Appunti 2 ottobre
Lezioni congiunte con psicologia giuridica
Lezioni previste:
- 26/10 sull’adozione
- 16/11 sulla tutela dei minori, 13.45-17.00 circa.
Pass: 2017 su pagina Rosa Rosnati.
Orari delle lezioni
- Lunedì 10.30 - 12.00
- Martedì 9.45 - 11.15
- Giovedì 15.30 - 17.00 con la possibilità che si faccia anche 15.30 - 18.30
Per i frequentanti è previsto un appello in cui verrà valorizzato quanto fatto a lezione. Esame scritto con risposte brevi e schematiche (si accetta una domanda insufficiente) e un esame orale nella stessa giornata.
3 ottobre
Per l’approccio relazionale simbolico la domanda fondamentale è: come cambia la famiglia? Le transizioni sono passaggi critici che svelano la struttura relazionale simbolica e il funzionamento reale della famiglia. Fanno emergere gli aspetti di forza e di debolezza, di risorsa e di bisogno.
La nostra lettura degli eventi di affido e adozione è una lettura transizionale. La transizione ha un timing. Prevede una temporalità specifica perché la transizione innescata da un evento critico provoca un periodo di disorganizzazione della famiglia e quindi un periodo di ricerca di soluzioni dal quale si può uscire in modi molto diversi.
La famiglia, dopo questo periodo, si riorganizza, riesce a trovare un nuovo equilibrio e quindi a raggiungere l’obiettivo che si pone in quel passaggio del ciclo di vita. La riorganizzazione può essere anche degenerativa, espressa da una situazione di rottura (la famiglia si rompe) oppure di stallo (la famiglia non riesce a cambiare). Il rischio di stallo e rottura è tanto più alto quanto più l’evento è faticoso.
Eventi critici
Gli eventi critici possono essere prevedibili o non prevedibili, scelti o non scelti, segnati prevalentemente da acquisizioni o da perdite. Quando affrontiamo le famiglie, sapere classificare l’evento ci dice anche quale fatica quella determinata famiglia sta affrontando in quel momento.
La famiglia è chiamata a mettere a frutto delle risorse e ad assolvere i compiti di sviluppo intergenerazionali per superare quell’evento. Questi implicano l’attivazione dei vari membri della famiglia in base alla loro posizione intergenerazionale. I compiti di sviluppo possono essere affrontati come genitori, come coniugi, come figli e come membri di una comunità sociale.
Ogni volta che affrontiamo il tema della transizione, e quindi guardiamo agli eventi critici che lo hanno segnato, dobbiamo tenere in considerazione che la famiglia possiede anche delle risorse, non solo bisogni.
Enrichment
L'enrichment è una forma di intervento familiare relativamente recente che ha l’obiettivo di potenziare le competenze e abilità specifiche delle coppie coniugali e genitoriali, per migliorarne ulteriormente il funzionamento e prevenire eventuali sviluppi problematici che potrebbero compromettere la qualità e la stabilità delle relazioni.
Risorse familiari
Le risorse familiari sono tutte le forze individuali, di coppia, della famiglia nucleare, della famiglia estesa o della società che sono disponibili per aiutare la famiglia a superare una situazione di difficoltà, ricostruendo o consolidando una situazione di benessere.
Esercitazione 1: completare una scheda guardando spezzoni di film. Talvolta è più semplice individuare i bisogni, ciò che manca. Spesso le risorse sono da scovare, da inferire.
5 ottobre
L’affido mette in gioco tantissime dinamiche di tipo relazionali, che costituiscono il suo cuore.
Esercitazione 2
Tre persone si prestano a interpretare una coppia affidataria ed un adolescente in affido. Somministrazione individuale Doppia Luna adolescente (Francesca, 14 anni): in affido da 6 mesi, prima in una comunità. Madre biologica con problemi di tossicodipendenza.
- Somministrazione di coppia Doppia Luna ai genitori (Chiara e Paolo).
- Somministrazione Doppia Luna alla famiglia.
Francesca segna quattro nuclei differenti nel disegno individuale. Sembra essere più frazionata. Chiara sembra non affrontare il tema della figlia deceduta (Maria); tema molto importante per Paolo. Francesca nel disegno individuale non si segna nello stesso nucleo con Paolo e Chiara, cosa che fa nel disegno congiunto. Nel disegno individuale, Francesca segna l’operatore della comunità (Matteo) prima di segnare Paolo e Chiara. Nessuno ha messo qualcuno fuori dal proprio mondo, fuori dal rettangolo. Per la coppia non ci sono altre persone esterne (amici, nonni, operatori...). È una famiglia molto chiusa su di sé.
I poli del conflitto nel nostro caso ci sono. Francesca disegna sia la madre biologica, sia i genitori affidatari, pur in ultima battuta. I genitori affidatari inseriscono la madre biologica solo con la bacchetta magica. Se l’operatrice non avesse chiesto se volessero aggiungere qualcuno, non l’avrebbero messa. Francesca dice di aver messo nello stesso cerchio, nel disegno congiunto, i genitori affidatari e se stessa «perché mi dispiaceva».
La Doppia Luna
Criteri di lettura del test:
- Presenza dei poli del conflitto - Le due famiglie. La presenza dei due poli del conflitto è importantissima nei casi di adozione.
- Modalità di doppia rappresentazione - È possibile che i due poli del conflitto vengano rappresentati in maniera molto diversa. Esistono modalità integrative di doppia rappresentazione (insieme intersezione, raddoppiamento del soggetto, unico insieme) e modalità non integrative di doppia rappresentazione (schieramento del soggetto, una famiglia per ogni persona, isolamento del soggetto).
- Distorsione/replica tra disegno individuale e disegno congiunto - Può succedere che la coppia affidataria e il ragazzo in affido cambino il loro disegno precedente (distorsione) oppure possono rifare quello che avevano fatto prima (replica). La distorsione può essere protettiva (cambio “perché mi dispiaceva”) o difensiva (cambio per difendermi dalla tua volontà di sopraffazione). La replica può essere invece libera (replico ciò che ho disegnato prima perché mi sento libera di farlo) oppure provocatoria/indifferente (replico il modello che so che potrebbe farti male).
L’adolescente è forse la figura più difficile da studiare nell’affido, perché ha un problema sia di ambiguità dei confini familiari, sia in quanto adolescente.
9 ottobre
Lezione Ivana Comelli sul libro "Affido familiare. Sguardi e orizzonti dell’accoglienza"
La parola si riferisce agli sguardi delle autrici, perché le autrici hanno diverse età, formazioni, punti di vista e prospettive, agli sguardi dei protagonisti dell’affido e agli sguardi che tengono in considerazione le prospettive attuali e future, ma anche la prospettiva dell’altro.
Il manuale è diviso in sezioni, che fanno riferimento sempre al tema dello sguardo:
- Una prima parte in cui viene fotografato il tema dell’affido, un po' lo stato dell’arte.
- Una seconda parte sulle dinamiche dell’affido.
- Una terza parte sulla genitorialità.
- Una quarta parte sul percorso dell’affido.
- Una quinta parte sugli orizzonti e le prospettive future.
Nella prima parte è narrata la storia dell’affido familiare. Si è notato che, mentre c’era una storia dell’adozione, non c’era nessuna storia dell’affido familiare. Si è scoperto che l’affido è una pratica antichissima. Si parte dall’affido di Mosè. È una cosa naturale che alcune famiglie, di fronte ad eventi critici naturali, affidassero i propri figli a parenti ed amici.
È stata fatta una disamina sul fenomeno dei fillus de anima, ossia sul tema del figlio di famiglie numerose, in genere l’ultimo, che veniva chiamato dallo “zio” e cresciuto come se fosse un figlio proprio. Una volta maggiorenne, veniva attuato un affido speciale: il ragazzo non prendeva il cognome ma veniva cresciuto come se fosse un proprio figlio. Si è visto che c’era un certo bisogno di normare questa pratica perché c’erano poi dei vincoli istituzionali ma anche che venivano dalla famiglia naturale. Perciò, tutte queste dinamiche hanno portato al bisogno di una normativa.
È necessario aspettare un cambiamento nel sistema di welfare. Si passa da una società adultocentrica, dove il bambino non veniva molto visto ma era un prolungamento dell’adulto, a un maggior riconoscimento dei diritti del bambino e del suo bisogno di essere tutelato. Siamo intorno alla metà del 1800 e la prima legge è la Legge Rattazzi del 1862 che è una legge sull’assistenza all’infanzia in cui viene deputata la chiesa di fare assistenza all’infanzia. La chiesa istituisce le "opere pie" o i "monti", come il Monte dei Paschi di Siena, che si fanno carico delle persone in difficoltà, fra cui questi bambini bisognosi.
Non esiste alcuna altra legge fino al 1918, che è la legge che norma il baliatico, per cui venivano cercate delle balie che potessero adattare i figli di altre donne, fra cui i bambini abbandonati. Viene normato il baliatico soprattutto dal punto di vista dell’igiene. L’igiene all’ora era una cosa un po' sconosciuta. Nasce con l’idea di tutela del lattante, ma ha un suo prolungamento nell’istruzione e nel collocamento lavorativo dell’adolescente (ragazzi dai 10 anni).
Tra le altre istituzioni dal punto di vista del welfare c’è nel 1934 l’istituzione del tribunale dei minori e nel 1942 la legge che regola l’affiliazione, che permetteva per esempio a coloro che abitavano nelle case di parenti o amici perché erano stati affidati dai genitori di aggiungere al proprio cognome il cognome della famiglia affidataria, senza però poter entrare nell’asse ereditario. Questi potevano poi essere adottati, previa richiesta, e potevano poi entrare a far parte dell’asse ereditario.
Altre leggi importanti sono la legge del 1970 sullo scioglimento dei matrimoni, quella del 1975 che istituisce i consultori familiari, fino ad arrivare alla legge 184 del 1983 che viene ratificata in alcuni suoi punti dalla legge 149 del 2001, che è quella che norma l’affido e l’adozione.
Legge del 1983
La legge del 1983 istituisce l’affido familiare. È composta da 5 articoli in cui viene sancito il diritto del minore ad essere educato nell'ambito della propria famiglia, e cosa succede qualora la propria famiglia non sia in grado di badare a lui. Ci sono 2 tipi di affido:
- Giudiziale
- Consensuale
Nella legge 184 non viene determinata una durata massima dell’affido, e spesso si trattava di un affido sine die. Qualora questi ragazzi non potessero accedere ad una famiglia affidataria che fosse in qualche modo legata alla propria famiglia naturale (affido intrafamiliare, entro il 4° grado di parentela), poteva essere affidato ad una famiglia esterna oppure ad una comunità.
Questa legge nel 2001 è stata ratificata dalla legge 149. Con essa viene stabilito che entro il 31 dicembre 2006 dovevano chiudere tutte le comunità residenziali e dovevano trasformarsi in comunità familiari, con l’idea che ci fosse un’accoglienza il più possibile simile ad un’accoglienza familiare (come ad esempio “Cometa”). Un’altra richiesta era quella di relazionare al giudice in maniera periodica (almeno semestrale) il progetto di affido. Viene deciso che l’affido familiare deve avere una durata massima di 24 mesi, che possono essere prolungati solo per motivi che devono essere vagliati dal giudice.
Ci si è accorti che la legge diceva poco su come dovesse essere strutturato l’affido, e quindi veniva applicato in maniera diversa sul territorio. C’è stata un’indagine molto lunga sulle buone prassi dei servizi di affido dal nord al sud, affinché ci fossero delle linee guida comuni.
Tendenzialmente i minori venivano collocati in affido per problemi legati alle famiglie d’origine. Erano soprattutto bambini in età scolare, e quindi abbastanza grandi, con un trend sempre in cambiamento, perché rispetto al 1983 si è visto che si è cominciato a pensare all’affido anche per i neonati e gli adolescenti, mentre si è sempre pensato che fosse meglio l’affido ad una comunità, nel caso dei neonati perché si evitava un attaccamento importante ad un’unica figura.
Nel 2014 quasi il 50% degli affidi dura ancora più di 24 mesi. Si è visto che circa il 34% rientrava nella propria famiglia d’origine. L’obiettivo dell’affido è quello che il bambino rientri nella propria famiglia. Lo fa solo 1/3 di essi. 1/5 di minori affidati sono stranieri. Fra questi ci sono molti minori stranieri non accompagnati. Più della metà (55%) sono affidi eterofamiliari. Fuori famiglia sono circa 3 minori su mille. Anche se i numeri sono in crescita, il numero di minori in affido è ancora contenuto.
Percorso dell'affido
Il progetto di affido deve essere chiaro per tutti i protagonisti dell’affido, fra cui il bambino. Con “percorso dell’affido” si intende il percorso diagnostico: c’è un percorso, che prevede anche una valutazione, per i genitori affidatari. È un territorio complesso: bisogna semplificare ma non banalizzare. Bisogna lavorare sulle routine e sui passaggi, ossia sulla continuità.
C’è inoltre un percorso formativo per i genitori affidatari. Gli affidatari devono essere i protagonisti attivi. Si lavora sul progetto di affido, che deve essere co-costruito, dove è possibile anche con il minore. È come se si lavorasse in un’ottica di ricerca-azione. Il tempo è una variabile fondamentale.
In Italia non c’è una ricerca sugli esiti dell’affido. C’è qualcosa sui giovani adulti ex-affido, ma è qualcosa di qualitativo e di molto ristretto. Le ricerche a disposizione sono internazionali. Gli esiti possibili sono 3:
- Rientro nella famiglia di origine
- Nuovo collocamento
- Adozione
E dipendono da:
- Caratteristiche socio-culturali e di salute del minore (età, stato di salute, razza)
- Problematiche della famiglia di origine
- Caratteristiche del progetto di affido
I giovani adulti ex-affido sono considerati a rischio di depressione, bassa autostima e scarso senso di autoefficacia. Ma i numeri dicono che i giovani ex-affido possono sviluppare ottime capacità di resilienza.
10 ottobre
Affido come evento critico
L’evento critico affido va visto dal punto di vista di almeno tre protagonisti:
- Bambino
- Famiglia naturale
- Famiglia affidataria
Quando si parla di evento critico si fa riferimento al fatto che la crisi ci mette di fronte al dover vedere sia i rischi che le opportunità, contemporaneamente.
Esercitazione 3
Individuare per i protagonisti dell’affido di che tipo di evento critico si tratta:
- Prevedibile/non prevedibile
- Scelto/non scelto
- Segnato da acquisizioni/segnato da perdite
Per quanto riguarda il bambino:
- Evento critico non prevedibile
- Evento critico non scelto
- Evento critico segnato sia da acquisizioni (famiglia affidataria) sia da perdite (allontanamento dalla famiglia d’origine)
Rischi: impotenza appresa, incertezza, possibile rottura con la famiglia d’origine, possibile negazione del dolore, continui sballottamenti, temporaneità, impossibilità di decidere quanto e come tenere i rapporti con la sua famiglia d’origine, difficoltà ad inserirsi in un ambiente completamente diverso dall’origine, discontinuità scolastica, conflitto di appartenenza, legame con fratelli affidatari.
Opportunità: inserimento in contesto positivo, protezione, stabilità psicologica, sociale ed economica, sviluppo della capacità di resilienza, accompagnamento dei servizi, doppia appartenenza, legame con fratelli affidatari.
Per quanto riguarda la famiglia naturale:
- Evento critico sia prevedibile che imprevedibile
- Evento critico sia scelto che non scelto
- Evento critico segnato prevalentemente da perdite
Rischi: separazione dal figlio, conflitto tra desiderio di tenere il figlio e riconoscimento delle carenze, problemi pregressi (pile up), competizione con la famiglia affidataria, stigma sociale, difficoltà nella gestione dei confini.
Opportunità: opportunità di recupero, alleggerimento del peso psicologico, sociale ed economico, legame simbolico, rete di solidarietà, supporto degli operatori, possibilità di rivedere i compiti di sviluppo e i ruoli ad essi legati.
Per quanto riguarda la famiglia affidataria:
- Evento critico non prevedibile
- Evento critico scelto
- Evento critico segnato sia da acquisizioni che da perdite
Rischi: alterazione delle risorse materiali, alterazione degli equilibri familiari, eventi critici contemporanei, competizione con la famiglia naturale, tendenze appropriative/riparative.
Opportunità: sovrabbondanza di risorse materiali e relazionali, arricchimento relazionale, legame simbolico, rete di solidarietà, consapevolezza di meccanismi di accoglienza, influenza positiva anche su esperienza di genitorialità pregressa, sviluppo della generatività sociale, legami intergenerazionali, capacità di un legame positivo con la famiglia naturale.
12 ottobre
Esercitazione 4
Pensare quali sono i compiti di sviluppo come coniuge, figlio, genitore e membro di una comunità relativi ad una famiglia naturale che si trova in difficoltà nella cura di un figlio e deve affrontare l'evento critico dell'affido. Pensare a tali compiti nella famiglia affidataria.
Perché è nato l'affido?
- Per evitare l'inserimento dei minori negli istituti
- Per fornire un ambiente familiare protettivo e accogliente
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