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Semiotica, comunicazione e segni

Comunicare = far sapere, trasmettere qualcosa che spesso non è di ordine materiale: si tratta di idee, pensieri, sentimenti, notizie, segreti, date, impressioni, tutto ciò che può essere fatto conoscere.

Il terremoto e il termometro

Un terremoto comunica? Il terremoto in sé per sé, in quanto evento, non comunica nulla, nel senso che non c'è alcuna entità superiore che attraverso di essa voglia dire qualcosa all'umanità. Tuttavia, un terremoto ha un senso e può avere un significato.

Un termometro comunica? Il termometro in sé non ha intenzione di dire nulla, è uno strumento di misura. Una componente fondamentale della comunicazione è la volontà di trasmettere qualcosa da parte di chi comunica. Fenomeni naturali e strumenti di misura non comunicano, benché siano dotati di significato.

Significato degli oggetti

Una sigaretta accesa comunica? Una sigaretta accesa, magari in mano a una persona, può avere un significato, ma non comunica. Può essere usata dal fumatore per comunicare.

Un vestito comunica? Anche per il vestito si può dire che si tratta di un oggetto che significa o può significare qualcosa, e che può essere usato per comunicare qualcosa in modo consapevole.

Un manoscritto comunica? La scrittura su carta è uno strumento di comunicazione ed ha una propria e netta autonomia rispetto alla volontà del suo produttore: una volta fissato su un supporto e reso così indipendente dal suo autore, lo scritto comunica e continua a farlo finché qualcuno è in grado di leggerlo.

Comunicazione e significato

Dunque, oggetti o eventi hanno generalmente un significato o un senso, ma non necessariamente lo comunicano; non vogliono dire qualcosa, ma eventualmente sono usati per dire qualcosa. Comunicare presuppone che qualcosa già significhi; significare viene prima di comunicare. Comunicare vuol dire servirsi di qualcosa che è già dotato di senso, per raggiungere qualche scopo.

Obiettivi e mezzi comunicativi

Obiettivi comunicativi: mostrare, indicare, persuadere, convincere, offendere, ferire, far credere, ingannare, documentare, informare, ecc...

Mezzi comunicativi: foto, dipinti, film, segnali stradali, logotipi, graffiti; sigarette, vestiti, automobili; concerti, manifestazioni pubbliche, ecc... (Alcuni di questi mezzi di comunicazione presentano un'organizzazione e una complessità assimilabile a quella delle lingue) chiameremo i mezzi testi.

Modelli di comunicazione

Il modello postale di Shannon e Weaver

Il modello postale della comunicazione di Shannon e Weaver è stato pensato in riferimento a un passaggio di informazioni attraverso dispositivi meccanici o elettrici di trasmissione. Mal si adatta a rendere conto della comunicazione tra due esseri umani, ridotti ai ruoli di sorgente e destinatario dell'informazione.

Critiche al modello postale

  • Lineare e unidirezionale
  • Meccanico
  • Eccessivamente astratto (non rende conto dei ruoli cognitivi di emittente e destinatario né del contenuto del messaggio)
  • Considera il codice come semplice associazione di elementi
  • Non ammette la possibilità di mentire o di dire il falso.

Revisione del modello di Jakobson

Alla fine degli anni '50, Jakobson propone una revisione di questo modello: ciascuno degli elementi del modello dà origine a una funzione linguistica diversa (la predominanza di uno sugli altri determina la struttura verbale del messaggio, o testo).

  • Mittente: funzione espressiva
  • Destinatario: funzione conativa (uso dell'imperativo, costringere)
  • Messaggio: funzione referenziale
  • Canale: funzione fatica (tenere aperto il canale della comunicazione)
  • Codice: funzione metalinguistica (parla del linguaggio stesso)
  • Come è costruito il messaggio: funzione poetica

Classificazioni dei segni secondo Eco

Eco propone una teoria generale del segno che unifica nel modello istruzionale e inferenziale tutti e sei i tipi di segno individuati, elaborando una semiotica che pone un particolare accento sull'interpretazione e sulle operazioni di cooperazione previste dal testo stesso.

Tipi di segni secondo Eco

  • Eventi naturali, non prodotti intenzionalmente
  • Prodotti artificialmente e posti convenzionalmente da esseri umani per comunicare con altri
  • Accezioni cadute in disuso o particolarmente ricercate

Definizione generale di segno: “ciò che sta per qualcos’altro”. Sei tipi di segni: inferenze naturali, convenzionali, diagrammi, disegni, emblemi, bersagli.

Definizione di Peirce

Il filosofo americano Peirce dà un'altra definizione: il segno, o representamen, è qualcosa che sta a qualcuno per qualcosa sotto qualche aspetto o capacità.

L'uso di termini generici indica la volontà di fornire una definizione talmente generale da poter applicare a qualsiasi fenomeno od oggetto che possa fungere da segno. Si tratta di una relazione a tre posti, o triadica, che vede tre elementi in gioco: il segno/representamen, l'oggetto e l'interpretante.

Tipi di segni secondo Peirce

  • Simboli
  • Indici
  • Icone

Un simbolo è un segno che si riferisce all'oggetto che esso denota in virtù di una legge, di solito un'associazione di idee generali, che opera in modo che il simbolo sia interpretato come riferentesi a quell'oggetto. È insomma esso stesso un tipo generale di legge, cioè è un Legisegno. Come tale agisce attraverso una replica. Non soltanto il simbolo è di natura generale, ma anche l'oggetto al quale esso si riferisce è di natura generale. È il tipo di segno più usato dagli esseri umani per comunicare: parole, monete, segnali stradali.

Una legge (esplicita) o una convenzione (implicita) regola l'istituzione dei simboli e il loro uso (esempio di legge: codice morse).

L'indice è un segno che si riferisce all'oggetto che esso denota in virtù del fatto che è realmente determinato da quell'oggetto. L'indice si presenta come effetto concreto di una causa concreta: sintomi, reazione del sensore in un termometro, orma di un animale (eventi e oggetti concreti che si presentano secondo leggi non convenzionalmente stabilite). Non è l'evento singolare a costruire il segno, ma la regolare associazione tra quella classe di eventi e la classe delle cause che li determinano.

L'icona è un segno che si riferisce all'oggetto che essa denota semplicemente in virtù di caratteri suoi propri, e che essa possiede nello stesso identico modo sia che un tale oggetto esista effettivamente, sia che non esista. Una cosa qualsiasi, sia essa qualità, o individuo esistente, o legge, è un'icona di qualcosa, nella misura in cui è simile a quella cosa ed è usata come segno di essa.

Ha identificato come caratteristica delle immagini la somiglianza con l'oggetto rappresentato. In caso di creazione di un oggetto artificiale entra un certo grado di arbitrarietà: se da un lato assomiglia all'idea progettuale che il costruttore aveva in mente, dall'altro non è detto che sia somigliante all'oggetto che l'autore intendeva rappresentare.

L'immagine, quindi, rappresenta il proprio oggetto principalmente attraverso la somiglianza, ma come oggetto materiale è largamente convenzionale, ovvero il suo creatore seleziona solo alcuni aspetti dell'oggetto per rappresentarlo.

Tipi di icone

  • Immagini
  • Diagrammi
  • Metafore

Problema della mappa della metropolitana di NY disegnata da Vignelli: difetto di mescolare due modalità di rappresentazione che non dovrebbero essere confuso, ovvero l'immagine cartografica (corrispondenza univoca e in scala con i luoghi rappresentati) e il diagramma (tenuto a rappresentare solo le relazioni tra alcuni luoghi, senza preoccuparsi della corrispondenza con la realtà).

Dibattito sull'iconismo = opposizione tra:

  • Iconisti (Maldonado) neutralità del rapporto di somiglianza tra immagini e oggetti rappresentati.
  • Iconoclasti (Eco, Greimas) facevano leva sulla componente culturale e convenzionale di questo rapporto.

L'immagine virtuale che si vede negli specchi non è un segno. Lo specchio funziona come protesi, aumenta le capacità visive. Ciò che si vede non è un'immagine reale che può essere conservata e non può essere usata per mentire.

La somiglianza viene definita una relazione tra due o più oggetti che condividono due o più proprietà. Un dipinto è come la fissazione su tela di un momento di un racconto non necessariamente vero (sospensione dell'incredulità) le immagini sono paragonabili a dei testi.

Morfologia

Morfologia = studio delle parole e delle varie forme che la parola può assumere.

  • Semplici
  • Parole Prefissate
  • Complesse = Derivate Suffissate
  • Composte

Parola = unità del linguaggio umano istintivamente presente alla consapevolezza dei parlanti (varia a seconda della lingua).

Definizioni di parola

  • Caratteri separati da spazi bianchi non si tiene conto delle lingue non dotate di scrittura.
  • Unità che possono essere usate da sole si escludono le parole grammaticali.

Non è possibile definire la nozione di parola una volta per tutte, si distinguono varie accezioni.

Nozioni di parola

  • Nozione di parola fonologica: tutto ciò che si raggruppa attorno ad un accento primario.
  • Nozione di parola morfologica o sintattica: tutto ciò che non è costituito da più unità.

Lemma = forma di citazione, forma che troviamo sui vocabolari, rappresentante di tutte le forme flesse. Lemmatizzazione = riportare una forma flessa al suo lemma.

Verbo = radice + vocale tematica + desinenza flessiva.

Esempio: se ad amare si toglie -re (desinenza flessiva dell’infinito presente), resta ama (tema del verbo). Il tema è costituito da am (radice) e a (vocale tematica). Le vocali tematiche dell'italiano sono tre: a, e, i.

Classi di parole

Le parole della lingua italiana sono classificate in 9 parti del discorso, o categorie lessicali.

  • Variabili (nomi, verbi, aggettivi, pronomi, articoli) o invariabili (preposizioni, congiunzioni, avverbi e interiezioni).
  • Aperte, cui si possono aggiungere nuovi membri (nomi, verbi, aggettivi, avverbi) o chiuse, formate da un numero finito di membri (articoli, pronomi, preposizioni, congiunzioni).

Criteri secondo cui classificare le parole:

  • Il criterio tradizionale è quello semantico, basato sul significato. I nomi designano “entità” o “oggetti”, mentre i verbi “azioni” o “processi” tuttavia, è un criterio insufficiente perché esistono nomi che designano processi (partenza, nascita) e verbi che designano stati (sapere, conoscere).
  • Le parti del discorso possono quindi essere riconosciute secondo il criterio distribuzionale (non tutte le parole sono intercambiabili in tutte le posizioni).

Morfema = la più piccola parte di una lingua dotata di significato. È un segno linguistico, ed è quindi costituito da un significante e un significato. Si possono distinguere tra morfemi lessicali (hanno un significato che deriva dalla loro collocazione nel lessico dell'italiano e non cambiano a seconda del contesto) e grammaticali (legati al contesto).

I morfemi possono inoltre essere:

  • Liberi, se possono ricorrere da soli in una frase (es: bar, ieri, virtù).
  • Legati, se non possono ricorrere da soli in una frase e si devono quindi aggiungere a qualche altra unità (es: per il plurale s in inglese o i in italiano).

I morfemi liberi dell'italiano sono parole; i morfemi legati sono quelli flessivi (genere, numero, desinenze dei verbi), i suffissi e i prefissi. Generalmente, in italiano, nomi ed aggettivi sono bimorfemici, mentre i verbi regolari sono trimorfemici. Ma le parole complesse possono essere composte anche da più di tre morfemi.

Il morfema è un'unità astratta che è rappresentata a livello concreto da un allomorfo (o morfo). Un caso di allomorfia in italiano è quello dell'articolo maschile: i e gli sono due allomorfi.

Processi morfologici

Le parole semplici possono subire diversi tipi di modificazione. I processi morfologici più comuni sono:

  • La derivazione
  • La composizione
  • La flessione

La derivazione è l'aggiunta di una forma legata (affisso) a una forma libera e raggruppa tre diversi processi:

  • La prefissazione = aggiunta di prefissi (s + fortunato → sfortunato)
  • L'infissazione = aggiunta di infissi (mangi + ucchi + are → mangiucchiare)
  • La suffissazione = aggiunta di suffissi (dolce + mente → dolcemente)

I suffissi possono essere:

  • Deverbali (formano nomi da verbi).
  • Valutativi (diminutivi, accrescitivi, peggiorativi, vezzeggiativi, ecc.).

I prefissi e gli infissi non modificano la categoria grammaticale. Nella derivazione, la testa attribuisce al risultato la categoria lessicale (eccezione dei suffissi valutativi). Frequentemente in italiano è l'elemento di destra (il suffisso o la radice, in caso di prefissazione).

La composizione forma parole a partire da due parole esistenti, talvolta con modificazioni (capo + stazione → capostazione).

  • N + N = N
  • A + A = A
  • Preposizione + N = N
  • N + A = N
  • V + N = N
  • V + preposizione = N

Tra i due componenti, la testa è quella da cui deriva la categoria lessicale. Esistono tre tipi di composti:

  • Subordinati = uno è più importante dell'altro (capostazione deriva da 'capo [della] stazione' la testa è capo; lavavetri non ha testa nessuno dei due determina la categoria N).
  • Coordinati = sono sullo stesso livello (nave-traghetto è sia nave che traghetto, entrambe sono testa; insaliscendi non c'è testa perché è un N).
  • Attributivi/appositivi = uno dei due dipende dall'altro (in cassaforte, cassa è la testa; in discorso-fiume, fiume sta per 'lungo', discorso è testa).

La flessione aggiunge alla parola di base informazioni relative a:

  • Genere
  • Numero
  • Caso
  • Tempo
  • Modo
  • Diatesi (attivo passivo)
  • Persona

Altri processi

Altri processi:

  • Conversione = cambiamento di categoria senza che sia stato aggiunto alla base un affisso manifesto (es: volere → il volere).
  • Parasintesi = prefisso + base + suffisso (verbale, come ingiallire, o aggettivale, come sfegatato).

Morfemi invisibili: in italiano, come in altre lingue, ci sono parole che non si prestano a comparazione e segmentazione:

  • In buono e migliore non si riesce a trovare ciò che corrisponde a “più”, né qualcosa che corrisponda al morfema lessicale della prima (buon-).
  • La -e finale di felice può indicare sia il singolare e sia, indistinguibilmente, il maschile e il femminile.
  • È, terza persona dell’indicativo presente del verbo essere, non presenta che una vocale, non segmentabile ulteriormente.

In tutti questi casi, abbiamo di fronte delle condensazioni di significati sotto le stesse unità significanti. Per analizzare morfologicamente questi casi si è proposta una distinzione tra morfema e morfo:

  • Il morfema non è un’entità concreta e lineare, ma un’entità astratta
  • Che si realizza in morfi

Le parole quindi non si scompongono in morfemi, ma piuttosto in fattori, detti morfi (o allomorfi), che possono rappresentare più morfemi. Si dice morfo, dunque, la realizzazione concreta di un morfema, che rimane un’entità astratta e non più quell’unità minima dotata di significato o funzione.

Per analizzare è si può istituire una proporzione con un altro verbo stabilendo che:

alzare : alza = essere : è

Si può formalizzare così:

ax : bcx = ay : bcy

dove x e y sono morfemi lessicali così analizzabili:

  • x = {alzare}
  • y = {essere}

mentre a, b e c sono morfemi grammaticali così analizzabili:

  • a = {infinito}
  • b = {presente indicativo}
  • c = {3a persona singolare}

Un morfo per più morfemi: un unico morfo rappresenta ben tre morfemi {essere}, morfema lessicale; {presente indicativo}, morfema flessivo; {3ª persona singolare}, morfema flessivo.

Più morfi per un morfema: All’inverso, uno stesso morfema può essere rappresentato da diversi morfi in contesti diversi. Esempio: in can-i e uom-ini, i morfi -i e -ini rappresentano entrambi i morfemi grammaticali {plurale} e {maschile}. Si dicono quindi allomorfi di quei morfemi. Sono allomorfi i diversi morfi che realizzano uno stesso morfema.

Fonetica e fonologia

Esistono vari tipi di fonetica:

  • Articolatoria (produzione dei suoni)
  • Acustica (natura fisica dei suoni)
  • Uditiva o percettiva (ricezione del suono da parte dell’ascoltatore)
  • Forense (in ambito giudiziario)

La semiotica si interessa della fonetica articolatoria.

Per classificare un suono sono necessari tre parametri:

  • Modo di articolazione = i vari organi della fonazione (labbra, lingua, velo palatino) possono essere posizionati in modi diversi nella produzione di un suono.
  • Punto di articolazione = il flusso d’aria necessario per produrre un suono può essere modificato in diversi punti dell’apparato vocale (labbra, denti, alveoli, palato, faringe, ecc.).
  • Sonorità = se le corde vocali vibrano si ha un suono sonoro, altrimenti un suono sordo.

I suoni si classificano in tre classi maggiori:

  • Consonanti = l’aria viene momentaneamente bloccata o deve passare attraverso una fessura molto stretta; possono essere sia sorde che sonore.
  • Vocali = l’aria non incontra ostacoli, fuoriesce liberamente; sono sempre sonore.
  • Semiconsonanti (o approssimanti) = condividono proprietà sia delle vocali che delle consonanti; sono sempre sonore; non possono costituire il nucleo di una sillaba.

Punti di articolazione

  1. Labbra = occlusione di entrambe le labbra. Suoni bilabiali. Sordo: [p] pane. Sonoro: [b] bene, [m] mano, [w] uomo
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alidst di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Marmo Costantino.
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