27/10/2021 Biblioteca Guglielmo De Angelis Dossà – facoltà di Architettura
- Sito: academia.edu
- Jstore (articoli – si può entrare attraverso la Sapienza)
- Per la ricerca bibliografica: OPAC
- Per la base cartografica: piante di Roma e del Lazio di Frutaz
- Cartoteca della facoltà di architettura (via Flaminia)
- Sito dell’Istituto Geografico Militare
- Libreria DEI
- Cartografia di Rodolfo Lanciani, del ‘900
Roma
Età preistorica
Età preistorica: i collegamenti sono fondamentalmente a fondovalle. Questi collegamenti sono quelli che poi diventano le strade consolari. Poi nella fase preromana importante è il collegamento sull’isola tiberina, è la cosiddetta via campana (che poi diventerà la via Portuense), da campus salis = le vie saline. Gli etruschi occupavano l’area dell’Etruria sull’argine destro del fiume. Sabini e latini stavano invece sull’argine sinistro, che era una zona paludosa. Gli etruschi attraverso questa strada raggiungevano le saline.
Le vie consolari erano quelle che mettevano in comunicazione la città con tutto il resto dell’impero.
Età repubblicana
Età repubblicana: espansione verso Trastevere (l’area trans Tiberi, “oltre il Tevere”). Abbiamo l’individuazione delle porte, prima delle mura Serviane (età regia).
Tavola Peutingeriana: troviamo Roma seduta su un trono da cui partono le vie consolari. Troviamo una rappresentazione di tutto l’impero, è fondamentale per conoscere il territorio. Qui sono indicati i templi, le terme, i fiumi, le montagne, ecc… e sono indicate anche le distanze.
Età imperiale
Emporium a Testaccio sin dall’antichità è il primo porto di Roma.
Attuale via Marmorata: dove venivano conservati i marmi, i materiali lapidei.
Età medievale
Fase medievale c’è l’abbandono delle strutture romane, che spesso vengono adattate a nuove funzioni. Alcune strutture romane diventano delle chiese. La struttura viaria rimane pressoché intoccata.
1‘500-‘600
Cartografie del Maggi. Ritroviamo le mura aureliane ancora per lo più intatte. Dalle porte fuoriescono ancora le vie consolari. Vediamo gli orti e giardini delle grandi ville.
Cartografia del Nolli, ‘700
Catasto gregoriano, 1800
È il primo vero e proprio catasto, pubblicato nella prima metà dell’800. Sovrapponendolo col catasto attuale vediamo tutte le trasformazioni della città.
Vicino al circo massimo c’era l’area dei mulini, perché lì abbiamo un corso d’acqua. I mulini verranno sostituiti dagli edifici del comune, via della Greca, via dei Cerchi.
Via del mare è l’attuale via Petroselli.
Questo catasto si può scaricare dal sito dell’archivio di stato di Roma.
Opus latericium è il mattone crudo, lasciato solo essiccare al sole. Abbiamo pochissimi resti.
Opus testaceum è il mattone lasciato prima essiccare al sole e poi cotto.
Vedi catasto gregoriano, da sovrapporre con catasto attuale per vedere le trasformazioni.
Risorse cartografiche e storiche
https://geoportale.cittametropolitanaroma.it/index.php/cartografia-storica/19/28/porti-di-ostia (1557)
https://geoportale.cittametropolitanaroma.it/index.php/cartografia-storica/19/28/forti-di-ostia (1557)
https://www.facebook.com/1916-OSTIA-2016-1056628251116979/photos/?ref=page_internal
2
https://www.codadellacometa.it/studi/cartografie/storica/storica.html
https://www.codadellacometa.it/studi/cartografie/storica/storica.html (cartografie storiche Sapienza)
http://www.luniversoeluomo.org/storia/imges/1884-amenduni-575.JPG (1884)
https://geoportale.cittametropolitanaroma.it/cartografia-storica/19/28/forti-di-ostia (1557)
https://ostiaedintorni.it/un-progetto-per-ostia-ovvero-la-citta-incompiuta/ (piano regolatore)
https://it.wikipedia.org/wiki/Ostia_(Roma)#/media/File:Cittàgiardinoostia.jpg (piano regolatore)
http://www.cittasostenibili.it/urbana/Scheda-13/Fig%203%20Prg_62.jpg (piano regolatore)
http://www.codadellacometa.it/studi/cartografie/indicecarto.html
https://www.ostia-antica.org/fulltext/waarsenburg/waarsenburg-1998.htm
https://www.ostia-antica.org/vie/vie2.htm
https://www.ostia-antica.org/intro.htm#21
IV sec. a.C. – fondazione di Ostia
- Antico corso Tevere
- Antica linea costa
- Via Ostiense (ex. Salaria)
- Saline
- Castrum
- Via Laurentina
Bersani Pio, Moretti Daniele, evoluzione storica della linea di costa in prossimità della foce del Tevere, 2008
17/11/2021 materiali lapidei
La sbozzatura avveniva direttamente in situ, in cava, perché in cava era più facile lavorarli.
Criteri per interventi di conservazione e consolidamento statico
- Necessità: si evita di intervenire laddove non c’è bisogno; minimo intervento, senza eccedere
- Non nocività: qualsiasi operazione si imposta non deve portare danno all’edificio
- Efficacia: non possiamo tornare a intervenire continuamente su un edificio che già è debole
- Compatibilità: qualsiasi intervento deve essere compatibile, qualsiasi materiale che si aggiunge deve essere compatibile con quelli originali.
- Specificità (deve essere un intervento per risolvere quel problema specifico, non un intervento a caso), leggerezza, fruibilità
- Reversibilità: qualsiasi intervento deve essere reversibile, cioè può essere rimosso senza aver alterato l’edificio storico.
Vedi Lorenzo Jurina
3
19/11/2021 pura conservazione
Pura conservazione: si tende a separare la fase della progettazione architettonica da quella della conservazione.
Ha origine intorno agli anni Sessanta come reazione alle modalità con cui a quel tempo venivano condotti i restauri che porta ad assumere atteggiamenti negativi di ruskiana memoria: “il restauro come peggiore distruzione che un edificio possa subire”. Al termine restauro viene preferito quello di conservazione inteso come protezione, salvaguardia, pre-servare ma che proprio in tal senso sarebbero da considerare come qualcosa che precede il restauro.
Una tendenza che nasce nel mondo degli storici dell’arte (Gregori, Calvesi) e si rafforza poi nell’ambiente accademico milanese. Si privilegia l’istanza storica, quella che riconosce le qualità documentarie del manufatto inteso quale sorgente perenne di conoscenza e, per simmetria, non ne considera in uguale misura le valenze figurative. Da qui il rifiuto di qualsiasi criterio di preferenza, di ogni scala di valore quindi di ogni intervento selettivo di sottrazione o modifica. Nella pura conservazione ogni fase, ogni momento ha la stessa importanza e quindi si conserva tutto, senza comprendere la valenza di ogni singola fase.
5
Uno dei progetti di restauro di M. Dezzi Bardeschi. È un edificio medievale che si trova in una piazza caratterizzata da tanti edifici ottocenteschi.
La parte superiore è successiva, aggiunta da Francesco Croce, che inoltre tampona le aperture originali per aprirne delle nuove.
Non colma le lacune dell’intonaco, cosa che noi invece avremmo fatto.
Altro progetto di Dezzi Bardeschi. Tutto l’apparato del tempio viene completamente inglobato e nascosto dall’apparato della chiesa medievale (gli intercolumni vengono tamponati e le colonne inglobate nelle murature).
Progetto di conservazione della materia: lo capiamo dai frammenti di pietra a sinistra, dai puntelli lasciati dov’erano. In questo modo l’opera rimane frammentata, un restauro di ripristino avrebbe ricostruito la colonna così com’è con le scanalature. Il restauro di conservazione invece lascia la materia così com’era dopo l’incendio.
6
Si procede con una fase di puntellamento, poi si inserisce una copertura per evitare che possa entrare l’acqua. Si inserisce una passerella metallica.
Chiude la parte dei fianchi con una struttura vetrata (foto in basso a sinistra), che annulla la massività della materia. I lati in teoria dovevano essere bui, più chiusi, invece in questo modo rimane un sacco di luce. Un restauro critico avrebbe chiuso questa parte rendendola riconoscibile e con un progetto reversibile.
Nella pianta vediamo l’adeguamento dell’area presbiteriale, l’altare viene messo al centro.
Il palazzo reale durante i bombardamenti è per lo più distrutto.
Mette una copertura riconoscibile, quindi segue in questo caso un approccio di restauro critico.
Mantiene tutto in maniera acritica, ma questo poi distrugge l’immagine finale, non si capisce più nulla: ci si trovano davanti tante sovrapposizioni senza che si capiscano e riconoscano.
7
Non trova un contatto con la preesistenza nelle soluzioni cromatiche, né nell’uso dei materiali.
Attraverso continue operazioni di manutenzione si cerca di mantenere l’oggetto dell’intervento sempre nuovo, sempre fresco, giovane (cfr. chirurgia estetica).
L’eccessiva manutenzione, però, poi porta al ripristino, alla fine avrò un nuovo edificio, invece anche la materia è importante.
Viene annullato il tempo, il tempo non viene considerato.
Ad es. Dezzi Bardeschi la scala la mette all’esterno, in questo caso sarebbe stata costruita come una scala settecentesca, come l’originale.
Prevale l’istanza estetica, quella dell’immagine che deve essere sempre nuova, piuttosto che l’istanza storica.
8
Firenze, tutti i ponti vengono demoliti per evitare il collegamento tra le due parti della città, si salva solo ponte Vecchio.
Ci sarà un ampio dibattito su come ricostruire questi ponti.
Vengono ritrovati in archivio gli elaborati grafici del progetto del ponte originario, quindi viene ricostruito.
24/11/2021 opera d’arte e valore
La Gioconda è un’opera d’arte perché gli è stato riconosciuto un valore diverso rispetto agli altri oggetti. Oppure un’opera d’arte rappresenta un determinato periodo storico, una società.
Nel 700 l’uomo inizia a ragionare sul tema di estetica.
Il riconoscimento di un’opera d’arte avviene prima individualmente, poi viene condiviso da molti e diventa universale.
1809-1814: i francesi governano Roma per cinque anni, facendone un dipartimento di Parigi. Agli inglesi è proibito viaggiare nei territori della Francia, quindi anche nella parte d’Italia governata dai francesi. Quando dopo questi cinque anni possono tornare a Roma a vedere le antichità, questo suscita in loro dei ragionamenti che poi noi in Italia acquisiamo per fare poi altri ragionamenti.
Il valore di un oggetto risiede non solo nell’oggetto, ma anche nel rapporto che questo instaura con il contesto.
01/12/2021 materiali lapidei e tecniche costruttive
La selezione dei materiali lapidei, soprattutto nei cantieri più antichi, non dipende soltanto da ragioni di tipo statico. Anzi spesso in uno stesso cantiere la selezione è diversificata: es. strati più bassi di fondazione di solito si utilizzano pietre più compatte, raramente si usa il tufo che essendo molto poroso a contatto con l’umidità del terreno sarebbe soggetto alla risalita della capillarità e quindi la cristallizzazione dei sali o la gelività, quindi creerebbe problemi; ragioni strutturali: es. conci diversificati agli angoli in modo da creare un collegamento solidale tra le due pareti ortogonali; a volte si ricorre a materiale di recupero, es. murature medievali che sono molto irregolari e realizzate con elementi diversi, recuperati da altri edifici più antichi, quindi in questo caso entra in gioco il fattore economico, che a volte va a scapito della qualità architettonica (come quando ad es. viene utilizzata una malta più scadente, e quindi con il tempo la cortina esterna tende a separarsi).
9
Si delegava la difesa dalle aggressioni ambientali con finiture e protezioni superficiali, specialmente nei cantieri medievali, a coprire ad es. le cortine laterizie.
Intonaco romano molto spesso, a volte arrivava anche a 7 strati, poi in fase moderna si trovano i canonici 3 strati di intonaco: rinzaffo (strato più a contatto con la superficie muraria, formato da il legante, di solito calce, e inerti un po’ più grossi a spigoli vivi, perché devono legarsi con la muratura), arriccio (ha più calce e meno inerti), intonachino (quello più esterno, ha molta calce e inerti sottilissimi; rappresenta il colore, che veniva dato con acqua di calce e terre, pigmenti, a seconda del colore che si voleva dare).
In età imperiale vediamo l’impiego dello stesso materiale edilizio in tutte le zone dell’impero. Ad es. dall’Egitto si importava il granito.
Roma fino all’800 è stata una città piccola, con pochi abitanti, caratterizzata da grandi spazi verdi e l’abitato era sostanzialmente chiuso nell’ansa del Tevere (Trastevere fino a via Giulia).
Il Rinascimento spinge l’attenzione verso l’architettura romana e l’uso dei materiali e delle tecniche costruttive antiche. Ad es. l’uso delle cortine laterizie perfette, ben realizzate, ad es. vedi Palazzo Farnese: cortine laterizie bicrome. Torna l’uso dell’intonaco, che nel medioevo si era perduto, nel medioevo si tratta essenzialmente di scialbature.
Nell’800 con la rivoluzione industriale cambiano non soltanto le tecniche, ma si cominciano ad utilizzare anche utensili e macchinari diversi, quindi si avrà un notevole cambiamento.
Cosa spinge alla selezione di un materiale?
- L’incidenza dei trasporti: la vicinanza delle cave ai cantieri o a corsi d’acqua, che sin dall’antichità era una via. I materiali lapidei arrivavano a Roma attraverso il Fiume dalla foce a Ostia. Questo è un fattore molto importante nella scelta di una pietra rispetto ad un’altra
- La facile lavorabilità: è un altro fattore che subentra nella scelta, materiali più compatti o facilmente lavorabili venivano spesso scelti al posto di pietre più resistenti; ciò spiega l’uso di rocce piroclastiche come il tufo o il peperino al posto di rocce ignee ampliamente diffuse sul territorio italiano. Ad es. il granito non veniva utilizzato perché era un materiale sì molto durevole, ma difficile da tagliare.
- Esigenze progettuali: che hanno portato alla selezione di materiali particolari, es. nella fase del Barocco l’uso di pietre colorate e pietre molto pregiate, come graniti e marmi. E laddove non c’era la possibilità di avere questi materiali si imitavano, ad es. il marmorino?
- Resistenza alle sollecitazioni: ha portato all’uso differenziato delle pietre, le più tenaci nelle parti più sollecitate (basamenti, spigoli e cantonali) mentre quelle più spugnose per le parti superiori o per i riempimenti. Ad es. a Ostia vediamo nella parte basamentale l’uso di selce, e in quella più alta l’uso di tufi?
Vediamo quindi quanto era importante non solo la facile estraibilità del materiale lapideo, ma anche la trasportabilità.
Altro fattore importante è la resistenza all’attrito, quindi venivano fatte diverse prove a flessione, all’urto… poi la resistenza alla scalfitura.
I grandi elementi lapidei presi dalla cava venivano già lavorati, quantomeno sbozzati, in cava. Nella cava proprio perché c’è l’umidità la pietra è più facile da lavorare, per questo i grandi blocchi lapidei venivano sbozzati nella cava, prima che l’umidità evaporasse. Poi venivano trasportati in cantiere, dove lo scalpellino andava a realizzare modanature, elementi scultorei, ecc.
10
Viollet-le-Duc è il primo che darà una definizione di restauro (siamo a metà dell’800). Alla voce pietra scrive: vedi slide sopra. La crosta solida che si forma è quella che rende più difficile la lavorazione. Le patine di sporco e i depositi devono sicuramente essere rimossi quando si fa un restauro, ma questa patina (la patina naturale) che è quella del tempo, è l’invecchiamento, la protezione della pietra, va mantenuta, come dice Cesare Brandi, che lo chiama “un leggero offuscamento della superficie”. Deve essere conservato sia per l’istanza storica, sia per l’istanza estetica e anche perché è una protezione naturale della pietra dagli agenti esterni. “Acqua di cava”, è quest’umidità che trasporta i minerali, ad es. nel caso delle pietre calcaree trasporta il calcare. Il travertino ad es. assumeva un colore dorato, caldo.
Estrazione
Dall’antichità fino alla metà dell’800 e quindi alla fase dell’industrializzazione le tecniche estrattive sono rimaste le stesse. Fino a quel momento tutto veniva realizzato a mano.
Porfidi e granito in epoca romana, però, erano utilizzati per grandi elementi; ad es. non troviamo un pavimento di granito, ma era utilizzato ad es. per colonne monolitiche, rocchi, grandi elementi monolitici.
Nel medioevo (come vediamo nei paesini) troviamo murature di tufo, con conci piccoli, perché si perde la raffinatezza costruttiva del cantiere romano, proprio perché non si segue una tradizione, ci si rinchiude nelle proprie botteghe. Oppure materiali di reimpiego. Fanno eccezione da questo discorso solo
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti Restauro Architettonico - Teoria
-
Appunti lezioni Restauro Architettonico, prof. Maria Grazia Turco
-
Appunti di Restauro Architettonico (novembre-aprile)
-
Appunti Restauro Architettonico, prof Galli, parte 1 di 2