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Sociolinguistica lezione 1

Cosa studia la sociolinguistica

La sociolinguistica si occupa di studiare l’uso effettivo della lingua in situazioni comunicative concrete, cioè si interessa a come la lingua si realizza concretamente e nell’uso che ne fanno gli individui e i gruppi sociali. Si interessa anche alle variazioni a cui questa va incontro in base al contesto d’uso.

Comunità linguistica

La comunità linguistica è un insieme di persone che parlano una determinata lingua o varietà linguistica e ne condividono le regole d’uso. Bisogna prendere come riferimento la lingua usata dai parlanti reali in contesti reali con tutte le variazioni che ne derivano, cioè date dalla provenienza geografica o dalla condizione sociale del parlante.

Repertorio linguistico

Il repertorio linguistico è l’insieme delle risorse e delle varietà che possiede un parlante. Tutto quello che il parlante ha come risorsa linguistica ovviamente posseduta in maniera diversa da tutti i membri della comunità. Ad esempio, l’italiano con tutte le sue varietà regionali, i dialetti, le lingue di minoranza… Il repertorio in genere non è monolingue.

Code switching: commutazione di codice

Parliamo di CS quando abbiamo un’alternanza tra diverse lingue oppure tra varietà di un sistema linguistico, quindi la varietà standard oppure il dialetto. L’uso CS è l’inserimento di termini stranieri (es. OK, hello…) se noi cominciamo una frase in inglese e la finiamo in italiano.

Competenza comunicativa

La competenza comunicativa serve per esprimere l’idea che conoscere una lingua non significa solo produrre delle frasi grammaticalmente corrette, ma proprio saperla usare in modo appropriato alle situazioni comunicative. Include quindi tutti i tipi di conoscenze che servono a comunicare sia quelle linguistiche in senso stretto (saper usare bene lessico, sintassi…) sia quelle che sono relative ad aspetti extralinguistici e all’uso di mezzi comunicativi non verbali.

Ad esempio, quando noi parliamo, senza essere consapevoli, riveliamo moltissime informazioni su di noi. Riveliamo il nostro livello di istruzione e certe volte anche il nostro posto nella scala sociale, la nostra padronanza della lingua, cortesia e solidarietà.

Pronomi e formule di saluto

Pronomi di: lei e voi. Pronomi della: tu. Ci sono relazioni che non sono simmetriche: gli studenti usano LEI, i professori danno del TU.

Formule di saluto standard: buongiorno, buonasera. "Ciao" viene dal veneto. "Schiavo" in veneto è "tsciao" = ciao = servo tuo. È diventata una formula mondiale di saluto.

"Salve" è un'espressione tradizionale che ci è arrivata dal latino. Indica un augurio “salute a te”. Con il tempo ha perso il suo significato. Usata in associazione con “vale” = addio.

"Pronto" deriva dal voler avvisare l’interlocutore che era pronto il collegamento, non sono pronto per parlare.

"Arrivederci" è un augurio di potersi rivedere, ma anche questo ha perso il suo significato.

Il generale abbassamento del livello di formalità nei rapporti, come per esempio il "ciao" usato nei negozi, ha favorito il recupero e il rilancio di questa forma di saluto che oggi vediamo utilizzata in tantissimi contesti e anche con funzioni più ampie. Fino a qualche decennio fa, "salve" era considerato solo come saluto di ingresso. Oggi questa distribuzione non è più così rigida. I messaggi di posta elettronica sono la tipologia testuale in cui vediamo proliferare di più questo "salve". Quando ci sono incertezze sul grado di formalità del registro da tenere con l’interlocutore viene utilizzato "salve". Non è vincolante rispetto al momento della giornata in cui scriviamo o in cui viene letto il nostro messaggio. Per questa sua genericità può non piacere o essere avvertito come un modo sbrigativo e poco coinvolgente, ma non si tratta di una forma da evitare o della quale dobbiamo scandalizzarci.

Uso appropriato di mezzi comunicativi non verbali

Smorfie e gesti.

Gli studi di sociolinguistica di William Labov

William Labov, linguista statunitense, ha dato l’avvio agli studi di sociolinguistica. La sociolinguistica contemporanea nasce dall’idea che “una variazione libera non esiste”. La sociolinguistica dagli anni '60 in poi si è basata proprio sul principio che la variazione libera (quando parliamo di variazione intendiamo diversi modi in cui la lingua si manifesta) non è veramente libera perché tutte le volte che esistono due modi diversi di dire una cosa, vuol dire che c’è una scelta e questa scelta linguistica può essere correlata a fattori sociali.

Principio guida degli studi di Labov

Esiste un rapporto molto stretto tra società e lingua. Quando abbiamo un mutamento linguistico, questo non può essere compreso al di fuori della vita sociale della comunità linguistica in cui avviene. Le pressioni sociali operano continuamente sulla lingua.

Caso di studio

Nel 1962, l’isola di Martha’s Vineyard (isola famosa nell’Oceano Atlantico a 3 miglia dalla costa statunitense che appartiene allo stato del Massachusetts) viene scelta da Labov come campo di studio per le sue ricerche. Perché è stata scelta? Perché offre condizioni di studio ideali per due caratteristiche fondamentali:

  • Come tutte le isole, è un’unità autonoma, quindi separata dal resto del continente.
  • Presenta una complessità sociale e geografica.

In quell’anno l’isola era abitata da quattro gruppi etnici:

  • Gli Yankees, che discendevano dalle antiche famiglie inglesi, quindi proprio i discendenti diretti.
  • I portoghesi, che sono il gruppo più numeroso.
  • I nativi, che risiedono in questa località e le cui origini risalgono agli indiani d’America.
  • Un gruppo misto, comprendente individui di varie nazionalità.

Che cosa succede? I continentali venendo in vacanza, con la loro presenza, si aggiungono alla popolazione dell’isola, determinando uno stravolgimento dell’economia e spingendola verso un’economia di tipo turistico. Quindi sull’isola vivono quattro gruppi ai quali si aggiungono migliaia di turisti ogni anno.

Fenomeno analizzato

(Inconsapevole per la maggior parte dei parlanti): centralizzazione della vocale A. Vuol dire che questo fenomeno riguarda la pronuncia di A, invece di dire XAAAUS si comincia a sentire sull’isola una pronuncia di tipo XAUUS, con schwa (questa vocale tradotta con al contrario) di timbro indistinto e di durata maggiore delle altre. Questo non si tratta di una variazione libera ma di una variazione variabile. Le lingue di solito mostrano variazioni continue e di queste tante finiscono nel nulla mentre altre acquistano una diffusione.

Innanzitutto la variabile è una variazione che ha un significato sociale, ma deve essere soprattutto:

  • Frequente, cioè deve essere presente anche nel linguaggio spontaneo.
  • Strutturale, cioè integrata nel sistema. E queste sono integrate perché la centralizzazione della vocale A si estende non solo alla A ma anche ai dittonghi composti con A.
  • Stratificata, cioè che hanno una distribuzione asimmetrica negli strati sociali.

Labov per stabilire se è una variazione occasionale o se è variabile e quale è il suo significato prepara un questionario somministrato a un campione di parlanti e fa delle registrazioni. Le registrazioni sono una parte molto delicata di tutta la ricerca perché dovrà cercare di ottenere campioni di linguaggio spontaneo in una situazione di intervista formale. Queste erano necessarie perché il fatto della centralizzazione non era usato consapevolmente e il giudizio dei parlanti poteva non corrispondere alla realtà. Quindi loro potevano sostenere di non pronunciare la A centralizzata ma inconsapevolmente lo facevano.

Labov somministra dei test abbastanza complessi con delle domande di lessico, giudizio di valore sulla vita dell’isola, gli fa leggere dei brani e cerca di provocare un campione di linguaggio spontaneo. Per esempio con i pescatori: la cosa più semplice, dato che i pescatori si trovano spesso in situazioni un po’ di rischio/pericolo per cui una delle domande fatte era proprio quella se avevano mai subito delle situazioni pericolose in cui avevano rischiato la vita. A questa domanda, che ti tocca particolarmente, seguivano dei racconti concitati perché uno pensava al momento in cui aveva rischiato la vita e quindi questi momenti potevano essere ritenuti molto vicini al linguaggio spontaneo, anche perché il linguaggio spontaneo ha delle spie esterne, come l’aumento di velocità nella respirazione, risatine nervose...

Il questionario viene somministrato a diversi gruppi sociali: professionisti, casalinghe, studenti e ai diversi gruppi etnici presenti sull’isola. Grazie a ciò, Labov arriva ad un grafico: dove lo 0 corrisponde alle forme non centralizzate, (1) alle forme centralizzate e il (2) alla scoperta che esiste anche un condizionamento fonetico cioè che il contesto linguistico può influenzare questo fenomeno della centralizzazione. Labov nota anche che una T favorisce la centralizzazione, così come la L e la R. Mentre un suono K, tipo like, è neutrale, ed un suono come la M invece non favorisce assolutamente la centralizzazione.

I soggetti con il massimo grado di centralizzazione sono i pescatori, maschi, che hanno un’età compresa tra i 31 e 45 anni. Perché? Labov attua una connessione tra questo fenomeno linguistico e il contesto sociale. Il contesto sociale: isola senza industrie, l’economia dell’isola dipende dal turismo però questo provoca una pressione psicologica perché il turismo è sentito come una minaccia per la propria indipendenza da cui deriva un fattore di resistenza e disprezzo nei confronti degli estranei. I pescatori si identificano con i valori dell’isola e li vogliono difendere. In più mostravano una forte avversione alle incursioni estive di questi turisti, quindi il significato della centralizzazione è: l’identificazione del gruppo dei nativi e l’avversione agli estranei.

I giovani mostrano delle tendenze opposte:

  • I meno conservativi non manifestano il fenomeno perché ovviamente sono attratti da uno stile di vita statunitense.
  • Altri invece prendono a modello i pescatori, quindi il loro desiderio di rimanere sull’isola si riflette nella realizzazione della centralizzazione.

La centralizzazione di A è l’espressione di una forte resistenza contro un turismo di massa che rischia di alterare lo stile di vita originario. Centralizzare significa affermare la propria appartenenza a Martha’s Vineyard e difenderne i valori. Tutta questa rete di informazione rende molto chiara la stratificazione sociale e quindi queste ricerche sono state ripetute in situazioni sociali diverse, tra cui sono stati scelti gruppi di emarginati. Labov nelle sue ricerche era solito, soprattutto per la presenza della R rotica o no, andare nei grandi magazzini dove si informava su cosa c’era al QUARTO piano, proprio per la presenza della R, e poi faceva tutta una serie di inchieste fermando la gente e chiedendo “scusi mi sa dire dov’è il QUARTO piano?” e così raccoglieva una grande massa di esempi. Questa corrente ha prodotto una serie notevole di risultati e di studi perché ha definito non solo il comportamento linguistico di vari gruppi sociali, ma anche del linguaggio degli uomini, del linguaggio maschile rispetto al linguaggio femminile e quindi cercando di approfondire e di guardare le modalità della nascita di un cambiamento linguistico.

Le variazioni

Ogni lingua varia nel tempo, nello spazio a seconda di chi e di come si usa. Più precisamente noi distinguiamo dei 4 tipi di variazione (anche se diacronica c’è n’è un’altra, la diacronica, cioè quella legata al tempo. Es. se noi volessimo studiare l’italiano di oggi rispetto a quello degli anni ’90):

  • Diastratica legata alla collocazione sociale del parlante, allo strato o gruppo sociale a cui appartiene. Dove l’italiano di un laureato dovrebbe essere diverso da quello di un analfabeta. La lingua varia attraverso la stratificazione sociale.
  • Diatopica legata allo spazio, alla collocazione geografica del parlante. Es. italiano di Milano è diverso dall’italiano di Roma.
  • Diafasica legata al contesto e all’argomento. Cambia attraverso le situazioni comunicative. Es. con il Rettore si parla in maniera diversa rispetto a quando parliamo con un amico.
  • Diamesica dipende dal mezzo che si usa per comunicare (parlato o scritto). Anche qui c’è un legame con la situazione comunicativa.

Considerate queste variazioni la lingua appare un oggetto NON monolitico, uniforme MA un insieme di varietà cioè di modi diversi di realizzare il sistema linguistico. Ad ognuna di queste variazioni si pongono diversi settori della linguistica: es. diacronica ➔ linguistica storica, diatopica ➔ la linguistica che si occupa dei dialetti, della geografia linguistica e diastratica/diafasica ➔ sociolinguistica.

Sociolinguistica lezione 2

Tutte queste varietà sono state sistematizzate in uno schema chiamato l’architettura dell’italiano, dove su due assi, uno orizzontale ed uno verticale, sono disposte tutte le varietà linguistiche che noi possediamo maggiormente. Al centro troviamo l’italiano standard e il neo standard, mentre man mano che ci spostiamo verso la periferia ci sono delle varietà standard e sub-standard. Il quadrante in alto a sinistra riporta le varietà più alte, come l’italiano formale aulico o il tecnico-scientifico, connotati da un lessico particolare, quello in basso a destra indica quelle più basse.

Italiano sub standard: (quadrante inferiore sinistro) insieme di elementi che nell’architettura sociolinguistica di una lingua sono al di sotto dello standard, cioè occupano i settori bassi della...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ge19 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi di linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Rocca Giovanna.
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