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Psicologia dell'handicap

Attualmente la disabilità non viene intesa solo come problema fisico, ma anche come interazione tra aspetti sociali e ambientali. Nel dettaglio, il contesto creato da questa interazione potrebbe limitare la partecipazione effettiva della persona. Questo spostamento dell'attenzione sulla persona in interazione col contesto garantisce una maggior dignità ad essa, la quale non viene più identificata con il problema.

Sviluppo del concetto di disabilità

Il concetto di disabilità si è evoluto a partire dagli anni '70. I primi modelli si ispiravano alla disciplina medica, la quale classificava le patologie sulla base delle carenze fisiche del paziente, ovvero ciò che non riesce a fare. Di conseguenza, i primi modelli psicologici si concentrarono sulle carenze intellettive dei pazienti.

Solo a partire dagli anni '80 vi fu un cambio di prospettiva che prese in considerazione anche il contesto ambientale. In questo senso presero vita modelli ecologici, i quali esplicano la disabilità in base al contesto ambientale, alle risorse e agli ostacoli. Il focus perciò è la persona e non più la malattia. Di conseguenza, il funzionamento non è più determinato unicamente dalla presenza o dall'assenza della malattia ma anche da fattori psico-sociali, dalla qualità di vita e di salute. Infatti, vi sono fattori ambientali o culturali che risultano più disabilitanti della menomazione stessa.

Sistemi di classificazione

Negli anni '70 si è deciso di trovare un accordo sui termini condivisi riferiti all'handicap, in modo da costituire un lessico comune che metta d'accordo le diverse figure professionali. I documenti principali sono:

  • ICIDH / OMS (1980) – International Classification of Impairment, Disability and Handicap. Essa è la classificazione internazionale delle menomazioni, delle disabilità e degli handicap. Questo documento si focalizza sulle conseguenze delle varie malattie. Nel dettaglio, la sua struttura si suddivide nei seguenti punti:
    • Infortunio, malattia, malformazione
    • Menomazione: Si tratta di una perdita o un'anomalia a carico di una struttura o funzione psicologica, fisiologica o anatomica.
    • Disabilità: Essa è la conseguenza della menomazione, la quale provocherebbe una limitazione o una perdita della capacità di compiere un'attività nel modo considerato normale per un essere umano.
    • Handicap: Essa è la conseguenza della disabilità, la quale provoca una condizione di svantaggio che limita o impedisce l'adempimento del ruolo normale di un soggetto in relazione all'età, al sesso e ai fattori socio-culturali. Di conseguenza, il soggetto sperimenta una riduzione o una perdita della capacità di conformarsi alle aspettative del contesto esterno.

Il limite principale di questo sistema di classificazione risiede principalmente nella linearità che dalla menomazione porta all'handicap. Questa concezione non tiene conto dei diversi fattori contestuali o personali e di come essi non rendano una persona globalmente disabile o globalmente handicappata.

  • ICIDH-2 / OMS (1997) – Essa è la classificazione delle attività personali e della partecipazione sociale. In questa revisione, non c'è più un'impostazione lineare, che porta da menomazione a handicap. Le conseguenze dell'handicap vengono classificate in base a quanto un individuo può partecipare attivamente al contesto sociale. Di conseguenza, non si tratta di rapporto lineare ma di interazione tra fattori. La struttura è la seguente:
    • Attività personali (Ex disabilità): Riguardano tutto ciò che una persona sa fare a qualsiasi livello di complessità. Esse possono subire limitazioni nella natura, nella durata e nella qualità.
    • Partecipazione sociale (Ex handicap): In base all'interazione tra menomazioni, attività personali e fattori contestuali si otterranno diversi livelli di partecipazione sociale. Essa può subire limitazioni nella natura, nella durata e nella qualità.

Questa versione di ICIDH suddivide le menomazioni in:

  • Funzionali: Si riferiscono allo svolgere determinate azioni.
  • Strutturali: Si riferiscono alla struttura corporea.
  • ICF / OMS (2001) – International Classification of Functioning, Disability and Health. Essa nasce dallo sforzo compiuto da 65 paesi coordinati dall'OMS. Viene accettato come standard internazionale di classificazione e misura di salute e disabilità da 191 paesi del mondo. L'ICF è la classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute. Dal nome si può notare che non si parla più di malattia ma di condizione di salute. Di conseguenza, l'obiettivo non è più classificare le malattie, le disabilità, le menomazioni o gli handicap, si tratta invece di fornire un linguaggio standardizzato ed unificato che permetta di descrivere e misurare la salute e gli stati ad essa correlati. Inoltre, un'ulteriore finalità dello strumento è la possibilità di condurre ricerche demografiche riguardanti la disabilità della popolazione. Questo nuovo strumento è il frutto del cambio di prospettiva dalla malattia alla persona. Il modello che sta alla base dell'ICF è quello bio-psico-sociale, il quale diversamente da quello medico, pone l'attenzione sul contesto sociale. Nel dettaglio:
    • Bio: Malattie, amputazione arti, infortuni fisici
    • Psico: Disturbi esecutivi, ritardo mentale, deficit di memoria
    • Sociale: Difficoltà nell'integrazione sociale

L'ICF non utilizza più i termini disabilità ed handicap per effettuare classificazioni. Risulta invece diviso in settori, i quali determinano a quale livello una persona riesce a mettere in atto un comportamento. I domini contenuti nell'ICF vengono descritti dal punto di vista corporeo-individuale e sociale in 4 elenchi principali:

  1. Dimensione corporea:
    • Funzioni corporee: Funzioni fisiologiche e psicologiche dei sistemi corporei.
    • Strutture corporee: Sono le parti anatomiche del corpo, come gli organi, gli arti e le loro componenti.
    • Menomazioni: Essi sono problemi legati alla struttura del corpo o alla funzionalità espressi in termini di deviazione da quanto normalmente ci si aspetta o in perdite significative.
  2. Attività: Esse riguardano l'esecuzione di un compito o di un'azione da parte di un individuo.
    • Limitazioni dell'attività: Esse sono difficoltà che un individuo può incontrare nell'eseguire delle attività.
  3. Partecipazione: Esso è il grado di coinvolgimento in una situazione di vita o sociale.
    • Restrizioni della partecipazione: Essi sono problemi che un individuo può sperimentare nel coinvolgimento nelle situazioni di vita. Come le situazioni di apprendimento, compiti di vita quotidiana, cura della propria persona, attività di comunicazione.
  4. Fattori contestuali: Essi vanno a determinare la differenza tra capacità e performance all'interno delle situazioni sociali e di vita. A loro volta sono divisi in:
    • Fattori ambientali: Essi sono legati all'ambiente fisico e sociale in cui una persona vive.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lavir di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle disabilità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Ferrari Marcella.
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