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Semiotica dei media

Il termine semiotica indica una riflessione sistematica sui segni, le leggi che li regolano, i loro usi nella comunicazione. La semiotica si occupa allora di come un testo acquisti significato per gli individui, laddove per testo intendiamo qualsiasi oggetto un soggetto voglia sottoporre ad ipotesi interpretative. Il maggior studioso italiano è stato Umberto Eco; afferma che la semiotica cerca le condizioni generali della significazione.

Trattato di semiotica generale

Trattato di semiotica generale del 1975 è l'opera più celebre di Eco. In essa si cerca di definire cos’è un testo per la semiotica: è qualunque testo che ha un senso e significato per chi lo fruisce. Tutto diventa un testo; ciascun testo che ha un significato può essere studiato dalla semiotica (testo scritto, opera d’arte, canzone ecc.). Per Eco è importante capire la comunicazione e la significazione; la semiotica studia tutti i processi culturali come processi di comunicazione, mentre quando i testi sono costruiti con un codice e noi grazie alle nostre competenze possiamo scomporlo allora è una significazione.

La semiotica è quella disciplina - o meglio un campo disciplinare, per usare le parole di Umberto Eco, «un dipartimento in cui possono convergere vari approcci disciplinari, talvolta in contrasto, talvolta in una qualche sinergia».

La semiotica si occupa di quelle forme con cui le culture costruiscono i propri testi e con i quali si esprimono. Per enciclopedia, Eco intende dunque quel patrimonio comune condiviso di saperi in un dato contesto culturale comune a un gruppo di individui. La semiotica analizza i testi e i loro meccanismi di funzionamento e decodifica da parte degli individui, le strategie di costituzione e dissoluzione della memoria di una cultura comune e le stratificazioni e le trasformazioni dell’identità collettiva attraverso i testi mediali.

Il testo è una qualsiasi configurazione di senso – che sia un libro, un film, una canzone - che si rende percepibile mediante una o più sostanze dell’espressione: linguistiche, visive, gestuali, spaziali, corporee, sonore. La semiotica può essere generale o specifica: generale è una riflessione di carattere teorico-filosofico che pone concetti e costrutti teorici per rendere ragione di fenomeni di significazione e comunicazione apparentemente separati.

Le semiotiche applicate cercano di descrivere le regole che determinano particolari sistemi di segni e su questa base di prevedere i comportamenti delle persone che usano questi sistemi; sono semiotiche applicate la semiotica della pittura, del fumetto, della televisione, della musica, del cinema, del teatro, della pubblicità, della moda. L’analisi semiotica di un testo è allora un’operazione di smontaggio, finalizzata a scomporre il testo in elementi sempre più piccoli e anche più generali, al fine di trovare regole generali che rendano conto anche di molti altri testi. Anche la semiotica dei nuovi media è una semiotica applicata che studia i nuovi media trattandoli come testi.

Come un testo acquista significato

Come un testo acquista significato per gli individui? Il testo ha un significato proprio ma ne attiva altri a seconda delle competenze e del contesto di coloro che ne fruiscono. Un testo può avere significati diversi a seconda di chi ne fruisce.

Eco introduce il concetto di mondi possibili: possibili sviluppi del testo immaginati dal lettore che sono il risultato di un’interrelazione tra le condizioni proposte dal testo e le riflessioni e aspettative del lettore; un mondo possibile può essere visto come un corso di eventi e dipende dagli atteggiamenti di qualcuno che lo afferma o lo prevede. Importante è il ruolo dell’attore nell’interpretazione del testo.

Ferdinand de Saussure

Ferdinand de Saussure, non scrisse mai un testo con la sua teoria ma dopo la sua morte alcuni allievi misero insieme diversi appunti per creare un volume che mettesse insieme le idee di questo linguista: il corso di linguistica generale.

De Saussure si chiede quale dovesse essere il soggetto di studio della linguistica; se ragioniamo sulla parola stiamo contemporaneamente pensando agli aspetti acustici e della produzione vocalica, alla corrispondenza tra suono e l’idea alla quale rimanda, agli aspetti individuali e a quelli sociali e agli aspetti permanenti della parola o sugli aspetti in evoluzione.

De Saussure propone una dicotomia formata dal concetto di parole e da quello di langue; la parola è la realizzazione del segno linguistico e costituisce un atto individuale di espressione da parte del singolo; la langue è invece un sapere collettivo e sociale condiviso dagli individui che appartengono ad una comunità e permette di creare e capire gli atti di parole: la parole è la realizzazione individuale di un segno da parte dell’individuo; la langue è il sapere collettivo insito nel linguaggio, l’insieme di abitudini linguistiche che permettono al soggetto di comprendere e farsi comprendere.

Gli schemi astratti sono definiti da De Saussure concetti condivisi da un’intera società: una collettività condivide il linguaggio e unisce gli stessi significanti agli stessi significati.

La parole è l’espressione fonetica che l’individuo realizza e che collega una fonia a un senso. La langue è l’aspetto sociale, collettivo del linguaggio che consente alle persone di capirsi attraverso significati condivisi da tutti. L’oggetto di studio deve essere proprio la langue.

Le fonie, una persona produce dei suoni rivolti ad un’altra persona, questa le codifica e risponde con altri suoni; i suoni trasmessi rimandano a dei pensieri e situazioni condivise, rimanda a pensieri e associazioni chiamata da Saussure significazioni. Per fonie intende un susseguirsi di suoni secondo cui ognuno di noi compone le parole.

Quando un individuo si esprime tramite una fonia, produce dei suoni per comporre delle parole, ha già in mente un modello che nella teoria di Saussure viene detto significante. Le fonie sono eventi fisici percepibili mentre i sensi non lo sono affatto; un senso può essere espresso da diverse fonie.

Fonie e sensi rientrarono nella categoria delle parole, i significanti e i significati rientrano nella categoria della langue.

Significante e significato, il segno linguistico unisce il concetto all’immagine acustica che non è il vero suono che produce la persona ma la rappresentazione astratta del suono emesso; si decide di definire il significato come concetto espresso e il significante come immagine acustica.

Il segno è l’unione tra significante e significato ed è caratterizzato da due princìpi: il principio di arbitrarietà del segno e il carattere lineare del significante.

Arbitrario: all’interno di ciascuna lingua è stato deciso che quel significante è utilizzato per indicare quello specifico significato, l’arbitrarietà mette al riparo la lingua dal tentativo di modificarla. I segni che compongono una lingua sono moltissimi, dunque, è difficile modificare l’intero sistema linguistico.

Il significante si svolge nel tempo: le parole pronunciate hanno una linea temporale data e le parti che compongono gli enunciati sono collegati in modo consequenziale. La lingua è un sistema complesso, l’uso della lingua nella quotidianità la conserva e la mette al riparo dai mutamenti.

La lingua è il risultato di stratificazioni di epoche precedenti, le lingue più vengono usate più si conservano vive pur nella loro evoluzione: la lingua che noi oggi parliamo è il risultato di stratificazioni e di evoluzioni.

La semiologia è allora identificabile come “scienza generale dei segni” che studia i diversi sistemi di segni. Questi segni non devono naturalmente essere necessariamente scritti, come le lingue, ma anche riti, costumi, alfabeti e tutte quelle manifestazioni che siano legate alla cultura degli individui e delle popolazioni.

Non c’è un legame naturale tra significante e significato: per indicare un oggetto possiamo usare più parole ma per convenzione nel nostro sistema linguistico abbiamo scelto di definire il significato con un certo significante anche se questi non hanno tra loro un legame di necessità.

Le onomatopee e le esclamazioni sembrano mettere in dubbio il principio di arbitrarietà: invece ci rendiamo conto come queste non possano mettere in dubbio il principio di arbitrarietà. L’arbitrarietà consentirebbe agli individui di scegliere significanti diversi per veicolare significati portando a mutare ma in realtà le lingue hanno un forte carattere di immutabilità.

Simultaneità e successioni: per Saussure la linguistica deve considerare l’asse della simultaneità (i rapporti tra entità coesistenti in contemporanea) e l’asse delle successioni (collocate le entità del primo asse e i loro cambiamenti). Si parla allora di linguistica sincronica che si occupa degli aspetti statici e linguistica diacronica che si occupa degli aspetti evolutivi.

Saussure si concentra sulla linguistica sincronica prestando attenzione sui concetti di identità e valore; per il concetto dell’identità vediamo l’esempio del treno; l’identità tra gli elementi non è data dal loro aspetto ma dalle relazioni che intercorrono tra gli elementi del sistema e le loro posizioni: l’identità è legata al valore degli elementi e dalla loro funzione all’interno del sistema di significati. La lingua allora è un sistema di valori ovvero un insieme di elementi in relazione tra loro. Grazie alla lingua il mondo circostante può essere spiegato.

Arbitrarietà verticale e orizzontale: il contenuto di un significante è dato dal suo significato e dai rapporti che il segno intrattiene con gli altri segni; sia i significati che i significanti si stabiliscono in modo arbitrario e sono strettamente connessi tra loro.

La parola cane e la parola dog rimandano allo stesso significato: questa è definita una arbitrarietà verticale; ci si riferisce allo stesso significante con significati diversi. Si parla anche di arbitrarietà orizzontale, legata al concetto di valore e che ci dice che anche i suoni e i concetti sono organizzati in modo arbitrario dagli individui.

In un sistema linguistico sono arbitrari i rapporti tra un significante e gli altri significanti, e anche quelli tra un significato e gli altri significati. La scelta di un suono o di un altro per esprimere un significante è dunque essa stessa arbitraria, essendo possibile esprimere con suoni diversi lo stesso significante.

I sintagmi, Saussure mette l’accento sui rapporti che si instaurano tra i diversi elementi linguistici; definisce sintagmi gli elementi disposti un dopo l’altro nella catena della parole: i sintagmi fanno parte dell’aria della langue perché sono il risultato di interrelazioni collettivi, gli elementi che hanno qualcosa in comune si associano nella memoria come elementi correlati tra loro.

Hjelmslev

Hjelmslev, il suo testo più importante è Fondamenti della teoria del linguaggio; è associato alla teoria linguistica definita glossematica, Hjelmslev riconosce a Saussure la rottura con la linguistica precedente, questo linguista cerca di scomporre il linguaggio in elementi sempre più piccoli; i sistemi linguistici devono essere studiati in maniera scientifica e esatta rintracciando elementi costanti per avere uno studio più preciso. All’interno di un fatto linguistico ci sono delle costanti che possono aiutare a scomporlo e renderlo più preciso possibile, per ritrovare le costanti sarà necessario seguire il cosiddetto principio empirico e la teoria dovrà risultare coerente, esauriente e semplice.

La struttura della lingua; per Hjelmslev non si può usare un metodo induttivo ma bisogna partire dal testo integro scomponendolo in componenti sempre più piccolo; questo sistema definito deduzione serve per arrivare ad essere più precisi. La linguistica deve cogliere la lingua non con implicazioni in altre discipline ma come una totalità autosufficiente, studiarlo come un sistema assestante. La linguistica deve agire mirando ad una comprensione immanente del linguaggio come una struttura specifica a sé stante e autosufficiente.

L’analisi del testo

L’analisi del testo è intesa come scomposizione del testo in parti sempre più piccole al fine di comprenderne la struttura. La classe è l’oggetto linguistico sottoposto ad analisi. Al fine di analizzare il testo viene distinto: un piano dell’espressione e un piano del contenuto.

Il segno per Hjelmslev è un’entità generata dalla connessione fra un’espressione e un contenuto; il significante di Saussure diventa per Hjelmslev espressione, il significato diventa contenuto e il segno ovvero l’unione di significante e significato diventa funzione segnica.

Il linguaggio ha un doppio binario: il piano del contenuto con riferimenti al mondo reale e il piano dell’espressione che contiene le parole che scegliamo per esprimere quei contenuti. Espressione e contenuto: Hjelmslev separa il piano dell’espressione e il piano del contenuto che hanno una propria organizzazione; nell’espressione dobbiamo pensare ad una serie di consonanti che non formano anche una parola; nel contenuto troviamo una materia che aspetta che lingua li dia forma.

La forma dell’espressione articola la materia secondo schemi fonologici e diventa così possibile produrre e riconoscere vocali e consonanti, definite sostanze dell’espressione. La materia dell’espressione assume forme differenti nelle diverse lingue, tanto da permettere agli individui di esprimere con parole differenti gli stessi concetti. Sul piano del contenuto, Hjelmslev identifica la materia del contenuto nella realtà che ci circonda.

Sul piano del contenuto, la forma del contenuto di un segno linguistico è considerata indipendentemente dal suo referente, al di là della sua relazione con la materia. La sostanza del contenuto si realizza dal rapporto della forma linguistica con la materia (un albero rappresentato in modo diverso se nel deserto o nella giungla).

Il linguaggio è diverso per ciascuna comunità linguistica che la classifica a suo modo e la organizza secondo le proprie abitudini. Da qui il concetto di apprezzamenti collettivi: si può comprendere uno stesso oggetto fisico con descrizioni semantiche diverse nelle diverse lingue come frutto di valutazioni adottate da una comunità sull’oggetto.

Il linguaggio è definibile allora come la “forma del pensiero di ogni comunità linguistica che opera le proprie classificazioni del reale e le organizza in pensieri articolati”. Hjelmslev fa l’esempio dell’elefante.

Per Hjelmslev è grazie alla forma del contenuto e dell’espressione che esiste la sostanza del contenuto e dell’espressione. Dalla forma ci si può esprimere arrivando alla sostanza. Il principio della doppia articolazione: per Hjelmslev troviamo nel piano del contenuto segni e figure; i segni sono elementi che hanno un corrispondente sul piano opposto, e sono formati da unità minime denominate figure che non hanno un corrispondente sul piano opposto e sono, pertanto, prive di contenuto.

Il principio della doppia articolazione

Introduce il principio della doppia articolazione: le lingue hanno all’interno delle unità minime che non hanno un significato proprio (es. le lettere nell’alfabeto), trovano significato nell’articolazione di più figure insieme. Da un lato vediamo le parole dotate di significato e dall’altro i fonemi che sono invece privi di significato ma lo assumono solo insieme a livello delle parole. Per Hjelmslev il piano dell’espressione e del contenuto vanno analizzati attraverso l’asse del processo e l’asse del sistema: vengono usati per scomporre e analizzare i nostri significati linguistici.

L’asse del processo è rappresentato da una linea orizzontale verso destra, l’asse del sistema è rappresentato con una linea verticale che interseca quella del processo. Disponiamo sull’asse del processo le parole per comporre gli enunciati ovvero gli elementi che costituiscono la catena del sintagma, il processo è una gerarchia di funzioni logiche e funzioni logiche: le parole sull’asse del processo sono concatenate tra loro. I segni sono parti della frase e ciascun segno è concatenato con quello precedente e successivo, le frasi sono parti della catena del periodo, le lettere sono parti della catena di una parola. Gli elementi si susseguono in una continuità spazio-temporale; la relazione che si instaura è una relazione sintagmatica.

Sull’asse del sistema si dispongono elementi che potrebbero stare al posto di un elemento sull’asse del processo: alternative possibili ai singoli elementi della catena. Se gli elementi che compongono un linguaggio hanno un rapporto di sostituzione, la relazione che si instaura viene definita paradigmatica.

Le dipendenze

Le dipendenze: il fine di Hjelmslev è scomporre l’oggetto in elementi più piccoli, l’oggetto d’esame e le parti che lo compongono esistono in ragione delle dipendenze interne e delle relazioni tra i singoli elementi, tanto che, come ricordato da Hjelmslev «gli oggetti si possono descrivere solo attraverso le dipendenze. Attraverso l’analisi Hjelmslev mira a far emergere le dipendenze interne in un testo; si distingue tra linguaggi ristretti ovvero che servono solo per determinati scopi (es. linguaggio matematica o musica) e linguaggi non ristretti che si adattano ovunque e possono tradurre altri linguaggi.

Per semiotiche connotative si intendono quelle «semiotiche il cui piano dell’espressione è una semiotica, in alternativa alle metasemiotiche; un esempio di metasemiotica è la linguistica perché riflette, studia e ragiona sulla semiotica stessa.

Greimas

Greimas, nasce nel 1917 a Tula, in Russia, si laurea in lettere con una tesi sul vocabolario della moda; conosce Barthes, molto importante per la ricerca di Greimas. Gli scritti più importanti sono Semantica strutturale in cui porta avanti le sue teorie.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher benedettapanni2003 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Universitas Mercatorum di Roma o del prof Gennaro Serena.
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