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Stress e rischi psicosociali nelle organizzazioni

Capitolo 11. La prospettiva psicosociale nella ricerca occupazionale

La ricerca più recente, in particolare di tipo psicologico, ha progressivamente svelato una molteplicità di situazioni di rischio, create o accentuate dalle norme di organizzazione e gestione del lavoro attuale. Si tratta dei cosiddetti “nuovi rischi”, i rischi psicosociali o fattori di rischio psicosociale, la cui peculiarità è quella di impattare primariamente sulla sfera psicologica della persona, ossia sugli stati cognitivi e affettivi, esercitando un effetto peggiorativo sulla salute e la sicurezza attraverso il fenomeno dello stress.

1.1 Le prime osservazioni mediche sullo stress

Gli studi iniziali sullo stress risalgono alla prima metà del secolo scorso e adottano prevalentemente un approccio medico.

Le prime osservazioni sistematiche furono condotte da Hans Selye (1936). Nelle sue ricerche su animali scoprì che un’ampia varietà di stimoli ambientali nocivi, che successivamente definì con il termine stressors, produceva lo stesso tipo di reazioni somatiche nell’organismo. Questo tipo di risposta era aspecifica, nel senso che si verificava indipendentemente dalla natura dello stimolo nocivo e si aggiungeva agli effetti specifici che esso poteva comunque provocare. Successivamente Selye concettualizzò questa risposta come parte di una sindrome generale di adattamento (General Adaptation Syndrome – GAS), fenomeno composto dalla reazione di allarme, dalla resistenza e dall’esaurimento finale e che descrive le fasi attraverso cui passa l’organismo nel tentativo di far fronte alla minaccia esterna. Sostanzialmente secondo Selye lo stress coincide con questa sindrome.

Precedentemente e in parte parallelamente al lavoro di Selye erano già state compiute osservazioni altrettanto importanti ai fini della definizione del concetto di stress. Walter B. Cannon (1914; 1929; 1932) descrisse la cosiddetta risposta di attacco o fuga (fight or fly response).

La risposta da stress consiste in un complesso di reazioni organizzate che coinvolgono primariamente il sistema nervoso simpatico e il sistema endocrino. Gli effetti di tali reazioni sono i seguenti:

  • Incremento dello stato di allerta generale dell’organismo, con sintonizzazione più fine dei processi sensoriali con l’ambiente;
  • Mobilitazione delle risorse energetiche dell’organismo nella forma di glucosio e acidi grassi;
  • Spostamento di queste risorse energetiche, attraverso il flusso sanguigno, verso quelle parti del corpo che risultano cruciali ai fini del fronteggiamento della minaccia esterna;
  • Riduzione del funzionamento del sistema immunitario e delle attività meno salienti.

La risposta da stress, che da un punto di vista psicologico viene percepita come un pervasivo senso di apprensione, ha un elevato valore adattivo in quanto prepara l’individuo all’azione. Tuttavia può diventare disadattiva e condurre a malattia se evocata in maniera troppo intensa o frequentemente per un periodo prolungato di tempo.

1.2 L’elaborazione psicologica

Intorno alla metà dello scorso secolo si registrano due contributi importanti ai fini dell’affinamento del concetto di stress psicosociale in generale e più in particolare di stress lavoro-correlato.

Richard Lazarus (1966; 2006) introduce le nozioni di valutazione cognitiva (cognitive appraisal) e coping, spostando il fuoco sul processo che coinvolge l’individuo e l’ambiente. Inoltre Lazarus enfatizza il ruolo delle reazioni affettive nella risposta da stress.

93 • Capitolo 1 appunti • A.A. 2016/2017

Stress e rischi psicosociali nelle organizzazioni

Secondo Lazarus in corrispondenza di uno stimolo ambientale si verificano dei processi mentali peculiari che associano allo stimolo un significato personale. La mente umana effettua un costante monitoraggio dell’ambiente circostante che comprende, oltre alla percezione degli stimoli attraverso i processi sensoriali, anche una loro valutazione cognitiva in termini di rilevanza personale.

Due sono i tipi di valutazione che, in successione rapidissima, vengono condotti. Innanzitutto una valutazione che riguarda la minacciosità o meno dello stimolo ambientale (valutazione primaria); a seguito di questa, se lo stimolo non viene ritenuto minaccioso il processo valutativo si ferma e non si verifica nessun tipo di risposta. Di contro, nel caso di uno stimolo ritenuto minaccioso il processo valutativo prosegue e riguarda la stima delle proprie capacità di far fronte alla minaccia (valutazione secondaria). Nel caso in cui questa seconda valutazione abbia esito incerto o negativo, si attiva allora la risposta di allarme e le reazioni psicofisiche ad essa associate.

Parallelamente alla risposta psicofisica, tuttavia, la valutazione secondaria attiva anche il processo di coping, definito come una serie di “sforzi cognitivi e comportamentali per gestire specifiche domande interne o esterne che mettono alla prova o che eccedono le risorse dalla persona”.

Una tipologia generale di coping proposta da Lazarus è quella che distingue tra:

  • Coping focalizzato sulle emozioni (emotion-focused coping): mira a regolare le reazioni affettive quali l’ansia e la tensione della risposta da stress.
  • Coping focalizzato sul problema (problem-focused coping): riguarda i tentativi fatti per ottenere informazioni sulle modalità più appropriate per gestire la minaccia e le azioni per cercare di ridimensionarla.

La valutazione cognitiva viene effettuata alla luce dei valori personali, degli obiettivi perseguiti, delle credenze riguardo al Sé e al mondo. Ciò implica che individui diversi potranno effettuare una valutazione diversa dello stesso stimolo ambientale; la risposta psicofisica che ne scaturirà sarà in conseguenza diversa. In proposito si afferma che vi è variabilità interindividuale nella risposta da stress.

Allo stesso modo, tuttavia, lo stesso individuo in circostanze diverse potrà effettuare una valutazione diversa dello stesso stimolo ambientale, sperimentando reazione di stress di tonalità diversa. Vi è quindi anche variabilità intraindividuale nella risposta da stress.

Kahn e colleghi, rifacendosi a concetti sviluppati da Kurt Lewin relativi all’importanza dell’interazioni tra individuo e ambiente per la comprensione della condotta umana, sviluppano la teoria detta Person-Environment Fit, ossia dell’adattamento tra persona e ambiente. Questa teoria afferma sostanzialmente che lo stress dipende dalla mancata corrispondenza tra caratteristiche dell’ambiente e caratteristiche della persona. Due sono i tipi di corrispondenza che la teoria analizza:

  • Il grado con cui le capacità e le abilità del lavoratore sono adatte alle richieste poste dall’ambiente di lavoro;
  • Il grado con cui l’ambiente di lavoro soddisfa i bisogni e le preferenze del lavoratore, in particolare il bisogno di utilizzare capacità e conoscenze possedute.

La mancanza di corrispondenza dell’uno o dell’altro tipo, tanto più se di entrambi i tipi, è alla base dell’esperienza dello stress.

La teoria P-E fit è stata criticata perché non analizza i fattori specifici sia ambientali, del lavoro, sia personali che possono spiegare la mancata corrispondenza e con ciò l’innesco della reazione da stress.

94 A.A. 2016/2017 • Appunti • Capitolo 1

1.3 La concezione moderna dello stress lavoro-correlato

La tendenza attuale è quella di considerare lo stress lavoro-correlato come “una risposta psicofisica che occorre quando le richieste del lavoro superano le risorse o le capacità del lavoratore di farvi fronte o si scontrano eccessivamente con i suoi bisogni”.

La reazione a breve termine nel caso sia particolarmente intensa o comunque evocata cronicamente, può aprire la strada a patologie da stress, ad esempio depressione o malattia cardiovascolare, che nella gran parte dei casi sono delle reazioni a più lungo termine.

Sul piano empirico – ossia quando viene condotta una ricerca in quest’area o quando vengono effettuate valutazioni dello stress lavoro-correlato – tre sono gli elementi del processo che vengono analizzati:

  • Le richieste del lavoro, anche dette stressor, ossia gli antecedenti dello stress;
  • La risposta psicofisica, altrimenti detta strain (tensione) o outcome (esito), di solito concettualizzato a lungo termine;
  • Le caratteristiche della persona.

Le caratteristiche della persona vengono concettualizzate solitamente come dei fattori in grado di alterare, ossia attenuare o rafforzare – a seconda delle specifiche caratteristiche considerate – la relazione tra stressors e strain.

Le richieste di lavoro vengono spesso quantificate non in modo diretto, ma sulla base di una descrizione fornita dagli stessi lavoratori, descrizione (o self-report) che è soggettiva e che riflette, oltre alla realtà oggettiva, anche la percezione e la valutazione effettuata dai lavoratori.

La seconda considerazione di rilievo è che nonostante le caratteristiche individuali esercitino un effetto importante nel processo dello stress, potendone modificare in maniera anche marcata gli esiti, la ricerca in quest’area ha evidenziato che certe caratteristiche del lavoro risultano stressanti per la maggior parte delle persone. In altre parole se ci si trova in presenza di certe richieste vi può ancora essere variabilità individuale nella risposta da stress sulla base delle caratteristiche personali possedute. Tuttavia tale variabilità tende a esprimersi particolarmente nei termini dell’entità dello strain riportato o riportabile: per alcuni sarà maggiore mentre per altri minore; per tutti sarà comunque significativo. Se ciò è vero ne deriva allora che i fattori primari nello spiegare la reazione da stress lavoro-correlato vanno ricercati nell’ambiente di lavoro piuttosto che nelle caratteristiche della persona.

1.4 Dettagliare gli “strain”

Le reazioni negative allo stress (strain) possono essere di diverso tipo:

  • Psicologiche, ulteriormente differenziabili in reazioni emotive e cognitive;
  • Fisiche;
  • Comportamentali.

A livello psicologico una tipica reazione è quella dell’ansia. L’ansia riguarda primariamente la sfera emotiva, tuttavia i suoi segni possono essere osservati sul piano cognitivo, fisico e comportamentale. Altra reazione psicologica spesso studiata in relazione allo stress è quella della depressione. Altre reazioni a carico della sfera psicologica sono l’insoddisfazione lavorativa e tutta una serie di altri sintomi che possono manifestarsi da soli o come parte di una sindrome ansiosa o depressiva, tra i quali noia, frustrazione, irritabilità, difficoltà a memorizzare e a rievocare informazioni, fuga dei pensieri, perdita di prospettiva, tendenza al pensiero ossessivo o a focalizzarsi sui soli aspetti negativi della situazione, ecc.

95 • Capitolo 1 appunti • A.A. 2016/2017

Stress e rischi psicosociali nelle organizzazioni

Reazioni da stress pertinenti la sfera fisica possono essere mal di testa o emicrania, disturbi gastrointestinali (gastrite, colite, ulcera), marcato aumento o perdita di peso, fatica cronica, malattia cardiovascolare, disturbi dermatologici, allergie, diabete, dismenorrea (un’alterazione mestruale accompagnata da disturbi di diverso tipo e dolori), ecc.

Infine le reazioni prettamente comportamentali possono essere l’aumento nell’utilizzo di alcolici e di tabacco, l’uso di droghe, l’eccessivo consumo di farmaci, i disturbi della sfera sessuale, l’assenteismo e il presenteismo, ossia l’essere presente al lavoro ma in maniera sostanzialmente improduttiva, i disturbi dell’alimentazione, il comportamento aggressivo nei confronti degli altri e l’evitamento o l’isolamento sociale.

Tabella 1 Sintomi dello stress.

Una tipica reazione da stress che ha ricevuto parecchia attenzione è il burnout, una sindrome psicologica che il lavoratore può giungere a sperimentare come risultato di un’esposizione prolungata a situazioni lavorative stressanti. Tale sindrome è costituita da tre diversi tipi di sintomi prevalentemente di tipo emotivo e cognitivo:

  • L’esaurimento, ossia la sensazione di fatica psicofisica e di essere emotivamente svuotato;
  • La disaffezione lavorativa o cinismo, ossia un atteggiamento di distacco nei confronti dell’attività lavorativa;
  • La ridotta efficacia professionale, ossia la sensazione di non essere in grado di dare un contributo efficace al lavoro.

Di rilievo è che il burnout può a sua volta facilitare l’emersione di altre conseguenze psicofisiche negative, tra le quali in particolare disturbi depressivi e psicosomatici e abuso di sostanze.

Un’ulteriore conseguenza dello stress, di tipo comportamentale, che ha ricevuto notevole attenzione nel periodo più recente è quella dei comportamenti controproduttivi (counterproductive behaviors). Sostanzialmente si tratta di atti intenzionali compiuti dai lavoratori che, oltre a provocare deficit di produttività possono creare disagio a persone o gruppi, comprometterne la qualità della vita organizzativa e arrecare un danno materiale e di immagine all’organizzazione nel suo complesso.

96 A.A. 2016/2017 • Appunti • Capitolo 1

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La ricerca ha evidenziato che appare esservi una relazione tra certe caratteristiche e situazioni del lavoro quali un ruolo ambiguo e indefinito, ingiustizia organizzativa e coinvolgimento in situazioni di conflittualità interpersonale al lavoro e la frequenza con cui vengono messi in atto i comportamenti controproduttivi. La variabile interveniente tra queste caratteristiche e situazioni del lavoro, da una parte, e tali comportamenti dall’altra sembra essere l’esperienza di stati affettivi negativi quali rabbia, ansia, paura, ecc. Queste emozioni, che riflettono una condizione di stress dell’individuo, agiscono come elementi di innesco dei comportamenti controproduttivi, i quali sono con ogni probabilità un modo per scaricare la tensione associata all’esperienza di questi stati affettivi negativi.

2 I rischi psicosociali

2.1 Aspetti definitori

In generale vi è la tendenza a differenziare i rischi tra quelli di tipo tradizionale, ossia il rischio fisico, chimico e biologico, e i nuovi rischi, ossia i rischi di tipo psicosociale.

I rischi tradizionali, sebbene sono stati particolarmente studiati come agenti causali diretti, in realtà essi possono anche avere un effetto indiretto sulla salute, effetto che si esercita attraverso lo stress lavoro-correlato.

Nel periodo più recente l’attenzione degli esperti è stata estesa anche ai rischi di tipo psicosociale, chiamati così perché coinvolgono nella gran parte dei casi fenomeni di natura psicologica e sociale. Ci si è accorti inoltre che le conseguenze dello stress lavorativo possono avere una dimensione sociale, minando il benessere dell’intera popolazione.

I rischi psicosociali possono essere definiti come quegli aspetti relativi alla natura e al contenuto del lavoro, nonché al contesto organizzativo e sociale del lavoro, che possono potenzialmente alterare in senso peggiorativo la salute psicofisica dei lavoratori. Una loro classificazione analitica, deriva dal contributo di Cox e colleghi e dalla revisione di tale contributo realizzata da Dollard e colleghi (2007), è riportata nella seguente tabella.

Tabella 2 I rischi psicosociali associati al lavoro.

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Stress e rischi psicosociali nelle organizzazioni

Prima di esaminare in dettaglio i rischi specifici salienti della tipologia presentata è necessario sottolineare due altri aspetti definitori dei rischi psicosociali. Il primo aspetto è quello della loro sostanziale trasversalità: la gran parte dei rischi psicosociali può potenzialmente ritrovarsi in tutti i settori occupazionali. Il secondo aspetto da sottolineare per giungere a una migliore comprensione dei rischi psicosociali è che il loro effetto sulla salute psicofisica, così come accade per i rischi tradizionali, può essere sia diretto sia indiretto.

2.2 Rischi relativi alla natura e alle caratteristiche del lavoro

2.2.1 Carico di lavoro

Il carico di lavoro riguarda le richieste, o domande, che il lavoro pone alla persona, le quali hanno due aspetti di rilievo:

  • Aspetti quantitativi: riguardano la quantità/numerosità delle cose da fare nel tempo che si ha a disposizione;
  • Aspetti qualitativi: fanno riferimento alla complessità del lavoro rispetto alle abilità possedute.

Conseguenze avverse per la salute possono emergere sia in situazioni di sovraccarico di lavoro sia in situazioni di sottocarico di lavoro.

Situazioni di sovraccarico di lavoro sono in relazione con una varietà di esiti negativi per la salute, tra i quali ansia, depressione, frustrazione, insoddisfazione lavorativa, burnout, intenzione di lasciare l’organizzazione e persino occorrenza di infarto al miocardio.

Anche situazioni di sottocarico di lavoro possono avere effetti negativi sulla salute. L’assenza temporanea di richieste esterne, in sostanza una situazione di sottocarico, era ritenuta importante per le manifestazioni di ciò che i primi psicoanalisti, definirono “la nevrosi della domenica” (Ferenczi, 1919). Questa problematica assumeva la forma di sintomi psicosomatici di diverso tipo che emergevano esclusivamente durante quella giornata. La spiegazione psicoanalitica per il fenomeno faceva riferimento all’assenza, nel giorno della domenica, delle richieste e della disciplina derivanti dal lavoro, con la conseguente emersione di fenomeni di tipo

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

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