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Appunti di Psicologia, comunicazione e leadership politica

a cura di Alessandra Mazzotta

Professori: Patrizia Catellani (I modulo), Alessandro Amadori (II modulo)

A.A.: 2019/2020

Università: Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Milano)

Programma per frequentanti: Diapositive e appunti delle lezioni; P. Catellani, Psicologia politica. Nuova edizione, Il

Mulino, Bologna, 2011; articolo di ricerca presentato a lezione.

Valutazione: Prova scritta (10 domande chiuse e 3 aperte sul programma svolto a lezione + 1 domanda aperta

sull’articolo di ricerca discusso in classe); partecipazione a ricerche (compilazione e diffusione di questionari online).

I MODULO: PSICOLOGIA POLITICA

LEZIONE 1 (Catellani)

Studieremo gli aspetti psicologici degli attori politici, con particolare attenzione alla comunicazione politica.

In particolare, il programma prevede l’approfondimento delle seguenti tematiche:

Area di studio della psicologia politica

La psicologia politica studia il modo in cui i protagonisti della politica (elettori, politici, giornalisti, ecc.)

entrano in relazione con la politica. Studia i processi cognitivi, emotivi e motivazionali che precedono,

accompagnano e seguono qualunque azione che abbia una valenza di carattere pubblico. Vogliamo capire le

ragioni psicologiche di certe azioni politiche. Molti di questi processi psicologici sono inconsapevoli:

avvengono in modo automatico.

N.B.: razionale non si contrappone a psicologico, perché tutte le azioni sono psicologiche, visto che sono

fatte sempre con la nostra mente.

Conoscenza e atteggiamenti politici

Come ci formiamo le impressioni sui politici (cosa guardiamo in un candidato?) e come i politici gestiscono

queste impressioni (cosa può fare un politico per costruire una certa immagine di sé?). Non solo sui politici:

anche sugli eventi di natura politica. Es.: dal punto di vista psicologico, cosa può portarmi a credere in una

fake news?

Orientamento ideologico e valori sociopolitici

Cosa vuol dire essere di destra o di sinistra da un punto di vista psicologico? Vedremo che abbiamo bisogno

di queste ancore psicologiche.

Identità, conflitto e integrazione

Cosa vuol dire difendere il proprio gruppo? Qual è il rapporto tra amici e nemici? Ecc.

Azione collettiva

Perché partecipiamo ad azioni collettive?

Scelta di voto

Come decidiamo quale candidato votare?

Comunicazione e persuasione politica

Le campagne elettorali denigratorie ottengono davvero il loro obiettivo?

LEZIONE 2 (Catellani)

Area di studio della psicologia politica

Come si colloca la psicologia politica rispetto ad altre discipline che si occupano di temi politici, come la

sociologia politica o la scienza politica? Una volta chiariti i confini, capiremo come queste diverse discipline

si possono integrare tra di loro.

 Definizione dell’area di indagine: la psicologia politica studia i processi psicologici che precedono,

accompagnano e seguono qualunque azione con fini di carattere pubblico e collettivo (Catellani,

2011).

 Rapporti con le altre discipline:

1. Psicologia politica e psicologia sociale: la psicologia sociale studia i rapporti tra le persone e il

mondo sociale. Studia i processi cognitivi ed emozionali delle persone nel momento in cui si mettono

in relazione con la realtà sociale. Si è sviluppata molto nel tempo. La psicologia sociale di base si è

così estesa anche ad ambiti applicati, come quello politico. Es: se la psicologia sociale ha studiato

come ci formiamo le impressioni delle persone (come ci costruiamo un’idea delle persone che

abbiamo davanti), la psicologia politica riprende questi aspetti e li applica a come ci formiamo le

impressioni di un candidato politico. Insomma, la psicologia politica è psicologia sociale applicata

alla politica. Ci sono ovviamente nuove variabili che rendono più complessa la ricerca. Ad esempio,

nel caso in cui studio le impressioni che mi formo sui candidati politici, studierò anche come la

formazione di queste cambia se io li vedo di persona a un comizio o attraverso i loro canali social.

Un modo di fare ricerca è creare scenari simulati: far immaginare le persone di trovarsi, ad esempio,

in un contesto elettorale in cui devono scegliere un candidato. Questo in modo da creare

approssimativamente una realtà politica. Certo, non è la stessa cosa, ma funziona.

La psicologia sociale studia fenomeni di microlivello (processi individuali), ma, nel momento in cui

vuole essere applicata a contesti più reali, passa a fare un’analisi più di macrolivello, cioè tiene conto

anche del contesto sociale, mediatico, politico in cui la ricerca si svolge.

2. Psicologia politica e scienza politica e sociologia politica: punto di incontro più stretto: tutte e tre le

discipline studiano il comportamento dell’elettore in particolare. Semplificando, potremmo dire che,

nonostante questo, sono differenti nel fatto che la psicologia politica, anche quando parte da uno

specifico contesto, aspira sempre ad arrivare a delle conclusioni generali. Invece, la scienza politica e

la sociologia politica sono molto più attente a studiare anche il contesto elettorale, il momento

storico, ecc. (come il comportamento politico si inserisce in un sistema politico).

Poi, gli psicologi aspirano a ricerche che abbiano un’alta validità interna, mentre scienza e sociologia

politica sono più interessate alla validità esterna della ricerca.

- Validità interna: grado in cui posso dire che due variabili che vengono analizzate in una ricerca

sono legate tra loro da un rapporto di causa-effetto. Es: vedo il volto di una donna e il volto di un

uomo e penso che la prima sia più empatica e il secondo più competente. Competenza e simpatia

sono due variabili di due generi (m e f). La ricerca psicologica aspira a dire che tra le due

variabili c’è un legame di causa-effetto: vedere una donna mi porta a dire che è più empatica,

vedere un uomo mi porta a dire che è più competente. Devo eliminare, in questo caso, altre

variabili di disturbo, cioè i due candidati non devono differire in niente se non in genere,

altrimenti non saprò mai se i giudizi sono dovuti al genere o a qualcos’altro. La psicologia

politica, quindi, tende a massimizzare la validità interna delle sue ricerche.

- Validità esterna: misura in cui i risultati della mia ricerca possono essere generalizzati a persone,

tempi e contesti diversi rispetto a quelli in cui è stata effettuata la ricerca. Validità esterna di

popolazione: grado in cui posso estendere i miei risultati di ricerca a popolazioni diverse. Validità

temporale: grado in cui posso estendere i miei risultati di ricerca anche in altri tempi. Validità

ecologica: grado in cui posso estendere i miei risultati di ricerca in un contesto culturale diverso.

 Quanto si possono estendere i risultati alla vita reale?

Le validità esterna e interna sono quasi sempre in conflitto tra di loro: l’una riduce l’altra. Gli

psicologi cercano di aumentare la validità interna senza diminuire troppo quella esterna. Quindi, ad

esempio, durante la ricerca psicologica si mostrano alle persone visi di candidati reali, ma si

assicurano che le persone che li vedono non li abbiano mai visti.

Possibilità di integrazione con le altre discipline: scienza e sociologia politica notano cose che gli

psicologi non prendono tanto in considerazione (come i sistemi politici, ad es.), così come la

psicologia politica si sofferma di più sulle persone. Scienza e sociologia politica possono poi

prendere dalla psicologia politica il perché dei comportamenti che studiano. Insomma, è possibile e

utile lavorare insieme.

Finestra metodologica: metodi di ricerca

La psicologia politica usa una varietà di strumenti metodologici. I principali approcci sono tre:

- Descrittivo si fanno ricerche in profondità, ricerche di tipo qualitativo. Con questo approccio

vado alla ricerca, in modo approfondito, di tutti i concetti correlati al fenomeno. Voglio sapere

come le persone percepiscono un certo fenomeno (utilizzando anche le loro parole con citazioni).

Strumenti usati: focus group, intervista.

- Correlazionale lo strumento usato è il questionario, che permette di svolgere analisi che

consentono di mettere in relazione diverse variabili. Vado alla ricerca di correlazioni tra variabili,

ma non faccio ipotesi su quali variabili sono cause di altre. 90% delle ricerche sociologiche sono

di tipo correlazionale. C’è una relazione di tipo relazionale, ma non di causa-effetto (es: se lavori

nel pubblico è più probabile che voti a sinistra).

- Sperimentale mi consente di cogliere una relazione di tipo causale tra le variabili che sto

indagando (se c’è relazione causa effetto tra le due). Il ricercatore deve poter manipolare la

cosiddetta variabile causa: quella che modifica l’effetto che io immagino (es: devo poter

cambiare l’aspetto fisico/il genere ecc., ad esempio, dei candidati per vedere se esso influenza le

scelte di voto degli elettori scoprirò, ad esempio, se un candidato più bello ha come effetto più

voti). In questo modo scopro se, modificando quella che suppongo sia la causa di un certo

fenomeno (variabile indipendente), ottengo veramente un altro effetto (variabile dipendente).

 Tipi di indagine sperimentale

Non sempre si riesce a manipolare, ad esempio, la faccia della gente. Quando faccio ricerca, ho un

pieno controllo su due cose: 

- La mia variabile causa (variabile indipendente) quella che manipolo;

- L’assegnazione casuale dei soggetti partecipanti alle diverse variabili la casualità è

fondamentale perché è l’unica garanzia che i partecipanti siano diversi tra loro, come è necessario

che sia. Se non è casuale, rischio di ritrovarmi variabili che non ho controllato. Es. di variabili:

devo capire se i ragazzi studiano meglio con il computer o no. Il computer è la variabile

indipendente, l’apprendimento la variabile dipendente. In una scuola, per avere casualità, posso

dare computer ad alcuni e computer ad altri.

Spesso il ricercatore non ha il completo controllo su uno o su entrambi gli aspetti di cui sopra.

- In alcuni casi, il ricercatore non ha la possibilità di manipolare la variabile. Così, può decidere, ad

esempio, di fare uno studio in cui non manipola le variabili ma studia differenze tra gruppi

preesistenti. E quindi, se non posso cambiare il genere delle persone con software tecnologici, ad

esempio, prendo direttamente gruppi di maschi e femmine già esistenti quasi-esperimento.

- In alcuni casi, non posso nemmeno fare assegnazioni casuali. Allora, confronto, ad es., una scuola

in cui hanno inserito computer e una no esperimenti naturali: la variabile causa esisteva già in

natura.

 Riassumendo l’approccio di tipo sperimentale: si tratta di un metodo che misura la relazione

causale tra due variabili. Lo sperimentatore individua una variabile indipendente e la manipola in un

esperimento in cui propone diversi livelli di questa variabile. A quel punto, si prendono diversi gruppi

di partecipanti a cui si mostrano diversi gradi di variabile indipendente. Si osserva così la variazione

della variabile dipendente che devo andare a misurare. Se scopro che questa variabile cambia al

cambiare della variabile indipendente, posso concludere che esiste un legame di causa-effetto. Si

deve distinguere l’esperimento in vero esperimento e quasi esperimento. Nel primo caso, il

ricercatore ha il completo controllo sulla manipolazione della variabile indipendente e

sull’assegnazione casuale. Nel secondo caso, invece, il ricercatore non ha il completo controllo su

uno o su entrambi gli aspetti precedenti ed è il caso degli studi sulla differenza tra gruppi preesistenti

e degli esperimenti naturali.

VARIABILI

 Variabili indipendenti

- Rappresentano la manipolazione o misurazione concreta di un presunto fattore causale.

- Primo criterio di classificazione: o hanno valore di causa o di effetto.

Variabile indipendente (causa di un certo fenomeno) manipolata: è quello che lo

o sperimentatore fa al partecipante. Es: a un gruppo di partecipanti viene mostrato un

manifesto elettorale con una foto di un candidato attraente. A un altro gruppo viene

mostrato un manifesto con la foto di un candidato poco attraente. A un terzo gruppo viene

mostrato un manifesto con solo il nome del candidato e il simbolo della lista.

Nell’esempio, ho tre livelli di variabile/tre diverse condizioni sperimentali (viso attraente,

viso non attraente, viso assente). Una variabile deve avere sempre almeno due livelli

(altrimenti non è una variabile).

Variabile indipendente non manipolata: non è controllata dallo sperimentatore. Es: le foto

o di una serie di candidati vengono mostrate a dei giudici indipendenti che ne valutano il

grado di attrattività.

 Variabili dipendenti: rappresentano la misurazione concreta dell’effetto presunto dall’ipotesi

di ricerca. Es: misure della scelta di voto degli elettori: attribuzione di un voto al candidato,

indicazione della probabilità di votare un candidato, simulazione della scelta di voto tra due

(o più) candidati.

N.B.: Le variabili non sono intrinsecamente indipendenti o dipendenti: è la teoria che

determina la loro denominazione.

LEZIONE 3 (Catellani)

Esistono ulteriori tre tipologie di variabili: intervenienti, di moderazione e di mediazione.

 Variabili intervenienti: consistono in elementi esterni, non controllati né previsti dal

ricercatore, che potrebbero interferire con (o addirittura oscurare) la relazione tra una

variabile indipendente e una variabile dipendente. Es.: possibili variabili legate alla scelta di

voto degli elettori sono i canali di comunicazione utilizzati per la campagna elettorale,

l’importanza attribuita all’aspetto fisico degli elettori, la conoscenza e la sofisticazione

politica degli elettori.

Le variabili intervenienti possono essere prese in considerazione o annullate (pareggiandole

all’interno del gruppo).

 Variabili mediatrici: una variabile ha un ruolo di mediatore quando spiega parte del legame

fra due variabili. Ovvero, la variabile indipendente ha un effetto sulla variabile dipendente per

mezzo del mediatore.

Es. mediatori dell’effetto dell’aspetto dei candidati sulla scelta di voto degli elettori: l’aspetto

gradevole di un candidato aumenta la fiducia nel candidato, che a sua volta aumenta

l’intenzione di votarlo.

La mediazione può essere parziale o totale del rapporto tra le due variabili (indipendente e

dipendente), a seconda di quanto spiega la relazione tra, ad es., aspetto fisico e fiducia.

Nel caso di una mediazione totale, la variabile mediatrice spiega totalmente il legame che c’è

tra variabile x e y (es.: ho fiducia nel candidato solo perché è bello). Se invece la mediazione

è parziale, allora la mediatrice spiega solo in parte il legame tra variabile dipendente e

indipendente (es.: l’aspetto fisico conta, ma non più di tanto).

 Variabili moderatrici: una variabile ha un ruolo di moderazione quando influenza la direzione

o la forza del legame fra due variabili. Ovvero, la forza dell’effetto della indipendente sulla

dipendente dipende dal moderatore. La variabile moderatrice va ad aumentare o a ridurre

l’intensità del rapporto tra variabile dipendente e indipendente.

Es. moderatori dell’effetto dell’aspetto dei candidati sulle scelte di voto degli elettori:

- L’orientamento politico degli elettori influenza la forza del legame tra le due variabili.

- Quantità di apparizioni del candidato al tg e ai programmi televisivi.

- Genere del candidato influenza la direzione del legame tra le due variabili.

- Livello di sofisticazione politica influenza la direzione del legame tra le due variabili.

Fasi storiche di sviluppo della psicologia politica

La psicologia politica è psicologia sociale applicata. Come dicevamo la scorsa lezione, sociologi, politologi

ecc. sono sempre più attenti a capire il comportamento degli elettori. In realtà, la psicologia politica è nata

studiando più i leader e la loro personalità che i cittadini. Vediamo fase per fase.

Anni ’40-’50: fattori di personalità. La psicologia politica nasce intorno agli anni ’40-’50 come disciplina

di studio della personalità dei leader politici, caratterizzata da un metodo di lavoro descrittivo e da risultati

decisamente tendenti alla dottrina psicoanalitica. I leader si studiavano partendo dalla socializzazione per

capire le dinamiche profonde che avevano portato quella determinata persona a scegliere la vita politica e a

diventare un capo importante. In questi studi, non c’è molta attenzione al fatto che un leader diventa tale non

solo per le sue caratteristiche personali, ma anche perché si trova in un contesto adatto per farlo.

Meccanismo di spostamento (Freud): invece di rivolgere l’aggressività verso chi l’ha creata, la sposto in altri

campi, dove è più facile. L’idea è che il leader politico diventi tale per rispondere a dei bisogni e a degli

impulsi privati e personali.

Una componente che è stata studiata spesso nei leader politici è il narcisismo. Chi ha un alto livello di

narcisismo ha più possibilità di diventare un leader. Infatti, il narcisista cerca un pubblico: la cosa più

importante per loro è qualcuno che li valorizzi e li approvi. Il leader narcisista, poi, appare più deciso e

sicuro di sé, nonostante al di sotto di questa apparenza si nasconda immaturità e insicurezza.

Tutt’oggi molte scelte di leader sono riconducibili a tratti della loro personalità.

Anni ’60-’70: opinione pubblica e comportamento elettorale. L’attenzione, in questa fase, si sposta dai

leader ai cittadini. La ricerca si concentra, in particolare, sull’opinione pubblica e sul comportamento

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandra180697 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Catellani Patrizia.
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