguistico: l’insieme delle risorse linguistiche possedute

dai membri di una comunità linguistica, ovvero la somma delle varietà di una lingua o più lingue

impiegate in una comunità sociale.

Ciò che conta non sono le singole lingue diverse, ma l’aggregato di varietà a disposizione delle

comunità parlante.

Esistono repertori:

1. Repertori monolingui: in realtà, tutt’altro che monolitici: c’è un certo livello di varietà per

la comunità parlante

2. Repertori bilingui

3. Repertori multilingui

Il repertorio non può essere inteso come una mera sommatoria lineare di varietà di lingua (o di

lingue diverse): è sempre regolato dal contesto, singola situazione.

Comprende in maniera sostanziale, i rapporti che si instaurano tra le varietà e/o le lingue, la loro

norme di impiego.

gerarchia, le

es. A livello italiano il repertorio linguistico della comunità parlante italiana sarà quindi costituito

dalla somma dell’italiano con tutte le varietà, delle lingue di minoranza o parlate alloglotte con loro

eventuali varietà.

Tali varietà si collocano in una determinata gerarchia e sono preferite, appropriate o addirittura

obbligate a seconda della situazione.

In alcuni contesti l’utilizzo di un registro invece di un altro è obbligatorio: un registro che ha più

spie dal punto di vista informale (diatopico) è nettamente colloquiale.

Il concetto di repertorio linguistico non è quindi connesso a quello di isolabilità delle lingue

diverse, né al riconoscimento di singole varietà di lingua.

Ad ogni singolo parlante (e per alcuni autori il repertorio deve essere riferito al singolo parlante)

può essere riferita la nozione di repertorio. Secondo alcuni quindi per ogni parlante esiste un

repertorio linguistico. Questa è un’interpretazione estremamente stretta, che non dà conto del

fatto che nessun parlante di una determinata comunità linguistica è poi in grado di padroneggiare

le altre realtà che caratterizzano una determinata lingua. Ex -> in italiano non tutti sono in grado di

padroneggiare allo stesso modo i diversi registri linguistici delle diverse varietà che caratterizzano

l’italiano.

Tuttavia nessun parlante di una determinata comunità linguistica è in grado di padroneggiare

l’intera gamma di varietà presenti in una comunità.

Il repertorio linguistico individuale è sempre una sottoparte del repertorio di una comunità

parlante.

Per definire la nozione di varietà di lingua si deve sempre fare appello al versante linguistico e a

quello sociale che concorrono.

Una varietà linguistica è data dal presentarsi insieme di elementi, forme e tratti di un sistema

linguistico e di certe proprietà del contesto d’uso.

Hudson (1980: 36): varietà linguistica è un insieme di elementi e tratti linguistici con

“una

distribuzione sociale simile”.

Berruto (1995: 63): varietà linguistica è un insieme di tratti congruenti di un sistema

“una

linguistico che cooccorrono con un certo insieme i tratti sociali, caratterizzanti parlanti e le

situazioni d’uso”.

VARIETÀ DI LINGUA: COME ISOLARLE

Si può anche partire da un certo fascio di caratteri comuni a parlanti o situazioni d’uso, e vedere

se ci sono tratti linguistici ricorrenti che caratterizzano questi parlanti o queste situazioni d’uso.

I tratti linguistici tipici di una varietà devono essere congruenti e avere congruenza strutturale.

scusi, vieni qui.

Enunciato mal formato sociolinguisticamente:

In una stessa frase sono realizzati due tratti non congruenti in termini di varietà di lingua: 1. Forma

di cortesia dell’allocuzione che caratterizza le varietà formali di lingua (scusi) e 2. La forma

confidenziale per la seconda persona che è tipica delle varietà informali (vieni qui!).

La nozione di varietà di lingua è preliminare anche al riconoscimento di lingue diverse.

La designazione di lingua è legata a fattori extralinguistici (cfr. Weinreich).

Lingue autonome con minore distanza strutturale (cfr. Lingue scandinave, tedesco e

nederlandese).

Sono spesso considerate varietà di una stessa lingua sistemi linguistici con divergenza strutturale

non inferiore a quello esistente tra tedesco e nederlandese (con bassissima o nulla

intercomprensibilità).

In sociolinguistica la nozione di varietà di lingua svolge una parte del ruolo che in Linguistica ha la

nozione di lingua.

somma di varietà data dalla parte comune a tutte le varietà (nucleo invariabile del

La lingua è una

sistema linguistico) più le parti specifiche di ogni singola varietà o di gruppi di varietà.

diasistema.

Tale costrutto prende il nome di

Varietà/gruppo di varietà standard costituenti la NORMA accettata e di prestigio degli usi

linguistici.

Varietà Substandard connotate socialmente in maniera negativa.

La connotazione sociale non è mai relativa a tratti linguistici in sé, ma coglie l’associazione di

determinati tratti linguistici con un insieme di parlanti o situazioni che assumono connotazione

positiva o negativa.

GLI ITEM LINGUISTICI (HUDSON 1998: 28)

I diversi tratti che andiamo a studiare e correlare con fatti sociali possono essere definiti, con

item linguistici.

Hudzon, pezzetti di linguaggio

Secondo Hudzon si tratta di ai quali alcune asserzioni sociolinguistiche

debbono fare riferimento.

Esistono item che riguardano il lessico (ovvero gli item lessicali), quelli che riguardano i suoni

(fonetici) e quelli che riguardano la sintassi (meno la morfologia).

Tutti questi item sono studiati dalla sociolinguistica e non esistono differenze di rilievo tra questi

dal momento che in ciascun caso sono possibili gli stessi tipi di variazione e di relazione sociale.

La linguistica non sociale si occupa dei differenti item linguistici nei loro modelli sul funzionamento

della lingua.

Il lessico viene catalogato a parte, ad esempio, rispetto alla fonetica che viene messa in relazione

a regole e principi generali.

La parola italiana “gatto” verrà catalogata, in un lessico, sulla base del significato, caratteristiche

grammaticali (genere, numero ecc.) e ci verranno date informazioni sulla pronuncia standard

[‘gatto].

Non abbiamo liste, però, che ci diano conto di una pronuncia [‘gatto] in alcune zone dell’Italia

settentrionale o dell’utilizzo di strutture con il pronome relativo “che” sovraesteso. Ex -> Il ragazzo

che gli ho parlato.

Siamo in grado di riconoscere quando occorrono e, anche se siamo in grado di parlarne, non li

troviamo in una “grammatica” nel mondo in cui esistono gli item lessicali.

Quello che rende una varietà linguistica diversa dall’altra sono gli item linguistici.

N.B.

- Si può definire una varietà di lingua come un insieme di item linguistici con

distribuzione sociale simile (Hudzon 1998: 30)

- varietà linguistica include esempi di entità linguistiche

La nozione di molto generale di

che normalmente chiameremo: lingue, dialetti, registri.

La minima entità sociale a cui può corrispondere una determinata varietà sociale è il singolo

individuo in una singola classe omogenea di situazioni (cfr. Berruto 1998: 65).

IL CONCETTO DI IDIOLETTO

Per designare l’insieme delle abitudini di un singolo individuo in una singola classe omogenea di

idioletto.

situazioni parleremo di

Il termine tuttavia non è esente da possibili fraintendimenti.

Si possono dare perlomeno tre interpretazioni:

la vera e propria varietà linguistica minima, cioè l’insieme delle possibili

1. Bloch “è

realizzazioni di un parlante, in un determinato lasso di tempo, nel servirsi di una lingua

nell’iterazione con un altro parlante”. Un individuo può dunque avere più idioletti ciascuno

relativo alle eventuali lingue conosciute.

2. Idioletto è l’intero complesso delle particolarità linguistiche di un parlante. In questo senso

la nozione di idioletto viene a coincidere con quella di repertorio individuale.

È il modo di realizzare la lingua tipico di un parlante in un certo insieme omogeneo di

3. situazioni.

La terza definizione è quella più rigorosa però invalida il parlante singolo come entità minima di

variazione linguistica:

- Il parlante, indipendentemente dalle lingue possedute, possederebbe più idioletti

- Se si prescinde dal riferimento al singolo parlante il concetto di idioletto tende a coincidere

con quello di registro o stile linguistico.

Per questi motivi il concetto di idioletto è spesso trascurato dalla Sociolinguistica.

nozione operativa.

Resta però l’utilità di utilizzare questa etichetta come essere utile per fini pratici indicare con

Con Cardona (1988: 164 e ss.) affermeremo che: “può

idioletto la somma delle variazioni personali rispetto a uno standard linguistico”.

Tale nozione rappresenta il limite inferiore dell’analisi sociolinguistica.

N.B. La particolarità di un determinato comportamento linguistico a idiosincrasia del singolo e

non presenta più alcun aspetto dell’interpretazione sociale NON È OGGETTO DI ANALISI

SOCIOLINGUISTICA:

- aberrazioni individuali rispetto alla pronuncia standard (varianti libere)

- Utilizzo individuale del lessico

CRITERI DELLE DELIMITAZIONI DELLE VARIETÀ

lingua, dialetto, registro

Nozioni di (stile)

Ci serviamo del concetto di lingua esclusivamente come un’etichetta di comodo, come un

termine tecnico.

La nozione di dialetto, come visto, non è univoca a secondo della cultura alla quale si fa

riferimento.

Il termine “dialect” in ambito anglosassone no è sovrapponibile a quello italiano di “dialetto”.

Ancora differenze notevoli ci sono tra il termine francese “dialecte” e “patois”.

La stessa definizione di dialetto inoltre non è univoca: la linguistica anglosassone, per esempio,

con il termine “dialect” indica la varietà locale di inglese.

Con il francese “dialecte” si definisce una varietà regionale scritta con una propria letteratura (es.

Piccardo, Vallone, Occitano) mentre le varietà regionali senza tradizione scritta sono dette

“patois”.

I cosiddetti “dialetti cinesi” sono in realtà almeno otto lingue differenti non intellegibili tra loro

unificati esclusivamente dalla scrittura.

Una opposizione tradizionale nella definizione di “dialetto” e “lingua” riguarda il prestigio.

scritto

Per la maggior parte delle persone il prestigio è strettamente connesso con l’uso di una

varietà linguistica. gente. Chiama normalmente dialetti [...] le lingue che non sono scritte (o

Hudson (1998: 39) “la

che pensa che non siano scritte)”.

PROBLEMI TERMINOLOGICI

La dizione “dialects of the official language(s) of the State” che si legge nel preambolo della

European Charter for Regional and Minority Languages pone problemi di ordine terminologico.

Nell’accezione anglosassone “dialect” è infatti una qualunque varietà di lingua (locale o anche

sociale). Es -> gli italiani regionali parlati a Palermo o Milano, in questo senso, sarebbero

senz’altro “dialetti” dell’italiano.

Tale criterio, invece, non può essere applicato alla varietà romanza parlata a Palermo, né a quella

di Milano (oggi in forte recessione).

Risulta a questo punto assai utile la suddivisione dovuta a Eugenio Coseriu (1980, 1981):

dialetti primari

1. ovvero varietà geografiche sorelle, coetanee, dal dialetto da cui si è

sviluppata la varietà standard di una determinata lingua e che esistevano prima della

costituzione ed elevazione di questa a standard

dialetti secondari (o terziari)

2. varietà geografiche formatesi per differenziazione diatopica

della lingua standard dopo la sua diffusione.

In questo senso le varietà italo-romanze parlate in Italia, sorelle del fiorentino (“emendato” e

depurato) diffusosi come lingua standard a partire dalla codificazione bembiana cinquecentesca,

dialetti dell’italiano dialetti italiani

in nessun modo possono essere definiti ma sulla base del

fatto che hanno tutti come lingua tetto (Dachsprache) l’italiano.

L’italiano standard è si basato sulla varietà tosco-fiorentina, ma non coincide totalmente con essa.

Si tratta di una varietà in parte artificiale, che non è appresa come lingua madre praticamente da

nessun parlante e che vale come modello normativo.

Precisazioni da fare:

- nel contesto di dilalia (cfr. Berruto) che caratterizza la situazione linguistica italiana, l’italiano

“lingua ufficiale” si caratterizza come un sistema linguistico con massimo carattere sia di

Ausbau Abstand

che di (così come anche l’inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo e le altre

lingue di grande tradizione).

- Le minoranze non neo-latine possono configurarsi come sistemi linguistici dotati di un massimo

Abstand Ausbau:

carattere di ma spesso con uno scarso carattere di le varietà germaniche, il

croato, il greco e l’albanese del sud Italia sono varietà assai distanti dall’italiano standard, ma

Dachsprache

hanno quasi sempre come l’italiano standard e non, per esempio, il greco

standard, il croato o il tedesco standard (la situazione è però differente e più complessa in Alto

Adige).

LE MINORANZE LINGUISTICHE IN ITALIA

minoranze linguistiche neo-latine

FRANCOPROVENZALI OCCITANE E PROVENZALI ALPINE

(etichetta parlante: a

metà tra tipo settentrionale e meridionale)

Valli piemontesi della provincia di Torino; in Valle Vallate piemontesi a sud dell’Alta Val di Susa:

d’Aosta; piccola colonia in provincia di Foggia, Valli Valdesi; Valle Po; Val Varaita; Val Maira; Val

nei comuni di Celle San Vito e Faeto Grana; Val Gesso; Valle Stura; Val Vermegnana;

Val Pesio; Val d’Ellero; Alta Val Tanaro.

FRIULANE GALLOITALICHE IN TOSCANA (varietà che pur

trovandosi al di sotto della linea La Spezia-

Rimini presentano caratteristiche decisamente

settentrionali)

Nelle regioni del Friuli (oggi si tende a Gombitelli (nel comune di Camaiore, provincia di

riconoscere al friulano una propria specificità Lucca); Colognora (comune di Villa Basilica,

anche all’interno delle varietà dell’Italia nord- provincia di Lucca, individuata solo

orientale) recentissimamente); alcune frazioni della

Sambuca Pistoiese (es. Lagacci)

LIGURI IN SARDEGNA GALLOITALICHE NELL’ITALIA MERIDIONALE

(si tratta di discendenti

dei pescatori di coralli provenienti da Pegli (colonizzazioni di epoca medievale dovute ai

emigrati nell’isola tunisina di Tabarca e infine rapporti tra gli Svevi e gli Aleramici del

spostatisi nelle due isole a seguito di un bando Monferrato (Piemonte Meridionale e Lingua)

emanato da Carlo Emanuele III di Savoia nel

1738)

Comuni di Carloforte e Calasetta nelle isole di In alcune località dela Sicilia (San Fratello;

San Pietro e Sant’Antioco (sud-ovest della Nicosia; Novara di Sicilia; Piazza Armerina;

Sardegna); Fantina; Aldone; Sperlinga) e della Basilicata

(Tito; Picerno; Potenza, quest’ultima con tratti

assai sfumati)

CATALANE SARDE

Alcune località della Sardegna (es. Nel centro di Insieme delle varietà sarde parlate in tutta l’isola

Alghero, cioè Sassari, la città fu ripopolata da (a esclusione delle isole alloglotte viste e della

una guarnigione di soldati e genti provenienti da Gallura; di Sassari; Castelsardo; Porto Torres;

diverse aree della Catalogna a partire dal 1354 a Stintino dove si parlano varietà ascrivibili al tipo

seguito della conquista della città da parte di còrso)

Pietro IV d’Aragona)

Si noterà che i parlanti sardi, friulani, ladini, francoprovenzali e occitani, a differenza delle altre

minoranze viste, parlano varietà alloglotte ma non si sono mai mossi dal loro territorio.

minoranze linguistiche non neo-latine

ALEMANNICHE O WALSER CIMBRE

(frutto di antihe (il nome si deve ad una tradizione

colonizzazioni medievali provenienti dal Vallese, secondo la quale queste genti sarebbero

appunto walser) discendenti delle tribù germaniche sconfitte da Caio

Mario nel 101 a.C.)

Alcuni comuni della provincia di Verbania e di Nei cosiddetti 13 comuni veronesi (dialetti di origine

Vercelli in Piemonte e 3 comuni della Valle d’Aosta bavaro-austriaca ormai limitati alla sola pieve di

(Gressoney-La-Trinité; Gressoney-Saint-Jean; Giazza) e nei cosiddetti sette comuni vicentini

Issime) SLOVENE CROATI (il loro popolamento sarebbe avvenuto nel

XV secolo, cioè durante le invasioni turche nei

Balcani, ad opera di coloni stokavoikavici)

Fascia di confine tra Udine, Gorizia e Trieste (in In 3 comuni molisani (provincia di Campobasso)

tutto 60.000 parlanti)

ALBANESI GRECHE

(colonie fondate da Demetrio Reres nel

XV secolo in seguito all’invasione turca della

penisola balcanica)

ALEMANNICHE O WALSER CIMBRE

(frutto di antihe (il nome si deve ad una tradizione

colonizzazioni medievali provenienti dal Vallese, secondo la quale queste genti sarebbero

appunto walser) discendenti delle tribù germaniche sconfitte da Caio

Mario nel 101 a.C.)

In tutte le regioni dell’Italia meridionale (dal Molise In una decina di comuni del Salento (provincia di

Grico

alla Sicilia). Lecce) in cui si parla il e in 3 o 4 località della

Calabria (provincia di Reggio Calabria) in cui si parla

Gricanico.

il

LINGUE STANDARD

lingue standard

Le sono interessanti in quanto stabiliscono un rapporto speciale con la società,

anomalo se considerato nel contesto delle decine di migliaia di anni in cui si è usata la lingua.

Lo sviluppo normale di una lingua è di solito considerato svincolato dalla coscienza dei parlanti.

Le lingue standard sono il prodotto di un intervento diretto e premeditato della società (cfr.

Hudson 1998: 39)

Le lingue passano, più o meno, attraverso questi singoli processi:

- selezione: viene cioè selezionata una singola varietà che possa adempiere al ruolo di standard.

La scelta è molto importante dal punto di vista sociopolitico infatti la varietà aumenta di

prestigio e le persone che la parlano avranno un prestigio maggiore rispetto a chi non la parla.

In casi limite la scelta dello standard non ha parlanti nativi: Israele (ebraico biblico) e Norvegia

(due standard scritti).

- codificazione: un’istituzione, come un’Accademia, avrà il compito di fissare la varietà, in modo

che tutti concordino su cosa è corretto.

- elaborazione della funzione: la varietà scelta deve poter essere utilizzata in tutte le sue

funzioni ufficiali collegate con il governo centrale e la scrittura. Si dovrà dotare di termini tecnici

o il lessico esistente dovrà essere adeguato a nuove funzioni.

- accettazione: è questa la realtà più controversa. Infatti gli stati nazionali europei hanno

perseguito una standardizzazione che prevede l’accettazione di una singola varietà come lingua

nazionale che serve come forza unificatrice dello stato, come simbolo della sua indipendenza

rispetto a altri stati.

N.B. Non tutti i sociolinguisti sono d’accordo sui vantaggi di alcuni aspetti della

standardizzazione!

LINGUA E STATO

Il fatto che siano le istituzioni territoriali (stato, regione, enti pubblici in generale) a occuparsi delle

questioni di lingua dimostra che la lingua è sentita come un fattore di forte coesione identitaria.

Tale necessità ha portato a fare sembrare quasi necessaria un’equazione del tipo: stato - lingua -

etnia.

Tante nazioni europee (ma anche africane e asiatiche) si richiamano a questo principio.

La medesima equazione viene applicata anche in comunità nelle quali si parlano lingue meno

Sardigna Natzione).

diffuse (cfr. La nazione basca, ma anche

DALL’ANCIEN REGIME ALLA LINGUA DELLO STATO

Nello stato premoderno, dunque, il problema linguistico non esiste.

La società medievale è ampiamente plurilingue: il plurilinguismo è indispensabile in tutti gli strati

sociali.

Nessuna lingua è però più importante e “migliore” delle altre.

Gli idiomi possono anche essere parlati “male” e in maniera “stentata” in quanto sono meri

strumenti per garantire l’intercomprensione. (Non parliamo, ovviamente, del piano artistico!).

Le cose cambiano radicalmente con la fine del vecchio sistema ideologico e con l’affermazione di

un differente sistema di legittimazione del potere statale. homo

Con l’affermarsi dei diritti in virtù dell’appartenenza al genere la religione diviene un fatto

personale e non più sociale.

nazione

La si sostituisce alle differenti entità governative incentrate sulla figura del sovrano e sulla

sua investitura divina.

nazione

La avrà dunque bisogno di collanti nuovi, di diverse legittimazioni.

nazione

La esisterà dal momento in cui una serie di persone condividono la stessa storia, la

lingua.

stessa collocazione geopolitica e la stessa

nazione

La ha bisogno di uno standard che sia espressione dell’unità nazionale e lo standard deve

avere regole proprie.

La standardizzazione linguistica diventa anche fondamentale da un punto di vista economico e

legislativo nella vita dello stato moderno.

La necessità di riforme ortografiche, grammaticali, lessicali è sentita soprattutto (a partire dal XIX

secolo) dagli stati di recente formazione o da quelle comunità (si pensi ai cechi, agli slovacchi, agli

nazionali.

irlandesi) che, pure inserite in formazioni politiche plurietniche, cominciano a definirsi

La lingua che di norma viene scelta per diventare standard deve imporsi per motivi di carattere

economico, sociale e letterario: è spesso dunque la lingua della borghesia della capitale o della

corte o, anche, un linguaggio letterario tradizionale che deve sottoporsi a un processo di

adeguamento e adattamento per le nuove funzioni amministrative che deve ricoprire.

La scuola è il luogo deputato alla diffusione di una lingua nazionale uguale per tutti.

La lingua deve essere appresa bene: nasce il concetto di errore.

nazione.

L’offesa alla lingua diventa offesa alla

La lotta per la scolarizzazione si traduce anche in una lotta senza quartiere alle altre parlate

presenti all’interno dello stato: classificate come dialetti o lingue straniere.

L’acquisizione della lingua nazionale diventa sinonimo di promozione sociale.

La popolazione si adatta alla lingua dello stato; non esiste nessun percorso di tipo democratico

secondo il quale le lingue ufficiali possano “adattarsi” alla realtà sociale.

Il sistema scolastico, peraltro, favorisce sempre le classi sociali già avvantaggiate

nell’apprendimento della lingua nazionale.

Il modello sin qui delineato è quello più diffuso, ancora oggi, sebbene siano previsti miglioramenti

e “ammorbidimenti” atti a riconoscere maggiori diritti linguistici a cittadini.

In alcuni stati, tuttavia, è ancora diffuso un sistema che continua il modello premoderno.

• 4. QUARTA LEZIONE

____________________________________________________________

PROBLEMI TERMINOLOGICI

All’interno delle minoranze neolatine possiamo individuare alcuni sistemi linguistici che hanno un

Abstand Asubau

forte carattere di (distanziamento) -> (cfr. Il sardo) ma un modesto carattere di

(sebbene la situazione sia piuttosto eterogenea: il friulano, per esempio, ha avuto una notevole

normalizzazione negli ultimi decenni, mentre il sardo era lingua scritta già nell’’’XI secolo).

Abstand)

Le parlate occitane e francoprovenzali, pur essendo (ancora per il criterio di

Dachsprache

sensibilmente differenti dal francese, hanno avuto spesso il francese come (i

valdostani che utilizzano abitualmente varietà francoprovenzali, ancora negli anni ‘20 del secolo

scorso, si definivano madrelingua francesi), il francese è stata lungamente lingua di cultura nelle

Valli Valdesi.

Le varietà occitane e francoprovenzali della Puglia e della Calabria sono in una situazione

sociolinguistica assai differente rispetto al patois della Valle d’Aosta. Oggi appaiono in netto

declino avendo subito la competizione costante dei dialetti locali e, negli ultimi, anni dell’italiano.

Anche le varietà francoprovenzali e occitane del Piemonte, seppure in maniera differente, sono

state influenzate dai piemontesi.

Il catalano di Alghero è sostanzialmente un dialetto del sottogruppo orientale catalano influenzato

nel lessico e nella fonetica dalle varietà sarde del nord dell’isola. I modelli grafici si riferiscono

preferibilmente allo standard catalano “nell’esigenza di un raccordo con i centri culturali dai quali

si è ottenuto un forte sostegno per l’opera di valorizzazione e rivitalizzazione dell’identità locale”.

La lingua italiana e, ormai in misura minore, il sardo hanno comunque una notevole azione di

erosione nei confronti del catalano anche in seguito allo sviluppo turistico e demografico della

città.

Situazione del ladino: solamente nella provincia di Bolzano il ladino gode di ampio

riconoscimento. Quasi tutti i parlanti ladino della zona sono peraltro bilingui o trilingui. Solo i

ladini, inoltre, possono usufruire di un sistema scolastico praticamente trilingue. Dall’altra parte i

ladini della provincia di Bolzano pur essendo il 4,53% dell’intera popolazione hanno ottenuto

azioni di tutela analoghe a quelle del gruppo maggioritario tedesco nel quadro dello statuto assai

particolare che la provincia di Bolzano ebbe sin dal 1948.

L’azione di “assurda sperequazione” a cui furono invece sottoposti i ladini delle province di Trento

e Belluno fece sì che non fosse concessa loro alcuna prerogativa di minoranza etnico-linguistica.

Una situazione del tutto particolare è quella delle isole linguistiche gallo-italiche della Sicilia,

dell’Italia meridionale e della Toscana (ma anche dei liguri e dei sardo-corsi di Sardegna, nonché,

seppure in maniera differente, dei venetofoni del Friuli) che si configurano come comunità

linguistiche alloglotte inserite in un contesto linguistico totalmente differente.

La situazione di questi parlanti è assai eterogenea: mentre alcune comunità si mostrano assai

consapevoli della loro alterità e la parlata locale mostra una fortissima vitalità (è il caso del ligure

di Sardegna), in alcuni casi la varietà locale si stempera progressivamente subendo l’influsso delle

parlate dalle quali è circondata (la galloitalicità di Potenza, per esempio, ha oggi tratti

sfumatissimi). Abstand

La maggior parte dei dialetti definiti comunemente italo-romanzi hanno un carattere di

più o meno

(massimo per quanto riguarda i dialetti lucani dell’area Lausberg, cfr. Pellegrini 1970)

forte praticamente nullo Ausbau.

e un carattere di

La grande tradizione letteraria di alcuni dialetti italiani e il loro ruolo fortemente istituzionalizzato

nel passato pone, tuttavia, ulteriori problemi di ordine “classificatorio”. Il veneto (solo per fare un

esempio concreto) si configura come un codice linguistico fortemente vitale, non intaccato nel

suo prestigio, in un rapporto di diglossia con l’italiano standard relegato a contesti esclusivamente

formali e al mezzo scritto.

IL CENTRALISMO FRANCESE

La Francia è stata lungamente il prototipo di stato nazionale basato sull’assioma tous ceux qui

habitent la France sont des français: in linea di principio, dunque, uno stato, una nazione non può

che ammettere una sola lingua: quella nazionale.

Il processo di erosione delle varietà del nord (note come varietà d’oil) progressivamente sostituite

dal dialetto dell’ile-de-France (che era stato elevato a lingua nazionale) si avvia già nel XVIII

secolo.

Per le varietà Bretoni, occitane, francoprovenzali, basche e còrse, invece, il processo di

decadenza si accelera alla fine dell’Ottocento e prosegue per tutto il XX secolo.

Con la riforma amministrativa degli anni Ottanta del secolo scorso e la conseguente nascita delle

regioni è stata possibile anche una timida decentralizzazione linguistica.

Le lingue non sono riconosciute come codici amministrativi ma ricoprono uno spazio assai ridotto

nell’educazione.

Le lingue sono materie di insegnamento opzionale nella scuola (non lingue d’insegnamento)

facoltative nelle scuole primarie.

Nel 2001 e 2002 era entrato in vigore un provvedimento che consentiva la possibilità di creare

classi bilingui o a immersione nella lingua minoritaria. Tale provvedimento è attualmente in vigore

esclusivamente in Corsica a causa dello statuto di autonomia dell’isola.

Il còrso in effetti ha conquistato negli ultimi spazi nuovi grazie anche ala fondazione dell’Università

della Crosica “Pasquale Paoli” a Corte. status

Da qualche tempo i còrsi cercano di ottenere per la loro lingua lo di coufficialità insieme al

francese. Questo provvedimento è stato approvato nel 2012 dall’assemblea regionale.

Le varietà germaniche dell’Alsazia e della Lorena si mantengono assai vitali nonostante il

processo di francesizzazione della popolazione che, dopo la seconda guerra mondiale, era quasi

totalmente germanofona.

Le mutate condizioni culturali degli ultimi anni hanno portato la nascita di scuole bilingui franco-

tedesche.

La particolare situazione dellle due regioni (da secoli oscillanti tra Francia e Germania) ha prodotto

una situazione di effettivo mistilinguismo.

L’alsaziano e il lorenese si configurano come varietà basse in contrapposizione a un acroletto in

Hochdeutsch.

mutazione frequente, ondeggiante tra francee e

Per le minoranze bretoni (celtiche), il basco e il catalano sono presenti scuole private che

garantiscono la presenza della lingua minoritaria nella scuola primaria.

IL CASO DELLA TURCHIA MODERNA

L’azione di modernizzazione avviata, a partire dal 1924, da Mustafa Kemal Ataturk ha sancito la

nascita di uno stato rigidamente monolingue rispetto a quello multietnico ottomano.

Tale processo ha indubbi meriti di carattere economico, sociale e culturale.

Sul versante linguistico l’alfabeto turco a base latina che ha completamente sostituito quello

ex novo

arabo precedentemente usato, è uno degli esempi di sistemi grafici creati meglio riusciti.

Tuttavia il monolinguismo ufficiale, pilastro fondamentale della politica nazionale francese a cui

Ataturk si è ispirata, è assoluto e intransigente.

La questione delle minoranze linguistiche e etniche è stata così sostanzialmente rimossa.

Solo nel 2003 (in seguito alle pressioni dell’Unione Europea alla quale la Turchia vorrebbe aderire),

ad esempio, è stata approvata una legge che riduce la maggior parte delle restrizioni e dei divieti

all’uso pubblico e privato della lingua curda (l’ostilità contro il curdo è in qualche modo costituiva

di tutta la politica linguistica dello stato turco).

Sono state autorizzate trasmissioni televisive in lingue diverse dal turco, purché su canali privati e

viene concesso l’insegnamento di altre lingue ma non nelle scuole pubbliche.

IL REGNO UNITO

La situazione giuridica del Regno Unito è piuttosto inconsueta nel

quadro europeo perché non si basa su un codice di leggi ma trae

origine dalla continuità del diritto consuetudinario che comincia a

imporsi dal XIII secolo.

Il regno è, nella sua sostanza, di tipo premoderno unito nella

persona del monarca.

L’appartenenza nazionale non sostituisce e non entra in contrasto

con la fedeltà giurata al monarca che rappresenta lo stato

britannico ma non la nazione e che è a capo della Chiesa

Anglicana.

L’affermazione progressiva e trascinante dell’inglese su altre

varietà germaniche e celtiche dell’isola è dovuta soprattutto alla

pressione sociale e al prestigio economico della lingua inglese.

Nel clima propizio del dopoguerra è stato possibile un intervento

legale a protezione delle lingue periferiche.

Oggi esiste una situazione che non prevede alcuna legislazione

linguistica valida in tutto il territorio nazionale. Particolari

ad hoc.

situazioni vengono regolarmente da leggi

(Il Galles è ancora molto legato alle varietà celtiche nazionali,

probabilmente perché con la traduzione avvenuta subito della

Bibbia in Gallese, si è avviato un processo di standardizzazione

di questa lingua).

• 5. QUINTA LEZIONE

____________________________________________________________

NEW WELSH LANGUAGE ACT

Si tratta di una legge britannica valida solamente nel territorio gallese.

Sancisce la parità di diritti tra gallese e inglese a tutti i livelli sia in ambito amministrativo (anche

nell’amministrazione della giustizia) sia in quello educativo.

Chi abita in Galles può scegliere un’educazione totalmente in inglese (con il gallese appreso come

L2) sia totalmente in gallese (con l’inglese come L2) o bilingue.

Il “gaelico” è una varietà celtica, mentre lo “scots” è di origine germanica.

GAELIC LANGUAGE SCOTLAND ACT (2006)

In questo clima favorevole ai diritti linguistici è stato riconosciuto carattere di ufficialità anche al

gaelico scozzese in Scozia.

La percentuale di parlanti è in realtà oggi piuttosto esigua e concentrata in regioni remote e

spopolate.

Il gaelico scozzese è comunque abbastanza diffuso nei mezzi di informazione (radio, televisione,

giornali).

C’è inoltre la possibilità teorica di ricevere un’educazione in questa lingua.

:

Situazione dei parlanti gaelico scozzese in Scozia nel 2011

EUROPEAN CHARTER FOR REGIONAL AND MINORITY LANGUAGES

Nonostante il suo particolare statuto giuridico anche la Gran Bretagna si è trovata nella necessità

di dover ratificare leggi specifiche di politica linguistica valide in tutto il suo terrotorio per

adeguare la propria legislazione a quella dei partner europei.

Con la European Charter for Regional and Minority Languaes, sono stati riconosciuti, oltre al

gallese e il gaelico scozzese, anche altre lingue minoritarie come lo scots (lingua germanica affine

all’inglese), l’irlandese, il cornico e il mannese (che però sono lingue ormai estinte; più

recentemente il mannese, mentre già da secoli il cornico).

LA CONFIGURAZIONE ELVETICA E L’ANTICO PLURILINGUISMO TERRITORIALE

La Svizzera costituisce l’esempio più antico e ormai classico di comunità plurilingue basata su

suddivisioni territoriali.

Le ragioni della convivenza dei cittadini all’interno dei suoi confini non sono legati a una

particolare lingua condivisa.

Questo fatto determina un’evidente mancanza di uniformità del diritto linguistico sul territorio

statale.

Il plurilinguismo svizzero è sancito dagli articoli 4 r 70 della Costituzione Federale.

Le lingue ufficiali sono: il tedesco, il francese, ò’italiano e il romàncio.

La gestione effettiva delle politiche linguistiche è tuttavia demandata ai singoli cantoni. Ogni

cantone o semicantone è dotato di un parlamento con ampissimi poteri.

Esistono quindi:

- 17 cantoni monolingui tedeschi.

- 4 cantoni monolingui francesi.

- 1 cantone monolingue italiano.

- 3 cantoni bilingui franco-tedeschi.

- 1 trilingue tedesco-italiano-romàncio.

All’interno dei singoli cantoni è possibile avere bilinguismo o trilinguismo. Quindi ogni cantone può

scegliere una, due o più lingue ufficiali. Il gruppo francofono si chiama Romanda.

Anche all’interno dei cantoni bi o trilingui la lingua dei cantoni (che può essere stabilita anche

indipendentemente dalle lingue effettivamente parlate sul territorio) è la lingua adottata dai comuni

a essere impiegata in via di esclusiva nei rapporti civili e amministrativi.

Le scuole pubbliche sono monolingui nella lingua ufficiale adottata dal comune e non è possibile

di fatto (sebbene la possibilità sia contemplata, almeno a livello teorico, dal 1996) scegliere la

lingua dell’istruzione.

Un caso particolare è dato dai comuni di lingua romància in cui il tedesco spesso accompagna le

varietà locali.

Nelle scuole sono possibili strutture bilingui.

La situazione di estrema instabilità del romàncio è dovuta a una serie di fattori:

- Esiguità della popolazione

- Condizione di minoranza dei romanci in numerosi comuni che pure si riconoscono di lingua

romància.

- Distribuzione a macchia di leopardo degli insediamenti separati spesso da territori

compattamente tedescofoni.

- Assenza di monolingui romanci adulti. Parlano una varietà neolatina, ma

storicamente hanno usato il tedesco

come lingua di cultura. Ci sono anche

divisioni di carattere religioso (romànci

cattolici e protestanti).

ALCUNE NOZIONI PRELIMINARI Pianificazione Linguistica

Gli ambiti di studi e di intervento che vanno sotto il nome di si

avvalgono di competenze ed esperienze mutuate da ambiti di studi differenti.

Pianificazione Linguistica

Non può esistere una che non presupponga la conoscenza della

comunità linguistica di cui intende occuparsi. alla

Nelle sue applicazioni pratiche e nella riflessione scientifica deve dunque essere rivolta

facilitazione della vita linguistica del parlante.

Sono necessarie conoscenze storico-sociali sulla comunità presa in esame e una visione generale

della legislazione.

È infine richiesta la collaborazione attiva di amministratori locali, insegnanti, intellettuali della

comunità presa in esame e ancor di più quella dei parlanti.

“Ma la pianificazione linguistica è (e rimane) un lavoro da linguisti” (cfr. Dell’Aquila, Iànnaccaro

2011).

linguista storico e strutturale

Il si occupa di studiare la “grammatica” e il lessico dalla lingua

corpora

oggetto di pianificazione, attraverso l’ausilio di opere lessicografiche, liste di parole e di

testi spontanei.

sociolinguista

Il studierà le interrelazioni tra le varietà spontanee esistenti e quelle già ufficiali e

quelle, ancora, che potrebbero diventare ufficiali.

linguista percettivo

Il indaga le aspettative e le esigenze della popolazione riguardo al panorama

linguistico oggetto della pianificazione.

PERCHE’ LA PIANIFICAZIONE LINGUISTICA?

La ricerca dei sociologi del linguaggio (soprattutto Ferguson e Fishman) a partire dagli anni

cinquanta sino ai nostri giorni ha individuato alcuni temi che risultano estremamente importanti

nella società contemporanea:

- il tema del contatto asimmetrico tra lingue che investe dinamiche etniche e sociali: due o più

sistemi linguistici si scontrano sia in senso culturale (lingua etnica vs lingue di minoranza);

funzionale (lingue standardizzate vs lingue non standardizzate); demografico ( lingue di

maggioranza vs lingue di minoranza).

- Il tema del mantenimento, della perdita o della sostituzione di lingua degli ultimi trent’anni ha

prodotto un notevole numero di contributi scientifici di rilievo (cfr. Soprattutto la riflessione

teorica di Joshua Aaron Fishman) sulla questione specifica che riguarda l’abbandono di

lingue minoritarie e/o indigene oggi più che mai scalzate da grandi lingue ufficiali che

monopolizzano la comunicazione su scala globale.

- stricto sensu

Queste urgenze hanno visto lo scendere in campo della linguistica per stabilire

le modalità di educazione e pianificazione linguistica necessarie ormai per stabilire regole di

equilibrata convivenza tra etnie, religioni e culture diverse e distanti in molti contesti

geografici e politici del mondo.

Secondo alcuni autori spetterebbe a questo ramo della linguistica (cfr. Ronald Breton) un ruolo

sempre più attivo e concreto al fine di promuovere politiche linguistiche a salvaguardia delle

specificità locali nell’era della globalizzazione.

Questo ragionamento si baserebbe su due assunti fondamentali:

- le politiche linguistiche messe in campo dai singoli stati (o imposti da gruppi di affari e

interessi politico-economici internazionali) mirano sempre all’omogeneizzazione dei “mercati

linguistici” favorendo la lingua del gruppo etnico più forte su scala regionale e globale.

- Il tema del mantenimento, della perdita o della sostituzione di lingua negli ultimi trent’anni ha

prodotto un notevole numero di contributi scientifici di rilievo (cfr. Soprattutto la riflessione

teorica di Joshua Aaron Fishman) sulla questione specifica che riguarda l’abbandono di

lingue minoritarie e/o indigene oggi più che mai scalzate da grandi lingue ufficiali che

monopolizzano la comunicazione su scala globale.

- stricto sensu

Queste urgenze hanno visto lo scendere in campo della linguistica per stabilire

le modalità di educazione e pianificazione linguistica necessarie ormai per stabilire regole di

equilibrata convivenza tra etnie, religioni e culture diverse e distanti in molti contesti

geografici e politici del mondo.

- componenti cruciali dell’identità

Le lingue non sono solo mezzi di comunicazione, ma

individuale e collettiva, una chiave d’accesso ai sistemi di conoscenza e credenze

autonomi molto marcati dal punto di vista locale. Sostenere l’assimilazione delle minoranze al

significa sottovalutare

fine di ottimizzare la funzionalità dei circuiti comunicativi,

pericolosamente il rischio di perdita irreversibile per intere porzioni si sapere umano.

L’equazione vista stato - lingua - etnia ha caratterizzato la politica linguistica della maggior parte

dei paesi europei ed è spesso stata lasciata in eredità ai paesi africani e asiatici sorti in seguito

alla decolonizzazione.

“La politica e la pianificazione linguistica possono essere concepite come pura ricerca finalizzata

a favorire e a rendere più efficiente la comunicazione in una determinata area, o piuttosto, come il

modo per condurre i popoli a discernere o a condividere una lealtà e una identità simbolica”.

“In quest’ultima prospettiva, tale costruzione collettiva è perseguita , consapevolmente o meno, o

per raggiungere l’integrazione, fino all’Unità dello Stato-nazione o per mantenere la diversità

all’interno di una società pluralistica”.

QUALE CODICE?

Le varietà che oggi ricoprono il ruolo di lingua ufficiale hanno raggiunto questo status attraverso

differenti modalità:

- Un dialetto locale, adottato dapprima dalla corte e poi dalla borghesia della capitale, si

afferma e diventa lingua letteraria: il francese, originariamente il dialetto dell’ile-de-France,

soppianta negli usi ufficiali non solo gli altri dialetti oil (alcuni dotati di grande tradizione

letteraria) ma anche le varietà occitane e francoprovenzali diffuse nel centro-sud della

Francia e nella Svizzera Romanda.

- L’inglese, originariamente lingua della cancelleria di corte (basata su una varietà del Susseux)

anglo-normanni oil)

in seguito all’abbandono dei dialetti (del tipo diventa lingua

amministrativa e letteraria (soprattutto con Geoffrey Chaucer).

Martin Lutero adotta una scelta consapevole traducendo la sua Bibbia in una lingua mista, quasi

un minimo comune denominatore, delle varietà del sud della Germania (dette alto-tedesche).

Il catalano attuale è una sorta di perseguito e consapevole compromesso tra lingua scritta (già

formata nel Duecento) e una pratica orale tipica dei contesti informali (quasi clandestina negli anni

del franchismo).

ALLA RICERCA DI UNO STANDARD: LA SCELTA DEL CODICE IN ITALIA

De vulgari eloquentia,

Già Dante, nel dopo aver passato in rassegna i tanti volgari parlati al suo

tempo, concludendo che nessuno era in grado di assolvere le funzioni di lingua letteraria e

rintracciava in una specie di codice comune dato dalla lingua poetica che, secondo lui, andava

dai siciliani della Magna Curia sino ai suoi giorni.

vulgare latium

Su questo è lecito avanzare delle perplessità (i poeti siciliani furono sottoposti a un

processo di toscanizzazione ed è appunto in questa forma toscanizzata che Dante li lesse); è

assai probabile che, a questa altezza cronologica, esistessero molti volgari illustri, sensibilmente

differenti tra loro.

L’italiano letterario si sarebbe quindi sviluppato, nei secoli successivi, sulla base di questo

equivoco dantesco.

Con il XVI il problema della lingua letteraria (non ancora di quella amministrativa e scolastica, né

tantomeno di quella “ufficiale”) riemerge. Il latino continua a occupare il polo alto della diglossia

mentre tra i dialetti locali, che invece costituiscono il polo basso, si viene a inserire la lingua d’so

comune che si voleva normalizzare.

Si fronteggiano una serie di posizioni differenti:

- cortigiana: polinomica

che prevedeva una lingua letteraria di tipo ovvero basata sulla lingua

praticata nelle corti italiane dove su una base di tipo toscano o toscaneggiante si andavano a

inserire lessico e costruzioni sintattiche prese da altre lingue, pur in un generale controllo

naturalmente artificiale, ad

fonetico-lessicale di tipo estetizzante. Una lingua, in sintesi, creata

hoc ma secondo le esigenze di chi la usa. Data la sua origine questa lingua si sarebbe potuta

rivelare adatta anche agli usi amministrativi. (Sostenitori: Trissino, Colli, Castiglioni).

- Fiorentina (o comunque toscana): proponeva l’uso di una varietà effettivamente parlata sul

territorio (sostenitori: Machiavelli e Varchi per il fiorentino, Tolomei per il senese).

- Arcaizzante (o bembismo): proposta da Pietro Bembo (veneziano!) secondo il quale la

lingua letteraria doveva basarsi sulle grandi opere degli scrittori fiorentini del ‘300. Poiché

lingua cortigiana lingua toscana

non esistevano grandi opere scritte in una e la parlata era

comunque “contaminata dall’uso”, bisognava trovare dei modelli di riferimento in modo da

poter pianificare precisamente la loro imitazione. Tali modelli saranno soprattutto Petrarca

(per la poesia) e Boccaccio (per la prosa), mentre Dante, pur considerato grande, viene

scartato perché aveva utilizzato una lingua troppo contaminata da altri codici.

Questo tipo di impostazione condizionerà la questione della lingua nei secoli successivi, sarà

Vocabolario della Crusca

determinante nella compilazione dei (1612).

Nella ricerca di una lingua letteraria, però, il Bembo non intendeva affermare che questa avrebbe

sostituito i dialetti parlati, né, tanto meno, che si sarebbe sostituita ai tanti volgari illustri utilizzati

nelle cancellerie. Tradizioni poetiche parallele, peraltro, sopravvivono sin quasi all’unità d’Italia.

Con la nascita dello stato unitario, nel 1860, tuttavia, questa varietà, nata per essere solo

letteraria, fu imposta come lingua ufficiale, amministrativa e scolastica.

transizionale

C’è bisogno di “una lingua unitaria per la nazione” e si tollera come (combattendola

lingua

ferocemente sino al parossismo) una situazione di sostanziale diglossia che vede una

comune, fortemente arcaizzante e letteraria, al polo alto (Lh) e i tanti dialetti nel polo basso (L1).

La lingua comune aveva però alcune, notevoli, anomalie:

1) Si tratta di un codice scritto (lo stesso Manzoni utilizzava il francese o, per gli usi informali,

il milanese, Cavour non seppe mai parlare bene l’italiano, proverbiale la dialettofonia del

primo re d’Italia Vittorio Emanuele II).

2) Non c’era una terminologia specifica (scientifica, amministrativa).

3) Veniva insegnata nelle scuole esclusivamente come L2, in quanto la prima lingua era il

dialetto.

4) Nell’amministrazione degli stati postunitari c’erano tradizioni linguistiche.

Graziadio Isaia Ascoli proporrà, da linguista, che la lingua vada strutturandosi naturalmente

incrementandosi con diversi apporti provenienti dalle eterogenee realtà locali.

Alessandro Manzoni propone l’uso vivo del fiorentino parlato dalla borghesia colta della città

toscana opponendosi, in realtà, alla retriva posizione dei tanti puristi che invece,

anacronisticamente, continuavano a proporre come modello il fiorentino delle tre corone.

L’applicazione pedante della posizione manzoniana avviò un’opera costante di pianificazione che

mirava a “svellere la malerba dialettale” per conseguire un’uniformità che non si ebbe che con lo

spostamento di intere popolazioni (con l’industrializzazione) e la comparsa pervasiva di radio e

televisione.

LA SCELTA DI NON SCEGLIERE: LA SITUAZIONE DELLA NORVEGIA

La Norvegia, pochi lo sanno, è un paese ufficialmente bilingue, ha cioè due lingue ufficiali: il

bokmal nyonorsk

‘lingua dei libri’ e il ‘neonorvegese’ (che in realtà è la varietà più arcaizzante.

Tale situazione è consolidata esclusivamente a livello scritto: non esiste nessuna norma per la

lingua orale. Tutti i norvegesi si esprimono oralmente nella loro varietà locale, facilitati dal fatto che

la differenziazione diatopica è assai poco rilevante.

Le varietà cittadine, secondo una normale dialettica sociolinguistica, sono considerate più

prestigiose e, essendo più simili agli standard scritti, sono in costante ascesa.

La legge norvegese prevede che i due standard siano presenti in almeno il 25% dei documenti

bokmal).

ufficiali, mentre c’è libertà per il restante 50% (si preferisce comunque il

La questione della lingua nacque in Norvegia con il romanticismo e la necessità di una lingua

ufficiale per la nazione norvegese.

bokmal

L’attuale è una variante scritta del danese (lungamente lingua ufficiale in Norvegia), ha

mantenuto una grafia arcaizzante e veniva (e viene) pronunciato alla norvegese, ma è stato

sottoposto a diverse riforme ortografiche sin dalla fine dell’Ottocento.

nyonorsk

Il è invece una variante scritta basata sui dialetti più arcaici dell’ovest, anch’essa

sottoposta a successivi “ammodernamenti”.

Il confronto tra le 2 varietà non è mai cessato, ma nella sostanza entrambi gli standard hanno

accettato le medesime riforme ortografiche e morfologiche.

Entrambi gli standard sono comprensibili a chiunque e i norvegesi rimangono comunque

fortemente legati alla propria varietà locale.

Nella scuola la scelta di una varietà o dell’altra dipende dalle richieste degli studenti e, a livello

bokmal nyonorsk

locale, il è preferito nel sud mentre il nelle zone ovest e nei centri montani del

centro-sud. Le città si pongono, solitamente, in una posizione di neutralità tra le due varietà.

Tra i sostenitori dell’una e dell’altra varietà ci sono coloro che hanno proposto un ulteriore

samnorsk

standard (artificiale) chiamato ‘norvegese comune’ che non sembra avere particolare

successo.

LANGUAGE PLANNING: LA PIANIFICAZIONE LINGUISTICA

Language Planning

Il (Pianificazione linguistica) può essere considerata come una sottodisciplina

sociologia del linguaggio

della e consiste nello studio dei rapporti tra la situazione linguistica di

una lingua e la sua situazione sociolinguistica.

È necessario tenere distinte le riflessioni metodologiche che riguardano le riflessioni teorico e

Pianificazione linguistica azioni politico e legislative

metodologiche che riguardano la dalle

messe in atto per incentivare l’uso di una

determinata lingua.

Sono particolarmente adatte le definizioni tedesche

Sprachplaungwissenschaft

di ‘studio scientifico

Sprachplanungi

della pianificazione linguistica’ e

‘politiche linguistiche’. politique linguistique

Sulla base del francese e

planification linguistique anche in italiano distingue

un ambito generale di politica linguistica e uno di

concrete iniziative di pianificazione linguistica.

politica linguistica

Con intendiamo peraltro una

vasta gamma di attività e realtà tenute insieme

dall’attenzione consapevole rivolta al linguaggio e

alla sua presa nella società.

non è oggetto di studio del

politica linguistica

La

linguista.

politica linguistica

È l’articolo sul quotidiano del

pubblicista sulle tematiche del linguaggio giovanile,

la scelta degli operatori pubblicitari di usare alcuni

termini invece che altri, l’atteggiamento ora

esterofilo ora purista dell’opinione pubblica.

politica linguistica

Soprattutto fanno parte della gli

interventi diretti delle istituzioni nella vita linguistica di un paese.

pianificazione linguistica (language planning)

L’espressione è l’attività di ambito eminentemente

linguistico che si presuppone lo studio e il conseguente intervento nelle realtà sociali plurilingui.

Sarà poi opportuno distinguere tra gradi e livelli diversi di pianificazione linguistica; la riflessione

anglosassone distinue tra:

- Language revival ‘revival di lingua’ in riferimento ai tentativi di riportare in uso le lingue ormai

estinte.

- Language revitalisation ‘rivitalizzazione di lingua’ cioè il tentativo di incrementare lo status di

una lingua minacciata al fine di aumentare i suoi utilizzatori.

A questa casistica si richiama Joshua Aaron Fishman aggiunge:

- Reversing language shift ‘inversione della deriva di una lingua’ sono le operazioni messe in

atto da una comunità (o da altri in favore della comunità) per supporto e assistenza a lingue

la cui continuità intergenerazionale procede negativamente con progressiva riduzione degli

usi e dei parlanti.

LANGUAGE PLANNING

Corpus planning ‘pianificazione del corpus’: lavoro sulla lingua in quanto tale; pianificazione

ortografica, fonetica, morfologica, sintattica e lessicale al fine di dotare una varietà linguistica dei

mezzi per far fronte alle necessità alle quali si intende destinarla.

Status planning ‘pianificazione dello status’ predisposizione di un apparato normativo e giurdico

che funga da supporto alla lingua per aumentarne e consolidarne il prestigio.

Acquisition planning ‘pianificazione dell’acquisizione’ volta a introdurre nell’insegnamento della

lingua di tutela.

pianificazione linguistica

Il processo di interviene sui normali rapporti tra lingue e società in un

certo senso come in laboratorio.

- planning

Le attività di tentano di accelerare o ritardare o comunque di modificare, in tempi e

modi circoscritti, processi sociolinguistici che potrebbero comunque avvenire. Anche in

“natura” sebbene non con le medesime modalità.

Il linguista francese Luis-Jean Calvet (1996) riconosce due tipi di intervento sulle lingue:

- vivo

Una in che riguarda il modo con il quale i parlanti risolvono in maniera naturale i

problemi di comunicazione in generale e di contatto linguistico in particolare: per quanto

corpus planning,

riguarda il si tratta di adattamenti naturali della lingua (in termini soprattutto

status planning

lessicali e sintattici) alle esigenze della società che cambia; per lo si parlerà

invece di un incremento o una riduzione degli ambiti d’uso dei codici in contatto.

- in vitro.

C’è poi anche un procedimento Si propongono delle metodologie atte a intervenire

nel senso desiderato dalle comunità e con queste compatibile, è poi compito degli

amministratori trasferire queste proposte di “laboratorio” nelle reali situazioni comunicative.

Non sempre queste due modalità di rivelano compatibili.

in vitro in vivo

Le scelte possono essere contrarie alla normale conduzione o ai sentimenti

linguistici dei parlanti.

Spesso risulta poco incisivo il tentativo di imporre a un popolo una lingua nazionale che questo

dialetto.

non vuole o che la reputa esclusivamente un

Anche certi esperimenti di standardizzazione artificiale (o parzialmente artificiale) di varietà

linguistiche differenziate al loro interno nel tentativo di elaborare una lingua tetto può risultare

inadeguato per l’opposizione dei parlanti.

PROPOSTE DA “LABORATORIO” E OPPOSIZIONE DEI PARLANTI

Il cartello stradale posto in entrata e in uscita del

paese di Fonni (Nuoro) è stato scritto secondo le

regole ortografiche di uno standard sardo elaborato

da una commissione di esperti per conto della

Regione Autonoma della Sardegna.

in vitro,

Questa operazione secondo la terminologia di

Calvet, è stata avvertita dai parlanti come artificiale e

non consona ai loro bisogni linguistici.

PRESTIGIO, STATUS E FUNZIONE

Prestigio: in generale la valutazione positiva attribuita a qualunque oggetto, fenomeno o patto

sociale, rendendolo degno di imitazione.

prestigio passa a indicare il valore di una lingua per l’avanzamento

In Sociolinguistica

sociale. Il prestigio linguistico è attribuito a quelle lingue il cui possesso viene considerata

condizione necessaria per l’ascesa sociale e il progresso nel mercato del lavoro.

stigma.

La nozione contraria a prestigio è

Il prestigio linguistico di un codice linguistico è un fatto complesso e deve tener conto dei

seguenti fattori:

1. Atteggiamento favorevole dei parlanti

2. Valori simbolici attribuiti dai parlanti al codice linguistico in questione

3. Ampia e apprezzata tradizione letteraria

4. Codice dei gruppi sociali dominanti

N.B. La varietà linguistica di più alto prestigio è di solito la lingua standard.

status

Con la nozione di si definiscono gli usi a cui una lingua può adempiere in una determinata

comunità. Non necessariamente tali usi sono poi effettivamente assolti.

funzione è invece quello che effettivamente si fa con una determinata lingua.

La

Può succedere che una lingua abbia uno status rilevante ma di fatto non adempia alle

attività che a questo status si confanno.

• 6. SESTA LEZIONE

____________________________________________________________

STATO, FUNZIONE E PRESTIGIO

Status, funzione e prestigio sono strettamente correlati tra loro.

Il prestigio può essere visto come il “passato” di una lingua, quello che i parlanti ritengono che sia

stata in passato e la sua eredità linguistica, culturale e lettraria: una lingua con una grande

tradizione letteraria o utilizzata come codice di scambio interregionale o internazionale è

solitamente dotata di un prestigio alto.

La funzione rappresenta il “presente” di una lingua: quello che effettivamente si riesce a fare con

una lingua, non solo a fini comunicativi ma anche letterari al di là della sua posizione ufficiale.

swahili

Lingue veicolari di grande diffusione (come lo in Africa) hanno molte funzioni ma scarso

prestigio.

Lo status rappresenta invece il “futuro” di una lingua: quello che con essa si potrebbe fare in

lingua ufficiale.

seguito all’elevazione del codice al rango di

Status prestigio

e tuttavia possono divergere: il conseguimento dell’ufficialità non sancisce

prestigio

necessariamente il di una lingua prima non presente tra le lingue standardizzate. Nel

status

tempo, però, lo contribuisce a incrementare il prestigio di una lingua.

Status e funzione possono convergere; è questo il caso delle lingue di maggiore diffusione.

prestigio status

Ma può anche succedere che una lingua abbia e ma avere ridotte funzioni

comunicative. È il caso del gaelico irlandese, prima lingua ufficiale della Repubblica d’Irlanda

(Eiré) e dotata di una lunga tradizione letteraria, ma parlata nativamente da una percentuale

trascurabile di irlandesi. competenza linguistica che si

Le funzioni della lingua sono infatti collegate strettamente con la

mantiene con l’uso. language planning

Ciò mostra come i tre livelli del siano quindi intimamente correlati.

Gaeltacht: zone in cui ancora si parla il gaelico come L1. Queste sono

anche zone socioculturalmente più arretrate.

Il gaelico irlandese è lingua materna per 1,1% della popolazione (ma il calcolo potrebbe essere

ottimistico!)

Solamente 3% della popolazione irlandese è in grado di usarla.

Non ha quindi i parlanti necessari per fungere da lingua “ufficiale”.

L’implementazione delle funzioni linguistiche di una lingua viene di solito legata alla

standardizzazione lessicale:

- acquistare nuovi ambiti d’uso (amministrazione, scienza, istruzione universitaria, vita politica)

“avocandoli a sé da altre lingue presenti nel territorio”. (Cfr. Dell’Aquila, Iannàccaro 2011, p.

93).

- Oppure, attraverso un’opera di conservazione, far sì che una lingua non perda domini d’uso

a vantaggio di altre. Heinz Kloss

Lo sviluppo dell’acquisizione di nuovi ambiti d’uso è stato descritto da come un

percorso graduale.

Heinz Kloss nell’individuare le tappe di sviluppo di una lingua in promozione individua come

fattore predominante l’incremento dell’uso scritto e i domini in cui viene applicato.

L’ascesa è individuata in varie tappe alle quali Kloss assegna un tipo di produzione, testuale e

lessicale, ritenuta tipica di quella fase di sviluppo.

- grado preliminare (o gergale): umorismo semplice, trascrizioni di canzoni popolari, canzoni

infantili, indovinelli e proverbi (ecc.)

1) Lirica. Poesia umoristica di tutti i generi, teatro buffo, racconti umoristici. Parti narrative

dialogate, anche in lavori radiofonici.

2) Teatro. Racconti seri in prosa (per intero e non solamente nelle parti dialogate), racconti in

versi, idillio, epica. Saggi giornalistici come inizio di una lingua settoriale specializzata.

3) Costruzione di una lingua specializzata: libri di testo e limitate produzioni saggistiche nel

campo delle tradizioni locali. Giornali divulgativi, uso epistolare. Emissioni radiofoniche

divulgative. Grammatiche e dizionari scientifici.

4) Testi didattici per tutti i domini scientifici. Ricerca scientifica di grande respiro nelle

tradizioni locali. Riviste scientifiche di impegno. Emissioni radiofoniche impegnative.

5) Ricerca originale di grande respiro in tutti i campi del sapere. Uso ufficiale nel settore

amministrativo. Giornali redatti interamente in lingua locale.

Si noterà che il raggiungimento dei gradini più alti della scala è strettamente connesso con

l’esistenza di un’ortografia unitaria e l’esistenza di una lingua scritta più o meno unitaria.

I gradi più alti della scala vengono raggiunti passando da quelli intermedi e iniziali.

Il tentativo di passare velocemente a una fase più alta, saltando quelle intermedie, di norma, è

destinato al fallimento.

IL CASO DELLA REPUBBLICA DI IRLANDA

“L’esperienza irlandese mostra bene i problemi cui vanno incontro le comunità, anche molto

determinate e dotate di risorse non del tutto inadeguate, in cui si viene a creare un’importante

discrasia fra valori [...] sentimentali del linguaggio [...] e valori pratici, immanenti e economici, che

finiscono con il prevalere”. (Cfr. Dell’Aquila, Iannàccaro 2011, p.135).

Quando il nuovo stato fu costituito (siamo nel 1921) l’Irlanda si trovava in una situazione

linguistica molto particolare: “l’irlandese doveva essere, appunto per la regione costitutiva della

Repubblica, la lingua dello stato e quella principale nell’uso, ma di fatto era confinata in poche

aree rurali e isolate”.

revival

Operazioni di del gaelico irlandese erano già in atto nel XIX ad opera di intellettuali irlandesi

restituire status sociale alla popolazione irlandese e creare

anglofoni nel tentativo di

un’ideologia etnica che sarebbe stata alla base (insieme al cattolicesimo) dell’identità degli

irlandesi.

Il neonato governo fece proprie queste istanze e, già nel 1922, fondò duemila scuole nelle quali

l’irlandese era materia di studio, rendendo contemporaneamente pubblico l’uso dell’irlandese a

tutti i livelli (lingua nazionale e ufficiale) accanto a quello dell’inglese (lingua ufficiale).

L’uso pubblico del gaelico pose seri problemi in quanto la lingua letteraria di lunghissima

tradizione era sensibilmente diversa da quella parlata che, nei territori in cui ancora era praticata,

risultava suddivisa in una notevole quantità di dialetti locali.

Official Standard of Irish Spelling.

Si è dovuto attendere il 1945 per avere un A oggi non esiste

Cois Fhairrghe

alcun standard orale e lo standard scritto si basa, sostanzialmente, sulla varietà di

Galway.

nella contea di

Nel corso dei secoli, il dominio britannico, non si preoccupò di imporre con mezzi giuridici l’uso

dell’inglese.

L’abbandono del gaelico irlandese (come quello delle altre lingue celtiche) è stato costante (una

linguistico”)

sorta di “suicidio perché gli irlandesi hanno comunque visto nella lingua dei

dominatori un’occasione di promozione economico-sociale, nonché un viatico per un migliore

trattamento da parte delle autorità.

La lingua di comunicazione in Irlanda diventò quasi esclusivamente l’inglese, mentre l’irlandese fu

visto come un codice identitario con un valore simbolico quasi esclusivamente potenziale.

Anche l’inglese di Irlanda poi (soprattutto nella varietà colta dublinese) si è caricato di un forte

valore simbolico per gli irlandesi essendo la lingua di una letteratura (ormai tradizionale!) di

altissimo livello (si pensi a Jonathan Swift, James Joyce, Willim Butler Yeats, George Bernard

Shaw, Samuel Beckett).

Il revival dell’irlandese si è caratterizzato come un’operazione particolarmente colta, di esclusiva

pertinenza di una borghesia cittadina largamente anglicizzata.

attivo

“Il desiderio di invertire la deriva linguistica, se non accompagnato da adeguati

provvedimenti economico-sociali è spesso sentito” esclusivamente da una minoranza

economicamente soddisfatta e, soprattutto, di lingua madre maggioritaria, che ha riscoperto la

lingua degli avi esclusivamente per questioni ideologiche.

Il coinvolgimento della popolazione (e quindi dei parlanti effettivi) da parte di questi intellettuale è

tutt’altro che scontato: i programmi di rivitalizzazione delle lingue portano spesso a un incremento

target,

delle persone che conoscono la lingua ma non a un suo uso effettivo nella comunicazione.

Ciò è largamente verificabile in Irlanda: qui la politica linguistica è stata incentrata in modo quasi

esclusivo sulla scuola ma senza nessuna politica di radicamento della lingua nella società.

L’irlandese è materia di studio in tutte le classi di ogni ordine scolastico (con lingua di istruzione

inglese) ed è obbligatorio sostenere un esame in inglese per accedere all’istruzione superiore.

Gaeltacht)

Esclusivamente in poche aree isolate ( il cosiddetto ci sono classi di irlandese come

lingua di istruzione.

Ne consegue una società senz’altro “irlandesizzata” portatrice di una competenza minima

dell’irlandese ma con un uso decisamente scarso.

Il prestigio teorico della lingua è decisamente alto (l’irlandese è una lingua “bella” anche se

“difficile”) con un potere di identificazione etnica fortissimo.

lingua socialmente ed economicamente debole

Tuttavia si tratta di una confinata in aree

povere e rurali.

Ciò mostra come un intervento di politica linguistica che voglia avere successo dovrebbe essere

coordinato con programmi di ristrutturazione economica e di progressione sociale per tutta la

comunità.

In alcune zone dove l’irlandese permane come lingua madre nella popolazione (Gaeltacht)

esistono classi nelle scuole di lingua di istruzione irlandese.

Queste aree sono però le più socialmente ed economicamente depresse, con la conseguenza che

sono soggette a spopolamento a seguito dell’emigrazione.

La conoscenza dell’inglese, anche in queste aree, è privilegiata nelle nuove generazioni e

costituisce una forma di riscatto sociale.

In assenza di una politica di sostegno economico a queste

aree la morte della lingua si configura come probabile.

PARADOSSI

D’altra parte anche una politica di rivitalizzazione economica

del territorio esclusiva dell’area di minoranza potrebbe

causare una massiccia immigrazione da fuori che finirebbe

con il diluire o addirittura assimilare l’elemento autoctono.

morte per estinzione

Nel primo caso avremmo nel secondo

morte per diluizione.

I centri principali Irish Gaeltacht sono:

Galway • Mayo

• Donegal • Waterford

• Kerry • Meath

IL PROBLEMA DEI CARTELLI STRADALI NEL GAELTACHT

Si è scelto di mettere cartelli stradali monolingui. Questo va contro le esigenze prettamente

economiche delle persone che vivono in queste regioni (regioni disagiate economicamente

parlando e geograficamente isolate)

L’ESPERIMENTO DI GALWAY

Da qualche anno è in corso un esperimento teso a spezzare questo circolo vizioso che

innovazione

rappresenta una vera e propria rispetto alla politica linguistica sin qui attuata in

Irlanda.

Invece di far leva su valori “sentimentali” collegati alla lingua si sta cercando di stimolare le

un’operazione volta a alterare gli

potenzialità economiche della lingua minacciata:

atteggiamenti dei parlanti (e anche dei non parlanti) nei confronti della lingua.

Viene stimolato un sentimento positivo nei confronti della lingua di minoranza senza andare a

intaccare gli atteggiamenti verso quella di maggioranza.

Si tratta di un’operazione volta ad alterare i principi di forza presenti tra le due lingue nella regione

non diretta imposizione o proposta di uso di una particolare varietà.

“È importante notare che il cambio di abitudini può essere anche molto complesso e che non ci si

può aspettare che una lingua sino a ieri negletta dalla comunità, nell’uso almeno, diventi di colpo

dominante nell’area” (Dell’Aquila, Iannàccaro 2011, p.138).

dovrebbe esplicita.

La volontà di promozione linguistica non essere completamente Si mira a

provocare una situazione per cui la rivitallizzazione linguistica è una conseguenza dell’operazione

e non un suo fine dichiarato.

• 7. SETTIMA LEZIONE

____________________________________________________________

GALLIMH LE GAEILGE ‘GALWAY IN IRLANDESE’’

mostrare che l’uso dell’irlandese è conveniente

Lo scopo principale è quello di senza

implicazioni di tipo “morale” e a prescindere dal fatto che l’irlandese “piaccia” o meno.

tokenism:

Si cerca anche di evitare il cosiddetto ovvero che le popolazioni si impegnino a vivere in

una sorta di atmosfera di “minoranza” soprattutto in termini culturali e folkloristici (solo

eventualmente linguistici) in cambio di sostanziosi incentivi economici.

L’idea è stata quella di rafforzare l’uso del gaelico come lingua seconda a Galway “in modo da

lenire l’influenza negativa che questa poteva avere nel territorio circostante” (Dell’Aquila,

Iannàccaro 2011, p.138).

Lo scopo dichiarato del progetto è quello di trasformare Galway nella prima città bilingue dell?

Irlanda, sviluppando la sua parte propriamente irlandese e mirando al rafforzamento del numero

dei visitatori provenienti da altre aree del paese e dall’estero.

Il progetto è stato presentato comunque come un’iniziativa di tipo essenzialmente economica

business community

rivolta alla della città.

Implementando il livello economico, si cerca quindi di implementare anche quello del paese.

Partendo dal concetto che il mercato a decretare quello che è moderno e a evitare il retrivo e

l’arcaico si è cercato di inserire l’irlandese nel mercato associandolo alla comunità.

Agli operatori economici è stato fatto notare che l’irlandese poteva essere un ottimo sponsor per

la città, un’occasione di guadagno.

Nessun cenno è stato fatto al “senso del dovere” si è esplicitamente dichiarato che la

partecipazione al progetto doveva essere finalizzata al vantaggio economico.

L’argomento di persuasione è basato sulle potenzialità di “vendita” delle lingue celtiche.

Si punta allo sviluppo delle attività commerciali e del turismo attraverso una sorta di immagine di

Mecca dei Celti della città.

La presenza dell’irlandese può cioè rivelarsi come fonte di benefici economico-sociali mentre la

sua perdita può significare un concreto impoverimento per la città.

volutamente

Le argomentazioni evitano le argomentazioni di tipo strettamente linguistico: la

buon senso affaristico.

decisione dell’implementazione dell’irlandese si basa esclusivamente sul

Gli operatori commerciali e economici sono stati stimolati a utilizzare l’irlandese nelle insegne,

nella pubblicità, nei rapporti scritti e orali con i clienti.

Le istituzioni pubbliche si sono limitate a fornire un’assistenza di tipo logistico (aiuti nelle

non assistenza

traduzioni, ricerca di mercato, sviluppi di nuove interfacce grafiche) ma

economica diretta.

Le valutazioni in termini di costi-benefici si stanno dimostrando piuttosto incoraggianti (il progetto

è infatti ancora in corso).

GLI ATTRIBUTI FUNZIONALI DI UNA LINGUA attributi funzionali.

Per poter svolgere determinate funzioni una lingua deve avere determinati

status

Come visto per il gaelico irlandese nonostante lo non dispone di un numero sufficiente di

parlanti a ricoprire il ruolo di lingua ufficiale.

tipi funzionali di una lingua.

Gli attributi consentono di individuare i

TIPI FUNZIONALI DI LINGUA tipi funzionali di lingua.

Gli attributi consentono di individuare i usi

Il tipo funzionale di lingua è identificato sulla base degli a cui una lingua è destinata in una

status

comunità e dunque anche allo che le viene riconosciuto.

status.

Gli attributi di una lingua concorrono a definire lo

a. geopolitico

Questi attributi sono di carattere: b. socio-demografico

c. strettamente linguistico.

status

I fattori geopolitici che determinano lo di una lingua possono essere:

1. Diffusione geografica

2. Sistemi sociali e istituzioni di riferimento

3. Statuto giuridico e legale di una lingua

LINGUE PLURICENTRICHE (KLOSS 1978)

Lingua che sia lingua nazionale in più paesi, con più varietà standard in parte diverse una dalle

altre.

Più centri di elaborazione, codificazione e irradiazione di una norma standard.

I centri possono essere più o meno autonomi nell’elaborazione della propria norma.

Endonormatività Esonormatività

(autonoma) o (dipendente da norme esterne).

Esempi:

- Tedesco (Germania, Austria, Svizzera:

lingua nazionale)

- Varietà standard in parte diversa in

ciascuno di questi paesi

- Inglese, Francese, Spagnolo, Portoghese,

Cinese, Arabo.

Blu: paesi in cui l’inglese è lingua “madre” per la maggioranza della popolazione.

Celeste: paesi con inglese come lingua ufficiale.

Ci sono casi in cui al francese non viene assegnato un ruolo preciso, ma per retaggio coloniale il

francese continua ad essere insegnato e largamente praticato (es. Algeria, Marocco, Tunisia...)

In India l’inglese è una delle

lingue ufficiali. Tutti gli

indiani bene o male sono in

grado di parlare l’inglese,

anche se poi nella realtà di

tutti i giorni parlano spesso

altre lingue.

In Australia si parla inglese

perché la maggior parte

degli abitanti è di origine

europea (consideriamo

anche il fatto che l’Australia

non ha molti abitanti).

Cause delle lingue pluricentriche:

- Colonizzazione (Inglese, Francese, Spagnolo, Portoghese)

- Immigrazione (Spagnolo negli USA)

- Ridefinizione dei confini (Neerlandese)

- Separazione politica (Coreano)

LEGISLAZIONI LINGUISTICHE

Il diritto linguistico non è sempre teso a garantire rapporti di parità tra codici presenti in un

medesimo territorio: anzi spesso si producono vere e proprie gerarchizzazioni sociali e politiche

status lingue

delle lingue che vanno dal massimo e l’ampia gamma di funzioni simboliche delle

nazionali lingue minoritarie.

sino a quello controverso di

In questa “gerarchia” incontriamo differenti denominazioni:

Lingua nazionale: nazione

si tratta della denominazione classica basata sul concetto di stato

elaborato tra il Settecento e l’Ottocento. Le lingue nazionali sono quelle alle quali viene attribuita

una maggiore enfasi simbolica dalle istituzioni (Francia, Grecia, Turchia, Spagna).

Lingua ufficiale: tale denominazione punta sul valore pragmatico della lingua (strumento di

lingue ufficiali

comunicazione) è perciò spesso utilizzata quando nella compagine statale esistono

lingua/e nazional/i. ufficiale nazionale.

accanto a Una lingua può essere contemporaneamente e

(Cfr. Irlanda, Lussemburgo).

Lingua legislativa: législative)

(langue si tratta di una definizione propria del diritto linguistico del

Lussemburgo in riferimento al francese. Non conferisce alla lingua alcuna preminenza ideologica

status

o di e non obbliga i cittadini a avere con essa un rapporto specifico.

Lingua propria: è una definizione del diritto linguistico della Catalogna. Si indica una lingua da un

nazione,

valore altamente simbolico in un determinato territorio che, non essendo una non può

lingua nazionale.

quindi avere una

Lingua regionale: régionale)

(langue sintagma sorto nell’ambito della terminologia giuridica

lingua regionale lingua nazionale

francese. La sta alla come la regione sta allo stato in uno stato in

cui le regioni hanno un’autonomia fortemente limitata. Lo stato francese infatti concede pochi

Regional and

diritti a una serie di lingue autoctone presenti nel suo territorio. L’espressione

Minority Languages regionali

è stata ripresa dalla Carta Europea per le lingue e minoritarie con il

significato di ‘lingua parlata in uno stato da un numero inferiore di cittadini rispetto al resto della

popolazione e radicata in una parte circoscritta del territorio’.

Lingua minoritaria: questa denominazione può essere quanto mai equivoca; “tecnicamente

alcune legislazioni impiegano il sintagma ‘lingua minoritaria’ come scorciatoia per non dover

distinguere in maniera più fine e perspicua i codici presenti nel territorio, ma nel contempo per

segnare in modo molto netto la distanza rispetto alla ‘lingua nazionale’ [...] una lingua definita

come minoritaria, in genere, qualunque sia la sua estensione sociale o demografica, ha in ogni

modo meno diritti rispetto alla lingua nazionale o ufficiale e, se attenzione le viene portata da parte

del legislatore, è il tipo di attenzione che diremo ‘museale’, ossia incentrato alla conservazione e

rivitalizzazione, mai sull’effettivo lavoro per accrescerne le potenzialità comunicative e

veicolari” (cfr. Dell’Aquila, Iannàccaro 2011, p. 106).

LINGUE MINORITARIE: UNA DIFFICILE DEFINIZIONE

lingua minoritaria

Il concetto di è dunque portatore di un prestigio assai ridotto.

Tuttavia assai numerose sono le sfumature di ordine sociologico, linguistico e sociopolitico

del concetto di lingua minoritaria:

- status

Ci sono lingue nazionali o ufficiali la cui considerazione sociale non corrisponde allo

lingue minoritarie

legale: in letteratura troviamo tra le anche lingue nazionali di stati sovrani

Gaelico irlandese o lussemburghese).

(cfr.

- Svedese e Romàncio sono lingue ufficiali rispettivamente in Finlandia e Svizzera.

Ci sono poi lingue che pur presenti nel territorio sono completamente taciute dalla legislazione

(cfr. Le varietà di romeno parlate in Grecia). lingue minoritarie lingue in una

Da un punto di vista sociolinguistico è opportuno distinguere tra e

situazione di minoranza: con la seconda etichetta definiamo una lingua che ha un prestigio sociale

status Bretone

più basso e uno giuridico inferiore rispetto alla lingua dominante (cfr. in Francia),

con la prima definiamo anche lingue di grande diffusione internazionale che si trovano in

minoranza demografica o legislativa all’interno di un determinato stato (cfr. Francese del Canada

o tedesco in Italia).

lingua di minoranza

L’espressione si sta diffondendo per definire quelle lingue diverse dalle

ufficiali che, all’interno di uno stato, necessitano di sostegno e protezione linguistico-culturale.

lingue meno diffuse Lesser used languages)

Esiste poi un ulteriore sintagma: (cfr. che si diffonde

sulla base dell’uso che se ne fa presso l’Unione Europea.

Proprio la legislazione europea ha sancito i diritti delle lingue minoritarie svincolandoli dal

popolazioni di minoranza.

concetto di

In questo contesto i diritti linguistici sono considerati come facenti parte dei diritti umani politici e

civili. (Cfr. Diritto al giusto processo e alla libertà di espressione).

Di solito si tratta di tutelare le popolazioni parlanti lingue minoritarie nei confronti di eventuali abusi

o discriminazioni. positivo

Sta tuttavia emergendo anche un’accezione di carattere ossia che riguarda il godimento

di servizi e occasioni comunicative e culturali nelle lingue minoritarie.

Quindi una legislazione non più volta a “salvare” alcuni cittadini da eventuali abusi, ma un

apparato normativo che consenta l’ingresso delle lingue minoritarie in tutti i settori della vita

pubblica: educazione nella propria lingua, il suo uso nei rapporti sociali, il suo impiego nella

pubblica amministrazione.

LINGUE IN RELAZIONE AL NUMERO DI PARLANTI

Lingue grandi: parlate da centinaia di milioni di persone nel mondo (cinese mandarino,

hindi-urdu, inglese, spagnolo, arabo)

Lingue medie: parlate da decine di milioni di persone (tedesco, tamil, coreano, italiano, francese)

Lingue medio-piccole: parlate da centinaia di migliaia di persone (danese, finlandese,

neerlandese, guarani)

Lingue piccole: parlate da poche migliaia di persone a poche centinaia (romancio, piccardo,

sorabo).

LA SITUAZIONE IN EUROPA NEGLI ULTIMI VENT’ANNI

Gli stati nazionali sorti dalla disgregazione delle compagini multietniche dell’Europa orientale

hanno conosciuto una notevole ripresa nazionalistica che ha portato a una frammentazione del

territorio in “patrie” sempre più piccole, ognuna con la propria lingua nazionale. In questi paesi il

monolinguismo è pressoché assoluto.

Nell’Europa occidentale si assiste invece a un progressivo indebolimento del ruolo degli stati che

vedono ridotte le loro competenze a favore di entità sovranazionali.

Questo processo è rafforzato da una forte uniformazione sociale e dei modelli economici (la

globalizzazione) che però ha portato anche a forti sentimenti di appartenenza locale e regionale

delle popolazioni.

Lo stato non sembra più essere l’unico referente linguistico della società civile: da un lato si

assiste al crescente ruolo della televisione, dall’altro si è avuta una prepotente affermazione

dell’inglese nei diversi paesi europei.

Nessuno stato ha però adottato provvedimenti legislativi che sanciscano il predominio dell’inglese

sulle altre lingue europee.

I movimenti di regionalizzazione che hanno portato alla creazione di stati rigidamente monolingui

nell’est dell’Europa, hanno destato in occidente un forte interesse degli stati europei e delle

istituzioni di respiro continentale nei confronti del plurilinguismo e del multiculturalismo sfociato in

iniziative sociali e legislative.

INIZIATIVE EUROPEE VOLTE ALLA VALORIZZAZIONE DELLE DIFFERENZE LINGUISTICHE

DEL CONTINENTE Framework Convention for the Protection

Nel 1995 il Consiglio d’Europa ha redatto la cosiddetta

of National Minorities (Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali).

La convenzione delinea, in pochi articoli, le direttrici generali per il rispetto della diversità

linguistica e delle minoranze e mette in evidenza una serie di principi guida: la tolleranza, il dialogo

interculturale, la libertà di espressione anche attraverso le lingue non ufficiali e il loro utilizzo anche

nei sistemi educativi.

Si tratta di uno strumento che enuncia i principi programmatici ma non prevede alcun

meccanismo concreto di attuazione.

È una prima presa di posizione forte rispetto alla prospettiva ottocentesca “uno stato - una

nazione - una lingua”. European Charter for Regional

Più dettagliata e concepita in chiave maggiormente operativa è la

and Minority Languages (Carta Europea per le lingue regionali e minoritarie) che propone una serie

di misure legislative e applicative per l’implementazione del plurilinguismo in vari settori

dell’amministrazione e dell’educazione dei paesi che la sottoscrivono. Si tratta di un trattato

internazionale concluso a Strasburgo il 5 novembre del 1992 ed entrato in vigore nel 1998.

A questi documenti fondamentali si aggiungono delle iniziative di sostegno economico, sociale e

ideologico alle comunità linguistiche più piccole già dal 1982 con la creazione dell’European

Bureau for Lesser Used Languages.

THE EUROPEAN CHARTER FOR REGIONAL AND MINORITY LANGUAGES

“Scopo di questo trattato è proteggere e promuovere le ligue regionali storiche o di minoranza

d’Europa. La sua elaborazione è giustificata da un lato dalla preoccupazione di mantenere e

sviluppare le tradizioni e l’eredità culturale europea, dall’altro rispettare il diritto inalienabile e

universalmente riconosciuto, a usare una lingua regionale o minoritaria nella vita pubblica o

privata” Carta).

(dal sommario introduttivo della

Le misure per la promozione delle lingue regionali o minoritarie riguardano: l’amministrazione della

giustizia, i servizi pubblici e amministrativi, i media, le attività e i servizi culturali, la vita economica

e sociale nonché gli scambi transfrontalieri. lingue regionali minoritarie

La Carta stabilisce (cfr. Articolo 1. Definizioni) che per o si intendono le

lingue:

1. Le lingue usate tradizionalmente sul territorio di uno Stato dai cittadini di detto Stato che

formano un gruppo numericamente inferiore al resto della popolazione dello Stato

2. La lingua diversa/e dalla/e lingua/e ufficiale/i di detto Stato; questa espressione non

include né dialetti della/e lingua/e ufficiale/i dello Stato né lingue dei migranti

territorio in cui è usata una lingua regionale o minoritaria

3. Per si intende l’area geografica

nella quale tale lingua è l’espressione di un numero di persone tale da giustificare

l’adozione di differenti misure di protezione e di promuovere previste dalla presente Carta

lingue non territoriali

4. Per si intendono le lingue usate da alcuni cittadini dello Stato che

differiscono dalla/e lingua/e usata/e dal resto della popolazione di detto Stato ma che,

sebbene siano usate tradizionalmente sul territorio dello Stato, non possono essere

ricollegate a un’area geografica particolare di quest’ultimo

N.B. lingua minoritaria dialetto

La distinzione tra e della lingua ufficiale, specialmente in una realtà

assai peculiare come la penisola italiana, pone problemi metodologici di democrazia abbastanza

complessi.

dialetto,

Il termine come abbiamo visto, non è affatto univoco.

Gli stati che hanno firmato e ratificato la Carta si impegnano a:

a) Riconoscere le lingue regionali o minoritarie come espressione della ricchezza culturale

b) Rispettare la zona geografica dove una lingua regionale o minoritaria è radicata

c) Adottare azioni efficaci per promuovere queste lingue

d) Facilitarne e incoraggiarne l’uso, scritto e parlato, nella vita pubblica e privata

e) Mettere a disposizione forme e mezzi adeguati di educazione a tutti i livelli appropriati

f) Promuovere gli scambi transfrontalieri

g) Proibire ogni distinzione, discriminazione, esclusione, restrizione o preferenza relative

alla pratica di una lingua minoritaria o ogni atto destinato a scoraggiare o mettere in

pericolo il mantenimento o lo sviluppo di essa

h) Promuovere la comprensione reciproca tra tutti i gruppi linguistici di un Paese.

Verde scuro: paesi che hanno

firmato e ratificato la carta

Verde chiaro: quelli che hanno

firmato senza ratificare la carta

europea per le lingue regionali e

minoritarie

Ogni parte contraente si impegna a applicare almeno trentacinque paragrafi o commi tra le misure

elencate.

Ogni parte contraente deve anche specificare, nei suoi strumenti di ratifica, ogni lingua regionale o

minoritaria presente sul suo territorio alla quale si applicano i paragrafi scelti.

L’applicazione della carta è inoltre controllata da un comitato di esperti che si incarica di

esaminare i rapporti periodici presentati dai contraenti.

La suddivisione in paragrafi di ogni articolo consente, tuttavia, ai contraenti di non approvare

in toto

l’articolo ma di sottoscrivere la parte minima richiesta per l’adesione alla carta.

Sono così possibili interpretazioni piuttosto restrittive della carta che, di fatto, consentono agli

stati contraenti un’accettazione del valore del plurilinguismo e del pluriculturalismo a livello

esclusivamente formale. European Charter for Regional and Minority Language

L’Italia ha firmato la convenzione per la il 27

giugno 2000 ma non ha ratificato il documento.

DIRITTI LINGUISTICI DEL CITTADINO status planning

Come si è già visto precedentemente con si intende la totalità di un apparato

normativo teso a garantire (o a ridurre nei casi di limitazione linguistica) i diritti linguistici della

popolazione.

A questo proposito è necessaria una preliminare suddivisione tra:

- diritto linguistico: ovvero l’effettiva legislazione che vige sul territorio

- Diritti linguistici: diritti acquisiti dagli altri parlanti rispetto alle diverse varietà.

- Language policy: ovvero la messa in atto e l’implementazione di questi diritti.

Fra i diritti dell’uomo universalmente riconosciuti, seppure in una posizione comprensibilmente

diritto del parlante a

secondaria rispetto a quelli primari, si va affermando il principio del

utilizzare la lingua che “preferisce” nei rapporti pubblici e sociali. la lingua madre, la

Con questa etichetta viene dato per scontato che “la lingua preferita” sia

lingua della socializzazione primaria. plurilinguismo,

Si afferma cioè, se non proprio il diritto al per lo meno il diritto del cittadino a

poter usare, non solo nella vita sociale, ma anche nella scuola, nella giustizia, nell’amministrazione

la lingua che “si domina meglio, nella quale ci si sente più sicuri” (cfr. Dell’Aquila-Iannàccaro 2011,

p.97). personale

Oltre al livello questo diritto è ovviamente esteso anche a livello collettivo.

diritti linguistici

Tra i si prende in considerazione anche quello delle comunità (spontanee) a

considerarsi come tali, a dotarsi di proprie istituzioni e a vedere garantita, all’interno nel proprio

territorio, la lingua che più ritengono opportuna.

diritti linguistici diritto linguistico

Nei casi più avanzati questi sono codificati dal dello stato in

cui i cittadini vivono.

diritto linguistico

Il di un singolo stato regola appunto i rapporti tra i cittadini e lo stato in materia

linguistica talora tutelando il plurilinguismo (quindi salvaguardando i diritti dei cittadini che parlano

lingue differenti) talora reprimendo apertamente, contrastandolo o regolandolo a favore di alcune

comunità a scapito di altre.

Nella teorizzazione della pianificazione linguistica è fondamentale la suddivisione tra:

- personalità del diritto linguistico: la possibilità teorica di un cittadino di poter usare la propria

lingua in tutto il territorio dello stato.

- territorialità del diritto linguistico: delimitazione territoriale di tale uso regolato in maniera

differente a seconda dell’area geografica dello stato presa in considerazione.

Gli ambiti in cui questi principi legali sono normalmente applicati sono essenzialmente due:

1. Settore istituzionale

2. Settore educativo

Si noterà, tuttavia, che, a seconda delle differenti realtà politico-istituzionali, a questi due ambiti

possono anche corrispondere usi legislativi differenti:

- la Catalogna è amministrativamente bilingue ma quasi esclusivamente monolingue (catalana)

nel sistema educativo.

- La Valle d’Aosta pur bilingue ha un sistema monolingue nell’amministrazione della giustizia

(italiano).

La territorialità del diritto linguistico è oggi il regime giuridico più diffuso.

Tale caratteristica è di diretta discendenza dello stato nazionale uscito dalla rivoluzione francese e

dal romanticismo.

Nel caso più semplice, a uno stato corrisponde una sola lingua ammessa in tutto il territorio

nazionale. “È il modello francese adottato nell’Ottocento dalla maggior parte dei nascenti stati

nazionali e solo ultimamente rivisto e corretto da alcuni” (cfr. Dell’Aquila, Iannàccaro 2011, p.99)

Altre entità statali riconoscono più lingue ma a queste assegnano determinate porzioni del loro

territorio.

L’esempio classico in questo senso è quello della Confederazione Elvetica (Svizzera), suddivisa in

regioni monolingui (salvo alcune rare eccezioni).

Il modello più frequente sembra essere quello italiano in cui a una varietà egemone diffusa

ufficiale in tutto il territorio nazionale si affiancano, localmente, altre varietà con differente grado di

riconoscimento giuridico.

L’unico modello basato su una totale personalità del diritto giuridico legalizzata sembra essere

stato l’Impero austro-ungarico “alla fine della sua parabola statale”. La popolazione era divisa

sulla base di comunità nazionali, ciascuna con la propria lingua aventi diritto (con una sola

limitazione di carattere demografico) all’istruzione e alla vita culturale nella propria varietà

indipendentemente dal territorio. (cfr. Dell’Aquila-Iannàccaro 2011, p.99).

L’effettiva preponderanza di due soli gruppi etnici (tedeschi e ungheresi, il 44% della popolazione)

su 11 differenti gruppi etnici non garantiva stabilità e fu minato dalle molte rivendicazioni

nazionalistiche. Gruppi etnici dell’Austria-

Ungheria nel 1910

DUE ESEMPI A CONFRONTO: CATALOGNA E FINLANDIA

In entrambi i territori, seppure in maniera diversa, la questione linguistica ha un’importanza

fondamentale. Finland

La Finlandia (Suomi in finlandese e in svedese) è stata concepita come il territorio di un

uno stato nazionale.

unico popolo sin dalla sua fondazione; potrebbe perciò essere definita come

In maniera non differente da altri stati nazionali in Finlandia, al momento della sua fondazione

(1917), si impiegavano due codici: lo svedese (codice alto) e il finlandese (codice basso).

La scelta operata in Finlandia è stata però profondamente differente rispetto agli altri stati

nazionali: la situazione diglottica è stata infatti istituzionalizzata, trasformandosi in maniera

bilinguismo.

graduale in

Fino al XX secolo lo svedese era lingua di cultura per la classe dominante (sia che fosse di

madrelingua svedese che finlandese). Mentre il finlandese era relegato ai registri più bassi della

comunicazione. lingua nazionale, status

Il finnico, quindi, pur essendo ideale a assurgere al ruolo di aveva uno di

lingua scritta assai incerto e il suo impiego nella letteratura era molto limitato.

A partire dal XIX secolo, tuttavia, nel clima romantico allora dominante, si era avviata una

riduzione letteraria delle tante tradizioni e leggende orali tramandate dai parlanti la lingua

finlandese.

La scarsa frammentazione dialettale e il fatto che la lingua finnica fosse propria della maggior

parte della popolazione, garantiva al finlandese l’accesso alle funzioni di lingua ufficiale.

Nel momento in cui si accinse a redigere la Costituzione del nuovo stato fu chiaro che lo svedese

doveva essere lingua ufficiale (in quanto lingua delle passate amministrazioni) come anche il

finnico in quanto lingua parlata dalla gran parte della popolazione.

I rapporti di forza tra i due codici si sono progressivamente invertiti (almeno dal punto di vista

sociale e demografico).

Lo svedese è passato dal 19% al 6% come percentuale di parlanti madrelingua.

I comuni finlandesi monolingui svedesi sono evidenziati

blu scuro,

nella carta in quelli bilingui con maggioranza di

blu,

lingue svedese in quelli bilingui con maggioranza di

celeste,

lingua finlandese in quelli monolingui finlandesi in

bianco.

La situazione della Catalogna è molto diversa. Il catalano ha una lunghissima tradizione letteraria,

corpus planning

questo ha facilitato l’opera di avviata dai normalizzatori che, dopo il periodo

franchista, a partire dal 1976, hanno avviato l’opera di rivitalizzazione della lingua e facilitato la

sua accettazione come codice dell’amministrazione da parte dei parlanti.

corpus planning

L’opera di è stata incentrata sulla modernizzazione lessicale “caratterizzata talora

da tendenze puristiche anticastigliane” e dalla creazione e diffusione di un lessico tecnico

specializzato. (cfr. Dell’Aquila, Iannàccaro 2011, p.108).

L’adozione del catalano standard da parte di altre comunità (Comunità valenziana e Baleari) oltre

alla Catalogna ha sancito l’accettazione di qualche variante morfologica e lessicale codificata dal

de la llengua catalana d’estudis

dizionario monolingue di riferimento (Diccionari edito dall’Insitut

catalans per l’ultima volta nel 1995 a Barcellona, Valencia e Palma de Maiorca

contemporaneamente).

standard orale

Per lo esiste una pubblicazione ufficiale che detta le grandi linee della pronuncia

ufficiale senza tuttavia sancire una soluzione univoca. Nelle diverse zone lo standard, cioè, risente

delle condizioni linguistiche locali, non troppo differenziate tra loro.

Il catalano, lingua di cultura già nel medioevo, aveva perduto il rango di lingua ufficiale nel 1716,

quando lo spagnolo era stato imposto come sola lingua ufficiale della corona spagnola.

Il catalano riacquista lo stato di ufficialità con l’approvazione della Costituzione spagnola del

1978. il dovere

La legge fondamentale della Spagna moderna, tuttavia, prevede di conoscere il

castigliano, lingua nazionale, per ogni cittadino spagnolo. Si tratta di un ultimo retaggio di una

politica estremamente nazionalista ereditata dal franchismo.

LEGISLAZIONE SPAGNOLA

L’art.3 della Costituzione spagnola riconosce invece pieni poteri in questioni linguistiche,

amministrative e scolastiche alle comunità autonome, che però sono tenute a preservare il ruolo

di lingua amministrativa allo spagnolo insieme alle lingue locali.

La Spagna conta sei comunità autonome bilingui nelle quali vive più 1/4 della popolazione

dell’intero paese: - Galizia (galego e spagnolo)

- Comunità autonoma basca (basco e spagnolo)

- Navarra (basco e spagnolo)

- Comunità valenziana (catalano-valenziano, spagnolo)

- Baleari (catalano e spagnolo)

- Catalogna (catalano, spagnolo e occitano nella Val d’Aran)

La legge catalana riconosce come lingua minoritaria anche l’aranese, parlato nella Val d’Aran da

poche migliaia di persone. In pratica si tratta dell’unica varietà occitana in Europa avente un

riconoscimento giuridico.

La compagine statale della Spagna, a

partire dal XVIII secolo sino al 1978,

basava il rapporto tra lingua e cittadino,

sui principi cardine degli stati nazionali

sorti dopo la rivoluzione francese.

Tale imposizione è stata stemperata dalle

ampie concessioni fatte dopo la fine del

regime di Franco alle popolazioni e

comunità etniche differenti da quella

spagnola che, comunque, sono state viste

come un provvedimento estremo per

tutelare l’integrità dello stato.

“La redazione ambivalente dell’art.3” della

il

Costituzione spagnola pur sancendo

dovere per tutti i cittadini di conoscere lo

spagnole

spagnolo e pur definendo le

l’ufficialità

comunità autonome riconosce

delle lingue autoctone nei loro territori

tradizionali. Comunità autonome spagnole

LINGUE IN SPAGNA

Viene stabilita una mescolanza

criterio personale

tra un e

criterio territoriale del diritto

linguistico.

Nelle comunità bilingui il criterio

è, in linea di massima,

personale. Ogni cittadino può

scegliere, tra le lingue ufficiali,

quella che preferisce per

intrattenere i rapporti con la

pubblica amministrazione.

Al di fuori delle comunità

bilingui solo lo spagnolo ha

valore ufficiale anche quando

siano presenti forti minoranze

di altre lingue.

LEGISLAZIONE FINLANDESE

La Costituzione finlandese basa invece la sua legislazione linguistica sul principio della totale

lingue

uguaglianza tra le lingue ufficiali: l’art.14 dice chiaramente che finnico e svedese sono le

ufficiali della Repubblica.

Gli altri articoli della costituzione assicurano la redazione bilingue di tutte le leggi e la scelta della

lingua da parte del cittadino anche in istituzioni tradizionalmente monolingui come l’esercito.

La divisione territoriale dello stato è organizzata in modo tale che le unità amministrative

contengano il numero più alto di comuni di lingua omogenea e che le minoranze al loro interno,

nell’uno e nell’altro senso, siano ridotte il più possibile.

• 8. OTTAVA LEZIONE

____________________________________________________________

LA GENERALITAT CATALANA

dovere

Sebbene il di ogni cittadino spagnolo a conoscere il castigliano sia sancito dalla

llengua pròpia

Costituzione, il catalano è la della Catalogna e quindi anche del suo governo e dei

Il catalano

suoi ministeri nonché di tutte le unità amministrative che da esso dipendono.

acquisisce perciò nel territorio una preminenza (perlomeno dal punto di vista morale). deve

Tutto il personale della pubblica amministrazione, in base alla legge attualmente vigente,

conoscere le due lingue (sia a livello scritto che orale) in maniera da assicurare una

comunicazione adeguata e sufficiente ai cittadini parlanti entrambe le lingue.

La legge sancisce, inoltre, per quanto riguarda gli atti e le delibere all’interno della comunità

autonoma, l’ufficialità del catalano.

Ne consegue che ogni documento o avviso rivolto a un cittadino del territorio può essere redatto

esclusivamente in catalano.

Si configura una situazione in cui, in pratica, stato e comunità autonoma, ognuno negli ambiti di

propria competenza, preferiscono e favoriscono l’uso della propria lingua.

LINGUA E AMMINISTRAZIONE PUBBLICA: CATALOGNA E FINLANDIA

corpus

Sia la Finlandia che la Catalogna hanno sviluppato un adeguato di leggi linguistiche a

implementazione del bilinguismo istituzionale.

Lei de normalització lingüística

La approvata nel 1979 e aggiornata nel 1998, si basa sulla

el català és la llengua pròpia de Catalunya i la

costituzione spagnola ma dice testualmente

singulariza com a poble propria

‘il catalano è la lingua della Catalogna e la distingue come

popolo’. Tutte le istituzioni che dipendono dalla regione adottano il catalano.

Kielilaki/Spraklag

La legge sulla lingua finlandese è stata approvata nel 1921 ed emendata più

volte (1935, 1971, 1975 e 2000). Nel 1991 si è aggiunta una legge sul lappone al quale sono

concessi diritti simili al finlandese e allo svedese nei comuni in cui è parlato.

In Finlandia, a differenza di quanto accade in Catalogna, il principio di uguaglianza è strettamente

applicato anche nell’amministrazione locale. Finlandese e svedese devono essere utilizzati da tutti

i dipendenti degli uffici pubblici a seconda della lingua dell’utente. Ogni cittadino ha il diritto

teorico di avere rapporti orali o scritti nella lingua che preferisce.

A livello locale, la lingua locale di ogni comune è quella in maggioranza nel comune, tuttavia

qualora l’eventuale minoranza alloglotta superi l’8% della popolazione o sia in un numero

superiore di 3000 unità il comune si deve necessariamente essere bilingue.

Le unità amministrative di ordine superiore ai comuni sono considerate monolingui solamente se

formate da comuni compattamente monolingui diversamente, anche se esiste un solo comune

bilingue, l’amministrazione sarà bilingue.

Ogni dieci anni, sulla base di statistiche ufficiali, i territori di lingua svedese, quelli di lingua

finlandese o bilingue vengono rideterminati.

Quando la percentuale della minoranza alloglotta scende sotto il 6% l’unità amministrativa diventa

monolingue, tuttavia, su richiesta dell’amministrazione locale, il Parlamento può decidere di

mantenere il territorio bilingue.

In Finlandia perciò lo statuto di ufficialità dell’una o dell’altra lingua dipende esclusivamente dalla

composizione etnico-linguistica di ogni comune o centro abitato.

In Spagna è l’appartenenza territoriale di ogni comune a una determinata comunità autonoma e

determinare quali lingue abbiano carattere di ufficialità (cfr. Dell’Aquila-Iannàccaro 2011, p.112).

SERVIZI PUBBLICI: CATALOGNA E FINLANDIA

In Finlandia le società private che offrono servizi pubblici ai cittadini (luce, elettricità, telefono ecc.)

sono tenute a utilizzare la lingua del territorio in cui si trovano, ma esiste il diritto di ogni cittadino,

nel limite del possibile, di ricevere assistenza nella lingua che preferisce.


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Corso di laurea: Corso di laurea in Lingue per l'Interpretariato e la Traduzione
SSD:

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