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Scienza delle finanze, A.A. 2016/2017

La scienza delle finanze e l'economia del benessere

La scienza delle finanze o economia pubblica è la disciplina economica che studia il ruolo dello stato nelle economie di mercato con particolare riguardo alle entrate e alle spese pubbliche rappresentate nel bilancio dello stato.

La presenza dell’attività pubblica è molto ampia. Tutte le attività pubbliche richiedono un volume elevato di mezzi finanziari in gran parte raccolti come imposte, prelievi coatti a carico dei cittadini. La descrizione delle spese e delle imposte è condensata nel bilancio dello stato o più precisamente nei bilanci dei moltissimi enti pubblici che compongono lo stato.

Musgrave: the theory of public finance

  • Allocazione: Si fa riferimento ad interventi dello stato che hanno l’esigenza di garantire l’efficienza dei mercati, perseguendo modalità efficaci di offerta di servizi pubblici, e di prelievo fiscale attraverso la produzione pubblica, e la regolamentazione dell’attività privata.
  • Redistribuzione: Corregge la distribuzione delle risorse realizzata dal mercato e una maggiore equità all’interno della società attraverso:
    • Trasferimenti monetari
    • Offerte di servizi reali
    • Imposte
  • Stabilizzazione: Regola il livello dell’attività economica, garantendo il pieno impiego e il controllo dell’inflazione attraverso:
    • La manovra delle spese e delle imposte
    • Misure che incentivano l’attività produttiva

Teoria positiva e normativa

L’economia pubblica si occupa di entrambi gli aspetti. La teoria positiva spiega le cause di un fenomeno economico. Esempi: “perché la sanità è quasi sempre gestita dallo stato?” – “Perché in autostrada si paga un pedaggio e nelle strade normali no?” – “Perché la difesa è sempre gestita dallo stato e mai dalle imprese private?”.

La teoria normativa individua gli obiettivi di politica economica e gli strumenti idonei per il loro raggiungimento. Richiede sempre un giudizio su cosa è bene e su cosa è male. Esempio: “Quali sono le politiche migliori per ridurre l’inflazione o la disoccupazione? Per distribuire tra i cittadini il carico fiscale?” etc.

Il contesto teorico più appropriato per discutere gli aspetti normativi è l’economia del benessere: raggiungere il massimo benessere collettivo, ovvero un punto di ottimo sociale. Qui assumono un rilievo particolare i concetti di equità ed efficienza.

In questa fase storica è molto diffusa la convinzione che una economia di mercato decentrata sia più efficiente che una economia in cui l’intervento pubblico è ampio. Da quali principi teorici trae origine questa affermazione? Dai risultati dell’economia del benessere (e in particolare dal cosiddetto ‘Primo teorema dell’economia del benessere’).

L’obiettivo dell’economia del benessere è quello di raggiungere una posizione di ottimo sociale: attraverso l’individuazione delle condizioni di efficienza economica (Pareto Efficienza), partendo da una data distribuzione iniziale di risorse. Questa ricerca di solito non consente di individuare un solo ottimo sociale, ma infiniti. Interviene allora un principio di equità, sulla base del quale è possibile pervenire ad una scelta.

I presupposti 'filosofici' dell'economia del benessere

  • Visione individualista: Gli individui sono i migliori giudici di sé stessi e scelgono secondo criteri logici, ma non sempre gli individui agiscono nel proprio interesse o hanno un orizzonte temporale abbastanza ampio.
  • Visione non organicistica della società: Non esiste un bene della ‘società’ diverso da quello degli individui che la compongono, ma molti pensano che esistano valori comunitari (es: il senso dell’identità nazionale, la protezione dell’ambiente, etc.) come valori al di sopra delle scelte individuali.
  • Principio di Pareto: C’è un miglioramento di benessere solo se almeno un individuo migliora e nessun altro peggiora, ma induce a legittimare lo status quo (è un principio conservativo).

Condizioni di efficienza paretiana

  • Produzione efficiente: A parità di impiego dei fattori, se in A posso produrre X e in B X+1, B è preferibile. (Curva di indifferenza)
  • Scambio efficiente: Una riallocazione delle risorse che migliori il benessere dell’individuo senza arrecare danno ad altri. (Curva dei contratti)
  • Efficienza complessiva

L’efficienza paretiana è una situazione in cui non è possibile migliorare il benessere di un individuo senza diminuire quello di qualcun altro. Poiché le possibili allocazioni iniziali delle risorse tra gli individui sono infinite, esistono infiniti punti Pareto efficienti uno per ogni allocazione iniziale. Essi possono essere rappresentati, nel caso di due individui, dalla Grande Frontiera dell’Utilità (insieme dei punti Pareto efficienti che corrispondono a posizioni di First Best).

Per definire un ottimo sociale (punto di massimo benessere collettivo) è necessario disporre di un criterio di scelta tra i punti della grande frontiera dell’utilità: funzione del benessere sociale.

Per definire il punto di ottimo sociale, è necessario disporre di un criterio di scelta tra i punti della grande frontiera dell’utilità → Funzione del benessere sociale: W=W (U1, U2). È il criterio in base al quale è possibile ordinare tutti i possibili stati sociali. Rappresenta i giudizi di valore di una società (di chi la governa) sulla distribuzione delle utilità.

Dunque la funzione del benessere sociale, può in generale essere rappresentata da un sistema di curve di indifferenza decrescenti e concave verso l’alto. La funzione del benessere sociale consente di individuare un punto di ottimo sociale sulla grande frontiera dell’utilità.

Efficienza paretiana vs Ottimo sociale

L’efficienza paretiana è caratterizzata da:

  • Efficienza nella produzione e scambio
  • Accettazione del principio di Pareto (che ha implicito un criterio di unanimità)

L’ottimo sociale è condizionato da presupposti di valore. Es: principi etici, senso di giustizia, etc.

Primo teorema dell’economia del benessere

Un equilibrio di concorrenza perfetta è Pareto efficiente. Perché la concorrenza perfetta realizza equilibrio Pareto efficiente? Perché i prezzi relativi che si determinano nel mercato di concorrenza perfetta sono coerenti con le condizioni di efficienza paretiana. In un punto Pareto efficiente, l’efficienza nello scambio richiede che i saggi marginali di sostituzione tra il bene A e il bene B siano identici per tutti gli individui. Nell’equilibrio concorrenziale ogni individuo che massimizza l’utilità eguaglia il proprio saggio marginale di sostituzione con i prezzi relativi dei due beni, che risulta quindi identico a quello degli altri individui.

Una prima motivazione dell’intervento pubblico: Allocazione → L’intervento dello Stato può essere giustificato dall’esigenza di correggere l’esito spontaneo del mercato per avvicinarlo alla condizione di concorrenza perfetta.

Secondo teorema dell’economia del benessere

Ogni allocazione Pareto efficiente può essere raggiunta con un equilibrio concorrenziale con l’uso di imposte e trasferimenti in somma fissa (Lump Sum Tax). Se valgono entrambi i teoremi dell’economia del benessere, esiste separazione tra efficienza ed equità. Si ragiona in condizioni di First Best.

Lump Sum Tax: È una imposta (o trasferimento) sulla cui base imponibile il contribuente o beneficiario non può influire modificando i propri comportamenti (es: imposta commisurata al colore degli occhi, imposta fissa, imposta commisurata al QI). È una imposta NON distorsiva: redistribuisce le risorse senza modificarne i prezzi. Nella realtà, non esiste un sistema di imposte e trasferimenti lump sum in grado di svolgere i compiti redistributivi richiesti dal secondo teorema, perché questo richiede informazioni troppo elevate.

Conseguenze del non disporre di Lump Sum Tax: Se l’esito del mercato concorrenziale pur essendo Pareto Efficiente, è socialmente inaccettabile dal punto di vista dell’equità, i tentativi di correggere la distribuzione producono inefficienze. È necessario un trade-off tra efficienza ed equità: Soluzioni di Second Best!! (Ottimo di secondo ordine)

Se non dispongo di Lump Sum Tax, vado in B, punto di second best nella grande frontiera dell’utilità. In B, rispetto ad A, ho meno efficienza e più utilità.

In generale, è del tutto improbabile che una economia sia in condizioni di concorrenza perfetta, le condizioni di efficienza perfetta, presupposto per l’applicazione del I teorema, si realizzano difficilmente, e anche se l’economia fosse in concorrenza perfetta, l’intervento dello stato provocherebbe distorsioni. Ogni intervento dello stato, parte quindi sempre da uno status quo che non è un first best, ma un second best. In questi casi, i trade off tra efficienza ed equità diventano di più difficile valutazione.

Un altro limite dell’economia del benessere è inoltre che sul mercato non vengono scambiati solo beni privati bensì anche beni pubblici.

La forma della funzione del benessere sociale

Analizzeremo alcuni esempi di funzioni:

  • Utilitarista (Benthamiana)
  • Egualitaria
  • Rawlsiana

Funzione benthamiana

Il benessere collettivo è massimo quando è massima la somma delle utilità dei singoli individui che la compongono. Si dà quindi peso alla soddisfazione del maggior numero delle persone. Il benessere collettivo aumenta anche se aumenta quello del soggetto che sta meglio, e diminuisce il benessere di quello che sta peggio, purché il saggio sia positivo. → W= U1+U2 U2= W-U1

Funzione egualitaria

Il benessere collettivo è massimo quando ogni individuo della collettività gode dello stesso livello di benessere. (Uguale distribuzione del benessere). U1=U2

Funzione rawlsiana

Il benessere collettivo è massimo quando è massimo il benessere dell’individuo che sta peggio. La priorità è dei soggetti che hanno il livello di benessere più basso. La società nel complesso migliora quando migliora chi sta peggio. W=Min (Ui) i=1,2

Funzione di benessere sociale: condizione di first best. John Rawls, Teoria della giustizia (1971). È una teoria basata su principi contrattualistici. Quali sono i principi di convivenza civile che i padri fondatori della società si sono dati? Gli individui dovrebbero porsi dietro al velo dell’ignoranza: conosci bene il mondo che vuoi regolamentare, ma non sai quale posizione sociale occuperai. Sono in una condizione di avversione al rischio: quali regole mi do?

  • Principio di libertà: “Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te”.
  • Principio di differenza: Principio distributivo adottato nelle politiche di welfare. Fare sì che lo sforzo della società sia volto a fare stare meglio chi sta peggio.

Sinora abbiamo ragionato nell’ambito del Welfarismo/consequenzialismo (sono sinonimi): conta il risultato. Ma questa non è l’unica visione del mondo: un altro approccio importante dal punto di vista dell’equità, è l’equità procedurale: equità delle regole, a prescindere dai risultati (frequente applicazione: uguaglianza dei punti di partenza o delle potenzialità).

Esempio: È equo offrire a tutti le possibilità di istruirsi, non garantire la laurea. Uguaglianza nei punti di partenza, i risultati dipendono dalla sfera individuale.

Conflitto tra equità consequenzialista e procedurale

È giusto o no che l’assistenza sanitaria pubblica offra un trapianto di polmoni a chi ha fumato 3 pacchetti di sigarette al giorno? Un fautore dell’equità procedurale non ammetterebbe il trapianto, anche se ciò causerebbe la morte del paziente.

Prospettiva dei beni di merito (o paternalismo): Mette in discussione il principio secondo il quale l’individuo è il miglior giudice di se stesso. Desiderio di fare del bene al destinatario della mia procedura, anche se non è d’accordo. Le procedure paternalistiche ti obbligano a fare cose che non vorresti fare (Es: cinture di sicurezza, caso in moto, etc.), perché sei ‘miope’, non guardi al futuro. Violazione del principio di sovranità del consumatore.

Interpretazione del primo teorema dell'economia del benessere in equilibrio parziale

Immaginiamo che una distorsione del mercato produca una modificazione del prezzo di equilibrio concorrenziale (da p* a p1).

Beni pubblici e altre cause di fallimento del mercato

È necessario sottolineare che un bene pubblico NON è un bene di proprietà dello stato. Il fatto di essere pubblico, è una caratteristica intrinseca del bene. Il mercato è il luogo dove si scambiano i diritti di proprietà ed uso. Si dice che il mercato fallisce, se attraverso lo scambio non riesce a trovare soluzioni Pareto-efficienti. La teoria neoclassica, giustifica l’intervento pubblico nei casi in cui il mercato fallisce (es, alcune domande che ci eravamo posti riguardo la teoria positiva: “Perché la difesa della nazione è fatta dallo stato e non dalle imprese private; perché non esistono assicurazioni private contro il rischio di rimanere disoccupato; etc.: perché in questi casi, il mercato FALLISCE).

Il mercato fallisce per:

  • Difficoltà delle parti a realizzare un accordo potenzialmente vantaggioso
  • Mancanza di controllo pieno sui beni
  • Mancanza o incompletezza delle informazioni (o quando i costi per ottenerle sono eccessivi)

Si ha fallimento del mercato in presenza di:

  • Beni pubblici
  • Monopolio
  • Esternalità
  • Rischio e asimmetrie informative

I beni pubblici

Definizione di Samuelson: Beni che tutti possono godere in comune, nel senso che il consumo di ciascun individuo non comporta alcune sottrazione del consumo dello stesso bene da parte di un altro individuo. Questa caratteristica dei beni pubblici secondo Samuelson si chiama: non rivalità nel consumo. Es: Difesa nazionale, sicurezza pubblica, illuminazione pubblica...

La luce del sole è un bene pubblico? NO. Siamo in presenza di un bene pubblico quanto c’è qualcuno che lo produce (beni naturali diversi da beni pubblici).

Un bene è RIVALE quando il suo utilizzo da parte di A non può essere condiviso da B (bene privato). X=Xa+Xb (Quantità di mele= Q. di mele che vuole A+ Q. di mele che vuole B)

Un bene è NON RIVALE quando il consumo di A non influisce sul consumo di B. X=Xa=Xb : ognuno consuma una quantità uguale a quella dell’altro. Le curve di domanda di un bene non rivale si costruiscono utilizzando non la somma orizzontale, ma la somma verticale.

Escludibilità

Un bene è “non escludibile” quando non è possibile impedire ad un soggetto il consumo del bene (a meno di costi elevatissimi). (Es: luce del faro).

Un bene pubblico è non rivale e non escludibile. La non escludibilità è la causa del “Free Riding”: il mercato fallisce perché gli individui non hanno interesse a rivelare le proprie valutazioni marginali dei beni (se un bene pubblico è disponibile per tutti e non è possibile esserne esclusi). Grande problema sociale: come faccio a capire qual è la giusta quantità di beni pubblici? La rilevazione delle preferenze per i beni pubblici è di fatto attuata attraverso meccanismi di delega politica: il voto. Si tratta però di meccanismi molto imperfetti.

Se un bene è non rivale, ma escludibile, sono possibili soluzioni “private”, Es: beni tariffabili (paghi tariffa per entrare in piscina).

L’efficienza in un mercato di beni pubblici si raggiunge solo se tutti rivelano la vera disponibilità a pagare (=le loro preferenze), ma bene pubblico → non escludibile → sono tentato a sottostimare la mia preferenza per pagare poco e consumare lo stesso (free-riding). L’equilibrio del mercato non è efficiente, quindi lo stato è legittimato ad intervenire.

I beni pubblici quindi sono:

  • Non rivali nel consumo:
    • Samuelson: il consumo del bene da parte di un individuo del bene non comporta alcuna sottrazione del consumo dello stesso bene, da parte di un altro individuo.
    • Bowen: il problema dell’offerta ottima di beni pubblici potrebbe essere risolto in uno pseudo-mercato se gli individui rivelassero correttamente le proprie preferenze (ma vi è il problema della non escludibilità → free riding).
  • Non escludibili: non è tecnicamente possibile o è troppo costoso impedirne l’utilizzo. La non escludibilità è causa del free riding: gli individui non hanno interesse a rivelare correttamente le proprie preferenze.

I beni pubblici sono non rivali e non escludibili. Attenzione a non confondere il concetto di ‘non rivalità’ con il concetto di ‘non escludibilità’: sono concetti diversi, anche se nei beni pubblici si presentano entrambi. (I beni pubblici sono non rivali e non escludibili: V. La non rivalità è causa del free riding: F! È la non escludibilità!)

Il monopolio

L’assenza di concorrenza perfetta è causa di fallimento del mercato per la difficoltà delle parti a trovare un accordo potenzialmente vantaggioso per entrambi (cade il concetto di Pareto efficienza). L’intervento dello Stato, in questo caso è giustificato per cercare di ripristinare le condizioni di concorrenza perfetta. Il modo più diretto per...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher appscuola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Silvestri Paolo.
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