Restauro e definizioni: un collegamento tra passato, presente e futuro
Il restauro è quella disciplina che permette di creare un collegamento tra passato, presente e futuro. Tramite il riconoscimento di un valore artistico, storico, architettonico di un determinato bene è possibile garantirne la conservazione fisica e la trasmissione dei suoi valori ai posteri.
Che cos'è il restauro
B. Paolo Torsello, Che cos’è il restauro? Nove studiosi a confronto, Marsilio Editori, Venezia, 2005. Torsello obbliga i suoi colleghi a dare una definizione di restauro. C'è uno studio che parte dagli anni ’70 del 1900, quando Harris studia una matrice per indagare le parti che vengono demolite, aggiunte, chiuse, aperte, etc., consentendo di organizzare questa matrice.
Lo scavo archeologico inizia a diventare scientifico quando si è messa a punto una metodologia per operare lo scavo. Questa metodologia prevede la registrazione dei ritrovamenti strato per strato, facendo delle rappresentazioni di strato. Questi strati vengono registrati appunto attraverso la matrice di Harris. L’archeologo fa poi una rappresentazione, la pianta composita: schiaccia su un unico piano le varie carte di strato, non analizzando più i singoli pezzi, ma l’insieme complesso delle fasi e degli strati, consentendo una lettura complessiva del luogo (i luoghi sono sempre estremamente complessi). L’elevato si studia attraverso gli strati, ed è questa l’archeologia dell’elevato applicata soprattutto sulle architetture medievali.
Il restauro in Italia
In Italia il restauro è una disciplina che però contempla variazioni interne anche molto ampie su che cos’è, su come si fa e su quali sono i suoi fini; è un oggetto abbastanza misterioso, proprio perché è un oggetto scientifico, va compreso, studiato e indagato, ma si tratta anche di una scelta. Per tutti questi motivi non si trovano molte definizioni di restauro.
E. E. Viollet-le-Duc: “Restaurare un edificio non significa manutenerlo, ripararlo o rifarlo, ma ricondurlo ad uno stato di completezza che potrebbe non essere mai esistito in un dato tempo”. Sostiene che il restauro è una disciplina fatta di aspetti teorici ed aspetti pratici (la parola e la cosa).
C. Brandi: “Il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica in vista della sua trasmissione al futuro”. Prima di poter trasmettere al futuro, io devo avere riconosciuto. Per Brandi il restauro non è disciplina, ma momento metodologico, è qualcosa in movimento. L’oggetto di tutta questa ricerca è l’opera d’arte, non l’edificio come diceva Viollet-le-Duc.
J. Ruskin: “Il restauro è la peggiore delle distruzioni seguita dalla falsa descrizione dell’oggetto distrutto”. In questo caso non si parla di opera d’arte o edificio, ma oggetto, termine generico che lascia aperte molte possibilità.
Il dibattito sul restauro
Torsello inizia il suo lavoro dicendo che in generale quando si parla di restauro la prima domanda che sorge è “come si fa a restaurare?”, esiste più un dibattito sul come piuttosto che sul perché. Ci sono molti termini che concorrono in questa possibile definizione; ad esempio, ci sono più posizioni sul come restaurare: originario, unità formale, decoro, bellezza, efficacia tecnica. Gli obiettivi di questo fare hanno una serie variegata di obiettivi: il tema dell’origine ad esempio è molto presente, basta pensare al restauro come ripristino. Tuttavia, siamo sicuri di ritrovarlo questo momento originario? È il momento nel quale viene tracciato il progetto a terra? È il disegno finale che arriva al cantiere? È lo stadio intermedio? Dove mi posso fermare per decidere che quello è l’obiettivo del mio progetto? La questione dell’originario non è affatto scontata, poiché se noi pensiamo che il restauro sia ripristino dobbiamo avere a che fare con questo tema.
Secondo Torsello il restauro nasce dalla seconda metà del XIX secolo, attraverso un momento che si caratterizza da un grosso dibattito sulla nuova architettura. L’800 in generale è storicamente il momento in cui vengono a definirsi in modo preciso molti stati unitari, portando alla ricerca degli elementi comuni che possano legare il nord al sud (sarà il romanico o il gotico a rappresentare e rispecchiare l’Italia come stato unito?). Questo dibattito avviene in parallelo con il dibattito sul restauro; il dibattito sull’antico non si discosta dal dibattito con l’architettura contemporanea in quegli anni. Non si distingue la figura dell’architetto in architetto del nuovo e del vecchio, ma semplicemente c’è la figura dell’architetto che discute di architettura.
Tuttavia, già all’inizio del ‘900 con i grandi movimenti di contestazione della storia, cominciano a distinguere l’antico da una parte e il nuovo dall’altra, cercando di creare un solco tra queste due facce (passatisti e innovatori). Da un lato il restauro critica gli innovatori, additandoli come distruttori dell’antico, e dall’altro lato si criticano i passatisti di non avere uno sguardo sul futuro; parte così una guerra di arroccamento. Torsello dice che il dibattito dal punto di vista teorico è molto più ricco ed approfondito nel momento in cui c’è un dibattito complessivo senza arroccamento di posizioni, mentre diventa molto più scarso ed esile quando ci sono gli arroccamenti di posizioni. È interessante vedere come nella prima parte del dibattito c’è uno scarso interesse per il restauro, ma c’è un grande dibattito tra gli addetti; il secondo periodo invece è molto attento agli investimenti economici e c’è una grande attenzione pubblica, ma con una scarsa concettualizzazione.
Pluralità di posizioni e fini nel restauro
Dalla metà degli anni Sessanta del Novecento l’area del restauro è molto affollata, con pluralità di posizioni e fini:
- Progettazione architettonica: esistente come pretesto progettuale. Pretesto ha almeno due significati, uno come scusa per fare qualcosa e due come pre-testo, ovvero testo che esiste già; la progettazione ha diciamo la finalità di produrre nuove architetture a spese del testo preesistente, considerando la preesistenza come pretesto, ovvero occasione e motivo per fare qualcosa. Il pretesto diventa così citazione, talvolta anche pretestuoso perché lo si usa per fare altro cercando, ma cercando di ricavare da questo pre-testo una validità, un’autoritas, che si teme il progetto del nuovo potrebbe non avere.
- Consolidamento: pericolo e sicurezza. Se il consolidamento ha come suo unico obiettivo quello della sicurezza, è chiaro che le operazioni che possono essere condotte possono essere devastanti per l’esistente così come lo guarda la disciplina del restauro;
- Recupero: comfort, funzione, durevolezza. L’obiettivo primo del recupero è l’efficienza, quindi va distinto dal restauro (pensiamo alla sostituzione dei serramenti negli edifici storici);
- Urbanistica: norme e schematismi;
- Chimica/fisica/biologia: integralismi. Pensiamo alla stagione in cui si sono usati i siliconi, che non si era previsto ingiallissero con i raggi solari (Venezia era stata “spennellata” di siliconi, che hanno fatto ingiallire le sue pietre). Questi integralismi, dice Torsello, possono portare a delle conseguenze non sempre controllate;
- Sociologia: benessere, igiene, fai-da-te. Quelli definiti interventi dal basso come associazioni di quartiere che, partendo dal singolo cittadino, portano delle modificazioni alle architetture esistenti. Esistono delle operazioni di intervento sull’esistente che avvengono tramite modalità non consolidate dalla disciplina del restauro (più occupato a gestire unicamente i monumenti). Il tema dell’intervento dal basso è molto importante per il restauro.
Il restauro come arma politica
Il restauro è immerso all’interno di una trama di interessi professionali, politici, sociali, economici, dottrinali, soffrendo forse di un eccesso di attenzione. Il restauro soprattutto, più forse del progetto, è un’arma politica molto forte: cosa conservo e cosa cancello è molto importante, pensiamo alla damnatio memoriae, condotta nel passato in modo assolutamente politico. Il restauro è diventato anche un modo per farsi pubblicità, è uno strumento politico ed etico.
Esigenze lessicali e contenutistiche del restauro
- Lessicale: Il restauro prende le parole da due campi: 1) usa parole di altri contesti (storia, estetica, scienze naturali, architettura, arte del costruire, tecnologie); 2) produce significati adattando le parole ai contenuti della disciplina: questa operazione è ovviamente un po' devastante, è uno spiazzamento del termine che va ridefinito;
- Contenuti: Restauro è una delimitazione di confini disciplinari o un modo di pensare l’architettura?
Una definizione ha lo scopo di ridurre al minimo il ricorso all’intuizione nella comprensione dei termini del discorso, risolvendone il significato in altri termini la cui comprensibilità sia stata preventivamente assicurata. Senza definizioni non ci sarebbe pensiero scientifico: non si danno ontologie regionali (i differenti saperi) senza definizioni. Di solito la definizione risponde a cosa, come, perché? Quando Torsello chiede ai suoi colleghi di dare la definizione di restauro, gli manda un foglietto dove dà alcune regole: la definizione deve partire con "il restauro è" oppure "il restauro non è". È poi importante chiarire il significato della parola restauro. L’oggetto da definire è il restauro e non la conservazione, poiché la conservazione è un modo del restauro. La definizione va scritta in corsivo e non sono ammesse rappresentazioni.
Definizioni di restauro
Amedeo Bellini. “Il restauro è l’esecuzione di un progetto di architettura che si applica ad una preesistenza, compie su di essa tutte le operazioni tecniche idonee a conservarne la consistenza materiale, a ridurre i fattori intrinseci ed estrinseci di degrado, per consegnarla alla fruizione come strumento di soddisfazione dei bisogni, con le alterazioni strettamente indispensabili, utilizzando studio preventivo e progetto come strumenti di incremento della conoscenza”. Insieme a Dezzi Bardeschi è esponente di maggiore rilievo del restauro conservativo e di quella che si definisce la scuola di Milano. Tramite studio e progetto aumento la conoscenza riguardo l’oggetto.
Giovanni Carbonara. “S’intende per restauro qualsiasi intervento volto a conservare e trasmettere al futuro, facilitandone la lettura senza cancellarne le tracce del passaggio nel tempo, le opere d’interesse storico, artistico, ambientale; esso si fonda sul rispetto della sostanza antica e delle documentazioni autentiche costituite da tali opere, proponendosi, inoltre, come atto d’interpretazione critica non verbale, ma espressa nel concreto operare. Più precisamente come ipotesi critica e proposizione sempre modificabile, senza che per essa si alteri irreversibilmente l’originale”. Il restauro in questo caso è un intervento, quindi molto attivo, per conservare e trasmettere al futuro e per facilitare la lettura di chi guarderà quegli oggetti. Carbonara nasce in quella esperienza teorica che è quella del restauro critico, con esponente principale Cesare Brandi. L’originario è un presunto stato dell’origine, mentre l’originale è tutto ciò che risponde all’epoca in cui l’edificio viene realizzato; originario è cercare il momento nel quale un edificio nasce, ma tutti gli interventi successivi sull’edificio sono originali, nel senso che appartengono al momento nel quale vengono accordati. La ricerca dell’originale non è quella dell’originario.
Stella Casiello. “Con il termine restauro definiamo il complesso degli interventi tecnico-scientifici volti a conservare le testimonianze materiali del passato e a garantirne la continuità temporale, avendo riconosciuto tali testimonianze come portatrici di valori da trasmettere al futuro”. Scuola napoletana del restauro italiano, molto vicina alla scuola romana. Il ceppo del pensiero è Benedetto Croce, filosofo, da lui discendono delle posizioni nell’ambito del restauro, portate da architetti o da critici, che sono un po' diverse: a Napoli c’è Roberto Pane, mentre a Roma c’è Bonelli.
Marco Dezzi Bardeschi. “Restauro è ogni intervento che si proponga l’obiettivo della permanenza nel tempo, per quanto relativa, della consistenza fisica del bene materiale ricevuto in eredità dalla storia, del quale si possa garantire la conservazione di ogni sua dotazione e componente in uso attivo (meglio quest’ultimo se ancora originario o almeno comunque d’alta compatibilità e minimo consumo), da perseguire attraverso opportuni e calcolati nuovi apporti di progetto (funzionali, impiantistico-tecnologici, d’arredo), in vista della sua integrale trasmissione in efficienza al futuro”. Si riferisce ad oggetti materiali, non immateriali.
Paolo Fancelli. “Il restauro vuol dire tramandare al futuro ciò che, in positivo o in negativo – nei suoi valori e disvalori – si ritiene comunque significante del passato. Nel contempo, un tale intervento rappresenta il momento metodologico del potenziale, vivido riconoscimento, in medium rem, dell’oggetto-contesto storico ed eventualmente estetico”. I campi di concentramento devono essere conservati perché acquistano un valore di monito, di insegnamento e di riflessione. È una definizione che va verso un obiettivo che era anche quello di Brandi, ovvero di non parlare di qualcosa di specifico, ma di parlare in generale, non avendo a che fare obbligatoriamente con un oggetto definito.
Paolo Marconi. “Restaurare vuol dire operare su un’architettura o un contesto urbano al fine di conservarli a lungo, quando fossero degni d’essere apprezzati e goduti dai nostri discendenti. L’operatore deve far sì che l’oggetto del suo operare sia tramandato nelle migliori condizioni, anche ai fini della trasmissione dei significati che l’oggetto possiede”. Grande sostenitore del ripristino.
B. Paolo Torsello. “Il restauro è il sistema dei saperi e delle tecniche che ha per fine la tutela delle possibilità d’interpretare l’opera in quanto fonte di cultura, in modo che sia conservata e attualizzata come origine permanente di interrogazione e di trasformazione dei linguaggi che da essa apprendiamo”. Conservare significa quasi immobilizzare, mentre tutelare prevede non l’immobilità. L’obiettivo è quindi la tutela, ovvero interventi che possono stare anche intorno a ciò che si vuole mantenere, anche perché ciò che interessa non è tanto l’opera in sé, ma le possibilità di interpretare l’opera. L’oggetto restaurato che non è più in grado di farmi delle domande, è un oggetto per il quale posso anche non interessarmi più. Mantenere aperte determinate questioni equivale a mantenere l’oggetto vivo. Le definizioni sul restauro sono definizioni assertive. È difficile ottenere delle definizioni omogenee sul restauro e definire i confini della disciplina.
Rifondazioni: invenzioni delle identità e traslazione delle memorie
I paesi sommersi per la realizzazione dei bacini idrici. La professoressa, insieme ad una ricercatrice spagnola, sta conducendo uno studio di ricerca su di un fenomeno molto particolare che talvolta avviene nei paesi di alta montagna, cioè la sommersione di interi paesi per la realizzazione di bacini idrici, attraverso la costruzione di dighe, con lo scopo di produrre energia elettrica.
Questo fenomeno avviene perché i paesi sorgono proprio nei luoghi favorevoli allo scopo, cioè i fondi di valle, posti pianeggianti dove è più semplice costruire e l’abitazione si trova vicino i luoghi di lavoro come i campi. In questi altopiani è più semplice realizzare un lago artificiale, essendo circondati da montagne basta la realizzare una diga nello stretto di passo.
Il tempo è un fattore importante, ci vuole tempo per la scelta del luogo giusto, ci vuole tempo per la progettazione e realizzazione della diga e anche per l’allagamento del bacino. Nel primo momento avviene una sorta di contrattazione con l’abitante, per quanto è disposto a sradicarsi dai suoi ricordi? In quale altro luogo è disposto ad andare a vivere, abbandonando quello dove è cresciuto, dove ha sepolto i suoi cari?
La distruzione
La ricerca parte con uno scritto di Blanchat “L’ecriture du desastre”. In questo scritto si spiega il significato della parola “disastro”, cioè dis-astro, non essere nel mondo sotto gli astri. Significa perdere ogni possibilità di orientarci, perdere la possibilità di guardare in alto, ci impedisce di misurare il “fram-mezzo” cioè la distanza tra la terra e il cielo. Sappiamo che la terra è qui e il cielo è lì, la perdita di questa convinzione e sicurezza non permette “l’abitare”. Quindi non solo distrugge l’edificato ed il presente, ma rende impossibile anche la ricostruzione di un nuovo abitare. L’abitare necessita di queste convinzioni, si può costruire quando c’è l’ordine, se questo legame terra-cielo è strappato non si può.
Secondo la mitologia greca Uranio (Cielo) e Gea (Terra) sono i genitori di Mnemosine (Memoria) che è tanto fondamentale per la poesia (essendo la madre delle Muse) quanto per l’abitare, mantenendo tutto come deve essere. Il concetto di architettura contiene quello di abitare così come quello di costruire, per costruire è sempre stata pratica comune andare a rammemorare, cioè andare a pescare tra i ricordi per comporre. Inoltre l’architettura viene utilizzata per...
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