Semiotica dei nuovi media
Che cos'è un medium
Polisemia: le parole che designano i media sono sempre polisemiche, cioè hanno molti significati, nel senso che si riferiscono a fenomeni, situazioni e cose che, seppure collegate tra loro, sono diverse e a volte anche molto diverse.
Ad esempio, dicendo "televisione", intendiamo:
- L’organizzazione di persone che produce e trasmette uno o più canali televisivi e, al loro interno, i vari programmi televisivi
- Un insieme più o meno definito di tecnologie di trasmissione e ricezione di immagini luminose in movimento
- L’apparecchio di ricezione che abbiamo in casa
Due tipologie:
- Tv digitale = è quella che usa tecnologie digitali per la compressione e ricezione del segnale, permettendo una riduzione dei costi di trasmissione e una maggiore qualità dell’immagine e del suono
- Tv via satellite = è quella in cui il segnale è diffuso con un sistema di satelliti geostazionari
Dicendo "radio", intendiamo:
- L’organizzazione di persone che provvede alle trasmissioni radiofoniche
- Un insieme più o meno definito di tecnologie di trasmissione e ricezione di trasmissioni radiofoniche
- L’apparecchio di ricezione che abbiamo in casa
Dicendo "stampa", intendiamo:
- Un insieme di pubblicazioni che servono a informarci (quotidiani, periodici)
- Le tecniche e gli apparati fisici dei processi di stampa ("la seconda edizione è in corso di stampa" o "la stampa digitale ha drasticamente abbassato i costi di produzione")
- Il risultato dei processi di stampa su un certo supporto fisico ("questa stampa è venuta bene")
- I giornalisti della carta stampata
Dicendo "internet", intendiamo:
- La rete di tutte le reti di calcolatori
- I protocolli (l’insieme di regole) software che permettono l’interconnessione operativa tra le reti di computer
- Ciò che accade nei diversi ambienti di comunicazione su internet, come siti web tradizionali, Facebook, Instagram, Twitter, ecc.
Pensiamo a quando si fanno affermazioni generiche del tipo "internet ha cambiato il linguaggio della politica", "le discussioni su internet finiscono spesso nello hate speech" (tendenza a demonizzare internet), "il web ha cambiato radicalmente il modo in cui i bambini affrontano le materie scolastiche". Si tratta di estreme generalizzazioni, di frasi vuote e senza significato, che dimostrano la scarsa cultura digitale.
Come se non bastasse, nel caso di internet e del web, la polisemia si estende a tutte le parole che vi si riferiscono. Sentiamo ad esempio cose come "Facebook ha cambiato il concetto di amicizia", dove con Facebook si intende confusamente un po’ l’insieme di tecnologie che lo riguardano, un po’ le cose che dentro a Facebook le persone fanno (conversazioni, discussioni di gruppo, pubblicazione di post e così via).
La stessa cosa vale per tutte le parole che si riferiscono a internet e al web: social media, email, blog, ma anche Twitter, Instagram e tutti i nomi dei social media. Sono tutte parole usate in modo polisemico e confuso o, come minimo, ambiguo, con un duplice riferimento a due raggruppamenti di significati: quelli che si riferiscono alle tecnologie e quelli che si riferiscono a ciò che le persone fanno con le tecnologie, alle loro pratiche.
Citazione di Ugo Volli: i media “si situano all’incrocio tra i canali materiali e grandi convenzioni culturali. Il loro statuto è strutturalmente ambiguo, tanto più ambiguo quanto più è vasta e generica la loro definizione”.
Occorre distinguere come minimo:
- Le tecnologie / le tecniche (hardware e software)
- L’insieme di pratiche sociali e regole, abitudini e convenzioni con cui nei gruppi sociali (grandi e piccoli) si usano le tecnologie/tecniche per comunicare
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