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Appunti di sistemi di gestione della qualità, della sicurezza e dell'ambiente

Argomenti:
-la definizione di qualità
-evoluzione storica del concetto di qualità
-Total Quality Management: un approccio difficile
-Il Sistema di qualità
-qualità e normazione
-enti di normazione
-normative ISO 9000 per la certificazione dei sistemi di qualità aziendali
-dalla ISO 9000 alla VISION 2000
- la normativa ISO 9001:2008
-... Vedi di più

Esame di Gestione della qualità e sistemi di gestione ambientale docente Prof. A. Matarazzo

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ESTRATTO DOCUMENTO

commitment del management ( il management comprende poco le anticipazioni delle mode e

dei bisogni); mancato deployment della politica; focalizzazione sulla riduzione dei costi; ridotto

interesse per le aree indirette; non utilizzo degli strumenti per la Quality Assurance; mancanza di

regolati audit del management; sistemi di autovalutazione del personale che non contemplano

gli aspetti del TQM; sistemi di rendicontazione poco efficaci.

IL SISTEMA DI QUALITA’

Per sistema, in generale, si intende un insieme di oggetti, parti o componenti legati tra loro da

relazioni di interdipendenza: un intervento effettuato su una singola parte del sistema avrà

ripercussioni anche sulle altre.

FIG.6- CONCETTO DI SISTEMA

Il sistema qualità ha lo scopo di assicurare la soddisfazione del cliente e coinvolge, per la

realizzazione di questo obiettivo, tutte le funzioni aziendali. Un sistema di qualità deve essere in

grado di permettere il raggiungimento dei seguenti obiettivi, in linea con i principi del CWQC:

obiettivi collegati al personale e all’organizzazione: il coinvolgimento, e non lo

 sfruttamento, di tutto il personale; trasparenza nell’organizzazione con chiara definizione

delle responsabilità ed autorità ed eliminazione delle attività ridondanti.

Obiettivi collegati ai prodotti: controllo dei prodotti dalla fase di progettazione fino alla fase

 del loro utilizzo, progettazione di prodotti più affidabili, documentazione e dimostrazione

delle caratteristiche di sicurezza dei prodotti.

Obiettivi collegati ai processi: controllo ed ottimizzazione dei processi, standardizzazione

 dei procedimenti, riduzione degli scarti e delle rilavorazioni, processi aziendali mirati alla

prevenzione dei problemi e al miglioramento continuo.

Obiettivi collegati ai clienti: riduzione dei reclami dei clienti, riduzione degli interventi di

 assistenza, percezione dei mutamenti del mercato, rapporti con i clienti improntati alla

massima collaborazione, fidelizzazione del cliente, riconoscimento internazionale per mezzo

della certificazione del sistema ISO 9000.

QUALITA’ E NORMAZIONE

La normazione tende a dare un ordine, mediante standard di riferimento, in campi ben

determinati. I primi standards utilizzati nella normazione industriale sono stati quelli per

l’unificazione dimensionale, al fine di assicurare l’intercambiabilità dei prodotti al fine della

commercializzazione, specialmente nel settore meccanico ed elettrotecnico. La descrizione dei

prodotti si è poi estesa alle caratteristiche meccaniche, fisiche, chimiche e di comportamento.

La necessità, inoltre, di stabilire chiare relazioni contrattuali tra fornitori ed utilizzatori di beni ha

richiesto una normazione per i controlli di conformità alle specifiche richieste da parte di

prova di conformità,

laboratori di prova indipendenti. Si è così arrivati alla ovvero la

dichiarazione del produttore o di una terza parte indipendente che, con una certificazione attesta

che un prodotto, un processo o un servizio è conforme ad uno standard di riferimento. La

normazione che aveva inizialmente investito le fasi essenziali dei processi produttivi, si è poi

spostata a monte alle fasi di progettazione fino ad interessare l’intero sistema aziendale con la

serie delle normative EN ISO 9000 sulla conduzione aziendale della qualità.

La direttiva 94/10 CE definisce i concetti di:

Specificazione tecnica: è una specificazione contenuta in un documento che definisce le

 caratteristiche richieste di un prodotto, la sicurezza, le dimensioni, prescrizioni sulla

denominazione di vendita, la terminologia, i simboli, l’imballaggio, la marcatura e le

procedure di valutazione della conformità.

Regola tecnica: è una specificazione tecnica, comprese le disposizioni amministrative, la cui

 osservanza è obbligatoria per la commercializzazione e l’utilizzazione in uno stato membro; e

le disposizioni legislative, amministrative e regolamentari degli stati membri intese a vietare

la fabbricazione, la commercializzazione o l’utilizzazione di un prodotto.

La norma è una specificazione tecnica per applicazione ripetuta o continua, la cui

 osservanza non si aobbligatoria. A seconda dell’organismo che la emana può essere

internazionale, europea o nazionale. [a Catania la STMicroelecttronics pretende la

certificazione per i suoi fornitori].

Gli SCOPI della normazione possono essere: facilitare gli scambi nazionali ed internazionali;

migliorare l’economicità e la produttività attraverso l’unificazione e la compatibilità dei metodi e

dei prodotti; facilitare la comunicazione tecnica a livello nazionale ed internazionale; assicurare

la sicurezza delle persone, la difesa dell’ambente, riducendo i rischi; salvaguardare gli interessi

dei consumatori e quelli della collettività; migliorare la qualità della vita, eliminando il tempo e lo

sforzo dedicati a risolvere problemi dispersivi o già risolti.

Il CARATTERE della norma può essere:

Cogente ovvero obbligatoriamente imposto e verificato attraverso controlli;

 Volontario per la cui diffusione sono previsti incentivi come i riconoscimenti per la qualità

 nazionali e internazionali.

Lo SPAZIO della normativa si estende su tre dimensioni:

Il contenuto della normazione, può riguardare l’unificazione dei materiali, dei prodotti, dei

 linguaggi etc.

Il settore merceologico interessato alla normazione

 L’ente di normazione che può essere rappresentato dalla singola azione, da associazioni

 di categoria, da nazioni o dal mondo internazionale.

ENTI DI NORMAZIONE- il settore elettrotecnico è stato il primo a dotarsi di organismi di

normazione indipendenti e riconosciuti a livello nazionale e internazionale con l’IEC che nasce nel

1906. Pe rutti gli altri settori si dovette aspettare il 1926 con l’ISO.

(Ente Nazionale di Unificazione (Comitato Elettronico Italiano)

Nazionale: UNI e CEI

 (Comitato Europeo di Normazione) (Comitato Europeo di

Europeo: CEN e CENELEC

 Normazione Elettrotecnica)

(International Organization for Standardization) (International

Mondiale: ISO e IEC

 Electrotechical Commission)

LE NORMATIVE ISO 9000 PER LA CERTIFICAZONE DEI SISTEMI

QUALITA’ AZIENDALI

La metodologia dell’assicurazione della qualità è stata oggetto di prescrizioni in numerosi

regolamenti, codici, documenti normativi. Così alla fine degli anni ’70 nasce l’esigenza di dare un

assetto unitario e coerente alle normative di assicurazione della qualità. Ma questa esigenza

veniva interpretata in modo diverso, con terminologie diverse sia nei vari settori che nei vari

paesi. Questo rappresentava un grosso pericolo di confusione tenuto conto dell’intreccio sempre

più fitto tra Paesi negli scambi internazionali. Sono state queste le ragioni che hanno spinto l’ISO

a costituire il Comitato Tecnico 176 “Quality Assurance” affidandogli il compito di emettere

normative nel campo della qualità. Così nel 1987 sono state emesse le ISO 9000 che, hanno

permesso di standardizzare l’approccio all’introduzione in azienda di un Sistema Qualità,

superando così le differenze tra diversi sistemi nazionali e settori merceologici; diventando il

modello di riferimento internazionale per lo sviluppo del Sistema Qualità aziendale.

ISO 9000:1987

La norma messa a punto nel 1987, per il settore manifatturiero, era

costruita abbastanza rigidamente sui 3 concetti base: la centralità del management che

assume la piena responsabilità dell’azienda e attribuisce le autorità e le responsabilità; il

processo produttivo come spina dorsale dell’attività da cui originano tutti gli altri processi; il

sistema di autocontrollo come garanzia di buon funzionamento e per il cliente. L’obiettivo

della norma del 1987 era quello di facilitare gli scambi commerciali assicurando la qualità del

prodotto/servizio come conformità alle specifiche.

Tutte le norme ISO 9000 sono permeate dall’importanza del cliente nel mondo industriale. Alla

voce “concetti principali” troviamo: conseguire e mantenere la qualità dei prodotti e ricercarne il

continuo miglioramento; migliorare la qualità del modi di operare così da soddisfare in modo

continuativo le esigenze espresse ed implicite dei clienti e delle altre parti interessate; dare

confidenza alla propria direzione e agli altri dipendenti che i requisiti per la qualità sono

soddisfatti e mantenuti e che vengono attuati miglioramenti per la qualità; dare confidenza ai

clienti e alle parti interessate che i requisiti di qualità sono e saranno conseguiti nel prodotto

finito; dare confidenza che i requisiti del sistema di qualità sono soddisfatti.

ISO 9000/94

Nel 1994 è stata revisionata. La serie delle norme era applicabile a due

differenti situazioni:

Contrattuale o di Assicurazione della Qualità (ISO 9001; ISO 9002; ISO 9003);

 Non contrattuale o di Gestione della Qualità (ISO 9004).

Le norme ISO 9000 comprendono 5 norme in particolare:

UNI EN ISO 9000/94

La norma è un’attenta guida per la scelta e l’utilizzazione

 delle norme riguardanti il Quality Management e la Quality Assurance. Gli standards delle

norme che si riferiscono al Quality Management (QM) forniscono una guida per fornitori di

tutti i tipi di prodotti e servizi; i quali vogliono implementare efficaci sistemi di qualità, o

migliorarli, nella propria organizzazione. gli standards delle norme che si riferiscono alla

Quality Assurance (QA) forniscono requisiti generici universali in base ai quali il cliente può

valutare l’adeguatezza del sistema di qualità del fornitore. La normativa era composta di più

parti: UNI EN ISO 9000-1 Norme di QM e QA. era una guida nell’utilizzazione dell’intera

o famiglia delle norme ISO 9000

UNI EN ISO 9000-2 Norme di QM e QA. era una guida generale per l’applicazione delle

o norme ISO 9001, ISO 9002, ISO 9003.

UNI EN ISO 9000-3 Norme di QM e QA. guida per l’applicazione della ISO 9001 allo

o sviluppo, fornitura e manutenzione del software.

UNI EN ISO 9000-4 Norme di QM e QA. guida per la gestione del programma di

o fidatezza.

UNI EN ISO 9001/94 UNI EN ISO 9002/94 UNI EN ISO 9003/94

Le norme , e

 queste norme erano quelle da utilizzare ai fini contrattuali e quindi quelle più importanti ai

fidi di utilizzo sul mercato, a fini di assicurazione della qualità del proprio sistema aziendale,

ai fini di dar prova della capacità di soddisfare la qualità promessa nelle prestazioni dei propri

prodotti.

La UNI EN ISO 9001 era un modello per la QA nella progettazione, sviluppo,

o fabbricazione, installazione ed assistenza. Era la più completa e con essa si richiedeva

che la conformità ai requisiti specificati doveva essere assicurata dal fornitore in tutte

le diverse fasi del processo produttivo.

UNI EN ISO 9002 era un modello per la QA nella fabbricazione, installazione ed

o assistenza.

UNI EN ISO 9003 era un modello per la QA nelle prove, controlli e collaudi finali.

o

TAB.2 PAG 27 UNI EN ISO 9004

La norma era utilizzata in situazioni non contrattuali. Essa non

 certifica ma aiuta l’imprenditore nell’approccio al QM. Dava infatti indicazioni su fattori

tecnici, umani, gestionali ed economici che influenzano la Qualità di un prodotto o servizio in

tutto il suo ciclo dall’individuazione dei bisogni alla soddisfazione del cliente.

L’intera struttura della norma era composta di UNI EN ISO dalla 9004-1 alla 9004-8, erano

rispettivamente: guida generale; guida per i servizi; guida per i materiali da processo

continuo; guida per il miglioramento della qualità; guida per i piani della qualità; guida per

l’assicurazione della qualità nella gestione di progetti; guida per la gestione della

configurazione e l’ultima guida sui principi della qualità e la loro applicazione alle pratiche di

gestione.

La ISO 9004 era, tra le ISO 9000, quella che maggiormente si avvicinava agli obiettivi della

Qualità Totale.

DALLA ISO 9000 ALLA VISION 2000

Le norme ISO 9000 del 1994, utilizzate in ambito contrattuale, orientate prevalentemente alle

aziende di tipo manifatturiero, si adattavano meno alle aziende o alle organizzazioni di servizio

creando così elemento di confusione. Così l’ISO ha dato avvio ad un programma di revisione e di

Vision 2000 .

(ISO 9001:2000)

rielaborazione delle norme stesse.

Nel 1997 il Comitato Tecnico 176 ha svolto un’inchiesta internazionale per comprendere quali

siano state le difficoltà incontrate dai manager. Dall’inchiesta sono emerse le seguenti priorità:

Compatibilità tra sistema qualità e sistema gestione ambientale

 Struttura basata sul concetto di processo

 Possibilità di adattarsi alle varie organizzazioni

 Miglioramento continuo e prevenzione delle non conformità

 Semplicità nell’uso, facilità di comprensione, linguaggio e terminologia chiari e facilmente

 traducibili

Facilità nell’autovalutazione

 Accettabilità per ogni tipo di organizzazione e settore industriale eliminando l’impostazione

 manifatturiera del modello organizzativo. PRINCIPI

A differenza del pacchetto ISO 9000, la Vision 2000 fa riferimento a suoi

ISPIRATORI (o 8 pilastri) al fine di facilitare la comprensione e applicazione del Quality

Management:

1. Organizzazione orientata al cliente: l’obiettivo principale della gestione della qualità è

quello di soddisfare le esigenze dei clienti e di sforzarsi di superare le loro aspettative. Infatti

il successo durevole è raggiunto quando un’organizzazione attrae e trattiene la fiducia dei

clienti e delle altre parti interessate dalle quali essa dipende e ne comprende le esigenze

attuali e future.

2. Leadership: i leader devono stabilire l’unità di intenti e di indirizzi dell’organizzazione.

Spetta a loro creare e mantenere l’ambiente interno adatto al coinvolgimento di tutto il

personale nel perseguimento degli obiettivi dell’organizzazione.

3. Coinvolgimento del personale: il personale costituisce l’essenza di una organizzazione e

il loro coinvolgimento permette di mettere la loro abilità al servizio dell’organizzazione.

4. Approccio basato sui processi: risultati costanti e affidabili sono ottenuti in modo più

efficace ed efficiente quando le attività sono intese e gestite come processi.

5. Visione sistematica della gestione aziendale: identificare, capire e gestire un sistema

di processi interconnessi per perseguire determinati obiettivi, migliorare l’efficacia e

l’efficienza di una organizzazione.

6. Decisioni basate su dati attendibili e concreti

7. Miglioramento continuativo: le organizzazioni di successo sono costantemente

concentrate sul miglioramento. Il miglioramento è essenziale affinché un’organizzazione

mantenga i corretti livelli di prestazione, reagisca ai cambiamenti delle proprie condizioni

interne ed esterne e crei nuove opportunità.

8. Rapporti di reciproca utilità con i fornitori: una organizzazione ed i suoi fornitori sono

interdipendenti ed un rapporto di reciproca utilità migliora la loro abilità di creare valore.

L’approccio della norma è basato sui processi anziché sulle responsabilità gerarchiche dà una

maggiore flessibilità all’organizzazione stessa e inoltre tende a coinvolgere maggiormente tutti

gli enti nel risultato finale ed è graficamente rappresentabile nella FIG.8- MIGLIORAMENTO

CONTINUO pag. 29

TAB. 3 EVOLUZIONE DELLE NORME VOLONTARIE

La norma messa a punto nel 1987 per il settore manifatturiero, era costruita abbastanza

rigidamente sui 3 concetti base: la centralità del management che assume la piena

responsabilità dell’azienda e attribuisce le autorità e le responsabilità; il processo produttivo

come spina dorsale dell’attività da cui originano tutti gli altri processi; il sistema di

autocontrollo come garanzia di buon funzionamento e per il cliente. L’obiettivo della norma del

1987 era quello di facilitare gli scambi commerciali assicurando la qualità del

prodotto/servizio come conformità alle specifiche.

L’approccio della Vision 2000 continua a reggersi su questi 3 concetti base, ma sviluppa il

concetto di processo e mette in evidenza i quattro processi fondamentali, o meglio le quattro

gestioni dei processi applicabili ad ogni sistema: management responsibility, resource

management, process management, measurement and analysis, improvement. Questa

impostazione meno gerarchica e dunque più flessibile rende lo standard generale, facendolo

uscire dal settore manifatturiero e ne permette l’applicazione a tutte le realtà organizzative. La

soddisfazione del cliente, da un traguardo da raggiungere diventa una conditio sine qua non,

ovvero un fatto sistematico e imprescindibile della certificazione.

Le norme della famiglia ISO 9000/2000 sono:

La ISO 9000:2000 ha lo scopo di stabilire i requisiti del sistema di gestione per la qualità

 che devono essere soddisfatti quando un’azienda deve dimostrare (al cliente o

all’organismo di certificazione) la propria capacità di fornire prodotti conformi.

LA ISO 9001:2000 sostituisce le 3 norme di assicurazione della qualità (9001, 9002, 9003)

 precisando i requisiti di un sistema di gestione per la qualità. È l’unico riferimento

contrattuale con cui l’azienda può ottenere la certificazione.

LA ISO 9004:2000 ha lo scopo di fornire una guida per il miglioramento del sistema di

 gestione per il miglioramento delle prestazioni e il raggiungimento dell’eccellenza.

LA ISO 19011 e LA ISO 10012 sono linee guida per i sistemi di auditing della Qualità.

Nella revisione i 20 punti della ISO 9001:1994 confluiscono in otto punti della ISO

9001:2000.

PUNTI DEL MANUALE DI QUALITA’

Infatti I sono:

In quali unità produttive ti vuoi certificare?

1. SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE:

con quali normative ti stai certificando?

2. RIFERIMENTI: definizioni dei concetti principali (per esempio di ISO, cliente ecc)

3. DEFINIZIONI: viene redatta dal responsabile

4. GUIDA AL SISTEMA DI GESTIONE PER LA QUALITA’:

della qualità che nelle P.M.I può coincidere con l’imprenditore e fa riferimento a politiche,

obiettivi e performance che si vogliono raggiungere.

5. RESPONSABILITA’ DELLA DIREZIONE

Do

6. GESTIONE DELLE RISORSE:

7. GESTIONE DEI PROCESSI Check

8. MISURE, ANALISI E MIGLIORAMENTO:

Nella nuova norma è più evidente il collegamento con il principio espresso da Deming, reso in

ruota

forma grafica con la sua e basato sui 4 passi fondamentali della gestione aziendale:

1. PLAN= Pianificare gli obiettivi

2. DO= comprendere quali sono le risorse necessarie per raggiungere gli obiettivi

3. CHECK= controllo

4. ACT= agire, ovvero metto in pratica con le risorse ciò che l’azienda aveva pianificato.

Esempio: plan= incrementare l’output del 10%. Do= investire per nuove tecnologie, risorse o

pubblicità. Check: verifico se l’incremento del 10% è stato raggiunto. Se sì act, se no pianifico di

nuovo.

FIG. 9 LA RUOTA PDCA

LA NORMATIVA ISO 9001:2008 ISO

Nel novembre del 2008 l’ISO ha emanato la nuova versione della normativa del SGQ. La

9001/2008 può essere utilizzata da parti interne ed esterne all’organizzazione, compresi gli

organismi di certificazione, per valutare la capacità dell’organizzazione di soddisfare i requisiti

del cliente, i requisiti cogenti applicabili al prodotto e i requisiti stabiliti dall’organizzazione

stessa.

In modo più dettagliato la norma ISO 9001:2008 specifica i requisiti di un sistema di gestione per

la qualità per la qualità per un’organizzazione che:

a) Ha la necessità di dimostrare la propria capacità di fornire con regolarità un prodotto che

soddisfi i requisiti del cliente.

b) Desidera accrescere la soddisfazione del cliente tramite l’applicazione efficace del sistema

qualità, del miglioramento continuo e dell’assicurazione della conformità ai requisiti del

cliente.

Nella revisione gli 8 punti della ISO 9001:2000 confluiscono negli 8 punti nella ISO 9001:2008

(solo un approccio terminologico diverso).

1. SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE

2. RIFERIMENTI NORMATIVI

3. TERMINI E DEFINIZIONI

4. SISTEMA DI GESTIONE PER LA QUALITA’

5. RESPONSABILITA’ DELLA DIREZIONE

6. GESTIONE DELLE RISORSE

7. REALIZZAZIONE DEL PRODOTTO

8. MISURAZIONE, ANALISI E MIGLIORAMENTO

La ruota di Deming si deve applicare al manuale di qualità, per cui avremo: Plan (5.4

pianificazione); Do (6.1 messa a disposizione delle risorse); Check (8. Misurazione, analisi e

miglioramento); Act. UNI EN ISO 9004:2009

Il 26 novembre 2009 è stata emessa dall’UNI la nuova norma -

gestire un’organizzazione per il successo durevole. l’edizione revisionata della ISO 9004

fornisce una guida alla direzione per conseguire un successo che si sostiene nel tempo per

qualsiasi organizzazione, in un contesto complesso, esigente ed in continuo mutamento. Essa ha

come obiettivo quello di: illustrare i cambiamenti della ISO 9004 rispetto alla precedente

versione; spiegare le principali novità per stimolare applicazioni aziendali verso il successo

durevole; facilitare l’applicazione dello strumento di autovalutazione per individuare aree di

miglioramento all’interno della propria organizzazione. In ogni caso essa non certifica ma è una

guida per l’azienda nel TQ. La norma continua ad enfatizzare l’adozione di un approccio per

processi nello sviluppo, attuazione e miglioramento dell’efficacia di un sistema di gestione per

la qualità, al fine di accrescere la soddisfazione del cliente mediante il rispetto dei requisiti del

cliente stesso. FIG. 11 pag. 35 generalità;

Differenze tra la ISO 9001:2000 e la ISO 9001:2008- Modifiche più significative:

approccio per processi; relazione con la ISO 9004; scopo e campo di applicazione; requisiti

relativi alla documentazione(vi è una maggiore flessibilità nella creazione di procedure

documentate); autorità, responsabilità e comunicazione; risorse umane(la competenza è un

aspetto chiave e lo è ancor di più nella nuova norma, la quale stabilisce che la competenza del

personale che influenza direttamente o indirettamente le prestazioni della conformità del

; infrastrutture(adesso

prodotto ai requisiti debba essere controllata dall’organizzazione) oltre ai

servizi di supporto quali trasporti e comunicazione, vi sono i sistemi informatici per assicurare il

prodotto); ambiente di lavoro(la

rilascio del definizione di ambiente di lavoro è ora più precisa ed

include i fattori fisici, ambientali ed altri fattori ancora quali il tempo atmosferico, l’illuminazione,

;

il rumore e la temperatura, per assicurare che vengano assicurati i requisiti del prodotto)

processi relativi al cliente (garanzia, );

assistenza, indagini sulla soddisfazione, i reclami

progettazione e sviluppo(gli elementi in uscita dalla progettazione e sviluppo devono soddisfare i

requisiti in ingresso alla progettazione e sviluppo, fornire adeguate informazioni per

l’approvvigionamento, produzione e per l’erogazione di servizi; devono contenere i criteri di

accettazione per i prodotti; precisare le caratteristiche dei prodotti; a queste sono state aggiunte

; produzione ed erogazione del servizio; apparecchiature

descrizioni inerenti alla conservazione)

di misurazione e monitoraggio (è stata aggiunta una guida per includere la capacità di

monitorare costantemente l’efficacia del software utilizzato e determinare l’adeguatezza ai fini

impiegato); analisi dei dati; azioni correttive e preventive.

per i quali è ISO 9000:2015

LA NUOVA NORMA

Il contesto in cui si trova ad operare l’organizzazione del 21esimo secolo è caratterizzato dal

veloce cambiamento, dalla globalizzazione dei mercati e da risorse limitate. Non siamo ancora a

conoscenza dei vantaggi, degli effetti e delle strategie della nuova norma poiché non è ancora

stata applicata dalle aziende ma siamo in una fase di transizione. Tuttavia nella nuova norma

cambiano i principi, la struttura e i punti del manuale di qualità; vi è dunque una modifica

strutturale proprio come nella Vision 2000.

PRINCIPI fondamentali su cui si basa il cambiamento delle norme

1. Focalizzazione sul cliente l’obiettivo principale della gestione della qualità è quello di

soddisfare le esigenze dei clienti e di sforzarsi di superare le loro aspettative. Infatti il

successo durevole è raggiunto quando un’organizzazione attrae e trattiene la fiducia dei

clienti e delle altre parti interessate dalle quali essa dipende e ne comprende le esigenze

attuali e future. Azioni che potrebbero essere intraprese: riconoscere i clienti diretti e indiretti

come coloro che ricevono valore dall’organizzazione; gestire attivamente il rapporto con i

clienti; collegare gli obiettivi dell’organizzazione ai bisogni e alle aspettative dei clienti;

misurare e monitorare la soddisfazione del cliente e intraprendere azioni appropriate.

2. Leadership i leader devono stabilire l’unità di intenti e di indirizzi dell’organizzazione.

Spetta a loro creare e mantenere l’ambiente interno adatto al coinvolgimento di tutto il

personale nel perseguimento degli obiettivi dell’organizzazione.

3. Impegno delle persone per l’organizzazione è essenziale che tutte le persone siano

competenti, responsabilizzate e impegnate nel produrre valore. Per gestire in modo efficace

ed efficiente, è importante coinvolgere le persone a tutti i livelli e rispettarle come individui.

Il riconoscimento, la responsabilizzazione e l’accrescimento della conoscenza facilitano

l’impegno delle persone.

4. Approccio per processi

5. Miglioramento le organizzazioni di successo sono costantemente concentrate sul

miglioramento. il miglioramento è essenziale affinché un’organizzazione mantenga i corretti

livelli di prestazione, reagisca ai cambiamenti delle proprie condizioni interne ed esterne e

crei nuove opportunità.

6. Processo decisionale basato sull’evidenza le decisioni basate sull’analisi e la

valutazione dei dati e delle informazioni hanno maggiore probabilità di generare i risultati

desiderati. È dunque importante comprendere le relazioni di causa ed effetto e le eventuali

conseguenza indesiderate. Infatti l’evidenza e l’analisi dei dati inducono a una maggiore

oggettività e fiducia nella decisone assunta.

7. Gestione delle relazioni ai fini di un successo durevole, l’organizzazione gestisce le

proprie relazioni con le parti interessate, quali i fornitori che influenzano le prestazioni

dell’organizzazione. (gli 8 punti della ISO 9001:2008 sono stati modificati. L’ottavo punto

I PUNTI DELLA NORMA

del vecchio manuale è stato scisso nei punti 9 e 10 di quello nuovo. Mentre il quarto punto è

divenuto il quinto).

1. SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE

2. RIFERIMENTI NORMATIVI

3. TERMINI E DEFINIZIONI

4. CONTESTO DELL’ORGANIZZAZIONE (descrivere l’organizzazione aziendale)

5. LEADERSHIP (deve focalizzare sul cliente interno ed esterno le politiche di qualità e

comunicarle)

6. PIANIFICAZIONE PER IL SGQ

7. SUPPORTO (7.1 risorse- prima era “gestione delle risorse”; 7.1.2 “persone” -prima era

“risorse umane”)

8. ATTIVITA’ OPERATIVE (esplicare le attività a monte e il controllo)

9. VALUTAZIONE DELLE PRESTAZIONI

10. MIGLIORAMENTO

Principali differenze nei PRINCIPI fra ISO 9001/2008 e la ISO 9001/2015

ISO 9001:2008 (8 principi) ISO 9001:2015 (7 principi)

Orientamento al cliente Orientamento al cliente- il concetto di cliente

viene

amplificato e tutti i processi dell’azienda sono

protesi al

cliente interno ed esterno.

Leadership Leadership

Coinvolgimento del personale Coinvolgimento del personale- già previsto, ma

qui

diventa un principio base

Approccio per processi Approccio per processi- l’azienda è vista come

un continuo

flusso di processi.

Approccio sistemico alla gestione Miglioramento

Miglioramento continuo Decisioni basate su evidenze

Decisioni basate su dati di fatto Gestione delle relazioni- clienti, fornitori, chi da

assistenza

ecc.

Rapporti di reciproco beneficio con i fornitori

Definizione di RISK- è necessario determinare i rischi e le opportunità che bisogna affrontare

per fornire assicurazione che il sistema di gestione possa conseguire gli esiti previsti, prevenire o

ridurre gli effetti indesiderati, conseguire il miglioramento continuo; definire e mettere in pratica

le azioni per affrontare questi rischi e opportunità. Il rischio è l’effetto dell’incertezza, la quale

può avere esiti negativi o positivi. L’effetto positivo di un rischio può generare un’opportunità.

Sul rischio giocano 2 variabili: 1) la probabilità che un errore, incidente, una non conformità

accada in azienda e cercare di limitare i danni; 2) il danno, moltiplicato alla probabilità che

questo accada. Per danno si intende il valore economico della non conformità, errore avvenuta. I

motivi di un errore possono essere fattori: umani, tecnici o fortuiti.

Principali differenze nella TERMINOLOGIA fra ISO 9001: 2008 e futura ISO 9001:2015

ISO 9001: 2008 ISO 9001:2015

Prodotti Prodotti e servizi- adesso per output non si

intende

Prodotti, ma anche servizi. Questo è dovuto

alla

Terziarizzazione dei processi.

Esclusioni Non utilizzato ovvero la fase non è presente

All’interno del processo

Documentazione, registrazioni Informazione documentata

Ambiente di lavoro era già una novità nel

Ambiente per l’esecuzione dei processi

2008 poiché

Molte fasi dei processi oggi sono eseguibili

anche

Tra le mura domestiche attraverso i software,

per

Cui per ambiente di lavoro non si intende più

Esclusivamente la fabbrica

Prodotto approvvigionato Prodotti e servizi forniti dall’esterno

Fornitore Fornitore esterno si deve specificare se è

un

Fornitore esterno, ovvero occasionale

CAMBIAMENTI DOCUMENTALI

Sebbene le ISO 9001 non richieda specificamente nessuna fra esse, alcuni documenti che

potrebbero aggiungere valore al SGQ comprendono: organigramma; mappe di processo;

procedure; documenti che contengono comunicazioni interne; liste di fornitori approvati; piani

strategici; piani di produzione; specifiche; istruzioni di lavoro e/o di prova.

LA CERTIFICAZIONE

La certificazione è un documento di comunicazione. Serve all’azienda per comunicare e

convincere l’esterno (cliente, consumatore, pubblica amministrazione) dell’esistenza del

prodotto o del servizio dei contenuti qualitativi che sono effettivamente conferiti. Per l’azienda è

un atto necessario ed indifferibile. Occorre dunque che l’imprenditore stabilisca un rapporto di

fiducia con l’utilizzatore anche quando quest’ultimo sia lontano dalle fonti produttive e di

erogazione di servizi. Ciò può essere conseguito con diverse modalità:

Una dichiarazione di conformità con la quale l’azienda autocertifica la conformità dei

 suoi prodotti/servizi stardars di qualità. Questa è la forma meno oggettiva e credibile.

Un’attestazione di conformità, ovvero l’atto mediante il quale un laboratorio di prova,

 parte terza indipendente, testimonia che un determinato campione sottoposto a prova è

conferme ad una specifica norma o documento normativo.

Una certificazione di conformità che è l’azione di attestazione, per mezzo di un

 certificato di conformità, che un prodotto/servizio è conforme a particolari norme o a

specifiche tecniche. Essa è la forma più credibile in quanto rilasciata da un organismo di

partecipazione super partes, ovvero un ente terzo ed indipendente.

Esistono due tipi di certificazione a seconda dell’oggetto, ovvero a seconda se l’azienda vuole

certificare il processo produttivo oppure l’output. Dunque possiamo distinguere: certificazione di

prodotto e certificazione di processo.

Certificazione di processo

 ente di certificazione controlla la permanenza in azienda delle caratteristiche del

oUn

sistema qualità dell’azienda.

ente di accreditamento controlla l’efficacia dell’operato dell’ente di certificazione e di

oUn

garantire l’attività verso l’esterno.

Certificazione di prodotto- si distinguono

 ente di certificazione controlla la permanenza delle conformità sul luogo di

oUn

produzione e sul mercato

laboratorio di prova delle conformità, dei tecnici attestano la conformità delle

oUn

specifiche di prodotto

ente di accreditamento degli organismi di certificazione

oUn ente di accreditamento dei laboratori di prova che controlli l’attività degli stessi nel

oUn

rispetto delle norme esistenti e ne garantisca l’attendibilità verso l’esterno.

Un’ultima attività importante per la certificazione dei prodotti o de sistemi è la taratura degli

strumenti di prova, di misura e di controllo, garantita dai centri di taratura accreditati.

FIG.13 LA PIRAMIDE DELLA QUALITA’

Il manuale deve essere considerato uno strumento per promuovere la qualità in seno all’impresa

e ai suoi clienti. Per questo esso deve essere:

Chiaro e preciso: occorre limitarsi all’essenziale, riportare i dettagli nelle istruzioni proprie

 a ogni servizio o attività

Convincente: deve essere ben presentato in modo da ottenere l’adesione sia dei clienti

 che del personale

Esatto e onesto: se il manuale cita misure non messe in atto toglie credibilità sia

 all’impresa di fronte ai clienti che al servizio qualità di fronte al personale.

Il manuale deve contenere: la politica e gli obiettivi del sistema qualità; la normativa di

riferimento; l’organigramma funzionale e i mansionari; la responsabilità della direzione; l’uso e

l’applicabilità delle tecniche statistiche in azienda; i criteri di formazione e gestione del

personale; i criteri di revisione aggiornamento e variazione del sistema qualità.

FIG. 14 PAG 51- ITER DI CERTIFICAZIONE SECONDO L’ISO 9000

Lo schema di flusso va letto dall’alto verso il basso. Abbiamo 2 fasi: una documentale e una di

controllo. La prima fase inizia con l’azienda che invia domanda e il manuale all’organismo di

certificazione. L’organismo di certificazione controlla che la domanda sia bene redatta e la

conformità del sistema qualità descritto nella documentazione. Se la domanda non è conforme si

torna al passeggio precedente e l’azienda ha circa 3 mesi per correggere gli errori di

compilazione. Se è conforme vi è la c.d. fase di Audit, ovvero controlli compiuti di auditor che

verifica nell’azienda la conformità di quanto descritto nel manuale. (si tratta di un controllo

esterno). Nel caso in cui quanto scritto non è veritiero, la domanda viene rigettata e l’azienda ha

tempo per rimediare. Se essa è conforme, si arriva al rilascio del certificato di qualità che dura 3

anni. La durata di 3 anni risponde proprio all’esigenza per l’impresa del miglioramento continuo

e del cambiamento. Infine annualmente vi sono visite ispettive.

IL SISTEMA QUALITA’ ITALIANO

FIG. 15 PAG 52

Si legge dal basso verso l’alto. L’azienda che vuole ottenere la certificazione, può fare domanda

solo agli enti di certificazione/laboratori di prova. [per il processo solo enti di certificazione per il

prodotto entrambi]. I centri di taratura sono quelli che tarano i laboratori di prova. Dopo vi sono

gli enti di accreditamento, i quali attestano che gli enti di certificazione possano rilasciare le

certificazioni. All’apice vi sono gli enti di normazione volontaria che non hanno contatto con le

imprese, ma emanano norme per gli enti di accreditamento.

 UNI (e il CEI per il settore elettronico) come ente nazionale di normazione

 SINCERT (sistema nazionale di accreditamento degli organismi di certificazione)

 SINAL (sistema nazionale per l’accreditamento dei laboratori)

 SIT (sistema italiano di taratura)

Di particolare importanza è l’accordo per il mutuo riconoscimento degli accreditamenti e quindi

dei certificati emessi dagli enti accreditati, denominato Multilateral Agreement firmato nel

1995 fra gli enti di accreditamento di Italia, Germania, Paesi Bassi, Spagna, Svizzero, Regno

Unito, Norvegia, Finlandia e Svezia. Gli accordi prevedono in particolare che gli enti di

accreditamento nazionali si impegnino a:

Riconoscere che i sistemi di accreditamento gestiti dagli organismi firmatari sono

 equivalenti al proprio sistema

Riconoscere che la qualità dei certificati emessi in un altro sistema è equivalente alla

 qualità dei certificati emessi nel proprio sistema;

Raccomandare e promuovere l’accettazione dei certificati emessi dagli organismi di

 certificazione accreditati dagli enti firmatari da parte di tutti gli utenti del proprio paese.

Per cui la risposta alla domanda “è possibile ampliare un ente di certificazione in un’altra

nazione”? è si grazie al Multilateral Agreement.

DAL SINCERT AD ACCREDIA- nel 2009 è stato stipulato l’atto di fusione di SINAL e SINCERT

con la costituzione di ACCREDIA (sistema nazionale di accreditamento) che assorbe tutte le

funzioni, attività, il personale e le sedi dei due enti.

L’accreditamento è un processo tramite il quale un ente di terza parte, indipendente e

autorevole stabilisce, ai sensi di norme riconosciute ed applicabili, l’imparzialità e la

competenza di un’organizzazione- o di un singolo professionista- si eseguire specifici

compiti, in un determinato contesto sociale. Per quanto riguarda l’accreditamento degli

enti di certificazione, la norma internazionale ISO 17011 favorisce l’omogeneità dei

comportamenti degli enti di accreditamento, per quanto riguarda l’applicazione degli

standard in conformità ai quali effettuano la valutazione delle competenze degli

organismi che rilasciano l certificazioni aziendali.

Per quanto riguarda l’accreditamento dei servizi dei laboratori, la norma internazionale ISO

17025 definisce i requisiti che un laboratorio deve soddisfare per dimostrare la competenza

tecnica del suo personale e la disponibilità di tutte le risorse tecniche tali da garantire dati e

risultati che siano accurati e affidabili per specifiche prove, misure e tarature.

COSTI E BENEFICI DELLA CERTIFICAZIONE

I vantaggi indotti dalla certificazione non sempre sono facilmente identificabili e quantificabili, in

quanto molto spesso si tratta di vantaggi indotti che si realizzano gradualmente e non sempre

corrispondono a valori in denaro contante.

I VANTAGGI della certificazione sono:

Apertura a nuovi mercati nei quali essa è un requisito indispensabile

 Verifica ed attestazione della validità del Sistema Qualità aziendale da parte di un Ente

 terzo;

Ritorno positivo in termini di immagine aziendale e credibilità delle politiche aziendali

 Ridimensionamento delle responsabilità legali di prodotto difettoso

 Miglioramento dell’efficienza aziendale dovuta ad una revisione dei processi aziendali e ad

 una loro razionalizzazione.

I RISCHI consistono in:

Considerare la certificazione come un fattore distintivo o un vantaggio competitivo senza la

 necessaria tensione a fare di più e meglio.

Prevalere la forma sulla sostanza della qualità

 Cristallizzazione della certificazione con conseguente limitata flessibilità e scarsa capacità

 di adattamento del sistema aziendale.

Per analizzare i COSTI di qualità occorre far riferimento a 2 dei padri della qualità: Juran e

Feigenbaum

Secondo Juran, i costi di qualità possono essere distinti in due raggruppamenti.

costi per ricerche di mercato

1. Nel primo: (con lo scopo di conoscere i desideri qualitativi dei

costi per R&S

consumatori); (al fine di poter creare un prodotto che possa soddisfare questi

costi di progettazione

desideri qualitativi) e (al fine di sviluppare il prodotto e programmare

la produzione). costi per stabilire le specifiche di qualità a cui il prodotto deve conformarsi;

2. Nel secondo:

costi per la determinazione dei metodi e cicli di lavorazione e i quelli che costituiscono il

costi per ispezioni e test di funzionamento costi per la prevenzione

“gold in mine” ovvero ;

dei difetti; costi per difetti di qualità; costi per l’assicurazione della qualità .

Secondo Feigenbaum vi sono 4 categorie di costo fondamentali:

1. Costi di prevenzione sono tutti quelli che l’impresa sostiene allo scopo di impedire che

siano commessi errori;

2. Costi di valutazione sono tutti quei costi sostenuti per valutare e verificare che ogni

azione è stata ogni volta compiuta correttamente.

3. Costi dell’errore interno: includono tutti i costi sostenuti dall’impresa a causa degli errori

trovati prima dell’accettazione del prodotto/servizio da parte del cliente

4. Costi dell’errore esterno includono i costi sostenuti dal produttore quando un prodotto

inaccettabile è consegnato al cliente esterno.

I costi di prevenzione e valutazione sono costi di investimento. Mentre nei costi di errore non

stiamo più investendo, ma l’errore è già avvenuto. Quello più grave è quello esterno perché

l’output non conforme è già arrivato al cliente finale.

I costi della qualità - dipendono dalle dimensioni dell’azienda. Tuttavia il termine “costi

della qualità” è ingannevole perché la qualità alla lunga fa risparmiare del denaro e non

rappresenta un costo fine a sé stesso. Si dovrebbe piuttosto parlare di costi della non qualità

poiché la qualità può essere considerata come una sorta di investimento per il futuro, prima si

trova un errore e meno costerà all’organizzazione. I costi da attenzionare all’interno di

un’organizzazione sono: i costi di controllo, i costi per la mancanza di controllo e i costi

indiretti della qualità. -

I COSTI DI CONTROLLO sono costi che hanno lo scopo di ridurre al minimo le conformità, essi

costi di prevenzione costi di valutazione.

sono: i e i I costi di prevenzione e i costi di

valutazione sono costi di investimento. Costi di investimento ed errori sono inversamente

proporzionali, in quanto al crescere dei costi di investimento si riduce il numero di errori e

viceversa. FIG. PAG. 59. Alcuni esempi di osti di prevenzione: costi legati a ricerche di marketing;

costi per la progettazione dei processi e per il loro controllo; pianificazione della qualità; costi

relativi alla revisione delle specifiche di prodotto ecc.

Gli errori possono rappresentare una duplice natura: errori cronici o errori sporadici.

1. Gli errori cronici si manifestano nei processi durante le normali condizioni di

funzionamento e le attività volte a ridurle sono dette attività di miglioramento che

comportano costi di miglioramento. Ovvero costi sostenuti dall’azienda per ridurre il

numero e la gravità degli errori cronici presenti ed eliminare gli effetti negativi che ne

conseguono sul piano dei costi e dei ricavi.

2. Gli errori sporadici si manifestano saltuariamente per cause straordinarie e le azioni tese

ad impedirli sono dette azioni di mantenimento con conseguenti costi di

mantenimento.

costi di valutazione

Passando ai essi sono sostenuti dall’organizzazione per mettere in atto le

attività di ispezione relative a tutti i fattori consentendo di separare le unità conformi da quelle

non conformi alle specifiche. La loro funzione è quella di impedire che elementi difettosi

continuino il loro passaggio nel processo produttivo fino a giungere a valle, provocando danni

alla condizione di economicità dell’azienda. Le attività di ispezione consentono di ridurre l’onere

degli errori, il quale cresce con il passaggio dell’unità difettosa da uno stadio all’altro del

processo produttivo e con l’uscita del prodotto dall’azienda. Importanti per le attività di

ispezione sono i controlli di accettazione, i quali possono essere suddivisi in 3 categorie: in

entrata (messe in atto per evitare l’ingresso nel processo produttivo di fattori non conformi);

intermedi (consentono di evitare sprechi ulteriori impedendo ai semilavorati difformi di andare

ancora avanti nei passaggi successivi); e in uscita (per impedire che i prodotti difettosi

raggiungano l’esterno).

COSTI PER LA MANCANZA DI CONTROLLO- sono costi che si annullerebbero nell’ipotesi in

cui non si avessero difformità nel processo in quanto sono collegati alla manifestazione degli

errori. Le unità difettose possono raggiungere il mercato di vendita. In questi casi quando la

difformità si manifesta durante il periodo di garanzia, la responsabilità ricade sull’azienda

comportando dei costi aggiuntivi. In caso contrario l’onere della riparazione ricade interamente

sul cliente; questa circostanza però potrebbe tradursi in una modifica della preferenza di marca

da parte del cliente e nella diffusione di pareri negativi.

LA QUALITA’ DEI SERVIZI

A differenza della qualità dei prodotti che può essere misurata attraverso indicatori quali la

durata, la performance o la quantità di difetti di fabbricazione; la qualità dei servizi rappresenta

un concetto astratto a causa delle loro peculiarità, quali:

Intangibilità: i servizi sono immateriali. La differenza tra prodotto e servizio poggia

 essenzialmente sul grado di tangibilità. L’utente potenziale non ha la possibilità di

esaminare il servizio prima dell’acquisto e la vendita deve necessariamente precedere la

produzione.

Inseparabilità delle fasi di erogazione e di consumo: i servizi vengono prodotti

 nello stesso istante in cui vengono consumati e il cliente partecipa direttamente al

processo di produzione del servizio

Deperibilità: dovuta all’intangibilità del servizio. L’impresa non ha la possibilità di

 lavorare per il magazzino così come l’utente non può immagazzinare servizi, come può

invece fare con i prodotti.

Eterogeneità: poiché la prestazione di un servizio comporta un’esposizione del fattore

 umano significativa.

Considerando il fatto che, diversamente dai beni materiali, la qualità dei servizi non può essere

individuata in modo oggettivo a partire dalla conformità a specifiche tecniche di fabbricazione, la

qualità del servizio è definita come la discrepanza tra le aspettative dei clienti e la prestazione

effettiva per come essi la percepiscono. Il termine “aspettative” è generalmente considerato con

due diversi significati: il risultato che il cliente ritiene probabile (previsione) e quello che

vorrebbe veder avverato (desiderio). Ulteriori ricerche svolte da Parasuraman e Berry indicano

che queste aspettative esistono ad un livello “desiderato” e ad un livello “accettabile” a sua

volta distinti in una zona di tolleranza. Il livello accettabile riflette ciò che il cliente giudica

sufficiente a soddisfarlo e dunque tutti i risultati del servizio compresi entro la zona di tolleranza

vengono considerati adeguati alle aspettative. Al di sotto di essa, i risultati del servizio potranno

deludere il cliente ed incidere negativamente sulla sua fedeltà; al di sopra invece potranno

sorprenderlo piacevolmente, in quanto superano le sue aspettative coincidendo con quanto

desiderato oltre che previsto dal cliente,

PAG. 65 FIG. 17

La misurazione del Customer Satisfaction- la differenza tra il servizio percepito

e quello atteso è funzione di tutta una serie di scostamenti (gap) che dipendono dalla diversa

considerazione del servizio da parte del fornitore rispetto al consumatore. Lo scostamento 1

evidenzia la mancanza di conoscenza da parte del management dell’azienda delle esigenze dei

propri clienti e si può superare acquisendo informazioni direttamente sull’utenza, attraverso

ricerche di mercato adeguate, migliorando il livello di comunicazione tra dirigenti e personale di

contatto. La presenza di uno scostamento 2 sottolinea un errore nella traduzione aziendale

delle esigenze degli utenti in standard di prestazione; il problema si supera intervenendo nella

definizione e realizzazione degli obiettivi, nella standardizzazione dei compiti e nella definizione

delle specifiche di progettazione del servizio. Lo scostamento 3 evidenzia la mancanza di

risorse adeguate all’interno dell’azienda per realizzare gli standard progettati e si supera

analizzando ed intervenendo sulle possibili cause. Lo scostamento 4 sottolinea la presenza di

una comunicazione esterna inadeguata del servizio e delle promesse (es. pubblicità) e quindi

una percezione del servizio da parte del fornitore inadeguata.

CIRCOLI DELLA QUALITA’- Per la qualità totale è necessaria la formazione ininterrotta tutti i

livelli dell’azienda, dal presidente agli operai. Nati in Giappone, i circoli della qualità, possono

essere definiti come dei piccoli gruppo di lavoratori (max. 10) che si costituiscono, in forma

volontaria, allo scopo di portare avanti attività di controllo di qualità all’interno del medesmo

luogo di lavoro. I circoli della qualità si fondano su alcuni pilastri. FIG.

LE DIMENSIONI RILEVANTI DEL SERVIZIO

Affidabilità: la performance dell’organizzazione è regolare, sicura e costante in goni

 momento e ovunque. L’impresa onora completamente e sempre gli impegni presi.

Capacità di risposta: riguarda la volontà e la prontezza degli addetti nel fornire il servizio.

 Competenza:

 Accessibilità: i membri dell’organizzazione sono reperibili ed il contatto con loro è

 semplice e gradevole

Cortesia

 Comunicazione

 Credibilità

 Sicurezza i clienti sono al riparo da ogni rischio fisico, finanziario o morale.

 Comprensione l’organizzazione si sforza di capire i bisogni specifici del cliente e

 adattarvisi il più possibile

Tangibilità l’organizzazione si sforza di concretizzare i servizi offerti

I SETTE STRUMENTI MANAGERIALI

1. Diagramma delle affinità: è uno strumento che consente di sintetizzare classificare,

strutturare le idee poco definite. Si organizza in gruppi basati sui rapporti esistenti tra

ciascuna voce e questo strumento si utilizza un processo creativo piuttosto che logico.

[rettangolo al centro, rettangoli grandi con piccoli dentro e frecce].

2. Diagramma delle relazioni: è uno strumento che prende un’idea, un problema o un

punto che sono considerati centrali e costituisce una mappa dei legami logici consequenziali

tra voci che sono tra loro collegate. Richiede sempre un processo creativo ma inizia a definire

connessioni logiche.

3. Diagramma ad albero: è uno strumento che disegna sistematicamente il completo

spettro di percorsi e di compiti che devono attuarsi per raggiungere un obiettivo primario e

tutti gli obiettivi collegati di ordine inferiore. Questo strumento parte da un livello molto

sintetico e giunge ad una serie di livelli molto dettagliati e pratici.

4. Diagramma PDPC: process decision program chart- è uno strumento di supporto per

stabilire le procedure e le azioni più opportune per lo svolgimento di un progetto. Esso si

propone di prevedere fin dallo stadio di pianificazione tutti gli imprevisti che si possono

incontrare nel corso del progetto e di indicare i relativi mezzi di prevenzione o le

contromisure valutando le alternative.

5. Diagramma a frecce PERT: Program Evahiation and Review Tecnhique è una tecnica

di programmazione e di revisione degli eventi. Questo diagramma serve per definire l’elenco

di azioni più appropriato per qualsiasi compito e per controllare che lo stesso progredisca nel

modo più efficace.

6. Diagramma a matrice è uno strumento utile per stabilire ed evidenziare in modo efficace

le relazioni esistenti tra diverse variabili espresse in forma verbale.

LA QUALITA’ E LA SICUREZZA NEL SETTORE AGROALIMENTARE

L’esigenza di poter disporre di prodotti agroalimentari sani, salubri e materie prime naturali è

diventata la principale necessità dei consumatori di questi anni e di quelli futuri.

I RISCHI della sicurezza alimentare derivano principalmente da:

Batteri ed agenti microbici dovuti alla cattiva lavorazione degli alimenti

 Inquinamenti ambientali

 Residui di sostanze usate nella lavorazione e produzione dei prodotti agricoli come i

 pesticidi.

CODEX ALIMENTARIUS

Il gestito dalla FAO e dall’OMS (organizzazione mondiale della sanità)

stabilisce alcuni standard per i residui di tale sostanze, per le importazioni alimentari e i metodi

di campionamento alimentare.

Hazard Analysis Critical Control Point- analisi dei pericoli e dei punti critici

L’HACCP (

di controllo) è stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano dal Decreto Legislativo n

155/97, anche se di fatto è operativo solo dal 1999.

Il principio base dei criteri contenuti nella direttiva è l’eliminazione della possibilità che

vengano posti in commercio degli alimenti potenzialmente dannosi per la salute dell’uomo. Ciò

comporta, da parte di tutti gli anelli della catena produttiva una seria di misure per la

prevenzione e il controllo. Questa direttiva è riferita a tutti gli ambiti di produzione eccetto le

attività di produzione primaria, riguardando la preparazione, la trasformazione, la

fabbricazione, il confezionamento, il deposito, il trasporto, la distribuzione e la vendita al

consumatore di tutti i cibi e bevande.

I BENEFICI per l’industria alimentare che derivano dall‘applicazione del metodo HACCP sono:

La dimostrazione di tutte le precauzioni prese per prevenire una situazione di pericolo

 per il consumatore

Approccio orientato alla prevenzione per la produzione di prodotti alimentari sicuri

 L’applicazione del concetto di HACCP è efficiente sotto il profilo dei costi

 Focalizza le risorse su quelle parti del processo che sono critiche per garantire prodotti

 sicuri

Può ridurre le perdite di prodotto dovuti a sprechi

 Fiducia nel commercio alimentare e stabilità negli affari

 Può facilitare la progettazione e la costruzione di nuovi impianti ed apparecchiature per

 la produzione alimentare, mediante la previsione dei pericoli potenziali e il suggerimento

di misure di controllo

I 7 PRINCIPI definiti nel Codex Alimentarius

1. Effettuare un’analisi dei rischi

2. Identificare i punti critici di controllo CCP

3. Stabilire i limiti critici per ogni CCP

4. Stabilire un sistema di monitoraggio che permetta di tenere sotto controllo i CCP

5. Stabilire le misure correttive da prendere quando il monitoraggio rileva che un CCP è fuori

controllo

6. Stabilire ed applicare delle procedure di verifica per accertarsi che il sistema HACCP

funzioni efficacemente

7. Costruire un dossier nel quale figurino tutte le procedure e tutti i dati pertinenti con questi

principi e la loro messa in pratica

Punto Critico di Controllo CCP- è una qualunque operazione, passo o procedura dove è

necessario predisporre un controllo al fine di eliminare, prevenire o ridurre a livelli accettabili un

pericolo per la sicurezza dell’alimento. Per l’individuazione dei punti critici di controllo si

suggerisce l’applicazione della tecnica ad albero delle decisioni. In genere vengono distinti due

tipi di CCP

CCP 1: in corrispondenza del quale le misure di controllo sono tali da eliminare

 completamente il pericolo

CCP 2: le misure di controllo sono tali da minimizzare il pericolo senza però garantire

 necessariamente una sua eliminazione.

In genere sono 5, come minimo, i punti critici di base da controllare

Ricevimento delle materie prime

 Temperatura di stoccaggio degli alimenti deperibili

 Tempi di stoccaggio

 Igiene delle superfici degli ambient e delle attrezzature

 Controllo del prodotto finito

LE FASI DI REALIZZAZIONE DI UN SISTEMA HACCP

FASI PRELIMINARI

 Costruzione dell’HACCP team

o Descrizione dell’alimento e della sua distribuzione

o Identificazione dell’uso e del consumatore

o Sviluppo del diagramma di flusso

o Verifica del diagramma di flusso

o PRINCIPI/AZIONI

 Identificazione dei pericoli potenziali (rischio chimico, biologico e fisico)

o Determinazione dei CCP del prodotto

o Determinazione dei limiti critici per ogni CCP

o Determinazione del sistema di monitoraggio dei CCP

o Determinazione delle azioni correttive in caso di rischi

o Determinazione delle procedure di verifica del sistema

o Determinazione della documentazione dei dati del sistema

o FASI ATTUATIVE

 Realizzazione del piano HACCP

o Riesame del piano HACCP

o

I SETTE STRUMENTI STASTICI

1. Il foglio raccolta dati: è il modulo che permette di disporre dell’esatta fotografia della

situazione di cui i dati forniscono oggettiva evidenza. Esso contiene tutti gli elementi

necessari per la rilevazione: chi, chi, come, quando e la griglia dove disporre i dati. La

struttura del foglio raccolta dati dipende dalla situazione che si deve rappresentare. La

raccolta dei dati deve essere fatta con estrema cura. Solitamente i dati raccolti

appartengono ad una di queste categorie: dati numerici discreti (numero di difetti,

percentuale difettosità ecc); dati di misura continui (lunghezza, peso, diametro ecc), dati

derivanti da ordinazioni in sequenza, dati derivanti da scale di punteggio e dati di merito

relativo.

2. L’istogramma: è uno strumento grafico che permette di avere una visione completa e

sintetica dei dati raccolti. Esso associa ad ogni classe la sua frequenza. Le classi sono

rappresentati attraverso rettangoli di egual base le cui altezze sono proporzionali alle

frequenze. L’aspetto più comune dell’istogramma la cui variabile presenta un

comportamento corretto, è quello a campana o la c.d. distribuzione gaussiana in cui: la

media della variabile si trova in posizione centrale rispetto ai dati e corrisponde alla classe

che presenta la frequenza maggiore; la frequenza decresce in modo simmetrico verso le due

estremità. Alcuni istogrammi che presentano delle anomalie e dunque delle non- conformità

del sistema sono: pettine, bimodale, asimmetrico, a precipizio.

3. Il diagramma causa-effetto: chiamato anche diagramma di Ishikawa o diagramma a

lisca di pesce, permette di avere una visione chiara e precisa delle relazioni esistenti tra una

caratteristica qualitativa (effetto) e i fattori (cause) che la determinano o che ne hanno

influenzato i valori. Questo diagramma trova la sua massima utilità non solo per le attività di

prevenzione e le attività di ricerco all’indietro delle cause di un problema ma anche ogni

volta che si vogliono scoprire le cause a monte di un effetto.

4. Il diagramma di Pareto: è una metodologia di tipo grafico (o numerico) messa a punto

per aiutare a individuare i problemi più importanti e ha come presupposto l’osservazione

empirica basata sul fatto che, mediamente, solo il 20% dei problemi che si presentano è

importante e risolvendo questa percentuale viene ad eliminarsi l’80% delle difficoltà

riscontrate. Il diagramma di Pareto è composto da 2 strumenti: l’istogramma e la curva dei

valori cumulati (spezzata) che somma la classe e la frequenza. La linea parallela rappresenta

le percentuali. Secondo pareto è possibile individuare la classe con il maggior numero di

errori e la somma degli errori. Il diagramma di Pareto può essere applicato in tutti gli stadi e

a tutti gli aspetti del processo di miglioramento al fine di individuare quali sono le aree

prioritarie di intervento. Infatti lo stesso fenomeno deve essere confrontato prima e dopo

l’intervento per verificare l’efficacia dei programmi compiuti.

5. L’analisi per stratificazione: per stratificazione si intende la suddivisione dei dati raccolti

in una serie di gruppi omogenei, che permettono una migliore comprensione dei fenomeni

che si stanno analizzando. I dati posso essere stratificati rispetto a fattori quali, il tempo, gli

operatori, i lotti, i fornitori, i materiali ecc.

6. La correlazione: mostra il legame che intercorre tra 2 variabili, fra 2 grandezze o fra

coppie di dati. Questo diagramma è utile per ed efficace per verificare l’esistenza di

eventuali relazioni positive, negative o nulle tra una caratteristica qualitativa ed un suo

effetto. L’indice di correlazione r ha un valore compreso tra -1 e 1. Nel caso in cui sia uguale

a -1 e 1 vi è forte correlazione; se uguale a 0 vi è assenza di correlazione. Nel caso in cui si è

vicini ad 1 vi è correlazione positiva; vicino a -1 correlazione negativa.

7. La carta di controllo

IL CONCETTO DI RISCHIO AMBIENTALE NELLE AZIENDE

Gli individui si trovano spesso a dover prendere decisioni in situazioni di incertezza sul futuro. Per tenere

conto di queste incertezze nel momento in cui si prendono decisioni di consumo o di investimento, si deve

essere in grado di quantificare il rischio, in modo da poter confrontare la rischiosità di scelte alternative.

Rischio= probabilità di un evento X dimensione del danno

Quando si parla di rischio ci si può riferire in maniera più precisa al rischio d’impresa, che è possibile

affrontare con lo strumento del Risk Management. L’attività di identificazione ha l’obiettivo di gestire il

fabbisogno informativo di tutta l’attività di Risk Management, ricercando e strutturando informazioni

necessarie per una chiara ed esaustiva descrizione del profilo di rischio dell’azienda indagata al fine di poter

avviare i processi di gestione e valutazione. Il processo di valutazione ha l’obiettivo di selezionare il piano di

gestione ottimale; il processo di gestione ha un duplice obiettivo: individuare tutte le possibili alternative di

gestione dei rischi emersi durante la fase di identificazione, e realizzare in concreto quelle selezionate.

Fig. 5 Le esigenze del processo di identificazione pag. 33

LA DIRETTIVA SEVESO- il problema di emanare una normativa di prevenzione degli incidenti

industriali causati da un avvenimento accidentale, si è posto all’attenzione del legislatore, per la prima volta

nel 1976 con l’”incidente di Seveso”. Veniva posta in evidenza la necessità di prendere in considerazione

anche “il rischio di incidente rilevante”, presente nelle attività chimiche in quantità predeterminate.

Il Parlamento Europeo approvò cosi la Direttiva 501/1982 “Direttiva Seveso”, recepita in Italia con il D.P.R

175/1988. Entrambe definiscono come incidente rilevante un avvenimento, quale un’emissione, un incendio

o un’esplosione di rilievo, connesso ad uno sviluppo incontrollato di attività industriale che dia luogo ad un

pericolo grave, immediato o differito, per l’uso e per l’ambiente, all’interno o all’esterno dello stabilimento,

e che comporti l’uso di una o più sostanze pericolose. Per rientrare nell’ambito di applicazione del DPR

175/1988 occorre:

 Svolgere determinate attività industriali indicate nell’allegato del DPR

 Utilizzare almeno una sostanza pericolosa ed una determinata quantità minima

Il DPR 175/88 divide le attività rilevanti in “classi di rischio”, individuando 4 categorie A, B1, B2, C:

 Classe A: quantità alta;

 Classe B: quantità media;

 Classe C: quantità bassa

Indipendentemente dalla classe di appartenenza le aziende a rischio rilevante devono:

 Prendere misure di prevenzione degli incidenti e limitarne le conseguenze sull’uomo e sull’ambiente

 Individuare i rischi di incidente rilevante

 Adottare tutte le misure di sicurezza

 Informare, addestrare ed equipaggiare i lavoratori

 Informare sugli incidenti rilevanti accaduti

 Predisporre piani di emergenza interni

Le aziende devono poi assolvere alcuni obblighi identificativi legati alla classe di rischio:

Classe A:

 Invio di notifica corredata da rapporto di sicurezza e scheda;

 predisporre un servizio interno di prevenzione protezione;

 istruttorie dei Comuni tecnici regionali

 controlli di Asl e vigili del fuoco

 i sindaci sono tenuti ad informare la popolazione

 I prefetti predispongono i piani di emergenza

Classe B1:

 Invio di “dichiarazione completa” e scheda;

 Predisporre un servizio interno di prevenzione protezione

 Verifiche delle regioni:

 Controllo Asl, VVF, ecc.

 I sindaci sono tenuti ad informare la popolazione

Classe B2: uguale a B1 solo che vi è l’invio di “dichiarazione semplificata”

Classe C: le aziende non inviano alcuna comunicazione ma devono tenerla a disposizione delle autorità

competenti.

LA SEVESO 2- D.Lgs 334/1999 tra le principali novità è possibile evidenziare:

 La modifica del campo di applicazione: la normativa non si applica più solo alle attività industriali ma

interessa tutte le aziende che detengono sostanze pericolose in quantità non trascurabili,

indipendentemente dal tipo di attività esercitata (per esempio può coinvolgere gli ospedali).

 Obbligo di introduzione di un Sistema di Gestione della Sicurezza, con lo scopo di responsabilizzare le

aziende e poter documentare la politica di prevenzione degli incidenti e l’organizzazione delle aziende

stesse.

 Identificazione dei contenuti minimi per l’elaborazione dei piani di emergenza interni ed esterni: i primi

devono essere predisposti dai gestori degli stabilimenti, i secondi da parte dei prefetti.

 Evidenziazione delle situazioni in cui possa verificarsi un effetto domino ed individuazione delle aree ad

elevata concentrazione di stabilimenti.

 Identificazione di procedure per il controllo dell’urbanizzazione cioè per l’autorizzazione di nuovi

insediamenti industriali in aree urbanizzate o sensibili o di variazione della programmazione territoriale

in presenza di aziende ad alto rischio di incidente.

La Seveso 2 introduce un nuovo criterio di flessibilità nell’adozione da parte delle aziende del sistema di

gestione della sicurezza degli impianti SGS, consentendo al gestore di scegliere la norma più conforme alle

caratteristiche della propria attività produttiva per ridurre al massimo i pericoli di incidente rilevante. Il

decreto Legislativo 334/99 prevede che la politica di prevenzione degli incidenti rilevanti sia definita per

iscritto ed includa gli obiettivi generali e i principi di intervento che il gestore intende utilizzare per il

controllo dei pericoli. Il sistema di gestione della sicurezza deve comprendere:

 La struttura organizzativa

 La responsabilità

 La prassi

 Le procedure

 I procedimenti e le risorse

LA SEVESO 3- Direttiva comunitaria 105/2003 recepita in Italia con il D.L 238/2005. Le novità più

importanti riguardano il campo di applicazione che è stato ampliato e la gestione del rischio interno.

 I piani di emergenza interni dovranno essere predisposti ed elaborati previa consultazione del personale

interno e di quello delle ditte subappaltatrici;

 Nella formazione dovrà essere coinvolto il personale delle ditte subappaltatrici

 I Sindaci dei comuni interessati devono fornire informazioni sulle misure di sicurezza per le popolazioni

ad ogni persona e struttura vulnerabile.

 Rafforzamento del diritto all’informazione circa le misure di sicurezza

 Maggiore attenzione alle politiche di assetto del territorio e dell’urbanizzazione

 Valutare la compatibilità degli stabilimenti con le zone frequentate dal pubblico

 Modifica della scheda di informazione sui rischi di incidente

 Inserimento dei comandi provinciali dei vigili del fuoco tra i destinatari della notifica della scheda di

informazione

 Ampliamento del campo di applicazione con l’introduzione di attività e sostanze precedentemente non

presenti.

LE NORME DI CARATTERE VOLONTARIO PER LA GESTIONE DELLA

SICUREZZA

L’emanazione in Italia del D.Lgs 626/1994 in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, ha provocato

il passaggio da un’impostazione legislativa di tipo repressivo/penale ad una di tipo

preventivo/amministrativo basata sull’autocontrollo. Le aziende devono analizzare le lavorazioni del proprio

ciclo produttivo, individuare i pericoli per i lavoratori, eseguire una valutazione dei rischi, attuare misure di

prevenzione sufficienti per l’eliminazione o la riduzione del rischio. Inoltre la legge prevede anche che le

aziende pianifichino un programma di miglioramento continuo per una continua riduzione del rischio.

tuttavia il problema principale era dovuto al fatto che non esistesse una norma Iso, dunque internazionale, ma

norme diverse tra i vari paesi. Un consenso sufficiente si è raggiunto con lo sviluppo della guida Bs

8800/1996 (British Standard), prima norma nazionale concepita per assistere le organizzazioni del Regno

Unito. Un limite insuperabile però è la non-certificabilità delle norme. Nel 1998 il BSI (British Standards

Institution) avviò un gruppo di lavoro al fine di pervenire ad uno standard armonizzato per il quale potesse

essere richiesta la certificazione e favorire l’integrazione con le norme attualmente più diffuse in termini di

certificazione e cioè la ISO 9000 e la 14000. Il risultato di questo lavoro si è concretizzato con la norma

OHSAS (Occupational Health and Safety Assessment System) 18001/99 (certifica). Vi è pure la 18002 che è

una guida.

OHSAS 18001- ha lo scopo di promuovere all’interno delle organizzazioni:

 La prevenzione nella sicurezza dei lavoratori consentendo alle aziende di ottenere risultati positivi nel

controllo dei rischi;

 La formulazione di obiettivi e politiche a favore della sicurezza e della salute dei lavoratori.

Secondo questo standard l’azienda deve stabilire e mantenere un SGS in modo da garantire la conformità alle

norme di legge, pianificare gli interventi di miglioramento nel campo della sicurezza, gestire la scurezza in

modo efficace, tenere sotto controllo i risultati aziendali in materia di sicurezza. Nel gennaio del 2000, il BSI

ha pubblicato la OHSAS 18002: Sistemi di gestione della sicurezza e della salute dei lavoratori- linee

guida per l’implementazione dello standard OHSAS 18001.

Le aziende che adottano la norma OHSAS 18001 possono:

 Dimostrare il loro impegno in materia di salute e sicurezza del personale:

 Gestire in modo strutturato le prestazioni OH&S;

 Eliminare o ridurre ad un livello di accettabilità i rischi a cui sono esposti i dipendenti e terze parti;

 Intraprendere azioni preventive

 Conformarsi a tutta la legislazione OH&S applicabile, alla visione e alla politica dichiarata;

 Pianificare i miglioramenti in ambito di salute e sicurezza assegnando delle priorità

 Ridurre i costi diretti e indiretti di potenziali carenze nelle prestazioni OH&S.

La norma OHSAS 18001 presenta una struttura simile alla norma ISO 9001 e ancor più alla 14001 al fine di

consentire una gestione integrata di qualità, ambiente, sicurezza e ambiente. Essa si articola nelle seguenti

sezioni:

 SCOPO

 PUBBLICAZIONI DI RIFERIMENTO

 TERMINI E DEFINIZIONI

 ELEMENTI DEL SGSSL

 APPENDICI, TABELLE, BIBLIOGRAFIA

Capitolo 1-Scopo: viene indicato in quali casi la norma può essere applicata. In particolare è applicabile a

tutte le organizzazioni che:

 vogliono realizzare un SGSSL per eliminare o minimizzare i pericoli cui i lavoratori e le altre parti sono

esposti.

 Implementino, mantengono e migliorino continuamente un SGSSL

 Assicurino la conformità con quanto stabilito dalla propria politica in materia di salute e sicurezza sul L

 Dimostrino tale conformità alle parti interessate

 Richiedano la certificazione del proprio SGSSL ad un organismo esterno

Capitolo 2- pubblicazioni di riferimento, si fa riferimento alle linee guida della norma ovvero la OHSAS

18002/2000 ed alla 8800/1996 “Guide to accupational health and safety management system”.

Capitolo 3- Termini e definizioni, sono definiti i termini “specifici” utilizzati nella norma quali:

 Accidente: evento indesiderato che causa morte, malattia, ferimenti, danni o altre perdite

 Audit: processo sistematico di verifica per verificare le conformità delle attività

 Pericolo: fonte o situazione con un potenziale danno in termini di riferimento alle persone o danni

alla salute, danneggiamenti alla proprietà o all’ambiente di lavoro

 Identificazione del pericolo

 Incidente

 Rischio tollerabile

 Valutazione del rischio

Capitolo 4- Requisiti del Sistema di Gestione della salute e sicurezza dei lavoratori è suddiviso in 6

paragrafi:

4.1 requisiti generali: sono indicati i requisiti stabiliti dalla norma

4.2 Politica per la salute e la sicurezza sul lavoro:

4.3 Pianificazione delle attività che incidono o potrebbero incidere su tutti gli aspetti connessi alla salute

e alla sicurezza sul lavoro

4.4 Attuazione e Funzionamento

4.5 Controlli e azioni correttive verificare il raggiungimento degli obiettivi prefissati e azioni

preventive/correttive per evitare la possibilità di verificarsi/ripetersi di un evento negativo.

4.6 Riesame della direzione BS OHSAS 18001/2007

la nuova norma presenta una struttura simile alla versione del 1999 e si articola nelle seguenti sezioni:

 Introduzione

 Scopo

 Riferimenti normativi

 Termini e definizioni

 Elementi del SGSSL

 Appendici, tabelle e bibliografia

Nella premessa del nuovo standard viene ribadito che la “realizzazione di un SGSSL conforme a questa

norma deve prendere in considerazione tutti gli aspetti previsti dalle normative cogenti, con particolare

riferimento alla valutazione dei rischi e alle misure di prevenzione e protezione”. Viene inoltre precisato che

“la conformità al presente standard non può conferire alcuna immunità verso gli obblighi legali”.

Tra i cambiamenti più significativi introdotti nella nuova versione vi è la connotazione data alla stessa, di

“norma” riconosciuta a livello internazionale e non più “specifica” come avveniva nella precedente edizione.

Viene inoltre data maggiore enfasi al confetto di salute piuttosto che a quello di sicurezza ed è affrontata in

modo più esplicito la gestione dei cambiamenti. Molti sono i termini e le definizioni introdotti rispetto alla

revisione precedente. Per esempio il termine “rischio tollerabile” è stato sostituito con “rischio accettabile”.

È stato introdotto il termine “malattia professionale” definita come condizione fisica o mentale avversa e

identificabile e derivante o peggiorata da un’attività lavorativa o legata a situazioni lavorative. La nuova

norma definisce il “luogo di lavoro” come ogni luogo fisico nel quale sono state svolte attività collegate al

lavoro sotto il controllo dell’organizzazione. Inoltre è stata inserita una specifica nota che chiarisce che anche

le attività svolte all’esterno dell’organizzazione, incluse quelle presso i clienti, sono da prendere in

considerazione.

In particolare sono stati introdotti nuovi requisiti riguardanti:

 La gerarchia dei controlli nella valutazione dei rischi come parte della pianificazione SSL

 Partecipazione e consultazione dei lavoratori

 Analisi degli infortuni e degli incidenti

 La progettazione del posto di lavoro

 La valutazione delle conformità con la ISO 14001/2004. Questo requisito è totalmente innovativo

rispetto alla versione del 1999. Deve essere prevista una procedura per valutare periodicamente la

conformità alle prescrizioni legali applicabili all’organizzazione e registrarne i risultati.

Tabella 2 pag. 54

OHSAS 18002: Linee guida per l’applicazione della OHSAS 18001

La guida, successivamente revisionata nel 2002, fornisce consigli generici relativi all’applicazione della

norma e i principi fondamentali. Se la norma OHSAS 18001 specifica “cosa” un’organizzazione deve fare, la

OHSAS 18002 fornisce delle linee guida su cosa “dovrebbe fare”. Dunque permette di comprendere meglio

il Plan e Do di Deming.

La OHSAS 18002 presenta la seguente struttura:

 Prefazione

 Ambito di applicazione;

 Riferimento pubblicazioni;

 Termini e definizioni;

 OH&S elementi di gestione;

 Allegato A (informativo)

 Allegato B (informativo)

 Bibliografia IMPLEMENTAZIONE DI UN SGSSL

COSTI del sistema di gestione della sicurezza:

 Costi di sicurezza: detti anche di prevenzione sono quei cosi sopportati per la prevenzione dei

lavoratori e si classificano a sua volta in:

Costi connessi direttamente all’attività dell’impresa (es. costi per il servizio medico, per attività di

o informazione e costi per l’organizzazione del sistema interno di prevenzione e protezione dei rischi)

Costi connessi all’organizzazione e gestione dell’attività produttiva (es. costi per acquisto/locazione

o di impianti e materiali rispondenti ai requisiti di sicurezza)

 Costi di non sicurezza: relativi al verificarsi di eventi infortunistici si classificano in:

Costi diretti, come i premi pagati al datore di lavoro per l’assicurazione contro gli infortuni

o Costi indiretti, ovvero tutti questi costi sopportati dall’azienda in seguito all’infortunio

o

IL SISTEMA DOCUMENTALE (piramide)

 Manuale di Gestione- politica e obiettivi della sicurezza

 Procedure Gestionali – prassi e regole da seguire per l’esecuzione dei processi

 Istruzioni Operative- linee guida semplificate per attuare le procedure

 Registrazioni- documenti base, redatti per dimostrare l’osservanza delle prescrizioni legali

Il vero fondamento del SGSSL è il coinvolgimento e la partecipazione attiva di tutti i lavoratori da realizzarsi

attraverso adeguate campagne di informazione e formazione.

FASI DI IMPLEMENTAZIONE (PDCA)

1. Il documento di partenza per l’attuazione di un SGSSL secondo la OHSAS 18001 è la Politica aziendale per

la sicurezza e salute dei lavoratori che deve essere emanata dalla direzione e deve essere adeguata alla

struttura e attività dell’azienda. Essa deve stabilire gli obiettivi per la sicurezza improntati al miglioramento

continuo.

2. La pianificazione ha come dati di input la politica aziendale, i risultati degli audit e la misurazione delle

prestazioni aziendali. Deve pianificare le modalità con cui individuare e valutare i rischi per la sicurezza

connessi con le attività aziendali in modo tale da prendere in considerazione eventuali modifiche dei cicli

produttivi, delle tecnologie, delle prestazioni legali ecc.

3. L’implementazione operativa: è necessario stabilire la struttura aziendale in termini di ruoli, compiti e

responsabilità in materia di sicurezza e salute del lavoro. La formazione, le competenze e la consapevolezza

del personale devono essere pianificate e attuate previa individuazione delle necessità ed opportunità.

4. Controlli ed azioni correttive: in questa fase devono essere presi in considerazione le necessità di

misurazione e di verifica delle prestazioni aziendali nonché le eventuali non conformità in cui il sistema è

caduto.

5. Il riesame della direzione è il momento di verifica dell’attuazione dei programmi e piani di miglioramento

nonché delle prestazioni aziendali in ambito di sicurezza; in questo ambito vi sarà l’individuazione della

nuova politica e degli obiettivi per la sicurezza.

l’implementazione di un sistema OH&S efficace presenta diversi ostacoli:

 L’adozione senza alcuna modifica di un sistema standard;

 L’imposizione di un sistema da parte della direzione senza alcuna consultazione del personale;

 Il mancato coinvolgimento di tutto il personale, affidando le attività di sicurezza e di salute alla gestione

degli esperti tecnici

 L’incompletezza dell’identificazione dei pericoli e dell’analisi dei rischi

Per il raggiungimento degli obiettivi di salute e sicurezza che l’organizzazione si è prefissata sono consigliate

le seguenti attività:

 Pianificare la gestione dei rischi e il loro controllo;

 Gestire gli aspetti normativi;

 creare competenza e consapevolezza del personale sul tema della sicurezza;

 definire procedure, metodi e le misure per il controllo operativo;

 gestire il rischio legato alle attività degli subappaltatori;

 gestire le emergenze

 monitorare e valutare le prestazioni

 gestire il cambiamento attraverso l’analisi preventiva dei rischi

ITER DI CERTIFICAZIONE OHSAS 18001- è articolato in 6 fasi:

1. verifica della documentazione: i valutatori dell’organo di certificazione verificano che è presente la

documentazione descritta nella piramide e che essa sia conforme alla norma;

2. visita preliminare: condotta dal l’auditor per raccogliere informazioni necessarie prime di procedere

alla visita iniziale della certificazione;

3. visita di certificazione: al fine di verificare che il SGSSL sia idoneo ad assicurare il rispetto delle

prescrizioni legali; ad ottenere il miglioramento continuo; e coerente con la norma di riferimento, con la

politica della sicurezza e con la documentazione che lo descrive

4. rilascio della certificazione: avviene dopo l’eventuale approvazione delle azioni correttive attuate per

superare le non conformità riscontrate.

5. verifiche periodiche di mantenimento: avvengono con cadenza almeno annuale allo scopo di

constatare il mantenimento delle conformità e individuare nuovi spunti di miglioramento.

6. riesame periodico del sistema: dopo 3 anni, verifica complessiva e continua efficacia del sistema nella

sua globalità.

I TRE LIVELLI DI AUDIT

1. Audit interno: è svolto dal personale dipendente indicato dall’azienda e viene effettuato a intervalli

pianificati. Lo scopo è quello di verificare se il SGSSL è conforme a quanto pianificato per la GSSL,

allo standard di riferimento ed è attuato correttamente e mantenuto attivo. Vanno inoltre definite le

Responsabilità e le Competenze necessarie per pianificare e condurre gli audit, per riportarne i risultati e

per conservare le relative Registrazioni.

2. Audit di parte seconda: consiste nella verifica condotta direttamente dal cliente al proprio fornitore per

gli elementi che vengono dichiarati soddisfacenti per il cliente stesso, e che personalmente intende

verificare.

3. Audit di parte terza: corrisponde alla verifica condotta dall’Auditor dell’Organismo di certificazione.

I VANTAGGI:

 Maggiore efficienza nell’utilizzo delle risorse;

 Crescita economica;

 Riduzione dei rischi e degli infortuni sui luoghi di lavoro;

 Efficienza nella gestione e nel controllo delle operazioni legate alla prevenzione e protezione dei rischi

sul lavoro;

 Approccio sistematico e preordinato nella gestione delle emergenze che derivano da infortuni

 Maggiore credibilità e aumento delle quote di mercato;

 Migliore rapporto con gli investitoti, imprese assicuratrici e istituti di credito;

 Riduzione del turn-over derivante dalla sostituzione del personale infortunato;

 Riduzione dei costi assicurativi

 Diminuzione dei rischi di ottenere sanzioni amministrative e penali

Quindi: Differenziazione; Distinzione; Miglioramento posizione sul mercato

LA OHSAS 18001 A CONFRONTO CON LE ALTRE NORME VOLONTARIE

La OHSAS 18001 è stata sviluppata in modo da avere una struttura in linea con le ISO 9001 e 14001. Le

analogie strutturali tra i sistemi di gestione regolati dalle 3 norme sono:

 a livello strategico- quando si tratta di stabilire politiche e obiettivi

 a livello gestionale- quando vengono definite le metodologie e i documenti

 a livello operativo- quando vengono determinate istruzioni e i controlli

la struttura di fondo della ISO 9001, ISO 14001, OHASAS 18001 e SA 8000 è che ognuno tratta un

argomento specifico, ma i corrispondenti requisiti fanno riferimento al noto modello ciclico PDCA per il

miglioramento continuo delle prestazioni, dell’efficacia ed efficienza delle organizzazioni.

LA NASCITA DELLA SA 8000

L’idea che sta alla base della SA 8000 è quella di progettare, con l’intento di migliorare le condizioni di

lavoro in tutto il mondo, uno standard universale sui diritti dei lavoratori e dei minori, attraverso il quale

rendere concreti e applicabili i principali documenti internazionali in materia e le raccomandazioni ILO

(International Labour Organization). L’internazionalità della norma sta a sottolineare la globalizzazione.

Alle imprese viene in modo sempre più crescente, richiesto di prendere una posizione riguardo la loro

“Responsabilità Sociale”. Questo è evidenziato dall’aumentare di affermazioni relative all’impegno sociale

contenute nei vari report, brochure ecc. Le affermazioni delle imprese, relative all’assicurazione di

conformità a codici etici, generalmente non sono dimostrabili mediante prove evidenti. Per la prima volta

queste affermazioni possono essere verificate e dimostrate attraverso un processo di audit e certificazione

condotto da un Organismo di Terza Parte Indipendente. La norma SA 8000, riferendosi a quanto indicato

dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e alla

Convenzione ONU per i Diritti del Bambino, stabilisce una serie di prescrizioni alle quali un’azienda

socialmente responsabile deve attenersi. Lo sviluppo di questa norma consente ai produttori di stabilire dei

requisiti minimi da adottare, consentendo a compratori e ai clienti di valutare i loro fornitori e fornisce una

certezza etica del prodotto.

LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELLA SA 8000- Gli obiettivi che lo standard intende

perseguire nel tempo attraverso le aziende certificate e le loro catene di fornitori sono:

 migliorare le condizioni generali di lavoro

 migliorare le condizioni retributive

 favorire la scolarità dei bambini

 rimuovere le discriminazioni sul posto di lavoro

 promuovere la libertà di associazione all’interno del sistema

 aumentare la sicurezza dei lavoratori

 eliminare abusi fisici e altre forme di pressioni sul posto di lavoro.

I maggiori meriti di questo Standard possono essere così sintetizzati:

 Flessibilità: applicabile ad ogni settore produttivo, paese, impresa. Le uniche limitazioni sono

rappresentate dal fatto che per il momento essa non si applica per il settore dell’industria estrattiva e

quello del lavoro a domicilio. È progettata in modo tale da tenere in considerazione i diritti dei

lavoratori in ogni Stato, sia nei paesi industrializzati che in via di sviluppo.

 Basata sul consenso: rappresenta una scelta volontaria da parte delle aziende e prevede la

collaborazione di tutti gli Stakeholder.

 Verificabilità: attraverso attività di auditing da un organismo di Certificazione

 Integrazione: è integrata al Sistema di Gestione Aziendale insieme agli aspetti della qualità, della

gestione ambientale e della salute e sicurezza dei luoghi di lavoro.

LA SA 8000 E LA LEGISLAZIONE NAZIONALE- i principali potenziali mercati interessati a SA

8000 in Italia sono, in ordine di importanza:

 Imprese italiane di alto profilo che hanno delocalizzato la propria produzione in paesi a basso costo di

manodopera. Sono state recentemente accusate di utilizzare il lavoro infantile in Italia o all’estero.

 Imprese che producono solo sul territorio nazionale potrebbero potenzialmente mirare ad ottenere la

certificazione SA 8000 al fine di differenziarsi nei confronti delle imprese che hanno delocalizzato la

produzione per abbassare i costi, senza fornire garanzie etiche adeguate.

 Le grandi multinazionali

LA CATENA DEI FORNITORI/ SUBAPPALTATORI E SUB-FORNITORI- Secondo la SA

8000 un’organizzazione che intende certificarsi deve garantire che anche la catena dei propri fornitori rispetti

tali requisiti sociali. Lo scopo è quello di migliorare le condizioni lavorative in tutto il mondo e attivare un

processo di miglioramento continuo. Parti sociali coinvolte: i bambini lavoratori e le loro famiglie;

lavoratori; fornitori; organismi di certificazione; associazioni non governative; consumatori; aziende;

acquirenti; azionisti; governi, assicurazioni.

I PUNTI DELLA NORMA SA 8000- SA 8000 prevede otto requisiti sociali che devono essere

soddisfatti dall’azienda richiedente la certificazione e che sono connessi ai fondamentali diritti umani e dei

lavoratori:

1. Lavoro infantile

2. Lavoro obbligato

3. Salute e sicurezza sul lavoro

4. Libertà di associazione e diritto alla contrattazione collettiva

5. Discriminazioni

6. Pratiche disciplinari

7. Orario di lavoro

8. Remunerazione

9. Sistema gestione- questo requisito è relativo all’adozione, da parte dell’azienda, di un sistema di

gestione della responsabilità sociale orientato al miglioramento continuo. [ovvero come l’azienda può

gestire al meglio dei processi etici].

LAVORO INFANTILE- la problematica del lavoro minorile è particolarmente complessa in quei Paesi in

via di sviluppo dove il lavoro svolto dai minori si rivela un’importante fonte di reddito per le famiglie più

povere. Così la SA 8000 prevede che siano fornite opportunità di addestramento e formazione, che sia

sostenuta la scolarizzazione dei minori sottratti al lavoro e che siano messe in atto soluzioni a lungo termine

per eliminare il lavoro infantile. La norma stabilisce che l’azienda:

 Non deve favorire o usufruire del lavoro infantile;

 Deve stabilire procedure per il recupero dei bambini trovati a lavorare in situazioni che ricadono nella

definizione di lavoro infantile;

 Stabilire procedure per la promozione dell’educazione di bambini e giovani soggetti a istruzione

obbligatoria: i bambini e i giovani non devono essere impiegati al lavoro durante le ore scolastiche e la

somma giornaliera delle ore di scuola, lavoro e trasporto non può essere superiore a 10.

 Non deve esporre bambini e giovani lavoratori a situazioni pericolose, insicure o nocive alla salute.

LAVORO OBBLIGATO- In diversi Paesi del terzo mondo risultano frequenti situazioni lavorative che

vedono la manodopera impiegata contro la propria volontà oltre che il normale orario di lavoro, o obbligata,

per lavorare, a depositare beni che potranno essere riscattati solo al termine del lavoro. La norma definisce

lavoro obbligato “ogni lavoro o servizio ottenuto da una persona sotto la minaccia di una qualsiasi penale o

per la quale detta persona non si è offerta volontariamente”. Spesso i debiti sono utilizzati per mantenere i

lavoratori in uno stato di schiavitù. La norma SA 8000 stabilisce che l’azienda:

 Non deve usufruire o favorire il lavoro obbligato

 Non deve richiedere al personale di lasciare depositi in denaro o documenti di identità all’inizio

dell’impiego.

SALUTE E SICUREZZA- l’azienda deve essere proattiva nel risolvere situazioni potenzialmente

pericolose per la salute e sicurezza, in particolare deve:

 Garantire un luogo di lavoro salubre e sicuro, realizzando misure di prevenzione di incidenti e danni alla

salute;

 Nominare un rappresentante della Direzione per la salute e la sicurezza di tutto il personale

 Garantire servizi igienici, dormitori (se forniti) puliti, igienici e sicuri

 Assicurare che il personale riceva una formazione regolare e documentata in materia di salute e

sicurezza.

LIBERTA’ DI ASSOCIAZIONE E DIRITTO ALLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA- l’azienda

deve:

 Rispettare il diritto dei lavoratori di aderire e formare sindacati ed il diritto alla contrattazione collettiva;

 Facilitare mezzi alternativi nel caso in cui tali diritti siano limitati per legge;

 Garantire che i rappresentanti sindacali non siano discriminati sul luogo d lavoro e che possano

comunicare con i propri associati.

DISCRIMINAZIONE- determinata dal sesso, razza, credenze religiose, età, invalidità, appartenenza

sindacale, ceto. L’azienda:

 Non deve attuare discriminazione

 Non deve permettere comportamenti che siano sessualmente coercitivi, minacciosi, offensivi o volti allo

sfruttamento.

 Non deve interferire con il diritto del personale di seguire principi o pratiche.

PRATICHE DISCIPLINARI- l’azienda non deve utilizzare né favorire: punizioni corporali, coercizione

mentale o fisica, violenza verbale.

ORARIO DI LAVORO- il limite fissato è di 48 ore settimanali ed una settimana lavorativa comprensiva di

un giorno di riposo (Lavoro ordinario); per quanto riguarda il lavoro straordinario non più di 12 ore

settimanali, con remunerazione superiore e deve essere volontario.

RETRIBUZIONE- L’organizzazione deve garantire che non siano stipulati accordi in nero, che il salario

pagato sia almeno conforme ai minimi retributivi legali o industriali e che sia sempre sufficiente a soddisfare

i bisogni primari del personale, oltre a fornire un loro guadagno discrezionale. In diversi Paesi il salario

minimo non permette neanche il sostentamento e non soddisfa i primari bisogni. In tali casi è possibile che

un’azienda soddisfi i requisiti della legge nazionale (minimum wage) ma sia in violazione di SA 800, non

garantendo un salario di sussistenza (living wage).

IL SISTEMA DI GESTIONE DI RESPONSABILITA’ SOCIALE- avendo analizzato gli 8 requisiti

sociali previsti dalla SA 8000 si procede all’analisi del nono requisito, relativo all’adozione da parte

dell’azienda, di un sistema di gestione della responsabilità sociale orientato al miglioramento continuo. Lo

standard etico è chiamato ad esprimere la sua maggiore efficacia proprio nei confronti della filiera dei

fornitori o delle produzioni delocalizzate carenti di controllo. Gli elementi principali da considerare per la

conformità al nono requisito sono:

1. Politica: rappresenta la fotografia dello stato inziale dell’azienda e contiene l’autovalutazione. Tale

politica deve essere documentata, attuata, mantenuta e resa comprensibile e accessibile a tutto il

personale e disponibile al pubblico.

2. Riesame della direzione: l’alta direzione deve periodicamente riesaminare l’adeguatezza e l’efficacia

della politica e del sistema di responsabilità sociale, apportando eventuali miglioramenti.

3. rappresentanti della direzione: l’azienda deve: nominare un rappresentante SA 8000 della direzione e

prevedere che il personale non direttivo possa nominare un proprio SA 8000.

4. pianificazione e implementazione: l’azienda deve garantire che il sistema sia attuato a tutti i livelli

dell’organizzazione, che vengano definiti ruoli e responsabilità; formazione e periodico aggiornamento

per il personale, monitoraggio continuo delle attività e dei risultati.

5. controllo dei fornitori/sub- appaltatori e sub-fornitori: l’azienda deve stabilire le procedure per la

selezione e la qualifica di essi sulla base della loro capacità di rispettare la SA 8000. L’azienda deve

avere la registrazione dell’impegno scritto dei fornitori a: conformarsi ai requisiti della SA 8000;

partecipare alle attività di monitoraggio; individuare e applicare azioni correttive; informare l’azienda di

ogni rilevane relazione economica con altri sub- fornitori.

6. problematiche e azioni correttive: l’azienda deve implementare rimedi e azioni correttive e

predisporre adeguate risorse che siano appropriate alla natura e gravità della non-ò conformità.

7. comunicazioni esterne: delle prestazioni in materia di SA 8000 inclusi i risultati dell’alta direzione

8. accesso alle verifiche: se richiesto contrattualmente deve fornire informazioni.

9. Registrazioni per dimostrare la conformità alla SA 8000.

Il sistema di responsabilità sociale segue il cosiddetto principio di Deming da applicarsi ciclicamente:

 Pianificazione: identificare le aree di attività e confrontare le prassi vigenti con i requisiti della SA 8000;

individuare gli obiettivi di responsabilità sociale e nominare un responsabile del sistema di gestione

della SA 8000;

 Attuazione: ottenere il consenso della Direzione, Coinvolgere e formare il personale, attuare quanto

prescritto nelle procedure e provvedere alla comunicazione interna ed esterna.

 Verifica: verificare l’attuazione delle procedure; eseguire audit interni e prepararsi per l’audit di

certificazione

 Riesame/miglioramento

LA CERTIFICAZIONE DEL SISTEMA DI RESPONSABILITA’ SOCIALE- Per l’azienda significa

accettarne volontariamente i criteri e dare una pubblica dimostrazione del rispetto dei principi etici e sociali.

Si possono individuare diversi tipi di verifica ispettiva, analogamente a quanto accade nella ISO 9000 e ISO

14000:

 Verifica di parte prima: audit interno da parte dell’organizzazione per verificare il proprio sistema di

responsabilità sociale.

 Verifica di parte seconda: l’azienda verifica i propri fornitori- subappaltatori e sub- fornitori. Questo

tipo di verifica non costituisce certificazione

 Verifica di parte terza: organizzazione chiede di essere volontariamente certificata da un organismo di

certificazione accreditato. L’accreditamento degli enti di certificazione per la SA 8000 viene svolto da

SAI, infatti ISO e SA non sono compatibili perché in quest’ultimo ente di certificazione e di

accreditamento si sovrappongono.

ITER DI CERTIFICAZIONE- l’obiettivo comune a tutti gli schemi è il miglioramento continuo.

1. Definizione della domanda all’ente:

2. Autovalutazione: consiste nella compilazione di una modulistica.

3. Applicant; è la fase di transazione dell’azienda dal momento in cui richiede la certificazione sino al suo

ottenimento. Lo stato di Applicant è riconosciuto da un Organismo di certificazione accreditato, previa

valutazione positiva di un report di autovalutazione.

4. Progettazione e implementazione del sistema di gestione:

5. Istruttoria preliminare e raccolta di informazioni:

6. I parte visita di certificazione per la verifica della documentazione

7. II parte visita di certificazione per controllare l’adeguata ed ed efficace implementazione del sistema

di gestione, attraverso analisi documentate, osservazioni, interviste al personale.

8. Riunione del comitato di Certificazione ed emissione del certificato

9. Audit periodici di sorveglianza e miglioramento continuo (semestrali)

*eventuale rinnovo della certificazione dopo 3 anni, a seguito di una valutazione continua nel tempo.

VANTAGGI DELLA SA 8000:

 Protezione del marchio e miglioramento immagine aziendale

 Miglioramento rapporti clienti/fornitori

 Maggiore informazione e trasparenza verso il pubblico

 Maggiore fiducia da parte dei consumatori, dipendenti e organizzazioni sociali;

 Controllo dell’eticità e della correttezza sociale della catena dei fornitori;

 Garanzie agli investitori/azionisti sulla stabilità aziendale.

Vantaggi esterni si riferiscono alle parti esterne interessate all’organizzazione: azionisti, clienti, fornitori,

banche, compagnie di assicurazione, concorrenti, istituzioni; immagine aziendale e gestione del rischio.

Vantaggi interni interessano i dipendenti e manager: miglioramento delle relazioni industriali e del clima

sindacale; corretta e trasparenza politica di selezione e assunzioni; motivazione e fidelizzazione del

personale; rapporti di collaborazione; ritorni economici immediati.

LA NUOVA NORMA SA 8000:2014

La nuova edizione sui sistemi di gestione della responsabilità sociale e applicabile a partire dal 1 gennaio

2015. Trascorso un periodo di transizione, dal 1 aprile 2016 tutte le nuove certificazioni dovranno riferirsi

esclusivamente alla SA 8000:2014. Le aziende già certificate dovranno essere certificate secondo la nuova

edizione entro il 30 giugno 2017.

I punti norma da 16 diventano 10. Inoltre le differenze sono:

 Non risulta più previsto il Rappresentante della Direzione ma viene istituito un Social Performance

Team

 Scompare il titolo “rappresentante dei lavoratori” e sostituito dal punto “identificazione e valutazione

dei rischi”.

 Scompare il “riesame della direzione” sostituito da “monitoraggio”

 Nuovi punti: “coinvolgimento interno e comunicazioni” e “gestione e risoluzione reclami”.

A livello operativo la nuova edizione prevede le seguenti attività:

 Mappatura di politiche e procedure relative ai comportamenti da tenere da parte dei lavoratori

 Valutazione del grado d conoscenza delle politiche e procedure da parte dei lavoratori

 Costituzione di un Social Performance Team

 Comunicazioni sui requisiti dello standard ai rappresentanti sindacali e/o lavoratori

Vengono introdotte o rese documentate alcune procedure, per esempio:

 Procedura per i reclami

 Procedura documentata per la valutazione periodica dei rischi per la salute e sicurezza

 Procedura per azioni correttive e preventive

 Procedura per il corretto immagazzinaggio ed etichettatura di prodotti chimici

 Procedure per il piano di manutenzione con controlli periodici

A supporto delle attività effettuate vengono definite le seguenti registrazioni (esempi):

 Registrazione del numero massimo di persone che possono essere presenti nell’edificio;

 Documento di valutazione dei rischi;

 Elenco delle sostanze chimiche

 Registrazioni della politica; sulle azioni correttive, preventive, del riesame della direzione

I TRE LIVELLI DI AUDIT

4. Audit interno: è svolto dal personale dipendente indicato dall’azienda e viene effettuato a intervalli

pianificati. Lo scopo è quello di verificare se il SGSSL è conforme a quanto pianificato per la GSSL,

allo standard di riferimento ed è attuato correttamente e mantenuto attivo. Vanno inoltre definite le

Responsabilità e le Competenze necessarie per pianificare e condurre gli audit, per riportarne i risultati e

per conservare le relative Registrazioni.

5. Audit di parte seconda: consiste nella verifica condotta direttamente dal cliente al proprio fornitore per

gli elementi che vengono dichiarati soddisfacenti per il cliente stesso, e che personalmente intende

verificare.

6. Audit di parte terza: corrisponde alla verifica condotta dall’Auditor dell’Organismo di certificazione.

I VANTAGGI:

 Maggiore efficienza nell’utilizzo delle risorse;

 Crescita economica;

 Riduzione dei rischi e degli infortuni sui luoghi di lavoro;

 Efficienza nella gestione e nel controllo delle operazioni legate alla prevenzione e protezione dei rischi

sul lavoro;

 Approccio sistematico e preordinato nella gestione delle emergenze che derivano da infortuni

 Maggiore credibilità e aumento delle quote di mercato;

 Migliore rapporto con gli investitoti, imprese assicuratrici e istituti di credito;

 Riduzione del turn-over derivante dalla sostituzione del personale infortunato;

 Riduzione dei costi assicurativi

 Diminuzione dei rischi di ottenere sanzioni amministrative e penali

Quindi: Differenziazione; Distinzione; Miglioramento posizione sul mercato

LA OHSAS 18001 A CONFRONTO CON LE ALTRE NORME VOLONTARIE

La OHSAS 18001 è stata sviluppata in modo da avere una struttura in linea con le ISO 9001 e 14001. Le

analogie strutturali tra i sistemi di gestione regolati dalle 3 norme sono:

 a livello strategico- quando si tratta di stabilire politiche e obiettivi

 a livello gestionale- quando vengono definite le metodologie e i documenti

 a livello operativo- quando vengono determinate istruzioni e i controlli

la struttura di fondo della ISO 9001, ISO 14001, OHASAS 18001 e SA 8000 è che ognuno tratta un

argomento specifico, ma i corrispondenti requisiti fanno riferimento al noto modello ciclico PDCA per il

miglioramento continuo delle prestazioni, dell’efficacia ed efficienza delle organizzazioni.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Argomenti:
-la definizione di qualità
-evoluzione storica del concetto di qualità
-Total Quality Management: un approccio difficile
-Il Sistema di qualità
-qualità e normazione
-enti di normazione
-normative ISO 9000 per la certificazione dei sistemi di qualità aziendali
-dalla ISO 9000 alla VISION 2000
- la normativa ISO 9001:2008
- la nuova norma ISO 9000:2015
-la certificazione
-i sette strumenti manageriali
la qualità e la sicurezza nel settore agroalimentare: HACCP
-i sette strumenti statistici
-il concetto di rischio ambientale nelle aziende
-la DIRETTIVA SEVESO 501/1982
-la SEVESO 2 D.Lgs 334/1999
-la SEVESO 3: direttiva comunitaria 105/2003
-OHSAS 18001
- BS OHSAS 18001/2007
-OHSAS 18002
-implementazione di un sistema di gestione della sicurezza
-la nascita della SA 8000
-la nuova norma SA 8000:2014
-gli inquinanti atmosferici
-inquinamento delle risorse idriche
-inquinamento di natura zootecnica
-i modelli di comportamento ambientale delle imprese
-ISO 14000
-ISO 14001/2015
-la registrazione EMAS (Environmental Management And Audit Scheme) e la sua evoluzione
-l'ECOLABEL


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (CATANIA - MODICA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kettystrano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Gestione della qualità e sistemi di gestione ambientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Matarazzo Agata.

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