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Materiali lapidei

Criteri di intervento di conservazione e consolidamento

  • Necessità
  • Non nocività
  • Efficacia
  • Compatibilità (estetica, chimica, fisica, meccanica), durabilità, non invasività
  • Specificità, leggerezza, fruibilità
  • Reversibilità (riguarda la pulitura: utilizzo dell’acqua)

La migliore soluzione non deve solo funzionare a supporto, ma deve “convivere” con la struttura antica. È necessario conoscere i materiali dell’edilizia storica per capire come e con quali materiali intervenire. Bisogna ricercare una certa compatibilità chimica, fisica, meccanica ed estetica tra nuovo e antico. Un materiale che quasi mai si lega all’antico è il cemento armato, a causa della differenza tra le malte, il quantitativo d’acqua ecc. (umidità, sali, acqua di risalita). L’obiettivo del restauro è la reversibilità.

L'operazione, se necessaria, deve essere minima e reversibile.

Indagine

  1. Indiretta: fonti storiche esterne all’edificio (fonti bibliografiche) e osservazione dell’edificio attraverso l’analisi dei rapporti stratigrafici e dei materiali che lo compongono.
  2. Diretta: definire le fasi storiche e i materiali, guardarlo, toccarlo, rilevarlo e comprenderlo, per definire le fasi storiche dei materiali che lo compongono.

Manufatto storico-architettonico

È composto da materiali di diversa natura:

  • Natura organica: legno, paglia ecc.
  • Natura inorganica: pietra, ceramica, mattoni ecc. (la ceramica è tutto ciò che è ottenuto dall’impasto di terra e acqua cotto al forno).

Possono essere di origine naturale o artificiale. I materiali da costruzione tradizionali sono:

  • Pietra
  • Laterizio: facilmente degradabile
  • Metalli: usati all’inizio soprattutto come elementi di rinforzo tra i conci di pietra, cerchiature, ecc.

Rocce

Composte da minerali formati dall’aggregazione di diversi elementi, che danno origine a diverse tipologie di rocce:

  • Rocce ignee: derivate dalla stratificazione di masse fuse
  • Rocce sedimentarie: si formano per sedimentazione, stratificazione o per azione degli agenti atmosferici o per trasporto in acqua (es.: ghiaie non hanno spigoli vivi perché portate dall’acqua)
  • Rocce metamorfiche: rocce ignee o sedimentarie che subiscono una trasformazione chimica o fisica

Rocce ignee

Provengono dalla solidificazione del magma (massa fluida all’interno della crosta terrestre). Le loro caratteristiche dipendono da come è avvenuta la solidificazione:

  • Rocce intrusive o plutoniche: se il raffreddamento avviene lentamente e all’interno della crosta. Sono ricche di silicio e quarzo. Danno origine a materiali duri (ridotto impiego nell’edilizia) come:
    • Graniti: struttura granulare, non porosa, in cui possiamo utilizzare l’acqua
    • Sieriti
    • Dioriti
    • Peridotiti
  • Rocce effusive o vulcaniche: raffreddamento veloce all’esterno della crosta terrestre
    • Porfidi: magmi solidificati in superficie
    • Trachiti
    • Basalto: materiale resistente all’usura (tenace)
  • Rocce piroclastiche: dovute da frammenti di eruzione vulcaniche, come ceneri e lapilli dovuti all’esplosione del vulcano
    • Pozzolana
    • Tufo: non resiste all’usura. Si usa nelle murature perché la malta permea all’interno

Rocce sedimentarie

Le riconosciamo dalla successione degli strati disgregati a causa di:

  • Ossigeno: ossida i componenti
  • Acqua meteorica: solubilizza i componenti minerali (gesso, carbonato di calcio..)
  • Aggressione meccanica: a causa dell’erosione degli agenti atmosferici

Tra le rocce sedimentarie troviamo:

  • Conglomerati e ghiaie: ciottoli a spigoli arrotondati
  • Brecce: frammenti a spigoli vivi
  • Sabbie
  • Arenarie: cementazione delle sabbie
  • Callari: rocce di origine diversa a seconda della sedimentazione nel tempo (ottime per malte, intonaci, stucchi)
  • Argille
  • Selce: rocce silicee non detritiche (stratificazione delle parti scheletriche delle spugne)

Rocce metamorfiche

Sono rocce trasformatesi a seguito di temperatura, pressione, o entrambe. Tra esse troviamo:

  • Argillosciti
  • Quarzi
  • Marmi: trasformazione delle rocce sedimentarie calcaree
  • Gneiss: cristalli disposti sui piani di sedimentazione

Scelta dei materiali nella storia

Solitamente la scelta dei materiali ricadeva su quelli lapidei, sia per motivi economici che statici.

  • Età imperiale: si vede una grande diffusione del marmo a seguito del fatto che l’imperatore Tiberio diventa proprietario delle cave vicino Carrara. Il cantiere era organizzato sia per le tecniche che per i materiali, e si utilizzavano procedure standardizzate che permettevano un risparmio di tempo e più facilità nei trasporti.
  • Medioevo: a causa di un generale impoverimento si ha un difficile reperimento di materiali, procedendo verso la tecnica del reimpiego (soprattutto nei centri minori, riutilizzando i materiali locali). Ad esempio, a Ostia Antica viene frequentemente utilizzato il marmo numidico, proveniente dalla Tunisia (colore giallastro).

Gli elementi che contribuivano alla scelta della pietra erano:

  • Incidenza dei trasporti
  • Facile lavorabilità (più diffuse le rocce piroclastiche e calcari)
  • Esigenze progettuali
  • Resistenza alle sollecitazioni (per le parti più sollecitate si utilizzava la pietra, per quelle meno sollecitate gli stucchi)

Le tecniche di estrazione della pietra variano in base all’età di riferimento:

  • Epoca romana: tecniche appropriate e conosciute
  • Medioevo: estrazione soprattutto nelle cave locali
  • Gotico: utilizzo di materiali provenienti anche da molto lontano

Per tirare su i conci di pietra si utilizzava l’olivella: treppiedi con carrucola e gancio.

Strumenti e lavorazione

Strumenti utilizzati direttamente contro la pietra, agiscono per urto.

Strumenti a percussione diretta

Violento, sono dunque inadatti per le finiture:

  • “Mazzuoli”, martelli a parallelepipeda con teste piane o convesse
  • Martello: “Mazza”, martello più pesante usato per lavoro di sgrossatura
  • “Brocca”, martello a due punte usato nella lavorazione a rustico
  • Bocciarda: martello dalla testa quadrata la cui superficie è formata da un reticolo di punte piramidali
  • Ascia
  • Martellina: simile alla bocciarda. La martellina lascia puntini su filari continui, mentre la bocciarda lascia dei quadratini

Importante è la valutazione delle microlesioni, che avvengono a causa del passaggio dell’umidità e provocano efflorescenze (molto pericolose). Inoltre, è necessario valutare la presenza di licheni, microrganismi che penetrano nei materiali porosi come il tufo, determinando anche il deterioramento. Si trovano in ambienti non inquinati e umidi. Hanno radici molto profonde quindi interferiscono sia dal punto di vista estetico che strutturale (li possiamo trovare ad Ostia Antica: la loro crescita avviene quando piove e si bloccano quando non c’è acqua, ma non muoiono mai).

Nelle strutture in muratura si trovano le anatirodis, delle fasce piatte di accostamento dei conci. Sono lavorate lisce anziché martellate come il resto del concio (in genere è al centro e viene lavorata con la bocciarda o la martellina). Si usa perché in questo modo i conci si accostano meglio: generalmente si trova sulla faccia interna laterale, perciò se la trovo davanti so che quello è un concio di rimpiego.

Strumenti a percussione indiretta

Sono strumenti che in genere vengono utilizzati con un martellino, per le rifiniture:

  • Scapezzatura: asta a sezione circolare
  • Subbia: asta pseudo piramidale
  • Gradina: asta tagliente a due denti

Strumenti che agiscono in abrasione

Sono usati per tagliare o levigare sia nella fase finale che nella lavorazione. Solitamente come abrasivo si usano: sabbia, pomice + acqua, smeriglio, pietra a grana dura.

  • Raschietto
  • Sega: lama che scorre e erode materiale con l’abrasivo più comune che è la sabbia (mai seghettate, tranne se la pietra è tenera)
  • Trapano
  • Lime

Levigatura

Lavorazione eseguita con un’altra pietra solitamente sfregata contro il paramento bagnato, in genere conclusa con il passaggio della cera.

La continuità passato-presente e le operazioni sulle pre-esistenze

Il termine restauro si può riferire a due situazioni differenti:

  1. Attività da sempre esistita: azioni volte a rimettere in “efficienza”, dunque da sempre esistita.
  2. Attività tipicamente moderna: intervento volto a preservare una testimonianza del passato, dunque moderno, definito tra il XVIII e il XIX sec in riferimento a nuove e originali condizioni di cultura.

Nel primo caso si riconoscono autentiche operazioni di continuità: non c’è distinzione tra passato e presente, la quale arriverà nel ‘700 con Winckelman. Nel secondo caso le attività sono rivolte alla conservazione di quella preesistenza riconoscendone un valore in vista di un passaggio al futuro. Fino agli inizi del XIX è improprio parlare di restauro come lo conosciamo noi: infatti, prima di questa data, si parla in realtà di “complesso di operazioni volte a restituire il monumento al suo modo storicamente determinato”. Aveva dunque una finalità essenzialmente pratica, con riguardo alle esigenze materiali, spirituali ed estetiche della contemporaneità.

Alcuni esempi significativi:

  • Tempio di Abu Simbel in Egitto: il faraone Seti II interviene su una statua per consolidare il braccio con supporto murario; riconosce quindi il devozionale ma non quello artistico. Il tempio è stato nel 1964 completamente smontato e spostato pezzo per pezzo per salvarlo dalla costruzione di una diga che lo avrebbe completamente sommerso.
  • Toethiuacan in Messico: è uno zigurat (piramide del Sole), costruzione carica di simboli sacri. Ogni volta che si è intervenuti sulla piramide si è chiusa all’interno di un guscio, stratificando.
  • Tempio di Saturno al Foro Romano: usato come “aerarium” era il tesoro ufficiale del popolo romano. Viene ricostruito ogni volta con forme diverse, ma nello stesso luogo e con la stessa declinazione.
  • Curia Senatus nel Foro Romano: fondata da Tullio Ostilio e ricostruita sia da Cesare che da Augusto, sempre con la stessa funzione. Nel Medioevo viene trasformata nella chiesa di Sant’Adriano. Negli anni 30 del ‘900 è stata demolita per riportare alla luce l’edificio originario.
  • Tempio di Vesta (Ercole Vincitore): trasformato in chiesa, tamponando gli intercolumni, ad oggi lo rivediamo come era sempre per gli interventi di liberazione degli anni 30.
  • Tempio di Antonio e Faustina: trasformato nella chiesa di San Lorenzo in Miranda (quindi passaggio da tempio pagano a tempio cristiano).
  • Pantheon a Roma: fondato nel 27 a.C. da Marco V. Agrippa. Nel 608-615 è stato trasformato nella chiesa di Santa Maria ad Martyres (quindi prima era dedicato a tutte le divinità pagane, poi ai martiri cristiani). Bernini interviene per consolidare il “protiro”, innalza le nuove colonne inserendo capitelli che guardavano ai capitelli romani. Esprime sempre la cultura del proprio tempo usando il travertino anziché il marmo.
  • Tempio della Fortuna Virile al Foro Boario (tempio di Portuno): trasformazione in chiesa sempre con tamponamento degli intercolumni. Negli anni 30 viene liberato e reintegrato da Munoz, che utilizza materiale moderno cercando di mimetizzare.
  • Tempio romano di Minerva ad Assisi: diventa la chiesa di Santa Maria sopra Minerva, che segue la cultura del tempo (barocco).
  • Tempio di Atena a Siracusa: trasformato nella chiesa di Santa Maria del Piliero caratterizzata da una maestosa facciata barocca (no restauro), si prevede il tamponamento degli intercolumni, si inglobano le colonne nella muratura dove serve realizzare gli absidi. Si taglia la cella per ricavare pilastri ed avere uno spazio interno a 3 navate.
  • Arles in Francia: intervento di carattere urbano dove la grande arena e il teatro vengono trasformati in abitazioni del medioevo.

Nel Trecento, il primo a chiedersi qualcosa sul passato è Francesco Petrarca, nella sua “Honoratoria a Cola di Rienzo e al Popolo Romano” del 1347, nel quale denuncia come non ci si vergogna di fare “mercato e guadagno” dei frammenti di antichità. Petrarca comincia a capire come ci sia valore nell’antichità.

Nel Quattrocento i papi iniziano ad interessarsi all’antico e a emanare bolle per evitarne l’espoliazione (esempio: lastre di marmi di Ostia Antica sono stati usati per costruire il Duomo di Lucca.

Altri esempi di interventi:

  • Cholula in Messico (chiesa della Nostra Signoria de Losremestos): costruita su una delle grandi piramidi azteche.
  • Fontana dei Dioscuri – Piazza del Quirinale a Roma: gruppo scultoreo che faceva parte delle Terme di Costantino. Si prevede intervento di recupero e di reintegrazione delle parti mancanti, visibili per la differenza voluta dei marmi. Anche nella scultura si reintegra adeguandosi al gusto del proprio tempo.
  • Villa Medici a Roma: prospetto totalmente ricoperto da antichi frammenti romani (reintegrazione secondo l’epoca)
  • Tempio Malatestiano a Rimini: (Leon Battista Alberti) chiesa medievale riadattata al gusto del Rinascimento. Alberti fodera l’edificio medievale con una facciata Rinascimentale, senza guardare al passato o riconoscerne un valore.
  • Santa Maria Novella a Firenze: (Leon Battista Alberti) sempre chiesa medievale con applicazione della facciata rinascimentale.
  • Santa Maria degli Angeli a Roma: si trova nel complesso delle Terme di Diocleziano, Michelangelo viene incaricato di trasformare i ruderi delle terme, lasciando intatta l’aula delle terme. Per creare l’abside viene utilizzato la “natatio” (piscina delle terme).

Nel Cinquecento arriva la riforma cattolica e la conseguente nascita delle chiese protestanti, dunque si interviene in numerose chiese al fine di adattarle alla nuova liturgia definita nel concilio di Trento.

  • Ss Cosma e Damiano a Roma: organismo nato dall’aggregazione medievale di due edifici pagani. L’invaso spaziale dell’aula medievale viene tagliato per inserire la cripta al di sotto dell’altare (intervento post-concilio).
  • Santa Maria in Trastevere: realizzazione delle cappelle laterali per adeguarsi alle indicazioni del concilio.
  • Santa Prisca: da impianto a 3 navate a impianto con cappelle grazie ai setti murari inseriti trasversalmente alle navate laterali.

Chiesa pre-riforma: navate

Chiesa post-riforma: navata unica con cappelle laterali (esempio: Chiesa del Gesù)

Raffaello Sarno, in una lettera a Papa Leone X nel 1515, mostra apprezzamento e consapevolezza dell’antichità. Cerca quindi di sensibilizzare il papa nei confronti delle rovine che si stavano perdendo: cerca di far arrivare il messaggio riconoscendo l’importanza dell’antichità come valore e Roma come patria di tutti i cristiani.

Nel 1516 Andrea Guarna immagina un dialogo fra Bramante e San Pietro alle porte del Paradiso: San Pietro rimprovera Bramante di aver demolito l’antica basilica vaticana a lui dedicata, che solo con la sua presenza attirava anche gli uomini non religiosi.

Sono tutti segnali della sensibilizzazione degli intellettuali circa il valore del passato, diverso dal presente e non più riproducibile. Si interrompono le operazioni sulle preesistenze e si comincia a parlare di “conservazione”.

Le coperture

Progettate in maniera diversa a seconda della località e dei materiali a disposizione.

Coperture a tetto

  • Grande orditura
  • Orditura minore: su cui è posto il materiale di copertura impermeabile all’acqua

Falde

Inclinazione da 30° a 60/70°, con pendenza consigliata a 40°.

  • Colmo del tetto: linee più alte
  • Compluvio: verso l’interno
  • Displuvio: verso l’esterno
  • Linea di gronda: linea più bassa

Manto di copertura

Ci sono diverse tipologie di coperture che si distinguono per il peso del materiale:

  • Tegole a canale
  • Tegole alla romana
  • Tegole alla marsigliese
  • Con lastre di ardesia

Laterizie

È un materiale molto poroso, dunque assorbe l’umidità ma permette anche l’evaporazione. Quando siamo in fase di restauro non possiamo usare l’acqua. Sono anche detti ceramiche. Con questo termine intendono tutti i manufatti realizzati con impasto argilla+acqua e sottoposti a cottura. (Vitruvio con il termine “lateres” intende tutto ciò che invece non è cotto). Distinguiamo:

  • Terracotte: prodotti non trattati superficialmente (colore arancione-rosso)
  • Maioliche: terracotta trattata superficialmente con vernici e smalti. Prodotto molto poroso che assorbe acqua e umidità
  • Porcellana (caolino): proviene dalla cottura di argilla purissima (caolino). Arriva in Europa intorno al ‘600 dopo il compimento dei primi viaggi in Oriente
  • Gres: porcellana ricca di silice (colorata)

La terracotta e le maioliche sono ottenuti con impasti porosi e hanno un colore arancione-rosso. La porcellana e il gres sono ottenuti con impasti meno porosi e hanno un colore bianco. Più adatto nell’ambito edilizio è l’utilizzo della terracotta, ricca di scorie e impurità, che conferiscono il colore arancione-rosso e dalla quale si ricava il mattone. Essendo quindi un materiale poroso non posso utilizzare l’acqua in face di restauro perché nel caso in cui si ghiacciasse spaccherebbe il materiale.

Fluorescenze: strati biancastri sui laterizi. Essi provengono dai sali che rimangono sulla superficie quando l’acqua presente nel laterizio evapora. Per questo motivo la malta di cemento NON viene usata nel restauro.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/19 Restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BillyBollo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Restauro Architettonico con Laboratorio Progettuale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Turco Maria Grazia.
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